Settembre 1991 - Marzo 1992
ATTACCHI CONTRO I SACERDOTI CATTOLICI, LE SUORE, I FEDELI E LE
CHIESE NELLE DIOCESI DI BANJA LUKA
BOSANSKA
GRADIŠKA
21 settembre 1991, nelle ore pomeridiane (15.30-18.45) - II presbiterio
della parrocchia di Bosanska Gradiška fu saccheggiato ed il parroco
con i suoi aiutanti subirono serie violenze fisiche. Come conseguenza
delle sue ferite, inflitte-gli dagli uomini in uniforme, il prete
non poté adempiere ai propri doveri per più di un mese.
Il danno materiale fu ingente.
Quattro irreprensibili cattolici furono uccisi in parrocchia,
anche se non erano coinvolti in alcun schieramento, né politicamente
né militarmente. Due case di proprietà di cattolici furono
minate e completamente distrutte.
NOVA
TOPOLA
8 ottobre 1991, ore 3.40 - La chiesa parrocchiale fu bombardata.
Fu prodotto un grosso buco nel campanile.
30 ottobre 1991, ore 23.10 - Due granate vennero fatte esplodere
contro la chiesa parrocchiale. Gravi danni furono fatti
all'ingresso della chiesa.
8 novembre 1991 - La chiesa figliale dì Ćelinovac fu attaccata.
Fu leggermente danneggiata.
11 novembre 1991 - A Nova Topola un attacco armato fu diretto
contro il convento. Le finestre furono danneggiate, mentre alcuni
giorni dopo i vetri furono completamente frantumati con sassi.
Lo stesso giorno una bomba a mano fu lanciata tra la canonica
e la chiesa.
14 dicembre 1991 - Furono sparati proiettili di arma di piccolo
calibro contro l'entrata della chiesa parrocchiale.
27 dicembre 1991 - Alle 19.00 circa, ci furono forti spari attorno
al convento. Diversi proiettili colpirono le porte e le finestre.
L'ultimo giorno dell'anno attorno al convento si sparò
con ogni genere di arma. Fu perforato un muro grosso 50 cm.
21 febbraio 1992 - II fuoco dei fucili fu aperto attorno alla
chiesa e al convento. Diversi proiettili colpirono il convento.
La stessa notte due bombe vennero fatte esplodere contro la chiesa.
28 febbraio 1992, ore 18.30 - Furono tirati dei sassi che frantumarono
i vetri del portico del convento.
1 marzo 1992 - Quattro finestre del convento furono mandate in
frantumi con sassi.
5 marzo 1992 - Durante la notte vennero scritte frasi minacciose
sui muri delle case coloniche.
BOSANSKI
ALEKSANDROVAC
18 settembre 1991, ore 21.15 - Furono sparati proiettili contro
il convento.
20 settembre 1991, ore 21.30 ca -1 fucili fecero fuoco. La facciata
della chiesa parrocchiale fu danneggiata.
30 settembre 1991, ore 17.00 ca - Tre proiettili furono sparati
contro il convento da un carro armato sulla strada Banja Luka
- Bosanska Gradiška. Un proiettile colpì e perforò
la porta sul balcone.
2 ottobre, ore 17.00 circa - II convento fu colpito ed una porta
perforata. La stessa notte alle 23.30 circa pesanti spari scoppiarono
attorno al convento ed alla chiesa. Le mura ed il tetto della
chiesa e del convento furono danneggiati.
30 ottobre, ore 22.00 e 1.15 circa - La chiesa fu colpita. Molte
tegole e finestre furono danneggiate
4 novembre 1991, ore 21.00 ca - Iniziò il fuoco e continuò
fino alle 0.30 ca. Le mura e le finestre della chiesa furono danneggiate.
20 novembre 1991 - La chiesa fu colpita da proiettili traccianti.
La facciata della chiesa fu danneggiata.
2 dicembre 1991, ore 16.00 - La chiesa fu colpita da una colonna
militare sulla strada verso Bosanska Gradiška. Molte tegole del
tetto della chiesa furono mandate in frantumi.
7 dicembre 1991, ore 23.00 ca - Furono uditi degli spari di fucile.
Alcune finestre del convento vennero mandate in frantumi.
11 dicembre 1991, ore 21.35 - Fu colpita la canonica dove risiede
il parroco. Lafacciata della chiesa fu danneggiata.
3 gennaio 1992, ore 23.10 - Furono sparati numerosi colpi e la
facciata della canonica fu danneggiata.
8 febbraio 1992 - Le suore trovarono una bomba inesplosa vicino
alla stalla. I fedeli vengono costantemente spaventati.
MAHOVLJANI
23 settembre 1991, ore 3.00 ca - Tre proiettili esplosivi furono
sparati contro la chiesa parrocchiale. Seri danni si produssero
sulla chiesa recentemente ristrutturata. Le finestre della canonica
vennero frantumate dall'esplosione.
TRN
24 ottobre 1991, ore 22.00 ca - Una
ventina di colpi furono sparati contro la chiesa e il presbiterio.
Solo grazie a Dio il parroco non fu ucciso: una pallottola colpì
il suo orecchio. Le facciate della chiesa e della canonica furono
danneggiate.
DOLINA
26 febbraio 1992 - Venne dato fuoco ad una casa e Ilija Marinović
morì carbonizzato. L'autopsia rivelò che era stato
precedentemente decapitato e i suoi arti amputati.
Altre tre case di proprietà di cattolici croati furono
minate ed una persona è stata colpita senza una qualsiasi
spiegazione.
PRNJAVOR
18 gennaio 1992, ore 19.00 circa - Zdenko Čolić di Drenova venne
gravemente maltrattato. L'attacco avvenne non distante dalla stazione
di polizia. Mentre lo colpivano i colpevoli abusavano di lui chiamandolo
"Ustasha" e lo insultava-no con linguaggio dispregiativo.
5 febbraio 1992 - Al cimitero di Dolina molte croci vennero dissacrate.
GLAMOČ
Nella notte tra il 31 dicembre 1991 e il 1 gennaio 1992 - Due
finestre furono fracassate al livello più alto della chiesa.
24 febbraio 1992, ore 15.40 ca - Un soldato delle truppe di riserva
uccise senza la benché minima ragione il dottore della zona, Alojzije
Kelava. La sua "colpa" era quella di essere coinvolto
attivamente nella preparazione del referendum organizzato dal
governo di Bosnia-Erzegovina.
Venne un elicottero da Knin a prelevare l'assassino
Inviato
per conoscenza a:
- Segreteria della Conferenza Episcopale - Zagabria
Lettera
al cardinale Franjo Kuharić Arcivescovo di Zagabria
(Prot. n. 285/92 del 20 aprile 1992)
IL REV. ZVONIMIR MATIJEVIĆ, PARROCO DI GLAMOČ, MALTRATTATO FISICAMENTE
IN MODO GRAVE ASPETTA DI ESSERE SCAMBIATO NELL'OSPEDALE DI KNIN
Vostra
Eminenza!
Secondo le informazioni appena ricevute, a dispetto delle promesse
delle autorità di Glamoč secondo cui non gli sarebbe successo
nulla, un prete di Banja Luka, padre Zvonimir Matijević, che operava
in qualità di parroco di Glamoč, è stato rapito
il 12 aprile 1992 (Domenica delle Palme) e portato a Knin dal
corpo d'armata di Knin. E' stato trovato in gravi condizioni di
salute nell'ospedale militare di Knin.
Nel grave attentato alla sua persona gli furono fratturate le
braccia in diversi punti, gli causarono un'emorragia ai polmoni
e ricevette numerose altre ferite. Secondo le stesse fonti d'informazione,
l'esercito sarebbe pronto a rilasciarlo in cambio di un pilota
che è stato catturato dalle forze croate durante un attacco
aereo a Kupres e Tomislavgrad. Richiedono inoltre il rilascio
dei loro preti ortodossi - i sacerdoti di Kupres e Tomislavgrad
- che si presume vengano tenuti, prigionieri. Comunque, la televisione
di Belgrado ha annunciato che questi preti sono fuggiti verso
la salvezza prima che iniziasse il bombardamento.
Se questi preti sono veramente tenuti prigionieri, mi appello
a Lei affinché provveda ad uno scambio per poter salvare il nostro
prete.
Mi appello a tutte le autorità competenti e chiedo loro
di intraprendere tutte le misure necessarie affinché Padre Matijević,
questo prete innocente possa venire rilasciato il più
presto possibile.
Le sono grato fin da ora per qualsiasi aiuto Lei possa offrire.
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
del Vescovo al Presidente della Conferenza Episcopale, Card. Franjo
Kuharić
(Prot. N. 16/92 del 27 aprile 1992)
NON E' POSSIBILE LA MIA PARTECIPAZIONE ALLA SESSIONE DELLA CONFERENZA
EPISCOPALE DAL 27 AL 29 APRILE 1992
Eminenza
Reverendissima!
Anche se recentemente ho annunciato la mia partecipazione alla
prossima seduta della Conferenza Episcopale, nuove circostanze
nella mia diocesi e nel nostro stato della Bosnia Erzegovina l'hanno
resa impossibile.
Tutte le strade del circondario di Banja Luka sono attualmente
bloccate e non è possibile per me passare attraverso questo
assedio. Inoltre le quotidiane molestie armate contro i sacerdoti
e le nostre suore richiedono il mio intervento costante presso
le autorità dei comuni della nostra regione che ho cercato
per lo meno di contattare telefonicamente. La notte scorsa, la
notte fra domenica e lunedì, è stato eseguito un
attentato dinamitardo al convento e alla chiesa parrocchiale
di Bosanski Aleksandrovac, cosi come nella parrocchia di Presnače
vicino a Banja Luka, grazie a Dio senza nessuna grave conseguenza.
La gente, le suore e qualcuno dei nostri sacerdoti sono evidentemente
preoccupati, lo faccio quello che posso per placare questa situazione
molto tesa. A causa del totale assedio al quale siamo sottoposti,
la gran parte dei fedeli della mia diocesi non può fuggire
da nessuna parte. Essi attendono ogni giorno con ansia e speranza.
Oltre agli attentati contro diverse chiese e il maltrattamento
di sacerdoti e suore, il caso più grave è stata
l'aggressione al parroco di Glamoč, Padre Zvonimir Matijević,
che è stato rapito dai militari dalla sua canonica, successivamente
distrutta, è stato maltrattato fisicamente ed è
tuttora ricoverato nel reparto cure intensive dell'ospedale militare
di Knin.
Vostra Eminenza, sono sinceramente dispiaciuto di non poter partecipare
al prossimo Sinodo della Conferenza Episcopale. Le auguro molti
doni dello Spirito Santo per una discussione fruttuosa e costruttiva
sul futuro della Chiesa in questa parte del nostro continente.
Ai nostri fratelli nell'episcopato della Repubblica libera di
Slovenia, così come a coloro i quali sono stati membri
della Conferenza Episcopale della Yugoslavia e che noi non incontreremo
più in future riunioni, va la mia sincera gratitudine per
il supporto e la cooperazione che per molto tempo ci hanno offerto.
Sono certo che in futuro ci potremo incontrare, per lo meno, per
temi comuni. Le assicuro inoltre che le strade da e per Banja
Luka, se Dio vorrà, saranno aperte nuovamente e che i collegamenti
che sono al momento interrotti saranno ristabiliti.
Perciò spero e già non vedo l'ora di poter partecipare
alla prossima seduta del Sinodo appena costituito dalla Conferenza
Episcopale della Bosnia-Erzegovina che includerà anche
la Diocesi di Banja Luka e il suo vescovo.
Reverendissima Eminenza, La prego ancora una volta di accettare
le espressioni del sincero e fraterno legame con Lei. La prego
inoltre di trasmettere questi sentimenti ai miei fratelli nell'episcopato
che sono riusciti a venire per questa sessione del Sinodo della
Conferenza Episcopale a Zagabria.
Saluto cordialmente Lei e i miei fratelli, nel nome del Cristo
risorto!
+
FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Card. Vinko Puljić, Arcivescovo di Vrhbosna
(Prot. n. 406/92 del 21 maggio 1992)
ATTACCO ARMATO CONTRO IL CONVENTO DI BOSANSKI ALEKSANDROVAC
Caro
Vinko!
Ti scrivo, come mi avevi chiesto. Anzitutto ti comunico ulteriori
informazioni riguardo al parroco Kudić di Doboj e alle sorelle
"Serve di Gesù Bambino" di Doboj.
1) Secondo suor Oliva Svetinović, che è riuscita a venire
a Banja Luka Domenica 17 maggio, il parroco era ancora nella
sua residenza di Doboj che era parzialmente danneggiata dai bombardamenti
e dal fuoco.
Comunque, è ancora abbastanza stabile perché alcune delle
sue stanze possano venir usate e se necessario ci si può
vivere dentro.
Le quattro sorelle rimaste si sono trasferite con lui dopo la
demolizione del loro convento, il 12 maggio, ad opera di persone
armate. Alle sorelle fu detto che sarebbero state portate via
in quindici giorni. Suor Oliva ha paura che possano venir portate
ad Ozrem perché si possono prender cura dei feriti che lì
si trovano.
Conformemente al suo volere, siamo riusciti a metterla su un aereo
per Belgrado, cosicché potesse raggiungere il convento di Gerestried.
Speriamo che ci sia riuscita.
2) Riguardo all'attacco armato a Bosanski Aleksandrovac avvenuto
l'altra notte, ho incluso una copia del racconto scritto da sr.
Maristella. Personalmente ho visto rotti la porta, i vetri delle
finestre, il tavolo, le sedie del balcone ed alcune tegole, sia
della casa sia della chiesa.
Dopo il mio racconto ho saputo che il capo della polizia di Laktaši
aveva già fatto visita alle sorelle prima di me. Così
ho iniziato un'acuta protesta contro quest'ultimo incidente nei
confronti di una comunità di suore anziane e malate.
Le sorelle convinsero me e prima di me la polizia che i colpevoli
erano diversi, conosciuti agli enti ufficiali, compresa la polizia
di Laktaši, cosa che la polizia stessa non negò. Gli stessi
ufficiali ripeterono le loro promesse, cioè che avrebbero
posto fine agli attacchi contro le suore e contro i pochi cattolici
rimasti nella regione.
E' un dato di fatto che questi eccessi si ripetono continuamente:
è il caso dei nove mesi passati. La comunità delle
sorelle, che negli ultimi 100 anni ha avuto la sua locazione a
Bosanski Aleksandrovac a dispetto del trattamento rozzo e disumano,
desidera continuare a rimanere lì ed avere piena fiducia
nella protezione della Chiesa e delle autorità ufficiali,
lo sto facendo tutto ciò che posso e continuerò
a farlo, a proteggere queste innocenti e meritevoli sorelle nella
nostra diocesi di Banja Luka.
Caro Vinko, ti ringrazio per la considerazione e l'interesse verso
di noi, nonostante le tue enormi difficoltà e problemi.
Possa Dio darti forza e pace!
I miei rispetti a te ed a tutti quelli che ti circondano.
+
Vescovo Franjo Komarica
P.S.:
Se pensi che ne valga la pena, per favore informa chi lo ritieni
necessario, perché io ancora una volta non mi trovo nella possibilità
per farlo.
Lettera
del Vescovo alla Madre Provinciale delle suore
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo" (Prot. N.
36/92 del 1 giugno 1992)
LA POLIZIA HA ISPEZIONATO IL CONVENTO A BOSANSKI ALEKSANDROVAC
Stimatissima
Sorella!
Nella comunicazione n. 35/92 del 31 maggio 1992, informai la Madre
Generale, Suor Bernarda Kristić, degli ultimi avvenimenti relativi
al convento di Bosanski Aleksandrovac.
Ora voglio informarla sulle conclusioni tratte dall'accordo di
ieri fra le autorità locali, il delegato della comunità
locale di Bosanski Aleksandrovac e la comunità delle sorelle
della Diocesi di Banja Luka.
L'ispezione del convento e degli edifici parrocchiali annessi
è stata realizzata oggi fra le 13.00 e le 14.00 dai rappresentanti
delle forze di polizia di Banja Luka e Laktaši, con la presenza
di tre rappresentanti della popolazione locale, della Madre Superiora
del Convento, Suor Maristella, delle econome del convento, Suor
Regina e Suor Salezija che sono arrivate più tardi e del
Cancelliere Diocesano, don M. Aničić, e del sottoscritto.
Grazie alla mia insistenza tutto venne ispezionato accuratamente.
Gli agenti incaricati hanno condotto un'ispezione puntuale e corretta
ad eccezione del fatto che, pur essendo uomini, sono entrati
ed hanno perquisito ogni stanza personale, anche se con molto
rispetto, lo li informai che in questo caso stavamo facendo un'enorme
eccezione in quanto agli uomini non era in nessun caso permesso
di accedere agli alloggi delle sorelle. Loro si scusarono dicendo
di non essere a conoscenza di questa regola e permisi loro di
accedere agli alloggi per non creare una situazione pericolosa.
Quando l'ispezione fu completata, fu redatta una relazione firmata
dal Capo della polizia, da altri due ufficiali, dai tre rappresentanti
della popolazione locale, dalla Madre Superiora e da me. Una copia
della relazione è rimasta in nostro possesso.
Se ne andarono scusandosi e rassicurandoci dopo che naturalmente
era stato offerto loro uno spuntino. Confermarono ancora una volta
che, per quanto li riguardava, le sorelle potevano stare certe
che si sarebbe fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità
per prevenire ulteriori provocazioni. Ci accordammo anche affinché
questa informazione fosse di pubblico dominio.
Speriamo che la situazione d'ora in poi migliori. La ringrazio
per Le sue preghiere e Le invio i miei saluti!
+
Vescovo FRANJO

Lettera
a Suor Bernarda Kristić, Madre Generale delle suore
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo" (Prot. n.
443/92 del 2 giugno 1992)
"CON TUTTA LA MIA FORZA DESIDERO PROTEGGERE LE VITE E I BENI
DELLE NOSTRE COMUNITÀ"
Rispettabile
Sr. Bernarda!
Come Le ho già detto nella nostra conversazione telefonica
di questa sera e come Lei stessa ha chiesto, Le spedisco questo
promemoria scritto contenente tutte le informazioni necessarie
riguardanti le Sue sorelle di Bosanski Aleksandrovac (come pure
quelle di Nova Topola e Bosanska Gradiška).
Ho già avvisato la Provinciale a Zagabria, come pure la
nunziatura apostolica a Belgrado, riguardo al volgere degli eventi
nella drammatica situazione e al violento attentato per sfrattare
le sorelle dal convento di Bosanski Aleksandrovac. Ho incluso
anche una copia di questa lettera. In aggiunta al recente promemoria,
voglio sottolineare che il motivo principale dello sfratto delle
sorelle nasce dalla volontà di numerosi soldati, il cui
ritorno dal fronte della Slovenia Occidentale è previsto
nell'arco di breve tempo, di insidiarsi nel convento, confiscandone
la proprietà. Questo fatto che durante il colloquio con
le autorità di Laktaši non è stato smentito, ha
molto irritato sia il sottoscritto sia il Vescovo Ortodosso Mons.
Jefrem.
Parlando dell'attuale situazione posso ripetere le assicurazioni
delle autorità locali (Dr. Jović; il capo della polizia,
Sig. Dobrijević; il capo della polizia criminale, Sig. Jovičić,
che condusse la recente ispezione al convento; il presidente del
locale consiglio comunale e della difesa territoriale, Sig. Vujičić;
il presidente della commissione per le relazioni con comunità
religiose, Sig. Glamočanin e pochi altri rappresentanti ufficiali
degli abitanti dei paesi circostanti, di cui non conosco i nomi)
che le sorelle non verranno più disturbate e potranno continuare
a vivere pacificamente nel loro convento.
Simili garanzie mi erano state date anche dal capo della polizia
di Bosanska Gradiška, Sig. Vesić, per conto delle autorità
municipali di Bosanska Gradiška riguardo alle sorelle di Nova
Topola e Bosanska Gradiška che, per quanto si sa, non sono state
esposte a minacce così serie ed abusi così gravi
come le sorelle di Aleksandrovac.
In un incontro che ho avuto il 6 giugno 1992, assieme al vescovo
ortodosso di Banja Luka Mons. Jefrem e al Muftì mussulmano
Sig. Halilović, col Sindaco di Banja Luka, Sig. Radić e il comandante
del primo corpo d'armata ucraino, Generale maggiore Talić, tra
i vari problemi lo ho fatto presente la necessità di garantire
la sicurezza delle comunità delle sorelle appartenenti
al Suo ordine in questa regione (specialmente a Bosanski Aleksandrovac,
Topola e Gradiška). Entrambi gli ufficiali in particolare il
Gen. Talić hanno ripetuto la promessa che nulla sarebbe accaduto
alle sorelle.
Sto fidandomi delle loro parole e l'ho anche detto loro. Ho detto
inoltre che avrei avvisato l'amministrazione generale dell'ordine
di questi eventi recenti, così come la Santa sede.
Con tutta la mia forza mi augura che vengano preservate le vite
ed il patrimonio delle nostre comunità in questa regione,
usando tutti i mezzi possibili per placare la febbre della guerra.
Voglio sostenere ogni iniziativa in favore della pace e chiunque
la promuoverà.
Possiate voi tutte essere assistite dal Signore, come lo siete
state fino ad ora, cosicché possiamo evitare la distruzione della
guerra e l'uccisione di persone innocenti. A questo scopo, continuo
ad implorare le vostre preghiere e quelle delle nostre care sorelle
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo". Benedetto
è il Sangue di Cristo!
Rispettosamente Suo e benedicendola, rimango fedele a Lei in Cristo.
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
del Cardinale Franjo Kuharić, Presidente della Conferenza Episcopale
(Prot. N. 444/92 del 8 giugno 1992)
SONO COMPLETAMENTE BLOCCATO E NON POSSO MUOVERMI!
Vostra
Eminenza!
Ho scoperto, anche se non ufficialmente, che i vescovi della Chiesa
croata sono a Zagabria per una riunione con Lei. Io credo che
Lei mi consideri ancora un membro del Suo Episcopato, comunque
per me è impossibile andarmene a causa del blocco completo
di tutte le strade. Probabilmente questo è il motivo per
il quale non ho ricevuto nessun invito ufficiale per partecipare
all'assemblea.
Mi prendo la libertà di rivolgermi a Lei in questa forma
scritta per augurare a tutti voi un'abbondanza di benedizioni
di Dio e molteplici doni dallo Spirito Santo affinché la seduta
sia molto fruttuosa nel tentativo di risolvere i problemi che
attualmente riguardano la nostra Chiesa, lo celebrerò la
S. Messa per questa intenzione martedì 9 giugno.
Potremo discutere più concretamente la futura partecipazione
al lavoro della Conferenza Episcopale della Croazia, solo quando
potrò incontrarmi con Lei personalmente, o più precisamente,
quando la pazzia di questa guerra sarà finita e la nostra
gente potrà tornare alle loro case.
Grazie a Dio la situazione nella mia diocesi non è così
distruttiva come quella che ha toccato le diocesi di Sarajevo
e Mostar, fatta eccezione per alcune parrocchie o decanati come
Prnjavor, Jajce e Prijedor. lo faccio tutto il possibile, assieme
ai miei sacerdoti e alle mie suore, per tranquillizzare il clima
fra la gente profondamente spaventata e a mani vuote. Sono costantemente
in contatto con il vescovo ortodosso Jefrem di Banja Luka e con
il Muftì, signor Halilović e, grazie a Dio, questo ha i
suoi effetti positivi. Il vescovo ortodosso si è impegnato
personalmente in nostro favore per risolvere la situazione drammatica
relativa allo sfratto violento delle nostre sorelle dal convento
di Bosanski Aleksandrovac.
Dopo il suo ritorno dal Sinodo di Belgrado, fra le altre cose
mi disse che Sua Santità, il Patriarca Pavle, chiese esplicitamente
a tutti i suoi vescovi "di mantenere i contatti con i vescovi
cattolici ovunque sia possibile" e che "si aspettano
dalla Chiesa cattolica loro sorella una grande collaborazione
in questi difficili momenti nella riconciliazione e nella reciproca
cura delle profonde ferite della guerra da entrambe le parti".
Io non ho ancora nessuna notizia del parroco di Dragalovci, Padre
Marko Šalić, che recentemente ha subito un grave attacco di cuore,
che è stato rapito una settimana fa e non si sa dove si
trovi. Nonostante tutti i miei interventi non ho ancora nessuna
informazione attendibile su di lui. Che Dio eviti il peggio! Siamo
tutti nelle mani di Dio! Le chiedo di tenerci presenti nelle Sue
preghiere come nelle Sue opere di misericordia, perché ci sono
molti di noi che hanno veramente bisogno dell'aiuto di Dio e
degli uomini. Ci aiutati ad aiutare quelli che ci circondano!
E che Dio sia lodato in tutte le Sue opere!
Vostra Eminenza, La ringrazio ancora una volta per la Sua attenzione
paterna e fraterna per la nostra Chiesa di Banja Luka (che, come
risulta dalla storia, ha fatto parte della diocesi di Zagabria).
Inoltre La saluto sinceramente, e attraverso Lei, saluto tutti
i fratelli nell'Episcopato raccolti attorno a Lei, specialmente
Sua Ecc. il Nunzio Apostolico a Zagabria, che non ho ancora avuto
l'onore di incontrare. Ho sentito, comunque, del Suo grande amore
per tutti noi!
Fedelmente Suo nel nostro Signore!
+
Vescovo FRANJO
Lettera
alla Madre Provinciale sr. Tarcisia Medven, Zagabria
(Prot. n. 464/92 del 23 giugno 1992)
LA DRAMMATICA SITUAZIONE DELLE SORELLE "ADORATRICI DEL PREZIOSO
SANGUE DI CRISTO" AL CONVENTO DI NOVA TOPOLA
Venerabile
sr. Tarcisia!
A causa del totale blocco delle comunicazioni mi è possibile
solo ora farle pervenire la mia relazione in merito allo spiacevole
fatto verificatosi pochi giorni fa al convento delle Sue e nostre
sorelle a Nova Topola.
1. Martedì 16 giugno 1992, alle 9.30 circa, quattro uomini
in uniforme ed armati entrarono nel cortile del convento e della
parrocchia a Nova Topola. Ad una sorella che al momento si trovava
nel cortile, fu chiesto di indicare loro dove era il parroco.
Lei mostrò loro la canonica ed allora la lasciarono lì.
Poi bussarono alla porta, il sacerdote rispose, lo portarono
alla loro macchina e lo condussero verso il villaggio di Laminci.
Mi avvisarono immediatamente di ciò ed io d'accordo con
loro avvisai la polizia di Banja Luka e Bosanska Gradiška. Partii
immediatamente per Topola dove mi fermai alla stazione di polizia,
presso le sorelle del convento, piuttosto spaventate, e dal sindaco
di Bosanska Gradiška. Nessuno sapeva chi aveva rapito il sacerdote
e perché. Chiesi che ricercassero il prete e che proteggessero
in modo particolare le sorelle. A questo proposito ricevetti delle
promesse sia a Topola che a Bosanska Gradiška. Visitai nuovamente
le sorelle e comunicai loro tutto ciò che avevo scoperto
presso le autorità competenti. Volevo portare con me le
due sorelle più giovani: sr. Antonia e sr. Maria. Loro
e la loro Superiora non acconsentirono perché secondo loro non
c'era motivo e desideravano rimanere con le altre sorelle nella
comunità. Informai Sr. Salezija a Budžak di tutti questi
eventi la sera stessa.
2. Il Mercoledì, alle 16.30 circa arrivò da me piuttosto
traumatizzata la consigliera provinciale Sr. Salezija e mi disse
che veniva dal convento di Nova Topola, dove un gruppo di quattro
soldati armati, presumibilmente le "Aquile Bianche",
alle 22.00 circa della notte precedente avevano violentemente
fatto irruzione. Continuarono ad abusare mentalmente e fisicamente
per ore delle sorelle. Le sorelle erano piuttosto impaurite e
spaventate di aspettare li un altra notte, lo parti subito per
la stazione di polizia di Banja Luka, accompagnato da sr. Salezija
per denunciare l'incidente, così pure per informare il
quartiere generale d'emergenza, la polizia di Nova Topola e di
Gradiška, cercando immediata protezione per le sorelle o meglio
ancora una scorta che le assistesse durante il loro trasferimento
a Banja Luka. Dopo un intervento della polizia di Banja Luka,
mi venne garantito dalla polizia di Gradiška e Topola che nulla
sarebbe successo alle sorelle quella notte perché avrebbero provveduto
a sorvegliarle. Sr. Salezija ed io rimanemmo con loro. Le suore
si calmarono un po' (le due più giovani erano già
state portate da sr. Salezija a Budžak quel pomeriggio).
3. Il Giovedì mattina assieme a sr. Salezija e sr. Domenica,
la madre Superiora, andai dal capo della polizia di Bosanska Gradiška,
Sig. Vesić e comunicai il mio orrore, il mio disappunto e la mia
protesta. Egli si scusò e promise che avrebbe immediatamente
intrapreso misure adeguate contro i colpevoli al fine di riportare
l'ordine e per proteggere ulteriormente le suore e il convento.
Durante la festa del Corpus Domini ci fu una grande confusione
nella chiesa di Topola, dove le suore con straordinaria forza
d'animo e con una grande fede in Cristo continuano le loro opere
di bene, al punto che sarebbero disposte ad arrivare anche fino
al martirio.
Quella notte andai ancora una volta alla locale stazione di polizia
per chiedere una protezione particolare per le suore ed ancora
una volta la risposta alla mia domanda fu positiva.
Poi, per sicurezza, tornai a passare la notte a Topola. Sr. Salezija,
sr. Domenica ed io valutammo cosa fare con la comunità
ed a chi affidare il convento.
4. Il Venerdì mattina eravamo nuovamente a Banja Luka a
parlare con i capi dell'intera regione, i signori S. Župljanin
e S. Marković; ricevetti rassicurazioni piuttosto deboli dal primo
e più sicure invece dal secondo. Avevamo fretta di incontrare
il sindaco di Bosanska Gradiška, Sig. N. Ivaštanin, al quale affidammo
le nostre proteste contro gli atti ripugnanti commessi da queste
persone armate al convento, area sotto la loro giurisdizione.
Abbiamo domandato una protezione più efficace per le sorelle
e i loro beni. Allora egli espresse il suo più profondo
dispiacere per i due seri incidenti di Nova Topola - il rapimento
del parroco e l'abuso alle sorelle commessi (secondo quanto dissero
le suore) dalle stesse persone - e promise il massimo impegno
delle autorità municipali (polizia, corpi militari e di
difesa territoriale) per scoprire i colpevoli di questi sciagurati
incidenti.
5. Il Sabato (a causa del conferimento della santa Confermazione
in un'altra parrocchia) andò al convento di Nova Topola
con sr. Salezija il nostro tesoriere diocesano Rev. B. Pruch.
Durante l'interrogatorio ufficiale alle sorelle riguardo agli
angoscianti incidenti, tenutosi dalla rappresentanza del Centro
regionale per la sicurezza nazionale, erano presenti il capo della
polizia di Bosanska Gradiška, sig. Vesić ed il capo della Difesa
Territoriale di Bosanska Gradiška.
Io stesso visitai il convento quel pomeriggio ed ancora una volta
si discusse del destino delle suore alla luce della Sua reazione,
della quale fummo avvisati dal corriere generale a Roma e dal
Nunzio a Belgrado. Decidemmo di parlare al Vescovo ortodosso di
Banja Luka, che rimase abbastanza turbato dalle notizie. Lui raccomandò
di cercare di ottenere ulteriori assicurazioni dalla milizia,
cioè dal gen. Talić, comandante del I° corpo ucraino, che
già in precedenza ci aveva rassicurato sul fatto che l'esercito
non avrebbe disturbato le sorelle.
Il trio già menzionato, in quanto rappresentanti della
polizia, assicurarono le suore di poter rimanere tranquille, perché
sarebbero state controllate con attenzione particolare soprattutto
durante la notte.
Fino a questa data nessuno ha disturbato le sorelle.
6. Ieri notte ero in visita al vescovo ortodosso Mons. Jefrem
con il generale maggiore Talić. In un incontro durato due ore,
raccontai la difficile situazione dei conventi di Nova Topola
e Bosanski Aleksandrovac e la situazione generale riscontrata
dai cattolici nella regione. Il vescovo mons. Jefrem, confermò
molte delle mie affermazioni. Il generale ascoltò con molta
attenzione ed espresse il suo dispiacere per tutto ciò
che è successo a queste "innocenti suore dei due conventi".
Egli ci offrì le sue rassicurazioni riguardo al fatto che
avrebbe usato tutti i mezzi a sua disposizione, comprese le difese
armate, per prevenire ogni abuso contro le suore ed ogni tentativo
di esproprio del convento. Egli promise di mettere tutto ciò
per iscritto, cosicché io potessi presentarlo alla Sua Congregazione.
Le mie impressioni personali e quelle di Mons. Jefrem sono che
il generale ed il suo esercito riusciranno a mettere fine ad ogni
gruppo paramilitare, che minacci la sicurezza dei civili della
regione.
Con riferimento alle Sue indicazioni che ho ricevuto tramite Roma
riguardo alle suore, Le comunico che prima ancora di ricevere
il Suo consiglio tutte le suore più giovani sono state
trasferite a Budžak. Le suore nelle parrocchie fuori di Banja
Luka non possono lasciare le loro residenze. Dicono che le loro
zone sono abbastanza calme. Ciò è vero per Šimići,
Prnjavor e la città di Bosanska Gradiška.
Venerabile sr. Tarcisia, il Signore è con noi nelle sventure
di questa guerra! Egli crea dei veri giganti attorno ai deboli,
pronti a sacrificarsi in nome dell'amore e del perdono! Sia benedetto
l'Ordine, la nostra diocesi e la Chiesa a cui appartengono delle
suore, così come Nova Topola, Bosanski Aleksandrovac e
tutta la regione. Sto facendo tutto ciò che posso per loro
e spero che Dio ci aiuti.
I miei più profondi rispetti e ossequi.
Sinceramente
Suo,
+ Franjo vescovo
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 495/92 del 6 luglio 1992)
"PORTIAMO LA MORTE DI GESÙ' NEI NOSTRI CORPI"
Reverendissima
Eccellenza!
Nella speranza di riuscire alla fine a stabilire un contatto telefonico
tra Banja Luka e Belgrado, spero di riuscire a descrivere via
lettera l'attuale situazione nella diocesi di Banja Luka.
Ogni giorno la situazione si fa più difficile nella regione
della Bosanska Krajina, dove è situata la mia diocesi.
Da quanto riportano fonti attendibili, la popolazione dei decanati
di Prijedor e Jajce è in parte situata in campi profughi,
mentre la rimanente è stata forzatamente espulsa. I parroci,
uniti ai loro fedeli, si trovano a dover fronteggiare una situazione
difficile, proprio come è stato per noi. E’ difficile
soprattutto nelle tre parrocchie di Kotor Varoš, dove sono in
corso delle tremende lotte a causa della popolazione mista (musulmana).
Secondo le notizie diffuse dalla radio locale, molte case sono
state bruciate ed abbiamo paura che un gran numero di persone
abbia patito l'indescrivibile. Negli ultimi dieci giorni ho ricevuto
informazioni attendibili solo da un quarto della mia diocesi.
Quattro preti sono stati rapiti ed il loro destino è sconosciuto:
Marko Šalić di Dragalovci, Ratko Grgić di Nova Topola, Stipo Šošić
di Ljubija e fra Juro Stipić di Stratinska. Da un po' di tempo
a questa parte non ho notizie di quattordici preti. Spero che
siano sopravvissuti e che siano con i loro fedeli con i quali
ne condividono il destino. Chiesi il permesso di visitare alcune
delle zone colpite dalla guerra; ma mi venne negato dai militari
e dalle autorità civili. Chiesi anche in diverse occasioni,
che mi fosse permesso di conoscere il destino dei miei sacerdoti
e dei loro fedeli, Disgraziatamente non trovai alcuna comprensione.
Nelle parrocchie nelle immediate vicinanze di Banja Luka {ce ne
sono dieci), grazie a Dio la situazione è abbastanza calma.
La gente vive nella paura di una possibile grande calamità.
Per ora comunque non ce via d'uscita e non possiamo andare da
nessuna parte. Per quanto riguarda i conventi delle "Adoratrici
del Prezioso Sangue di Cristo", la situazione è piuttosto
confusa ed abbastanza insicura al seguito di numerosi incidenti,
specialmente al convento di Nova Topola dal 16 giugno 1992, quando
Padre Ratko Grgić venne rapito e quattro persone armate in uniforme
abusarono delle ventidue suore più anziane. Ho provato
di tutto con le autorità locali e regionali, sia civili
che militari, per garantire la sicurezza delle sorelle. Purtroppo
nonostante tutte le assicurazioni, comprese quelle del gen. Talić,
comandante del 1° Corpo d'Armata Ucraino, che l'esercito si sarebbe
preso cura ed avrebbe protetto entrambi i conventi, nella notte
tra il 27 ed il 28 giugno venne dato fuoco ad una delle costruzioni
della fattoria del convento di Nova Topola. Nel frattempo, d'accordo
con la Madre Superiora, ho provato a trasferire tutte le sorelle
(circa un centinaio), dalla regione di Bosanska Krajina, o meglio
dalla diocesi di Banja Luka verso la salvezza a Zagabria, in Croazia.
Nonostante tutti i miei tentativi, non ci sono riuscito fino a
questo momento. Recentemente ho fatto numerosi interventi, accompagnato
dal vescovo ortodosso Mons. Jefrem, con varie istituzioni nello
sforzo di proteggere le suore nel convento. Ho in programma di
parlare con loro nuovamente l'8 luglio a Bosanska Gradiška, dove
sto per incontrare le autorità locali al fine di ottenere
maggior sicurezza così che le sorelle possano rimanere
nel loro convento di Bosanski Aleksandrovac che ha cent'anni.
Devo rilevare il fatto che il vescovo ortodosso Mons. Jefrem,
nonostante tutte le difficoltà, ha mostrato molto spontaneamente
la sua premura per aiutarci come può. Questo è un
gesto veramente lodevole che ispira noi, vescovi cattolici, ad
intraprendere tutto ciò che è necessario per aiutare
le nostre sorelle della chiesa ortodossa, specialmente nella repubblica
croata, dove i cattolici sono la maggioranza.
Eccellenza Reverendissima, nel racconto di questa lettera dell'attuale
penosa situazione affrontata dalla mia diocesi, voglio far Le
sapere che siamo coscienti che per noi è necessario combattere
"contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori
di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano
nelle regioni celesti." (Ef 6,12).
"Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati;
siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati;
colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro
corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù
si manifesti nel nostro corpo." (2 Cor 4,8-10).
PREGHIAMO L'UNO PER L’ALTRO!
Col più profondo rispetto, Suo in Cristo
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 501/92 del 8 luglio 1992)
"POSSA IL PADRE CELESTE ESSERE CELEBRATO ATTRAVERSO LE SOFFERENZE
DI QUESTI"
Eccellenza
Reverendissima!
Nel mio promemoria (n. 495/92 del 6 luglio 1992) ho comunicato
alcuni dei dettagli più essenziali riguardo all'attuale
situazione nella maggior parte della mia diocesi. Grazie a Dio
sono riuscito a spedirle il mio racconto tramite fax.
Oggi assieme al vescovo ortodosso di Banja Luka mons. Jefrem,
sono andato a far visita al sindaco di Bosanska Gradiška, sig.
Nebojša Ivaštanin. Nell’incontro che è durato più
di due ore, abbiamo posto particolare attenzione al caso irrisolto
delle suore "Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo"
del convento di Nova Topola, che è situata nel comune di
Bosanska Gradiška. Abbiamo anche discusso delle pene inflitte
ai parrocchiani di Dolina, Bosanska Gradiška e Nova Topola da
bande armate e da persone in uniforme.
Questo era il mio quarto colloquio con il sindaco nell'arco di
tre settimane riguardo al destino delle sorelle, al convento di
Nova Topola, ai cattolici di questa regione e naturalmente ai
sacerdoti di questa diocesi.
Mons. Jefrem, vescovo ortodosso di Banja Luka, ripeté il suo interessamento
ed il suo dolore per gli " evidenti crimini contro i sacerdoti
della parrocchia e le suore" di Nova Topola. Naturalmente
condannò in modo deciso queste azioni ed assieme a me chiese
che le autorità competenti prendessero le misure necessarie
per proteggere le suore nel convento, i sacerdoti ed i fedeli.
Il sindaco Ivaštanin ci ripeté che c'erano molti serbi armati
nella zona della sua municipalità, provenienti non solo
dalla sua municipalità, ma da qualunque altro luogo. Contemporaneamente
c'è anche un grande numero di rifugiati di altre di regioni
che stanno conducendo la loro guerra privata e si vendicano contro
le autorità ufficiali. Egli espresse il suo dolore per
l'incidente di Nova Topola, ma non poteva garantire piena sicurezza
e pace anche se sinceramente l'avrebbe voluto. Per ora, su ordine
del gen. Talić, il comandante del l° Corpo d'Armata Ucraino dell'armata
serba, le sorelle di Nova Topola e Bosanski Aleksandrovac sono
sorvegliate, anche se non sappiamo per quanto tempo!
Per noi non ci sono serie preoccupazioni per la pace delle sorelle
in entrambi i conventi. Il sindaco ha promesso ancora una volta
(!) che si sarebbe messo in contatto con i capi dell'esercito,
cosicché questo si sarebbe potuto allontanare, ed egli avrebbe
potuto adottare le misure necessarie per assicurare la sicurezza
delle suore e dei loro conventi.
Ancora una volta non ricevetti totali assicurazioni per la sicurezza
ed il futuro delle suore ed i loro conventi, perché sembra che
né il sindaco, né alcun altro sia in grado di farlo!
Sembra che in alcuni settori regni completa anarchia ed in altri
totale dittatura. Per quanto riguarda noi cattolici, siamo veramente
stati lasciati alla misericordia e protezione di Dio! Non abbiamo
altra protezione legale! Ogni giorno facciamo esperienza dì
orribili abusi, torture, detenzioni, uccisioni senza nessuna
colpa e senza essere giudicati da un tribunale. Questo sta succedendo
ai nostri fedeli, ai religiosi, alle suore, ai sacerdoti ed anche
a me personalmente. Razzie e saccheggi avvengono nei nostri conventi,
monasteri, canoniche anche in episcopio. Tutti sono portati a
termine da varie bande. Sto facendo tutto ciò che posso
per riportare la calma tra i miei fedeli, suore, sacerdoti, che
vengono continuamente provocati, torturati e non hanno alcuna
protezione. Sono stati tolti loro i diritti umani fondamentali,
spesso anche il diritto alla vita, ma certamente il diritto al
lavoro, ad una casa e ad esprimere la loro appartenenza religiosa,
culturale ed etnica.
Nonostante tutte le mie domande, gli appelli e i ripetuti interventi,
sia le autorità civili che quelle militari, non ho ancora
delle informazioni esatte riguardo il destino dei nostri preti:
Marko Šalić, parroco di Dragalovci, Ratko Grgić, parroco di Nova
Topola, Stipe Šošić parroco di Ljubija, frate Jure Stipić, parroco
di Stratinska, Vlado Tomić, parroco di Sasina, Adolf Višaticki,
parroco e decano di Vrbanjci, frate Ivo Franjić, parroco di Kotor
Varoš, frate Mate Pranjić, cappellano a Kotor Varoš, frate Tomo
Buljan, parroco di Sokolina, Ante Marijan, parroco di Liskovica.
Continuerò un instancabile ricerca ed insisterò
per conoscere il loro destino, se le loro vite sono in pericolo
(se non sono già stati uccisi!) e li aiuterò appena
possibile.
Nel blocco totale in cui ci troviamo, mi è impossibile
mettermi in contatto con qualche organizzazione internazionale
che intercede nell'interesse di questi sacerdoti. (....)
So che la chiesa a Kotor Varoš fu bruciata, come quella di Liskovica
ed anche le chiese figliali di Donja Ravska, Kozarac e Bosanska
Krupa. Non sono sicuro di alcune altre chiese, ma credo che abbiano
fatto la stessa fine. Alcune chiese e canoniche sono state danneggiate,
ma non posso avere informazioni più particolareggiate (non
posso neppure visitarle di persona o contattare telefonicamente
qualcuno) e cosi non conosco i dettagli esatti. Anche se la guerra
non ha portato distruzione nella zona interna e ampia di Banja
Luka, una paura tremenda regna tra i nostri fedeli, che sono stati
privati dei loro diritti. Temono un numero elevato dì morti
e di espulsioni dalle loro antiche case. Purtroppo questo timore
è motivato da quanto è successo recentemente in
molti luoghi della zona circostante! Da parte mia, sto usando
tutta la mia forza, per sdrammatizzare la paura e riportare la
calma, lo spero e prego il Signore con tutto il cuore di preservarci
da distruzioni peggiori, dal completo annientamento e per ogni
possibilità che ci permetta una coesistenza pacifica fra
le persone di questa zona.
Eccellenza Reverendissima, La ringrazio per il suo interessamento
paterno nei miei confronti e di tutta la mia diocesi. Il suo interessamento
e le sue preghiere ci danno la forza necessaria per non fallire
nei nostri nobili sforzi a prevenire il male ed il peccato, affidandoci
alla Chiesa. Possa il Padre Celeste essere lodato tra la nostra
gente, nella nostra patria e che possiamo trovare il regno di
Dio: il regno di verità, di giustizia, d'amore, di perdono
e di pace!
Col mio più profondo rispetto, saluto Lei ed i suoi collaboratori.
Fedelmente Suo in Cristo.
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
a mons. G. Montalvo Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 551/92 del 2 agosto 1992)
"FARO' QUALSIASI COSA PER PROTEGGERE I MIEI SACERDOTI ED
I MIEI FEDELI"
Eccellenza
Reverendissima
Le scrivo ancora una volta nella speranza che Lei finalmente riceva
la mia relazione.
1. Ieri, 1 agosto 1992, sono andato con due sacerdoti nella parrocchia
di Sasina, dove ho celebrato il sacramento della Confermazione.
Ad un certo punto sulle colline a 25 Km. da Banja Luka, il nostro
mezzo di trasposto è stato requisito da persone in uniforme
militare. Su mia insistenza fummo fatti tornare a Banja Luka.
Noi tutti avevamo i permessi necessari per viaggiare, eppure usarono
violenze contro di noi per tutto il tragitto del ritorno. Di questo
feci rapporto alla polizia militare di Banja Luka, soprattutto
il fatto che questo è un grave incidente. Loro si scusarono
e si offrirono di scortarci fino al luogo dell'incidente, dove
cercammo il veicolo che ci era stato confiscato. Ci fu poi restituito
per ordine della polizia militare. Continuammo il nostro viaggio
a Sasina con la loro scorta, e visitammo i parroci che, assieme
ai loro fedeli, vivono terrorizzati nella paura di un massacro.
I sacerdoti ed i fedeli sperano di salvare le loro povere vite
e di potersi ristabilire in qualunque altra parte della Croazia!
A Sasina ho incontrato il parroco della vicina città di
Sanski Most ed ho ascoltato il doloroso racconto della situazione
della sua parrocchia, dove il decano di Stara Rijeka, Ilija Arlović
è stato maltrattato; ora è detenuto a Sanski Most
con un gran numero dei suoi fedeli. Ho espresso il mio desiderio
di fargli visita, anche se questo non è stato concesso.
2. Dietro mia insistenza oggi sono riuscito ad incontrare il comandante
del l° Corpo d'Armata Ucraino dell'esercito serbo, il gen. Momir
Talić. Ho parlato con lui per oltre un'ora dei problemi che gli
avevo già sottoposto via lettera (ho incluso una copia
per Sua informazione). E' stata una conversazione costruttiva,
durante la quale mi ha assicurato che sarò pacificamente
scortato e che mi sarà permesso fare visita a tutte le
mie parrocchie ed a tutti i sacerdoti dei quali non ho notizie
certe. Mi ha comunicato che altri erano responsabili per le decisioni
sul futuro della chiesa cattolica in questa regione. Ciò
nonostante egli spera che tutto finisca al più presto e
mi ha assicurato che lui è contro ogni insediamento forzato.
Mi ha anche detto che ha avuto difficoltà con varie bande
armate che sono completamente fuori dal controllo, ma che sta
cercando di mettere ordine e si ristabilire i diritti fondamentali,
anche se è un obbiettivo molto difficile. Ancora una volta
mi ha assicurato il suo aiuto per la distribuzione di cibo e medicine
da Zagabria, organizzata dalla nostra Caritas diocesana. Mi ha
dato l'impressione di essere una persona umana che desidera sinceramente
aiutare - per quanto è in suo potere. Mi ha assicurato
ancora che avrebbe provato per l'ennesima volta a far rilasciare
al più presto possibile i sacerdoti detenuti. Che Dio lo
renda possibile! Io non la smetterò con le mie richieste
finché tutto ciò non si sarà realizzato.
3. Come primo gesto per verificare le promesse del generale, chiesi
immediatamente che mi fosse concesso di visitare la parrocchia
di Kotor Varoš. Scortato dalla polizia militare, con altri due
sacerdoti, una suora di Kotor Varoš (sr. Ksaverija), e col nostro
ospite frate Ivan Franjić, che si sta riprendendo da una percossa
ricevuta in episcopio in mia presenza, ho deviato a Kotor Varoš.
Portammo anche un po' di cibo col furgone della Caritas. Ho visto
che la nuova chiesa parrocchiale è stata bruciata, così
come una cinquantina di case lungo la strada principale appartenenti
ai cattolici. Che triste visione! Ho parlato al cappellano di
Kotor Varoš, frate Mate Pranjić che è rimasto nella città
per tutto il tempo e mi ha raccontato che già un migliaio
di persone ha lasciatola città ed altre duemila si stavano
preparando per partire da un giorno all'altro! Nella parrocchia
di Vrbanjci, abbiamo incontrato il decano Adolf Višaticki che,
grazie a Dio è ancora vivo, nonostante si sia trovato in
mezzo ai due schieramenti di guerra. Egli è stato picchiato
solo lievemente e la sua chiesa e la sua casa sono state saccheggiate.
Ho anche avuto la buona notizia che i nostri teologi Marko Vidović
e Ivan Grgić sono ancora vivi. L'intera parrocchia è in
preda alla paura e al panico - fuggono verso le colline e i residenti
stanno lasciando tutti i loro possedimenti per scappare in qualsiasi
altra parte del mondo come profughi. Sia a Vrbanjci che a Kotor
Varoš ho chiesto alle autorità civili e militari di garantire
la sicurezza alla popolazione, di non tenerli prigionieri e di
non permettere uccisioni e vessazioni di gente innocente! C'è
grande paura tra la popolazione cattolica rimasta ed è
molto importante che i sacerdoti siano ancora con loro, nonostante
il pericolo per le loro vite! Nei prossimi giorni farò
tutto il possibile per proteggere questi sacerdoti e la loro gente!
4. Oggi ho ricevuto la notizia che la chiesa parrocchiale e la
canonica di Kulaši sono stati bombardati, cosi come la chiesa
greco-cattolica a Prnjavor. Domani, voglio provare a vedere la
quantità dei danni provocati e mi prenderò cura
del parroco e dei fedeli!
Eccellenza Reverendissima, preghi per noi! Ciò è
molto importante per noi! Grazie di tutto! Scriverò nuovamente
appena mi sarà possibile!
Con i miei rispetti - Suo nel nostro Signore
+
Franjo Komarica vescovo
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n: 559/92 del 3 agosto 1992)
SONO RIUSCITO A VISITARE ALCUNE PARROCCHIE
Eccellenza
Reverendissima!
Oggi ho fatto visita al sindaco di Banja Luka sig. Predrag Radić,
assieme al Vicario generale don Ante Orlovac ed al Cancelliere
don Milenko Aničić. Ho presentato un rapporto scritto che manifesta
la nostra preoccupazione per la difficile situazione e l'incertezza
del futuro della popolazione cattolica nella nostra municipalità
(ho incluso una copia di quel rapporto: ap. n° 1).
Ho avuto una conversazione lunga ed aperta col sindaco. Ha mostrato
comprensione per le nostre preoccupazioni e disponibilità
a concedere a tutti i cittadini gli stessi diritti, cosi come
ha capito la nostra lotta contro ogni forma di violenza ed ingiustizia.
Ancora una volta egli ha messo in evidenza il grande contributo
della popolazione cattolica nella nostra municipalità durante
il periodo di relativa pace nella regione. Egli ha risposto alle
mie domande scritte, dopo una consultazione con altri politici
responsabili "perché egli non vuole fare delle promesse che
poi non potrà mantenere", per iscritto.
Dopo di che siamo stati scortati dalla polizia militare dell'esercito
di Banja Luka - scorta che ci fu concessa dopo la confisca del
nostro mezzo di trasporto non lontano da Banja Luka da un gruppo
di persone in uniforme, che avevano minacciato di ucciderci.
Sono riuscito a far visita alle parrocchie di Prnjavor, Kulaši
e Dragalovci, come pure alla chiesa greco-cattolica che è
stata bombardata e ridotta in macerie! La situazione attuale
è pietosa ed è stata descritta tramite lettera da
padre Petar Ovad, il parroco e decano della chiesa cattolica ucraina
in Bosnia-Erzegovina (vedi ap. n°2). Gli ho promesso che non li
avrei scordati, anche perché loro non hanno la possibilità
di alcun tipo di contatto con il loro Vescovo a Zagabria, Mons.
Miklovš. Nella parrocchia di Kulaši, la chiesa romano cattolica
venne bombardata nello stesso periodo della chiesa di Prnjavor.
La notte precedente, la canonica venne danneggiata da un ordigno
esplosivo.
Né nella parrocchia, né a Prnjavor, c'erano mai stati conflitti
armati. La chiesa venne bombardata senza alcuna ragione. La gente
vive terrorizzata. Quando ho fatto loro visita, un gruppo di circa
duecento persone tra uomini, donne e bambini, piangevano mentre
mi chiedevano di proteggerli! Il parroco, Nikica Lozančić venne
duramente maltrattato dal capo della polizia di Prnjavor quando
andò da lui a raccontargli che la chiesa era stata bombardata!
Ho pregato con loro, cercando di incoraggiarli e confortarli come
meglio potevo ed ho promesso loro che non li avrei dimenticati.
A loro ha fatto piacere quando ho detto che il Santo Padre stava
pregando per loro e mandava la sua benedizione e che anche Lei,
come suo emissario, mandava la sua benedizione.
Nella parrocchia di Dragalovci, la chiesa fu seriamente danneggiata
da un ordigno esplosivo e poi fu saccheggiata. Il parroco, Marko
Šalić fu rapito dai soldati più di due mesi fa e non abbiamo
ancora informazioni attendibili su dove ora si trovi. Molto probabilmente
è a Doboj. Numerose case sono state bruciate e molte persone
sono state portate in centri di detenzione. Sembra che il paese
abbia cessato di vivere. Qui non c'erano scontri bellici, ma la
parrocchia ed il paese si trovano sulla principale ed unica strada
tra Banja Luka e Belgrado. Molte persone anziane hanno fatto appello
a me perché li portassi via dalla tortura quotidiana da parte
di persone in uniforme, che li hanno derubati e picchiati! Abbiamo
dovuto far appello a tutto il nostro coraggio per visitare Doboj,
che è stato sotto il controllo di un altra unità
(anch'essa serba); sono riuscito ad incontrare il parroco, Jozo
Kudić e gli ho chiesto di Marko Šalić. Šalić era stato rilasciato
due giorni prima dalla prigione di Doboj e per ragioni di sicurezza
è rimasto con Padre Kudić. C'erano anche quattro suore
"serve di Gesù Bambino" ed una donna anziana.
Il convento delle sorelle era stato demolito molti mesi prima
da membri dei "baschi rossi" - forze armate serbe. La
parrocchia venne bruciata, molti cattolici furono uccisi o vennero
detenuti, mentre altri riuscivano a fuggire verso la salvezza.
Ne sono rimasti veramente pochi. Sono realmente chiusi in una
prigione e non possono andare da nessuna parte. Hanno appena qualcosa
da mangiare. Alla mia visita si sono allietati tutti! Ho promesso
che avrei tentato e deciso con le autorità militari a Banja
Luka di venire e incontrarli mercoledì, perché loro vogliono
disperatamente lasciare Doboj!
Durante il viaggio di ritorno mi sono fermato a visitare il parroco
di Prnjavor, Vlado Lukenda, a cui era stata confiscata la vettura.
Ho scritto una lettera di protesta, dove esprimevo al sindaco
di Prnjavor il mio rammarico per la difficile situazione che i
cattolici devono fronteggiare nella municipalità di Prnjavor
(ap. n°3).
Vostra Eminenza, nei prossimi giorni vorrei provare a far visita
ad altre zone della mia diocesi, che sono afflitte dalla guerra
e da tutto questo dramma. Scriverò ancora!
Raccomando me stesso alle sue preghiere!
Suo nel Signore!
+
Franjo Komarica, vescovo
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 562/92 del 6 agosto 1992)
"POSSA DIO DARCI LA FORZA PER SOPPORTARE ANCORA"
Eccellenza
Reverendissima!
Ancora una volta le spedisco una lettera-reportage delle ultime
visite appena compiute ad alcune delle mie parrocchie con le
quali non avevo contatti da due mesi.
Martedì 4 luglio sono andato a Prijedor, Stara Rijeka,
Ravska, Ljubija, Šurkovac e nella parrocchia greco-cattolica di
Trnopolje, vicino a Kozarac. Il parroco di Prijedor, Mladen Grabovac
se la sta cavando piuttosto bene considerando che sono state
compiute nove irruzioni nella sua chiesa e nella canonica, senza
alcuna ragione. In ogni caso, non hanno usato violenza su di lui
in alcun modo. La chiesa è danneggiata solo leggermente,
il campanile è stato colpito da alcuni colpi di mortaio.
La chiesa figliale a Kozarac è stata bruciata e così
anche le case dei cattolici (e dei musulmani). Un gran numero
di persone è stato portato via in campi di concentramento.
C'è terrore tra la gente. Sono evidenti le massicce migrazioni
di popolazione non serba!
Sono riuscito a parlare con i rappresentanti delle autorità
locali, compreso il sindaco, il capo della polizia ed il comandante
dell'esercito dell'intera regione. Fu una discussione dura ed
aspra! Loro erano menzogneri ed intolleranti nei loro interventi!
Ho chiesto loro di liberare il parroco di Ljubija, Stipo Šošić.
Volevo andare nel campo dì concentrazione di Omarska, che
è sotto la loro giurisdizione, a far visita a lui ed agli
altri quattro sacerdoti. Non me l'hanno permesso, ma mi hanno
promesso (!) che in due giorni di tempo mi avrebbero dato notizie
sulle sue condizioni! Ho chiesto loro anche garanzie per la sicurezza
dei circa ottomila cattolici della loro municipalità. Non
sono stati molto convincenti nelle loro promesse!
Nella parrocchia di Stara Rijeka, ho trovato il parroco e decano
Ilija Arlović, che era stato rilasciato la notte precedente da
un campo di concentramento a Sanski Most, dopo dodici giorni di
pesanti torture. Era coperto dì lividi e si lamentava
di un terribile dolore al costato. Era alla fine delle sue forze
fisiche e psichiche. La nuova chiesa parrocchiale fu demolita
completamente, mentre la canonica fu saccheggiata. Molte decine
di parrocchiani si trovano ancora in campi di concentramento.
La situazione peggiore è nella chiesa di Briševo, dove
il 24 luglio senza alcuna ragione, in una zona dove non c'erano
mai state battaglie, 90 civili (uomini, donne e bambini) furono
uccisi. Più di cento case, la nuova chiesa parrocchiale
e la canonica (anch'essa nuova) furono bruciate. Tutto ciò
è opera dell'esercito – VI° unità Krajina
Sanska sotto il comando del tenente Branko Basara - come mi fu
confermato durante una mia visita da un ufficiale di alto grado
della mia scorta. Il resto della popolazione è fuggito,
Dio sa dove.
E' terribile! (ap. 1).
- Nella parrocchia di Ravska, Ivan Grgić non subì violenze
fisiche, ma la sua canonica e la sua chiesa vennero saccheggiate
in diverse occasioni. La chiesa succursale a Donja Ravska e cinque
case furono bruciate. Ad Ovanjska, otto case furono bruciate.
La maggior parte della popolazione è fuggita altrove, verso
la salvezza, probabilmente sulle colline (la parrocchia è
per lo più montagnosa). Una paura generale e panico prevalgono,
così come estrema e diffusa povertà.
- Il parroco di Ljubija, Stipo Šošić fu portato via il 15 giugno
quest'anno verso il campo di concentramento di Omarska. Per un
po' di tempo non abbiamo saputo niente di lui. Ora sappiamo che
è stato torturato. È alla fine delle sue forze ed
è seriamente malato. Il nuovo centro pastorale (consacrato
quest'anno il 12 maggio) è stato totalmente demolito e
poi saccheggiato dall'esercito in due occasioni, la prima volta
tra il 23 ed il 25 luglio e poi nuovamente il 30 luglio di quest'anno.
La nuova chiesa parrocchiale è stata intenzionalmente bruciata,
ma non è stata interamente distrutta. Furono invece CAUSATI
ingenti danni! La gente è stata più o meno dispersa
ovunque. Fino ad ora sono stati in grande apprensione ed hanno
affrontato costanti persecuzioni per più di due mesi.
Il parroco di Šurkovac, fra Josip Božić ha conseguito un totale
esaurimento fisico. Lui ed i suoi fedeli dal 24 maggio di quest'anno
stanno vivendo per la maggior parte del tempo fuori dalle loro
case e si stanno nascondendo nelle circostanti foreste e colline.
L'esercito e la polizia passano giornalmente dal villaggio e usano
violenza su chiunque trovino. Il terrore è evidente. La
chiesa e la canonica sono state colpite da circa trenta colpi
di proiettile. Durante la notte tra il 26 ed il 27 luglio, 150
persone, compreso un certo numero di musulmani, furono uccisi
a CIPE (una miniera a cielo aperto nella regione di Ljubija).
Il 28 luglio altre quattordici persone furono uccise, seguite
da nove zingari rumeni, ai quali era stato precedentemente ordinato
di seppellire le prime quattordici vittime! Queste persone vogliono
disperatamente andarsene trovandosi costretti a farlo. Non hanno
diritti, come del resto tutti gli altri cattolici in questa regione!
A loro manca tutto, ed è così anche nel resto delle
altre parrocchie! Sono riuscito a distribuire un po' di cibo ed
un po' di sapone ottenuti attraverso la nostra Caritas. Ne servirebbe
una quantità maggiore, ma non l'abbiamo! Ho visitato il
parroco greco-cattolico di Trnopolje. Ci sono ancora delle famiglie
rimaste là. La chiesa non è stata danneggiata, ma
le case dei cattolici e dei musulmani sono state devastate, distrutte
e saccheggiate, (centinaia di case musulmane sono state bruciate
o distrutte a Prijedor e nei dintorni). Come avevo promesso su
loro richiesta mercoledì 5 agosto, dopo che mi era stato
dato il permesso dalle autorità militari, radunai il parroco
M. Šalić ed il parroco di Doboj, Jozo Kudić, così come
le quattro suore dell'ordine delle "Serve di Gesù
Bambino".
- Prima di tutto andai a Prnjavor, accompagnato da Padre Vlado
Lukenda e dal parroco greco-cattolico e decano, Petar Ovada e
facemmo visita al sindaco; discutemmo della situazione che si
trovano ad affrontare i cattolici in questa regione. Ho richiesto
maggior protezione per le vite ed i beni della popolazione cattolica,
soprattutto perché la notte precedente erano successi numerosi
spiacevoli incidenti e solo all'ultimo momento qualcuno ha impedito
che la chiesa di Prnjavor venisse fatta esplodere! Egli ha promesso
di fare tutto ciò che può. Quanto sia ciò
che può fare, è un altra questione!
- Sono riuscito a portare in salvo i sacerdoti e le suore di Doboj
ed ad ospitarli nella mia residenza nel palazzo vescovile. Padre
Šalić ha passato più di due mesi i prigione, a Doboj. Vedendo
che era vecchio e malato, venne picchiato pesantemente "solo"
poche volte (forse cinque volte). Egli non ne vuole parlare. Tutto
ciò che ha detto è che c'erano più di cinquemila
detenuti non inclusi in alcuna lista e che la gente moriva a causa
delle ripetute percosse loro inflitte. Sono state detenute anche
delle donne. Le condizioni all'interno ed il cibo servito erano
orribili. Tutto ciò succede a persone innocenti. Questi
venivano detenuti perché così era più facile impadronirsi
delle loro proprietà. E' sicuro che circa cinquanta persone
della parrocchia di Doboj sono state uccise. Molte di più
sono state arrestate e nessuno conosce il loro numero esatto.
Prevale il terrore! I parroci e le suore non hanno contatti con
alcun sacerdote delle parrocchie vicine e non sanno neppure dove
si trovino o come stiano. Molti villaggi nel decanato di Doboj
sono stati distrutti ed i loro abitanti sono stati uccisi o sono
dovuti fuggire! Padre Kudić e le suore vogliono andare a Zagabria,
se alla Caritas è permesso di organizzare un viaggio nei
prossimi giorni, superando il blocco che dura da un mese e mezzo.
Oggi, 6 agosto, ho fatto una lunga discussione con il Vescovo
ortodosso di Banja Luka riguardo ai tragici eventi che ci circondano.
Abbiamo parlato del bisogno di un incontro che riunisca vescovi
cattolici ed ortodossi provenienti da tutte le regioni straziate
dalla guerra. Un simile incontro sarebbe sicuramente utile!
- Nella municipalità di Bosanska Gradiška, l'esercito di
difesa territoriale ha dato alla popolazione cattolica di Dolina
l'ultimatum per evacuare il paese senza portare con sé alcuno
dei loro beni. Sono andato sul posto nel tentativo di prevenire
questo atto fascista di pulizia etnica. Possa Dio avere misericordia
di noi e ci doni la forza per continuare a sopportare queste difficoltà!
Per favore, continui a pregare per noi! Possa Dio ricompensarla
per tutto ciò che sta facendo per noi. I miei fraterni
saluti in Cristo nostro Buon Pastore.
Suo
+ Franjo Komarica
Lettera
a Mons. G. Montalvo Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. 574/92 del 10 agosto 1992)
"PRIMA POSSIBILE DOVREMMO PREPARARE UN INCONTRO TRA VESCOVI
ORTODOSSI E CATTOLICI"
Eccellenza
Reverendissima!
Nonostante i molteplici sforzi, non sono riuscito a rompere il
blocco e poterle inviare informazioni riguardanti l'attuale situazione
in alcune parrocchie della mia diocesi di cui non ho avuto informazioni
per qualche tempo. Sono molto riconoscente che alla fine Lei
sia riuscito a contattarci. Sfortunatamente, anche dopo la conversazione
di due giorni fa, non sono stato in grado di spedirle informazioni
scritte.
Ora scrivo poche righe aggiuntive sugli ultimi sviluppi. Sono
stato costretto ad inoltrare una protesta scritta a Bosanska Gradiška
contro lo sfratto violento ed illegittimo della popolazione cattolica
dalle loro case (ap. 1). Un'oppressione sempre maggiore viene
inflitta col passare del tempo contro i cattolici croati nelle
parrocchie di Bosanska Gradiška e Dolina. La gente chiede a me
ed al parroco di salvare le loro povere vite. Ho chiesto alla
Croce Rossa Internazionale qui a Banja Luka di intervenire nella
misura in cui le è possibile.
Sabato sono andato a far visita ai quartieri generali del l° Corpo
d'Armata Ucraino, accompagnato dal direttore della Caritas, don
Aničić e finalmente in quell'occasione ho ricevuto il permesso
scritto per spedire un TIR a Zagabria per ottenere cibo ed aiuti
umanitari. Non sappiamo quando ciò diverrà realtà!
Gli alti ufficiali si limitarono a riconoscere quanto abbiamo
contribuito noi cattolici alla pacifica situazione ed alla coesistenza
in questa città. Ci ringraziarono ed espressero il loro
riconoscimento al vescovo, ai sacerdoti e ai fedeli.
Oggi ho fatto visita al vescovo ortodosso di Banja Luka, Mons.
Jefrem e ci siamo incontrati con molti altri vescovi ortodossi:
il Metropolita di Dabro Bosna Nikolaj, i vescovi di Tuzla Vasilije,
di Bosanski Petrovac Hrisost, di Pakrac Lukijan ed il nuovo vescovo
australiano. Abbiamo fatto una chiacchierata molto costruttiva.
Prima possibile dovremmo preparare un incontro tra vescovi ortodossi
e cattolici a Novi Sad, come hanno detto loro stessi. Le chiedo
di sostenere quest'iniziativa!
La nostra gente ha paura ed è insicura riguardo al futuro.
Inoltre hanno sempre più fame! Dio ci aiuterà sicuramente!
Ci credo fermamente!
I più calorosi rispetti a Lei ed a chi La circonda!
Suo
nel Signore
+ Franjo Komarica
Lettera
a Suor Tarcisia Medven, Madre Provinciale delle suore
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo"
(Prot. n. 613/92 del 19 agosto 1992)
"NOI PREGHIAMO, SOFFRIAMO, CONSOLIAMO E CONDIVIDIAMO LA SOFFERENZA
DELLA NAZIONE"
Stimata
sorella!
Dopo un periodo lungo e drammatico, sono finalmente nella condizione
di scrivere nuovamente almeno alcune parole. Le mando tramite
Suor Salezija, membro della sua Congregazione e Responsabile per
l'Ordine in questa regione. Lei sarà maggiormente in grado
di comunicare com'è complicata la situazione. Le possibilità
relative alle sue richieste affinché le sorelle possano lasciare
questa regione, rientrano in questa situazione complicata. Ho
provato a fare quello che ho potuto in armonia con le richieste
fatte dal Nunzio Apostolico Mons. Montalvo per quanto riguarda
la protezione delle sorelle e dei conventi, specialmente a Bosanski
Aleksandrovac e Nova Topola. Fino ad ora in qualche modo ce l'ho
fatta. Spero di essere in grado di farlo in futuro, ovviamente
tenendo conto anche delle difficoltà in cui ci troviamo
in questa zona. Anche se, per ragioni pratiche, alcune delle sorelle
più anziane necessitassero di essere trasferite in Croazia,
io non credo che sarebbe saggio spostare tutte le sorelle dai
detti conventi e men che meno da tutta la regione. Ho parlato
con Suor Salezija, con la Madre Superiora di entrambi i conventi
e con altre persone autorevoli. Non sappiamo quello che ci riserva
il giorno e la notte. Tutto è nelle mani di Dio, compresi
noi stessi. Senza di Lui nulla può succedere. Posso solo
aggiungere che le nostre sorelle e i nostri sacerdoti hanno mostrato
una disponibilità straordinaria a soffrire accanto alla
loro gente. Condividono la loro sofferenza, il loro dolore e l'insicurezza
portati da questa guerra della quale non possiamo in nessun modo
essere ritenuti responsabili. Noi preghiamo, soffriamo, confortiamo,
condividiamo e facciamo ciò che possiamo, secondo la volontà
di Dio! Preghi anche Lei per noi perché possiamo continuare ad
essere al servizio di Dio e perché Lui si serva di noi secondo
la sua volontà!
Che Dio Vi benedica tutte! Con un saluto fraterno,
+
Suo, FRANJO KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 552/92 del 3 settembre 1992)
"NON POSSIAMO Nè
RESTARE Nè ANDARE"
Eccellenza
Reverendissima!
Approfitto dell'occasione di un po' di elettricità dopo
due settimane dì oscurità, per spedirle un fax riguardante
gli ultimi eventi nella mia diocesi. Mi sono compiaciuto per
essere riuscito a parlarle al telefono dopo un lungo periodo di
silenzio. Grazie per la sua grande premura e l'amore per noi.
Possa Dio ricompensarla cento volte tanto. Le sue preghiere ed
altre forme di assistenza sono più che valide per noi durante
le difficili situazioni in cui ci troviamo, le grandi prove ed
il grande dolore che affliggono la mia diocesi.
Nell'allegato promemoria che ho presentato nei giorni scorsi alle
autorità civili e militari, dovrebbe essere in grado di
capire le nostre condizioni. In generale la gente ha una grande
paura. In alcune città, la repressione e l'anarchia attuate
da banditi armati e spesso sostenute e spalleggiate da politici
locali, stanno diventando insopportabili. Molte decine dei miei
fedeli stanno cercando protezione da me e se fosse possibile di
rifugiarsi in Croazia o comunque all'estero. Questo alla fine
è un compito impossibile da risolvere - non possiamo né
restare né andare. Sto facendo tutto il possibile per influenzare
le più ragionevoli autorità locali civili e militari
e per informarle della cosiddetta pulizia etnica, che è
un crimine contro l'umanità. Può essere considerata
anche un gesto fascista e un genocidio. Talvolta mi sforzo perfino
di capire. La pressione della comunità internazionale contro
questi atti bestiali sta iniziando ad essere sentita sempre più
dalle autorità. Per favore, continui a fare ciò
anche in futuro finché ne ha la forza. Faccia tutto il possibile
per trovare una soluzione che sia umana, comprensiva e cristiana
per questa gente innocente che si trova ad affrontare questa situazione
così disumana!
Padre S. Šošić è salvo e finalmente è con me dopo
due mesi e mezzo d'inferno nel campo di concentramento di Omarska
e Manjača. Anche il parroco di Prijedor M. Grabovac è con
me. La sua parrocchia è stata rasa al suolo ed hanno cercato
di eliminarlo. Anche la mia vita è in pericolo in ogni
momento. Sono stato avvisato di questo fatto solo oggi dalle autorità
militari con cui mi sono incontrato per intervenire nella intollerabile
situazione affrontata dai miei fedeli!
SI COMPIA IN NOI LA VOLONTÀ DI DIO.
Preghiamo l'uno per l'altro! La ringrazio sinceramente!
Suo
vescovo
Franjo
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 825/92 del 25 settembre 1992)
INCONTRO CON C. VANCE E D. OWEN
Eccellenza
Reverendissima!
Mi sono preso ancora una volta la libertà di scriverle
e di informarla brevemente con una nota che sono stato onorato
di poter essere presentato ai Signori C. Vance e David Owen che
sono stati in visita ufficiale a Banja Luka.
Il loro itinerario in Banja Luka includeva una visita al sottoscritto,
come mi era stato detto questa mattina dal sindaco, il signor
Radio, non appena ricevette il protocollo delle visite previste
di questi ospiti.
Lui stesso propose che fosse il vescovo ortodosso Mons. Jefrem
ad occuparsi dell'incontro al quale naturalmente io acconsentii.
A sua volta egli, su mio suggerimento, portò con sé il
Mufti di Banja Luka, il signor Halilović. Noi tre abbiamo incontrato
i signori Vance e Owen presso l'hotel "Bosna" nelle
ore pomeridiane ed abbiamo trascorso circa un'ora e mezza a conversare.
Dopo le relazioni di Mons. Jefrem e del sig. Halilović, anch'io
feci una descrizione dell'attuale situazione sottolineando alcune
circostanze particolarmente significative che la popolazione della
Bosanska Krajina ha dovuto affrontare. Questa gente è prima
di tutto gente molto pacifica e pronta per una coesistenza pacifica
con le altre etnie, desidera restare in pace nelle proprie case
e non ha reagito in alcun modo alla terribile ingiustizia di essere
privati dei diritti in aggiunta ad una pesante repressione sociale.
Il loro unico desiderio è di salvare le loro povere vite;
non importa dove, basta sia all'interno del territorio dell'attuale
Bosnia. Ho sottolineato che secondo me né il signor Karadžić,
né nessun altro politico Serbo (per non parlare degli altri politici)
sono consapevoli della reale situazione sul territorio, specialmente
a Banja Luka dove a prima vista tutto sembra tranquillo, nonostante
l'incombente minaccia che un conflitto possa scoppiare tra la
nostra gente che ha sempre più fame. Ho fatto molti appelli
affinché questa gente innocente ricevesse un po' di protezione
di fronte all'anarchia, perché fosse fermato questo conflitto
armato e soprattutto perché fosse costituita una forza di pace
per controllare e per adottare misure concrete nel fermare le
disgrazie della guerra. Con una breve risposta, i rispettabili
signori ci ringraziarono per le informazioni che avevano potuto
ascoltare da noi e affermarono che erano compiaciuti del fatto
che tra noi ci fosse tanta tolleranza e collaborazione. Aggiunsero
che era assai evidente che questa zona era particolarmente esposta
ad un vero e proprio olocausto, cosa che la comunità internazionale
non poteva permettere restasse impunita. Manifestarono inoltre
l'impressione che si stesse usando l'arma della pulizia etnica
per conquistare più territorio possibile prima dell'arrivo
in queste regioni dell'UNPROFOR (Forze di protezione delle Nazioni
Unite). Continuarono assicurando che si sarebbero instancabilmente
impegnati ad impedire l'escalation dell'ingiustizia e dei focolai
di guerra e che erano convinti che la pulizia etnica sarebbe stata
ben presto debellata e giudicata come un enorme inganno. Erano
entrambi determinati a fare tutto il possibile per porre fine
alla guerra e per ristabilire nuovamente la giustizia per tutti.
Perciò noi possiamo ringraziare Dio per questi due politici
competenti e sicuramente capaci e per averceli mandati, affinchè
la nostra già drammatica situazione non peggiori ulteriormente.
Forse grazie ai loro sforzi, altri responsabili internazionali
possono decidersi ad intervenire per prevenire una catastrofe
ancora più grande per la nostra gente e per le nostre confessioni
religiose, specialmente per quella della mia diocesi.
Ringrazio Lei e attraverso di Lei la Santa Sede per tutti gli
sforzi tesi a ristabilire la pace e a creare quelle condizioni
che rendono possibile una pacifica coesistenza tra le diverse
popolazioni di questa regione orribilmente ingannate da politici
incompetenti e meschini e da spregiudicati guerrafondai.
Io stesso non mi arrenderò mai nei miei tentativi di mantenere
un buon clima tra la nostra gente e appoggerò ogni azione
costruttiva in questa direzione.
Possa il Signore benedire tutta questa nobile gente nei loro tentativi
e sforzi per il vero bene dell'uomo e di tutti i popoli!
Eccellenza Reverendissima, ancora una volta La ringrazio cordialmente
per il Suo impegno nel risolvere la difficile situazione della
Chiesa di Banja Luka! Possa il Signore ricompensarLa! Questi sono
i miei desideri e le mie preghiere per Lei.
I miei auguri in Cristo e Maria.
+
FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 726/92 del 12 settembre 1992)
LA SITUAZIONE E' MOLTO DRAMMATICA IN DIVERSE PARROC