Autore:
Dr Franjo Komarica

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Documenti del Vescovo di Banja Luka durante gli anni della guerra 1991-1995


- III -
ALLE AUTORItà ECCLESIALI


Settembre 1991 - Marzo 1992

ATTACCHI CONTRO I SACERDOTI CATTOLICI, LE SUORE, I FEDELI E LE CHIESE NELLE DIOCESI DI BANJA LUKA

BOSANSKA GRADIŠKA
21 settembre 1991, nelle ore pomeridiane (15.30-18.45) - II presbiterio della parrocchia di Bosanska Gradiška fu saccheggiato ed il parroco con i suoi aiu­tanti subirono serie violenze fisiche. Come conseguenza delle sue ferite, inflitte-gli dagli uomini in uniforme, il prete non poté adempiere ai propri doveri per più di un mese. Il danno materiale fu ingente.
Quattro irreprensibili cattolici furono uccisi in parrocchia, anche se non era­no coinvolti in alcun schieramento, né politicamente né militarmente. Due case di proprietà di cattolici furono minate e completamente distrutte.

NOVA TOPOLA
8 ottobre 1991, ore 3.40 - La chiesa parrocchiale fu bombardata. Fu prodotto un grosso buco nel campanile.
30 ottobre 1991, ore 23.10 - Due granate vennero fatte esplodere contro la chie­sa  parrocchiale. Gravi danni furono fatti all'ingresso della chiesa.
8 novembre 1991 - La chiesa figliale dì Ćelinovac fu attaccata. Fu leggermente danneggiata.
11 novembre 1991 - A Nova Topola un attacco armato fu diretto contro il convento. Le finestre furono danneggiate, mentre alcuni giorni dopo i vetri furono completamente frantumati con sassi.
Lo stesso giorno una bomba a mano fu lanciata tra la canonica e la chiesa.
14 dicembre 1991 - Furono sparati proiettili di arma di piccolo calibro contro l'entrata della chiesa parrocchiale.
27 dicembre 1991 - Alle 19.00 circa, ci furono forti spari attorno al convento. Diversi proiettili colpirono le porte e le finestre.
L'ultimo giorno dell'anno attorno al convento si sparò con ogni genere di arma. Fu perforato un muro grosso 50 cm.
21 febbraio 1992 - II fuoco dei fucili fu aperto attorno alla chiesa e al convento. Diversi proiettili colpirono il convento. La stessa notte due bombe vennero fatte esplodere contro la chiesa.
28 febbraio 1992, ore 18.30 - Furono tirati dei sassi che frantumarono i vetri del portico del convento.
1 marzo 1992 - Quattro finestre del convento furono mandate in frantumi con sassi.
5 marzo 1992 - Durante la notte vennero scritte frasi minacciose sui muri delle case coloniche.

 BOSANSKI ALEKSANDROVAC
18 settembre 1991, ore 21.15 - Furono sparati proiettili contro il convento.
20 settembre 1991, ore 21.30 ca -1 fucili fecero fuoco. La facciata della chiesa parrocchiale fu danneggiata.
30 settembre 1991, ore 17.00 ca - Tre proiettili furono sparati contro il convento da un carro armato sulla strada Banja Luka - Bosanska Gradiška. Un proiet­tile colpì e perforò la porta sul balcone.
2 ottobre, ore 17.00 circa - II convento fu colpito ed una porta perforata. La stessa notte alle 23.30 circa pesanti spari scoppiarono attorno al convento ed alla chiesa. Le mura ed il tetto della chiesa e del convento furono danneg­giati.
30 ottobre, ore 22.00 e 1.15 circa - La chiesa fu colpita. Molte tegole e finestre furono danneggiate
4 novembre 1991, ore 21.00 ca - Iniziò il fuoco e continuò fino alle 0.30 ca. Le mura e le finestre della chiesa furono danneggiate.
20 novembre 1991 - La chiesa fu colpita da proiettili traccianti. La facciata della chiesa fu danneggiata.
2 dicembre 1991, ore 16.00 - La chiesa fu colpita da una colonna militare sulla strada verso Bosanska Gradiška. Molte tegole del tetto della chiesa furono mandate in frantumi.
7 dicembre 1991, ore 23.00 ca - Furono uditi degli spari di fucile. Alcune finestre del convento vennero mandate in frantumi.
11 dicembre 1991, ore 21.35 - Fu colpita la canonica dove risiede il parroco. Lafacciata della chiesa fu danneggiata.
3 gennaio 1992, ore 23.10 - Furono sparati numerosi colpi e la facciata della canonica fu danneggiata.
8 febbraio 1992 - Le suore trovarono una bomba inesplosa vicino alla stalla. I fedeli vengono costantemente spaventati.

 MAHOVLJANI
23 settembre 1991, ore 3.00 ca - Tre proiettili esplosivi furono sparati contro la chiesa parrocchiale. Seri danni si produssero sulla chiesa recentemente ri­strutturata. Le finestre della canonica vennero frantumate dall'esplosione. 

TRN
24 ottobre 1991, ore 22.00 ca - Una ventina di colpi furono sparati contro la chiesa e il presbiterio. Solo grazie a Dio il parroco non fu ucciso: una pallottola colpì il suo orecchio. Le facciate della chiesa e della canonica furono danneggiate. 

DOLINA
26 febbraio 1992 - Venne dato fuoco ad una casa e Ilija Marinović morì carbonizzato. L'autopsia rivelò che era stato precedentemente decapitato e i suoi arti amputati.
Altre tre case di proprietà di cattolici croati furono minate ed una persona è stata colpita senza una qualsiasi spiegazione. 

PRNJAVOR
18 gennaio 1992, ore 19.00 circa - Zdenko Čolić di Drenova venne gravemente maltrattato. L'attacco avvenne non distante dalla stazione di polizia. Mentre lo colpivano i colpevoli abusavano di lui chiamandolo "Ustasha" e lo insultava-no con linguaggio dispregiativo.
5 febbraio 1992 - Al cimitero di Dolina molte croci vennero dissacrate.

 GLAMOČ
Nella notte tra il 31 dicembre 1991 e il 1 gennaio 1992 - Due finestre furono fracassate al livello più alto della chiesa.
24 febbraio 1992, ore 15.40 ca - Un soldato delle truppe di riserva uccise senza la benché minima ragione il dottore della zona, Alojzije Kelava. La sua "colpa" era quella di essere coinvolto attivamente nella preparazione del referendum organizzato dal governo di Bosnia-Erzegovina.
Venne un elicottero da Knin a prelevare l'assassino

Inviato per conoscenza a:
            - Segreteria della Conferenza Episcopale - Zagabria

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Lettera al cardinale Franjo Kuharić Arcivescovo di Zagabria
(Prot. n. 285/92 del 20 aprile 1992)

IL REV. ZVONIMIR MATIJEVIĆ, PARROCO DI GLAMOČ, MALTRATTATO FISICAMENTE IN MODO GRAVE ASPETTA DI ESSERE SCAMBIATO NELL'OSPEDALE DI KNIN

Vostra Eminenza!
Secondo le informazioni appena ricevute, a dispetto delle promesse delle autorità di Glamoč secondo cui non gli sarebbe successo nulla, un prete di Banja Luka, padre Zvonimir Matijević, che operava in qualità di parroco di Glamoč, è stato rapito il 12 aprile 1992 (Domenica delle Palme) e portato a Knin dal corpo d'armata di Knin. E' stato trovato in gravi condizioni di salute nell'ospedale milita­re di Knin.
Nel grave attentato alla sua persona gli furono fratturate le braccia in diversi punti, gli causarono un'emorragia ai polmoni e ricevette numerose altre ferite. Secondo le stesse fonti d'informazione, l'esercito sarebbe pronto a rilasciarlo in cambio di un pilota che è stato catturato dalle forze croate durante un attacco aereo a Kupres e Tomislavgrad. Richiedono inoltre il rilascio dei loro preti orto­dossi - i sacerdoti di Kupres e Tomislavgrad - che si presume vengano tenuti, prigionieri. Comunque, la televisione di Belgrado ha annunciato che questi preti sono fuggiti verso la salvezza prima che iniziasse il bombardamento.
Se questi preti sono veramente tenuti prigionieri, mi appello a Lei affinché provveda ad uno scambio per poter salvare il nostro prete.
Mi appello a tutte le autorità competenti e chiedo loro di intraprendere tutte le misure necessarie affinché Padre Matijević, questo prete innocente possa veni­re rilasciato il più presto possibile.
Le sono grato fin da ora per qualsiasi aiuto Lei possa offrire.

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera del Vescovo al Presidente della Conferenza Episcopale, Card. Franjo Kuharić
(Prot. N. 16/92 del 27 aprile 1992)

NON E' POSSIBILE LA MIA PARTECIPAZIONE ALLA SESSIONE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DAL 27 AL 29 APRILE 1992

Eminenza Reverendissima!
Anche se recentemente ho annunciato la mia partecipazione alla prossima seduta della Conferenza Episcopale, nuove circostanze nella mia diocesi e nel nostro stato della Bosnia Erzegovina l'hanno resa impossibile.
Tutte le strade del circondario di Banja Luka sono attualmente bloccate e non è possibile per me passare attraverso questo assedio. Inoltre le quotidiane molestie armate contro i sacerdoti e le nostre suore richiedono il mio intervento costante presso le autorità dei comuni della nostra regione che ho cercato per lo meno di contattare telefonicamente. La notte scorsa, la notte fra domenica e lunedì, è stato eseguito un attentato dinamitardo al convento e alla chiesa par­rocchiale di Bosanski Aleksandrovac, cosi come nella parrocchia di Presnače vicino a Banja Luka, grazie a Dio senza nessuna grave conseguenza. La gente, le suore e qualcuno dei nostri sacerdoti sono evidentemente preoccupati, lo faccio quello che posso per placare questa situazione molto tesa. A causa del totale assedio al quale siamo sottoposti, la gran parte dei fedeli della mia diocesi non può fuggire da nessuna parte. Essi attendono ogni giorno con ansia e spe­ranza.
Oltre agli attentati contro diverse chiese e il maltrattamento di sacerdoti e suore, il caso più grave è stata l'aggressione al parroco di Glamoč, Padre Zvonimir Matijević, che è stato rapito dai militari dalla sua canonica, successivamente distrutta, è stato maltrattato fisicamente ed è tuttora ricoverato nel reparto cure intensive dell'ospedale militare di Knin.
Vostra Eminenza, sono sinceramente dispiaciuto di non poter partecipare al prossimo Sinodo della Conferenza Episcopale. Le auguro molti doni dello Spirito Santo per una discussione fruttuosa e costruttiva sul futuro della Chiesa in que­sta parte del nostro continente. Ai nostri fratelli nell'episcopato della Repubblica libera di Slovenia, così come a coloro i quali sono stati membri della Conferenza Episcopale della Yugoslavia e che noi non incontreremo più in future riunioni, va la mia sincera gratitudine per il supporto e la cooperazione che per molto tempo ci hanno offerto. Sono certo che in futuro ci potremo incontrare, per lo meno, per temi comuni. Le assicuro inoltre che le strade da e per Banja Luka, se Dio vorrà, saranno aperte nuovamente e che i collegamenti che sono al momento interrotti saranno ristabiliti.
Perciò spero e già non vedo l'ora di poter partecipare alla prossima seduta del Sinodo appena costituito dalla Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina che includerà anche la Diocesi di Banja Luka e il suo vescovo.
Reverendissima Eminenza, La prego ancora una volta di accettare le espres­sioni del sincero e fraterno legame con Lei. La prego inoltre di trasmettere questi sentimenti ai miei fratelli nell'episcopato che sono riusciti a venire per questa sessione del Sinodo della Conferenza Episcopale a Zagabria.
Saluto cordialmente Lei e i miei fratelli, nel nome del Cristo risorto!

 + FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

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Lettera al Card. Vinko Puljić, Arcivescovo di Vrhbosna
(Prot. n. 406/92 del 21 maggio 1992)

ATTACCO ARMATO CONTRO IL CONVENTO DI BOSANSKI ALEKSANDROVAC

Caro Vinko!
Ti scrivo, come mi avevi chiesto. Anzitutto ti comunico ulteriori informazioni riguardo al parroco Kudić di Doboj e alle sorelle "Serve di Gesù Bambino" di Doboj.
1) Secondo suor Oliva Svetinović, che è riuscita a venire a Banja Luka Do­menica 17 maggio, il parroco era ancora nella sua residenza di Doboj che era parzialmente danneggiata dai bombardamenti e dal fuoco.
Comunque, è ancora abbastanza stabile perché alcune delle sue stanze possano venir usate e se necessario ci si può vivere dentro.
Le quattro sorelle rimaste si sono trasferite con lui dopo la demolizione del loro convento, il 12 maggio, ad opera di persone armate. Alle sorelle fu detto che sarebbero state portate via in quindici giorni. Suor Oliva ha paura che possano venir portate ad Ozrem perché si possono prender cura dei feriti che lì si trova­no.
Conformemente al suo volere, siamo riusciti a metterla su un aereo per Belgrado, cosicché potesse raggiungere il convento di Gerestried. Speriamo che ci sia riuscita.
2) Riguardo all'attacco armato a Bosanski Aleksandrovac avvenuto l'altra notte, ho incluso una copia del racconto scritto da sr. Maristella. Personalmente ho visto rotti la porta, i vetri delle finestre, il tavolo, le sedie del balcone ed alcune tegole, sia della casa sia della chiesa.
Dopo il mio racconto ho saputo che il capo della polizia di Laktaši aveva già fatto visita alle sorelle prima di me. Così ho iniziato un'acuta protesta contro quest'ultimo incidente nei confronti di una comunità di suore anziane e malate.
Le sorelle convinsero me e prima di me la polizia che i colpevoli erano diver­si, conosciuti agli enti ufficiali, compresa la polizia di Laktaši, cosa che la polizia stessa non negò. Gli stessi ufficiali ripeterono le loro promesse, cioè che avreb­bero posto fine agli attacchi contro le suore e contro i pochi cattolici rimasti nella regione.
E' un dato di fatto che questi eccessi si ripetono continuamente: è il caso dei nove mesi passati. La comunità delle sorelle, che negli ultimi 100 anni ha avuto la sua locazione a Bosanski Aleksandrovac a dispetto del trattamento rozzo e disumano, desidera continuare a rimanere lì ed avere piena fiducia nella prote­zione della Chiesa e delle autorità ufficiali, lo sto facendo tutto ciò che posso e continuerò a farlo, a proteggere queste innocenti e meritevoli sorelle nella nostra diocesi di Banja Luka.
Caro Vinko, ti ringrazio per la considerazione e l'interesse verso di noi, nonostante le tue enormi difficoltà e problemi. Possa Dio darti forza e pace!
I miei rispetti a te ed a tutti quelli che ti circondano.

 + Vescovo Franjo Komarica

P.S.: Se pensi che ne valga la pena, per favore informa chi lo ritieni necessario, perché io ancora una volta non mi trovo nella possibilità per farlo.

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Lettera del Vescovo alla Madre Provinciale delle suore
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo" (Prot. N. 36/92 del 1 giugno 1992)

LA POLIZIA HA ISPEZIONATO IL CONVENTO A BOSANSKI ALEKSANDROVAC

Stimatissima Sorella!
Nella comunicazione n. 35/92 del 31 maggio 1992, informai la Madre Gene­rale, Suor Bernarda Kristić, degli ultimi avvenimenti relativi al convento di Bosanski Aleksandrovac.
Ora voglio informarla sulle conclusioni tratte dall'accordo di ieri fra le autori­tà locali, il delegato della comunità locale di Bosanski Aleksandrovac e la comu­nità delle sorelle della Diocesi di Banja Luka.
L'ispezione del convento e degli edifici parrocchiali annessi è stata realizza­ta oggi fra le 13.00 e le 14.00 dai rappresentanti delle forze di polizia di Banja Luka e Laktaši, con la presenza di tre rappresentanti della popolazione locale, della Madre Superiora del Convento, Suor Maristella, delle econome del con­vento, Suor Regina e Suor Salezija che sono arrivate più tardi e del Cancelliere Diocesano, don M. Aničić, e del sottoscritto.
Grazie alla mia insistenza tutto venne ispezionato accuratamente. Gli agenti incaricati hanno condotto un'ispezione puntuale e corretta ad eccezione del fat­to che, pur essendo uomini, sono entrati ed hanno perquisito ogni stanza perso­nale, anche se con molto rispetto, lo li informai che in questo caso stavamo facendo un'enorme eccezione in quanto agli uomini non era in nessun caso permesso di accedere agli alloggi delle sorelle. Loro si scusarono dicendo di non essere a conoscenza di questa regola e permisi loro di accedere agli alloggi per non creare una situazione pericolosa.
Quando l'ispezione fu completata, fu redatta una relazione firmata dal Capo della polizia, da altri due ufficiali, dai tre rappresentanti della popolazione locale, dalla Madre Superiora e da me. Una copia della relazione è rimasta in nostro possesso.
Se ne andarono scusandosi e rassicurandoci dopo che naturalmente era stato offerto loro uno spuntino. Confermarono ancora una volta che, per quanto li riguardava, le sorelle potevano stare certe che si sarebbe fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità per prevenire ulteriori provocazioni. Ci accordammo anche affinché questa informazione fosse di pubblico dominio.
Speriamo che la situazione d'ora in poi migliori. La ringrazio per Le sue pre­ghiere e Le invio i miei saluti!

 + Vescovo FRANJO

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Lettera a Suor Bernarda Kristić, Madre Generale delle suore
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo" (Prot. n. 443/92 del 2 giugno 1992)

"CON TUTTA LA MIA FORZA DESIDERO PROTEGGERE LE VITE E I BENI DELLE NOSTRE COMUNITÀ"

Rispettabile Sr. Bernarda!
Come Le ho già detto nella nostra conversazione telefonica di questa sera e come Lei stessa ha chiesto, Le spedisco questo promemoria scritto contenente tutte le informazioni necessarie riguardanti le Sue sorelle di Bosanski Aleksandrovac (come pure quelle di Nova Topola e Bosanska Gradiška).
Ho già avvisato la Provinciale a Zagabria, come pure la nunziatura apostoli­ca a Belgrado, riguardo al volgere degli eventi nella drammatica situazione e al violento attentato per sfrattare le sorelle dal convento di Bosanski Aleksandrovac. Ho incluso anche una copia di questa lettera. In aggiunta al recente promemoria, voglio sottolineare che il motivo principale dello sfratto delle sorelle nasce dalla volontà di numerosi soldati, il cui ritorno dal fronte della Slovenia Occidentale è previsto nell'arco di breve tempo, di insidiarsi nel convento, confiscandone la proprietà. Questo fatto che durante il colloquio con le autorità di Laktaši non è stato smentito, ha molto irritato sia il sottoscritto sia il Vescovo Ortodosso Mons. Jefrem.
Parlando dell'attuale situazione posso ripetere le assicurazioni delle autorità locali (Dr. Jović; il capo della polizia, Sig. Dobrijević; il capo della polizia crimina­le, Sig. Jovičić, che condusse la recente ispezione al convento; il presidente del locale consiglio comunale e della difesa territoriale, Sig. Vujičić; il presidente del­la commissione per le relazioni con comunità religiose, Sig. Glamočanin e pochi altri rappresentanti ufficiali degli abitanti dei paesi circostanti, di cui non conosco i nomi) che le sorelle non verranno più disturbate e potranno continuare a vivere pacificamente nel loro convento.
Simili garanzie mi erano state date anche dal capo della polizia di Bosanska Gradiška, Sig. Vesić, per conto delle autorità municipali di Bosanska Gradiška riguardo alle sorelle di Nova Topola e Bosanska Gradiška che, per quanto si sa, non sono state esposte a minacce così serie ed abusi così gravi come le sorelle di Aleksandrovac.
In un incontro che ho avuto il 6 giugno 1992, assieme al vescovo ortodosso di Banja Luka Mons. Jefrem e al Muftì mussulmano Sig. Halilović, col Sindaco di Banja Luka, Sig. Radić e il comandante del primo corpo d'armata ucraino, Gene­rale maggiore Talić, tra i vari problemi lo ho fatto presente la necessità di garan­tire la sicurezza delle comunità delle sorelle appartenenti al Suo ordine in questa regione (specialmente a Bosanski Aleksandrovac, Topola e Gradiška). Entram­bi gli ufficiali in particolare il Gen. Talić hanno ripetuto la promessa che nulla sarebbe accaduto alle sorelle.
Sto fidandomi delle loro parole e l'ho anche detto loro. Ho detto inoltre che avrei avvisato l'amministrazione generale dell'ordine di questi eventi recenti, così come la Santa sede.
Con tutta la mia forza mi augura che vengano preservate le vite ed il patrimo­nio delle nostre comunità in questa regione, usando tutti i mezzi possibili per placare la febbre della guerra. Voglio sostenere ogni iniziativa in favore della pace e chiunque la promuoverà.
Possiate voi tutte essere assistite dal Signore, come lo siete state fino ad ora, cosicché possiamo evitare la distruzione della guerra e l'uccisione di per­sone innocenti. A questo scopo, continuo ad implorare le vostre preghiere e quelle delle nostre care sorelle "Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo". Bene­detto è il Sangue di Cristo!
Rispettosamente Suo e benedicendola, rimango fedele a Lei in Cristo.

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera del Cardinale Franjo Kuharić, Presidente della Conferenza Episcopale
(Prot. N. 444/92 del 8 giugno 1992)

SONO COMPLETAMENTE BLOCCATO E NON POSSO MUOVERMI!

Vostra Eminenza!
Ho scoperto, anche se non ufficialmente, che i vescovi della Chiesa croata sono a Zagabria per una riunione con Lei. Io credo che Lei mi consideri ancora un membro del Suo Episcopato, comunque per me è impossibile andarmene a causa del blocco completo di tutte le strade. Probabilmente questo è il motivo per il quale non ho ricevuto nessun invito ufficiale per partecipare all'assemblea.
Mi prendo la libertà di rivolgermi a Lei in questa forma scritta per augurare a tutti voi un'abbondanza di benedizioni di Dio e molteplici doni dallo Spirito Santo affinché la seduta sia molto fruttuosa nel tentativo di risolvere i problemi che attualmente riguardano la nostra Chiesa, lo celebrerò la S. Messa per questa intenzione martedì 9 giugno.
Potremo discutere più concretamente la futura partecipazione al lavoro della Conferenza Episcopale della Croazia, solo quando potrò incontrarmi con Lei personalmente, o più precisamente, quando la pazzia di questa guerra sarà finita e la nostra gente potrà tornare alle loro case.
Grazie a Dio la situazione nella mia diocesi non è così distruttiva come quel­la che ha toccato le diocesi di Sarajevo e Mostar, fatta eccezione per alcune parrocchie o decanati come Prnjavor, Jajce e Prijedor. lo faccio tutto il possibile, assieme ai miei sacerdoti e alle mie suore, per tranquillizzare il clima fra la gente profondamente spaventata e a mani vuote. Sono costantemente in contatto con il vescovo ortodosso Jefrem di Banja Luka e con il Muftì, signor Halilović e, grazie a Dio, questo ha i suoi effetti positivi. Il vescovo ortodosso si è impegnato personalmente in nostro favore per risolvere la situazione drammatica relativa allo sfratto violento delle nostre sorelle dal convento di Bosanski Aleksandrovac.
Dopo il suo ritorno dal Sinodo di Belgrado, fra le altre cose mi disse che Sua Santità, il Patriarca Pavle, chiese esplicitamente a tutti i suoi vescovi "di mante­nere i contatti con i vescovi cattolici ovunque sia possibile" e che "si aspettano dalla Chiesa cattolica loro sorella una grande collaborazione in questi difficili momenti nella riconciliazione e nella reciproca cura delle profonde ferite della guerra da entrambe le parti".
Io non ho ancora nessuna notizia del parroco di Dragalovci, Padre Marko Šalić, che recentemente ha subito un grave attacco di cuore, che è stato rapito una settimana fa e non si sa dove si trovi. Nonostante tutti i miei interventi non ho ancora nessuna informazione attendibile su di lui. Che Dio eviti il peggio! Siamo tutti nelle mani di Dio! Le chiedo di tenerci presenti nelle Sue preghiere come nelle Sue opere di misericordia, perché ci sono molti di noi che hanno veramen­te bisogno dell'aiuto di Dio e degli uomini. Ci aiutati ad aiutare quelli che ci circon­dano! E che Dio sia lodato in tutte le Sue opere!
Vostra Eminenza, La ringrazio ancora una volta per la Sua attenzione pater­na e fraterna per la nostra Chiesa di Banja Luka (che, come risulta dalla storia, ha fatto parte della diocesi di Zagabria). Inoltre La saluto sinceramente, e attra­verso Lei, saluto tutti i fratelli nell'Episcopato raccolti attorno a Lei, specialmente Sua Ecc. il Nunzio Apostolico a Zagabria, che non ho ancora avuto l'onore di incontrare. Ho sentito, comunque, del Suo grande amore per tutti noi!
Fedelmente Suo nel nostro Signore!

 + Vescovo FRANJO

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Lettera alla Madre Provinciale sr. Tarcisia Medven, Zagabria
(Prot. n. 464/92 del 23 giugno 1992)

LA DRAMMATICA SITUAZIONE DELLE SORELLE "ADORATRICI DEL PREZIOSO SANGUE DI CRISTO" AL CONVENTO DI NOVA TOPOLA

Venerabile sr. Tarcisia!
A causa del totale blocco delle comunicazioni mi è possibile solo ora farle pervenire la mia relazione in merito allo spiacevole fatto verificatosi pochi giorni fa al convento delle Sue e nostre sorelle a Nova Topola.
1. Martedì 16 giugno 1992, alle 9.30 circa, quattro uomini in uniforme ed armati entrarono nel cortile del convento e della parrocchia a Nova Topola. Ad una sorella che al momento si trovava nel cortile, fu chiesto di indicare loro dove era il parroco. Lei mostrò loro la canonica ed allora la lasciarono lì. Poi bussaro­no alla porta, il sacerdote rispose, lo portarono alla loro macchina e lo condus­sero verso il villaggio di Laminci.
Mi avvisarono immediatamente di ciò ed io d'accordo con loro avvisai la polizia di Banja Luka e Bosanska Gradiška. Partii immediatamente per Topola dove mi fermai alla stazione di polizia, presso le sorelle del convento, piuttosto spaventate, e dal sindaco di Bosanska Gradiška. Nessuno sapeva chi aveva rapito il sacerdote e perché. Chiesi che ricercassero il prete e che proteggesse­ro in modo particolare le sorelle. A questo proposito ricevetti delle promesse sia a Topola che a Bosanska Gradiška. Visitai nuovamente le sorelle e comunicai loro tutto ciò che avevo scoperto presso le autorità competenti. Volevo portare con me le due sorelle più giovani: sr. Antonia e sr. Maria. Loro e la loro Superiora non acconsentirono perché secondo loro non c'era motivo e desideravano ri­manere con le altre sorelle nella comunità. Informai Sr. Salezija a Budžak di tutti questi eventi la sera stessa.
2. Il Mercoledì, alle 16.30 circa arrivò da me piuttosto traumatizzata la consigliera provinciale Sr. Salezija e mi disse che veniva dal convento di Nova Topola, dove un gruppo di quattro soldati armati, presumibilmente le "Aquile Bianche", alle 22.00 circa della notte precedente avevano violentemente fatto irruzione. Continuarono ad abusare mentalmente e fisicamente per ore delle sorelle. Le sorelle erano piuttosto impaurite e spaventate di aspettare li un altra notte, lo parti subito per la stazione di polizia di Banja Luka, accompagnato da sr. Salezija per denunciare l'incidente, così pure per informare il quartiere generale d'emer­genza, la polizia di Nova Topola e di Gradiška, cercando immediata protezione per le sorelle o meglio ancora una scorta che le assistesse durante il loro trasfe­rimento a Banja Luka. Dopo un intervento della polizia di Banja Luka, mi venne garantito dalla polizia di Gradiška e Topola che nulla sarebbe successo alle so­relle quella notte perché avrebbero provveduto a sorvegliarle. Sr. Salezija ed io rimanemmo con loro. Le suore si calmarono un po' (le due più giovani erano già state portate da sr. Salezija a Budžak quel pomeriggio).
3. Il Giovedì mattina assieme a sr. Salezija e sr. Domenica, la madre Superiora, andai dal capo della polizia di Bosanska Gradiška, Sig. Vesić e comunicai il mio orrore, il mio disappunto e la mia protesta. Egli si scusò e promise che avrebbe immediatamente intrapreso misure adeguate contro i colpevoli al fine di riportare l'ordine e per proteggere ulteriormente le suore e il convento.
Durante la festa del Corpus Domini ci fu una grande confusione nella chiesa di Topola, dove le suore con straordinaria forza d'animo e con una grande fede in Cristo continuano le loro opere di bene, al punto che sarebbero disposte ad arrivare anche fino al martirio.
Quella notte andai ancora una volta alla locale stazione di polizia per chiede­re una protezione particolare per le suore ed ancora una volta la risposta alla mia domanda fu positiva.
Poi, per sicurezza, tornai a passare la notte a Topola. Sr. Salezija, sr. Dome­nica ed io valutammo cosa fare con la comunità ed a chi affidare il convento.
4. Il Venerdì mattina eravamo nuovamente a Banja Luka a parlare con i capi dell'intera regione, i signori S. Župljanin e S. Marković; ricevetti rassicurazioni piuttosto deboli dal primo e più sicure invece dal secondo. Avevamo fretta di incontrare il sindaco di Bosanska Gradiška, Sig. N. Ivaštanin, al quale affidam­mo le nostre proteste contro gli atti ripugnanti commessi da queste persone armate al convento, area sotto la loro giurisdizione. Abbiamo domandato una protezione più efficace per le sorelle e i loro beni. Allora egli espresse il suo più profondo dispiacere per i due seri incidenti di Nova Topola - il rapimento del parroco e l'abuso alle sorelle commessi (secondo quanto dissero le suore) dalle stesse persone - e promise il massimo impegno delle autorità municipali (poli­zia, corpi militari e di difesa territoriale) per scoprire i colpevoli di questi sciagu­rati incidenti.
5. Il Sabato (a causa del conferimento della santa Confermazione in un'altra parrocchia) andò al convento di Nova Topola con sr. Salezija il nostro tesoriere diocesano Rev. B. Pruch. Durante l'interrogatorio ufficiale alle sorelle riguardo agli angoscianti incidenti, tenutosi dalla rappresentanza del Centro regionale per la sicurezza nazionale, erano presenti il capo della polizia di Bosanska Gradiška, sig. Vesić ed il capo della Difesa Territoriale di Bosanska Gradiška.
Io stesso visitai il convento quel pomeriggio ed ancora una volta si discusse del destino delle suore alla luce della Sua reazione, della quale fummo avvisati dal corriere generale a Roma e dal Nunzio a Belgrado. Decidemmo di parlare al Vescovo ortodosso di Banja Luka, che rimase abbastanza turbato dalle notizie. Lui raccomandò di cercare di ottenere ulteriori assicurazioni dalla milizia, cioè dal gen. Talić, comandante del I° corpo ucraino, che già in precedenza ci aveva rassicurato sul fatto che l'esercito non avrebbe disturbato le sorelle.
Il trio già menzionato, in quanto rappresentanti della polizia, assicurarono le suore di poter rimanere tranquille, perché sarebbero state controllate con atten­zione particolare soprattutto durante la notte.
Fino a questa data nessuno ha disturbato le sorelle.
6. Ieri notte ero in visita al vescovo ortodosso Mons. Jefrem con il generale maggiore Talić. In un incontro durato due ore, raccontai la difficile situazione dei conventi di Nova Topola e Bosanski Aleksandrovac e la situazione generale riscontrata dai cattolici nella regione. Il vescovo mons. Jefrem, confermò molte delle mie affermazioni. Il generale ascoltò con molta attenzione ed espresse il suo dispiacere per tutto ciò che è successo a queste "innocenti suore dei due conventi". Egli ci offrì le sue rassicurazioni riguardo al fatto che avrebbe usato tutti i mezzi a sua disposizione, comprese le difese armate, per prevenire ogni abuso contro le suore ed ogni tentativo di esproprio del convento. Egli promise di mettere tutto ciò per iscritto, cosicché io potessi presentarlo alla Sua Congrega­zione.
Le mie impressioni personali e quelle di Mons. Jefrem sono che il generale ed il suo esercito riusciranno a mettere fine ad ogni gruppo paramilitare, che minacci la sicurezza dei civili della regione.
Con riferimento alle Sue indicazioni che ho ricevuto tramite Roma riguardo alle suore, Le comunico che prima ancora di ricevere il Suo consiglio tutte le suore più giovani sono state trasferite a Budžak. Le suore nelle parrocchie fuori di Banja Luka non possono lasciare le loro residenze. Dicono che le loro zone sono abbastanza calme. Ciò è vero per Šimići, Prnjavor e la città di Bosanska Gradiška.
Venerabile sr. Tarcisia, il Signore è con noi nelle sventure di questa guerra! Egli crea dei veri giganti attorno ai deboli, pronti a sacrificarsi in nome dell'amore e del perdono! Sia benedetto l'Ordine, la nostra diocesi e la Chiesa a cui appar­tengono delle suore, così come Nova Topola, Bosanski Aleksandrovac e tutta la regione. Sto facendo tutto ciò che posso per loro e spero che Dio ci aiuti.
I miei più profondi rispetti e ossequi.

Sinceramente Suo,
+ Franjo vescovo

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 495/92 del 6 luglio 1992)

"PORTIAMO LA MORTE DI GESÙ' NEI NOSTRI CORPI"

Reverendissima Eccellenza!
Nella speranza di riuscire alla fine a stabilire un contatto telefonico tra Banja Luka e Belgrado, spero di riuscire a descrivere via lettera l'attuale situazione nella diocesi di Banja Luka.
Ogni giorno la situazione si fa più difficile nella regione della Bosanska Krajina, dove è situata la mia diocesi. Da quanto riportano fonti attendibili, la popolazione dei decanati di Prijedor e Jajce è in parte situata in campi profughi, mentre la rimanente è stata forzatamente espulsa. I parroci, uniti ai loro fedeli, si trovano a dover fronteggiare una situazione difficile, proprio come è stato per noi. E’ diffici­le soprattutto nelle tre parrocchie di Kotor Varoš, dove sono in corso delle tre­mende lotte a causa della popolazione mista (musulmana). Secondo le notizie diffuse dalla radio locale, molte case sono state bruciate ed abbiamo paura che un gran numero di persone abbia patito l'indescrivibile. Negli ultimi dieci giorni ho ricevuto informazioni attendibili solo da un quarto della mia diocesi. Quattro preti sono stati rapiti ed il loro destino è sconosciuto: Marko Šalić di Dragalovci, Ratko Grgić di Nova Topola, Stipo Šošić di Ljubija e fra Juro Stipić di Stratinska. Da un po' di tempo a questa parte non ho notizie di quattordici preti. Spero che siano sopravvissuti e che siano con i loro fedeli con i quali ne condividono il destino. Chiesi il permesso di visitare alcune delle zone colpite dalla guerra; ma mi venne negato dai militari e dalle autorità civili. Chiesi anche in diverse occasioni, che mi fosse permesso di conoscere il destino dei miei sacerdoti e dei loro fedeli, Di­sgraziatamente non trovai alcuna comprensione.
Nelle parrocchie nelle immediate vicinanze di Banja Luka {ce ne sono dieci), grazie a Dio la situazione è abbastanza calma. La gente vive nella paura di una possibile grande calamità. Per ora comunque non ce via d'uscita e non possia­mo andare da nessuna parte. Per quanto riguarda i conventi delle "Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo", la situazione è piuttosto confusa ed abbastanza insicura al seguito di numerosi incidenti, specialmente al convento di Nova Topola dal 16 giugno 1992, quando Padre Ratko Grgić venne rapito e quattro persone armate in uniforme abusarono delle ventidue suore più anziane. Ho provato di tutto con le autorità locali e regionali, sia civili che militari, per garantire la sicu­rezza delle sorelle. Purtroppo nonostante tutte le assicurazioni, comprese quel­le del gen. Talić, comandante del 1° Corpo d'Armata Ucraino, che l'esercito si sarebbe preso cura ed avrebbe protetto entrambi i conventi, nella notte tra il 27 ed il 28 giugno venne dato fuoco ad una delle costruzioni della fattoria del con­vento di Nova Topola. Nel frattempo, d'accordo con la Madre Superiora, ho pro­vato a trasferire tutte le sorelle (circa un centinaio), dalla regione di Bosanska Krajina, o meglio dalla diocesi di Banja Luka verso la salvezza a Zagabria, in Croazia. Nonostante tutti i miei tentativi, non ci sono riuscito fino a questo mo­mento. Recentemente ho fatto numerosi interventi, accompagnato dal vescovo ortodosso Mons. Jefrem, con varie istituzioni nello sforzo di proteggere le suore nel convento. Ho in programma di parlare con loro nuovamente l'8 luglio a Bosanska Gradiška, dove sto per incontrare le autorità locali al fine di ottenere maggior sicurezza così che le sorelle possano rimanere nel loro convento di Bosanski Aleksandrovac che ha cent'anni.
Devo rilevare il fatto che il vescovo ortodosso Mons. Jefrem, nonostante tutte le difficoltà, ha mostrato molto spontaneamente la sua premura per aiutarci come può. Questo è un gesto veramente lodevole che ispira noi, vescovi catto­lici, ad intraprendere tutto ciò che è necessario per aiutare le nostre sorelle della chiesa ortodossa, specialmente nella repubblica croata, dove i cattolici sono la maggioranza.
Eccellenza Reverendissima, nel racconto di questa lettera dell'attuale peno­sa situazione affrontata dalla mia diocesi, voglio far Le sapere che siamo co­scienti che per noi è necessario combattere "contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti." (Ef 6,12).
"Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo." (2 Cor 4,8-10).
             PREGHIAMO L'UNO PER L’ALTRO!
             Col più profondo rispetto, Suo in Cristo

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 501/92 del 8 luglio 1992)

"POSSA IL PADRE CELESTE ESSERE CELEBRATO ATTRAVERSO LE SOFFERENZE DI QUESTI"

Eccellenza Reverendissima!
Nel mio promemoria (n. 495/92 del 6 luglio 1992) ho comunicato alcuni dei dettagli più essenziali riguardo all'attuale situazione nella maggior parte della mia diocesi. Grazie a Dio sono riuscito a spedirle il mio racconto tramite fax.
Oggi assieme al vescovo ortodosso di Banja Luka mons. Jefrem, sono an­dato a far visita al sindaco di Bosanska Gradiška, sig. Nebojša Ivaštanin. Nell’incontro che è durato più di due ore, abbiamo posto particolare attenzione al caso irrisolto delle suore "Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo" del convento di Nova Topola, che è situata nel comune di Bosanska Gradiška. Abbiamo an­che discusso delle pene inflitte ai parrocchiani di Dolina, Bosanska Gradiška e Nova Topola da bande armate e da persone in uniforme.
Questo era il mio quarto colloquio con il sindaco nell'arco di tre settimane riguardo al destino delle sorelle, al convento di Nova Topola, ai cattolici di questa regione e naturalmente ai sacerdoti di questa diocesi.
Mons. Jefrem, vescovo ortodosso di Banja Luka, ripeté il suo interessamen­to ed il suo dolore per gli " evidenti crimini contro i sacerdoti della parrocchia e le suore" di Nova Topola. Naturalmente condannò in modo deciso queste azioni ed assieme a me chiese che le autorità competenti prendessero le misure necessarie per proteggere le suore nel convento, i sacerdoti ed i fedeli. Il sindaco Ivaštanin ci ripeté che c'erano molti serbi armati nella zona della sua municipa­lità, provenienti non solo dalla sua municipalità, ma da qualunque altro luogo. Contemporaneamente c'è anche un grande numero di rifugiati di altre di regioni che stanno conducendo la loro guerra privata e si vendicano contro le autorità ufficiali. Egli espresse il suo dolore per l'incidente di Nova Topola, ma non poteva garantire piena sicurezza e pace anche se sinceramente l'avrebbe voluto. Per ora, su ordine del gen. Talić, il comandante del l° Corpo d'Armata Ucraino dell'ar­mata serba, le sorelle di Nova Topola e Bosanski Aleksandrovac sono sorve­gliate, anche se non sappiamo per quanto tempo!
Per noi non ci sono serie preoccupazioni per la pace delle sorelle in entrambi i conventi. Il sindaco ha promesso ancora una volta (!) che si sarebbe messo in contatto con i capi dell'esercito, cosicché questo si sarebbe potuto allontanare, ed egli avrebbe potuto adottare le misure necessarie per assicurare la sicurez­za delle suore e dei loro conventi.
Ancora una volta non ricevetti totali assicurazioni per la sicurezza ed il futu­ro delle suore ed i loro conventi, perché sembra che né il sindaco, né alcun altro sia in grado di farlo!
Sembra che in alcuni settori regni completa anarchia ed in altri totale dittatu­ra. Per quanto riguarda noi cattolici, siamo veramente stati lasciati alla miseri­cordia e protezione di Dio! Non abbiamo altra protezione legale! Ogni giorno facciamo esperienza dì orribili abusi, torture, detenzioni, uccisioni senza nessu­na colpa e senza essere giudicati da un tribunale. Questo sta succedendo ai nostri fedeli, ai religiosi, alle suore, ai sacerdoti ed anche a me personalmente. Razzie e saccheggi avvengono nei nostri conventi, monasteri, canoniche an­che in episcopio. Tutti sono portati a termine da varie bande. Sto facendo tutto ciò che posso per riportare la calma tra i miei fedeli, suore, sacerdoti, che ven­gono continuamente provocati, torturati e non hanno alcuna protezione. Sono stati tolti loro i diritti umani fondamentali, spesso anche il diritto alla vita, ma certamente il diritto al lavoro, ad una casa e ad esprimere la loro appartenenza religiosa, culturale ed etnica.
Nonostante tutte le mie domande, gli appelli e i ripetuti interventi, sia le auto­rità civili che quelle militari, non ho ancora delle informazioni esatte riguardo il destino dei nostri preti: Marko Šalić, parroco di Dragalovci, Ratko Grgić, parro­co di Nova Topola, Stipe Šošić parroco di Ljubija, frate Jure Stipić, parroco di Stratinska, Vlado Tomić, parroco di Sasina, Adolf Višaticki, parroco e decano di Vrbanjci, frate Ivo Franjić, parroco di Kotor Varoš, frate Mate Pranjić, cappellano a Kotor Varoš, frate Tomo Buljan, parroco di Sokolina, Ante Marijan, parroco di Liskovica.
Continuerò un instancabile ricerca ed insisterò per conoscere il loro destino, se le loro vite sono in pericolo (se non sono già stati uccisi!) e li aiuterò appena possibile.
Nel blocco totale in cui ci troviamo, mi è impossibile mettermi in contatto con qualche organizzazione internazionale che intercede nell'interesse di questi sacerdoti. (....)
So che la chiesa a Kotor Varoš fu bruciata, come quella di Liskovica ed anche le chiese figliali di Donja Ravska, Kozarac e Bosanska Krupa. Non sono sicuro di alcune altre chiese, ma credo che abbiano fatto la stessa fine. Alcune chiese e canoniche sono state danneggiate, ma non posso avere informazioni più particolareggiate (non posso neppure visitarle di persona o contattare telefo­nicamente qualcuno) e cosi non conosco i dettagli esatti. Anche se la guerra non ha portato distruzione nella zona interna e ampia di Banja Luka, una paura tremenda regna tra i nostri fedeli, che sono stati privati dei loro diritti. Temono un numero elevato dì morti e di espulsioni dalle loro antiche case. Purtroppo questo timore è motivato da quanto è successo recentemente in molti luoghi della zona circostante! Da parte mia, sto usando tutta la mia forza, per sdrammatizzare la paura e riportare la calma, lo spero e prego il Signore con tutto il cuore di preser­varci da distruzioni peggiori, dal completo annientamento e per ogni possibilità che ci permetta una coesistenza pacifica fra le persone di questa zona.
Eccellenza Reverendissima, La ringrazio per il suo interessamento paterno nei miei confronti e di tutta la mia diocesi. Il suo interessamento e le sue preghie­re ci danno la forza necessaria per non fallire nei nostri nobili sforzi a prevenire il male ed il peccato, affidandoci alla Chiesa. Possa il Padre Celeste essere lodato tra la nostra gente, nella nostra patria e che possiamo trovare il regno di Dio: il regno di verità, di giustizia, d'amore, di perdono e di pace!
             Col mio più profondo rispetto, saluto Lei ed i suoi collaboratori.
             Fedelmente Suo in Cristo.

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera a mons. G. Montalvo Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 551/92 del 2 agosto 1992)

"FARO' QUALSIASI COSA PER PROTEGGERE I MIEI SACERDOTI ED I MIEI FEDELI"

Eccellenza Reverendissima
Le scrivo ancora una volta nella speranza che Lei finalmente riceva la mia relazione.
1. Ieri, 1 agosto 1992, sono andato con due sacerdoti nella parrocchia di Sasina, dove ho celebrato il sacramento della Confermazione. Ad un certo pun­to sulle colline a 25 Km. da Banja Luka, il nostro mezzo di trasposto è stato requisito da persone in uniforme militare. Su mia insistenza fummo fatti tornare a Banja Luka. Noi tutti avevamo i permessi necessari per viaggiare, eppure usa­rono violenze contro di noi per tutto il tragitto del ritorno. Di questo feci rapporto alla polizia militare di Banja Luka, soprattutto il fatto che questo è un grave inci­dente. Loro si scusarono e si offrirono di scortarci fino al luogo dell'incidente, dove cercammo il veicolo che ci era stato confiscato. Ci fu poi restituito per ordine della polizia militare. Continuammo il nostro viaggio a Sasina con la loro scorta, e visitammo i parroci che, assieme ai loro fedeli, vivono terrorizzati nella paura di un massacro. I sacerdoti ed i fedeli sperano di salvare le loro povere vite e di potersi ristabilire in qualunque altra parte della Croazia! A Sasina ho incontrato il parroco della vicina città di Sanski Most ed ho ascoltato il doloroso racconto della situazione della sua parrocchia, dove il decano di Stara Rijeka, Ilija Arlović è stato maltrattato; ora è detenuto a Sanski Most con un gran nume­ro dei suoi fedeli. Ho espresso il mio desiderio di fargli visita, anche se questo non è stato concesso.
2. Dietro mia insistenza oggi sono riuscito ad incontrare il comandante del l° Corpo d'Armata Ucraino dell'esercito serbo, il gen. Momir Talić. Ho parlato con lui per oltre un'ora dei problemi che gli avevo già sottoposto via lettera (ho inclu­so una copia per Sua informazione). E' stata una conversazione costruttiva, durante la quale mi ha assicurato che sarò pacificamente scortato e che mi sarà permesso fare visita a tutte le mie parrocchie ed a tutti i sacerdoti dei quali non ho notizie certe. Mi ha comunicato che altri erano responsabili per le decisioni sul futuro della chiesa cattolica in questa regione. Ciò nonostante egli spera che tutto finisca al più presto e mi ha assicurato che lui è contro ogni insediamento forzato. Mi ha anche detto che ha avuto difficoltà con varie bande armate che sono completamente fuori dal controllo, ma che sta cercando di mettere ordine e si ristabilire i diritti fondamentali, anche se è un obbiettivo molto difficile. Ancora una volta mi ha assicurato il suo aiuto per la distribuzione di cibo e medicine da Zagabria, organizzata dalla nostra Caritas diocesana. Mi ha dato l'impressione di essere una persona umana che desidera sinceramente aiutare - per quanto è in suo potere. Mi ha assicurato ancora che avrebbe provato per l'ennesima volta a far rilasciare al più presto possibile i sacerdoti detenuti. Che Dio lo renda pos­sibile! Io non la smetterò con le mie richieste finché tutto ciò non si sarà realizza­to.
3. Come primo gesto per verificare le promesse del generale, chiesi immediatamente che mi fosse concesso di visitare la parrocchia di Kotor Varoš. Scor­tato dalla polizia militare, con altri due sacerdoti, una suora di Kotor Varoš (sr. Ksaverija), e col nostro ospite frate Ivan Franjić, che si sta riprendendo da una percossa ricevuta in episcopio in mia presenza, ho deviato a Kotor Varoš. Por­tammo anche un po' di cibo col furgone della Caritas. Ho visto che la nuova chiesa parrocchiale è stata bruciata, così come una cinquantina di case lungo la strada principale appartenenti ai cattolici. Che triste visione! Ho parlato al cap­pellano di Kotor Varoš, frate Mate Pranjić che è rimasto nella città per tutto il tempo e mi ha raccontato che già un migliaio di persone ha lasciatola città ed altre duemila si stavano preparando per partire da un giorno all'altro! Nella par­rocchia di Vrbanjci, abbiamo incontrato il decano Adolf Višaticki che, grazie a Dio è ancora vivo, nonostante si sia trovato in mezzo ai due schieramenti di guerra. Egli è stato picchiato solo lievemente e la sua chiesa e la sua casa sono state saccheggiate. Ho anche avuto la buona notizia che i nostri teologi Marko Vidović e Ivan Grgić sono ancora vivi. L'intera parrocchia è in preda alla paura e al panico - fuggono verso le colline e i residenti stanno lasciando tutti i loro pos­sedimenti per scappare in qualsiasi altra parte del mondo come profughi. Sia a Vrbanjci che a Kotor Varoš ho chiesto alle autorità civili e militari di garantire la sicurezza alla popolazione, di non tenerli prigionieri e di non permettere uccisio­ni e vessazioni di gente innocente! C'è grande paura tra la popolazione cattolica rimasta ed è molto importante che i sacerdoti siano ancora con loro, nonostante il pericolo per le loro vite! Nei prossimi giorni farò tutto il possibile per proteggere questi sacerdoti e la loro gente!
4. Oggi ho ricevuto la notizia che la chiesa parrocchiale e la canonica di Kulaši sono stati bombardati, cosi come la chiesa greco-cattolica a Prnjavor. Domani, voglio provare a vedere la quantità dei danni provocati e mi prenderò cura del parroco e dei fedeli!
Eccellenza Reverendissima, preghi per noi! Ciò è molto importante per noi! Grazie di tutto! Scriverò nuovamente appena mi sarà possibile!
             Con i miei rispetti - Suo nel nostro Signore

 + Franjo Komarica vescovo

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n: 559/92 del 3 agosto 1992)

SONO RIUSCITO A VISITARE ALCUNE PARROCCHIE

Eccellenza Reverendissima!
Oggi ho fatto visita al sindaco di Banja Luka sig. Predrag Radić, assieme al Vicario generale don Ante Orlovac ed al Cancelliere don Milenko Aničić. Ho presentato un rapporto scritto che manifesta la nostra preoccupazione per la difficile situazione e l'incertezza del futuro della popolazione cattolica nella no­stra municipalità (ho incluso una copia di quel rapporto: ap. n° 1).
Ho avuto una conversazione lunga ed aperta col sindaco. Ha mostrato comprensione per le nostre preoccupazioni e disponibilità a concedere a tutti i citta­dini gli stessi diritti, cosi come ha capito la nostra lotta contro ogni forma di violenza ed ingiustizia. Ancora una volta egli ha messo in evidenza il grande contributo della popolazione cattolica nella nostra municipalità durante il periodo di relativa pace nella regione. Egli ha risposto alle mie domande scritte, dopo una consultazione con altri politici responsabili "perché egli non vuole fare delle promesse che poi non potrà mantenere", per iscritto.
Dopo di che siamo stati scortati dalla polizia militare dell'esercito di Banja Luka - scorta che ci fu concessa dopo la confisca del nostro mezzo di trasporto non lontano da Banja Luka da un gruppo di persone in uniforme, che avevano minacciato di ucciderci.
Sono riuscito a far visita alle parrocchie di Prnjavor, Kulaši e Dragalovci, come pure alla chiesa greco-cattolica che è stata bombardata e ridotta in mace­rie! La situazione attuale è pietosa ed è stata descritta tramite lettera da padre Petar Ovad, il parroco e decano della chiesa cattolica ucraina in Bosnia-Erzegovina (vedi ap. n°2). Gli ho promesso che non li avrei scordati, anche perché loro non hanno la possibilità di alcun tipo di contatto con il loro Vescovo a Zagabria, Mons. Miklovš. Nella parrocchia di Kulaši, la chiesa romano cattolica venne bom­bardata nello stesso periodo della chiesa di Prnjavor. La notte precedente, la canonica venne danneggiata da un ordigno esplosivo.
Né nella parrocchia, né a Prnjavor, c'erano mai stati conflitti armati. La chie­sa venne bombardata senza alcuna ragione. La gente vive terrorizzata. Quando ho fatto loro visita, un gruppo di circa duecento persone tra uomini, donne e bambini, piangevano mentre mi chiedevano di proteggerli! Il parroco, Nikica Lozančić venne duramente maltrattato dal capo della polizia di Prnjavor quando andò da lui a raccontargli che la chiesa era stata bombardata! Ho pregato con loro, cercando di incoraggiarli e confortarli come meglio potevo ed ho promesso loro che non li avrei dimenticati.
A loro ha fatto piacere quando ho detto che il Santo Padre stava pregando per loro e mandava la sua benedizione e che anche Lei, come suo emissario, mandava la sua benedizione.
Nella parrocchia di Dragalovci, la chiesa fu seriamente danneggiata da un ordigno esplosivo e poi fu saccheggiata. Il parroco, Marko Šalić fu rapito dai soldati più di due mesi fa e non abbiamo ancora informazioni attendibili su dove ora si trovi. Molto probabilmente è a Doboj. Numerose case sono state bruciate e molte persone sono state portate in centri di detenzione. Sembra che il paese abbia cessato di vivere. Qui non c'erano scontri bellici, ma la parrocchia ed il paese si trovano sulla principale ed unica strada tra Banja Luka e Belgrado. Molte persone anziane hanno fatto appello a me perché li portassi via dalla tor­tura quotidiana da parte di persone in uniforme, che li hanno derubati e picchiati! Abbiamo dovuto far appello a tutto il nostro coraggio per visitare Doboj, che è stato sotto il controllo di un altra unità (anch'essa serba); sono riuscito ad incon­trare il parroco, Jozo Kudić e gli ho chiesto di Marko Šalić. Šalić era stato rila­sciato due giorni prima dalla prigione di Doboj e per ragioni di sicurezza è rima­sto con Padre Kudić. C'erano anche quattro suore "serve di Gesù Bambino" ed una donna anziana. Il convento delle sorelle era stato demolito molti mesi prima da membri dei "baschi rossi" - forze armate serbe. La parrocchia venne brucia­ta, molti cattolici furono uccisi o vennero detenuti, mentre altri riuscivano a fuggi­re verso la salvezza. Ne sono rimasti veramente pochi. Sono realmente chiusi in una prigione e non possono andare da nessuna parte. Hanno appena qualco­sa da mangiare. Alla mia visita si sono allietati tutti! Ho promesso che avrei tentato e deciso con le autorità militari a Banja Luka di venire e incontrarli merco­ledì, perché loro vogliono disperatamente lasciare Doboj! 
Durante il viaggio di ritorno mi sono fermato a visitare il parroco di Prnjavor, Vlado Lukenda, a cui era stata confiscata la vettura. Ho scritto una lettera di protesta, dove esprimevo al sindaco di Prnjavor il mio rammarico per la difficile situazione che i cattolici devono fronteggiare nella municipalità di Prnjavor (ap. n°3). 
Vostra Eminenza, nei prossimi giorni vorrei provare a far visita ad altre zone della mia diocesi, che sono afflitte dalla guerra e da tutto questo dramma. Scri­verò ancora! 

             Raccomando me stesso alle sue preghiere!
             Suo nel Signore!

 + Franjo Komarica, vescovo

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 562/92 del 6 agosto 1992)

"POSSA DIO DARCI LA FORZA PER SOPPORTARE ANCORA"

Eccellenza Reverendissima!
Ancora una volta le spedisco una lettera-reportage delle ultime visite appe­na compiute ad alcune delle mie parrocchie con le quali non avevo contatti da due mesi.
Martedì 4 luglio sono andato a Prijedor, Stara Rijeka, Ravska, Ljubija, Šurkovac e nella parrocchia greco-cattolica di Trnopolje, vicino a Kozarac. Il parroco di Prijedor, Mladen Grabovac se la sta cavando piuttosto bene conside­rando che sono state compiute nove irruzioni nella sua chiesa e nella canonica, senza alcuna ragione. In ogni caso, non hanno usato violenza su di lui in alcun modo. La chiesa è danneggiata solo leggermente, il campanile è stato colpito da alcuni colpi di mortaio. La chiesa figliale a Kozarac è stata bruciata e così anche le case dei cattolici (e dei musulmani). Un gran numero di persone è stato porta­to via in campi di concentramento. C'è terrore tra la gente. Sono evidenti le massicce migrazioni di popolazione non serba!
Sono riuscito a parlare con i rappresentanti delle autorità locali, compreso il sindaco, il capo della polizia ed il comandante dell'esercito dell'intera regione. Fu una discussione dura ed aspra! Loro erano menzogneri ed intolleranti nei loro interventi!
Ho chiesto loro di liberare il parroco di Ljubija, Stipo Šošić.
Volevo andare nel campo dì concentrazione di Omarska, che è sotto la loro giurisdizione, a far visita a lui ed agli altri quattro sacerdoti. Non me l'hanno per­messo, ma mi hanno promesso (!) che in due giorni di tempo mi avrebbero dato notizie sulle sue condizioni! Ho chiesto loro anche garanzie per la sicurezza dei circa ottomila cattolici della loro municipalità. Non sono stati molto convincenti nelle loro promesse!
Nella parrocchia di Stara Rijeka, ho trovato il parroco e decano Ilija Arlović, che era stato rilasciato la notte precedente da un campo di concentramento a Sanski Most, dopo dodici giorni di pesanti torture. Era coperto dì lividi e si la­mentava di un terribile dolore al costato. Era alla fine delle sue forze fisiche e psichiche. La nuova chiesa parrocchiale fu demolita completamente, mentre la canonica fu saccheggiata. Molte decine di parrocchiani si trovano ancora in campi di concentramento. La situazione peggiore è nella chiesa di Briševo, dove il 24 luglio senza alcuna ragione, in una zona dove non c'erano mai state battaglie, 90 civili (uomini, donne e bambini) furono uccisi. Più di cento case, la nuova chiesa parrocchiale e la canonica (anch'essa nuova) furono bruciate. Tutto ciò è opera dell'esercito – VI° unità Krajina Sanska sotto il comando del tenente Branko Basara - come mi fu confermato durante una mia visita da un ufficiale di alto grado della mia scorta. Il resto della popolazione è fuggito, Dio sa dove.
E' terribile! (ap. 1).
- Nella parrocchia di Ravska, Ivan Grgić non subì violenze fisiche, ma la sua canonica e la sua chiesa vennero saccheggiate in diverse occasioni. La chiesa succursale a Donja Ravska e cinque case furono bruciate. Ad Ovanjska, otto case furono bruciate. La maggior parte della popolazione è fuggita altrove, ver­so la salvezza, probabilmente sulle colline (la parrocchia è per lo più montagno­sa). Una paura generale e panico prevalgono, così come estrema e diffusa po­vertà.
- Il parroco di Ljubija, Stipo Šošić fu portato via il 15 giugno quest'anno verso il campo di concentramento di Omarska. Per un po' di tempo non abbiamo sapu­to niente di lui. Ora sappiamo che è stato torturato. È alla fine delle sue forze ed è seriamente malato. Il nuovo centro pastorale (consacrato quest'anno il 12 maggio) è stato totalmente demolito e poi saccheggiato dall'esercito in due oc­casioni, la prima volta tra il 23 ed il 25 luglio e poi nuovamente il 30 luglio di quest'anno. La nuova chiesa parrocchiale è stata intenzionalmente bruciata, ma non è stata interamente distrutta. Furono invece CAUSATI ingenti danni! La gen­te è stata più o meno dispersa ovunque. Fino ad ora sono stati in grande appren­sione ed hanno affrontato costanti persecuzioni per più di due mesi.
Il parroco di Šurkovac, fra Josip Božić ha conseguito un totale esaurimento fisico. Lui ed i suoi fedeli dal 24 maggio di quest'anno stanno vivendo per la maggior parte del tempo fuori dalle loro case e si stanno nascondendo nelle circostanti foreste e colline.
L'esercito e la polizia passano giornalmente dal villaggio e usano violenza su chiunque trovino. Il terrore è evidente. La chiesa e la canonica sono state colpite da circa trenta colpi di proiettile. Durante la notte tra il 26 ed il 27 luglio, 150 persone, compreso un certo numero di musulmani, furono uccisi a CIPE (una miniera a cielo aperto nella regione di Ljubija). Il 28 luglio altre quattordici persone furono uccise, seguite da nove zingari rumeni, ai quali era stato precedente­mente ordinato di seppellire le prime quattordici vittime! Queste persone voglio­no disperatamente andarsene trovandosi costretti a farlo. Non hanno diritti, come del resto tutti gli altri cattolici in questa regione! A loro manca tutto, ed è così anche nel resto delle altre parrocchie! Sono riuscito a distribuire un po' di cibo ed un po' di sapone ottenuti attraverso la nostra Caritas. Ne servirebbe una quanti­tà maggiore, ma non l'abbiamo! Ho visitato il parroco greco-cattolico di Trnopolje. Ci sono ancora delle famiglie rimaste là. La chiesa non è stata danneggiata, ma le case dei cattolici e dei musulmani sono state devastate, distrutte e saccheg­giate, (centinaia di case musulmane sono state bruciate o distrutte a Prijedor e nei dintorni). Come avevo promesso su loro richiesta mercoledì 5 agosto, dopo che mi era stato dato il permesso dalle autorità militari, radunai il parroco M. Šalić ed il parroco di Doboj, Jozo Kudić, così come le quattro suore dell'ordine delle "Serve di Gesù Bambino".
- Prima di tutto andai a Prnjavor, accompagnato da Padre Vlado Lukenda e dal parroco greco-cattolico e decano, Petar Ovada e facemmo visita al sindaco; discutemmo della situazione che si trovano ad affrontare i cattolici in questa regione. Ho richiesto maggior protezione per le vite ed i beni della popolazione cattolica, soprattutto perché la notte precedente erano successi numerosi spia­cevoli incidenti e solo all'ultimo momento qualcuno ha impedito che la chiesa di Prnjavor venisse fatta esplodere! Egli ha promesso di fare tutto ciò che può. Quanto sia ciò che può fare, è un altra questione!
- Sono riuscito a portare in salvo i sacerdoti e le suore di Doboj ed ad ospi­tarli nella mia residenza nel palazzo vescovile. Padre Šalić ha passato più di due mesi i prigione, a Doboj. Vedendo che era vecchio e malato, venne picchiato pesantemente "solo" poche volte (forse cinque volte). Egli non ne vuole parlare. Tutto ciò che ha detto è che c'erano più di cinquemila detenuti non inclusi in alcuna lista e che la gente moriva a causa delle ripetute percosse loro inflitte. Sono state detenute anche delle donne. Le condizioni all'interno ed il cibo servito erano orribili. Tutto ciò succede a persone innocenti. Questi venivano detenuti perché così era più facile impadronirsi delle loro proprietà. E' sicuro che circa cinquanta persone della parrocchia di Doboj sono state uccise. Molte di più sono state arrestate e nessuno conosce il loro numero esatto. Prevale il terrore! I parroci e le suore non hanno contatti con alcun sacerdote delle parrocchie vici­ne e non sanno neppure dove si trovino o come stiano. Molti villaggi nel decanato di Doboj sono stati distrutti ed i loro abitanti sono stati uccisi o sono dovuti fuggi­re! Padre Kudić e le suore vogliono andare a Zagabria, se alla Caritas è permes­so di organizzare un viaggio nei prossimi giorni, superando il blocco che dura da un mese e mezzo.
Oggi, 6 agosto, ho fatto una lunga discussione con il Vescovo ortodosso di Banja Luka riguardo ai tragici eventi che ci circondano.
Abbiamo parlato del bisogno di un incontro che riunisca vescovi cattolici ed ortodossi provenienti da tutte le regioni straziate dalla guerra. Un simile incontro sarebbe sicuramente utile!
- Nella municipalità di Bosanska Gradiška, l'esercito di difesa territoriale ha dato alla popolazione cattolica di Dolina l'ultimatum per evacuare il paese senza portare con sé alcuno dei loro beni. Sono andato sul posto nel tentativo di preve­nire questo atto fascista di pulizia etnica. Possa Dio avere misericordia di noi e ci doni la forza per continuare a sopportare queste difficoltà!
Per favore, continui a pregare per noi! Possa Dio ricompensarla per tutto ciò che sta facendo per noi. I miei fraterni saluti in Cristo nostro Buon Pastore.

 Suo
 + Franjo Komarica

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Lettera a Mons. G. Montalvo Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. 574/92 del 10 agosto 1992)

"PRIMA POSSIBILE DOVREMMO PREPARARE UN INCONTRO TRA VESCOVI ORTODOSSI E CATTOLICI"

Eccellenza Reverendissima!
Nonostante i molteplici sforzi, non sono riuscito a rompere il blocco e poterle inviare informazioni riguardanti l'attuale situazione in alcune parrocchie della mia diocesi di cui non ho avuto informazioni per qualche tempo. Sono molto ricono­scente che alla fine Lei sia riuscito a contattarci. Sfortunatamente, anche dopo la conversazione di due giorni fa, non sono stato in grado di spedirle informazio­ni scritte.
Ora scrivo poche righe aggiuntive sugli ultimi sviluppi. Sono stato costretto ad inoltrare una protesta scritta a Bosanska Gradiška contro lo sfratto violento ed illegittimo della popolazione cattolica dalle loro case (ap. 1). Un'oppressione sempre maggiore viene inflitta col passare del tempo contro i cattolici croati nelle parrocchie di Bosanska Gradiška e Dolina. La gente chiede a me ed al parroco di salvare le loro povere vite. Ho chiesto alla Croce Rossa Internazio­nale qui a Banja Luka di intervenire nella misura in cui le è possibile.
Sabato sono andato a far visita ai quartieri generali del l° Corpo d'Armata Ucraino, accompagnato dal direttore della Caritas, don Aničić e finalmente in quell'occasione ho ricevuto il permesso scritto per spedire un TIR a Zagabria per ottenere cibo ed aiuti umanitari. Non sappiamo quando ciò diverrà realtà! Gli alti ufficiali si limitarono a riconoscere quanto abbiamo contribuito noi cattolici alla pacifica situazione ed alla coesistenza in questa città. Ci ringraziarono ed espressero il loro riconoscimento al vescovo, ai sacerdoti e ai fedeli.
Oggi ho fatto visita al vescovo ortodosso di Banja Luka, Mons. Jefrem e ci siamo incontrati con molti altri vescovi ortodossi: il Metropolita di Dabro Bosna Nikolaj, i vescovi di Tuzla Vasilije, di Bosanski Petrovac Hrisost, di Pakrac Lukijan ed il nuovo vescovo australiano. Abbiamo fatto una chiacchierata molto costruttiva. Prima possibile dovremmo preparare un incontro tra vescovi orto­dossi e cattolici a Novi Sad, come hanno detto loro stessi. Le chiedo di sostene­re quest'iniziativa!
La nostra gente ha paura ed è insicura riguardo al futuro. Inoltre hanno sem­pre più fame! Dio ci aiuterà sicuramente! Ci credo fermamente!
I più calorosi rispetti a Lei ed a chi La circonda!

 Suo nel Signore
+ Franjo Komarica

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Lettera a Suor Tarcisia Medven, Madre Provinciale delle suore
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo"
(Prot. n. 613/92 del 19 agosto 1992)

"NOI PREGHIAMO, SOFFRIAMO, CONSOLIAMO E CONDIVIDIAMO LA SOFFERENZA DELLA NAZIONE"

Stimata sorella!
Dopo un periodo lungo e drammatico, sono finalmente nella condizio­ne di scrivere nuovamente almeno alcune parole. Le mando tramite Suor Salezija, membro della sua Congregazione e Responsabile per l'Ordine in questa regione. Lei sarà maggiormente in grado di comunicare com'è complicata la situazione. Le possibilità relative alle sue richieste affinché le sorelle possano lasciare questa regione, rientrano in questa situazio­ne complicata. Ho provato a fare quello che ho potuto in armonia con le richieste fatte dal Nunzio Apostolico Mons. Montalvo per quanto riguarda la protezione delle sorelle e dei conventi, specialmente a Bosanski Aleksandrovac e Nova Topola. Fino ad ora in qualche modo ce l'ho fatta. Spero di essere in grado di farlo in futuro, ovviamente tenendo conto an­che delle difficoltà in cui ci troviamo in questa zona. Anche se, per ragioni pratiche, alcune delle sorelle più anziane necessitassero di essere tra­sferite in Croazia, io non credo che sarebbe saggio spostare tutte le so­relle dai detti conventi e men che meno da tutta la regione. Ho parlato con Suor Salezija, con la Madre Superiora di entrambi i conventi e con altre persone autorevoli. Non sappiamo quello che ci riserva il giorno e la not­te. Tutto è nelle mani di Dio, compresi noi stessi. Senza di Lui nulla può succedere. Posso solo aggiungere che le nostre sorelle e i nostri sacer­doti hanno mostrato una disponibilità straordinaria a soffrire accanto alla loro gente. Condividono la loro sofferenza, il loro dolore e l'insicurezza portati da questa guerra della quale non possiamo in nessun modo esse­re ritenuti responsabili. Noi preghiamo, soffriamo, confortiamo, condivi­diamo e facciamo ciò che possiamo, secondo la volontà di Dio! Preghi anche Lei per noi perché possiamo continuare ad essere al servizio di Dio e perché Lui si serva di noi secondo la sua volontà!
Che Dio Vi benedica tutte! Con un saluto fraterno,

 + Suo, FRANJO KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 552/92 del 3 settembre 1992)

"NON POSSIAMO Nè RESTARE Nè ANDARE"

Eccellenza Reverendissima!
Approfitto dell'occasione di un po' di elettricità dopo due settimane dì oscurità, per spedirle un fax riguardante gli ultimi eventi nella mia diocesi. Mi sono compia­ciuto per essere riuscito a parlarle al telefono dopo un lungo periodo di silenzio. Grazie per la sua grande premura e l'amore per noi. Possa Dio ricompensarla cento volte tanto. Le sue preghiere ed altre forme di assistenza sono più che valide per noi durante le difficili situazioni in cui ci troviamo, le grandi prove ed il grande dolore che affliggono la mia diocesi.
Nell'allegato promemoria che ho presentato nei giorni scorsi alle autorità civili e militari, dovrebbe essere in grado di capire le nostre condizioni. In generale la gente ha una grande paura. In alcune città, la repressione e l'anarchia attuate da banditi armati e spesso sostenute e spalleggiate da politici locali, stanno diven­tando insopportabili. Molte decine dei miei fedeli stanno cercando protezione da me e se fosse possibile di rifugiarsi in Croazia o comunque all'estero. Questo alla fine è un compito impossibile da risolvere - non possiamo né restare né andare. Sto facendo tutto il possibile per influenzare le più ragionevoli autorità locali civili e militari e per informarle della cosiddetta pulizia etnica, che è un crimine contro l'umanità. Può essere considerata anche un gesto fascista e un genocidio. Tal­volta mi sforzo perfino di capire. La pressione della comunità internazionale con­tro questi atti bestiali sta iniziando ad essere sentita sempre più dalle autorità. Per favore, continui a fare ciò anche in futuro finché ne ha la forza. Faccia tutto il possibile per trovare una soluzione che sia umana, comprensiva e cristiana per questa gente innocente che si trova ad affrontare questa situazione così disu­mana!
Padre S. Šošić è salvo e finalmente è con me dopo due mesi e mezzo d'infer­no nel campo di concentramento di Omarska e Manjača. Anche il parroco di Prijedor M. Grabovac è con me. La sua parrocchia è stata rasa al suolo ed hanno cercato di eliminarlo. Anche la mia vita è in pericolo in ogni momento. Sono stato avvisato di questo fatto solo oggi dalle autorità militari con cui mi sono incontrato per intervenire nella intollerabile situazione affrontata dai miei fedeli!
             SI COMPIA IN NOI LA VOLONTÀ DI DIO.
             Preghiamo l'uno per l'altro! La ringrazio sinceramente!
             Suo

 vescovo Franjo

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 825/92 del 25 settembre 1992)

INCONTRO CON C. VANCE E D. OWEN

Eccellenza Reverendissima!
Mi sono preso ancora una volta la libertà di scriverle e di informarla breve­mente con una nota che sono stato onorato di poter essere presentato ai Signori C. Vance e David Owen che sono stati in visita ufficiale a Banja Luka.
Il loro itinerario in Banja Luka includeva una visita al sottoscritto, come mi era stato detto questa mattina dal sindaco, il signor Radio, non appena ricevette il protocollo delle visite previste di questi ospiti.
Lui stesso propose che fosse il vescovo ortodosso Mons. Jefrem ad occu­parsi dell'incontro al quale naturalmente io acconsentii. A sua volta egli, su mio suggerimento, portò con sé il Mufti di Banja Luka, il signor Halilović. Noi tre abbiamo incontrato i signori Vance e Owen presso l'hotel "Bosna" nelle ore po­meridiane ed abbiamo trascorso circa un'ora e mezza a conversare.
Dopo le relazioni di Mons. Jefrem e del sig. Halilović, anch'io feci una descrizione dell'attuale situazione sottolineando alcune circostanze particolarmente significative che la popolazione della Bosanska Krajina ha dovuto affrontare. Questa gente è prima di tutto gente molto pacifica e pronta per una coesistenza pacifica con le altre etnie, desidera restare in pace nelle proprie case e non ha reagito in alcun modo alla terribile ingiustizia di essere privati dei diritti in aggiun­ta ad una pesante repressione sociale. Il loro unico desiderio è di salvare le loro povere vite; non importa dove, basta sia all'interno del territorio dell'attuale Bosnia. Ho sottolineato che secondo me né il signor Karadžić, né nessun altro politico Serbo (per non parlare degli altri politici) sono consapevoli della reale situazione sul territorio, specialmente a Banja Luka dove a prima vista tutto sem­bra tranquillo, nonostante l'incombente minaccia che un conflitto possa scoppia­re tra la nostra gente che ha sempre più fame. Ho fatto molti appelli affinché questa gente innocente ricevesse un po' di protezione di fronte all'anarchia, per­ché fosse fermato questo conflitto armato e soprattutto perché fosse costituita una forza di pace per controllare e per adottare misure concrete nel fermare le disgrazie della guerra. Con una breve risposta, i rispettabili signori ci ringrazia­rono per le informazioni che avevano potuto ascoltare da noi e affermarono che erano compiaciuti del fatto che tra noi ci fosse tanta tolleranza e collaborazione. Aggiunsero che era assai evidente che questa zona era particolarmente espo­sta ad un vero e proprio olocausto, cosa che la comunità internazionale non poteva permettere restasse impunita. Manifestarono inoltre l'impressione che si stesse usando l'arma della pulizia etnica per conquistare più territorio possibile prima dell'arrivo in queste regioni dell'UNPROFOR (Forze di protezione delle Nazioni Unite). Continuarono assicurando che si sarebbero instancabilmente impegnati ad impedire l'escalation dell'ingiustizia e dei focolai di guerra e che erano convinti che la pulizia etnica sarebbe stata ben presto debellata e giudica­ta come un enorme inganno. Erano entrambi determinati a fare tutto il possibile per porre fine alla guerra e per ristabilire nuovamente la giustizia per tutti.
Perciò noi possiamo ringraziare Dio per questi due politici competenti e sicuramente capaci e per averceli mandati, affinchè la nostra già drammatica situa­zione non peggiori ulteriormente. Forse grazie ai loro sforzi, altri responsabili internazionali possono decidersi ad intervenire per prevenire una catastrofe ancora più grande per la nostra gente e per le nostre confessioni religiose, spe­cialmente per quella della mia diocesi.
Ringrazio Lei e attraverso di Lei la Santa Sede per tutti gli sforzi tesi a rista­bilire la pace e a creare quelle condizioni che rendono possibile una pacifica coesistenza tra le diverse popolazioni di questa regione orribilmente ingannate da politici incompetenti e meschini e da spregiudicati guerrafondai.
Io stesso non mi arrenderò mai nei miei tentativi di mantenere un buon clima tra la nostra gente e appoggerò ogni azione costruttiva in questa direzione.
Possa il Signore benedire tutta questa nobile gente nei loro tentativi e sforzi per il vero bene dell'uomo e di tutti i popoli!
Eccellenza Reverendissima, ancora una volta La ringrazio cordialmente per il Suo impegno nel risolvere la difficile situazione della Chiesa di Banja Luka! Possa il Signore ricompensarLa! Questi sono i miei desideri e le mie preghiere per Lei.
             I miei auguri in Cristo e Maria.

 + FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 726/92 del 12 settembre 1992)

LA SITUAZIONE E' MOLTO DRAMMATICA IN DIVERSE PARROCCHIE

Eccellenza Reverendissima!
Mi lasci informarLa brevemente degli ultimi eventi più significativi nella mia diocesi, dei quali ho avuto almeno qualche informazione.
Innanzi tutto, voglio ringraziarla per la bella accoglienza e l'ulteriore diffusio­ne dell'Appello di solidarietà fatto dal vescovo ortodosso di Banja Luka, dal Mufti e da me stesso, appello che abbiamo inoltrato a tutti i mediatori coinvolti nel destino della Bosnia-Erzegovina. Da noi tale appello di solidarietà è stato accol­to positivamente. Grazie a Dio.
Sabato 5 settembre, mi sono incontrato con le autorità locali, civili e militari, e con un certo numero di cittadini che si lamentavano per la soppressione dei loro diritti umani (la maggior parte erano cattolici). Ancora una volta in quell'occasio­ne ho fatto appello alle autorità competenti affinché prendano più seriamente in considerazione le denuncio di queste persone. Ad esse sono stati negati i diritti più elementari ed ora non possono essere biasimati per queste proteste. Le autorità promisero pubblicamente di tener presenti le loro richieste, soprattutto quelle riferite alla sicurezza personale, richiesta nata dalla previsione di una discriminazione o, ancor peggio, di abusi ed estorsioni. Ci assicurarono inoltre che i posti di lavoro sarebbero stati ripristinati e che i diritti dei genitori di sceglie­re l'educazione per i propri figli (nuove riforme pazze erano state introdotte -veramente razziste), così come altri diritti che appartengono legittimamente ad ogni cittadino, sarebbero stati nuovamente concessi.
Lunedì 7 settembre, a seguito del rapimento (forse addirittura assassinio) del parroco e membro del Consiglio Pastorale Episcopale, Padre Marijan Vištica (il 3 settembre), visitai le parrocchie di Bosanska Gradiška e Dolina (situate al confine con la Croazia), dove il panico regna tra la gente. Padre Marijan Vištica era anche un membro del Parlamento della Bosnia Erzegovina. La popolazione locale vorrebbe ristabilirsi in Croazia a tutti i costi.
Più di 300 persone sono riuscite a fuggire nei giorni scorsi e i rimanenti, circa 2000 cattolici, vogliono andarsene il prima possibile. Mi raccontarono le loro tristi storie e i parroci e le suore locali sono ancora del tutto insicuri sul da farsi.
Martedì 8 settembre parlai ancora una volta alle autorità militari del l° Corpo d'Armata di Banja Luka e nuovamente descrissi l'intera drammatica situazione nella regione di Bosanska Gradiška con particolare riferimento al destino della popolazione cattolica. Feci la mia relazione e protestai perché non veniva fatto nulla per proteggere queste persone innocenti. Ancora una volta insistetti per avere delle informazioni attendibili riguardo al destino del parroco di Nova Topola, Padre Ratko Grgić, che era stato rapito il 16 giugno di quest'anno. Inoltre espressi la mia profonda amarezza per la totale distruzione della chiesa parrocchiale e della canonica di Mahovljani ad opera dell'esercito e del saccheggio che avven­ne nelle circostanti proprietà della parrocchia. Promisero di appianare la situa­zione e di prevenire ogni ulteriore vandalismo. Fino ad oggi non ho ricevuto alcu­na informazione attendibile che la situazione sia in realtà migliorata!
Nel frattempo il parroco di Ključ, don Franjo Krešić, mi avvertì che i suoi parrocchiani rimasti (la maggior parte si era sistemata nella diaspora di qualche anno prima) avevano raccolto i loro effetti personali e si stavano dirigendo in Croazia! La parrocchia perciò ha incontrato la sua fine. Seguendo la scomparsa nelle precedenti guerre delle parrocchie circostanti Drvar, Bosanski Petrovac, Krnjeuša, Zelinovac, ora era il turno di affrontare anche la scomparsa di questa parrocchia, una volta così grande!
I parroci di Sanski Most, Stara Rijeka, Šurkovac e Sasina ci stanno avvi­sando che anche i loro parrocchiani premono fortemente perché vogliono an­darsene e domandano al loro vescovo di salvarli, tirandoli fuori da questo intolle­rabile ambiente (...)
I parrocchiani di Kotor Varoš e Vrbanjci sono riusciti ad avvertirmi che nonostante il loro atteggiamento pacifico sono pressantemente spinti ad andarsene e che sono al limite della tolleranza. Non possono nemmeno andare nei loro giar­dini. Le loro case vengono bruciate e stanno chiedendo al loro vescovo di esse­re portati in salvo.
Giovedì 10 settembre ho finalmente ricevuto una risposta scritta alle mie molteplici note fatte pervenire al comandante del I" Corpo d'Armata di Krajina, il generale maggiore Talić, sulla distruzione delle chiese parrocchiali di Prijedor. Una copia di questa risposta è allegata (ap. 1).
A fronte della mia ripetuta insistenza, ieri 11 settembre, sono stato ricevuto dal capo della polizia dell'intera Bosanska Krajina, il signor Župljanin. Gli ho presentato una relazione scritta sulla "costante minaccia ed enorme incertezza affrontata dai cattolici della regione della Bosanska Krajina" (appendice 2) e gli ho illustrato personalmente l'intera drammatica situazione. Tra le altre cose egli rispose che bisognava biasimare il Vaticano per la sorte della Jugoslavia e dei suoi Serbi. Ora i Serbi si stanno vendicando sui cattolici, distruggendo le loro chiese, ammazzando i civili, perseguitandoli e scacciandoli da questa regio­ne... Tuttavia, mi assicurò che avrebbe provato a migliorare la legalità e l'ordine almeno all'interno della polizia e a prevenire ogni crimine. Ho richiesto ciò per iscritto e lui d'accordo mi ha assicurato che avrebbe rispedito una risposta.
Gli ho garantito che non avrei mai smesso di domandare e pretendere ciò da lui, così come ho fatto finora con altri ufficiali e autorità che ho incontrato la cui responsabilità era di proteggere questa gente e i cattolici di questa regione.
Lo stesso giorno ho accolto, su sua richiesta, il signor Kuprešanin. Il signor Kuprešanin è il Presidente della Regione Autonoma della Bosnia Krajina ed è stato autorizzato a conferire con me dal leader dei Serbo-Bosniaci, Radovan Karadžić, in merito ad una lettera che avevo scritto a lui e al Primo Ministro della Repubblica Srpska il signor Đerić. Nella mia lettera avevo descritto l'attuale si­tuazione affrontata dai cattolici nella regione di Bosanska Krajina (ap. 3), e ho speso un po' di tempo in discussioni sugli argomenti più toccanti: sfratti, sac­cheggi, licenziamenti dal lavoro, detenzioni, uccisioni, scomparsa dei parroci, riforme della scuola, detenuti in Manjača e altri. Ha promesso che avrebbe fatto quanto possibile per trovare una soluzione positiva. Cosa accadrà lo vedremo presto!
Oggi, la televisione di Banja Luka mi ha domandato un'intervista con riferi­mento ad una risposta del signor Đerić alle mie proteste sull'abuso e persecu­zione dei cattolici in questa regione. La lettera, cioè la risposta, non mi è ancora giunta Per ora questo è tutto!
Eccellenza Reverendissima, noi preghiamo e facciamo tutto ciò che possia­mo per portare pace e bene a tutte le persone!
             Fraternamente e con tutta la mia stima.
             Suo in Cristo

 + Vescovo FRANJO KOMARICA

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Lettera a mons. G. Montalvo Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 1078/92 del 15ottobre 1992)

PAURA E SPERANZA SI ALTERNANO

Eccellenza Reverendissima,
Non ci si può nemmeno fidare dell'approvvigionamento dell'energia elettrica per il funzionamento del fax e quindi purtroppo anche la mia ultima lettera atten­de ancora di essere recapitata. In ogni modo mi faccio vivo nella speranza di poterle fornire presto più presto le ultime notizie sulla situazione attuale a Banja Luka. Purtroppo non so ancora in che situazione versano i sacerdoti e i fedeli della mia diocesi nelle zone di Jajce e di Banja Luka in cui continuano i combat­timenti. Non ho nessuna informazione sul decanato di Livno, comunque spero che la popolazione ivi residente non abbia a subire oltre le difficoltà economiche provocate dalla guerra. Per quanto riguarda la situazione attuale nelle altre parti della diocesi posso comunicarle quanto segue:
dopo otto mesi finalmente mi è stato possibile recarmi a Zagabria per parte­cipare ai lavori della Conferenza Episcopale Croata e di tornare senza partico­lari difficoltà. Un momento particolare è stato l'incontro con i fratelli vescovi orto­dossi e rincontro con il Nunzio Apostolico di Zagabria Mons. Einaudi, con il qua­le ho avuto modo di discorrere a lungo sulla situazione generale ed in particolare sulla situazione nella mia diocesi. E' stato un incontro molto costruttivo!
La permanenza a Zagabria è stata occasione anche per un incontro con personalità del Governo, della Repubblica Croata e, in modo particolare per un proficuo incontro con il Vice Presidente sig. Ganić. In questa occasione gli ho chiesto di concedere al nostro popolo almeno la possibilità di procurarsi il grano per le semine autunnali, ed inoltre di metterci a disposizione la benzina per i trattori agricoli. Il suo atteggiamento favorevole mi ha spinto negli ultimi giorni a tornare nuovamente a Zagabria per chiedere direttamente al vertice della Re­pubblica Croata altri aiuti per la mia povera gente affamata. Grazie a Dio questi aiuti sono stati concessi! Invece di capeggiare decine di migliaia di fedeli catto­lici e di abbandonare la nostra Patria per sempre (come spesso è accaduto nella storia di queste regioni), decisi di cercare aiuto e protezione per il mio popolo oppresso, senza diritti, schiacciato dalla povertà; aiuto sia in generi alimentari che in vestiario e scarpe al fine di risvegliare in tutti noi la speranza in un futuro migliore, un nuovo mondo ed una nuova vita. Grazie a Dio ho trovato compren­sione e l'assicurazione che non si dimenticheranno di noi. Ho inoltre chiesto che, oltre a scambi commerciali, vengano ristabilite le comunicazioni e i collegamenti postali e telefonici fra la nostra zona e Zagabria. Anche qui ho trovato comprensione. Sono testimonianze di un effettivo miglioramento della situazio­ne generale. Farò di tutto e non mi stancherò mai di cercare tutti i mezzi e tutte le strade per ristabilire la pace e la collaborazione tra i fratelli divisi.
Per fortuna ci sono da segnalare anche dei progressi. Grazie a Dio si stanno evolvendo positivamente delle situazioni drammatiche nella zona di Kotor Varoš. Tutti e tre i gruppi (Serbi, Mussulmani e Croati) e le autorità locali si sono rivolti a me chiedendomi di fare il garante, affinché vengano sospese le attività belliche, si giunga ad una consegna pacifica delle armi e venga spianata la strada a coloro che vogliono lasciare questo territorio. Alcune centinaia di cattolici e un numero ancora maggiore di mussulmani hanno lasciato spontaneamente in questi giorni la zona di Kotor Varoš in direzione Travnik e, grazie a Dio, non si sono verificati momenti di tensione né ci sono stati morti, come purtroppo invece in precedenza sono tragicamente spesso avvenuti in questi momenti di fuga incontrollata e non organizzata. Ho fatto visita nuovamente agli organi ufficiali locali e ai rappresentanti dei fedeli di Ljubija e del paese di Briševo raso al suolo, dove alla fine del mese di luglio 65 uomini, donne e bambini furono trucidati e 68 case vennero rase al suolo. Oltre 300 persone vogliono ad ogni costo lasciare il paese. Le autorità locali mi hanno comunque garantito che tutte queste persone potranno godere di una protezione fisica. Le organizzazioni internazionali uma­nitarie attualmente presenti mi hanno promesso di dare il proprio aiuto per quan­to riguarda l'approvvigionamento alimentare a queste persone.
Sono stato anche a Mrkonjić Grad e a Ključ dove vige un generale clima di panico tra i nostri fedeli. Il parroco di Mrkonjić Grad rev. Petar Jurendić attual­mente si trova all'ospedale. La popolazione è molto preoccupata causa i conti­nui attacchi da parte dei soldati sulle case. A Ključ sono rimaste praticamente solo una dozzina di famiglie cattoliche. Le altre famiglie, anche perché spinte, sono già emigrate, prevalentemente verso la Croazia!
Domenica scorsa il 18 ottobre mi hanno comunicato da Mrkonjić Grad che i soldati serbi hanno appiccato il fuoco in pieno giorno alla chiesa di S. Filippo e S. Giacobbe. A Mrkonjić Grad la situazione comunque è abbastanza tranquilla, non ci sono stati combattimenti in tutto questo triste tempo di guerra. Dopo che l'incendio fu spento, nella notte scorsa hanno nuovamente appiccato il fuoco e quindi tutta la chiesa è bruciata. E' triste, molto triste che senza motivo e senza uno scopo bellico sia stata distrutta una nostra chiesa, dopo che nel giugno scorso nelle vicinanze di Mrkonjić Grad era già stata distrutta la chiesa di Liskovac assieme alla canonica. Ora queste sono completamente distrutte. Ho l'impres­sione che si provveda ad una distruzione sistematica delle nostre chiese per allontanare di forza in questo modo i nostri fedeli. Sono comunque convinto che non si giungerà a tanto, perché se Dio vuole prima o poi riusciremo a ricostruire le nostre chiese anche per poter dimostrare alle generazioni future che il cristia­nesimo non distrugge, ma crea qualcosa e che l'amore è più forte dell'odio! Oggi non mi è stato possibile arrivare a Mrkonjić Grad; domani tenterò nuovamente; comunque viaggerò con la protezione della pattuglia militare per via della minac­cia di attacchi armati. Recentemente sono quasi stato colpito da un proiettile.
Oggi ho avuto dei contatti molto importanti con il signor Kuprešanin, presi­dente della Repubblica Autonoma della Bosanska Krajina, ed il sindaco di Banja Luka sig. Radić. Si è parlato della necessità di una maggiore libertà per i nostri fedeli e di dare la possibilità alla Caritas di espletare la propria attività. Si è parla­to anche delle iniziative di pace da me promosse a Zagabria con lo scopo di riavvicinare questi due stati in merito ai rapporti politici, alle comunicazioni, al commercio e molte altre cose. Sono certo che presto potremo registrare dei netti miglioramenti! Volentieri mi presterei a fare da intermediario fra le parti in guerra al fine di poter aiutare questa popolazione cosi gravemente provata! An­che se questa notte per la settima volta in quattro mesi, il nostro centro culturale alla periferia di Budžak vicino a Banja Luka è stato colpito nuovamente dalle granate (fortunatamente il parroco non ha subito danni) e anche se sentiamo quotidianamente dei soprusi ai quali sono soggetti i nostri fedeli, il clima generale sta comunque migliorando e spero che potremo così mantenere la posizione e riconquistare i diritti umani fondamentali! lo credo nella forza della preghiera e al sacrificio fatto dai nostri fedeli, dai nostri parroci e in particolare delle preghiere del purtroppo scomparso sacerdote di Nova Topola rev. Ratko Grgić. Ringrazio tutti voi che ci siete vicini con il pensiero e con la fede e in particolare anche il nostro Papa Giovanni Paolo II. Ringrazio per tutto, rimanendo in preghiera e Le porgo un fraterno saluto!
P.S. Or ora sono partite otto sorelle da Nova Topola, otto da Bosanski Aleksandrovac tre da Bosanska Gradiška e tre da Banja Luka in direzione Zagabria! Le altre sono rimaste! 

+ Franjo Vescovo

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 1259/92 del 3 novembre 1992)

 "HO VISITATO MOLTI DEI NOSTRI PARROCCHIANI CON LA CARITAS DIOCESANA"

Eccellenza Reverendissima,
Mi permetto di informarla nuovamente sugli avvenimenti che si sono verificati nel vescovado di Banja Luka nelle ultime due settimane.
Dopo che si sono placati gli avvenimenti bellici nelle parrocchie della zona di Kotor Varoš sono riuscito a visitare anche la parrocchia di Sokoline dalla quale sono fuggiti tutti gli abitanti. Sono riuscito a nascondere in un posto sicuro il parroco fra Tomo Buljan. Per fortuna la sua salute è discreta. La chiesa parroc­chiale e l'appartamento del parroco sono danneggiati, ma non rasi al suolo come molte altre case. Sono andato anche nei paesi della parrocchia di Vrbanjci dove fino a ora mi era stato impedito l'accesso incontrando colà alcune centinaia di fedeli i quali grazie a Dio non hanno subito ancora delle provocazioni dirette, ma vivono comunque in uno stato di grave disagio. Ho visitato anche alcuni paesini della parrocchia di Kotor Varoš dove si trovano alcuni fuggiaschi provenienti da Sokoline e Vrbanjci; comunque la popolazione del luogo è rimasta lì. In tutti i paesi citati ho portato alcuni generi di prima necessità provenienti dalla Caritas diocesana. Alcuni fuggiaschi provenienti da Banja Luka sono già tornati in que­sta zona perché si spera che sia ristabilita la pace anche se molti paesi e molte case sono state derubate e distrutte e addirittura alcuni fedeli sono stati uccisi!
Ho presentato le mie proteste al Sindaco e al capo della polizia locale i quali mi hanno promesso che avrebbero cercato di garantire un maggiore ordine e una maggiore legalità. Degli oltre diecimila fedeli cattolici di questa zona oggi ne sono rimasti circa duemila! Ho visitato anche le parrocchie di Šurkovac, Ljubija, Stara Rijeka, Ravska, Sanski Most, Sasina, Bosanska, Gradiška, Nova Topola, Dolina, Prijedor e Mrkonjić Grad portando lì generi alimentari e vestiario sempre proveniente dalla Caritas. A Mrkonjić Grad dopo la barbara distruzione della canonica, della chiesa parrocchiale ho preso contatto con le autorità del luogo, con il sindaco e con il presidente del Partito Democratico Serbo. Hanno natural­mente preso le distanze da questi crimini, assolutamente non provocati dai nostri fedeli, dicendo che comunque non sono in grado di impedire soprusi messi in atto da singole persone a danno di cittadini appartenenti ad altre etnie. Mi hanno però promesso che avrebbero cercato di proteggere, dove possibile, i nostri fedeli dichiarando anche che quanto era accaduto alla chiesa rappresen­tava una grande vergogna e una disfatta per loro e per il popolo. E' comprensibile che anche i nostri fedeli siano pieni di paura perché ripetutamente le loro case sono state mitragliate alcune persone sono state anche uccise! Che Dio abbia misericordia di noi e ci protegga da ulteriori sofferenze! Negli ultimi tempi nelle zone dei comuni di Sanski Most e nelle parrocchie di Sanski Most, Stara Rijeka e Sasina estremisti serbi hanno iniziato a perseguitare con maggiore intensità i nostri fedeli e addirittura ad ucciderli. Le alcune centinaia di fedeli rimasti mi chiedono di portarli via da là e di nasconderli perché temono per la loro vita! Purtroppo neanch'io so cosa fare di loro, come aiutarli! Cercherò di ricontattare le autorità militari e civili!
Alcune settimane or sono ero di nuovo dal comandante del 1° Corpo d'Arma­ta di Krajina Gen. Momir Talić il quale ha sottolineato nuovamente che era merito mio se il mio popolo e contemporaneamente molti serbi sono stati salvati da una distruzione di maggiore entità. Ha detto inoltre: "La ringrazio sentitamente per ciò che ha fatto: il popolo serbo non lo dimenticherà mai". La questione comun­que è sapere quanti sono i leader estremisti incontrollati, sia militari che politici, che vogliono a tutti i costi mandar via tutte le popolazioni non serbe! Questa pressione e questa minaccia è diventata più forte negli ultimi giorni in tutta la nostra regione. Dato che è continuamente minacciata la vita di molti fedeli e che comunque non hanno alcuna possibilità di fuggire in Croazia o in altri luoghi più sicuri, la loro paura diventa panico e continuano a implorarmi di aiutarli visto che non hanno altrimenti nessuno a cui rivolgersi! A Banja Luka si sono stanno ve-rificando spiacevoli incidenti: soldati che ritornano dal fronte si stanno compor­tando peggio degli incivili, sparando sulle nostre chiese a Barlovci e a Motike e sulle case di nostri fedeli. Ad un vecchio della vicina parrocchia di Barlovci han­no tagliato le orecchie e il naso prima di ridurlo in fin di vita. Attualmente i medici tentano di salvargli almeno la vita. Durante questo tempo ho parlato nuovamente con il sindaco di Banja Luka e i rappresentanti della polizia e dei militari, chieden­do maggiore protezione e possibilmente una migliore assistenza medica per i nostri fedeli privati di ogni diritto. Mi è stato risposto che avrebbero cercato di venire incontro alle nostre richieste. Speriamo in Dio. Non mi stancherò mai di chiedere per i nostri fedeli il rispetto dei diritti umani che attualmente non hanno! In tutta questa disgrazia posso darle anche una notizia positiva! Il governo della Repubblica Croata ha approvato la fornitura di cento tonnellate di frumento e cinquanta tonnellate di gasolio così la popolazione potrà coltivare i propri campi, arare e seminare nutrendo nuove speranze. Pare che su mia richiesta siano state messe a disposizione dalla Caritas Austriaca e Tedesca altre cento ton­nellate di frumento. Grazie a Dio!
Un'altra brutta notizia: ieri, il 2 novembre in un ospedale di Zagabria è dece­duto il nostro confratello Petar Jurendić parroco della parrocchia di Mrkonjić Grad. Che riposi in pace. La vita e la morte sono la nostra quotidianità.
             Saluto cordialmente Lei Eccellenza e suoi collaboratori rimanendo il Suo devoto

 + Franjo Komarica

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 1300/92 del 12 novembre 1992)

E' STATO UCCISO UNO DEI NOSTRI UOMINI MIGLIORI: UN SACERDOTE, UN VERO E PROPRIO MARTIRE

Eccellenza Reverendissima
dato che è tornata la corrente elettrica colgo l'occasione per mandarle le ultime novità sulla nostra diocesi.
Negli ultimi dieci giorni la situazione è drammaticamente precipitata! La noti­zia più grave che devo comunicarle è che nella notte tra il Sabato e la Domenica cioè tra l'8 novembre e le prime ore del mattino del 9 novembre il nostro giovane confratello molto stimato dalla gente e amato rev. Ivan Grgić parroco di Ravska vicino al Ljubija (nel decanato di Prijedor) è stato trucidato. E' stato prelevato dall'appartamento e ai limiti della sua parrocchia è stato portato nelle cave della miniera di Ljubija e lì fucilato con circa cinquanta colpi d'arma da fuoco! Dai rappresentanti civili e militari di Ljubija mi è stato riferito che il delitto è stato commesso da appartenenti all'esercito serbo e alcuni dei colpevoli sono già stati fermati. La popolazione cattolica delle parrocchie di Ravska e delle parroc­chie vicine, spaventata a morte e privata di ogni diritto umano, vive in una gran­de tristezza! Ho potuto celebrare una messa in sua memoria nella chiesa par­rocchiale alla presenza di molte persone. Il giorno successivo cioè ieri il giovane martire beato Ivan è stato sepolto nella cripta riservata ai sacerdoti della chiesa di Banja Luka! Merita eterna riconoscenza nel Signore! Il beato Ivan aveva l'età di trent'anni ed era nel sesto anno del suo sacerdozio! E' stata la sua prima parrocchia ed era molto amato da tutti i fedeli della sua parrocchia e da tutte le persone che lo conoscevano. I suoi genitori vivono come profughi nella Baranja in Ungheria, anche se non so se si trovino ancora là. Inutilmente abbiamo cerca­to di avvertirli di questa tragica notizia. Comunque sono convinto che sapranno presto del grave lutto che ha colpito loro e tutta la loro parentela! Sia loro che noi abbiamo in Ivan un esempio di vero martire, un esempio di sacerdote fedele fino alla morte.
Non voleva abbandonare il suo popolo sofferente, cosa che comunque è comune a tutti i confratelli di questo paese che continuano a testimoniare la loro fede in Cristo e nella Chiesa.
Nella notte scorsa la grande chiesa parrocchiale di Stara Rijeka, che si trova tra Sanski Most e Ljubija nelle vicinanze di Ravska, è stata distrutta da una forte esplosione e l'appartamento del parroco è stato gravemente danneggiato. E' una fortuna che il parroco e decano Ilija Arlović si sia trovato qui da me dopo la sofferenza per i funerali del beato Ivan. Tutta questa zona che va da Prijedor fino a Sanski Most, attualmente otto parrocchie, è particolarmente colpita. Dieci dei nostri fedeli, compresi tra i 22 e i 60 anni, sono stati uccisi il 2 novembre scorso nella parrocchia di Sasina a Sanski Most nel paese di Škrljevita mentre stavano rientrando a casa,
Ultimamente sono stato nelle parrocchie di Prijedor, Ljubija, Šurkovac, Ravska (allora il parroco era ancora vivo), Stara Rijeka, Sanski Most, Sasina e Stratinska per portare del frumento al fine di poter provvedere alle semine. La popolazione di Sanski Most e Sasina sono terrorizzati e vorrebbero andarsene in qualsiasi altra parte. Le promesse dei politici non valgono più nulla perché - me lo hanno personalmente confermato - le autorità civili e militari hanno perso ogni controllo a Sanski Most e i reduci dal fronte uccidono e bruciano tutto quello che incontra­no. Purtroppo ciò avviene anche nelle parrocchie di Stara Rijeka, Ravska e Ljubija. Simile situazione troviamo nelle parrocchie della zona di Prnjavor - a Prnjavor, a Kulaši e a Dragalovci, Anche nella zona di Banja Luka negli ultimi tempi si sono verificati alcuni attentati armati a danno della nostra gente e a danno di edifici della Chiesa specialmente nelle parrocchie di Barlovci e Marija Zvijezda (Trappisti). Ho parlato nuovamente con le autorità civili e militari del comune di Banja Luka. Mi si assicurava che sarebbero stati perseguiti tutti gli eccessi, ma che in ogni caso sono impotenti nel prevenirli. Pare proprio che siamo diventati vittime di una follia e di una anarchia inaudita e di una sistematica uccisione di tutti i fedeli!!! Ad una simile logica non posso aderire, né come uomo, né come cristia­no perché è profondamente disumana. Non saprei a chi rivolgermi in presenza di queste assurde crudeltà se non al nostro Dio implorando aiuto per la nostra pacifica popolazione. Anche se molti dei miei interlocutori mi riconoscono che siamo riusciti a salvare il popolo dall'annientamento ho l'impressione che faccia­no di tutto per allontanarci dalle nostre dimore centenarie. Ho parlato anche con il Vescovo della chiesa ortodossa e il Muffi sugli attuali problemi, ma purtroppo non hanno potuto né dirmi, né promettermi alcunché. Voglio comunque informarLa sulle nostre pene affinchè si sappia cosa dobbiamo sopportare quotidianamen­te e si preghi per noi a lode di Dio e per la salvezza delle anime. La ringrazio per tutto ed è stato un bene che sia rimasto a casa in questi giorni come Lei mi aveva consigliato.
             Auguro a Lei e a tutti pace e bene in Cristo

 + vostro Franjo

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Lettera al Card. Franjo Kuharić, Arcivescovo di Zagabria
(Prot. n. 117/93 del 17 febbraio 1993)

FACCIA L'IMPOSSIBILE PER EVITARE LA DISTRUZIONE DELLA CATTEDRALE ORTODOSSA DI KARLOVAC (QUALORA QUALCUNO VOLESSE FARLO)

Eminenza Reverendissima
In una conversazione telefonica con il sindaco di Banja Luka il sig. Radić ho saputo che la cattedrale ortodossa di San Nicola a Karlovac, già danneggiata dagli eventi bellici, dovrebbe essere completamente distrutta. Mi mancano ele­menti precisi sia sul grado di danneggiamento subito dalla cattedrale sia sull'in­tenzione di raderla al suolo. Comunque trattasi sempre di un'opera sacra molto preziosa. Non sono neppure in grado di verificare la fondatezza delle informa­zioni datemi dal sindaco Radić.
Nonostante ciò la prego, qualora venisse a conoscenza di simili azioni, di adoperarsi presso le autorità competenti affinché ci si dissuada dalla distruzio­ne della cattedrale di Karlovac; la stessa cosa vale per ogni chiesa o luogo di culto della chiesa serba ortodossa.
Lei conosce il mio pensiero di fondo e sa che sono contrario alla distruzione di qualsiasi edificio sacro a qualunque confessione religiosa appartenga ed an­che alla distruzione degli edifici civili. Condivo in questo evidentemente l'impostazione Sua e quella di altri fratelli nell'episcopato. Credo che Lei anche in questo caso agirà come deciso protettore della dignità e del valore di ogni uomo e di ogni comunità religiosa o etnica minacciata. Fiducioso nella Sua protezione Le esprimo la massima stima e cordiali saluti
             il Suo fratello in Cristo

 + Franjo Komarica

 Inviata per conoscenza:
             - al sindaco di Banja Luka, dr Radić
             - al Sinodo Episcopale Ortodosso - Belgrado.

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 927/93 del 27 marzo 1993)

LA GENTE È PRESA DA TERRIBILE PANICO CERCANDO QUALSIASI POSSIBILITÀ DI PORTARSI AL SICURO

Eccellenza Reverendissima
Sono qui per informarla sui fatti delle ultime settimane nella mia Diocesi. Dopo aver nuovamente parlato con il sindaco di Banja Luka il Sig. Radić al fine di impedire l'escalation dei soprusi nei confronti di civili innocenti e di porre fine ai bombardamenti alle mine sulle case, pare che qualche protezione in più sia sta­ta disposta. La gente comunque è presa da terribile panico cercando qualsiasi possibilità di portarsi al sicuro per salvare almeno la propria vita e quella dei figli. La fuga è continua in particolar modo da alcuni rioni centrali e da alcuni sobbor­ghi dove nei giorni passati sono state uccise persone innocenti (5). Tra l'altro, grazie a Dio, dopo le molte mie e Sue sollecitazioni il convoglio degli aiuti umani-tari della Caritas si è nuovamente messo in moto in modo da poter dare almeno una piccola mano alla gente per i loro bisogni quotidiani. Ho chiesto ancora un certo quantitativo di sementi perché i contadini non possono permettersi di acquistarli per le nuove coltivazioni. Per quanto riguarda la situazione degli edifici religiosi devo comunicare che la grande chiesa di Šurkovac è andata completa­mente distrutta e le piccole chiese nelle zone di Čatrnja (Bosanska Gradiška) e Doline (Prnjavor) sono infestate da mine. Le sorelle in Cristo dell'Ucraina della comunità "Le serve dell'Immacolata" di Banja Luka - Budžak hanno lasciato il proprio convento su ordine della loro Congregazione dato che l'edificio era stato più volte preso di mira dall'artiglieria. La loro casa attualmente è abitata da alcuni profughi regolarmente autorizzati.
Nelle ultime settimane sono stato più volte attaccato dai mass media locali, dalle emittenti radiotelevisive e dai giornali nella mia veste di Vescovo di Banja Luka, diramando menzogne incredibili. Mi accusavano di essere il promotore di un'iniziativa volta contro i serbi ed affermavano che divulgavo delle cose non vere quali che la popolazione cattolica (cioè non serba) nella diocesi di Banja Luka fosse in pericolo. Affermavano che su incarico della Santa Sede avessi avuto il compito di allontanare tutti i fedeli cattolici dalla zona di Bosanska Krajina di modo che la stessa Santa Sede e il Papa in persona potessero agire con maggior forza contro i Serbi. Persone che diramano simili menzogne e calunnie e che intenzionalmente ingannano una popolazione, già impaurita e privata dei loro diritti, creando ulteriore panico, meritano soltanto la nostra compassione e la nostra preghiera.
Continuano a moltiplicarsi le minacce telefoniche secondo le quali dovrei essere liquidato, ucciso. Non do loro molto peso anche se non ritengo che siano solo parole. Ho in ogni caso informato le autorità militari e civili della Repubblica Srpska sia a livello locale che nazionale di questi fatti, chiedendo che si faccia qualcosa di concreto al fine di porre un limite a questi soprusi anarchici e violen­ti. A questo proposito mi è pervenuta una risposta del Signor Karadžić, presi­dente della Repubblica Srpska, nella quale vengo pregato di fornire al gabinetto del Governo informazioni più dettagliate e concrete circa le "supposte attività incriminate nell'ambito del mio lavoro". Nonostante lo avessi continuamente in­formato, sia direttamente sia attraverso i suoi collaboratori, su tutti gli avveni­menti che si sono svolti e che continuamente si ripetono a Banja Luka, gli ho trasmesso in questi giorni una mia nuova lettera (8 lunghe pagine), che alleghe­rò anche a questo mio messaggio anche per Lei. Per amor di verità non posso e non devo tacere quando vengono commessi reati a carico di persone indifese delitti che vengono tollerati e che continuano. Il giorno 24 di questo mese verso sera all'ingresso del cortile del convento di "Nuova Nazareth" un civile armato ha fermato la superiora della comunità "Adoratrici del Prezioso Sangue di Cri­sto" sr. Salezija che si trovava in compagnia di un altro fratello del convento. è stata rubata la macchina con tutte le cose che avevo dato come di consueto da portare a casa mentre le due sorelle sono state mandate via in malo modo. Nonostante tutti i nostri tentativi non si sa nulla della vettura e di ciò che conte­neva.
Negli ultimi tre giorni nella parrocchia di Barlovci sono state uccise cinque persone innocenti. La nostra gente è presa da forte panico. Cerco di tranquillizzarli con la preghiera, con appelli rivolti alle autorità e con gesti di consolazione. Anche oggi diffonderò un nuovo invito a mantenere la calma e ad avere la forza per superare questo difficile momento.
Non perdiamo comunque la speranza che ci giunga aiuto direttamente da Dio, ma anche dalla Santa Sede e da altre persone di buona volontà.
Questo è quanto ho da comunicare oggi. La ringrazio per le sue preghiere e per il Suo aiuto, porgendo i migliori saluti in Cristo

 + Franjo vescovo

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Lettera al Card. Franjo Kuharić,
Arcivescovo di Zagabria e Presidente della Conferenza Episcopale Croata
(Prot. n. 35/93 del 4 aprile 1993)

NON ABBIAMO ANCORA PERSO IL CORAGGIO

Eminenza Reverendissima
La ringrazio sinceramente e di tutto cuore per le calorose parole che mi ha fatto avere in risposta alla mia richiesta di aiuto e di protezione per tutta la dioce­si. Ho comunicato le sue parole anche ai miei fratelli presbiteri e ai fedeli. Tutti le siamo riconoscenti sia per le Sue parole come anche per tutto ciò che fa per noi per le Sue preghiere, appelli ed interventi. Non abbiamo ancora perso il coraggio anzi siamo lontani da questo anche se l'oppressione fisica e psichica continua quotidianamente. Eroicamente i sacerdoti rimangono al proprio posto, consolan­do la gente con le parole, con la preghiera e con il loro personale esempio. Lo stesso fanno le sorelle in Cristo e sono diventate veramente preziose.
Rimane sempre aperto l'interrogativo sul nostro incerto futuro e purtroppo non abbiamo alcuna risposta. Nella volontà di coloro che tracciano confini sulle carte geografiche e di coloro che si ritengono detentori del potere sulla vita e sulla storia dei popoli ci sarà un futuro in questo paese per noi cattolici?
Faccio ogni sforzo per informare costantemente le autorità delle ingiustizie alle quali siamo sottoposti continuamente e alle calunnie nei confronti del Vesco­vo, dei sacerdoti e dei fedeli. Non posso accettare che noi, pur non avendo fatto nulla di male, veniamo sottomessi e mandati via solo per il fatto che siamo catto­lici e croati. Non credo che l'essere cattolico croato e il vivere in un territorio che per secoli è stato la nostra patria si possa definire un reato o un peccato, né posso accettare che qualcuno diffonda queste idee. Il fatto di vivere qui, per me e per tutti noi, è un impegno, non un reato per cui secondo alcuni dovremmo sparire. Ritengo pertanto che in tutti i futuri contatti ad ogni livello si debba defini­re la patria, i suoi limiti e le possibilità di convivenza anche delle minoranze religiose ed etniche, considerando che il futuro di queste minoranze deve esse­re degno di un popolo civile, lo pretendo questo e devo pretenderlo anche a nome dei confratelli sacerdoti e del mio popolo!
Credo di poter invitare anche Lei personalmente e tutti i miei cari fratelli nell'episcopato affinchè tutti voi (tutti i vescovi croati) pretendiate da tutti coloro che decidono sulla nostra sorte che ci proteggano e ci restituiscano tutti i diritti umani e civili e la libertà di cui siamo stati privati. So che non ci ha dimenticati e so che non ci deluderà perché credo ci consideri una parte del corpo della Chie­sa croata. Per questi sentimenti ringrazio lei personalmente e gli altri confratelli nell'episcopato. Cristo, Buon Pastore della sua Chiesa e che anche a noi ha affidato il compito di guidarla e di proteggerla nella buona e cattiva sorte, sia per tutti noi consolazione e ricompensa.
Qui da noi la situazione è tale che non mi posso muovere e quindi non sarò in grado di partecipare alla Conferenza Episcopale che verrà ugualmente indet­ta fra non molto. Siamo nelle mani di Dio e Dio guiderà le cose secondo la sua santa volontà.
Siamo felici della preannunciata visita dei graditi ospiti della Conferenza Episcopale della Svizzera e di Sua Ecc. Card. Etchegaray della Santa Sede. Anche per i nostri connazionali queste visite sono significative in quanto confermano che non siamo solo assoggettati al loro arbitrio, ma che continuiamo ad essere membri di una grande famiglia la quale conosce la nostra situazione e non è indifferente alle nostre sofferenze.
Se Dio vorrà, Lei verrà a visitarci durante quest'anno giubilare della Sua Chiesa, anno giubilare che anche noi di Banja Luka consideriamo, dal momento che per diversi secoli abbiamo fatto parte della stessa (Arci)diocesi!
Raccomandando me stesso e tutta la diocesi al suo cuore nobile e paterno, alle sue preghiere e al suo amore. Auguro a Lei e ai suoi stimati collaboratori, i vescovi Đuro, Juraj e Marco, giorni colmi di gioia, pace e salda speranza, specie durante questa Settimana Santa e i giorni della Santa Pasqua. Nel ricordo della Passione, Morte e Resurrezione del Salvatore porgo i migliori e cordiali saluti fraterni.
             Il Suo devoto nel Signore e nella Beata Vergine Regina degli Apostoli

 + Franjo Komarica

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 970/93 del 14 aprile 1993)

NON CI SIAMO ARRESI E NON ABBIAMO NESSUNA INTENZIONE DI FARLO

Eccellenza Reverendissima
Vorrei informarla con la presente sulla evoluzione della situazione dal mio ultimo resoconto. Spero comunque di non infastidirla troppo con questo mio scritto anche se siamo ancora nella Settimana di Pasqua (durante la quale ci si riposa normalmente dalle fatiche del periodo quaresimale).
Come già le avevo comunicato in precedenza eravamo in attesa della visita del Presidente della Conferenza Episcopale della Svizzera il Vescovo P. Mamie accompagnato dal segretario della Conferenza padre R. B. Trauffer. Grazie a Dio questa visita ha avuto effettivamente luogo ed essi si sono trattenuti con noi il 6 e 7 aprile, il martedì e il mercoledì santo. Oltre a visitare le parrocchie e conventi nella zona tra Bosanska Gradiška e Banja Luka abbiamo fatto visita anche al vescovo ortodosso Mons. Jefrem e al Muftì di Banja Luka Sig. Halilović come anche al sindaco di Banja Luka il Sig. P. Radić. Erano stati predisposti anche incontri con sacerdoti e fedeli nella nostra cattedrale. Questa visita è stata preziosa sotto diversi punti di vista. È stata l'occasione per i fedeli, i sacer­doti e i religiosi per informare in modo veritiero i nostri ospiti sulla nostra situazio­ne drammatica della quale avevano un quadro a loro detta distorto. È stato comunque bene che anche alcuni ambienti religiosi e civili dei nostri connazionali prendessero atto che qualche rappresentante della grande famiglia cristiana alla quale apparteniamo è venuto da noi. Visite del genere sono molto preziose per noi!!
Il Sabato Santo 10 aprile siamo stati onorati da una visita del Sig. Momčilo Krajišnik, attuale Presidente del parlamento della Repubblica Srpska, accom­pagnato da quattro dei suoi ministri e dal Sig. Radić sindaco di Banja Luka. I signori si sono soffermati per un ora.
Il presidente Krajišnik mi ha pregato (!) di fungere da intermediario per realiz­zare un incontro tra i rappresentanti più significativi della repubblica Srpska e la comunità croata di Herceg-Bosna. In quell'incontro dovranno essere discussi i problemi concernenti la sospensione dei conflitti bellici, la ricostituzione della pace e la soluzione di tutti i problemi ad essa connessi. Ha infine riconosciuto i miei sforzi in merito al mantenimento della pace e per evitare ancor maggiori sofferenze in questa zona, ringraziandomi anche per la obiettiva descrizione dei fatti e delle situazioni nella mia diocesi. Non è mancato infine il suo apprezza­mento per il mio impegno di salvare anche il suo popolo. Gli ho risposto tra l'altro che non ero un politico, né aspiravo ad esserlo, ma che comunque ero disponi­bile qualora la mia opera servisse a pacificare la situazione, a salvare persone innocenti, a tutelare la vita, i diritti e i beni della gente. Egli ha dichiarato infine la propria disponibilità di tutelare tutti gli abitanti del territorio della Repubblica Srpska, garantendo a tutti i cittadini totale parità e un futuro sicuro. Gli risposi che sareb­be stato necessario giungere in tempi brevi dalle parole ai fatti e colsi l'occasio­ne per consegnarli un elenco di tutti gli edifici della Chiesa distrutti e una cartina della mia diocesi decimata e devastata.
Il Lunedì di Pasqua 12 aprile due ministri, il Sig. Rosić e il Sig. Dokić si sono ripresentati al fine di discutere concretamente in merito ad un incontro a breve scadenza qui nella sede vescovile tra rappresentanti serbi e popolazione croata. Oggi il vice primo ministro della Repubblica Srpska sig. Vitomir Popović e il mini­stro alla giustizia Jovo Rosić mi hanno pregato nuovamente di intervenire per realizzare un incontro tra le autorità governative della Repubblica Srpska e della comunità croata di Herceg-Bosna. (Ho l'impressione che i rappresentanti della Herceg-Bosna abbiano dimenticato completamente i cattolici croati fuori del loro territorio e che in fondo ci abbiano sacrificato ad interessi più immediati! Non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci. Secondo il nostro punto di vista la Chiesa cattolica e il messaggio di Cristo che in questa zona vivono da dicias­sette secoli hanno il diritto di esistere anche in futuro indipendentemente dal fatto che piaccia o meno ai politici! Questo fatto non deve assolutamente essere indifferente alla nostra Chiesa!!!). Anche se praticamente non ho nessun contat­to con i politici di Herceg-Bosna ho cercato di far loro pervenire l'invito di presen­tarsi a discutere assieme ai rappresentanti della Repubblica Srpska al fine di salvare e di proteggere proprietà e vite umane dall'annientamento. Speriamo che Dio assista tutti in questo difficile compito anche per poter finalmente lenire le grandi sofferenze a cui siamo sottoposti. Questo è per oggi. Avrà mie notizie spero positive al più presto. In tre parrocchie nei pressi di Banja Luka dove ero in questi giorni la gente vive ancora nel terrore. Ci sono dei validi motivi per questo, ma ci sono anche motivi di speranza.
             Porgo i migliori saluti in Cristo

 + Franjo Komarica

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Lettera al Card. Franjo Kuharić,
Arcivescovo di Zagabria e Presidente della Conferenza Episcopale Croata
(Prot. n. 56/93 del 1 maggio 1993)

ESPLICITO DESIDERIO DI CONTINUARE GLI INCONTRI UFFICIALI DELLA COMMISSIONE MISTA COMPOSTA DA RAPPRESENTANTI DELLA CHIESA CATTOLICA E DELLA CHIESA SERBA ORTODOSSA

Eminenza Reverendissima e caro fratello in Cristo
Mi consenta di trasmetterle le novità della mia diocesi.
Ieri mi ha telefonato da Belgrado il vescovo della chiesa ortodossa di Bačka mons. Irenej, il quale voleva sapere come stavo personalmente e come era la situazione dei cattolici in questa zona. Mi comunicò anche che richieste dall'estero domandavano come stesse il vescovo di Banja Luka e come si stava nella diocesi di Banja Luka e cosa si sarebbe potuto fare da parte della Chiesa Serbo-ortodossa al fine di tutelarci. Mi disse inoltre che esisteva da parte della Chiesa Serbo-ortodossa la disponibilità a chiedere per me personalmente mag­giore tutela fisica e di intervenire in questo senso presso i politici serbi.
Gli spiegai brevemente di come si stava qui da noi dicendogli che per quanto riguarda la mia sicurezza e protezione non avevo altri bisogni che quelli dei miei fedeli di fatto privati di ogni diritto, fedeli che senza un plausibile motivo venivano uccisi in pieno giorno o nel cuore della notte nelle proprie case, cosa che pur­troppo sono accadute anche ultimamente. Negli ultimi tempi in tre delle mie par­rocchie - Petrićevac, Dolina e Šurkovac - 6 persone anziane sono state uccise. Gli ho anche detto che la chiesa in queste situazioni deve energicamente reagi­re in favore della tutela dei popoli e dei diritti fondamentali dell'uomo, se vuole continuare a vivere nella sacrosanta verità della propria missione. (Una conver­sazione analoga l'ho avuta anche ieri sera con mons. Jefrem, vescovo ortodos­so di Banja Luka.).
In relazione a ciò il vescovo ortodosso mons. Irenej mi ha detto, essendo impossibilitato a conferire direttamente con Lei, di pregarla affinché venga stabi­lita una nuova data per il già programmato incontro della commissione mista cattolica - serbo-ortodossa, cioè un nuovo incontro del gruppo che si è incon­trato a fine gennaio dell'anno scorso a San Gallo in Svizzera. Dato che ci si era già messi d'accordo di tenere un secondo incontro a Novi Sad, ma questo poi è saltato, egli chiede che la commissione possa riunirsi effettivamente ora alla fine di maggio o ai primi del prossimo mese di giugno a Novi Sad. La data esatta l'avrebbe comunicata entro il 15 di questo mese non appena si fosse riunito il suo consiglio.
Il mio compito è pertanto di presentarle la seguente richiesta:
1) sarebbe d'accordo lei che la sopraddetta commissione - come propongo­no i rappresentanti della chiesa serba ortodossa s'incontri con Lei ai primi di maggio o ai primi di giugno a Novi Sad - evidentemente garantendo la massima sicurezza come afferma il vescovo Irenej?
2) ciò significa che ora spetta a Lei Eminenza quale Presidente della Confe­renza Episcopale prendere una decisione e far conoscere la sua risposta trami­te il sottoscritto o direttamente alla controparte.
Anche in questa occasione voglio ringraziarla di non averci dimenticati e di continuare a considerarci un anello vivo della Chiesa croata.
             La saluto cordialmente con un sentimento di profonda fraternità e stima in Cristo

 + Franjo Komarica
vescovo di Banja Luka.

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Lettera a Mons. Vinko Puljić, Arcivescovo di Vrhbosna (Sarajevo)
(Prot. n. 126/93 del 30 agosto 1993)

OLTRE TREMILA PROFUGHI DA KAKNJA, HALJINIĆA, E VAREŠA SONO TRANSITATI DA BANJA LUKA

Egregio e caro padre Arcivescovo,
Caro fratello Vinko
(...) Ieri (Lunedì) sono arrivati improvvisamente con 30 automezzi profughi da Kaknja, Haljinića e Vareš, oltre tremila donne e bambini spossati, come pure alcune persone anziane. Tra di loro c'è anche il reverendo Veselko. Non sapeva­mo affatto che sarebbero passati di qui, tuttavia appena avuta la notizia ci siamo affrettati a portare aiuto con cibo e bevande per i bambini e per tutti gli altri, come pure medicinali e fasciature per bimbi e ammalati. E' deceduta una donna anzia­na, per la quale abbiamo trovato una bara; tuttavia altri stavano agonizzando, cosicché abbiamo messo a loro disposizione la nostra ambulanza con un medi­co, fino a Bosanskog Grahova e precisamente fino a Ćelebića, dove si sono diretti passando da Prijedor e Sanski Most. Dio sa come e quando arriveranno. Sono in viaggio da sabato mattina! Triste e opprimente. Possa il Buon Dio aver pietà di loro e di noi! Si dice che nei prossimi giorni dovranno passare di qui anche altri profughi di queste zone.
Le darò ulteriori notizie di questo e di altro quando ci incontreremo!
Auguro a te e a tutti coloro che ti circondano la forza e la consolazione di Dio in questi giorni di prova - ti saluto fraternamente - te devoto al Signore che non ci abbandona mai.

 + Franjo, vescovo

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Lettera a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 196/93 del 9 dicembre 1993)

COLORO CHE DETENGONO IL POTERE FANNO PROMESSE MA NON MANTENGONO NULLA

Eccellenza Reverendissima
Non essendo facile informarla in altro modo degli eventi più importanti, mi prendo la libertà di scriverle ancora una volta per relazionarle la vita dei nostri fedeli nelle settimane passate. Ritengo che sia necessario che la Santa Sede sia informata di questi ultimi drammatici eventi che accadono in questa regione, fatti importantissimi per il futuro della Chiesa Cattolica.
1) Sul territorio della mia diocesi di Banja Luka controllato per la maggior parte dalle autorità serbe la situazione generale si è leggermente rasserenata in modo che i reati, prima quotidiani, come uccisioni, distruzioni o allontanamenti forzati della popolazione civile innocente non avvengono quasi più. Negli ultimi due mesi si sono verificati sevizie fisiche e addirittura uccisioni nelle parrocchie di Vrbanjci, Dolina, Nova Topola, Mrkonjić Grad, Stara Rijeka, Barlovci, Banja Luka e Dragalovci. Inoltre si continua a fare pesante pressione sui nostri fedeli per convincerli di lasciare la zona. Questo in particolare nella parrocchia di Banja Luka, Petrićevac, Barlovci, Ivanjska, Stratinska, Budžak, Presnače, Bosanska Gradiška, Stara Rijeka. Si cerca di mandare i nostri uomini nel servizio militare serbo e di conseguenza direttamente sul fronte (Doboj, Odžak). Sono comun­que riuscito a sospendere questa azione. In cambio molti dei nostri fedeli devo­no svolgere lavori forzati, subendo pesanti maltrattamenti e umiliazioni come molti di loro mi hanno raccontato in modo particolare molte persone della parroc­chia di Banja Luka, Petrićevac, Marija Zvijezda, Barlovci, Trn, Kotor Varoš, Sanski Most, Sasina, Ravska, Ljubija, Vrbanjci e Mrkonjić Grad. Nel corso dei miei fre­quenti contatti con rappresentanti del potere locale e anche con i rappresentanti della Repubblica Srpska ho chiesto energicamente maggiore tutela per i miei fedeli che in loco sono sottoposti alla rabbia dei tiranni locali. I miei interlocutori mi hanno promesso che avrebbero adottato determinate misure che però pun­tualmente rimangono solo promesse e non segue nessun fatto. Nei frequenti contatti con i parroci, sia nelle parrocchie o nel corso di incontri in episcopio sono sempre attento di incoraggiarli perché non perdano la fiducia e il coraggio. Li invito continuamente a non seguire il principio "occhio per occhio dente per dente", ma a comportarsi come veri cristiani anche nei confronti di coloro che vogliono loro male, dimostrando nei loro confronti amore e perdono. E' un grande miracolo che la maggior parte dei miei fedeli agiscano ancora secondo questi criteri, ma mi domando veramente fino a quando ciò sarà possibile. Di frequente mi confessano che non sopportano più queste innumerevoli ingiustizie e la tota­le privazione dei diritti più elementari che li costringe purtroppo, anche se con molto rimpianto, a lasciare la zona. I nostri fedeli nella maggior parte dei casi vanno nella Repubblica Croata; solo pochi decidono di trasferirsi nella Repubbli­ca di Herceg-Bosna. Secondo le ultime informazioni che mi sono state fornite dai parroci ho saputo che o definitivamente o temporaneamente si sono trasferiti quasi 41.400 fedeli da questa diocesi, ma ritengo che il numero effettivo dovreb­be essere ancora superiore. Purtroppo specie dalla zona di Banja Luka a causa di continue pressioni questa tendenza è in crescendo. Quanto durerà nessuno lo sa. Senza una maggiore garanzia degli organi ufficiali e anche dei rappresen­tanti del popolo croato qui in Bosnia-Erzegovina il futuro della cittadinanza catto­lica in questa zona temo sarà sempre peggiore.
Per quanto riguarda la parrocchia di Bihać la quale purtroppo, nonostante diversi tentativi, non sono ancora riuscito a visitare, ho saputo da rappresentanti della UNHCR che sia i sacerdoti che le suore per ora non sono stati toccati ma che una parte dei fedeli è andata via da lì anche se gran parte della comunità cristiana della zona è rimasta. Considerando il fatto che in questa zona quotidia­namente si svolgono operazioni belliche il futuro di questa parrocchia è abba­stanza incerto.
Per quanto riguarda il convento delle suore "Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo" a Nuova Topola in accordo con l'Amministrazione Provinciale e Gene­rale dell'Ordine e con la nostra Caritas è stato deciso di utilizzare una delle case per aprire un centro d'aiuto per persone anziane che hanno bisogno d'assisten­za sociale. Le autorità locali purtroppo non hanno ancora dato il proprio assenso per questo progetto, anche se ho parlato ripetutamente con loro.
Gli organi ufficiali hanno capito che realizzare questo progetto significa che noi intendiamo mantenere la nostra presenza in loco, cosa che non coincide con il loro progetto di allontanarci definitivamente. Del resto le tre suore rimaste a Nova Topola stanno bene e di notte godono della sorveglianza della polizia. A Bosanski Aleksandrovac ci sono ancora sei suore. Per grazia di Dio comunque non si verificano provocazioni o casi spiacevoli.
2) Gli organi ufficiali della Repubblica Srpska ultimamente stanno ostacolan­do i nostri sforzi per quanto riguarda il rifornimento degli aiuti umanitari essenzia­li organizzati dalla Caritas diocesana. Già tre convogli che settimanalmente ci portavano generi alimentari, senza una plausibile motivazione, non hanno potu­to giungere a destinazione: l'autorizzazione da Pale non è arrivata. Non li preoc­cupa minimamente il fatto che queste interruzioni nel rifornimento colpiscono non solo i nostri, ma anche molti dei loro fedeli che si rivolgono a noi per ottenere aiuti. Ho parlato di questo anche con i rappresentanti degli organi ufficiali che a loro volta hanno dato delle assicurazione, ma nell'attuale situazione dove non si conoscono le competenze dei diversi organismi succede purtroppo che anche l'autorizzazione concessa da un organo superiore venga resa successivamen­te nulla dalla indisponibilità di altri organi. Comunque siamo decisi a non perdere la speranza e continuiamo a combattere perché ci vengano riconosciuti i diritti più elementari della vita e la possibilità dell'esistenza. Ciò potrebbe avere forse anche maggiore successo se le organizzazioni internazionali che si occupano della tutela dei diritti umani cominciassero ad interessarsi un po' di più della si­tuazione in questa zona nella quale sono colpite particolarmente le minoranze nazionali.
3) Continuiamo ad avere contatti abbastanza regolari e frequenti, non solo telefonici, ma anche personali con il Vescovo ortodosso di Banja Luka mons. Jefrem e con il Mufti di Banja Luka signor Halilović. I nostri colloqui sono improntati su un clima amichevole. Nei limiti del possibile cerco di aiutare anche i loro fedeli attraverso loro e attraverso le organizzazioni umanitarie. Purtroppo in città e in tutta la zona la fame e la mancanza di tutto diventano quotidianamente più evi­denti e il malcontento della gente cresce.
4) D'accordo con l'Arcivescovo di Sarajevo Mons. Vinko Puljić sono andato a visitare alcune delle sue parrocchie visto che a Lui non era possibile. Nella zona di Žepče, nella zona di Usora e nei comuni montani di Korićani dove sono rimasti alcuni fedeli ormai senza assistenza sacerdotale ero già stato due volte. Mi sono recato a Dobretići e a Podmilačje, due comuni dai quali i fedeli sono tutti fuggiti. Mentre mi è stato possibile portare alcuni aiuti umanitari e medicine nei comuni di Korićani e Žepče, ciò non mi è stato consentito ad Usora. Comunque non mi scoraggerò e cercherò di ottenere l'autorizzazione di arrivare con gli aiuti della Caritas anche in queste zone, perché i fedeli cattolici che lì sono circa 15.000 e la popolazione mussulmana si trova in una situazione molto critica. Sono stato anche nella parrocchia di Doboj dove ho preso contatto con gli orga­ni ufficiali chiedendo l'autorizzazione a che si possa insediare colà un parroco dato che nella parrocchia vivono ancora 1.800 cattolici. C'è una buona possibi­lità che ciò si realizzi.
             Basta così per oggi. Ringrazio di tutto ciò che può fare per noi.
             Con stima

 + Franjo Komarica
vescovo di Banja Luka

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Lettera al Card. Franjo Kuharić,
Arcivescovo di Zagabria e Presidente della Conferenza Episcopale Croata
(Prot. n. 99/94 del 14 marzo 1994)


I GRAVI FATTI ATTUALI MI IMPEDISCONO DI RECARMI DA LEI

Eminenza Reverendissima
II segretario Mons. V. Milovan mi ha trasmesso l'invito di partecipare alla seduta primaverile della Conferenza Episcopale indetta per i giorni 15-17 marzo '94. A parte la riconoscenza per avermi trasmesso quest'invito sinceramente sarei stato felice di potermi incontrare con Lei e i confratelli nell'episcopato.
Purtroppo gli eventi nefasti degli ultimi giorni m'impediscono di recarmi da Lei. In questa situazione è mio preciso dovere di intervenire presso i politici locali al fine di ottenere una migliore e più efficace tutela per i fedeli che, di fatto, sono del tutto privi di tutela e protezione, fedeli che nonostante le quotidiane provocazioni e difficoltà continuano a permanere nelle loro case che detengono da secoli.
Mi permetto comunque di riferirle alcuni fatti particolarmente tristi e deplore­voli. Sono eventi diversi nella loro specie ma comunque tutti vertono a far sì che i cattolici lascino questa zona. In questi tentativi vengono usati anche i mezzi più barbari e i disumani, mezzi che offendono l'onore e i diritti umani, se si può ancora parlare di diritti umani di una popolazione che negli ultimi due anni ha passato situazioni impossibili.
1) La minaccia della vita
Purtroppo negli ultimi tempi in alcune parrocchie si sono ripetuti casi di mi­naccia alla vita di persone innocenti.
Nel comune di Dragalovci (sulla via tra Banja Luka e Doboj) nella notte tra il 9 e il 10 febbraio Mato Barukčić di 83 anni è stato ucciso barbaramente nella sua casa nella quale abitava da solo. Nello stesso comune il 17 febbraio morì dopo aver subito gravi sevizie fisiche il sessantaseienne Andro Cancar ammalato di cuore. La casa di Pavle e Ivika Pranjić entrambi ultra ottantenni e di Domo Pranjić dell'età di cinquantasette anni sono state bombardate nella notte dal 10 e l'11 febbraio; questa povera gente è fuggita all'ultimo momento dalla casa rifugiando­si nella neve alta tra le montagne. Pochi giorni dopo il cinquantaduenne Stipo Barukčić è stato calpestato, picchiato e derubato delle poche cose che aveva.
Di fronte a tutti questi casi gli organi ufficiali si sono dichiarati impossibilitati ad agire. Nella parrocchia di Barlovci nel paesino Zalužani i soldati in uniforme nelle ore serali del 6 febbraio hanno ucciso nella propria casa il quarantasettenne Slavko Kašljević. Sua moglie è riuscita a fuggire da una finestra. All'arrivo della polizia Slavko viveva ancora, ma il medico, nonostante fosse stato chiamato tempestivamente, è arrivato solo il giorno dopo alle 9.30 quando l'uomo era or­mai dissanguato.
Nella parrocchia di Marija Zvijezda alla periferia di Banja Luka alcune perso­ne sono state aggredite. Il 5 marzo invece è stato aggredito Anto Martinović, l'8 marzo è stata mitragliata la casa di Zvonko Martinović e nello stesso giorno è stata colpita da una fucilata di una mitragliatrice anche la casa di Anto Aračić (vetri e finestre sono stati infranti). Il 10 marzo alle ore 19.00 è stata rubata la macchina di Anto Matošević. E' stata poi lanciata una bomba sulla casa di Anto lanjic dopo di che è stata depredata. La casa di Josip Ulmer e quella di Tonka e Franje Pajić sono state depredate. Anna Kezić ha subito furti. A Lada Bilić hanno invece incendiato il fieno. Le finestre della casa di Jozo Ćosić sono state frantu­mate. La casa di Ivica Lipovac è stata presa a fucilate. La stalla e le strutture accessorie della vecchia Ruža Ćosić sono state incendiate.
Ultimamente nei nostri uffici vengono quasi quotidianamente persone in la­crime perché sottoposte o direttamente o nei confronti dei propri familiari a gravi sevizie fisiche senza contare il clima di terrore in cui vivono per le continue minacce. Anche le minacce telefoniche che vengono fatte (anche a me diretta­mente) si sono ultimamente moltiplicate. Dicono che ci uccideranno tutti, che in questa regione non c'è posto per noi, che nemmeno gli aerei della Nato (= aerei cattolici) non ci avrebbero potuto salvare, ecc.
La popolazione è veramente terrorizzata e ne ha motivo. Voglio indicare al­cune motivazioni:
2) la popolazione viene allontanata con violenza dalle proprie case dai propri appartamenti.
A quanto pare non si vuole smettere di buttare fuori dalle proprie case di proprietà e dagli appartamenti in affitto nella zona i nostri fedeli di Banja Luka. Non so quante volte in questi ultimi giorni mi sono recato dal sindaco di Banja Luka il signor Badie per fargli presente i gravi reati che vengono commessi quotidianamente nei confronti della popolazione, reati che purtroppo vengono tollerati senza che gli organi ufficiali facciano qualcosa di concreto per fermare questi soprusi. La gente viene effettivamente buttata sulla strada senza che vengano adottate delle misure per sistemare queste persone in qualche modo. Tra queste persone ci sono spesso anziani privi di qualsiasi mezzo, ammalati e disperati.
Abbiamo l'impressione che siano le armi a comandare e chi possiede le armi ha anche il diritto. L'azione di cacciare la popolazione dagli appartamenti e case è un sistema veramente deplorevole per realizzare una pulizia etnica sistemati­ca contro la parte di popolazione indesiderata, la popolazione non serba.
I miei numerosi interventi, dato che non c'è nessun altro che si occupa della tutela di questa povera gente, in linea di massima sono rimasti purtroppo senza risultato. Purtroppo, vedendo tutta questa povera gente la quale non posso in concreto aiutare, mi duole l'anima.
La situazione è identica nella zona di Kotor Varoš dove negli ultimi tempi - a prescindere dai continui soprusi fisici - quasi tutte le sere si tende a cacciare anche quella minuscola parte di cattolici che sono ancora rimasti, una dozzina in tutto. Alla fine di gennaio Mato e Ruža Mandić sono stati terribilmente colpiti picchiati nella propria casa; la stessa cosa è successo a Anto Vujičić. Nella notte del 5 febbraio sono stati malmenati e poi depredati nella propria casa Iva e Kata Maljur. La stessa notte è stata malmenata anche Maria Mandalo. Nella not­te del 26 febbraio è stata malmenata Ana Pranjić e la casa è stata depredata; la stessa cosa è successa nella notte del 12 marzo a Luca Jurić.
Tutta questa gente e anche i loro vicini non hanno più il coraggio di dormire nelle proprie case, ma preferiscono passare le notti all'addiaccio o in fienili o in altri ricoveri di emergenza e di fortuna nonostante che ultimamente sia nevicato di nuovo. Le autorità locali sono perfettamente a conoscenza di tutte queste situazioni, ma nessuno prende una qualche iniziativa per fermare questi sopru­si.
I parrocchiani vivono nel terrore e tentano di fuggire altrove per salvare al­meno la loro povera vita. E a quanto pare anche gli stessi organi ufficiali sono d'accordo con questa pulizia etnica su tutto il territorio comunale.
3) Richiamo forzato alle armi e assoggettamento ai lavori forzati.
A metà febbraio più di 130 cattolici la maggior parte croati, in prevalenza di provenienza dal comune di Banja Luka, a partire dall'anno 1938, sono stati chia­mati a prestare il servizio militare. Sono stati chiamati alle armi anche coloro che non hanno mai prestato servizio militare, cioè coloro che erano inabili o addirittu­ra ragazzi delle scuole medie. Evidentemente ho immediatamente protestato presso gli organi competenti perché vengano ritirati questi ordini di chiamata al servizio militare e le persone possano ritornare nelle loro famiglie. Ciò non ha portato gran vantaggio anzi la situazione è precipitata. Anche in questi giorni si sta svolgendo una campagna di chiamata alle armi nella zona del comune di Banja Luka di Prnjavor e Doboj. La gente viene catturata come bestie, se i poveretti non riescono a nascondersi in tempo. Purtroppo le persone non possono nascondersi per giorni e giorni. Le famiglie sono nel terrore: non c'è nessu­no che li possa difendere, che possa spiegare cosa accade, perché ci si comporta così... Vengono da noi nella nostra casa piangono amaramente e sperano che noi possiamo difenderli, trovando loro un rifugio da qualche parte. Facciamo il possibile per tranquillizzarli e soccorrerli, ma siamo molto lontani da una situa­zione accettabile.
Oltre alla violenta mobilitazione per il loro impiego sulla linea di combattimen­to specie nella zona di Doboj e di Maglaj la popolazione non-serba viene chia­mata spesso per lavori forzati a scopo bellico. Ultimamente vengono impiegati spesso per scavare trincee a Doboj Bosanski Šamac e Orašje, nelle vicinanze dei combattimenti. Testimoni oculari affermano che gli stenti, le umiliazioni fisi­che e psichiche sono spesso cosi disumane da non essere sopportate da una persona normale. La gente ci implora di salvarli da questo inferno in qualunque modo. Negli ultimi giorni sono intervenuto molte volte al fine di ottenere che que­sta gente venga salvata da questo trattamento schiavizzante. Purtroppo non conosco l'esito di questi interventi e non credo che qualcuno abbia potuto gode­re di un trattamento migliore in conseguenza a questi.
Tutta questa mobilitazione per l'impiego militare e il trattamento disumano che viene riservato condannandoli ai lavori forzati è solo un modo per demora­lizzare e umiliare ulteriormente i nostri fedeli. E' quindi comprensibile che queste persone e i loro congiunti cerchino di salvarsi con la fuga dalle case dai paesi che per secoli hanno abitato.
4) Nuovi attacchi ai centri parrocchiali.
Alla periferia di Banja Luka negli ultimi venti giorni sono stati continuamente attaccati i nostri centri di assistenza.
Nella notte del 25 febbraio il centro assistenziale della parrocchia di Trn è stato attaccato per la trentunesima volta con armi pesanti: anche questa volta i danni sono stati ingenti.
Il 3 marzo verso sera è stato attaccato il centro assistenziale della parroc­chia di Barlovci, provocando gravi danni. C'è stato anche un tentativo di furto.
Quel che non è riuscito il 3 marzo è stato poi tentato il 12 e il 13 marzo nel centro assistenziale della parrocchia di Banja Luka - Budžak. Dopo dieci attac­chi armati e gravi danneggiamenti il centro assistenziale di questa giovane par­rocchia già un anno fa ha dovuto sospendere qualsiasi attività parrocchiale e liturgica, anche perché i nuovi arrivati, in combutta con la polizia locale, hanno cacciato con la forza delle armi i cattolici dalle loro case, abitandole al loro posto, al che nessun altro ha più il coraggio di opporsi a loro. Uno di questi "eroi" in questi giorni ha occupato il terreno già riservato per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale. Tutti i miei interventi non sono serviti un granché. I nostri fedeli sono veramente disorientati, abbattuti e impossibilitati a fare qualcosa per la loro difesa. A coloro che dovrebbero non importa nulla delle nostre disgrazie.
5) La sospensione delle forniture organizzate dalla Caritas.
Fino ad oggi i nostri fedeli sono riusciti in qualche modo a sopravvivere specialmente grazie al continuo aiuto della Caritas diocesana. Negli ultimi tempi gli organi locali ci hanno impedito di prelevare da Zagabria gli aiuti che una persona ci aveva fatto recapitare colà. Nonostante che la nostra Caritas in tutto questo tempo della sua attività abbia sempre aiutato i numerosi serbi e mussulmani come anche una gran quantità di istituzioni locali (convitti ospedali, scuole, cen­tri di assistenza, ecc.), gli organi locali, che ben sanno degli aiuti che noi fornia­mo, impediscono senza motivo il quanto mai urgente rifornimento di questi gene­ri di sussistenza e dei medicinali di cui c'è urgente necessità.
Questo atteggiamento è veramente incomprensibile e purtroppo nonostante i nostri numerosi interventi non riusciamo ad ottenere una valida risposta.
Non smetterò di continuare a chiedere le autorizzazioni per la fornitura e distribuzione di generi di prima necessità a tutta questa popolazione in pericolo, indistintamente dalla religione e dall'etnia. Mi rincresce in modo particolare che non mi venga permesso di portare medicine e alimenti ai nostri fedeli nella dio­cesi di Sarajevo come pure in altri luoghi particolarmente esposti come per esem­pio la parrocchia di Usora e nella zona tra Doboj e Teslić.
6) Profanazione di cimiteri e sepolcri
Devo comunicare purtroppo un altro evento molto triste Si moltiplicano le violazioni a danno di cimiteri e sepolcri in molte delle nostre parrocchie. File intere di pietre tombali vengono asportate, spesso anche con il consenso delle autorità di polizia. Nelle parrocchie di Marija Zvijezda e Petrićevac di Banja Luka e a Barlovci e Trn nelle vicinanze di Banja Luka e a Vrbanjci a Kotor Varoš Dragalovci Prnjavor Mahovljani e Bosanska Gradiška molte tombe sono state dissacrate e distrutte. E tutto questo negli ultimi tempi. Non parlo nemmeno delle distruzioni avvenute in precedenza.
Eminenza reverendissima,
In questi giorni così importanti per il destino della comunità cattolica a Banja Luka il dramma non è ancora concluso. Anche se all'inizio di questa guerra a noi imposta abbiamo cercato con tutta la nostra forza di evitare tutti i conflitti armati e di salvare il maggior numero possibile di vite umane (cosa che sia da parte serba come da parte croata e mussulmana mi è stata riconosciuta) come ri­compensa i miei sacerdoti, le mie suore, il mio popolo privato di qualsiasi diritto ed io stesso devo vivere alla mercé dell'anarchia e della spietata distruzione. Chiedo ad ogni uomo, a chi si crede tale: "siamo uomini anche noi? Abbiamo diritto anche noi ai diritti fondamentali umani?" Il comportamento degli attuali detentori del potere dimostra chiaramente che non abbiamo questi diritti!
Sarebbe forse possibile che la Chiesa cattolica croata con un proprio inter­vento presso le più alte cariche del Governo croato o presso le autorità di qualche altro Stato influente possa ottenere dei risultati più concreti in modo che noi come uomini e come cattolici veniamo tutelati dall'anarchia e dai soprusi per non essere più vittime della legge della violenza e del sopruso di coloro che vogliono decidere sul futuro della nostra diocesi senza di noi cattolici? Sono comunque fiducioso che Lei Eminenza, nostro Cardinale, voi miei confratelli i vescovi croati e voi vescovi di tutto il mondo non ci abbandonate in questa nostra grande incer­tezza e che non ci lascerete al nostro destino. Fino ad adesso vi siete sempre interessati di questa nostra gloriosa via crucis e Lei, Eccellenza, rappresentava per noi il prezioso Simone di Cirene. La prego a nome di tutti coloro ai quali, per seguire Cristo nostro divino maestro, viene addossata questa pesante croce causa dei nostri ed altrui peccati continui ad offrirci come una Veronica questo drappo nella forma della solidarietà, della preghiera e di altri mezzi utili affinché possiamo avere la forza di portare la croce fino alla cima del Calvario assieme ad altri uomini per l'eterna gloria della Chiesa.
             La prego di apprezzare anche i sentimenti di una profonda riconoscenza e stima.
             La saluto cordialmente, come anche i miei confratelli nell'episcopato che sono attorno a Lei
             Suo fratello in Cristo

 + Franjo Komarica
vescovo di Banja Luka

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Lettera al Santo Padre Giovanni Paolo II
(Prot. n. 466A/94 del 25 agosto 1994)

SANTO PADRE GRAZIE DI NON AVERCI DIMENTICATI!

Santo Padre,
La comunità religiosa della diocesi di Banja Luka nella Provincia Ecclesiasti­ca di Vrhbosna così gravemente colpita dalle conseguenze degli ultimi avveni­menti bellici in questi giorni è unita in grande gioia in modo particolare nella pre­ghiera e nella speranza comune. Il motivo è la notizia della sua visita pastorale nella nostra Chiesa bosniaca e nella città di Zagabria in occasione del novecentesimo anniversario della fondazione della diocesi di Zagabria, centro della Chiesa Cattolica croata.
Ringraziamo il buon Dio che ci permette di vedere esaudita - almeno parzial­mente - la nostra fervente preghiera che Lei possa visitare le nostre diocesi. L'invito Le fu rivolto il 12 gennaio 1993 a nome dell'intera Regione Ecclesiastica in occasione della visita "Ad limina".
Conosciamo bene il suo sincero e profondo desiderio di venire tra noi, per portare alla nostra popolazione, così gravemente provata ma sempre fedele, la sua benedizione e la sua consolazione divina e contemporaneamente di contri­buire ad una riconciliazione ponendo così le basi per una giusta pace, urgente e necessaria, per tutti gli abitanti della nostra patria.
Sappiamo altresì che, come per altre parti del mondo, anche per la nostra patria Lei, indiscussa guida morale dell'umanità, si è adoperato in modo instan­cabile ed energico per la tutela della dignità e dei diritti umani.
Cogliamo l'occasione per ringraziarla sentitamente e sinceramente per tutto ciò.
Il fatto che Lei espressamente si preoccupa per queste popolazioni così gravemente offese delle nostre diocesi, popolazioni private dei diritti umani fondamentali, e che sia sempre in collegamento con i pastori e il gregge della dioce­si di Banja Luka è stato per noi un prezioso conforto e un forte stimolo per superare i momenti difficili e drammatici degli ultimi tre anni.
Ringraziamo Dio che anche in questa occasione possiamo testimoniare come siamo riusciti con l'evidente aiuto divino a non contraccambiare le offese con nuove offese, nonostante le grandi ingiustizie, le più svariate forme di privazione dei diritti e tutto il male che abbiamo dovuto subire.
Anzi ci sforziamo continuamente proprio, come detto dai comandamenti del nostro Dio, di amare i nostri nemici, di fare del bene a coloro ci odiano e che ci perseguitano e di pregare per coloro che ci vogliono male e che ci maltrattano.
La nostra condotta pacifica e conseguente al messaggio evangelico è ben nota ai nostri connazionali, ma anche a tutti coloro che decidono sul nostro futu­ro. Questo nostro atteggiamento basato sulla Sacra Scrittura ci ha aiutato ad evitare una catastrofe e una tragedia ancor maggiore per la nostra comunità. Ciò vale anche per tutti i nostri fedeli, per i nostri congiunti, per i nostri vicini di altre religioni o etnie. Anche in futuro vogliamo rimanere fermi nella nostra idea di sopportare le ingiustizie e di non arrecare ingiustizie ad altri!
Anche attualmente vige, come ormai da anni l'ingiustizia e l'anarchia! Quotidianamente preghiamo il nostro Dio affinché possa illuminare le menti e provo­care un cambiamento nel cuore di coloro che sono in grado e che hanno l'obbli­go di garantire l'ordine, il rispetto dei diritti umani fondamentali e della libertà, non solo per noi, ma per tutti coloro che vivono sul nostro territorio!
Alcune decine di migliaia di nostri fedeli (cioè più della metà dei fedeli della diocesi) costretti alla condizione di profughi, riescono con la forza della fede in Cristo a sopportare e a resistere alla tentazione dell'odio. Sostenuti dai nostri sacerdoti trovano consolazione e forza nella preghiera e nei sacramenti, tramu­tando la pena in benedizione e lo spirito dell'odio in sentimenti di pace e di fratel­lanza. E' questo l'atteggiamento per poter riprendere una pacifica convivenza con altri nelle proprie antiche dimore e siamo convinti con serie motivazioni d'avere tutto il diritto di ritornare nelle nostre terre.
Santo Padre, noi sappiamo che Lei personalmente considera un Suo compi­to attuare le parole rivolte da Cristo al Suo primo apostolo San Pietro "conferma i tuoi fratelli" (Luca 22, 32) anche in relazione a noi qui nella dimenticata diocesi di Banja Luka che Lei non ha né dimenticato né cancellato dalla carta della Chiesa cattolica affidata alla sua guida. La ringraziamo perciò di tutto cuore! Un chiaro segno della sua paterna preoccupazione per noi e il nostro futuro e anche questa visita da tempo attesa di Sua Santità in luoghi a noi vicini: a Zagabria, nel centro dell'antichissima diocesi della Chiesa croata a cui apparteneva per di­versi secoli anche gran parte della nostra diocesi e a Sarajevo, nella zona profondamente bosniaca con la quale negli ultimi due secoli e mezzo formiamo un'unità di fede. Nutriamo la sicura speranza che il Signore, anche grazie alle Sue preghiere e al Suo pensiero, ci consenta di onorare il nome di Cristo e di difendere il vero volto della chiesa cattolica anche nei prossimi secoli.
Anche se a causa delle obbiettive difficoltà i nostri fedeli dispersi in chissà quali zone non potranno vederLa, ci rimane comunque la possibilità di sollevare i nostri cuori con questo scritto a Lei, rappresentante di Cristo sulla terra. Bene­detto colui che viene nel nome del Signore, annunciatore della giustizia divina, dell'amore della speranza e della pace! Nella preghiera, nella speranza e nella continua ricerca che la legge divina possa riacquistare terreno su questo marto­riato continente e in tutto il mondo.
La preghiamo inoltre sentitamente anche in questa occasione di "conferma­re" nella fede tutti i fedeli della nostra diocesi e tutti coloro che continuano a vivere nella loro secolare patria e che vogliono rimanervi, come pure coloro che portano conforto a tutte queste persone con la loro preghiera nel tentativo di rafforzare l'unità, l'amore e la pace con tutti gli uomini. Preghiamo Sua Santità di inviarci l'Apostolica benedizione per noi e per tutti i nostri concittadini e conna­zionali affinché anche noi possiamo diventare benedizione gli uni per gli altri!
             Il Suo devoto in Cristo

 + Franjo Komarica

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Lettera al Santo Padre Giovanni Paolo II
(Prot. n. 110/94 del 27 novembre 1994)

SANTITÀ COSA POSSO FARE PERCHÉ LA GENTE DELLA NOSTRA CHIESA, DELLA MIA DIOCESI POSSA CONTRIBUIRE ALLA MAGGIORE GLORIA DI DIO?

Santo Padre,
Come vescovo di Banja Luka e portavoce della Conferenza Episcopale di Vrhbosna La ringrazio di cuore per la sua paterna preoccupazione per questa provincia così martoriata e da Lei tante volte ricordata. Anche il Suo ultimo gesto della nomina dell'Arcivescovo e Metropolita Vinko Puljić a Cardinale conferma la Sua costante preoccupazione per noi e ci riempie di grande gioia e immensa riconoscenza.
In occasione di un soggiorno concessomi da nostro Signore nella città eter­na mi permetto di sottoporre a Sua Santità una situazione creatasi nella mia diocesi.
1) Dall'inizio dei tragici scontri in Bosnia-Erzegovina assieme ai miei confratelli ho sempre cercato di allentare le tensioni, ammonendo continuamente i fedeli a non prendere in mano le armi per non minacciare o mettere in pericolo la propria vita e la vita altrui. Con il chiaro aiuto divino siamo riusciti ad evitare sanguinosi scontri e persecuzioni che sono invece avvenute in altre zone.
2) II nostro costante e chiaro comportamento pacifico nei confronti dei nostri connazionali sia serbi che mussulmani è obbiettivamente e generalmente rico­nosciuto da tutti. Per grazia divina noi, appartenenti a questo popolo e a questa Chiesa possiamo presentarci a Lei, Santo Padre, ai nostri connazionali e a tutta la comunità internazionale con la coscienza pulita. Preferiamo subire ingiustizie piuttosto che recarle ad altri. Inoltre cerchiamo quotidianamente di tradurre in fatti i comandamenti di Cristo che ci comanda di amare il nostro nemico, di pre­gare per lui e di pregare per coloro che ci perseguitano: fate del bene a coloro che vi odiano.
3) Fermamente ho continuato a cercare di mantenere e di migliorare i già buoni rapporti con i Vescovi della Chiesa serbo-ortodossa come anche con il Muftì mussulmano di Banja Luka. Siamo riusciti con l'aiuto di appelli congiunti ai nostri rispettivi fedeli e ai responsabili politici ad arginare le disastrose ripercus­sioni degli eventi bellici.
4) Nonostante ciò nella zona controllata dai serbi, che è circa l'80% del terri­torio e della popolazione della mia diocesi, continua la sistematica pulizia etnica. Fino ad oggi due terzi dei miei fedeli hanno dovuto lasciare la diocesi; il 50% delle chiese è distrutto nonostante non ci fossero state delle battaglie; un altro 23% è stato danneggiato gravemente e un 20% danneggiato parzialmente. Due sacerdoti sono stati uccisi e un altro è morto in seguito a detenzione e maltratta­menti anche se tutti, secondo le affermazioni degli organi locali, erano innocenti! Grazie all'impegno dei nostri sacerdoti vivono qui ancora 26.000 fedeli. Essi sono comunque totalmente privi di qualsiasi diritto, umiliati e minacciati nella loro stessa vita e senza alcuna prospettiva politica chiara. Come vescovo devo pren­dermi cura di loro e non solo a livello spirituale: sono l'unico uomo che cerca dì tutelarli, di difenderli, di portar loro cibo e assistenza medica, di procurar loro vestiario e di provvedere all'insegnamento scolastico. Nonostante l'enorme im­pegno e sforzo fatto dalla mia Caritas, ultimamente i mezzi diventano sempre più scarsi e non sono più in grado di garantire a questa gente un futuro umano e una permanenza nelle loro antiche dimore. Nessuno dei politici né a Sarajevo né a Zagabria si è preso cura di noi. Pare che non apparteniamo più a nessuno?!
5) Negli ultimi tempi rappresentanti della Chiesa Serbo-ortodossa, il Patriar­ca serbo Pavle e anche di altri Vescovi ortodossi della Bosnia e della Croazia dimostrano un crescente interesse ad incontrarsi con noi al fine di collaborare ad una soluzione dei gravi problemi che riguardano i nostri rispettivi fedeli. Evi­dentemente sono aperti a qualsiasi azione costruttiva. Quotidianamente vengo­no da me molti serbi e mussulmani in cerca d'aiuto!!!
6) Santità, mi permetto di chiedere indicazioni in merito a cosa ora dobbiamo fare affinché i fedeli della mia diocesi possano contribuire alla gloria di Dio e la diocesi stessa possa crescere qualitativamente e quantitativamente, cosicché possiamo continuare in futuro ad educare efficacemente uno spirito più ecumenico con la Chiesa Serbo-ortodossa e mantenere un dialogo fruttuoso i Mussulmani bosniaci. Fino ad ora tutti noi sacerdoti, religiosi e i fedeli abbiamo dimostrato di essere in grado di convivere con gli altri in pace. La prego, ci aiuti affinché que­sto atteggiamento possa perdurare. Sono a Sua disposizione per illustrare a voce alcuni particolari e discuterne i passi da intraprendere.
             Implorando la Sua benedizione apostolica

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera al Cardinale Franjo Kuharić,
Arcivescovo e Metropolita di Zagabria
(Prot. n. 2/95 del 2 gennaio 1995)

ESPLICITO DESIDERIO DI DUE VESCOVI DELLA CHIESA SERBO-ORTODOSSA PER UN INCONTRO CON I VESCOVI CATTOLICI IN CROAZIA

Eminenza Reverendissima,
Con il Nuovo Anno di Redenzione 1995 auguro di cuore abbondante benedi­zione divina e conforto a Lei personalmente ed a tutti i fedeli della Chiesa di Cristo affidati alla Sua premura e guida pastorale. Allo stesso tempo desidero calorosamente ringraziarLa per le consolanti parole ricolme di speranza e di amore che, in occasione del Santo Natale a noi tanto caro, Lei ha indirizzato a me ed a quanti risiedono nella mia diocesi tanto provata. Che il Signore La ri­cambi infinitamente!
Mi sia consentito informarla in merito all'incontro insperabilmente realizzato ieri presso la sede vescovile di Banja Luka con il Metropolita ortodosso per l'area di Zagabria-Lubiana, Rev. Jovan, e con il Vescovo ortodosso di Banja Luka, Mons. Jefrem.
Verso sera mi chiamò il Mons. Jefrem pregandomi di recarmi da lui. Lì si trovava già il Metropolita Jovan in compagnia di due monaci giunti dall'Italia (uno italiano, l'altro serbo). I colloqui si protrassero per due buone ore. Il Metropolita parlò a lungo del suo recente soggiorno a Zagabria e cosi pure della necessità di disporre di un luogo sicuro ove poter stabilire il suo domicilio quando egli giunge a Zagabria e successivamente quando egli visita la parte della sua pro­vincia ecclesiastica nel territorio della Nazione croata. A tal proposito egli mi ha pregato che anch'io mi adoperi, se mai sia possibile, della sua richiesta affinché gli siano messi a disposizione i locali del piano sottostante alla sede della par­rocchia ortodossa al Nr. 7 di Via Ilica, nell'edificio tra l'altro sede della Chiesa Serbo-ortodossa. Gli ho assicurato di rivolgermi per iscritto al Primo Ministro della Repubblica di Croazia, Signor Nikica Valentić, nel caldeggiare tale sua ri­chiesta. La copia di questo mio intervento è allegata alla presente. Ad avviso dei miei due interlocutori, una decisione favorevole in merito al problema del Metropolita sarebbe "un grosso ed assai prezioso passo in direzione di un vi­cendevole avvicinamento e per porre fine alla diffidenza sin qui invalsa".
Il Metropolita ha accolto la mia esortazione di riconsiderare il desiderio e la risoluzione (al momento congelati) dei massimi rappresentanti delle nostre due Chiese mediante la ripresa degli incontri delle Commissioni bilaterali già istituite. Per parte sua egli auspica che Lei proponga per iscritto al Patriarca Pavle la ripresa di tali incontri. Il prossimo 27 gennaio, giorno di S. Sava, egli si propone di incontrarsi a Zagabria con il Vescovo Kokša, il quale potrebbe così consegnargli la Sua proposta scritta da recapitare personalmente al Patriarca. Egli si dichiara pure rammaricato che non si sia potuto finora realizzare alcun incontro, preci­sando di averne proposto uno per l'8 maggio, ma di aver atteso un'intera giorna­ta senza che qualcuno si sia fatto vivo. Egli valuta che non sarebbe bene se gli esponenti politici, incontrandosi ed intavolando trattative a fini di pace, precedessero i rappresentanti religiosi, restando questi ultimi in posizione defilata di indugio.
Mi sono sforzato di far sapere ai miei due interlocutori che per parte nostra siamo sempre stati disposti a contatti costruttivi, senza però ottenere dagli altri risposte adeguate. Non ha però alcun senso rinfacciarsi gli uni con gli altri chi abbia più o meno colpa. Dovremmo piuttosto prestare attenzione ai suggerimen­ti spirituali che ci giungono anche dal Santo Padre ed adoperarci con la neces­saria umiltà e con tutte le nostre forze, lavorando e pregando affinché siano sanate nei fedeli di entrambe le Chiese le evidenti gravi ferite nell'anima e nello spirito, a ben vedere molto più serie di quelle corporali.
In altri termini, benché solo il Signore sia in grado di leggere nel cuore di ciascun uomo, ritengo personalmente che dovremmo tenere in considerazione questi recentissimi segnali degli interlocutori ed il loro manifesto desiderio di incontrarsi, mettendoci in contatto ed avviando colloqui, senza attendere chissà quale altro mediatore europeo. Iddio vede e dà la sua benedizione.
Dopo i recenti atroci avvenimenti subiti dai miei fedeli specie nei dintorni di Banja Luka, la nostra gente è piena di terrore e di incertezza. Da nessuna parte giunge concreta assicurazione che la nostra gente sarà difesa dall'arbitrio dei "potentati" locali. Noi confidiamo in Dio e che Egli veda e provveda. Quanto a noi, faremo quello che possiamo per tranquillizzare la gente ed infonderle una qualche speranza, sebbene gli avversari facciano insistente propaganda fra i nostri fedeli e con la sobillazione li inducano a non prestare ascolto ai Sacerdoti ed al Vescovo.
Di fatto, solo la nostra fede e la nostra fiducia in Dio ci danno costante soste­gno e non abbiamo finora perso il coraggio malgrado la difficile situazione, così anche la grande maggioranza non si lascia deprimere dalla disperazione. Iddio disporrà per il meglio, ne sono certo! Le rinnovo viva riconoscenza per le prove di amore nei nostri confronti, per le Sue preghiere, per la Sua premura nello starci a fianco e per la Sua sollecitudine nel motivare altri a non abbandonarci alle forze del male!
Né io, né alcun sacerdote abbiamo a tutt'oggi ottenuto l'autorizzazione a la­sciare questa regione. Pur tuttavia spero che questo scritto giunga nelle Sue mani! (...)
             Con rispettosa deferenza La saluto fraternamente di cuore.
             Suo devoto in Gesù e Maria

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera al Card. Josef Tomko,
Presidente della Congregazione per la diffusione della Fede
(Prot. n. 44/95 del 27 marzo 1995)

 DA BEN TRE LUNGHI ANNI SOPPORTIAMO DEL TUTTO INCOLPEVOLI LA SCIAGURA CHE S'E' RIVERSATA SULLA NOSTRA PATRIA

Eminenza Reverendissima,
I fedeli della mia Diocesi in Bosnia scontano da ormai tre lunghi anni la scia­gura della guerra che si è riversata sulla nostra Patria. Noi non abbiamo mai voluto la guerra, né mai abbiamo combattuto e, malgrado ciò, abbiamo sofferto brutalità, ingiustizie, assassini, distruzioni di proprietà e la perdita di vite umane. Giorno dopo giorno ci vengono sottratti i beni, dobbiamo sottostare a maltratta­menti fisici e psichici e la nostra gente viene costretta a lasciare le proprie dimo­re, luoghi ove noi risiediamo da secoli.
Dobbiamo alla protezione del Signore ed alla forza della fede se siamo riu­sciti a resistere alle brutte tentazioni dell'odio, della vendetta, degli assassini e delle distruzioni. Preferiamo sopportare l'ingiustizia. Ci sforziamo di diffondere il Verbo del Signore, il comandamento dell'amore e del perdono verso coloro che ci fanno del male e d'essere perseveranti in questo nostro contegno.
Molti dei nostri edifici ecclesiali (Chiese, Centri d'assistenza spirituale, Canoniche) sono stati completamente distrutti o gravemente danneggiati, ben­ché nella nostra regione non vi siano stati scontri bellici. Tre quarti dei fedeli della nostra Diocesi sono stati cacciati o espulsi. L'esodo dei nostri fratelli ed i maltrat­tamenti ad essi inflitti continuano senza sosta. Abbiamo l'impressione che ci sia stato davvero inflitto un pesante castigo e che i potenti del mondo, i nostri come a quelli degli altri Paesi, ci abbiano condannati a morire. Nessuno dei politici intende proteggerci.
Nemmeno i più stoici e tenaci di noi sono in grado di sopportare oltre tale situazione. Ma dove dobbiamo andare se nessuno ci vuole? I sacerdoti ed i religiosi di cui dispongo sono rimasti con grandi sacrifici tra i fedeli e fanno di tutto per aiutarli.
Ci rendiamo conto di non poter organizzare un esodo, tanto più verso regioni ignote, ma d'altra parte non possiamo certo trattenere i fedeli con la forza, visto che molti di loro vogliono andarsene. Abbiamo ribadito innumerevoli volte quanto ci addolori il popolo che soffre situazioni di cosi inaudita gravita.
E' di grande aiuto per noi se di quando in quando arriva qualcuno a farci visita, specie nel caso di Personalità della Chiesa. Queste visite non sono purtroppo tanto frequenti. Noi speriamo per lo meno che gli uomini della Chiesa vogliano rendersi partecipi della nostra grande e gravosa prova attraverso se­gni dì cristiana solidarietà.
Mi sia concesso rivolgere a Vostra Eminenza la preghiera di riservarci, no­nostante i Suoi molti compiti ed impegni, alcuni giorni, così da poterci far visita, prima che sia troppo tardi.
Lo spargimento di sangue è quotidiano. Se la situazione non cambia al più presto, per noi, indifesi come siamo, potrebbe realmente essere troppo tardi.
La nostra diocesi non esiste più, pur non avendo fatto del male a nessuno, né aver cacciato o minacciato alcuno. Non riusciamo a credere che debba es­sere così, che questa sia la volontà di Dio. Crediamo al contrario di aver a che fare con l'imperdonabile modo di agire e con il pieno disinteresse di coloro che non ci hanno aiutato, mentre avrebbero potuto farlo.
A noi compete il dovere di rivolgerci supplici a tutti i nostri fratelli, specie ai fratelli nella fede, indirizzando la loro attenzione sulla situazione in cui vertiamo. Il Signore non ci ha dimenticati! Ma i fratelli?
Posso assicurarLe che per Lei, quale Presidente della nostra Congregazio­ne e nostro Superiore ecclesiastico, non sussisterebbe alcun pericolo qualora abbia in animo di farci visita.
Noi preghiamo il nostro buon Dio che faccia venire Vostra Eminenza il più presto possibile da noi, perché per noi ogni giorno conta.
La ringraziamo per tutto quello che ha fatto finora per noi, per la Sua premura e per l'aiuto concesso: in ogni nostra preghiera raccomanderemo al Signore di proteggerLa in tutti i Suoi viaggi apostolici.
Concludo professandoLe profonda venerazione e fraterno amore in Cristo, con un cordiale saluto.

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera all'Arcivescovo di Zagabria, Card. Franjo Kuharić
(Prot. n. 45/95 del 28 marzo 1995)

INTERVENGA AFFINCHE' I VESCOVI DELLA CHIESA SERBO-ORTODOSSA OTTENGANO L'AUTORIZZAZIONE A VISITARE LE DIOCESI ORTODOSSE DI CROAZIA

Eminenza Reverendissima,
malgrado il blocco del sistema delle comunicazioni desidero e devo rivolger­mi a Lei almeno con alcune parole.
Venerdì scorso ero con tre sacerdoti nelle due parrocchie di Bijeljina e di Brčko facenti parte dell'Arcidiocesi di Vrhbosna (Sarajevo). In ognuna di queste due parrocchie risiedono ancora, secondo dati ufficiosi, alcune centinaia di fe­deli. Per la prima volta dopo tre anni dovevamo celebrare la S. Messa e sommi­nistrare i Sacramenti. Per il nostro arrivo era interceduto anche il Vescovo orto­dosso per il Distretto di Zvornik-Tuzla, Rev. Vasilije Kačavenda. Grazie alle sue sollecitazioni avevamo ottenuto l'autorizzazione a recarci da quelle parti ed era stato inoltre disposto "ufficialmente" che gli intonaci staccatisi dal soffitto, le im­mondizie ed i frantumi dei vetri delle finestre venissero sgombrati dalla chiesa, provvedendo perfino all'installazione di nuove porte...
A causa dell'offensiva in corso e dei molti morti e feriti a Bijeljina i nostri fedeli non osarono avvicinarsi alla Chiesa e, men che meno, assistere alla Messa. Stante la situazione molto tesa, il Vescovo ortodosso intendeva disdire la nostra visita, ma le linee telefoniche erano fuori uso. Mi trovai cosi da lui. Aveva un'aria molto depressa. Discutemmo circa la necessità di un incontro dei rappresentan­ti ecclesiastici. Egli esitò nella sua risposta. Mi disse che anche loro avrebbero avviato presto un incontro e avrebbero considerato se e quando trovarsi con noi, presumibilmente in Bosnia Erzegovina. Egli mi ha però pregato di prospetta­re a Lei il desiderio che i Vescovi ortodossi di Croazia possano ottenere l'auto­rizzazione a visitare i territori delle loro Diocesi. Due Vescovi ortodossi, quello di Pakrac, Rev. Lukijan, e un altro, credo australiano, sono stati incaricati dal Santo Sinodo di visitare i territori delle Diocesi ortodosse in Croazia. Da quanto mi ha precisato, questi due Vescovi non hanno ottenuto il visto d'ingresso. Personal­mente si recherebbe ben volentieri a Slavonski Brod, per visitare la tomba di sua madre morta di recente, ma egli prega che si possa anzitutto far qualcosa per l'autorizzazione ai due citati Vescovi, solo dopo egli inoltrerà la propria richiesta. Egli si attende da me e da Lei che Ella si adoperi presso le Autorità di Zagabria per il consenso alla visita dei due Vescovi ortodossi.
Vostra Eminenza vorrà verificare cosa si può ottenere, a gloria del Signore e per la propagazione del Regno di Cristo!
Con un cordiale saluto, Le assicuro di ricordarLa nelle mie preghiere.

 + Franjo Vescovo

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Lettera alta Madre Provinciale delle Suore
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo", sr. Tarcisia Medven
(Prot. n. 306/95 del 6 maggio 1995)

DEPORTAZIONE ANCHE DELLE ULTIME SUORE DAI CONVENTI DI BOSANSKI ALEKSANDROVAC E DI NOVA TOPOLA

Reverenda Sorella Tarcisia,
1. Quanto è successo due giorni fa, il 4 di maggio, con le Sorelle dei Conventi di Bosanski Aleksandrovac e di Nova Topola Le è già stato comunicato dalle Suore ed anche noi ci siamo scambiati verbalmente le informazioni essenziali. Grazie a Dio tutto si è risolto bene, come ho potuto apprendere con mio grande sollievo da Lei personalmente e dal mio Vicario a Zagabria, Dr. Miljenko Aničić, nonché da Sua Eminenza il Cardinale Franjo Kuharić, informati personalmente dalle Suore.
Poiché la vita della Chiesa deve andare avanti anche in quella regione, si rende necessario che noi, ognuno nel proprio ruolo e con le proprie facoltà, ci poniamo il problema di come poter contribuire affinché la vita e l'operato della Chiesa si realizzino nel modo più fruttuoso possibile. Ritengo perciò indispensa­bile informarLa circa l'attuale situazione nei due Conventi.
2. La metto però prima al corrente della notizia completamente falsa, diffusa, per quanto è dato di sapere, dal Ministro per il Culto della Repubblica Srpska, secondo la quale le suore verrebbero trasferite per loro esplicita richiesta sotto la sovranità della Repubblica di Croazia, della qual cosa egli avrebbe informato il Vescovo! Da quanto mi risulta, la cosa è stata diramata come circostanza autentica anche da alcune Agenzie internazionali, ma si tratta in realtà di una spudorata menzogna. Prego perciò che le suore provvedano a dare una smen­tita, inoltrandola quindi alle Agenzie accessibili, IKA ed HINA (che sperabilmente la diffonderanno), ed a me personalmente, cosi da poterla estendere alle Istitu­zioni locali.
3. Secondo informazioni che mi sono giunte durante gli arresti domiciliari, fanno capo al Convento di Nova Topola - consapevoli e consenzienti le Autorità locali di Bosanska Gradiška - un'ambulanza ed un ospedale per i profughi ammalati della Slavonia occidentale. Nel Convento si trovano attualmente un medi­co e due infermiere. E' stato lì il Signor Stio, si è presentato ed ha aiutato a trovare le chiavi per le porte, eco. Riferisce che nei suoi confronti si sono com­portati bene. Il Signor Duro si preoccupa ora per i beni del Convento, gli animali ed il giardino. Al Signor Stipo è stato detto che egli deve sistemare tutti gli effetti delle Suore in scatoloni per poi deperii in un determinato luogo. Noi cerchiamo di mettere al sicuro il Santo Sacramento dell'altare. Fino a nuovo ordine, nella Chiesa locale non potrà essere celebrata alcuna Messa. A me, ai sacerdoti ed ai religio­si non è consentito di visitare il Convento.
Nella mia lettera di ieri al Ministro per il Culto della Repubblica Serba ho chiesto di rendere possibile una spedita presa di contatto con gli incaricati dei Comuni di Bosanska Gradiška e di Laktaši che hanno preso illegalmente pos­sesso del Convento. Gliene estendo copia in allegato.
4. Malgrado i miei numerosi interventi, è stato possibile solo oggi a mezzo­giorno visitare Bosanski Aleksandrovac. Si sono recati sul posto Suor Melitta, Suor Saveria, il Rev. K. Višaticki, il Rev. Blahomir Prucha, il Vice Ministro per il Culto ed il Comandante della Polizia di Laktaši. Ci sono informazioni secondo le quali il Convento è rimasto aperto e nessuno fino ad oggi lo ha sorvegliato. Il Signor Rudi si occupa del bestiame, una vicina delle Suore munge le vacche e due custodi sorvegliano il Convento che adesso è chiuso. Non è stato possibile ispezionare il Convento, ma, a quanto pare, nelle camere è tutto in ordine. L'Amministrazione locale di Bosanski Aleksandrovac è stata incaricata dal Comune di Laktaši di curarsi del Convento. Lunedì si dovrebbe sapere cosa accadrà. Le persone chiave, responsabili del futuro destino del Convento sono il rappresen­tante dell'esercito, Signor Milorad Vrhovac, Capo del Distretto militare di Laktaši, il rappresentante del Comune, Signor Stevo Jović, Sindaco di Laktaši ed il Sindaco di Bosanski Aleksandrovac, Signor Stojan Lukač.
5. La prego di farmi conoscere quanto serva riguardo alle Sue intenzioni e quant'altro riguardi il futuro dei due Conventi, in modo che possa essere ade­guatamente al corrente nei futuri colloqui con i rappresentanti ufficiali in merito alle esigenze ed ai progetti. Mi attendo parimenti che Lei designi una o più delle suore del posto, le quali, per conto dell'Amministrazione Provinciale, si manten­gano costantemente al corrente di tutti gli eventi relativi ai due Conventi.
Sarà mia premura tenerLa informata di tutti gli sviluppi relativi ai due Conven­ti ed alle altre Comunità di religiose e, per parte mia, attendo che qualcuno della Sua Amministrazione e dell'Amministrazione Generale mi faccia visita.
Ieri, in base a quanto convenuto con Lei, ho inviato un sacerdote con auto­vettura per porre al sicuro le suore della Parrocchia di Šimići nel Convento "Nazareth e nell'Ordinariato. Lei non si è attenuta alle mie disposizioni, adducen-do a motivo che "Se il Vescovo non si sente sicuro, può venire tranquillamente da noi". Suppongo che la situazione in zona non sia attualmente così drammatica da doversi mettere al sicuro. Se però la situazione dovesse peggiorare, esigo che le suore si rechino in un posto sicuro.
Nell'attesa di un Suo sollecito riscontro, La saluto cordialmente.
Desidero pregarla di salutare specialmente i "profughi" più anziani e di dire loro che non li dimentichiamo! Iddio benedica tutti loro in modo particolare!
             Suo in Cristo

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

 Inviala per conoscenza a:
             - Amministrazione Generate della Comunità delle Suore "Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo"
             -Nunzio apostolico in Bosnia Erzegovina - Roma
             - Presidente della Conferenza Episcopale di Bosnia Erzegovina, Cardinale Vinko Puljić - Sarajevo

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Lettera al Santo Padre Giovanni Paolo II
(Prot. n. .64/95 del 13 maggio 1995)

SANTO PADRE, LA NOSTRA AGONIA E'GIUNTA AL CULMINE!

Santo Padre,
In questi giorni della più recente grave prova per l'intera famiglia diocesana che mi è affidata, sono per noi particolarmente preziose le preghiere e l'aiuto di Vostra Santità e la solidale vicinanza della Santa Sede.
La ringrazio di tutto cuore per le Sue recentissime prove di paterna premura e per il Suo amore verso tutti noi della Diocesi di Banja Luka in relazione alla pretestuosa deportazione delle nostre suore dai loro antichi Conventi di Bosanski Aleksandrovac e di Nova Topola, della distruzione delle Chiese di Petrićevac, Vujnovići, Šargovac e Majdan e di un antico Convento dei Francescani, nonché alla deportazione degli stessi Frati, ai maltrattamenti di religiosi ed alla morte brutale dell'anziano ed ammalato confratello Sac. Alojzije Atlija. Al tempo stesso sono però a comunicarle con bruciante dolore una batosta, una nuova tribola­zione, che ci ha appena colpiti.
Sono stati questa volta incendiati i locali adibiti ad ufficio nella Parrocchia di Banja Luka - Presnače dove si trova pure il Santuario diocesano "Santa Teresa del Bambino Gesù", con il feroce assassinio del Parroco e custode del Santuario, Rev. Filip Lukenda, e della sua coadiutrice pastorale, la suor Cecilija Grgić dell'Ordine di S. Vincenzo de Paoli. L’atroce misfatto è stato consumato nelle prime ore del mattino di ieri, venerdì 12 maggio. (L'altra suora, sorella Agnes, pure essa collaboratrice nell'assistenza spirituale, era in quel momento amma-lata e degente in Convento). Il Centro pastorale è stato distrutto dalle fiamme ed il meraviglioso Santuario, al tempo stesso Chiesa parrocchiale, è stato raso completamente al suolo.
Ora disponiamo di notizie complete riguardo al martirio di questi inviati nel campo del Signore, oltremodo preziosi e fedeli, veri testimoni della fede in Cristo e della fedeltà alla sua Chiesa. Alla stregua degli altri Sacerdoti e Religiosi della mia Diocesi, messa davvero a dura prova, il parroco Filip e suor Cecilija erano impavidi nel loro spirito di sacrificio - "a costo di dover versare il proprio sangue " - ogni qual volta si trattava di riservare amore ed assistenza spirituale ai fedeli ad essi affidati, ma anche ai non cattolici che richiedono aiuto spirituale e mate­riale. Per queste due ultime vittime, il parroco e la suora, come per gli altri quattro religiosi della mia Diocesi uccisi in precedenza, posso testimoniare che essi sono indistintamente vittime del tutto innocenti, le quali sono andate incontro al sacrificio della loro vita ricolme di amore e di fedeltà a Dio, dedite con abnegazio­ne alla missione ad esse affidata nella Chiesa di Cristo.
Ultimamente constatiamo più che mai come le parole del Signore "Eliminerò i pastori e le pecore si disperderanno" (Mc 14, 27) si avverano testualmente. Si vuole assolutamente rendere orfani di guida i nostri fedeli, vessandone ed ucci­dendone i pastori e distruggendo le loro Chiese, i loro conventi ed i centri pasto­rali. Si ha l'impressione che tutto ciò sia opera di Satana. I nostri fedeli sono tremendamente oppressi e sconvolti: le violenze ad essi inferte non hanno fine ed il loro futuro è del tutto imprevedibile. Il loro unico conforto sono la costante presenza e l'amore dei sacerdoti e dei religiosi, vittime pure essi di deportazione violenta e di eliminazione. Con le parole delle Lamentazioni (La 5, 2.5.7.8.10) potremmo anche noi prorompere nel pianto del nostro dolore, ma ci guardiamo bene dal farlo! Desideriamo piuttosto assicurale, Santo Padre, che, se è nella volontà di Dio che sulla comunità pacifica dei nostri fedeli, sacerdoti, religiosi e sullo stesso Vescovo, si riversino altri spargimenti di sangue in aggiunta alla violenze ed ai sacrifici fin qui subiti, salda sarà la nostra lealtà al Comandamento di Cristo, al Comandamento del perdono, della riconciliazione e dell'amore. Noi tutti, fino a questo momento tuttora residenti in questa nostra Patria secolare, non disposti a far del male ad alcuno, ma intenzionati a ricambiare il male col bene, crediamo che Cristo abbia bisogno di noi proprio qui, quali testimoni e messaggeri nella sua vigna. Non vogliamo essere costretti ad ammettere che i nostri fratelli ortodossi, i politici serbi locali (ed alcuni altri), vogliano effettiva­mente estirparci da questa terra dove noi cattolici (Croati ed altri) siamo residen­ti da oltre un millennio, fermamente intenzionati a vivere in pace, in concordia ed amore vicendevole con tutti.
Malgrado frequenti aggressioni della più varia natura, la cui forza distruttiva è giunta fino alle radici della nostra presenza cattolica in questa regione e tuttora persiste in tutta la sua violenza, oso rivolgermi all'intera mia Comunità diocesa­na con le parole del Salmo: "Mi si scuote al punto di farmi cadere, ma il Signore mi assiste. Il Signore è la mia forza ed il mio inno, Egli è il mio Salvatore. Il Signore mi castiga duramente, ma Egli non mi abbandona alla morte" (Sai 118 13-14.18).
Santo Padre, questi sono proprio giorni fatidici per noi, cattolici della Diocesi di Banja Luka, e per il nostro futuro in questa terra. La nostra agonia, in atto ormai da tre lunghi anni, volge ora al culmine. Siamo legittimati a chiederci se proprio nessuna delle influenti Personalità della comunità umana e civile sia di­sposta a venirci in aiuto. Mentre noi ci raccomandiamo, nelle nostre fervide pre­ghiere alla bontà e alla protezione del Signore, facciamo però anche appello, chissà quante volte e sempre consegnati alla speranza, ai nostri fratelli nella stessa Chiesa di Cristo di soccorrerci nelle preghiere e con azioni concrete, affinché non soccombiamo nella lotta contro il Male, che vuole sopraffare i nostri cuori e trionfare brutalmente su di noi, e la gloria del Signore divenga bensì più grande grazie alla nostra perseveranza, in modo che il più grande numero possibile di persone abbiano a conoscere la sua bontà e la sua disponibilità al per­dono e possano così salvare le loro anime.
A nome di tutti i sacerdoti, i religiosi e di quanti ancora sopravvivono nella mia comunità diocesana e stanno vivendo il loro tragico Venerdì Santo, dico personalmente grazie a Vostra Santità, con cuore riconoscente per il davvero grande amore paterno e per le Sue preghiere e la Sua benedizione. Noi tutti La preghiamo devotamente di volerci coinvolgere anche in futuro nella Sua aposto­lica benedizione.
Con devota deferenza a Vostra Santità nel Signore, nostro Buon Pastore.

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera al Card. Franjo Kuharić, Arcivescovo e Metropolita di Zagabria
(Prot. n. 119/95 del 28 agosto 1995)

TUTTE LE NOSTRE PARROCCHIE VENGONO SISTEMATICAMENTE SOPPRESSE CON AZIONI ILLEGALI E VIOLENTE

Eminenza Reverendissima,
Sono trascorse due intere settimane da quando Le ho fatto pervenire le mie ultime informazioni scritte sulla situazione dei Cattolici nella mia Diocesi di Banja Luka. Con questa terza che sta iniziando, esse verranno iscritte nella storta come il periodo più drammatico di questi ultimi Ire secoli per i fedeli della Chiesa cattolica in questa regione. Dai tempi della guerra di Vienna sul finire del 17° secolo, i Cattolici non avevano più sperimentato quanto è loro successo in que­ste due ultime settimane: la sistematica deportazione di massa dalle loro seco­lari dimore. Da quanto mi è dato di apprendere, tutte le nostre parrocchie del Decanato di Banja Luca vengono totalmente distrutte con brutalità: Petrićevac, Motike, Barlovci, Ivanjska, Šimići, Stratinska, Presnače, Budžak, la Comunità dei Trappisti "Marija Zvijezda" e, da quanto so, nella Parrocchia centrale, sono rimasti ancora qualche centinaio di Cattolici. Nel Decanato di Prnjavor, i Comuni di Sokoline, Vrbanjci e Kulaši sono completamente deserti, nel Comune di Dragalovci e in quello un tempo popoloso di Kotor Varoš i Cattolici sono ormai in numero esiguo, nel Comune di Prnjavor ancora qualche centinaio appena.
Nel Decanato di Bosanska Gradiška, i fedeli delle parrocchie di Bosanska Gradiška, Dolina, Nova Topola e Bosanski Aleksandrovac in questi ultimi giorni vanno tutti via, mentre resiste ancora qualche centinaio di fedeli nella parrocchia di Trn a ridosso di Banja Luka. Nei giorni scorsi, le autorità civili locali (e la Croce Rossa del posto) hanno avviato la registrazione e la deportazione dei fedeli delle parrocchie del Decanato di Prijedor: Šurkovac, Ljubija, Prijedor, Ravska, Sanski Most e Sasina. Le Parrocchie di Bosanska Dubica, Bosanska Kostajnica e Bosanski Novi sono da tempo deserte.
Ci sono del tutto sconosciute le condizioni in cui vertono le residue rappresentanze dei nostri fedeli nel Decanato di Jajce, segnatamente nelle Parrocchie di Mrkonjić Grad, Ključ e Liskovica.
Nel frattempo, la notte del 18 agosto, la grande chiesa "Ascensione della Benedetta Vergine Maria" a Sanski Most, l'unica rimasta in tutta la regione, è stata distrutta facendola saltare in aria. Malgrado la carenza di carburanti e di ordigni bellici, non son mancati macchine e carburanti per far sparire ogni trac­cia dell'edificio distrutto, addirittura asportando le sue fondamenta dal suolo! Nella notte del 24 agosto, il giovane parroco Tomislav Matanović è stato prelevato dal suo ufficio parrocchiale e portato in "luogo sicuro"; nella stessa notte, il grande e non ancora completato centro pastorale, nel quale venivano celebrati regolari riti religiosi dopo la distruzione della chiesa parrocchiale di S. Giuseppe nel settem­bre 1992, è stato distrutto dall'artiglieria pesante, facendo quindi sparire le ma­cerie. Il parroco Matanović si trova tuttora agli arresti domiciliari nella casa dei suoi genitori, completamente saccheggiata alla stregua della canonica!
Il 25 di questo mese, a Mrkonjić Grad, per ordine delle Autorità comunali, il Rev. Parroco Adolf Višaticki è stato cacciato dalla sua canonica. Poiché negli scantinati dell'edificio era stato allestito, ad uso dei fedeli rimasti, un locale per la messa, ora essi non hanno più alcuna possibilità di incontro religioso. Pure nei Comuni di Motike, Barlovci, Kulaši e Stratinska hanno costituito oggetto di deva­stazione e di saccheggio chiese e canoniche (oltre a fabbricati rurali).
Temiamo che altrettanto accada con gli altri nostri edifici ecclesiastici rima­sti. In questa terra la Chiesa cattolica viene sistematicamente e del tutto elimina­ta, benché in tutto questo tempo sventurato i suoi fedeli siano stati perseveranti nel loro trasporto di pace, di remissione e di amore verso i loro avversari.
Ora, pervia della situazione che precipita, anche i nostri Sacerdoti, che, con indicibili sacrifici personali e sotto costante pericolo per la propria vita, sono rimasti fra la gente ad essi affidata, sono di fatto costretti ad abbandonare le loro parrocchie distrutte ed a mettersi sulla via di quasi tutti i nostri fedeli: la via dell’esilio.
In questi ultimi giorni, giornali e radiotelevisioni locali hanno ripetutamente accusato i nostri sacerdoti, e di conseguenza la Chiesa cattolica, di organizzare l'evacuazione dei nostri fedeli dalle parrocchie e dalle loro case. Al proposito, a pagina 2 dell'edizione del 25 agosto scorso del giornale "Kozarski vjesnik", è dato tra l'altro di leggere: "Riferiamo i nuovi intrighi del clero cattolico della Can­celleria di Kuharić. Ad essi (i sacerdoti) è stato ingiunto dal supremo Capitolo di abbandonare senza indugi e subito, o - come essi costumano dire - alla prima occasione che si offre, le loro residenze e le rispettive parrocchie. E', ancora una volta, uno degli sporchi trucchi dell'ineffabile Signor Franjo Kuharić, poiché, con la dismissione delle rispettive parrocchie, i preti di estrazione cattolica indi­rizzano i restanti fedeli dove vogliono loro".
Insinuazioni dello stesso tenore vengono fatte anche a Prnjavor e a Kotor Varoš (...). Molte altre volte in questi tre anni ci siamo sentiti rivolgere simili calunniosi addebiti. Tutto ciò lo abbiamo sopportato in quanto consapevoli di essere servi di Cristo, il Cristo fatto oggetto della massima ingiuria, quel Cristo che è stato umiliato, spogliato di ogni diritto, fatto bersaglio di sputi, ripudiato e calpestato. Rincuorati dalla Sua grande misericordia, restiamo intenzionati a pro­seguire con tutte le nostre forze per il Suo Regno, là dove Egli ha bisogno di noi nella Sua Chiesa!
Oltre al gruppo di sacerdoti e religiosi che se ne sono andati una settimana fa al seguito di un certo numero di fedeli, un altro gruppo si dispone in questi giorni a lasciare la nostra terra e la nostra Diocesi (è da sperare che si tratti di una dipartita provvisoria).
A prescindere dalla vicenda dei fratelli Francescani, riguardo alla quale ho pregato il Superiore Provinciale, Rev. Padre Petar Anđelović, di volerli far proce­dere nella cura spirituale della comunità e di chiedere al Vescovo locale di voler impartire le direttive del caso, mi permetto di rendere noti a Vostra Eminenza i nomi dei religiosi che sono già giunti da Lei, successivamente di coloro che giungeranno nei prossimi giorni nella giurisdizione della Sua Arcidiocesi. La pre­go, allo stesso tempo, di voler conferire con il mio Vicario competente per le questioni degli esiliati e profughi, Rev. Miljenko Aničić, e con il Vicario Generale, Rev. Anto Orlovac, in ordine alle possibilità di affidamento ai Religiosi di respon­sabilità di assistenza spirituale fra i nostri fedeli che, adesso come in preceden­za, confluiscono nella sfera della Sua Arcidiocesi, con le disposizioni che Lei riterrà opportune.
Le elenco qui i religiosi: Rev. Anto Orlovac; Rev. Blahomir Blagoš Prucha; Rev. Berislav Grgić; Rev. Josip Jerković; Rev. Božo Pinjuh; Rev. Milan Begić; Rev. Vladimir Tomić; Rev. Anton Marijan; Rev. Marijan Stojanović e Rev. Kazimir Višaticki. Per adesso non posso dire chi di loro rimarrà nel contesto della Sua Arcidiocesi. Si vedrà.
Eminenza Reverendissima, noi tutti che ci sentiamo radicati nella Diocesi di Banja Luka vogliamo augurarci che la nostra Diocesi sopravviva, fosse anche in forma rimpicciolita. A nostro avviso, sarebbe un grosso e fatale errore se, proprio in queste critiche circostanze, le Personalità più influenti della Chiesa cattolica e del popolo croato non avessero a riservare in sufficiente misura la loro attenzione al futuro del Cattolicesimo in questa regione!
Per quanto mi riguarda, mi propongo di rimanere assolutamente al mio posto, per quanto non disponga di alcuna garanzia per me personalmente e per quel che concerne il cuore della Diocesi.
Al momento sono ancora presenti sei sacerdoti diocesani, cinque france­scani, tre Religiosi trappisti e due venerabili Fratelli dello stesso Ordine. Ad essi vengono ad aggiungersi ancora dieci suore. Tutto ciò secondo la volontà del Signore!
Nell'occasione ringrazio di cuore Sua Eminenza per la nobile intensità con la quale Lei compartecipa ai nostri dolori ed alle nostre speranze! Dio La ripaghi infinitamente per questo!
Le esprimo la mia sincera venerazione con un fraterno cordiale saluto, Suo in Cristo, Buon Pastore.

 + Franjo,
Vescovo di Banja Luka

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Lettera al Card. A. Sodano, Segretario di Stato presso la Santa Sede
(Prot. n. 698/95 del 4 settembre 1995)

CONSIDERO MIO DOVERE RESTARE QUI, NEL CUORE DELLA MIA DIOCESI

Eminenza Reverendissima,
Mi permetto di ragguagliarla sulla più recente situazione nella mia Diocesi. Già da ben tre settimane, nella maggior parte della mia Diocesi, che versa sotto il controllo dei Serbi bosniaci, si registra una pulizia etnica su vasta scala a carico dei cattolici rimasti (e della restante popolazione non serba). Notizie di sicuro fondamento fanno stimare in 15 mila il numero dei nostri fedeli che, nell'arco di tempo or ora indicato, sono stati costretti all'esodo. Dei nostri fedeli, anche quelli più stoici, che hanno remissivamente subito in questi tre anni innu­merevoli ingiustizie e maltrattamenti, ora non hanno più altra scelta che quella di abbandonare le loro case, i loro paesi, i loro insediamenti e le rispettive parroc­chie. La maggior parte delle loro case viene saccheggiata senza pietà e nessu­no vi dimora più. I profughi di nazionalità serba giunti dalla Croazia (Krajina), e da alcuni Comuni della Bosnia occidentale, rimangono in parte qui: essi giovano in primo luogo come pretesto alle Autorità locali per cacciare di qui con forza quello che resta dei nostri fedeli. I nostri fedeli devono andarsene perché cosi hanno deciso i reggitori attuali e "perché lo hanno concordato i nostri Governi" - come mi ha fatto espressamente sapere il 5 agosto scorso il responsabile del Coman­do della Repubblica Srpska preposto all'accoglienza dei profughi, Signor Gojko Kličković. Le Organizzazioni internazionali assistono a questo delitto inaudito che ha per vittima la popolazione innocente, quasi che un siffatto comportamen­to avesse dell'"umano".
Che io sappia, da parte delle Personalità e delle Istituzioni politiche compe­tenti nessuno protesta contro quest'ultima palese violazione di uno dei fonda­mentali diritti umani dei cattolici innocenti ed inermi, Croati e non, di questa regio­ne: il diritto alla propria casa ed alla propria Patria. Noi, rappresentanti ufficiali della Chiesa cattolica, ci troviamo purtroppo soli, in balìa ad una valanga travol­gente di disumana crudeltà.
Le nostre preghiere di aiuto e per la tutela dei valori basilari della civiltà euro­pea e le invocazioni di soccorso che noi abbiamo incessantemente indirizzato a tutti coloro che ci avrebbero potuto e dovuto aiutare hanno di solito incontrato orecchie sorde e cuori insensibili, con l'eccezione del nostro Santo Padre Gio­vanni Paolo II, della Santa Sede, di alcune Conferenze episcopali e di nostri fratelli Vescovi. A tutti i menzionati e, in particolare, a Sua Santità noi dobbiamo immensa riconoscenza per l'aiuto assiduo ed oltremodo prezioso, specie per quello che c'è stato riservato sotto forma di preghiere, ma anche per ogni altra forma di sostegno. Questo aiuto è stato e viene avvertito dai nostri Sacerdoti, religiosi e fedeli nei loro sforzi sovrumani di annunciare il Vangelo in presenza di coloro che ci fanno del male e - seguendo l'appello del Papa per il suo viaggio programmato a Sarajevo ed in occasione della visita da lui effettuata a Zagabria - nel dare testimonianza vissuta di amore, perdono e riconciliazione.
A causa della sistematica, violenta espulsione dei restanti nostri fedeli per ordine degli Organi ufficiali dei Comuni locali e con la conseguente loro deporta­zione dal territorio della nostra Diocesi, il loro numero si fa sempre più piccolo. Attualmente, nelle singole Parrocchie, si trovano grosso modo dai dieci a cento fedeli, con lievi differenze da un caso all'altro.
Nelle parrocchie di Prnjavor, Bosanska Gradiška, Dolina, Ključ, Ivanjska e Šimići e, nel distretto di Banja Luka, nelle parrocchie di Budžak e "Marija Zvijezda" (dei Frati trappisti), così come nella parrocchia del Duomo, i nostri Sacerdoti restano accanto ai loro fedeli. Per talune di queste parrocchie, con la prossima settimana la situazione andrà certamente a peggiorare.
Il parroco di Prijedor è agli arresti domiciliari già da dodici giorni nella casa dei propri genitori ed è impedito in qualsiasi contatto con i suoi parrocchiani, il cui numero si riduce in modo impressionante di giorno in giorno. Stiamo facendo di tutto per averlo libero e poterlo alloggiare nell'Episcopio.
Nella giornata di ieri, sabato, i parroci che avevano dovuto lasciare le loro Parrocchie rifugiandosi nell'Episcopio, sono riusciti a ricontattare le loro comuni­tà in Trn, Ljubija, Šurkovac, Stara Rijeka e Sasina ed a celebrare la S. Messa con i fedeli residui, per quanto le chiese siano da lungo tempo distrutte.
Oggi un altro gruppo di cinque parroci - tre Sacerdoti diocesani e due france­scani - si è incamminato alla volta della Croazia. Essi si sono incaricati nel ser­vizio di assistenza spirituale al seguito dei nostri fedeli espulsi in quelli che sa­ranno i luoghi nei quali scontare l'emigrazione. Se ne sono partite anche due suore della Comunità "Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo". Ne restano qui da noi altre 11 con 9 sacerdoti diocesani, 6 francescani e 5 Trappisti. Per dispo­sizione dei politici croati, una parte dei nostri fedeli esiliati si stabilirà provvisoria­mente nell'ambito della nostra parrocchia di Glamoč nel Decanato di Livno, l'uni­co attualmente sotto controllo dei Croati bosniaci. Da quella parrocchia tutti i nostri fedeli erano stati fatti sgombrare già nel 1992. Il parroco, che era stato crudelmente torturato, venne imprigionato a Knin, mentre la chiesa parrocchiale e la canonica sono state completamente distrutte. Negli ultimi giorni sono giunte nuovamente in quella località (e pare che ne giungeranno ancora altri) alcune centinaia di cattolici, componenti della precedente comunità o provenienti dalle file di nostri deportati locali.
Ci sostiene la ferma speranza che, all'atto delle future decisioni politiche circa il futuro della Bosnia Erzegovina, venga stabilito necessariamente ed in forma vincolante, da un lato che i nostri politici in sede locale ed ai superiori livelli dovranno permettere e rendere possibile a tutti gli esiliati e profughi e, quindi anche, ai nostri fedeli qualora lo desiderino, di far ritorno nella loro Patria, nei loro luoghi natali e di abituale residenza; dall'altro lato che la Comunità internazionale possa concretare adeguati controlli. Credo corrisponda allo spirito della dottrina della Chiesa intercedere con fermezza per il rispetto e la tutela dei principi fon­damentali della nostra civiltà: i diritti umani e civili, le libertà della singola persona e di ogni gruppo etnico, religioso o di altra natura.
Considero mio dovere rimanere qui, nel cuore della mia Diocesi - in vista del necessario, augurabile e sollecito rientro nelle loro parrocchie dei molti nostri fedeli deportati, ma anche per il necessario sostegno morale a tutti gli altri miei compatrioti che, bisognosi di aiuto morale e materiale, bussano ogni giorno alla mia porta. Pongo in ogni caso nelle mani del Signore la mia vita e le mie azioni, invocando la Sua benedizione e la Sua protezione per tutti gli appartenenti alla mia Diocesi decimata, e mi raccomando alla Sua intercessione nell'essere ri­cordato!
Porgo a Sua Eminenza il mio saluto, con rispetto e devozione nel Signore.

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera a Mons. F. Monterisi, Nunzio Apostolico in Bosnia Erzegovina
(Prot. n. 596/95 del 25 agosto 1995)

LE FORZE DISTRUTTRICI DEL MALE CONTINUANO AD ANNIENTARCI

Eccellenza Reverendissima,
Ancora nuove e purtroppo solo tragiche notizie dalla nostra Diocesi, in que­sti giorni drammatici.
Dalla maggior parte delle parrocchie rimaste nella realtà di Banja Luka, in questi ultimi dieci giorni sono dovuti andarsene quasi tutti i fedeli. Entro il territo­rio comunale di Prijedor, nelle parrocchie di Prijedor, Ljubija, Šurkovac e Ravska erano rimasti, sparsi qua e là, ancora qualche centinaio di fedeli, in questi ultimi giorni portati via con degli autobus. Ora è la volta dei Comuni di Sanski Most e di Mrkonjić.
Ieri ed oggi i nostri parroci hanno vissuto ore molto incresciose. Il parroco e decano di Mrkonjić, Rev. Adolf Višaticki, è stato espulso con violenza per dispo­sizione delle Autorità comunali dalla sua canonica, nella quale, a seguito della distruzione della Chiesa parrocchiale, erano stati allestiti dei locali per la cele­brazione della Messa e per la Caritas locale. Cacciato letteralmente sulla stra­da, egli si trova ancora fra i suoi fedeli, per i quali, in questi giorni, rappresenta -come tutti i nostri Sacerdoti - l'unico conforto. Da quanto apprendiamo, egli ha subito anche altre molestie. Iddio continui ad assisterlo.
Ieri, e non per la prima volta, anche il Parroco di Kotor Varoš, il fratello Ivan Franjić, ha avuto disavventure con le autorità locali. Tutto ha però ha un limite. Precedentemente egli aveva subito torture in prigionia e non è affatto da meravi­gliarsi che egli non sia più in condizione di tener duro nella sua posizione. In questi giorni, i restanti fedeli di quella Parrocchia un tempo vasta devono lascia­re la loro Patria e seguire gli altri in esilio.
Apprendiamo or ora che il Centro pastorale non ancora ultimato della Par­rocchia di Prijedor, il quale veniva adibito anche per incontri religiosi e per la distribuzione degli aiuti della Caritas, è stato completamente distrutto questa notte con grossi ordigni bellici. Al momento non conosco quanto sia capitato al Rev. Tomislav Matanović, ma farò di tutto per saperlo al più presto.
Le forze distruttrici del male proseguono nell'annientamento della Chiesa di Cristo al servizio della pace in questa martoriata regione. Sia fatta la volontà di Dio. Con un fraterno rispettoso saluto.

 + Franjo Vescovo

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Lettera al Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato presso la Santa Sede
(Prot. n. 137/95 del 7 ottobre 1995)

MALGRADO L'ASSOLUTA INCERTEZZA RESTIAMO SALDI NELLA FEDE E NELLA SPERANZA

Eminenza Reverendissima,
La Sua amabile lettera del 5 settembre u. sc. ha procurato grande gioia, non solo a me, ma anche ai sacerdoti e religiosi al mio seguito, ai quali ne ho riferito il contenuto. La ringrazio di cuore per la premura che Lei si da in ordine all'attuale situazione ed alle prospettive future dei fedeli della Chiesa cattolica tuttora riscontrabili sul territorio controllato dai Serbi bosniaci nella mia Diocesi di Banja Luka.
Sono stato finora impossibilitato a rispondere, informandoLa della nostra presente situazione, in quanto tutti i nostri collegamenti con il mondo esterno erano interrotti a causa delle operazioni militari dello scorso settembre. Lo faccio ora, pregandoLa di considerare il mio resoconto e di voler opportunamente in­formarne lo stesso Santo Padre. Abbia fin d'ora il mio più vivo ringraziamento.
1. Da quanto ho potuto apprendere, nella seconda metà d'agosto e nei primi giorni di settembre sono stati deportati approssimativamente 20.000 cattolici fra quelli ancora presenti nelle nostre parrocchie nei dintorni di Banja Luka.
Attualmente, nelle 11 parrocchie del decanato di Banja Luka, permangono ancora 4.926 cattolici, di cui ci sono note le generalità: in cinque parrocchie del decanato di Bosanska Gradiška risiedono ancora 370 cattolici e nelle quattro del decanato di Prnjavor all'incirca 750 (in due parrocchie dello stesso decanato non se ne registra più nemmeno uno!). Per nove parrocchie del decanato di Prijedor non ci è dato esattamente sapere quanti cattolici siano rimasti dopo l'ultima ondata di persecuzioni, e ciò in quanto ci è stato impossibile stabilire un qualsivoglia contatto con questa regione. Nella regione dell'Arcidiocesi di Vrhbosna (Sarajevo), pure sotto il controllo dei Serbo-bosniaci, la parrocchia di Teslić, dove permane - unico in tutto il territorio occupato - un sacerdote dell'Arcidiocesi, si registra ancora la presenza di circa 1.200 cattolici. Non di­sponiamo purtroppo di alcuna informazione riguardo a quanti cattolici, dei pochi rimasti in altre località dell'Arcidiocesi di Vrhbosna (Sarajevo), a Doboj, Brod, Derventa, Modriča, Odžak, Šamac, Brčko e Bijeljina, hanno dovuto andarsene incalzati dall'ultima ondata di pulizia etnica.
Con certezza si può dire che in questa regione sono ancora presenti 7.300 anime di fede romano-cattolica, cui si aggiungono all'incirca 5.000 fedeli greco-ortodossi, distribuiti su sette parrocchie del decanato bosniaco della Diocesi di Križevci.
Sul nostro territorio, oltre al sottoscritto ed ai cattolici ancora rimasti, sono presenti 9 sacerdoti diocesani, 9 religiosi (6 francescani e 3 trappisti), un sacer­dote diocesano a riposo e due fratelli trappisti. Abbiamo ancora qui 11 suore della Comunità "Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo".
Ci è possibile celebrare la S. Messa solo in otto delle complessive 40 par­rocchie di questa regione (incluse pure alcune dell'Arcidiocesi di Vrhbosna - Sarajevo - dove, da quanto sappiamo, sono presenti dei cattolici). Anche nelle cinque comunità greco - cattoliche vengono ufficiati i riti religiosi, a cura degli unici cinque Sacerdoti greco - cattolici presenti.
2. Sono rammaricato di dover dire che in questa regione l'operato della Chie­sa cattolica viene sistematicamente intralciato. Non bastasse il fatto che molti nostri edifici ecclesiali sono stati distrutti, che la nostra gente è stata deportata e che gli edifici religiosi rimasti saccheggiati, annientati e confiscali con violenza, ai nostri sacerdoti non è permesso di contattare i fedeli rimasti ed a questi è proibito di radunarsi per la Messa domenicale e di far visita ai cimiteri. Non so proprio dove porterà questo accanito atteggiamento antireligioso degli attuali esponenti dello Stato, ma l'esperienza mi fa presagire niente di buono! Che sia effettivamente impossibile al superiore livello interecclesiale o politico fare qual­cosa per garantire a noi di qui che vengano tutelati per lo meno i diritti umani fondamentali, inclusi quelli che ci spettano come gruppo religioso ed etnico, ri­spettivamente i diritti delle minoranze?!
3. Un mese e mezzo fa, la Polizia ha prelevato dalla sua canonica un sacer­dote della mia Diocesi, Tomislav Matanović, Parroco di Prijedor, sottoponendolo dapprima agli arresti domiciliari nella sua casa paterna e quindi portandolo via, il 19 settembre, assieme ai suoi genitori, senza che sia trapelalo dove queste persone sono state relegate. Tutti i miei sforzi presso le Autorità locali e presso l'IRK, intesi ad ottenere la liberazione del sacerdote, assolutamente innocente, sono rimasti finora infruttuosi! Potrebbe la Sante Sede, attraverso la nostra Nunziatura, intraprendere qualche passo affinché i nostri sacerdoti possano essere messi al più presto in libertà? Non sono fin troppi i nostri sacerdoti che, sebbene del tutto innocenti, sono stati maltrattati ed uccisi? Poco tempo fa, il 15 settembre, il parroco di Šimići, mentre andava dai suoi fedeli superstiti, è stato colpito alla testa da un cecchino. Solo grazie ad un prodigio divino egli è soprav­vissuto. Questa è, voglia o non si voglia, la realtà con la quale abbiamo a che fare. Giorno per giorno ci tocca sottostare alle mazzate del male e dell'ingiusti­zia. Ringraziamo Dio che ci infonde forza nel proseguire con determinazione nel nostro proposito di diffondere e testimoniare giorno per giorno, proprio qui, dove predominano l'odio e l'ingiustizia, lo spirito dell'amore e la legge divina della giustizia e del perdono.
4. Ci è giunta informazione, per quanto non ufficiale, in merito al progetto di sgombrare la residua popolazione cattolica dal territorio che sarà sottoposto al dominio serbo - bosniaco. Non possiamo credere che ciò accada realmente, con il consenso dei responsabili politici internazionali, delle persone e delle or­ganizzazioni umanitarie. Il diritto alla propria casa ed alla propria Patria, vale a dire la possibilità di rientro di esiliati e profughi, dovrebbe trovare ancoraggio in tutti gli accordi internazionali sul futuro di questo tormentato Paese! Come nativo di Banja Luka e quale Vescovo cattolico della Diocesi rimarrò in tutti i casi in questa città, a meno che il Santo Padre non disponga diversamente o sia co­stretto con l'illegalità e con la forza a rinunciare! E' il 157°giorno con oggi che, cittadino di questa città, mi trovo relegato agli arresti domiciliari. In tutto questo periodo non mi sono allontanato da casa e dal cortile della mia abitazione e della cattedrale, eccetto il breve attraversamento dell'attiguo giardino dell'episcopio ortodosso per rendere visita al Nunzio Apostolico, Mons. F. Monterisi. Solo Dio sa quali siano le mie angustie in questo coatto impedimento, che mi vieta di esercitare il mio ministero pastorale nel contesto delle Parrocchie ancora rima­ste! Dovesse però essere nei piani divini che io, nel mio tormento, contribuisca alla pace ed alla riconciliazione, me ne faccio carico di buon grado! Credo che, diversamente, la Santa Sede si adopererebbe presso le Autorità Serbe perché mi fosse concessa e garantita libertà di movimento per il normale esercizio della mia missione di Vescovo in tutte le Parrocchie ove non si registrano scontri armati.
5. Benché da lungo tempo ci tocchi vivere giorni e notti sempre più difficili, perseveriamo nelle fede e nella speranza che il nostro Buon Dio ci difenda e ci protegga ancora, valendosi di noi come Suo strumento. L'aver potuto finora re­stare qui, senza sfidare o provocare alcuno, ma prestando servizio alla Chiesa e, in suo nome, ai nostri connazionali è da ascrivere indubbiamente a un dono divino. Avvertiamo e ci da forza il sostegno sia del Santo Padre sia della Santa Sede, come pure quello di molti altri fratelli e sorelle in tutto il mondo che, con le loro preghiere, ci aiutano a resistere, guidati dalla luce del Vangelo di Cristo, in questa angosciosa oscurità del male, dell'illegalità e del peccato, scongiurando che noi veniamo sopraffatti da queste rovinose tenebre.
Siamo convinti, Eminenza Reverendissima, che l'augurio della Sua ultima lettera "II nostro Dio è il dominatore della storia, capace di umiliare i potenti e di esaltare gli umiliati quando meno ce lo attendiamo" si tradurrà in realtà.
Accolga anche questa volta le espressioni del mio devoto rispetto.
             Suo in Cristo, nostro Buon Pastore

 + Franjo Komarica,
Vescovo di Banja Luka

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Lettera a Mons. F. Monterisi, Nunzio Apostolico in Bosnia Erzegovina
(Prot. n. 138/95 del 7 ottobre 1995)

MI TROVO ANCORA AGLI ARRESTI DOMICILIARI

Eccellenza Reverendissima,
Mi permetto di farLe pervenire le più recenti informazioni circa l'attuale no­stra situazione, pregandola, al tempo stesso, di voler inoltrare la mia risposta alla lettera del Cardinale Sodano del 5 settembre scorso, pervenutaci per Suo gentile tramite, con nostra grande gioia.
1. Noi siamo ancora ai nostri posti: qui con me in casa, oltre a quattro sacer­doti e al guardiano del convento, si trovano un religioso a riposo, due suore, 14 cattolici in esilio, tre musulmani ed una signora di fede ortodossa. Quattro fran­cescani che hanno dovuto abbandonare le loro parrocchie nei dintorni di Banja Luka si trovano nel convento "Nazareth", assieme a cinque suore e ad alcuni dei nostri fedeli profughi. Cinque trappisti sono nel loro convento "Marija Zvijezda". Può darsi che dei parroci siano rimasti con restanti fedeli in Ivanjska ai margini di Banja Luka, a Bosanska Gradiška ed a Prnjavor. Il Rev. Tomislav Matanović, parroco di Prijedor, pure lui rimasto fra i suoi parrocchiani, è stato dapprima messo agli arresti domiciliari nella casa paterna e quindi - da quanto abbiamo potuto apprendere - portato il 19 settembre verso luogo ignoto assieme ai suoi genitori. Vani sono stati purtroppo i miei tentativi di ottenerne la liberazione. Po­trebbe forse Lei, per le vie ufficiali ed in nome della Santa Sede, consultare politici serbi o croati affinché egli possa essere al più presto liberato, stante la sua piena innocenza ed avendo egli aiutato tutti, specie i Serbi del posto!?
2. Dopo l'esodo imposto con violenza ai Parroci di alcune nostre Parrocchie, gli edifici ecclesiali sono stati confiscati (Motike, Kotor Varoš, Budžak-Derviši, Kulaši, Dolina e Šimići), devastati o distrutti (Barlovci, Dragalovci, Vrbanjci, Dolina: la canonica, Šimići: la chiesa, Mrkonjić Grad: la canonica), mentre non è disponibile alcuna notizia riguardo al Decanato di Prijedor, essendo impossibile accedervi. Ci viene ora prospettata la pretesa di ospitare profughi nei nostri due unici Conventi rimasti "Nazareth" e "Maria Zvijezda". Non sappiamo se questo stia anche a significare l'incombente sfratto forzoso da questi unici edifici religio­si che ci sono rimasti!
3. Venti giorni fa, le autorità locali di Banja Luka hanno sequestrato presso la Caritas diocesana i due unici autocarri e rispettivi rimorchi. La Caritas è stata così privata, come al solito, di ogni possibilità di distribuire generi alimentari e qualsiasi altra elargizione umanitaria. Noi siamo in tutto e per tutto dipendenti dall'aiuto che ci può provenire dalla UNHCR o dalla Croce Rossa Internaziona­le e quando loro, che hanno qui i propri uffici, ci conferiscono qualcosa possia­mo elargirlo ai fedeli che contano su di noi, ma anche ad altri che abbisognano del nostro aiuto quotidiano. E' ben naturale che, per quanto possiamo, aiutiamo tutti senza distinzione. E' inimmaginabile la gioia che proveremmo se ci fosse possibile aiutare tutti coloro che si rivolgono a noi.
4. Poiché mi trovo tuttora agli arresti domiciliari, impedito ad oltrepassare il cortile della mia residenza e della Cattedrale, e posso men che meno pensare di recarmi ancora a Zagabria, sono desolato di non poter accogliere il paterno appello del Santo Padre per l'incontro in calendario per giovedì, 17 ottobre p.v., di tutti i Vescovi diocesani dell'ex Jugoslavia, come Lei ebbe ad informarmi. Ho pregato il mio Vicario Generale, Rev. Ante Orlovac, recatesi a Zagabria con l'ultimo gruppo di Sacerdoti al tempo della deportazione dei nostri fedeli, di rap­presentarmi in questo importante incontro, lo posso accompagnarLa solo nelle mie preghiere, auspicando che si realizzi la giusta e tanto agognata pace per tutti gli uomini ed i popoli tormentati di questa nostra Patria dissanguata. Le è ben noto il nostro intendimento, malgrado le molte vessazioni ed ingiustizie da noi subite nelle nostre secolari comunità parrocchiali, di rimanere qui, dove sia­mo di casa, dando dimostrazione a tutti i nostri vicini del nostro pacifismo e del nostro rispetto nei loro con fronti. Finora abbiamo pur dato dimostrazione che si può vivere con tutti nel rispetto e nella pace. Ci auguriamo solo che altrettanto venga concesso pure a noi: che ci sia permesso di vivere in pace e ci vengano riconosciuti le libertà ed i diritti umani e civili, inclusi quelli etnici e religiosi appar­tenenti alle minoranze. Questo dovrebbe essere ovviamente garantito a tutti gli individui ed ai gruppi nazionali e religiosi, con i necessari adeguati controlli me­diante dispositivi a livello internazionale.
5. Amabile e venerata Eccellenza, desidero nell'occasione esprimerle il più sentito grazie per le cordiali espressioni di augurio indirizzatemi per il mio ono­mastico. La ringrazio delle preghiere per tutti gli appartenenti alla mia straziata diocesi e del Suo magnanimo augurio che "il calvario abbia a concludersi al più presto, in una prospettiva di pace che si risolva a gloria del Signore per il bene di tutti gli uomini". Voglia il Signore esaudire le Sue preghiere ed i Suoi desideri! Nel rendermi interprete anche dei confratelli Sacerdoti, dei Religiosi e della residua comunità dei fedeli, Le confermo ancora una volta la mia viva riconoscenza in Cristo, nostro Redentore.
             Suo

 + Franjo Komarica

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Lettera al Card. Franjo Kuharić, Arcivescovo di Zagabria
(Prot. n. 158/95 del 3 novembre 1995)

 SEMPRE FERMA E' LA NOSTRA DECISIONE DI RIMANERE QUI

Eminenza Reverendissima,
stimatissimo e caro Arcivescovo e Padre,
ho appreso all'ultimo momento che esiste la possibilità di scriverle almeno alcune righe sulle attuali nostre condizioni.
Desidero anzitutto ringraziarla di cuore per la Sua costante amorevole pre­mura e per la Sua intercessione a favore di "quest'ultimo scampolo" di Cattolice­simo da noi rappresentato nella regione di Banja Luka. Ogni notizia che filtra e ci raggiunge, testimoniandoci che qualcuno intercede per noi e si da concreta­mente da fare affinché si concluda al più presto la nostra agonia e venga il gior­no del rispetto verso Dio e verso il prossimo, è per noi di grande consolazione.
Posso solo ribadire quanto ebbi a riferirle già precedentemente e, cioè, che i nostri fedeli - e noi possiamo esserne convinti giorno per giorno - sono risoluti nella decisione di restare qui, e non con nel cuore l'odio o il desiderio di una qualche vendetta (che Dio lo scongiuri ora e sempre), ma con la disposizione a perdonare ed a passar sopra alle molte ingiustizie ed atrocità che hanno subito ed ancora sopportano giorno dopo giorno. Rimaniamo uniti e saldi nelle nostre preghiere quotidiane e nella speranza che la bontà divina finirà col trionfare sulle forze delle tenebre, del male e della distruzione e che lo spirito dell'amore e della riconciliazione, in definitiva la vita!, avranno partita vinta. Finora siamo stati con tenacia fedeli all'anelito di recare il costruttivo contributo dei cattolici all'auspicabile convivenza con gli altri che, come preordinato dalla Divina Provvidenza, sono il nostro prossimo. Abbiamo dato prova ai nostri vicini ed a tutto il mondo che noi siamo intenzionati ed in grado di accettare gli altri con le loro specificità e con la loro diversità e siamo ancora capaci di perdonare il loro egoismo e la loro discriminazione sociale nei nostri confronti. Ci attendiamo dagli altri che ci accettino per lo meno come persone umane.
Una settimana fa mi ha telefonato per la prima volta il Signor Nikola Koljević, Vicepresidente della Repubblica Srpska e nel colloquio intercorso gli ho chiesto: "Di cos'è manchevole il nostro atteggiamento nei Suoi confronti e cosa avrem­mo trascurato di fare secondo Lei, visto che Lei ancora non ci considera perso­ne con le quali si possa vivere e con le quali dovrebbe bensì essere auspicabile poter vivere?" Egli mi ha risposto di sperare che possano giungere giorni migliori dopo le trattative in America. Dio solo sa cosa ci riservano i potenti del mondo e i nostri di qui! Affidiamo il tutto alla volontà del Signore!
Resto come sempre convinto, e torno a ripeterlo, che a Dio compete, per il tramite della Sua Chiesa, un "diritto di cittadinanza" tanto in Banja Luka quanto in questa intera regione, dove i Cristiani preesistevano ai Croati già da lungo tem­po, fin dal quarto secolo.
La situazione continua immutata. I nostri vengono tuttora quotidianamente espulsi dalle loro abitazioni e dalle loro case e cacciati sulla strada nel vero senso della parola. L’arbitrio dell'illegalità e la legge del più forte continuano ad imperversare e lo comprovano i fatti, non solo a Banja Luka, ma nell'intera regio­ne di Kotor Varoš, dove si sono registrati alcuni omicidi e incidenti con lesioni gravi, per non parlare di incubi e turbe psichiche. So con assoluta certezza che ne sono complici le autorità (locali e nazionali) e che tutto succede nella piena consapevolezza e sotto la regia degli organi di sicurezza. A noi succede proprio come ai topi negli artigli di un gatto scatenato che li tratta facendosene gioco con indicibile crudeltà. Non è possibile descrivere in poche parole nemmeno una briciola del nostro vivere quotidiano. Mi fanno un'enorme pena i nostri poveri fedeli che osano accedere in cattedrale, l'unica chiesa rimasta, e vengono im­mancabilmente inseguiti, come ai tempi della Polizia Segreta Jugoslava. Al mo­mento del loro ritorno a casa, li si preleva puramente per essere stati in chiesa e li si percuote o li si caccia via di casa. Il bersaglio sono loro, per il solo fatto di essere cattolici, senza necessariamente essere Croati (...).
Nei casi più penosi e gravi facciamo di tutto per riservare accoglienza, ma gli indigenti sono talmente tanti che le nostre possibilità non bastano. Come Lei sa, i Serbi hanno confiscato brutalmente la maggior parte (15) delle nostre chiese, dei conventi e dei 25 edifici ospitanti centri pastorali, talvolta sistemandovi la loro gente, tal altra saccheggiando e devastando gli edifici posti sotto sequestro. Negli ultimi tempi sono stati distrutti circa dieci edifici abitativi della Chiesa ed alcuni dei nostri immobili, che abbiamo dovuto dismettere perché incalzati con la violenza, li abbiamo concordatamente resi disponibili per i profughi serbi, nella speranza di poterli così riacquisire. In un recente colloquio con un esponente delle autorità - dopo una mancanza di contatti che durava da ben sei mesi - ho rammentato la questione degli edifici ecclesiali confiscati illegalmente. L’incaricato ebbe a dirmi che tale questione sarà regolata contestualmente a quella degli edifici religiosi della Chiesa serbo-ortodossa espropriati od evacuati nel territorio controllato dai Croati. Così vengono ricambiati, come Lei comprende, i nostri intendimenti pacifici. Veniamo messi sullo stesso piano di coloro che han­no cacciato molti altri dei loro vicini -Croati- distruggendone i santuari ed i pos­sedimenti. Sono lieto che la nostra Chiesa insiste con fermezza sulla tutela delle proprietà dei cittadini serbi che vivono in Croazia ed in Bosnia Erzegovina e, specialmente, sulla salvaguardia dei loro edifici sacri. Che abbia ad essere così.
Le dico ancora grazie di tutto cuore, Eminenza reverendissima, per tutto quello che Lei fa per noi. Il Signore La ricompensi. Egli sia lodato per la Sua opera al servizio della verità!
 

+ Franjo,
Vescovo di Banja Luka

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Lettera al Card. Franjo Kuharić, Arcivescovo di Zagabria
(Prot. n. 159/95 del 4 novembre 1995)

INTERPONGA I SUOI BUONI UFFICI AFFINCHE' LA POPOLAZIONE DELLA REGIONE DI BANJA LUKA OTTENGA L'ENERGIA ELETTRICA URGENTEMENTE NECESSARIA

Eminenza Reverendissima,
Mi consenta di rivolgermi a Lei, pregandola, se sarà in qualche modo possi­bile, di un Suo autorevole intervento. Ho ricevuto in visita oggi, nell'Episcopio inviati ufficiali delle Autorità della Repubblica Srpska. In un franco discorso attor­no ai problemi attuali che qui sussistono, mi hanno chiesto di rivolgermi a Lei quale esponente più influente della Chiesa cattolica nella Repubblica di Croazia, pregandola di intervenire presso le Autorità di quella Repubblica in relazione ad un problema molto grave che investe tutto il nostro territorio, quindi l'intera popo­lazione. Si tratta della questione relativa alla possibilità di prelevare energia elet­trica dalla centrale di Bočac, sita tra Banja Luka ed Jajce. Richiamandosi ai colloqui in corso di svolgimento in America, nel contesto dei quali - come mi è stato detto - si discute anche in ordine alla cessione di energia elettrica quale aiuto umanitario urgentemente necessario, i miei interlocutori si appellano a me ed a Lei quale influente(!?) rappresentante della Chiesa, affinché Lei metta in moto, tramite gli emissari del Governo della Repubblica Croata ed augurabilmente al più presto possibile, un incontro ad hoc dì due delegazioni politiche, le quali sì adoperino per una soluzione del problema in questione, come anche di altri pro­blemi, in forma soddisfacente per ambo le parti.
Eminenza Reverendissima sa la mia sostanziale e decisa disposizione a prestare aiuto, comunque e quanto possa, nello spirito del dettato di Cristo (Le 6,27), indistintamente a tutti, sventando e cercando di arginare, se solo mi è possibile, sciagure e disgrazie, se non altro per ridurle al minimo. Così mi sono espresso anche nei confronti dei miei interlocutori, dopo aver loro assicurato che Le avrei subito scritto, pregando Lei personalmente e, per Suo gentile trami­te, anche le competenti autorità di Zagabria, di aiutare noi e tutta la gente di questa regione bisognevole di aiuto. Qui da noi la situazione è proprio resa an­cora più drammatica dalla mancanza di corrente elettrica, e non tanto perché vertiamo tutti nella più completa oscurità, quanto piuttosto perché ne soffrono particolarmente i bambini, i vecchi e gli ammalati.
Quando ebbi a descrivere ai miei interlocutori la penosa situazione dell'esi­guo numero di cattolici, croati e non, superstiti in questa regione, informandoli che due miei sacerdoti, il Rev. Ratko Grgić, parroco di Nova Topola scomparso già nel giugno del 1992 (!) ed il Rev. Tomislav Matanović, parroco di Prijedor sparito nell'agosto del 1995, sono stati portati via verso destinazione ignota, essi mi hanno dato ferma assicurazione di fare di tutto affinché entrambi i casi vengano chiariti al più presto e nel contempo migliori, nel profilo della sicurezza ed in termini generali, la situazione dei cattolici che sono rimasti sul nostro terri­torio.
Nell'attesa che i miei interlocutori concretizzino effettivamente le loro pro­messe, La prego nuovamente di volersi adoperare presso le autorità competen­ti, affinché il processo di desistenza dagli scontri armati, Dio voglia il più celer-mente possibile, si metta in moto, lasciando il posto alla riconciliazione anche fra i politici croati e serbi, su un piano concreto (e non solo con l'aiuto degli America­ni a casa propria).
Eminenza Reverendissima, sa bene che noi abbiamo qui propagato lo spiri­to della non violenza, di un pacifismo convinto e dell'amore cristiano verso tutti e, ciononostante, continuiamo ad essere vittime. Ci può essere finalmente con­sentito di confidare, oltre che sulla misericordia divina, che non ci è mai manca­ta, anche su quella degli uomini? La speranza non ci ha del tutto abbandonati.
Le anticipo di cuore il mio sentito grazie per l'appoggio che Lei ci riserverà anche in questa circostanza!
             Con devozione e rispetto, Suo nel Signore, nostro Buon Pastore.

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

 Inviata per conoscenza a:
             - Vicepresidente della Repubblica Srpska, Prof. Dr. Nikola Koljević

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Lettera a Mons. F. Monterisi, Nunzio Apostolico in Bosnia Erzegovina
(Prot. n. 167/95 dell'11 novembre 1995)

LA MIA DIOCESI E' RIDOTTA A RELIQUIARIO 

Reverendissimo Nunzio Apostolico,
Mi faccio nuovamente vivo con le ultime notizie dalla sede della mia Diocesi, purtroppo ridotta a reliquiario. Spero che con la benevola condiscendenza della venerabile Nunziatura Apostolica in Belgrado Lei possa prendere conoscenza degli scritti e comunicazioni da me inoltrati alla medesima.
1. Sistematicamente, ogni giorno, i nostri fedeli vengono cacciati con gravi angherie fisiche e psichiche dalle loro abitazioni e dalle loro case di Banja Luka e Kotor Varoš. Anche questa settimana uno dei nostri anziani benemeriti fedeli di Banja Luka centro (classe 1912) è morto in conseguenza delle gravi lesioni ed alcune vittime sono state ricoverate in ospedale per gravi violenze. Qui imper­versa la legge del più forte e non abbiamo nemmeno il diritto di lamentarci. Se lo facessimo sarebbe ancora peggio. I patimenti inauditi che vengono inferti a per­sone innocenti ed inermi della nostra città e delle regione circostante oltrepas­sano proprio ogni limite di sfogo sadico di basso istinto! Le compassionevoli vittime mi fanno una pena straziante, ma purtroppo non posso essere loro molto di aiuto. Cosa si potrebbe mai fare?
2. Nelle due ultime settimane sono venuti a trovarmi rappresentanti ufficiali della Repubblica Srpska. Era in discussione la possibilità di dare ospizio nei locali dei nostri tre unici edifici, nel Vescovado e nei due residui conventi, ad esiliati e perseguitati di Banja Luka. Da detti rappresentanti ufficiali ho preteso la necessaria protezione di queste case e delle persone da ricoverarvi. Nel Vescovado si trovano già 22 esiliati e mi sono visto costretto a liberare due stanze dell'infermeria per renderle disponibili a questi sventurati. Al momento stazionano nei due Conventi 25 fedeli fuggiaschi, prevalentemente persone pro­venienti dalle Parrocchie di Sasina e di Sanski Most. Fra di noi ci sono ancora molti esiliati indigenti che, nelle forme più svariate, hanno a che fare con il pro­blema dell'alloggio e noi li aiutiamo, al meglio che ci sia possibile, con vestiario e generi alimentari (...). Nei giorni scorsi, un gruppo di nostri fedeli è stato "trasfe­rito" verso il sud, nel territorio della Herceg-Bosna; parecchi di essi, attraversan­do la Sava, si sono recati in Croazia. Abbiamo cognizione di un consistente numero di persone senza tetto, alle quali si dovrebbe concedere la possibilità, o di far ritorno alle loro case, o di recarsi in un qualche posto, che riservi ad essi almeno una minima possibilità di vita. Chi potrebbe aiutarli in simile situazione, visto che le competenti Istituzioni, vuoi quelle politiche, vuoi quelle statali ed umanitarie, fanno orecchi da mercante?
3. Nei menzionati colloqui con i rappresentanti ufficiali della Repubblica Srpska, essi mi hanno pregato di intervenire, per il tramite del Cardinale Kuharić in Zagabria, presso le autorità della Repubblica di Croazia, affinché a Banja Luka ed alla regione ad essa circostante venga accordato l'aiuto umanitario del rifornimento di energia elettrica. Lo ho fatto volentieri, allo stesso tempo pregan­do i miei interlocutori di rendere dal canto loro possibile, qui da noi, una vita umanamente degna di questo nome. In particolare, ho richiesto ad essi (dopo chissà quante altre volte!) che venga rimesso in libertà il Rev. parroco Tomislav Matanović, imprigionato senza alcun procedimento giudiziario e senza senten­za. Allo stesso tempo ho chiesto che ci venga finalmente indicato dove si trovi il Rev. parroco Ratko Grgić di Nova Topola, da lungo tempo sequestrato, e che si possa sapere in quali condizioni egli verta. Gli interlocutori mi hanno promesso di fare tutto ciò che potranno, ma non vi è stato finora alcun riscontro!
4. Quattro giorni fa, l'8 di novembre, le nostre suore "Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo" hanno dovuto abbandonare il loro convento di S. Antonio (fon­dato nel 1898) su ingiunzione della Protezione civile di Bosanska Gradiška. Hanno potuto portare con sé solo gli effetti strettamente personali. Esse si trovano ora presso di me, mentre nei locali del loro convento si sarebbe acquartierato l'eser­cito. Sull'arbitraria confisca del convento le autorità hanno semplicemente sor­volalo, senza minimamente conferire con me, né con l'Amministrazione di quella comunità religiosa.
5. Ieri mi ha fatto visita in Vescovado l'inviato speciale del governo degli Stati Uniti, Vice Ministro per gli Affari Esteri e competente in materia di diritti umani, Signor John Shattuck. In un colloquio di circa 20 minuti, mi ha fatto sapere di essere aggiornato sulla nostra situazione e di aver senz'altro intenzione di so­stenerci nei nostri sforzi di pace e nella nostra crociata in favore delle fonda­mentali libertà umane e civili. Egli ha posto espressamente l'accento sul fatto che "anche il Vescovo e tutti i suoi fedeli devono rimanere qui" e che "a tutti gli esiliati vittime della violenza deve essere consentito di rientrare e di vivere non come schiavi, ma come persone libere". Il Signore faccia sì che ciò diventi real­tà!
6. Eccellenza reverendissima, mi consenta di rivolgerLe ancora una volta il mio più sentito grazie per la costante premura che Lei riserva a tutti noi della Diocesi di Banja Luka. Per Suo gentile tramite desidero ringraziare di tutto cuore pure il Santo Padre Giovanni Paolo II e tutte le Personalità della Santa Sede che ci hanno a cuore e pregano per noi e, incoraggiandoci incessantemente a non cedere malgrado le persistenti devastazioni, ma a sopportare anche stoi­camente l'ingiustizia, sforzandoci per il sopravvento della riconciliazione e del perdono, auspici che in questa nostra terra il Regno del Signore non venga annientato! In comunità d'intenti - viribus unitis - e in fratellanza col Signore riusciremo certamente anche in questo! Sia lodato il Signore, ora e sempre! Mi consideri come sempre Suo devoto in Cristo

+ Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera alla Madre Superiore Generale della Comunità dell'ordine di "S. Vincenzo" suor A. T. Sutra
(Prot. n. 170/95 del 13 novembre 1995)

GRAZIE ALLE NOSTRE "BIANCHE SORELLE"

Reverendissima madre Agneta,
Ho appena appreso che lei si è messa in viaggio per visitare le sue benevoli consorelle, prodigatesi per la Chiesa nella diaspora. Colgo questa occasione per poterle "raggiungere" almeno in questo modo.
Siccome tra Lei e noi i collegamenti e le strade sono sempre ancora difficili, quasi impossibili, non mi è riuscito di scriverle prima. In ogni modo desidero ringraziare nuovamente di tutto cuore, Lei personalmente e le nostre care "bian­che sorelle" che sono rimaste qui da noi fino all'ultimo e che poi ci hanno lasciato fisicamente, ma, come credo, non con il pensiero. So che Lei personalmente e tutte le vostre comunità dell'ordine non ci dimenticate, specialmente al cospetto del Signore. Come potreste dimenticarci, visto che qui da noi in questo periodo la nostra indimenticabile e benevola suor Cecilija, vera martire dell'amore e del sacrificio, testimoniò addirittura con il proprio sangue, la sua fedeltà a Cristo e alla Sua Chiesa, mediante il suo servizio nel vostro Ordine? Il suo sacrificio è per noi santuario e impegno! La sua figura e il suo lavoro non possono essere abbandonati all'oblio! Sono convinto che dal suo innocente sacrificio, donato per Cristo, germoglieranno preziosi frutti spirituali sia per l'Ordine che l'ha fatta "na­scere", che per tutta la Chiesa. Se Dio vorrà presto verranno tempi in cui beneficeremo di tutto ciò di cui siamo debitori verso la cara deceduta martire (e al nostro parroco martire).
Fino ad allora persevereremo nella fede, nella speranza e nell'amore verso il Signore e i nostri fratelli. In questo ci danno sostegno, per noi prezioso, proprio le Vostre meravigliose consorelle, qui dove vi trovate ora! Voglia Iddio contrac­cambiarle cento volte. Noi non siamo in grado di ringraziarle sufficientemente.
Il loro convento, qui, è quello che è. Ci stanno certe persone dentro. Dio solo sa fin quando questo rimarrà così. Se si dovesse arrivare a qualche cambia­mento di rotta o simile, mi premurerò di farvelo sapere in ogni caso.
La prego di salutare molto tutte le care sorelle dell'Ordine, specialmente quelle che sono là, come pure quelle che erano qui da noi.
Mentre raccomando ulteriormente alle sue sante preghiere e sacrifici me stesso e tutti gli altri intorno a me, La saluto personalmente di tutto cuore.
             In Dio devoto

 + Franjo, Vescovo

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Lettera al Cardinale V. Puljić, Arcivescovo di Vrhbosna (Sarajevo)
(Prot. n. 177/95 del 17 novembre 1995)

TUTTI CI HANNO LASCIATI IN PREDA AI TIRANNI E ALL'ILLEGALITA'

Eminenza Reverendissima,
caro Fratello Vescovo,
Mi sono pervenuti via fax alcuni Tuoi scritti, del 29 e 31 ottobre e cosi pure le note di numero 190, 191 e 192, tutte dell'8 novembre scorso. Te ne ringrazio e ne prendo atto. Per tutte le intenzioni ed i progetti che esponi in tali scritti Ti auguro la migliore riuscita, a gloria del Signore e per la salvezza delle anime!
Colgo l'opportunità per informarTi della nostra attuale situazione, che pur­troppo non accenna a migliorare. Si continua a perseguitare le ormai poche per­sone qui rimaste, torturandole fisicamente e, soprattutto, psichicamente. In se­guito a maltrattamenti così bestiali è morto in questi giorni il Signor Skočibušić, consigliere che ben conoscevi e cristiano esemplare. Molta nostra gente, che è stata gravemente ferita, è ora sottoposta a cure mediche. Che Dio abbia miseri­cordia!
Le nostre tre case sono affollate di profughi e perseguitati, in parte del posto e in parte dalla regione di Sanski Most e di Sasina. Disponiamo qui di troppo poco posto per ricoverare tutti coloro che sono ignudi e senza tetto! Nessuno che s'interessi di questi compassionevoli esseri umani: né le autorità locali, né gli esponenti politici del popolo Croato muovono un dito per questi infelici! Venia­mo maltrattati in forma veramente sadica! Tutti ci hanno abbandonato, lascian­doci in preda dell'illegalità e della bieca tirannia! Che Dio abbia misericordia di noi!
Una settimana fa sono state cacciate delle suore dalla loro Casa in Bosanska Gradiška e, tre giorni or sono, il Tuo successore è stato aggredito da tre uomini armati in uniforme che lo hanno malmenato e derubato della sua auto.
Quanto al parroco T. Matanović, l'ultimo pronunciamento "ufficiale" darebbe ad intendere che la Repubblica Srpska lo ha rilasciato attraverso Teslić (!) il 10 ottobre scorso! Nessuno sa qualcosa in proposito! Nei giorni scorsi mi è stata fatta visita dapprima da parte del Signor Shattuck su incarico degli Stati Uniti, quindi da parte del Signor Pedoaje su incarico dell'UNPROFOR. Voglia il Signo­re che queste visite fruttino qualcosa per coloro che ne hanno più bisogno!
Non so se la prossima settimana Ti recherai a Roma per la seduta sinodale. La mia libertà di movimento è tuttora circoscritta allo spazio fra la mia residenza e la Cattedrale! Se andrai a Roma, salutami tutti, Ti raccomando tutti e ringraziali di pensare a noi. Con un fraterno saluto 

+ Franjo, Vescovo

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Lettera al Santo Padre, Giovanni Paolo II
(Prot. n. 183/95 del 28 novembre 1995)

SANTO PADRE, SONO PROFONDAMENTE COMMOSSO DAL SUO AMORE PATERNO E PER LA SUA COSTANTE SOLIDARIETA'NEI NOSTRI CONFRONTI!

Santo Padre,
Mi è giunta la consolante notizia, tramite la venerabile Nunziatura Apostolica di Belgrado, che, per espresso desiderio di Vostra Santità, S. Eco. Mons. Fran­cesco Monterisi, Nunzio Apostolico in Bosnia-Erzegovina, verrà al più presto in visita allo sparuto, fedele "piccolo gregge" degli angariati fedeli della mia Diocesi, sconvolta da sciagure indicibili.
Prego il buon Dio che questa visita possa effettivamente aver luogo!
Nella presente circostanza, come già molte volte in passato, sono profonda­mente commosso per il Suo paterno amore e per la Sua costante solidarietà nei confronti nostri e di tutte le persone che vengono fatte tremendamente soffrire dalle forze delle tenebre e del male. Malgrado le innumerevoli preoccupazioni nell'affrontare i grandi problemi attuali sia della Chiesa nel suo complesso che dell'umanità, il Suo cuore è rivolto pure a noi, che siamo stati messi nel dimenticatoio da molti che ci sono fisicamente molto più vicini e quasi del tutto abbandonati da altri che sarebbero tenuti, per dovere d'ufficio, a tutelare i diritti umani e le libertà del singolo individuo quanto quelle delle Comunità etniche e religiose.
Santo Padre, mi mancano le parole per esprimerle la profonda riconoscen­za e l'amore che tutti noi della Diocesi di Banja Luka nutriamo nei Suoi confronti, fedeli seguaci dell'insostituibile Vicario di Cristo su questa terra. A nome di tutti i componenti della tormentata, ma fedele comunità della mia Diocesi, i quali sono profondamente grati al Signore, posso anche questa volta testimoniarle che noi continuiamo giorno per giorno nel tenace impegno di tradurre nel concreto il Dettato della Sacra Scrittura, consegnati all'incitamento "Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano" (Lc 6,27) e al proposito "Non intendiamo amare con la parola e la favella, ma nell'agire e nella verità" (Gv 3,18), come pure in aderenza al desiderio di perdono e di riconciliazione espresso da Vostra San­tità lo scorso anno nei messaggi indirizzatici a Sarajevo ed a Zagabria.
Dichiarando la mia fedeltà filiale a Vostra Santità, La prego di impartire la Sua santa apostolica benedizione ai miei appassionati e devoti collaboratori, sacer­doti e religiosi, che con la loro abnegazione ci testimoniano piena lealtà a Cristo ed alla sua Chiesa, ed a tutti i fedeli della mia comunità diocesana, vuoi qui residenti, vuoi confinati in esilio, nell'ardente aspettativa di poter far ritorno nelle loro parrocchie e nelle loro secolari dimore.
Sempre riconoscente a Vostra Santità, Suo in Cristo, nostro Buon Pastore.

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera a Mons. F. Monterisi, Nunzio Apostolico in Bosnia Erzegovina
(Prot. n. 188/95 del 1 dicembre 1995)

NON POSSIAMO STARE A GUARDARE IN SILENZIO COME GLI ALTRI DECIDONO SUL NOSTRO FUTURO

Eccellenza Reverendissima,
L’annuncio che Lei verrà fra poco da noi a Banja Luka ci ha colmati di gioia. Ho subito compiuto i passi necessari presso le competenti autorità locali, in modo che le stesse siano avviate per tempo e rilascino l'occorrente autorizza­zione. C'è stato fatto sapere, come probabilmente sarà già noto anche a Lei sulla scorta della comunicazione da noi fornita alla Nunziatura in Belgrado, che il permesso per la Sua venuta è da considerarsi subordinato alla condizione che al Vescovo ortodosso Rev. Atanasije sia riservata la possibilità di raggiungere l'Erzegovina, in visita pastorale ai luoghi, ai Santuari ed ai fedeli. Questo ci fa ricordare analogo "stratagemma" di sei mesi fa, quando Lei aveva pure l'inten­zione di recarsi da noi, senza però ottenere la relativa autorizzazione. Ho prega­to le competenti autorità del governo dell'Herceg-Bosna di fare quanto è nelle loro possibilità affinché Lei non incontri ostacoli di sorta nel realizzare il Suo progetto e perché possa concretarsi l'esplicito desiderio del Santo Padre. Non ho ancora ricevuto risposta, né dall'Erzegovina, né dal Governo serbo di Pale. Pur tuttavia spero che giunga presto un riscontro positivo e che noi - com'è nella volontà di Dio - possiamo rallegrarci con Lei e con i Suoi stimati accompagnatori.
Ieri ci ha fatto visita la corrispondente speciale delle Nazioni Unite, Signora Elisabetta Rehn, in merito alla questione dei diritti umani nell'ex-Jugoslavia. Ella ci ha fatto presente che, dopo la visita a Mostar, intende recarsi a Roma e che desidererebbe entrare in contatto con Personalità della Santa Sede. Per parte mia l'ho pregata, tra l'altro, di voler pure lei sollecitare che il nostro innocente e pio sacerdote Tomislav Matanović, parroco di Prijedor, venga posto in libertà e che si possa finalmente saper qualcosa del destino del nostro sacerdote seque­strato, il parroco di Nova Topola Rev. Ratko Grgić. Spero che Lei sia realmente in grado di compiere qualche passo concreto affinché venga chiarita la situazio­ne dei nostri due religiosi, che sono dei veri Martiri.
Due giorni fa, in un colloquio avuto con uno dei politici serbi locali - un Depu­tato del Parlamento delle Repubblica Srpska - ho insistito anch'io che vengano liberati i nostri due religiosi fatti sparire illegalmente. Egli ha promesso di vedere cosa si può fare. Non sussiste dubbio alcuno circa la colpevolezza delle Autorità locali nella struggente tragedia dei nostri due religiosi, riconosciuti da tutti pacifici e colpevoli solo di aver fatto del bene alle persone che li circondavano. Quelli sanno cosa sia capitato ai due Religiosi e dove essi attualmente si trovino, così come erano al corrente delle sventure che hanno colpito altri nostri Religiosi, i nostri fedeli e le nostre istituzioni religiose.
Negli ultimi giorni, nei media locali sono state sempre più frequenti le affermazioni fondate su dispacci di agenzie estere, secondo le quali, nel contesto dei Comuni di Mrkonjić Grad e di Šipovo - che vertono sotto il controllo della Federa­zione della Bosnia Erzegovina, ma devono essere restituiti alla Repubblica Srpska - le proprietà della popolazione serba vengono distrutte. Ho ottenuto conferma che ciò accade realmente. Ritengo mio dovere protestare contro i delitti che ven­gono compiuti da gruppi e da singoli irresponsabili allo sbando. Questi misfatti sono deleteri per la nostra pacifica gente rimasta laggiù e per i nostri fedeli che hanno riportato grandi dolori, ma volevano assolutamente rimanere nelle loro par­rocchie e nella loro Patria secolare. Ora può succedere che atrocità dispotiche o compiute, con la tolleranza dei responsabili per la tranquillità e l'ordine pubblico, da chiunque arrivi dall'esterno soppiantino la permanenza dei nostri fedeli su quei territori. Ho la chiara impressione che alcuni rappresentanti politici del popolo croato in Erzegovina assumano, proprio senza alcun riguardo, decisioni circa il futuro della Chiesa cattolica in quella regione, nella quale essa è presente da secoli.
Non possiamo solo stare a guardare in silenzio quanto altri, a dir poco incompetenti, vanno decidendo del nostro futuro. Sebbene nella prassi quotidiana abbiamo fin qui dato prova di essere intenzionati e in grado di vivere in pace con i vicini ed altresì capaci e pronti a perdonare ed a costruire con essi ex novo un futuro migliore, ci domandiamo perché si voglia intenzionalmente, con siffatti ed analoghi altri metodi illeciti, rendere impossibile tutto ciò! Sarebbe forse il caso che da parte di qualche istanza superiore, nella fattispecie da parte della Santa Sede, venisse chiesto agli influenti politici locali perché si proceda così.
Ho prospettato oggi questa problematica anche a Sua Eminenza il Cardinale Puljić - per il quale una presa di contatto con le autorità politiche locali si rende più facile che non per il sottoscritto - in modo da impedire che si compiano altri "mi­sfatti" che potrebbero risultare deleterie per il futuro della Chiesa cattolica in Bosnia-Erzegovina.
Venerata Eccellenza, nella ferma speranza che, a Dio piacendo, ci vedremo prossimamente qui e avremo la possibilità di discutere su questo ed altro, Le dico grazie per tutto il bene che ci fa, salutandola cordialmente nel Signore!
             Suo

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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ALLE AUTORItà ECCLESIALI

ATTACCHI CONTRO I SACERDOTI CATTOLICI, LE SUORE, I FEDELI E LE CHIESE NELLE DIOCESI DI BANJA LUKA

IL REV. ZVONIMIR MATIJEVIĆ, PARROCO DI GLAMOČ, MALTRATTATO FISICAMENTE IN MODO GRAVE ASPETTA DI ESSERE SCAMBIATO NELL'OSPEDALE DI KNIN

NON E' POSSIBILE LA MIA PARTECIPAZIONE ALLA SESSIONE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DAL 27 AL 29 APRILE 1992

ATTACCO ARMATO CONTRO IL CONVENTO DI BOSANSKI ALEKSANDROVAC

LA POLIZIA HA ISPEZIONATO IL CONVENTO A BOSANSKI ALEKSANDROVAC

"CON TUTTA LA MIA FORZA DESIDERO PROTEGGERE LE VITE E I BENI DELLE NOSTRE COMUNITÀ"

SONO COMPLETAMENTE BLOCCATO E NON POSSO MUOVERMI!

LA DRAMMATICA SITUAZIONE DELLE SORELLE "ADORATRICI DEL PREZIOSO SANGUE DI CRISTO" AL CONVENTO DI NOVA TOPOLA

"PORTIAMO LA MORTE DI GESÙ' NEI NOSTRI CORPI"

"POSSA IL PADRE CELESTE ESSERE CELEBRATO ATTRAVERSO LE SOFFERENZE DI QUESTI"

"FARO' QUALSIASI COSA PER PROTEGGERE I MIEI SACERDOTI ED I MIEI FEDELI"

SONO RIUSCITO A VISITARE ALCUNE PARROCCHIE

"POSSA DIO DARCI LA FORZA PER SOPPORTARE ANCORA"

"PRIMA POSSIBILE DOVREMMO PREPARARE UN INCONTRO TRA VESCOVI ORTODOSSI E CATTOLICI"

"NOI PREGHIAMO, SOFFRIAMO, CONSOLIAMO E CONDIVIDIAMO LA SOFFERENZA DELLA NAZIONE"

"NON POSSIAMO Nè RESTARE Nè ANDARE"

INCONTRO CON C. VANCE E D. OWEN

LA SITUAZIONE E' MOLTO DRAMMATICA IN DIVERSE PARROCCHIE

PAURA E SPERANZA SI ALTERNANO

  "HO VISITATO MOLTI DEI NOSTRI PARROCCHIANI CON LA CARITAS DIOCESANA"

E' STATO UCCISO UNO DEI NOSTRI UOMINI MIGLIORI: UN SACERDOTE, UN VERO E PROPRIO MARTIRE

FACCIA L'IMPOSSIBILE PER EVITARE LA DISTRUZIONE DELLA CATTEDRALE ORTODOSSA DI KARLOVAC (QUALORA QUALCUNO VOLESSE FARLO)

LA GENTE È PRESA DA TERRIBILE PANICO CERCANDO QUALSIASI POSSIBILITÀ DI PORTARSI AL SICURO

NON ABBIAMO ANCORA PERSO IL CORAGGIO

NON CI SIAMO ARRESI E NON ABBIAMO NESSUNA INTENZIONE DI FARLO

ESPLICITO DESIDERIO DI CONTINUARE GLI INCONTRI UFFICIALI DELLA COMMISSIONE MISTA COMPOSTA DA RAPPRESENTANTI DELLA CHIESA CATTOLICA E DELLA CHIESA SERBA ORTODOSSA

OLTRE TREMILA PROFUGHI DA KAKNJA, HALJINIĆA, E VAREŠA SONO TRANSITATI DA BANJA LUKA

COLORO CHE DETENGONO IL POTERE FANNO PROMESSE MA NON MANTENGONO NULLA

I GRAVI FATTI ATTUALI MI IMPEDISCONO DI RECARMI DA LEI

SANTO PADRE GRAZIE DI NON AVERCI DIMENTICATI!

SANTITÀ COSA POSSO FARE PERCHÉ LA GENTE DELLA NOSTRA CHIESA, DELLA MIA DIOCESI POSSA CONTRIBUIRE ALLA MAGGIORE GLORIA DI DIO?

ESPLICITO DESIDERIO DI DUE VESCOVI DELLA CHIESA SERBO-ORTODOSSA PER UN INCONTRO CON I VESCOVI CATTOLICI IN CROAZIA

DA BEN TRE LUNGHI ANNI SOPPORTIAMO DEL TUTTO INCOLPEVOLI LA SCIAGURA CHE S'E' RIVERSATA SULLA NOSTRA PATRIA

INTERVENGA AFFINCHE' I VESCOVI DELLA CHIESA SERBO-ORTODOSSA OTTENGANO L'AUTORIZZAZIONE A VISITARE LE DIOCESI ORTODOSSE DI CROAZIA

DEPORTAZIONE ANCHE DELLE ULTIME SUORE DAI CONVENTI DI BOSANSKI ALEKSANDROVAC E DI NOVA TOPOLA

SANTO PADRE, LA NOSTRA AGONIA E'GIUNTA AL CULMINE!

TUTTE LE NOSTRE PARROCCHIE VENGONO SISTEMATICAMENTE SOPPRESSE CON AZIONI ILLEGALI E VIOLENTE

CONSIDERO MIO DOVERE RESTARE QUI, NEL CUORE DELLA MIA DIOCESI

LE FORZE DISTRUTTRICI DEL MALE CONTINUANO AD ANNIENTARCI

MALGRADO L'ASSOLUTA INCERTEZZA RESTIAMO SALDI NELLA FEDE E NELLA SPERANZA

MI TROVO ANCORA AGLI ARRESTI DOMICILIARI

SEMPRE FERMA E' LA NOSTRA DECISIONE DI RIMANERE QUI

INTERPONGA I SUOI BUONI UFFICI AFFINCHE' LA POPOLAZIONE DELLA REGIONE DI BANJA LUKA OTTENGA L'ENERGIA ELETTRICA URGENTEMENTE NECESSARIA

LA MIA DIOCESI E' RIDOTTA A RELIQUIARIO

GRAZIE ALLE NOSTRE "BIANCHE SORELLE"

TUTTI CI HANNO LASCIATI IN PREDA AI TIRANNI E ALL'ILLEGALITA'

SANTO PADRE, SONO PROFONDAMENTE COMMOSSO DAL SUO AMORE PATERNO E PER LA SUA COSTANTE SOLIDARIETA'NEI NOSTRI CONFRONTI!

NON POSSIAMO STARE A GUARDARE IN SILENZIO COME GLI ALTRI DECIDONO SUL NOSTRO FUTURO

 

..::Dragalovci::..

 

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