Settembre 1991 - Marzo 1992
ATTACCHI CONTRO I SACERDOTI CATTOLICI, LE SUORE, I FEDELI E LE
CHIESE NELLE DIOCESI DI BANJA LUKA
BOSANSKA
GRADIŠKA
21 settembre 1991, nelle ore pomeridiane (15.30-18.45) - II presbiterio
della parrocchia di Bosanska Gradiška fu saccheggiato ed il parroco
con i suoi aiutanti subirono serie violenze fisiche. Come conseguenza
delle sue ferite, inflitte-gli dagli uomini in uniforme, il prete
non poté adempiere ai propri doveri per più di un mese.
Il danno materiale fu ingente.
Quattro irreprensibili cattolici furono uccisi in parrocchia,
anche se non erano coinvolti in alcun schieramento, né politicamente
né militarmente. Due case di proprietà di cattolici furono
minate e completamente distrutte.
NOVA
TOPOLA
8 ottobre 1991, ore 3.40 - La chiesa parrocchiale fu bombardata.
Fu prodotto un grosso buco nel campanile.
30 ottobre 1991, ore 23.10 - Due granate vennero fatte esplodere
contro la chiesa parrocchiale. Gravi danni furono fatti
all'ingresso della chiesa.
8 novembre 1991 - La chiesa figliale dì Ćelinovac fu attaccata.
Fu leggermente danneggiata.
11 novembre 1991 - A Nova Topola un attacco armato fu diretto
contro il convento. Le finestre furono danneggiate, mentre alcuni
giorni dopo i vetri furono completamente frantumati con sassi.
Lo stesso giorno una bomba a mano fu lanciata tra la canonica
e la chiesa.
14 dicembre 1991 - Furono sparati proiettili di arma di piccolo
calibro contro l'entrata della chiesa parrocchiale.
27 dicembre 1991 - Alle 19.00 circa, ci furono forti spari attorno
al convento. Diversi proiettili colpirono le porte e le finestre.
L'ultimo giorno dell'anno attorno al convento si sparò
con ogni genere di arma. Fu perforato un muro grosso 50 cm.
21 febbraio 1992 - II fuoco dei fucili fu aperto attorno alla
chiesa e al convento. Diversi proiettili colpirono il convento.
La stessa notte due bombe vennero fatte esplodere contro la chiesa.
28 febbraio 1992, ore 18.30 - Furono tirati dei sassi che frantumarono
i vetri del portico del convento.
1 marzo 1992 - Quattro finestre del convento furono mandate in
frantumi con sassi.
5 marzo 1992 - Durante la notte vennero scritte frasi minacciose
sui muri delle case coloniche.
BOSANSKI
ALEKSANDROVAC
18 settembre 1991, ore 21.15 - Furono sparati proiettili contro
il convento.
20 settembre 1991, ore 21.30 ca -1 fucili fecero fuoco. La facciata
della chiesa parrocchiale fu danneggiata.
30 settembre 1991, ore 17.00 ca - Tre proiettili furono sparati
contro il convento da un carro armato sulla strada Banja Luka
- Bosanska Gradiška. Un proiettile colpì e perforò
la porta sul balcone.
2 ottobre, ore 17.00 circa - II convento fu colpito ed una porta
perforata. La stessa notte alle 23.30 circa pesanti spari scoppiarono
attorno al convento ed alla chiesa. Le mura ed il tetto della
chiesa e del convento furono danneggiati.
30 ottobre, ore 22.00 e 1.15 circa - La chiesa fu colpita. Molte
tegole e finestre furono danneggiate
4 novembre 1991, ore 21.00 ca - Iniziò il fuoco e continuò
fino alle 0.30 ca. Le mura e le finestre della chiesa furono danneggiate.
20 novembre 1991 - La chiesa fu colpita da proiettili traccianti.
La facciata della chiesa fu danneggiata.
2 dicembre 1991, ore 16.00 - La chiesa fu colpita da una colonna
militare sulla strada verso Bosanska Gradiška. Molte tegole del
tetto della chiesa furono mandate in frantumi.
7 dicembre 1991, ore 23.00 ca - Furono uditi degli spari di fucile.
Alcune finestre del convento vennero mandate in frantumi.
11 dicembre 1991, ore 21.35 - Fu colpita la canonica dove risiede
il parroco. Lafacciata della chiesa fu danneggiata.
3 gennaio 1992, ore 23.10 - Furono sparati numerosi colpi e la
facciata della canonica fu danneggiata.
8 febbraio 1992 - Le suore trovarono una bomba inesplosa vicino
alla stalla. I fedeli vengono costantemente spaventati.
MAHOVLJANI
23 settembre 1991, ore 3.00 ca - Tre proiettili esplosivi furono
sparati contro la chiesa parrocchiale. Seri danni si produssero
sulla chiesa recentemente ristrutturata. Le finestre della canonica
vennero frantumate dall'esplosione.
TRN
24 ottobre 1991, ore 22.00 ca - Una
ventina di colpi furono sparati contro la chiesa e il presbiterio.
Solo grazie a Dio il parroco non fu ucciso: una pallottola colpì
il suo orecchio. Le facciate della chiesa e della canonica furono
danneggiate.
DOLINA
26 febbraio 1992 - Venne dato fuoco ad una casa e Ilija Marinović
morì carbonizzato. L'autopsia rivelò che era stato
precedentemente decapitato e i suoi arti amputati.
Altre tre case di proprietà di cattolici croati furono
minate ed una persona è stata colpita senza una qualsiasi
spiegazione.
PRNJAVOR
18 gennaio 1992, ore 19.00 circa - Zdenko Čolić di Drenova venne
gravemente maltrattato. L'attacco avvenne non distante dalla stazione
di polizia. Mentre lo colpivano i colpevoli abusavano di lui chiamandolo
"Ustasha" e lo insultava-no con linguaggio dispregiativo.
5 febbraio 1992 - Al cimitero di Dolina molte croci vennero dissacrate.
GLAMOČ
Nella notte tra il 31 dicembre 1991 e il 1 gennaio 1992 - Due
finestre furono fracassate al livello più alto della chiesa.
24 febbraio 1992, ore 15.40 ca - Un soldato delle truppe di riserva
uccise senza la benché minima ragione il dottore della zona, Alojzije
Kelava. La sua "colpa" era quella di essere coinvolto
attivamente nella preparazione del referendum organizzato dal
governo di Bosnia-Erzegovina.
Venne un elicottero da Knin a prelevare l'assassino
Inviato
per conoscenza a:
- Segreteria della Conferenza Episcopale - Zagabria
Lettera
al cardinale Franjo Kuharić Arcivescovo di Zagabria
(Prot. n. 285/92 del 20 aprile 1992)
IL REV. ZVONIMIR MATIJEVIĆ, PARROCO DI GLAMOČ, MALTRATTATO FISICAMENTE
IN MODO GRAVE ASPETTA DI ESSERE SCAMBIATO NELL'OSPEDALE DI KNIN
Vostra
Eminenza!
Secondo le informazioni appena ricevute, a dispetto delle promesse
delle autorità di Glamoč secondo cui non gli sarebbe successo
nulla, un prete di Banja Luka, padre Zvonimir Matijević, che operava
in qualità di parroco di Glamoč, è stato rapito
il 12 aprile 1992 (Domenica delle Palme) e portato a Knin dal
corpo d'armata di Knin. E' stato trovato in gravi condizioni di
salute nell'ospedale militare di Knin.
Nel grave attentato alla sua persona gli furono fratturate le
braccia in diversi punti, gli causarono un'emorragia ai polmoni
e ricevette numerose altre ferite. Secondo le stesse fonti d'informazione,
l'esercito sarebbe pronto a rilasciarlo in cambio di un pilota
che è stato catturato dalle forze croate durante un attacco
aereo a Kupres e Tomislavgrad. Richiedono inoltre il rilascio
dei loro preti ortodossi - i sacerdoti di Kupres e Tomislavgrad
- che si presume vengano tenuti, prigionieri. Comunque, la televisione
di Belgrado ha annunciato che questi preti sono fuggiti verso
la salvezza prima che iniziasse il bombardamento.
Se questi preti sono veramente tenuti prigionieri, mi appello
a Lei affinché provveda ad uno scambio per poter salvare il nostro
prete.
Mi appello a tutte le autorità competenti e chiedo loro
di intraprendere tutte le misure necessarie affinché Padre Matijević,
questo prete innocente possa venire rilasciato il più
presto possibile.
Le sono grato fin da ora per qualsiasi aiuto Lei possa offrire.
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
del Vescovo al Presidente della Conferenza Episcopale, Card. Franjo
Kuharić
(Prot. N. 16/92 del 27 aprile 1992)
NON E' POSSIBILE LA MIA PARTECIPAZIONE ALLA SESSIONE DELLA CONFERENZA
EPISCOPALE DAL 27 AL 29 APRILE 1992
Eminenza
Reverendissima!
Anche se recentemente ho annunciato la mia partecipazione alla
prossima seduta della Conferenza Episcopale, nuove circostanze
nella mia diocesi e nel nostro stato della Bosnia Erzegovina l'hanno
resa impossibile.
Tutte le strade del circondario di Banja Luka sono attualmente
bloccate e non è possibile per me passare attraverso questo
assedio. Inoltre le quotidiane molestie armate contro i sacerdoti
e le nostre suore richiedono il mio intervento costante presso
le autorità dei comuni della nostra regione che ho cercato
per lo meno di contattare telefonicamente. La notte scorsa, la
notte fra domenica e lunedì, è stato eseguito un
attentato dinamitardo al convento e alla chiesa parrocchiale
di Bosanski Aleksandrovac, cosi come nella parrocchia di Presnače
vicino a Banja Luka, grazie a Dio senza nessuna grave conseguenza.
La gente, le suore e qualcuno dei nostri sacerdoti sono evidentemente
preoccupati, lo faccio quello che posso per placare questa situazione
molto tesa. A causa del totale assedio al quale siamo sottoposti,
la gran parte dei fedeli della mia diocesi non può fuggire
da nessuna parte. Essi attendono ogni giorno con ansia e speranza.
Oltre agli attentati contro diverse chiese e il maltrattamento
di sacerdoti e suore, il caso più grave è stata
l'aggressione al parroco di Glamoč, Padre Zvonimir Matijević,
che è stato rapito dai militari dalla sua canonica, successivamente
distrutta, è stato maltrattato fisicamente ed è
tuttora ricoverato nel reparto cure intensive dell'ospedale militare
di Knin.
Vostra Eminenza, sono sinceramente dispiaciuto di non poter partecipare
al prossimo Sinodo della Conferenza Episcopale. Le auguro molti
doni dello Spirito Santo per una discussione fruttuosa e costruttiva
sul futuro della Chiesa in questa parte del nostro continente.
Ai nostri fratelli nell'episcopato della Repubblica libera di
Slovenia, così come a coloro i quali sono stati membri
della Conferenza Episcopale della Yugoslavia e che noi non incontreremo
più in future riunioni, va la mia sincera gratitudine per
il supporto e la cooperazione che per molto tempo ci hanno offerto.
Sono certo che in futuro ci potremo incontrare, per lo meno, per
temi comuni. Le assicuro inoltre che le strade da e per Banja
Luka, se Dio vorrà, saranno aperte nuovamente e che i collegamenti
che sono al momento interrotti saranno ristabiliti.
Perciò spero e già non vedo l'ora di poter partecipare
alla prossima seduta del Sinodo appena costituito dalla Conferenza
Episcopale della Bosnia-Erzegovina che includerà anche
la Diocesi di Banja Luka e il suo vescovo.
Reverendissima Eminenza, La prego ancora una volta di accettare
le espressioni del sincero e fraterno legame con Lei. La prego
inoltre di trasmettere questi sentimenti ai miei fratelli nell'episcopato
che sono riusciti a venire per questa sessione del Sinodo della
Conferenza Episcopale a Zagabria.
Saluto cordialmente Lei e i miei fratelli, nel nome del Cristo
risorto!
+
FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Card. Vinko Puljić, Arcivescovo di Vrhbosna
(Prot. n. 406/92 del 21 maggio 1992)
ATTACCO ARMATO CONTRO IL CONVENTO DI BOSANSKI ALEKSANDROVAC
Caro
Vinko!
Ti scrivo, come mi avevi chiesto. Anzitutto ti comunico ulteriori
informazioni riguardo al parroco Kudić di Doboj e alle sorelle
"Serve di Gesù Bambino" di Doboj.
1) Secondo suor Oliva Svetinović, che è riuscita a venire
a Banja Luka Domenica 17 maggio, il parroco era ancora nella
sua residenza di Doboj che era parzialmente danneggiata dai bombardamenti
e dal fuoco.
Comunque, è ancora abbastanza stabile perché alcune delle
sue stanze possano venir usate e se necessario ci si può
vivere dentro.
Le quattro sorelle rimaste si sono trasferite con lui dopo la
demolizione del loro convento, il 12 maggio, ad opera di persone
armate. Alle sorelle fu detto che sarebbero state portate via
in quindici giorni. Suor Oliva ha paura che possano venir portate
ad Ozrem perché si possono prender cura dei feriti che lì
si trovano.
Conformemente al suo volere, siamo riusciti a metterla su un aereo
per Belgrado, cosicché potesse raggiungere il convento di Gerestried.
Speriamo che ci sia riuscita.
2) Riguardo all'attacco armato a Bosanski Aleksandrovac avvenuto
l'altra notte, ho incluso una copia del racconto scritto da sr.
Maristella. Personalmente ho visto rotti la porta, i vetri delle
finestre, il tavolo, le sedie del balcone ed alcune tegole, sia
della casa sia della chiesa.
Dopo il mio racconto ho saputo che il capo della polizia di Laktaši
aveva già fatto visita alle sorelle prima di me. Così
ho iniziato un'acuta protesta contro quest'ultimo incidente nei
confronti di una comunità di suore anziane e malate.
Le sorelle convinsero me e prima di me la polizia che i colpevoli
erano diversi, conosciuti agli enti ufficiali, compresa la polizia
di Laktaši, cosa che la polizia stessa non negò. Gli stessi
ufficiali ripeterono le loro promesse, cioè che avrebbero
posto fine agli attacchi contro le suore e contro i pochi cattolici
rimasti nella regione.
E' un dato di fatto che questi eccessi si ripetono continuamente:
è il caso dei nove mesi passati. La comunità delle
sorelle, che negli ultimi 100 anni ha avuto la sua locazione a
Bosanski Aleksandrovac a dispetto del trattamento rozzo e disumano,
desidera continuare a rimanere lì ed avere piena fiducia
nella protezione della Chiesa e delle autorità ufficiali,
lo sto facendo tutto ciò che posso e continuerò
a farlo, a proteggere queste innocenti e meritevoli sorelle nella
nostra diocesi di Banja Luka.
Caro Vinko, ti ringrazio per la considerazione e l'interesse verso
di noi, nonostante le tue enormi difficoltà e problemi.
Possa Dio darti forza e pace!
I miei rispetti a te ed a tutti quelli che ti circondano.
+
Vescovo Franjo Komarica
P.S.:
Se pensi che ne valga la pena, per favore informa chi lo ritieni
necessario, perché io ancora una volta non mi trovo nella possibilità
per farlo.
Lettera
del Vescovo alla Madre Provinciale delle suore
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo" (Prot. N.
36/92 del 1 giugno 1992)
LA POLIZIA HA ISPEZIONATO IL CONVENTO A BOSANSKI ALEKSANDROVAC
Stimatissima
Sorella!
Nella comunicazione n. 35/92 del 31 maggio 1992, informai la Madre
Generale, Suor Bernarda Kristić, degli ultimi avvenimenti relativi
al convento di Bosanski Aleksandrovac.
Ora voglio informarla sulle conclusioni tratte dall'accordo di
ieri fra le autorità locali, il delegato della comunità
locale di Bosanski Aleksandrovac e la comunità delle sorelle
della Diocesi di Banja Luka.
L'ispezione del convento e degli edifici parrocchiali annessi
è stata realizzata oggi fra le 13.00 e le 14.00 dai rappresentanti
delle forze di polizia di Banja Luka e Laktaši, con la presenza
di tre rappresentanti della popolazione locale, della Madre Superiora
del Convento, Suor Maristella, delle econome del convento, Suor
Regina e Suor Salezija che sono arrivate più tardi e del
Cancelliere Diocesano, don M. Aničić, e del sottoscritto.
Grazie alla mia insistenza tutto venne ispezionato accuratamente.
Gli agenti incaricati hanno condotto un'ispezione puntuale e corretta
ad eccezione del fatto che, pur essendo uomini, sono entrati
ed hanno perquisito ogni stanza personale, anche se con molto
rispetto, lo li informai che in questo caso stavamo facendo un'enorme
eccezione in quanto agli uomini non era in nessun caso permesso
di accedere agli alloggi delle sorelle. Loro si scusarono dicendo
di non essere a conoscenza di questa regola e permisi loro di
accedere agli alloggi per non creare una situazione pericolosa.
Quando l'ispezione fu completata, fu redatta una relazione firmata
dal Capo della polizia, da altri due ufficiali, dai tre rappresentanti
della popolazione locale, dalla Madre Superiora e da me. Una copia
della relazione è rimasta in nostro possesso.
Se ne andarono scusandosi e rassicurandoci dopo che naturalmente
era stato offerto loro uno spuntino. Confermarono ancora una volta
che, per quanto li riguardava, le sorelle potevano stare certe
che si sarebbe fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità
per prevenire ulteriori provocazioni. Ci accordammo anche affinché
questa informazione fosse di pubblico dominio.
Speriamo che la situazione d'ora in poi migliori. La ringrazio
per Le sue preghiere e Le invio i miei saluti!
+
Vescovo FRANJO

Lettera
a Suor Bernarda Kristić, Madre Generale delle suore
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo" (Prot. n.
443/92 del 2 giugno 1992)
"CON TUTTA LA MIA FORZA DESIDERO PROTEGGERE LE VITE E I BENI
DELLE NOSTRE COMUNITÀ"
Rispettabile
Sr. Bernarda!
Come Le ho già detto nella nostra conversazione telefonica
di questa sera e come Lei stessa ha chiesto, Le spedisco questo
promemoria scritto contenente tutte le informazioni necessarie
riguardanti le Sue sorelle di Bosanski Aleksandrovac (come pure
quelle di Nova Topola e Bosanska Gradiška).
Ho già avvisato la Provinciale a Zagabria, come pure la
nunziatura apostolica a Belgrado, riguardo al volgere degli eventi
nella drammatica situazione e al violento attentato per sfrattare
le sorelle dal convento di Bosanski Aleksandrovac. Ho incluso
anche una copia di questa lettera. In aggiunta al recente promemoria,
voglio sottolineare che il motivo principale dello sfratto delle
sorelle nasce dalla volontà di numerosi soldati, il cui
ritorno dal fronte della Slovenia Occidentale è previsto
nell'arco di breve tempo, di insidiarsi nel convento, confiscandone
la proprietà. Questo fatto che durante il colloquio con
le autorità di Laktaši non è stato smentito, ha
molto irritato sia il sottoscritto sia il Vescovo Ortodosso Mons.
Jefrem.
Parlando dell'attuale situazione posso ripetere le assicurazioni
delle autorità locali (Dr. Jović; il capo della polizia,
Sig. Dobrijević; il capo della polizia criminale, Sig. Jovičić,
che condusse la recente ispezione al convento; il presidente del
locale consiglio comunale e della difesa territoriale, Sig. Vujičić;
il presidente della commissione per le relazioni con comunità
religiose, Sig. Glamočanin e pochi altri rappresentanti ufficiali
degli abitanti dei paesi circostanti, di cui non conosco i nomi)
che le sorelle non verranno più disturbate e potranno continuare
a vivere pacificamente nel loro convento.
Simili garanzie mi erano state date anche dal capo della polizia
di Bosanska Gradiška, Sig. Vesić, per conto delle autorità
municipali di Bosanska Gradiška riguardo alle sorelle di Nova
Topola e Bosanska Gradiška che, per quanto si sa, non sono state
esposte a minacce così serie ed abusi così gravi
come le sorelle di Aleksandrovac.
In un incontro che ho avuto il 6 giugno 1992, assieme al vescovo
ortodosso di Banja Luka Mons. Jefrem e al Muftì mussulmano
Sig. Halilović, col Sindaco di Banja Luka, Sig. Radić e il comandante
del primo corpo d'armata ucraino, Generale maggiore Talić, tra
i vari problemi lo ho fatto presente la necessità di garantire
la sicurezza delle comunità delle sorelle appartenenti
al Suo ordine in questa regione (specialmente a Bosanski Aleksandrovac,
Topola e Gradiška). Entrambi gli ufficiali in particolare il
Gen. Talić hanno ripetuto la promessa che nulla sarebbe accaduto
alle sorelle.
Sto fidandomi delle loro parole e l'ho anche detto loro. Ho detto
inoltre che avrei avvisato l'amministrazione generale dell'ordine
di questi eventi recenti, così come la Santa sede.
Con tutta la mia forza mi augura che vengano preservate le vite
ed il patrimonio delle nostre comunità in questa regione,
usando tutti i mezzi possibili per placare la febbre della guerra.
Voglio sostenere ogni iniziativa in favore della pace e chiunque
la promuoverà.
Possiate voi tutte essere assistite dal Signore, come lo siete
state fino ad ora, cosicché possiamo evitare la distruzione della
guerra e l'uccisione di persone innocenti. A questo scopo, continuo
ad implorare le vostre preghiere e quelle delle nostre care sorelle
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo". Benedetto
è il Sangue di Cristo!
Rispettosamente Suo e benedicendola, rimango fedele a Lei in Cristo.
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
del Cardinale Franjo Kuharić, Presidente della Conferenza Episcopale
(Prot. N. 444/92 del 8 giugno 1992)
SONO COMPLETAMENTE BLOCCATO E NON POSSO MUOVERMI!
Vostra
Eminenza!
Ho scoperto, anche se non ufficialmente, che i vescovi della Chiesa
croata sono a Zagabria per una riunione con Lei. Io credo che
Lei mi consideri ancora un membro del Suo Episcopato, comunque
per me è impossibile andarmene a causa del blocco completo
di tutte le strade. Probabilmente questo è il motivo per
il quale non ho ricevuto nessun invito ufficiale per partecipare
all'assemblea.
Mi prendo la libertà di rivolgermi a Lei in questa forma
scritta per augurare a tutti voi un'abbondanza di benedizioni
di Dio e molteplici doni dallo Spirito Santo affinché la seduta
sia molto fruttuosa nel tentativo di risolvere i problemi che
attualmente riguardano la nostra Chiesa, lo celebrerò la
S. Messa per questa intenzione martedì 9 giugno.
Potremo discutere più concretamente la futura partecipazione
al lavoro della Conferenza Episcopale della Croazia, solo quando
potrò incontrarmi con Lei personalmente, o più precisamente,
quando la pazzia di questa guerra sarà finita e la nostra
gente potrà tornare alle loro case.
Grazie a Dio la situazione nella mia diocesi non è così
distruttiva come quella che ha toccato le diocesi di Sarajevo
e Mostar, fatta eccezione per alcune parrocchie o decanati come
Prnjavor, Jajce e Prijedor. lo faccio tutto il possibile, assieme
ai miei sacerdoti e alle mie suore, per tranquillizzare il clima
fra la gente profondamente spaventata e a mani vuote. Sono costantemente
in contatto con il vescovo ortodosso Jefrem di Banja Luka e con
il Muftì, signor Halilović e, grazie a Dio, questo ha i
suoi effetti positivi. Il vescovo ortodosso si è impegnato
personalmente in nostro favore per risolvere la situazione drammatica
relativa allo sfratto violento delle nostre sorelle dal convento
di Bosanski Aleksandrovac.
Dopo il suo ritorno dal Sinodo di Belgrado, fra le altre cose
mi disse che Sua Santità, il Patriarca Pavle, chiese esplicitamente
a tutti i suoi vescovi "di mantenere i contatti con i vescovi
cattolici ovunque sia possibile" e che "si aspettano
dalla Chiesa cattolica loro sorella una grande collaborazione
in questi difficili momenti nella riconciliazione e nella reciproca
cura delle profonde ferite della guerra da entrambe le parti".
Io non ho ancora nessuna notizia del parroco di Dragalovci, Padre
Marko Šalić, che recentemente ha subito un grave attacco di cuore,
che è stato rapito una settimana fa e non si sa dove si
trovi. Nonostante tutti i miei interventi non ho ancora nessuna
informazione attendibile su di lui. Che Dio eviti il peggio! Siamo
tutti nelle mani di Dio! Le chiedo di tenerci presenti nelle Sue
preghiere come nelle Sue opere di misericordia, perché ci sono
molti di noi che hanno veramente bisogno dell'aiuto di Dio e
degli uomini. Ci aiutati ad aiutare quelli che ci circondano!
E che Dio sia lodato in tutte le Sue opere!
Vostra Eminenza, La ringrazio ancora una volta per la Sua attenzione
paterna e fraterna per la nostra Chiesa di Banja Luka (che, come
risulta dalla storia, ha fatto parte della diocesi di Zagabria).
Inoltre La saluto sinceramente, e attraverso Lei, saluto tutti
i fratelli nell'Episcopato raccolti attorno a Lei, specialmente
Sua Ecc. il Nunzio Apostolico a Zagabria, che non ho ancora avuto
l'onore di incontrare. Ho sentito, comunque, del Suo grande amore
per tutti noi!
Fedelmente Suo nel nostro Signore!
+
Vescovo FRANJO
Lettera
alla Madre Provinciale sr. Tarcisia Medven, Zagabria
(Prot. n. 464/92 del 23 giugno 1992)
LA DRAMMATICA SITUAZIONE DELLE SORELLE "ADORATRICI DEL PREZIOSO
SANGUE DI CRISTO" AL CONVENTO DI NOVA TOPOLA
Venerabile
sr. Tarcisia!
A causa del totale blocco delle comunicazioni mi è possibile
solo ora farle pervenire la mia relazione in merito allo spiacevole
fatto verificatosi pochi giorni fa al convento delle Sue e nostre
sorelle a Nova Topola.
1. Martedì 16 giugno 1992, alle 9.30 circa, quattro uomini
in uniforme ed armati entrarono nel cortile del convento e della
parrocchia a Nova Topola. Ad una sorella che al momento si trovava
nel cortile, fu chiesto di indicare loro dove era il parroco.
Lei mostrò loro la canonica ed allora la lasciarono lì.
Poi bussarono alla porta, il sacerdote rispose, lo portarono
alla loro macchina e lo condussero verso il villaggio di Laminci.
Mi avvisarono immediatamente di ciò ed io d'accordo con
loro avvisai la polizia di Banja Luka e Bosanska Gradiška. Partii
immediatamente per Topola dove mi fermai alla stazione di polizia,
presso le sorelle del convento, piuttosto spaventate, e dal sindaco
di Bosanska Gradiška. Nessuno sapeva chi aveva rapito il sacerdote
e perché. Chiesi che ricercassero il prete e che proteggessero
in modo particolare le sorelle. A questo proposito ricevetti delle
promesse sia a Topola che a Bosanska Gradiška. Visitai nuovamente
le sorelle e comunicai loro tutto ciò che avevo scoperto
presso le autorità competenti. Volevo portare con me le
due sorelle più giovani: sr. Antonia e sr. Maria. Loro
e la loro Superiora non acconsentirono perché secondo loro non
c'era motivo e desideravano rimanere con le altre sorelle nella
comunità. Informai Sr. Salezija a Budžak di tutti questi
eventi la sera stessa.
2. Il Mercoledì, alle 16.30 circa arrivò da me piuttosto
traumatizzata la consigliera provinciale Sr. Salezija e mi disse
che veniva dal convento di Nova Topola, dove un gruppo di quattro
soldati armati, presumibilmente le "Aquile Bianche",
alle 22.00 circa della notte precedente avevano violentemente
fatto irruzione. Continuarono ad abusare mentalmente e fisicamente
per ore delle sorelle. Le sorelle erano piuttosto impaurite e
spaventate di aspettare li un altra notte, lo parti subito per
la stazione di polizia di Banja Luka, accompagnato da sr. Salezija
per denunciare l'incidente, così pure per informare il
quartiere generale d'emergenza, la polizia di Nova Topola e di
Gradiška, cercando immediata protezione per le sorelle o meglio
ancora una scorta che le assistesse durante il loro trasferimento
a Banja Luka. Dopo un intervento della polizia di Banja Luka,
mi venne garantito dalla polizia di Gradiška e Topola che nulla
sarebbe successo alle sorelle quella notte perché avrebbero provveduto
a sorvegliarle. Sr. Salezija ed io rimanemmo con loro. Le suore
si calmarono un po' (le due più giovani erano già
state portate da sr. Salezija a Budžak quel pomeriggio).
3. Il Giovedì mattina assieme a sr. Salezija e sr. Domenica,
la madre Superiora, andai dal capo della polizia di Bosanska Gradiška,
Sig. Vesić e comunicai il mio orrore, il mio disappunto e la mia
protesta. Egli si scusò e promise che avrebbe immediatamente
intrapreso misure adeguate contro i colpevoli al fine di riportare
l'ordine e per proteggere ulteriormente le suore e il convento.
Durante la festa del Corpus Domini ci fu una grande confusione
nella chiesa di Topola, dove le suore con straordinaria forza
d'animo e con una grande fede in Cristo continuano le loro opere
di bene, al punto che sarebbero disposte ad arrivare anche fino
al martirio.
Quella notte andai ancora una volta alla locale stazione di polizia
per chiedere una protezione particolare per le suore ed ancora
una volta la risposta alla mia domanda fu positiva.
Poi, per sicurezza, tornai a passare la notte a Topola. Sr. Salezija,
sr. Domenica ed io valutammo cosa fare con la comunità
ed a chi affidare il convento.
4. Il Venerdì mattina eravamo nuovamente a Banja Luka a
parlare con i capi dell'intera regione, i signori S. Župljanin
e S. Marković; ricevetti rassicurazioni piuttosto deboli dal primo
e più sicure invece dal secondo. Avevamo fretta di incontrare
il sindaco di Bosanska Gradiška, Sig. N. Ivaštanin, al quale affidammo
le nostre proteste contro gli atti ripugnanti commessi da queste
persone armate al convento, area sotto la loro giurisdizione.
Abbiamo domandato una protezione più efficace per le sorelle
e i loro beni. Allora egli espresse il suo più profondo
dispiacere per i due seri incidenti di Nova Topola - il rapimento
del parroco e l'abuso alle sorelle commessi (secondo quanto dissero
le suore) dalle stesse persone - e promise il massimo impegno
delle autorità municipali (polizia, corpi militari e di
difesa territoriale) per scoprire i colpevoli di questi sciagurati
incidenti.
5. Il Sabato (a causa del conferimento della santa Confermazione
in un'altra parrocchia) andò al convento di Nova Topola
con sr. Salezija il nostro tesoriere diocesano Rev. B. Pruch.
Durante l'interrogatorio ufficiale alle sorelle riguardo agli
angoscianti incidenti, tenutosi dalla rappresentanza del Centro
regionale per la sicurezza nazionale, erano presenti il capo della
polizia di Bosanska Gradiška, sig. Vesić ed il capo della Difesa
Territoriale di Bosanska Gradiška.
Io stesso visitai il convento quel pomeriggio ed ancora una volta
si discusse del destino delle suore alla luce della Sua reazione,
della quale fummo avvisati dal corriere generale a Roma e dal
Nunzio a Belgrado. Decidemmo di parlare al Vescovo ortodosso di
Banja Luka, che rimase abbastanza turbato dalle notizie. Lui raccomandò
di cercare di ottenere ulteriori assicurazioni dalla milizia,
cioè dal gen. Talić, comandante del I° corpo ucraino, che
già in precedenza ci aveva rassicurato sul fatto che l'esercito
non avrebbe disturbato le sorelle.
Il trio già menzionato, in quanto rappresentanti della
polizia, assicurarono le suore di poter rimanere tranquille, perché
sarebbero state controllate con attenzione particolare soprattutto
durante la notte.
Fino a questa data nessuno ha disturbato le sorelle.
6. Ieri notte ero in visita al vescovo ortodosso Mons. Jefrem
con il generale maggiore Talić. In un incontro durato due ore,
raccontai la difficile situazione dei conventi di Nova Topola
e Bosanski Aleksandrovac e la situazione generale riscontrata
dai cattolici nella regione. Il vescovo mons. Jefrem, confermò
molte delle mie affermazioni. Il generale ascoltò con molta
attenzione ed espresse il suo dispiacere per tutto ciò
che è successo a queste "innocenti suore dei due conventi".
Egli ci offrì le sue rassicurazioni riguardo al fatto che
avrebbe usato tutti i mezzi a sua disposizione, comprese le difese
armate, per prevenire ogni abuso contro le suore ed ogni tentativo
di esproprio del convento. Egli promise di mettere tutto ciò
per iscritto, cosicché io potessi presentarlo alla Sua Congregazione.
Le mie impressioni personali e quelle di Mons. Jefrem sono che
il generale ed il suo esercito riusciranno a mettere fine ad ogni
gruppo paramilitare, che minacci la sicurezza dei civili della
regione.
Con riferimento alle Sue indicazioni che ho ricevuto tramite Roma
riguardo alle suore, Le comunico che prima ancora di ricevere
il Suo consiglio tutte le suore più giovani sono state
trasferite a Budžak. Le suore nelle parrocchie fuori di Banja
Luka non possono lasciare le loro residenze. Dicono che le loro
zone sono abbastanza calme. Ciò è vero per Šimići,
Prnjavor e la città di Bosanska Gradiška.
Venerabile sr. Tarcisia, il Signore è con noi nelle sventure
di questa guerra! Egli crea dei veri giganti attorno ai deboli,
pronti a sacrificarsi in nome dell'amore e del perdono! Sia benedetto
l'Ordine, la nostra diocesi e la Chiesa a cui appartengono delle
suore, così come Nova Topola, Bosanski Aleksandrovac e
tutta la regione. Sto facendo tutto ciò che posso per loro
e spero che Dio ci aiuti.
I miei più profondi rispetti e ossequi.
Sinceramente
Suo,
+ Franjo vescovo
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 495/92 del 6 luglio 1992)
"PORTIAMO LA MORTE DI GESÙ' NEI NOSTRI CORPI"
Reverendissima
Eccellenza!
Nella speranza di riuscire alla fine a stabilire un contatto telefonico
tra Banja Luka e Belgrado, spero di riuscire a descrivere via
lettera l'attuale situazione nella diocesi di Banja Luka.
Ogni giorno la situazione si fa più difficile nella regione
della Bosanska Krajina, dove è situata la mia diocesi.
Da quanto riportano fonti attendibili, la popolazione dei decanati
di Prijedor e Jajce è in parte situata in campi profughi,
mentre la rimanente è stata forzatamente espulsa. I parroci,
uniti ai loro fedeli, si trovano a dover fronteggiare una situazione
difficile, proprio come è stato per noi. E’ difficile
soprattutto nelle tre parrocchie di Kotor Varoš, dove sono in
corso delle tremende lotte a causa della popolazione mista (musulmana).
Secondo le notizie diffuse dalla radio locale, molte case sono
state bruciate ed abbiamo paura che un gran numero di persone
abbia patito l'indescrivibile. Negli ultimi dieci giorni ho ricevuto
informazioni attendibili solo da un quarto della mia diocesi.
Quattro preti sono stati rapiti ed il loro destino è sconosciuto:
Marko Šalić di Dragalovci, Ratko Grgić di Nova Topola, Stipo Šošić
di Ljubija e fra Juro Stipić di Stratinska. Da un po' di tempo
a questa parte non ho notizie di quattordici preti. Spero che
siano sopravvissuti e che siano con i loro fedeli con i quali
ne condividono il destino. Chiesi il permesso di visitare alcune
delle zone colpite dalla guerra; ma mi venne negato dai militari
e dalle autorità civili. Chiesi anche in diverse occasioni,
che mi fosse permesso di conoscere il destino dei miei sacerdoti
e dei loro fedeli, Disgraziatamente non trovai alcuna comprensione.
Nelle parrocchie nelle immediate vicinanze di Banja Luka {ce ne
sono dieci), grazie a Dio la situazione è abbastanza calma.
La gente vive nella paura di una possibile grande calamità.
Per ora comunque non ce via d'uscita e non possiamo andare da
nessuna parte. Per quanto riguarda i conventi delle "Adoratrici
del Prezioso Sangue di Cristo", la situazione è piuttosto
confusa ed abbastanza insicura al seguito di numerosi incidenti,
specialmente al convento di Nova Topola dal 16 giugno 1992, quando
Padre Ratko Grgić venne rapito e quattro persone armate in uniforme
abusarono delle ventidue suore più anziane. Ho provato
di tutto con le autorità locali e regionali, sia civili
che militari, per garantire la sicurezza delle sorelle. Purtroppo
nonostante tutte le assicurazioni, comprese quelle del gen. Talić,
comandante del 1° Corpo d'Armata Ucraino, che l'esercito si sarebbe
preso cura ed avrebbe protetto entrambi i conventi, nella notte
tra il 27 ed il 28 giugno venne dato fuoco ad una delle costruzioni
della fattoria del convento di Nova Topola. Nel frattempo, d'accordo
con la Madre Superiora, ho provato a trasferire tutte le sorelle
(circa un centinaio), dalla regione di Bosanska Krajina, o meglio
dalla diocesi di Banja Luka verso la salvezza a Zagabria, in Croazia.
Nonostante tutti i miei tentativi, non ci sono riuscito fino a
questo momento. Recentemente ho fatto numerosi interventi, accompagnato
dal vescovo ortodosso Mons. Jefrem, con varie istituzioni nello
sforzo di proteggere le suore nel convento. Ho in programma di
parlare con loro nuovamente l'8 luglio a Bosanska Gradiška, dove
sto per incontrare le autorità locali al fine di ottenere
maggior sicurezza così che le sorelle possano rimanere
nel loro convento di Bosanski Aleksandrovac che ha cent'anni.
Devo rilevare il fatto che il vescovo ortodosso Mons. Jefrem,
nonostante tutte le difficoltà, ha mostrato molto spontaneamente
la sua premura per aiutarci come può. Questo è un
gesto veramente lodevole che ispira noi, vescovi cattolici, ad
intraprendere tutto ciò che è necessario per aiutare
le nostre sorelle della chiesa ortodossa, specialmente nella repubblica
croata, dove i cattolici sono la maggioranza.
Eccellenza Reverendissima, nel racconto di questa lettera dell'attuale
penosa situazione affrontata dalla mia diocesi, voglio far Le
sapere che siamo coscienti che per noi è necessario combattere
"contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori
di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano
nelle regioni celesti." (Ef 6,12).
"Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati;
siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati;
colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro
corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù
si manifesti nel nostro corpo." (2 Cor 4,8-10).
PREGHIAMO L'UNO PER L’ALTRO!
Col più profondo rispetto, Suo in Cristo
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 501/92 del 8 luglio 1992)
"POSSA IL PADRE CELESTE ESSERE CELEBRATO ATTRAVERSO LE SOFFERENZE
DI QUESTI"
Eccellenza
Reverendissima!
Nel mio promemoria (n. 495/92 del 6 luglio 1992) ho comunicato
alcuni dei dettagli più essenziali riguardo all'attuale
situazione nella maggior parte della mia diocesi. Grazie a Dio
sono riuscito a spedirle il mio racconto tramite fax.
Oggi assieme al vescovo ortodosso di Banja Luka mons. Jefrem,
sono andato a far visita al sindaco di Bosanska Gradiška, sig.
Nebojša Ivaštanin. Nell’incontro che è durato più
di due ore, abbiamo posto particolare attenzione al caso irrisolto
delle suore "Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo"
del convento di Nova Topola, che è situata nel comune di
Bosanska Gradiška. Abbiamo anche discusso delle pene inflitte
ai parrocchiani di Dolina, Bosanska Gradiška e Nova Topola da
bande armate e da persone in uniforme.
Questo era il mio quarto colloquio con il sindaco nell'arco di
tre settimane riguardo al destino delle sorelle, al convento di
Nova Topola, ai cattolici di questa regione e naturalmente ai
sacerdoti di questa diocesi.
Mons. Jefrem, vescovo ortodosso di Banja Luka, ripeté il suo interessamento
ed il suo dolore per gli " evidenti crimini contro i sacerdoti
della parrocchia e le suore" di Nova Topola. Naturalmente
condannò in modo deciso queste azioni ed assieme a me chiese
che le autorità competenti prendessero le misure necessarie
per proteggere le suore nel convento, i sacerdoti ed i fedeli.
Il sindaco Ivaštanin ci ripeté che c'erano molti serbi armati
nella zona della sua municipalità, provenienti non solo
dalla sua municipalità, ma da qualunque altro luogo. Contemporaneamente
c'è anche un grande numero di rifugiati di altre di regioni
che stanno conducendo la loro guerra privata e si vendicano contro
le autorità ufficiali. Egli espresse il suo dolore per
l'incidente di Nova Topola, ma non poteva garantire piena sicurezza
e pace anche se sinceramente l'avrebbe voluto. Per ora, su ordine
del gen. Talić, il comandante del l° Corpo d'Armata Ucraino dell'armata
serba, le sorelle di Nova Topola e Bosanski Aleksandrovac sono
sorvegliate, anche se non sappiamo per quanto tempo!
Per noi non ci sono serie preoccupazioni per la pace delle sorelle
in entrambi i conventi. Il sindaco ha promesso ancora una volta
(!) che si sarebbe messo in contatto con i capi dell'esercito,
cosicché questo si sarebbe potuto allontanare, ed egli avrebbe
potuto adottare le misure necessarie per assicurare la sicurezza
delle suore e dei loro conventi.
Ancora una volta non ricevetti totali assicurazioni per la sicurezza
ed il futuro delle suore ed i loro conventi, perché sembra che
né il sindaco, né alcun altro sia in grado di farlo!
Sembra che in alcuni settori regni completa anarchia ed in altri
totale dittatura. Per quanto riguarda noi cattolici, siamo veramente
stati lasciati alla misericordia e protezione di Dio! Non abbiamo
altra protezione legale! Ogni giorno facciamo esperienza dì
orribili abusi, torture, detenzioni, uccisioni senza nessuna
colpa e senza essere giudicati da un tribunale. Questo sta succedendo
ai nostri fedeli, ai religiosi, alle suore, ai sacerdoti ed anche
a me personalmente. Razzie e saccheggi avvengono nei nostri conventi,
monasteri, canoniche anche in episcopio. Tutti sono portati a
termine da varie bande. Sto facendo tutto ciò che posso
per riportare la calma tra i miei fedeli, suore, sacerdoti, che
vengono continuamente provocati, torturati e non hanno alcuna
protezione. Sono stati tolti loro i diritti umani fondamentali,
spesso anche il diritto alla vita, ma certamente il diritto al
lavoro, ad una casa e ad esprimere la loro appartenenza religiosa,
culturale ed etnica.
Nonostante tutte le mie domande, gli appelli e i ripetuti interventi,
sia le autorità civili che quelle militari, non ho ancora
delle informazioni esatte riguardo il destino dei nostri preti:
Marko Šalić, parroco di Dragalovci, Ratko Grgić, parroco di Nova
Topola, Stipe Šošić parroco di Ljubija, frate Jure Stipić, parroco
di Stratinska, Vlado Tomić, parroco di Sasina, Adolf Višaticki,
parroco e decano di Vrbanjci, frate Ivo Franjić, parroco di Kotor
Varoš, frate Mate Pranjić, cappellano a Kotor Varoš, frate Tomo
Buljan, parroco di Sokolina, Ante Marijan, parroco di Liskovica.
Continuerò un instancabile ricerca ed insisterò
per conoscere il loro destino, se le loro vite sono in pericolo
(se non sono già stati uccisi!) e li aiuterò appena
possibile.
Nel blocco totale in cui ci troviamo, mi è impossibile
mettermi in contatto con qualche organizzazione internazionale
che intercede nell'interesse di questi sacerdoti. (....)
So che la chiesa a Kotor Varoš fu bruciata, come quella di Liskovica
ed anche le chiese figliali di Donja Ravska, Kozarac e Bosanska
Krupa. Non sono sicuro di alcune altre chiese, ma credo che abbiano
fatto la stessa fine. Alcune chiese e canoniche sono state danneggiate,
ma non posso avere informazioni più particolareggiate (non
posso neppure visitarle di persona o contattare telefonicamente
qualcuno) e cosi non conosco i dettagli esatti. Anche se la guerra
non ha portato distruzione nella zona interna e ampia di Banja
Luka, una paura tremenda regna tra i nostri fedeli, che sono stati
privati dei loro diritti. Temono un numero elevato dì morti
e di espulsioni dalle loro antiche case. Purtroppo questo timore
è motivato da quanto è successo recentemente in
molti luoghi della zona circostante! Da parte mia, sto usando
tutta la mia forza, per sdrammatizzare la paura e riportare la
calma, lo spero e prego il Signore con tutto il cuore di preservarci
da distruzioni peggiori, dal completo annientamento e per ogni
possibilità che ci permetta una coesistenza pacifica fra
le persone di questa zona.
Eccellenza Reverendissima, La ringrazio per il suo interessamento
paterno nei miei confronti e di tutta la mia diocesi. Il suo interessamento
e le sue preghiere ci danno la forza necessaria per non fallire
nei nostri nobili sforzi a prevenire il male ed il peccato, affidandoci
alla Chiesa. Possa il Padre Celeste essere lodato tra la nostra
gente, nella nostra patria e che possiamo trovare il regno di
Dio: il regno di verità, di giustizia, d'amore, di perdono
e di pace!
Col mio più profondo rispetto, saluto Lei ed i suoi collaboratori.
Fedelmente Suo in Cristo.
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
a mons. G. Montalvo Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 551/92 del 2 agosto 1992)
"FARO' QUALSIASI COSA PER PROTEGGERE I MIEI SACERDOTI ED
I MIEI FEDELI"
Eccellenza
Reverendissima
Le scrivo ancora una volta nella speranza che Lei finalmente riceva
la mia relazione.
1. Ieri, 1 agosto 1992, sono andato con due sacerdoti nella parrocchia
di Sasina, dove ho celebrato il sacramento della Confermazione.
Ad un certo punto sulle colline a 25 Km. da Banja Luka, il nostro
mezzo di trasposto è stato requisito da persone in uniforme
militare. Su mia insistenza fummo fatti tornare a Banja Luka.
Noi tutti avevamo i permessi necessari per viaggiare, eppure usarono
violenze contro di noi per tutto il tragitto del ritorno. Di questo
feci rapporto alla polizia militare di Banja Luka, soprattutto
il fatto che questo è un grave incidente. Loro si scusarono
e si offrirono di scortarci fino al luogo dell'incidente, dove
cercammo il veicolo che ci era stato confiscato. Ci fu poi restituito
per ordine della polizia militare. Continuammo il nostro viaggio
a Sasina con la loro scorta, e visitammo i parroci che, assieme
ai loro fedeli, vivono terrorizzati nella paura di un massacro.
I sacerdoti ed i fedeli sperano di salvare le loro povere vite
e di potersi ristabilire in qualunque altra parte della Croazia!
A Sasina ho incontrato il parroco della vicina città di
Sanski Most ed ho ascoltato il doloroso racconto della situazione
della sua parrocchia, dove il decano di Stara Rijeka, Ilija Arlović
è stato maltrattato; ora è detenuto a Sanski Most
con un gran numero dei suoi fedeli. Ho espresso il mio desiderio
di fargli visita, anche se questo non è stato concesso.
2. Dietro mia insistenza oggi sono riuscito ad incontrare il comandante
del l° Corpo d'Armata Ucraino dell'esercito serbo, il gen. Momir
Talić. Ho parlato con lui per oltre un'ora dei problemi che gli
avevo già sottoposto via lettera (ho incluso una copia
per Sua informazione). E' stata una conversazione costruttiva,
durante la quale mi ha assicurato che sarò pacificamente
scortato e che mi sarà permesso fare visita a tutte le
mie parrocchie ed a tutti i sacerdoti dei quali non ho notizie
certe. Mi ha comunicato che altri erano responsabili per le decisioni
sul futuro della chiesa cattolica in questa regione. Ciò
nonostante egli spera che tutto finisca al più presto e
mi ha assicurato che lui è contro ogni insediamento forzato.
Mi ha anche detto che ha avuto difficoltà con varie bande
armate che sono completamente fuori dal controllo, ma che sta
cercando di mettere ordine e si ristabilire i diritti fondamentali,
anche se è un obbiettivo molto difficile. Ancora una volta
mi ha assicurato il suo aiuto per la distribuzione di cibo e medicine
da Zagabria, organizzata dalla nostra Caritas diocesana. Mi ha
dato l'impressione di essere una persona umana che desidera sinceramente
aiutare - per quanto è in suo potere. Mi ha assicurato
ancora che avrebbe provato per l'ennesima volta a far rilasciare
al più presto possibile i sacerdoti detenuti. Che Dio lo
renda possibile! Io non la smetterò con le mie richieste
finché tutto ciò non si sarà realizzato.
3. Come primo gesto per verificare le promesse del generale, chiesi
immediatamente che mi fosse concesso di visitare la parrocchia
di Kotor Varoš. Scortato dalla polizia militare, con altri due
sacerdoti, una suora di Kotor Varoš (sr. Ksaverija), e col nostro
ospite frate Ivan Franjić, che si sta riprendendo da una percossa
ricevuta in episcopio in mia presenza, ho deviato a Kotor Varoš.
Portammo anche un po' di cibo col furgone della Caritas. Ho visto
che la nuova chiesa parrocchiale è stata bruciata, così
come una cinquantina di case lungo la strada principale appartenenti
ai cattolici. Che triste visione! Ho parlato al cappellano di
Kotor Varoš, frate Mate Pranjić che è rimasto nella città
per tutto il tempo e mi ha raccontato che già un migliaio
di persone ha lasciatola città ed altre duemila si stavano
preparando per partire da un giorno all'altro! Nella parrocchia
di Vrbanjci, abbiamo incontrato il decano Adolf Višaticki che,
grazie a Dio è ancora vivo, nonostante si sia trovato in
mezzo ai due schieramenti di guerra. Egli è stato picchiato
solo lievemente e la sua chiesa e la sua casa sono state saccheggiate.
Ho anche avuto la buona notizia che i nostri teologi Marko Vidović
e Ivan Grgić sono ancora vivi. L'intera parrocchia è in
preda alla paura e al panico - fuggono verso le colline e i residenti
stanno lasciando tutti i loro possedimenti per scappare in qualsiasi
altra parte del mondo come profughi. Sia a Vrbanjci che a Kotor
Varoš ho chiesto alle autorità civili e militari di garantire
la sicurezza alla popolazione, di non tenerli prigionieri e di
non permettere uccisioni e vessazioni di gente innocente! C'è
grande paura tra la popolazione cattolica rimasta ed è
molto importante che i sacerdoti siano ancora con loro, nonostante
il pericolo per le loro vite! Nei prossimi giorni farò
tutto il possibile per proteggere questi sacerdoti e la loro gente!
4. Oggi ho ricevuto la notizia che la chiesa parrocchiale e la
canonica di Kulaši sono stati bombardati, cosi come la chiesa
greco-cattolica a Prnjavor. Domani, voglio provare a vedere la
quantità dei danni provocati e mi prenderò cura
del parroco e dei fedeli!
Eccellenza Reverendissima, preghi per noi! Ciò è
molto importante per noi! Grazie di tutto! Scriverò nuovamente
appena mi sarà possibile!
Con i miei rispetti - Suo nel nostro Signore
+
Franjo Komarica vescovo
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n: 559/92 del 3 agosto 1992)
SONO RIUSCITO A VISITARE ALCUNE PARROCCHIE
Eccellenza
Reverendissima!
Oggi ho fatto visita al sindaco di Banja Luka sig. Predrag Radić,
assieme al Vicario generale don Ante Orlovac ed al Cancelliere
don Milenko Aničić. Ho presentato un rapporto scritto che manifesta
la nostra preoccupazione per la difficile situazione e l'incertezza
del futuro della popolazione cattolica nella nostra municipalità
(ho incluso una copia di quel rapporto: ap. n° 1).
Ho avuto una conversazione lunga ed aperta col sindaco. Ha mostrato
comprensione per le nostre preoccupazioni e disponibilità
a concedere a tutti i cittadini gli stessi diritti, cosi come
ha capito la nostra lotta contro ogni forma di violenza ed ingiustizia.
Ancora una volta egli ha messo in evidenza il grande contributo
della popolazione cattolica nella nostra municipalità durante
il periodo di relativa pace nella regione. Egli ha risposto alle
mie domande scritte, dopo una consultazione con altri politici
responsabili "perché egli non vuole fare delle promesse che
poi non potrà mantenere", per iscritto.
Dopo di che siamo stati scortati dalla polizia militare dell'esercito
di Banja Luka - scorta che ci fu concessa dopo la confisca del
nostro mezzo di trasporto non lontano da Banja Luka da un gruppo
di persone in uniforme, che avevano minacciato di ucciderci.
Sono riuscito a far visita alle parrocchie di Prnjavor, Kulaši
e Dragalovci, come pure alla chiesa greco-cattolica che è
stata bombardata e ridotta in macerie! La situazione attuale
è pietosa ed è stata descritta tramite lettera da
padre Petar Ovad, il parroco e decano della chiesa cattolica ucraina
in Bosnia-Erzegovina (vedi ap. n°2). Gli ho promesso che non li
avrei scordati, anche perché loro non hanno la possibilità
di alcun tipo di contatto con il loro Vescovo a Zagabria, Mons.
Miklovš. Nella parrocchia di Kulaši, la chiesa romano cattolica
venne bombardata nello stesso periodo della chiesa di Prnjavor.
La notte precedente, la canonica venne danneggiata da un ordigno
esplosivo.
Né nella parrocchia, né a Prnjavor, c'erano mai stati conflitti
armati. La chiesa venne bombardata senza alcuna ragione. La gente
vive terrorizzata. Quando ho fatto loro visita, un gruppo di circa
duecento persone tra uomini, donne e bambini, piangevano mentre
mi chiedevano di proteggerli! Il parroco, Nikica Lozančić venne
duramente maltrattato dal capo della polizia di Prnjavor quando
andò da lui a raccontargli che la chiesa era stata bombardata!
Ho pregato con loro, cercando di incoraggiarli e confortarli come
meglio potevo ed ho promesso loro che non li avrei dimenticati.
A loro ha fatto piacere quando ho detto che il Santo Padre stava
pregando per loro e mandava la sua benedizione e che anche Lei,
come suo emissario, mandava la sua benedizione.
Nella parrocchia di Dragalovci, la chiesa fu seriamente danneggiata
da un ordigno esplosivo e poi fu saccheggiata. Il parroco, Marko
Šalić fu rapito dai soldati più di due mesi fa e non abbiamo
ancora informazioni attendibili su dove ora si trovi. Molto probabilmente
è a Doboj. Numerose case sono state bruciate e molte persone
sono state portate in centri di detenzione. Sembra che il paese
abbia cessato di vivere. Qui non c'erano scontri bellici, ma la
parrocchia ed il paese si trovano sulla principale ed unica strada
tra Banja Luka e Belgrado. Molte persone anziane hanno fatto appello
a me perché li portassi via dalla tortura quotidiana da parte
di persone in uniforme, che li hanno derubati e picchiati! Abbiamo
dovuto far appello a tutto il nostro coraggio per visitare Doboj,
che è stato sotto il controllo di un altra unità
(anch'essa serba); sono riuscito ad incontrare il parroco, Jozo
Kudić e gli ho chiesto di Marko Šalić. Šalić era stato rilasciato
due giorni prima dalla prigione di Doboj e per ragioni di sicurezza
è rimasto con Padre Kudić. C'erano anche quattro suore
"serve di Gesù Bambino" ed una donna anziana.
Il convento delle sorelle era stato demolito molti mesi prima
da membri dei "baschi rossi" - forze armate serbe. La
parrocchia venne bruciata, molti cattolici furono uccisi o vennero
detenuti, mentre altri riuscivano a fuggire verso la salvezza.
Ne sono rimasti veramente pochi. Sono realmente chiusi in una
prigione e non possono andare da nessuna parte. Hanno appena qualcosa
da mangiare. Alla mia visita si sono allietati tutti! Ho promesso
che avrei tentato e deciso con le autorità militari a Banja
Luka di venire e incontrarli mercoledì, perché loro vogliono
disperatamente lasciare Doboj!
Durante il viaggio di ritorno mi sono fermato a visitare il parroco
di Prnjavor, Vlado Lukenda, a cui era stata confiscata la vettura.
Ho scritto una lettera di protesta, dove esprimevo al sindaco
di Prnjavor il mio rammarico per la difficile situazione che i
cattolici devono fronteggiare nella municipalità di Prnjavor
(ap. n°3).
Vostra Eminenza, nei prossimi giorni vorrei provare a far visita
ad altre zone della mia diocesi, che sono afflitte dalla guerra
e da tutto questo dramma. Scriverò ancora!
Raccomando me stesso alle sue preghiere!
Suo nel Signore!
+
Franjo Komarica, vescovo
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 562/92 del 6 agosto 1992)
"POSSA DIO DARCI LA FORZA PER SOPPORTARE ANCORA"
Eccellenza
Reverendissima!
Ancora una volta le spedisco una lettera-reportage delle ultime
visite appena compiute ad alcune delle mie parrocchie con le
quali non avevo contatti da due mesi.
Martedì 4 luglio sono andato a Prijedor, Stara Rijeka,
Ravska, Ljubija, Šurkovac e nella parrocchia greco-cattolica di
Trnopolje, vicino a Kozarac. Il parroco di Prijedor, Mladen Grabovac
se la sta cavando piuttosto bene considerando che sono state
compiute nove irruzioni nella sua chiesa e nella canonica, senza
alcuna ragione. In ogni caso, non hanno usato violenza su di lui
in alcun modo. La chiesa è danneggiata solo leggermente,
il campanile è stato colpito da alcuni colpi di mortaio.
La chiesa figliale a Kozarac è stata bruciata e così
anche le case dei cattolici (e dei musulmani). Un gran numero
di persone è stato portato via in campi di concentramento.
C'è terrore tra la gente. Sono evidenti le massicce migrazioni
di popolazione non serba!
Sono riuscito a parlare con i rappresentanti delle autorità
locali, compreso il sindaco, il capo della polizia ed il comandante
dell'esercito dell'intera regione. Fu una discussione dura ed
aspra! Loro erano menzogneri ed intolleranti nei loro interventi!
Ho chiesto loro di liberare il parroco di Ljubija, Stipo Šošić.
Volevo andare nel campo dì concentrazione di Omarska, che
è sotto la loro giurisdizione, a far visita a lui ed agli
altri quattro sacerdoti. Non me l'hanno permesso, ma mi hanno
promesso (!) che in due giorni di tempo mi avrebbero dato notizie
sulle sue condizioni! Ho chiesto loro anche garanzie per la sicurezza
dei circa ottomila cattolici della loro municipalità. Non
sono stati molto convincenti nelle loro promesse!
Nella parrocchia di Stara Rijeka, ho trovato il parroco e decano
Ilija Arlović, che era stato rilasciato la notte precedente da
un campo di concentramento a Sanski Most, dopo dodici giorni di
pesanti torture. Era coperto dì lividi e si lamentava
di un terribile dolore al costato. Era alla fine delle sue forze
fisiche e psichiche. La nuova chiesa parrocchiale fu demolita
completamente, mentre la canonica fu saccheggiata. Molte decine
di parrocchiani si trovano ancora in campi di concentramento.
La situazione peggiore è nella chiesa di Briševo, dove
il 24 luglio senza alcuna ragione, in una zona dove non c'erano
mai state battaglie, 90 civili (uomini, donne e bambini) furono
uccisi. Più di cento case, la nuova chiesa parrocchiale
e la canonica (anch'essa nuova) furono bruciate. Tutto ciò
è opera dell'esercito – VI° unità Krajina
Sanska sotto il comando del tenente Branko Basara - come mi fu
confermato durante una mia visita da un ufficiale di alto grado
della mia scorta. Il resto della popolazione è fuggito,
Dio sa dove.
E' terribile! (ap. 1).
- Nella parrocchia di Ravska, Ivan Grgić non subì violenze
fisiche, ma la sua canonica e la sua chiesa vennero saccheggiate
in diverse occasioni. La chiesa succursale a Donja Ravska e cinque
case furono bruciate. Ad Ovanjska, otto case furono bruciate.
La maggior parte della popolazione è fuggita altrove, verso
la salvezza, probabilmente sulle colline (la parrocchia è
per lo più montagnosa). Una paura generale e panico prevalgono,
così come estrema e diffusa povertà.
- Il parroco di Ljubija, Stipo Šošić fu portato via il 15 giugno
quest'anno verso il campo di concentramento di Omarska. Per un
po' di tempo non abbiamo saputo niente di lui. Ora sappiamo che
è stato torturato. È alla fine delle sue forze ed
è seriamente malato. Il nuovo centro pastorale (consacrato
quest'anno il 12 maggio) è stato totalmente demolito e
poi saccheggiato dall'esercito in due occasioni, la prima volta
tra il 23 ed il 25 luglio e poi nuovamente il 30 luglio di quest'anno.
La nuova chiesa parrocchiale è stata intenzionalmente bruciata,
ma non è stata interamente distrutta. Furono invece CAUSATI
ingenti danni! La gente è stata più o meno dispersa
ovunque. Fino ad ora sono stati in grande apprensione ed hanno
affrontato costanti persecuzioni per più di due mesi.
Il parroco di Šurkovac, fra Josip Božić ha conseguito un totale
esaurimento fisico. Lui ed i suoi fedeli dal 24 maggio di quest'anno
stanno vivendo per la maggior parte del tempo fuori dalle loro
case e si stanno nascondendo nelle circostanti foreste e colline.
L'esercito e la polizia passano giornalmente dal villaggio e usano
violenza su chiunque trovino. Il terrore è evidente. La
chiesa e la canonica sono state colpite da circa trenta colpi
di proiettile. Durante la notte tra il 26 ed il 27 luglio, 150
persone, compreso un certo numero di musulmani, furono uccisi
a CIPE (una miniera a cielo aperto nella regione di Ljubija).
Il 28 luglio altre quattordici persone furono uccise, seguite
da nove zingari rumeni, ai quali era stato precedentemente ordinato
di seppellire le prime quattordici vittime! Queste persone vogliono
disperatamente andarsene trovandosi costretti a farlo. Non hanno
diritti, come del resto tutti gli altri cattolici in questa regione!
A loro manca tutto, ed è così anche nel resto delle
altre parrocchie! Sono riuscito a distribuire un po' di cibo ed
un po' di sapone ottenuti attraverso la nostra Caritas. Ne servirebbe
una quantità maggiore, ma non l'abbiamo! Ho visitato il
parroco greco-cattolico di Trnopolje. Ci sono ancora delle famiglie
rimaste là. La chiesa non è stata danneggiata, ma
le case dei cattolici e dei musulmani sono state devastate, distrutte
e saccheggiate, (centinaia di case musulmane sono state bruciate
o distrutte a Prijedor e nei dintorni). Come avevo promesso su
loro richiesta mercoledì 5 agosto, dopo che mi era stato
dato il permesso dalle autorità militari, radunai il parroco
M. Šalić ed il parroco di Doboj, Jozo Kudić, così come
le quattro suore dell'ordine delle "Serve di Gesù
Bambino".
- Prima di tutto andai a Prnjavor, accompagnato da Padre Vlado
Lukenda e dal parroco greco-cattolico e decano, Petar Ovada e
facemmo visita al sindaco; discutemmo della situazione che si
trovano ad affrontare i cattolici in questa regione. Ho richiesto
maggior protezione per le vite ed i beni della popolazione cattolica,
soprattutto perché la notte precedente erano successi numerosi
spiacevoli incidenti e solo all'ultimo momento qualcuno ha impedito
che la chiesa di Prnjavor venisse fatta esplodere! Egli ha promesso
di fare tutto ciò che può. Quanto sia ciò
che può fare, è un altra questione!
- Sono riuscito a portare in salvo i sacerdoti e le suore di Doboj
ed ad ospitarli nella mia residenza nel palazzo vescovile. Padre
Šalić ha passato più di due mesi i prigione, a Doboj. Vedendo
che era vecchio e malato, venne picchiato pesantemente "solo"
poche volte (forse cinque volte). Egli non ne vuole parlare. Tutto
ciò che ha detto è che c'erano più di cinquemila
detenuti non inclusi in alcuna lista e che la gente moriva a causa
delle ripetute percosse loro inflitte. Sono state detenute anche
delle donne. Le condizioni all'interno ed il cibo servito erano
orribili. Tutto ciò succede a persone innocenti. Questi
venivano detenuti perché così era più facile impadronirsi
delle loro proprietà. E' sicuro che circa cinquanta persone
della parrocchia di Doboj sono state uccise. Molte di più
sono state arrestate e nessuno conosce il loro numero esatto.
Prevale il terrore! I parroci e le suore non hanno contatti con
alcun sacerdote delle parrocchie vicine e non sanno neppure dove
si trovino o come stiano. Molti villaggi nel decanato di Doboj
sono stati distrutti ed i loro abitanti sono stati uccisi o sono
dovuti fuggire! Padre Kudić e le suore vogliono andare a Zagabria,
se alla Caritas è permesso di organizzare un viaggio nei
prossimi giorni, superando il blocco che dura da un mese e mezzo.
Oggi, 6 agosto, ho fatto una lunga discussione con il Vescovo
ortodosso di Banja Luka riguardo ai tragici eventi che ci circondano.
Abbiamo parlato del bisogno di un incontro che riunisca vescovi
cattolici ed ortodossi provenienti da tutte le regioni straziate
dalla guerra. Un simile incontro sarebbe sicuramente utile!
- Nella municipalità di Bosanska Gradiška, l'esercito di
difesa territoriale ha dato alla popolazione cattolica di Dolina
l'ultimatum per evacuare il paese senza portare con sé alcuno
dei loro beni. Sono andato sul posto nel tentativo di prevenire
questo atto fascista di pulizia etnica. Possa Dio avere misericordia
di noi e ci doni la forza per continuare a sopportare queste difficoltà!
Per favore, continui a pregare per noi! Possa Dio ricompensarla
per tutto ciò che sta facendo per noi. I miei fraterni
saluti in Cristo nostro Buon Pastore.
Suo
+ Franjo Komarica
Lettera
a Mons. G. Montalvo Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. 574/92 del 10 agosto 1992)
"PRIMA POSSIBILE DOVREMMO PREPARARE UN INCONTRO TRA VESCOVI
ORTODOSSI E CATTOLICI"
Eccellenza
Reverendissima!
Nonostante i molteplici sforzi, non sono riuscito a rompere il
blocco e poterle inviare informazioni riguardanti l'attuale situazione
in alcune parrocchie della mia diocesi di cui non ho avuto informazioni
per qualche tempo. Sono molto riconoscente che alla fine Lei
sia riuscito a contattarci. Sfortunatamente, anche dopo la conversazione
di due giorni fa, non sono stato in grado di spedirle informazioni
scritte.
Ora scrivo poche righe aggiuntive sugli ultimi sviluppi. Sono
stato costretto ad inoltrare una protesta scritta a Bosanska Gradiška
contro lo sfratto violento ed illegittimo della popolazione cattolica
dalle loro case (ap. 1). Un'oppressione sempre maggiore viene
inflitta col passare del tempo contro i cattolici croati nelle
parrocchie di Bosanska Gradiška e Dolina. La gente chiede a me
ed al parroco di salvare le loro povere vite. Ho chiesto alla
Croce Rossa Internazionale qui a Banja Luka di intervenire nella
misura in cui le è possibile.
Sabato sono andato a far visita ai quartieri generali del l° Corpo
d'Armata Ucraino, accompagnato dal direttore della Caritas, don
Aničić e finalmente in quell'occasione ho ricevuto il permesso
scritto per spedire un TIR a Zagabria per ottenere cibo ed aiuti
umanitari. Non sappiamo quando ciò diverrà realtà!
Gli alti ufficiali si limitarono a riconoscere quanto abbiamo
contribuito noi cattolici alla pacifica situazione ed alla coesistenza
in questa città. Ci ringraziarono ed espressero il loro
riconoscimento al vescovo, ai sacerdoti e ai fedeli.
Oggi ho fatto visita al vescovo ortodosso di Banja Luka, Mons.
Jefrem e ci siamo incontrati con molti altri vescovi ortodossi:
il Metropolita di Dabro Bosna Nikolaj, i vescovi di Tuzla Vasilije,
di Bosanski Petrovac Hrisost, di Pakrac Lukijan ed il nuovo vescovo
australiano. Abbiamo fatto una chiacchierata molto costruttiva.
Prima possibile dovremmo preparare un incontro tra vescovi ortodossi
e cattolici a Novi Sad, come hanno detto loro stessi. Le chiedo
di sostenere quest'iniziativa!
La nostra gente ha paura ed è insicura riguardo al futuro.
Inoltre hanno sempre più fame! Dio ci aiuterà sicuramente!
Ci credo fermamente!
I più calorosi rispetti a Lei ed a chi La circonda!
Suo
nel Signore
+ Franjo Komarica
Lettera
a Suor Tarcisia Medven, Madre Provinciale delle suore
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo"
(Prot. n. 613/92 del 19 agosto 1992)
"NOI PREGHIAMO, SOFFRIAMO, CONSOLIAMO E CONDIVIDIAMO LA SOFFERENZA
DELLA NAZIONE"
Stimata
sorella!
Dopo un periodo lungo e drammatico, sono finalmente nella condizione
di scrivere nuovamente almeno alcune parole. Le mando tramite
Suor Salezija, membro della sua Congregazione e Responsabile per
l'Ordine in questa regione. Lei sarà maggiormente in grado
di comunicare com'è complicata la situazione. Le possibilità
relative alle sue richieste affinché le sorelle possano lasciare
questa regione, rientrano in questa situazione complicata. Ho
provato a fare quello che ho potuto in armonia con le richieste
fatte dal Nunzio Apostolico Mons. Montalvo per quanto riguarda
la protezione delle sorelle e dei conventi, specialmente a Bosanski
Aleksandrovac e Nova Topola. Fino ad ora in qualche modo ce l'ho
fatta. Spero di essere in grado di farlo in futuro, ovviamente
tenendo conto anche delle difficoltà in cui ci troviamo
in questa zona. Anche se, per ragioni pratiche, alcune delle sorelle
più anziane necessitassero di essere trasferite in Croazia,
io non credo che sarebbe saggio spostare tutte le sorelle dai
detti conventi e men che meno da tutta la regione. Ho parlato
con Suor Salezija, con la Madre Superiora di entrambi i conventi
e con altre persone autorevoli. Non sappiamo quello che ci riserva
il giorno e la notte. Tutto è nelle mani di Dio, compresi
noi stessi. Senza di Lui nulla può succedere. Posso solo
aggiungere che le nostre sorelle e i nostri sacerdoti hanno mostrato
una disponibilità straordinaria a soffrire accanto alla
loro gente. Condividono la loro sofferenza, il loro dolore e l'insicurezza
portati da questa guerra della quale non possiamo in nessun modo
essere ritenuti responsabili. Noi preghiamo, soffriamo, confortiamo,
condividiamo e facciamo ciò che possiamo, secondo la volontà
di Dio! Preghi anche Lei per noi perché possiamo continuare ad
essere al servizio di Dio e perché Lui si serva di noi secondo
la sua volontà!
Che Dio Vi benedica tutte! Con un saluto fraterno,
+
Suo, FRANJO KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 552/92 del 3 settembre 1992)
"NON POSSIAMO Nè
RESTARE Nè ANDARE"
Eccellenza
Reverendissima!
Approfitto dell'occasione di un po' di elettricità dopo
due settimane dì oscurità, per spedirle un fax riguardante
gli ultimi eventi nella mia diocesi. Mi sono compiaciuto per
essere riuscito a parlarle al telefono dopo un lungo periodo di
silenzio. Grazie per la sua grande premura e l'amore per noi.
Possa Dio ricompensarla cento volte tanto. Le sue preghiere ed
altre forme di assistenza sono più che valide per noi durante
le difficili situazioni in cui ci troviamo, le grandi prove ed
il grande dolore che affliggono la mia diocesi.
Nell'allegato promemoria che ho presentato nei giorni scorsi alle
autorità civili e militari, dovrebbe essere in grado di
capire le nostre condizioni. In generale la gente ha una grande
paura. In alcune città, la repressione e l'anarchia attuate
da banditi armati e spesso sostenute e spalleggiate da politici
locali, stanno diventando insopportabili. Molte decine dei miei
fedeli stanno cercando protezione da me e se fosse possibile di
rifugiarsi in Croazia o comunque all'estero. Questo alla fine
è un compito impossibile da risolvere - non possiamo né
restare né andare. Sto facendo tutto il possibile per influenzare
le più ragionevoli autorità locali civili e militari
e per informarle della cosiddetta pulizia etnica, che è
un crimine contro l'umanità. Può essere considerata
anche un gesto fascista e un genocidio. Talvolta mi sforzo perfino
di capire. La pressione della comunità internazionale contro
questi atti bestiali sta iniziando ad essere sentita sempre più
dalle autorità. Per favore, continui a fare ciò
anche in futuro finché ne ha la forza. Faccia tutto il possibile
per trovare una soluzione che sia umana, comprensiva e cristiana
per questa gente innocente che si trova ad affrontare questa situazione
così disumana!
Padre S. Šošić è salvo e finalmente è con me dopo
due mesi e mezzo d'inferno nel campo di concentramento di Omarska
e Manjača. Anche il parroco di Prijedor M. Grabovac è con
me. La sua parrocchia è stata rasa al suolo ed hanno cercato
di eliminarlo. Anche la mia vita è in pericolo in ogni
momento. Sono stato avvisato di questo fatto solo oggi dalle autorità
militari con cui mi sono incontrato per intervenire nella intollerabile
situazione affrontata dai miei fedeli!
SI COMPIA IN NOI LA VOLONTÀ DI DIO.
Preghiamo l'uno per l'altro! La ringrazio sinceramente!
Suo
vescovo
Franjo
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 825/92 del 25 settembre 1992)
INCONTRO CON C. VANCE E D. OWEN
Eccellenza
Reverendissima!
Mi sono preso ancora una volta la libertà di scriverle
e di informarla brevemente con una nota che sono stato onorato
di poter essere presentato ai Signori C. Vance e David Owen che
sono stati in visita ufficiale a Banja Luka.
Il loro itinerario in Banja Luka includeva una visita al sottoscritto,
come mi era stato detto questa mattina dal sindaco, il signor
Radio, non appena ricevette il protocollo delle visite previste
di questi ospiti.
Lui stesso propose che fosse il vescovo ortodosso Mons. Jefrem
ad occuparsi dell'incontro al quale naturalmente io acconsentii.
A sua volta egli, su mio suggerimento, portò con sé il
Mufti di Banja Luka, il signor Halilović. Noi tre abbiamo incontrato
i signori Vance e Owen presso l'hotel "Bosna" nelle
ore pomeridiane ed abbiamo trascorso circa un'ora e mezza a conversare.
Dopo le relazioni di Mons. Jefrem e del sig. Halilović, anch'io
feci una descrizione dell'attuale situazione sottolineando alcune
circostanze particolarmente significative che la popolazione della
Bosanska Krajina ha dovuto affrontare. Questa gente è prima
di tutto gente molto pacifica e pronta per una coesistenza pacifica
con le altre etnie, desidera restare in pace nelle proprie case
e non ha reagito in alcun modo alla terribile ingiustizia di essere
privati dei diritti in aggiunta ad una pesante repressione sociale.
Il loro unico desiderio è di salvare le loro povere vite;
non importa dove, basta sia all'interno del territorio dell'attuale
Bosnia. Ho sottolineato che secondo me né il signor Karadžić,
né nessun altro politico Serbo (per non parlare degli altri politici)
sono consapevoli della reale situazione sul territorio, specialmente
a Banja Luka dove a prima vista tutto sembra tranquillo, nonostante
l'incombente minaccia che un conflitto possa scoppiare tra la
nostra gente che ha sempre più fame. Ho fatto molti appelli
affinché questa gente innocente ricevesse un po' di protezione
di fronte all'anarchia, perché fosse fermato questo conflitto
armato e soprattutto perché fosse costituita una forza di pace
per controllare e per adottare misure concrete nel fermare le
disgrazie della guerra. Con una breve risposta, i rispettabili
signori ci ringraziarono per le informazioni che avevano potuto
ascoltare da noi e affermarono che erano compiaciuti del fatto
che tra noi ci fosse tanta tolleranza e collaborazione. Aggiunsero
che era assai evidente che questa zona era particolarmente esposta
ad un vero e proprio olocausto, cosa che la comunità internazionale
non poteva permettere restasse impunita. Manifestarono inoltre
l'impressione che si stesse usando l'arma della pulizia etnica
per conquistare più territorio possibile prima dell'arrivo
in queste regioni dell'UNPROFOR (Forze di protezione delle Nazioni
Unite). Continuarono assicurando che si sarebbero instancabilmente
impegnati ad impedire l'escalation dell'ingiustizia e dei focolai
di guerra e che erano convinti che la pulizia etnica sarebbe stata
ben presto debellata e giudicata come un enorme inganno. Erano
entrambi determinati a fare tutto il possibile per porre fine
alla guerra e per ristabilire nuovamente la giustizia per tutti.
Perciò noi possiamo ringraziare Dio per questi due politici
competenti e sicuramente capaci e per averceli mandati, affinchè
la nostra già drammatica situazione non peggiori ulteriormente.
Forse grazie ai loro sforzi, altri responsabili internazionali
possono decidersi ad intervenire per prevenire una catastrofe
ancora più grande per la nostra gente e per le nostre confessioni
religiose, specialmente per quella della mia diocesi.
Ringrazio Lei e attraverso di Lei la Santa Sede per tutti gli
sforzi tesi a ristabilire la pace e a creare quelle condizioni
che rendono possibile una pacifica coesistenza tra le diverse
popolazioni di questa regione orribilmente ingannate da politici
incompetenti e meschini e da spregiudicati guerrafondai.
Io stesso non mi arrenderò mai nei miei tentativi di mantenere
un buon clima tra la nostra gente e appoggerò ogni azione
costruttiva in questa direzione.
Possa il Signore benedire tutta questa nobile gente nei loro tentativi
e sforzi per il vero bene dell'uomo e di tutti i popoli!
Eccellenza Reverendissima, ancora una volta La ringrazio cordialmente
per il Suo impegno nel risolvere la difficile situazione della
Chiesa di Banja Luka! Possa il Signore ricompensarLa! Questi sono
i miei desideri e le mie preghiere per Lei.
I miei auguri in Cristo e Maria.
+
FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 726/92 del 12 settembre 1992)
LA SITUAZIONE E' MOLTO DRAMMATICA IN DIVERSE PARROCCHIE
Eccellenza
Reverendissima!
Mi lasci informarLa brevemente degli ultimi eventi più
significativi nella mia diocesi, dei quali ho avuto almeno qualche
informazione.
Innanzi tutto, voglio ringraziarla per la bella accoglienza e
l'ulteriore diffusione dell'Appello di solidarietà fatto
dal vescovo ortodosso di Banja Luka, dal Mufti e da me stesso,
appello che abbiamo inoltrato a tutti i mediatori coinvolti nel
destino della Bosnia-Erzegovina. Da noi tale appello di solidarietà
è stato accolto positivamente. Grazie a Dio.
Sabato 5 settembre, mi sono incontrato con le autorità
locali, civili e militari, e con un certo numero di cittadini
che si lamentavano per la soppressione dei loro diritti umani
(la maggior parte erano cattolici). Ancora una volta in quell'occasione
ho fatto appello alle autorità competenti affinché prendano
più seriamente in considerazione le denuncio di queste
persone. Ad esse sono stati negati i diritti più elementari
ed ora non possono essere biasimati per queste proteste. Le autorità
promisero pubblicamente di tener presenti le loro richieste, soprattutto
quelle riferite alla sicurezza personale, richiesta nata dalla
previsione di una discriminazione o, ancor peggio, di abusi ed
estorsioni. Ci assicurarono inoltre che i posti di lavoro sarebbero
stati ripristinati e che i diritti dei genitori di scegliere
l'educazione per i propri figli (nuove riforme pazze erano state
introdotte -veramente razziste), così come altri diritti
che appartengono legittimamente ad ogni cittadino, sarebbero stati
nuovamente concessi.
Lunedì 7 settembre, a seguito del rapimento (forse addirittura
assassinio) del parroco e membro del Consiglio Pastorale Episcopale,
Padre Marijan Vištica (il 3 settembre), visitai le parrocchie
di Bosanska Gradiška e Dolina (situate al confine con la Croazia),
dove il panico regna tra la gente. Padre Marijan Vištica era anche
un membro del Parlamento della Bosnia Erzegovina. La popolazione
locale vorrebbe ristabilirsi in Croazia a tutti i costi.
Più di 300 persone sono riuscite a fuggire nei giorni scorsi
e i rimanenti, circa 2000 cattolici, vogliono andarsene il prima
possibile. Mi raccontarono le loro tristi storie e i parroci e
le suore locali sono ancora del tutto insicuri sul da farsi.
Martedì 8 settembre parlai ancora una volta alle autorità
militari del l° Corpo d'Armata di Banja Luka e nuovamente descrissi
l'intera drammatica situazione nella regione di Bosanska Gradiška
con particolare riferimento al destino della popolazione cattolica.
Feci la mia relazione e protestai perché non veniva fatto nulla
per proteggere queste persone innocenti. Ancora una volta insistetti
per avere delle informazioni attendibili riguardo al destino del
parroco di Nova Topola, Padre Ratko Grgić, che era stato rapito
il 16 giugno di quest'anno. Inoltre espressi la mia profonda amarezza
per la totale distruzione della chiesa parrocchiale e della canonica
di Mahovljani ad opera dell'esercito e del saccheggio che avvenne
nelle circostanti proprietà della parrocchia. Promisero
di appianare la situazione e di prevenire ogni ulteriore vandalismo.
Fino ad oggi non ho ricevuto alcuna informazione attendibile
che la situazione sia in realtà migliorata!
Nel frattempo il parroco di Ključ, don Franjo Krešić, mi avvertì
che i suoi parrocchiani rimasti (la maggior parte si era sistemata
nella diaspora di qualche anno prima) avevano raccolto i loro
effetti personali e si stavano dirigendo in Croazia! La parrocchia
perciò ha incontrato la sua fine. Seguendo la scomparsa
nelle precedenti guerre delle parrocchie circostanti Drvar, Bosanski
Petrovac, Krnjeuša, Zelinovac, ora era il turno di affrontare
anche la scomparsa di questa parrocchia, una volta così
grande!
I parroci di Sanski Most, Stara Rijeka, Šurkovac e Sasina ci stanno
avvisando che anche i loro parrocchiani premono fortemente perché
vogliono andarsene e domandano al loro vescovo di salvarli, tirandoli
fuori da questo intollerabile ambiente (...)
I parrocchiani di Kotor Varoš e Vrbanjci sono riusciti ad avvertirmi
che nonostante il loro atteggiamento pacifico sono pressantemente
spinti ad andarsene e che sono al limite della tolleranza. Non
possono nemmeno andare nei loro giardini. Le loro case vengono
bruciate e stanno chiedendo al loro vescovo di essere portati
in salvo.
Giovedì 10 settembre ho finalmente ricevuto una risposta
scritta alle mie molteplici note fatte pervenire al comandante
del I" Corpo d'Armata di Krajina, il generale maggiore Talić,
sulla distruzione delle chiese parrocchiali di Prijedor. Una copia
di questa risposta è allegata (ap. 1).
A fronte della mia ripetuta insistenza, ieri 11 settembre, sono
stato ricevuto dal capo della polizia dell'intera Bosanska Krajina,
il signor Župljanin. Gli ho presentato una relazione scritta sulla
"costante minaccia ed enorme incertezza affrontata dai cattolici
della regione della Bosanska Krajina" (appendice 2) e gli
ho illustrato personalmente l'intera drammatica situazione. Tra
le altre cose egli rispose che bisognava biasimare il Vaticano
per la sorte della Jugoslavia e dei suoi Serbi. Ora i Serbi si
stanno vendicando sui cattolici, distruggendo le loro chiese,
ammazzando i civili, perseguitandoli e scacciandoli da questa
regione... Tuttavia, mi assicurò che avrebbe provato a
migliorare la legalità e l'ordine almeno all'interno della
polizia e a prevenire ogni crimine. Ho richiesto ciò per
iscritto e lui d'accordo mi ha assicurato che avrebbe rispedito
una risposta.
Gli ho garantito che non avrei mai smesso di domandare e pretendere
ciò da lui, così come ho fatto finora con altri
ufficiali e autorità che ho incontrato la cui responsabilità
era di proteggere questa gente e i cattolici di questa regione.
Lo stesso giorno ho accolto, su sua richiesta, il signor Kuprešanin.
Il signor Kuprešanin è il Presidente della Regione Autonoma
della Bosnia Krajina ed è stato autorizzato a conferire
con me dal leader dei Serbo-Bosniaci, Radovan Karadžić, in merito
ad una lettera che avevo scritto a lui e al Primo Ministro della
Repubblica Srpska il signor Đerić. Nella mia lettera avevo descritto
l'attuale situazione affrontata dai cattolici nella regione di
Bosanska Krajina (ap. 3), e ho speso un po' di tempo in discussioni
sugli argomenti più toccanti: sfratti, saccheggi, licenziamenti
dal lavoro, detenzioni, uccisioni, scomparsa dei parroci, riforme
della scuola, detenuti in Manjača e altri. Ha promesso che avrebbe
fatto quanto possibile per trovare una soluzione positiva. Cosa
accadrà lo vedremo presto!
Oggi, la televisione di Banja Luka mi ha domandato un'intervista
con riferimento ad una risposta del signor Đerić alle mie proteste
sull'abuso e persecuzione dei cattolici in questa regione. La
lettera, cioè la risposta, non mi è ancora giunta
Per ora questo è tutto!
Eccellenza Reverendissima, noi preghiamo e facciamo tutto ciò
che possiamo per portare pace e bene a tutte le persone!
Fraternamente e con tutta la mia stima.
Suo in Cristo
+
Vescovo FRANJO KOMARICA
Lettera
a mons. G. Montalvo Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 1078/92 del 15ottobre 1992)
PAURA E SPERANZA SI ALTERNANO
Eccellenza
Reverendissima,
Non ci si può nemmeno fidare dell'approvvigionamento dell'energia
elettrica per il funzionamento del fax e quindi purtroppo anche
la mia ultima lettera attende ancora di essere recapitata. In
ogni modo mi faccio vivo nella speranza di poterle fornire presto
più presto le ultime notizie sulla situazione attuale a
Banja Luka. Purtroppo non so ancora in che situazione versano
i sacerdoti e i fedeli della mia diocesi nelle zone di Jajce e
di Banja Luka in cui continuano i combattimenti. Non ho nessuna
informazione sul decanato di Livno, comunque spero che la popolazione
ivi residente non abbia a subire oltre le difficoltà economiche
provocate dalla guerra. Per quanto riguarda la situazione attuale
nelle altre parti della diocesi posso comunicarle quanto segue:
dopo otto mesi finalmente mi è stato possibile recarmi
a Zagabria per partecipare ai lavori della Conferenza Episcopale
Croata e di tornare senza particolari difficoltà. Un momento
particolare è stato l'incontro con i fratelli vescovi ortodossi
e rincontro con il Nunzio Apostolico di Zagabria Mons. Einaudi,
con il quale ho avuto modo di discorrere a lungo sulla situazione
generale ed in particolare sulla situazione nella mia diocesi.
E' stato un incontro molto costruttivo!
La permanenza a Zagabria è stata occasione anche per un
incontro con personalità del Governo, della Repubblica
Croata e, in modo particolare per un proficuo incontro con il
Vice Presidente sig. Ganić. In questa occasione gli ho chiesto
di concedere al nostro popolo almeno la possibilità di
procurarsi il grano per le semine autunnali, ed inoltre di metterci
a disposizione la benzina per i trattori agricoli. Il suo atteggiamento
favorevole mi ha spinto negli ultimi giorni a tornare nuovamente
a Zagabria per chiedere direttamente al vertice della Repubblica
Croata altri aiuti per la mia povera gente affamata. Grazie a
Dio questi aiuti sono stati concessi! Invece di capeggiare decine
di migliaia di fedeli cattolici e di abbandonare la nostra Patria
per sempre (come spesso è accaduto nella storia di queste
regioni), decisi di cercare aiuto e protezione per il mio popolo
oppresso, senza diritti, schiacciato dalla povertà; aiuto
sia in generi alimentari che in vestiario e scarpe al fine di
risvegliare in tutti noi la speranza in un futuro migliore, un
nuovo mondo ed una nuova vita. Grazie a Dio ho trovato comprensione
e l'assicurazione che non si dimenticheranno di noi. Ho inoltre
chiesto che, oltre a scambi commerciali, vengano ristabilite le
comunicazioni e i collegamenti postali e telefonici fra la nostra
zona e Zagabria. Anche qui ho trovato comprensione. Sono testimonianze
di un effettivo miglioramento della situazione generale. Farò
di tutto e non mi stancherò mai di cercare tutti i mezzi
e tutte le strade per ristabilire la pace e la collaborazione
tra i fratelli divisi.
Per fortuna ci sono da segnalare anche dei progressi. Grazie a
Dio si stanno evolvendo positivamente delle situazioni drammatiche
nella zona di Kotor Varoš. Tutti e tre i gruppi (Serbi, Mussulmani
e Croati) e le autorità locali si sono rivolti a me chiedendomi
di fare il garante, affinché vengano sospese le attività
belliche, si giunga ad una consegna pacifica delle armi e venga
spianata la strada a coloro che vogliono lasciare questo territorio.
Alcune centinaia di cattolici e un numero ancora maggiore di mussulmani
hanno lasciato spontaneamente in questi giorni la zona di Kotor
Varoš in direzione Travnik e, grazie a Dio, non si sono verificati
momenti di tensione né ci sono stati morti, come purtroppo invece
in precedenza sono tragicamente spesso avvenuti in questi momenti
di fuga incontrollata e non organizzata. Ho fatto visita nuovamente
agli organi ufficiali locali e ai rappresentanti dei fedeli di
Ljubija e del paese di Briševo raso al suolo, dove alla fine del
mese di luglio 65 uomini, donne e bambini furono trucidati e 68
case vennero rase al suolo. Oltre 300 persone vogliono ad ogni
costo lasciare il paese. Le autorità locali mi hanno comunque
garantito che tutte queste persone potranno godere di una protezione
fisica. Le organizzazioni internazionali umanitarie attualmente
presenti mi hanno promesso di dare il proprio aiuto per quanto
riguarda l'approvvigionamento alimentare a queste persone.
Sono stato anche a Mrkonjić Grad e a Ključ dove vige un generale
clima di panico tra i nostri fedeli. Il parroco di Mrkonjić Grad
rev. Petar Jurendić attualmente si trova all'ospedale. La popolazione
è molto preoccupata causa i continui attacchi da parte
dei soldati sulle case. A Ključ sono rimaste praticamente solo
una dozzina di famiglie cattoliche. Le altre famiglie, anche perché
spinte, sono già emigrate, prevalentemente verso la Croazia!
Domenica scorsa il 18 ottobre mi hanno comunicato da Mrkonjić
Grad che i soldati serbi hanno appiccato il fuoco in pieno giorno
alla chiesa di S. Filippo e S. Giacobbe. A Mrkonjić Grad la situazione
comunque è abbastanza tranquilla, non ci sono stati combattimenti
in tutto questo triste tempo di guerra. Dopo che l'incendio fu
spento, nella notte scorsa hanno nuovamente appiccato il fuoco
e quindi tutta la chiesa è bruciata. E' triste, molto triste
che senza motivo e senza uno scopo bellico sia stata distrutta
una nostra chiesa, dopo che nel giugno scorso nelle vicinanze
di Mrkonjić Grad era già stata distrutta la chiesa di Liskovac
assieme alla canonica. Ora queste sono completamente distrutte.
Ho l'impressione che si provveda ad una distruzione sistematica
delle nostre chiese per allontanare di forza in questo modo i
nostri fedeli. Sono comunque convinto che non si giungerà
a tanto, perché se Dio vuole prima o poi riusciremo a ricostruire
le nostre chiese anche per poter dimostrare alle generazioni future
che il cristianesimo non distrugge, ma crea qualcosa e che l'amore
è più forte dell'odio! Oggi non mi è stato
possibile arrivare a Mrkonjić Grad; domani tenterò nuovamente;
comunque viaggerò con la protezione della pattuglia militare
per via della minaccia di attacchi armati. Recentemente sono
quasi stato colpito da un proiettile.
Oggi ho avuto dei contatti molto importanti con il signor Kuprešanin,
presidente della Repubblica Autonoma della Bosanska Krajina,
ed il sindaco di Banja Luka sig. Radić. Si è parlato della
necessità di una maggiore libertà per i nostri fedeli
e di dare la possibilità alla Caritas di espletare la propria
attività. Si è parlato anche delle iniziative di
pace da me promosse a Zagabria con lo scopo di riavvicinare questi
due stati in merito ai rapporti politici, alle comunicazioni,
al commercio e molte altre cose. Sono certo che presto potremo
registrare dei netti miglioramenti! Volentieri mi presterei a
fare da intermediario fra le parti in guerra al fine di poter
aiutare questa popolazione cosi gravemente provata! Anche se
questa notte per la settima volta in quattro mesi, il nostro centro
culturale alla periferia di Budžak vicino a Banja Luka è
stato colpito nuovamente dalle granate (fortunatamente il parroco
non ha subito danni) e anche se sentiamo quotidianamente dei soprusi
ai quali sono soggetti i nostri fedeli, il clima generale sta
comunque migliorando e spero che potremo così mantenere
la posizione e riconquistare i diritti umani fondamentali! lo
credo nella forza della preghiera e al sacrificio fatto dai nostri
fedeli, dai nostri parroci e in particolare delle preghiere del
purtroppo scomparso sacerdote di Nova Topola rev. Ratko Grgić.
Ringrazio tutti voi che ci siete vicini con il pensiero e con
la fede e in particolare anche il nostro Papa Giovanni Paolo II.
Ringrazio per tutto, rimanendo in preghiera e Le porgo un fraterno
saluto!
P.S. Or ora sono partite otto sorelle da Nova Topola, otto da
Bosanski Aleksandrovac tre da Bosanska Gradiška e tre da Banja
Luka in direzione Zagabria! Le altre sono rimaste!
+ Franjo
Vescovo
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 1259/92 del 3 novembre 1992)
"HO VISITATO MOLTI DEI NOSTRI PARROCCHIANI CON LA CARITAS
DIOCESANA"
Eccellenza
Reverendissima,
Mi permetto di informarla nuovamente sugli avvenimenti che si
sono verificati nel vescovado di Banja Luka nelle ultime due settimane.
Dopo che si sono placati gli avvenimenti bellici nelle parrocchie
della zona di Kotor Varoš sono riuscito a visitare anche la parrocchia
di Sokoline dalla quale sono fuggiti tutti gli abitanti. Sono
riuscito a nascondere in un posto sicuro il parroco fra Tomo Buljan.
Per fortuna la sua salute è discreta. La chiesa parrocchiale
e l'appartamento del parroco sono danneggiati, ma non rasi al
suolo come molte altre case. Sono andato anche nei paesi della
parrocchia di Vrbanjci dove fino a ora mi era stato impedito l'accesso
incontrando colà alcune centinaia di fedeli i quali grazie
a Dio non hanno subito ancora delle provocazioni dirette, ma vivono
comunque in uno stato di grave disagio. Ho visitato anche alcuni
paesini della parrocchia di Kotor Varoš dove si trovano alcuni
fuggiaschi provenienti da Sokoline e Vrbanjci; comunque la popolazione
del luogo è rimasta lì. In tutti i paesi citati
ho portato alcuni generi di prima necessità provenienti
dalla Caritas diocesana. Alcuni fuggiaschi provenienti da Banja
Luka sono già tornati in questa zona perché si spera che
sia ristabilita la pace anche se molti paesi e molte case sono
state derubate e distrutte e addirittura alcuni fedeli sono stati
uccisi!
Ho presentato le mie proteste al Sindaco e al capo della polizia
locale i quali mi hanno promesso che avrebbero cercato di garantire
un maggiore ordine e una maggiore legalità. Degli oltre
diecimila fedeli cattolici di questa zona oggi ne sono rimasti
circa duemila! Ho visitato anche le parrocchie di Šurkovac, Ljubija,
Stara Rijeka, Ravska, Sanski Most, Sasina, Bosanska, Gradiška,
Nova Topola, Dolina, Prijedor e Mrkonjić Grad portando lì
generi alimentari e vestiario sempre proveniente dalla Caritas.
A Mrkonjić Grad dopo la barbara distruzione della canonica, della
chiesa parrocchiale ho preso contatto con le autorità del
luogo, con il sindaco e con il presidente del Partito Democratico
Serbo. Hanno naturalmente preso le distanze da questi crimini,
assolutamente non provocati dai nostri fedeli, dicendo che comunque
non sono in grado di impedire soprusi messi in atto da singole
persone a danno di cittadini appartenenti ad altre etnie. Mi hanno
però promesso che avrebbero cercato di proteggere, dove
possibile, i nostri fedeli dichiarando anche che quanto era accaduto
alla chiesa rappresentava una grande vergogna e una disfatta
per loro e per il popolo. E' comprensibile che anche i nostri
fedeli siano pieni di paura perché ripetutamente le loro case
sono state mitragliate alcune persone sono state anche uccise!
Che Dio abbia misericordia di noi e ci protegga da ulteriori sofferenze!
Negli ultimi tempi nelle zone dei comuni di Sanski Most e nelle
parrocchie di Sanski Most, Stara Rijeka e Sasina estremisti serbi
hanno iniziato a perseguitare con maggiore intensità i
nostri fedeli e addirittura ad ucciderli. Le alcune centinaia
di fedeli rimasti mi chiedono di portarli via da là e di
nasconderli perché temono per la loro vita! Purtroppo neanch'io
so cosa fare di loro, come aiutarli! Cercherò di ricontattare
le autorità militari e civili!
Alcune settimane or sono ero di nuovo dal comandante del 1° Corpo
d'Armata di Krajina Gen. Momir Talić il quale ha sottolineato
nuovamente che era merito mio se il mio popolo e contemporaneamente
molti serbi sono stati salvati da una distruzione di maggiore
entità. Ha detto inoltre: "La ringrazio sentitamente
per ciò che ha fatto: il popolo serbo non lo dimenticherà
mai". La questione comunque è sapere quanti sono
i leader estremisti incontrollati, sia militari che politici,
che vogliono a tutti i costi mandar via tutte le popolazioni non
serbe! Questa pressione e questa minaccia è diventata più
forte negli ultimi giorni in tutta la nostra regione. Dato che
è continuamente minacciata la vita di molti fedeli e che
comunque non hanno alcuna possibilità di fuggire in Croazia
o in altri luoghi più sicuri, la loro paura diventa panico
e continuano a implorarmi di aiutarli visto che non hanno altrimenti
nessuno a cui rivolgersi! A Banja Luka si sono stanno ve-rificando
spiacevoli incidenti: soldati che ritornano dal fronte si stanno
comportando peggio degli incivili, sparando sulle nostre chiese
a Barlovci e a Motike e sulle case di nostri fedeli. Ad un vecchio
della vicina parrocchia di Barlovci hanno tagliato le orecchie
e il naso prima di ridurlo in fin di vita. Attualmente i medici
tentano di salvargli almeno la vita. Durante questo tempo ho parlato
nuovamente con il sindaco di Banja Luka e i rappresentanti della
polizia e dei militari, chiedendo maggiore protezione e possibilmente
una migliore assistenza medica per i nostri fedeli privati di
ogni diritto. Mi è stato risposto che avrebbero cercato
di venire incontro alle nostre richieste. Speriamo in Dio. Non
mi stancherò mai di chiedere per i nostri fedeli il rispetto
dei diritti umani che attualmente non hanno! In tutta questa disgrazia
posso darle anche una notizia positiva! Il governo della Repubblica
Croata ha approvato la fornitura di cento tonnellate di frumento
e cinquanta tonnellate di gasolio così la popolazione potrà
coltivare i propri campi, arare e seminare nutrendo nuove speranze.
Pare che su mia richiesta siano state messe a disposizione dalla
Caritas Austriaca e Tedesca altre cento tonnellate di frumento.
Grazie a Dio!
Un'altra brutta notizia: ieri, il 2 novembre in un ospedale di
Zagabria è deceduto il nostro confratello Petar Jurendić
parroco della parrocchia di Mrkonjić Grad. Che riposi in pace.
La vita e la morte sono la nostra quotidianità.
Saluto cordialmente Lei Eccellenza e suoi collaboratori rimanendo
il Suo devoto
+
Franjo Komarica
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 1300/92 del 12 novembre 1992)
E' STATO UCCISO UNO DEI NOSTRI UOMINI MIGLIORI: UN SACERDOTE,
UN VERO E PROPRIO MARTIRE
Eccellenza
Reverendissima
dato che è tornata la corrente elettrica colgo l'occasione
per mandarle le ultime novità sulla nostra diocesi.
Negli ultimi dieci giorni la situazione è drammaticamente
precipitata! La notizia più grave che devo comunicarle
è che nella notte tra il Sabato e la Domenica cioè
tra l'8 novembre e le prime ore del mattino del 9 novembre il
nostro giovane confratello molto stimato dalla gente e amato rev.
Ivan Grgić parroco di Ravska vicino al Ljubija (nel decanato di
Prijedor) è stato trucidato. E' stato prelevato dall'appartamento
e ai limiti della sua parrocchia è stato portato nelle
cave della miniera di Ljubija e lì fucilato con circa cinquanta
colpi d'arma da fuoco! Dai rappresentanti civili e militari di
Ljubija mi è stato riferito che il delitto è stato
commesso da appartenenti all'esercito serbo e alcuni dei colpevoli
sono già stati fermati. La popolazione cattolica delle
parrocchie di Ravska e delle parrocchie vicine, spaventata a
morte e privata di ogni diritto umano, vive in una grande tristezza!
Ho potuto celebrare una messa in sua memoria nella chiesa parrocchiale
alla presenza di molte persone. Il giorno successivo cioè
ieri il giovane martire beato Ivan è stato sepolto nella
cripta riservata ai sacerdoti della chiesa di Banja Luka! Merita
eterna riconoscenza nel Signore! Il beato Ivan aveva l'età
di trent'anni ed era nel sesto anno del suo sacerdozio! E' stata
la sua prima parrocchia ed era molto amato da tutti i fedeli della
sua parrocchia e da tutte le persone che lo conoscevano. I suoi
genitori vivono come profughi nella Baranja in Ungheria, anche
se non so se si trovino ancora là. Inutilmente abbiamo
cercato di avvertirli di questa tragica notizia. Comunque sono
convinto che sapranno presto del grave lutto che ha colpito loro
e tutta la loro parentela! Sia loro che noi abbiamo in Ivan un
esempio di vero martire, un esempio di sacerdote fedele fino alla
morte.
Non voleva abbandonare il suo popolo sofferente, cosa che comunque
è comune a tutti i confratelli di questo paese che continuano
a testimoniare la loro fede in Cristo e nella Chiesa.
Nella notte scorsa la grande chiesa parrocchiale di Stara Rijeka,
che si trova tra Sanski Most e Ljubija nelle vicinanze di Ravska,
è stata distrutta da una forte esplosione e l'appartamento
del parroco è stato gravemente danneggiato. E' una fortuna
che il parroco e decano Ilija Arlović si sia trovato qui da me
dopo la sofferenza per i funerali del beato Ivan. Tutta questa
zona che va da Prijedor fino a Sanski Most, attualmente otto parrocchie,
è particolarmente colpita. Dieci dei nostri fedeli, compresi
tra i 22 e i 60 anni, sono stati uccisi il 2 novembre scorso nella
parrocchia di Sasina a Sanski Most nel paese di Škrljevita mentre
stavano rientrando a casa,
Ultimamente sono stato nelle parrocchie di Prijedor, Ljubija,
Šurkovac, Ravska (allora il parroco era ancora vivo), Stara Rijeka,
Sanski Most, Sasina e Stratinska per portare del frumento al fine
di poter provvedere alle semine. La popolazione di Sanski Most
e Sasina sono terrorizzati e vorrebbero andarsene in qualsiasi
altra parte. Le promesse dei politici non valgono più nulla
perché - me lo hanno personalmente confermato - le autorità
civili e militari hanno perso ogni controllo a Sanski Most e i
reduci dal fronte uccidono e bruciano tutto quello che incontrano.
Purtroppo ciò avviene anche nelle parrocchie di Stara Rijeka,
Ravska e Ljubija. Simile situazione troviamo nelle parrocchie
della zona di Prnjavor - a Prnjavor, a Kulaši e a Dragalovci,
Anche nella zona di Banja Luka negli ultimi tempi si sono verificati
alcuni attentati armati a danno della nostra gente e a danno di
edifici della Chiesa specialmente nelle parrocchie di Barlovci
e Marija Zvijezda (Trappisti). Ho parlato nuovamente con le autorità
civili e militari del comune di Banja Luka. Mi si assicurava che
sarebbero stati perseguiti tutti gli eccessi, ma che in ogni caso
sono impotenti nel prevenirli. Pare proprio che siamo diventati
vittime di una follia e di una anarchia inaudita e di una sistematica
uccisione di tutti i fedeli!!! Ad una simile logica non posso
aderire, né come uomo, né come cristiano perché è profondamente
disumana. Non saprei a chi rivolgermi in presenza di queste assurde
crudeltà se non al nostro Dio implorando aiuto per la nostra
pacifica popolazione. Anche se molti dei miei interlocutori mi
riconoscono che siamo riusciti a salvare il popolo dall'annientamento
ho l'impressione che facciano di tutto per allontanarci dalle
nostre dimore centenarie. Ho parlato anche con il Vescovo della
chiesa ortodossa e il Muffi sugli attuali problemi, ma purtroppo
non hanno potuto né dirmi, né promettermi alcunché. Voglio comunque
informarLa sulle nostre pene affinchè si sappia cosa dobbiamo
sopportare quotidianamente e si preghi per noi a lode di Dio
e per la salvezza delle anime. La ringrazio per tutto ed è
stato un bene che sia rimasto a casa in questi giorni come Lei
mi aveva consigliato.
Auguro a Lei e a tutti pace e bene in Cristo
+
vostro Franjo
Lettera
al Card. Franjo Kuharić, Arcivescovo di Zagabria
(Prot. n. 117/93 del 17 febbraio 1993)
FACCIA L'IMPOSSIBILE PER EVITARE LA DISTRUZIONE DELLA CATTEDRALE
ORTODOSSA DI KARLOVAC (QUALORA QUALCUNO VOLESSE FARLO)
Eminenza
Reverendissima
In una conversazione telefonica con il sindaco di Banja Luka il
sig. Radić ho saputo che la cattedrale ortodossa di San Nicola
a Karlovac, già danneggiata dagli eventi bellici, dovrebbe
essere completamente distrutta. Mi mancano elementi precisi sia
sul grado di danneggiamento subito dalla cattedrale sia sull'intenzione
di raderla al suolo. Comunque trattasi sempre di un'opera sacra
molto preziosa. Non sono neppure in grado di verificare la fondatezza
delle informazioni datemi dal sindaco Radić.
Nonostante ciò la prego, qualora venisse a conoscenza di
simili azioni, di adoperarsi presso le autorità competenti
affinché ci si dissuada dalla distruzione della cattedrale di
Karlovac; la stessa cosa vale per ogni chiesa o luogo di culto
della chiesa serba ortodossa.
Lei conosce il mio pensiero di fondo e sa che sono contrario alla
distruzione di qualsiasi edificio sacro a qualunque confessione
religiosa appartenga ed anche alla distruzione degli edifici
civili. Condivo in questo evidentemente l'impostazione Sua e quella
di altri fratelli nell'episcopato. Credo che Lei anche in questo
caso agirà come deciso protettore della dignità
e del valore di ogni uomo e di ogni comunità religiosa
o etnica minacciata. Fiducioso nella Sua protezione Le esprimo
la massima stima e cordiali saluti
il Suo fratello in Cristo
+
Franjo Komarica
Inviata
per conoscenza:
- al sindaco di Banja Luka, dr Radić
- al Sinodo Episcopale Ortodosso - Belgrado.
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 927/93 del 27 marzo 1993)
LA GENTE È PRESA DA TERRIBILE PANICO CERCANDO QUALSIASI
POSSIBILITÀ DI PORTARSI AL SICURO
Eccellenza
Reverendissima
Sono qui per informarla sui fatti delle ultime settimane nella
mia Diocesi. Dopo aver nuovamente parlato con il sindaco di Banja
Luka il Sig. Radić al fine di impedire l'escalation dei soprusi
nei confronti di civili innocenti e di porre fine ai bombardamenti
alle mine sulle case, pare che qualche protezione in più
sia stata disposta. La gente comunque è presa da terribile
panico cercando qualsiasi possibilità di portarsi al sicuro
per salvare almeno la propria vita e quella dei figli. La fuga
è continua in particolar modo da alcuni rioni centrali
e da alcuni sobborghi dove nei giorni passati sono state uccise
persone innocenti (5). Tra l'altro, grazie a Dio, dopo le molte
mie e Sue sollecitazioni il convoglio degli aiuti umani-tari della
Caritas si è nuovamente messo in moto in modo da poter
dare almeno una piccola mano alla gente per i loro bisogni quotidiani.
Ho chiesto ancora un certo quantitativo di sementi perché i contadini
non possono permettersi di acquistarli per le nuove coltivazioni.
Per quanto riguarda la situazione degli edifici religiosi devo
comunicare che la grande chiesa di Šurkovac è andata completamente
distrutta e le piccole chiese nelle zone di Čatrnja (Bosanska
Gradiška) e Doline (Prnjavor) sono infestate da mine. Le sorelle
in Cristo dell'Ucraina della comunità "Le serve dell'Immacolata"
di Banja Luka - Budžak hanno lasciato il proprio convento su ordine
della loro Congregazione dato che l'edificio era stato più
volte preso di mira dall'artiglieria. La loro casa attualmente
è abitata da alcuni profughi regolarmente autorizzati.
Nelle ultime settimane sono stato più volte attaccato dai
mass media locali, dalle emittenti radiotelevisive e dai giornali
nella mia veste di Vescovo di Banja Luka, diramando menzogne incredibili.
Mi accusavano di essere il promotore di un'iniziativa volta contro
i serbi ed affermavano che divulgavo delle cose non vere quali
che la popolazione cattolica (cioè non serba) nella diocesi
di Banja Luka fosse in pericolo. Affermavano che su incarico della
Santa Sede avessi avuto il compito di allontanare tutti i fedeli
cattolici dalla zona di Bosanska Krajina di modo che la stessa
Santa Sede e il Papa in persona potessero agire con maggior forza
contro i Serbi. Persone che diramano simili menzogne e calunnie
e che intenzionalmente ingannano una popolazione, già impaurita
e privata dei loro diritti, creando ulteriore panico, meritano
soltanto la nostra compassione e la nostra preghiera.
Continuano a moltiplicarsi le minacce telefoniche secondo le quali
dovrei essere liquidato, ucciso. Non do loro molto peso anche
se non ritengo che siano solo parole. Ho in ogni caso informato
le autorità militari e civili della Repubblica Srpska sia
a livello locale che nazionale di questi fatti, chiedendo che
si faccia qualcosa di concreto al fine di porre un limite a questi
soprusi anarchici e violenti. A questo proposito mi è
pervenuta una risposta del Signor Karadžić, presidente della
Repubblica Srpska, nella quale vengo pregato di fornire al gabinetto
del Governo informazioni più dettagliate e concrete circa
le "supposte attività incriminate nell'ambito del
mio lavoro". Nonostante lo avessi continuamente informato,
sia direttamente sia attraverso i suoi collaboratori, su tutti
gli avvenimenti che si sono svolti e che continuamente si ripetono
a Banja Luka, gli ho trasmesso in questi giorni una mia nuova
lettera (8 lunghe pagine), che allegherò anche a questo
mio messaggio anche per Lei. Per amor di verità non posso
e non devo tacere quando vengono commessi reati a carico di persone
indifese delitti che vengono tollerati e che continuano. Il giorno
24 di questo mese verso sera all'ingresso del cortile del convento
di "Nuova Nazareth" un civile armato ha fermato la superiora
della comunità "Adoratrici del Prezioso Sangue di
Cristo" sr. Salezija che si trovava in compagnia di un altro
fratello del convento. è stata rubata la macchina con tutte
le cose che avevo dato come di consueto da portare a casa mentre
le due sorelle sono state mandate via in malo modo. Nonostante
tutti i nostri tentativi non si sa nulla della vettura e di ciò
che conteneva.
Negli ultimi tre giorni nella parrocchia di Barlovci sono state
uccise cinque persone innocenti. La nostra gente è presa
da forte panico. Cerco di tranquillizzarli con la preghiera, con
appelli rivolti alle autorità e con gesti di consolazione.
Anche oggi diffonderò un nuovo invito a mantenere la calma
e ad avere la forza per superare questo difficile momento.
Non perdiamo comunque la speranza che ci giunga aiuto direttamente
da Dio, ma anche dalla Santa Sede e da altre persone di buona
volontà.
Questo è quanto ho da comunicare oggi. La ringrazio per
le sue preghiere e per il Suo aiuto, porgendo i migliori saluti
in Cristo
+
Franjo vescovo
Lettera
al Card. Franjo Kuharić,
Arcivescovo di Zagabria e Presidente della Conferenza Episcopale
Croata
(Prot. n. 35/93 del 4 aprile 1993)
NON ABBIAMO ANCORA PERSO IL CORAGGIO
Eminenza
Reverendissima
La ringrazio sinceramente e di tutto cuore per le calorose parole
che mi ha fatto avere in risposta alla mia richiesta di aiuto
e di protezione per tutta la diocesi. Ho comunicato le sue parole
anche ai miei fratelli presbiteri e ai fedeli. Tutti le siamo
riconoscenti sia per le Sue parole come anche per tutto ciò
che fa per noi per le Sue preghiere, appelli ed interventi. Non
abbiamo ancora perso il coraggio anzi siamo lontani da questo
anche se l'oppressione fisica e psichica continua quotidianamente.
Eroicamente i sacerdoti rimangono al proprio posto, consolando
la gente con le parole, con la preghiera e con il loro personale
esempio. Lo stesso fanno le sorelle in Cristo e sono diventate
veramente preziose.
Rimane sempre aperto l'interrogativo sul nostro incerto futuro
e purtroppo non abbiamo alcuna risposta. Nella volontà
di coloro che tracciano confini sulle carte geografiche e di coloro
che si ritengono detentori del potere sulla vita e sulla storia
dei popoli ci sarà un futuro in questo paese per noi cattolici?
Faccio ogni sforzo per informare costantemente le autorità
delle ingiustizie alle quali siamo sottoposti continuamente e
alle calunnie nei confronti del Vescovo, dei sacerdoti e dei
fedeli. Non posso accettare che noi, pur non avendo fatto nulla
di male, veniamo sottomessi e mandati via solo per il fatto che
siamo cattolici e croati. Non credo che l'essere cattolico croato
e il vivere in un territorio che per secoli è stato la
nostra patria si possa definire un reato o un peccato, né posso
accettare che qualcuno diffonda queste idee. Il fatto di vivere
qui, per me e per tutti noi, è un impegno, non un reato
per cui secondo alcuni dovremmo sparire. Ritengo pertanto che
in tutti i futuri contatti ad ogni livello si debba definire
la patria, i suoi limiti e le possibilità di convivenza
anche delle minoranze religiose ed etniche, considerando che il
futuro di queste minoranze deve essere degno di un popolo civile,
lo pretendo questo e devo pretenderlo anche a nome dei confratelli
sacerdoti e del mio popolo!
Credo di poter invitare anche Lei personalmente e tutti i miei
cari fratelli nell'episcopato affinchè tutti voi (tutti
i vescovi croati) pretendiate da tutti coloro che decidono sulla
nostra sorte che ci proteggano e ci restituiscano tutti i diritti
umani e civili e la libertà di cui siamo stati privati.
So che non ci ha dimenticati e so che non ci deluderà perché
credo ci consideri una parte del corpo della Chiesa croata. Per
questi sentimenti ringrazio lei personalmente e gli altri confratelli
nell'episcopato. Cristo, Buon Pastore della sua Chiesa e che anche
a noi ha affidato il compito di guidarla e di proteggerla nella
buona e cattiva sorte, sia per tutti noi consolazione e ricompensa.
Qui da noi la situazione è tale che non mi posso muovere
e quindi non sarò in grado di partecipare alla Conferenza
Episcopale che verrà ugualmente indetta fra non molto.
Siamo nelle mani di Dio e Dio guiderà le cose secondo la
sua santa volontà.
Siamo felici della preannunciata visita dei graditi ospiti della
Conferenza Episcopale della Svizzera e di Sua Ecc. Card. Etchegaray
della Santa Sede. Anche per i nostri connazionali queste visite
sono significative in quanto confermano che non siamo solo assoggettati
al loro arbitrio, ma che continuiamo ad essere membri di una grande
famiglia la quale conosce la nostra situazione e non è
indifferente alle nostre sofferenze.
Se Dio vorrà, Lei verrà a visitarci durante quest'anno
giubilare della Sua Chiesa, anno giubilare che anche noi di Banja
Luka consideriamo, dal momento che per diversi secoli abbiamo
fatto parte della stessa (Arci)diocesi!
Raccomandando me stesso e tutta la diocesi al suo cuore nobile
e paterno, alle sue preghiere e al suo amore. Auguro a Lei e ai
suoi stimati collaboratori, i vescovi Đuro, Juraj e Marco, giorni
colmi di gioia, pace e salda speranza, specie durante questa Settimana
Santa e i giorni della Santa Pasqua. Nel ricordo della Passione,
Morte e Resurrezione del Salvatore porgo i migliori e cordiali
saluti fraterni.
Il Suo devoto nel Signore e nella Beata Vergine Regina degli Apostoli
+
Franjo Komarica
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 970/93 del 14 aprile 1993)
NON CI SIAMO ARRESI E NON ABBIAMO NESSUNA INTENZIONE DI FARLO
Eccellenza
Reverendissima
Vorrei informarla con la presente sulla evoluzione della situazione
dal mio ultimo resoconto. Spero comunque di non infastidirla troppo
con questo mio scritto anche se siamo ancora nella Settimana di
Pasqua (durante la quale ci si riposa normalmente dalle fatiche
del periodo quaresimale).
Come già le avevo comunicato in precedenza eravamo in attesa
della visita del Presidente della Conferenza Episcopale della
Svizzera il Vescovo P. Mamie accompagnato dal segretario della
Conferenza padre R. B. Trauffer. Grazie a Dio questa visita ha
avuto effettivamente luogo ed essi si sono trattenuti con noi
il 6 e 7 aprile, il martedì e il mercoledì santo.
Oltre a visitare le parrocchie e conventi nella zona tra Bosanska
Gradiška e Banja Luka abbiamo fatto visita anche al vescovo ortodosso
Mons. Jefrem e al Muftì di Banja Luka Sig. Halilović come
anche al sindaco di Banja Luka il Sig. P. Radić. Erano stati predisposti
anche incontri con sacerdoti e fedeli nella nostra cattedrale.
Questa visita è stata preziosa sotto diversi punti di vista.
È stata l'occasione per i fedeli, i sacerdoti e i religiosi
per informare in modo veritiero i nostri ospiti sulla nostra situazione
drammatica della quale avevano un quadro a loro detta distorto.
È stato comunque bene che anche alcuni ambienti religiosi
e civili dei nostri connazionali prendessero atto che qualche
rappresentante della grande famiglia cristiana alla quale apparteniamo
è venuto da noi. Visite del genere sono molto preziose
per noi!!
Il Sabato Santo 10 aprile siamo stati onorati da una visita del
Sig. Momčilo Krajišnik, attuale Presidente del parlamento della
Repubblica Srpska, accompagnato da quattro dei suoi ministri
e dal Sig. Radić sindaco di Banja Luka. I signori si sono soffermati
per un ora.
Il presidente Krajišnik mi ha pregato (!) di fungere da intermediario
per realizzare un incontro tra i rappresentanti più significativi
della repubblica Srpska e la comunità croata di Herceg-Bosna.
In quell'incontro dovranno essere discussi i problemi concernenti
la sospensione dei conflitti bellici, la ricostituzione della
pace e la soluzione di tutti i problemi ad essa connessi. Ha infine
riconosciuto i miei sforzi in merito al mantenimento della pace
e per evitare ancor maggiori sofferenze in questa zona, ringraziandomi
anche per la obiettiva descrizione dei fatti e delle situazioni
nella mia diocesi. Non è mancato infine il suo apprezzamento
per il mio impegno di salvare anche il suo popolo. Gli ho risposto
tra l'altro che non ero un politico, né aspiravo ad esserlo, ma
che comunque ero disponibile qualora la mia opera servisse a
pacificare la situazione, a salvare persone innocenti, a tutelare
la vita, i diritti e i beni della gente. Egli ha dichiarato infine
la propria disponibilità di tutelare tutti gli abitanti
del territorio della Repubblica Srpska, garantendo a tutti i cittadini
totale parità e un futuro sicuro. Gli risposi che sarebbe
stato necessario giungere in tempi brevi dalle parole ai fatti
e colsi l'occasione per consegnarli un elenco di tutti gli edifici
della Chiesa distrutti e una cartina della mia diocesi decimata
e devastata.
Il Lunedì di Pasqua 12 aprile due ministri, il Sig. Rosić
e il Sig. Dokić si sono ripresentati al fine di discutere concretamente
in merito ad un incontro a breve scadenza qui nella sede vescovile
tra rappresentanti serbi e popolazione croata. Oggi il vice primo
ministro della Repubblica Srpska sig. Vitomir Popović e il ministro
alla giustizia Jovo Rosić mi hanno pregato nuovamente di intervenire
per realizzare un incontro tra le autorità governative
della Repubblica Srpska e della comunità croata di Herceg-Bosna.
(Ho l'impressione che i rappresentanti della Herceg-Bosna abbiano
dimenticato completamente i cattolici croati fuori del loro territorio
e che in fondo ci abbiano sacrificato ad interessi più
immediati! Non abbiamo nessuna intenzione di arrenderci. Secondo
il nostro punto di vista la Chiesa cattolica e il messaggio di
Cristo che in questa zona vivono da diciassette secoli hanno
il diritto di esistere anche in futuro indipendentemente dal fatto
che piaccia o meno ai politici! Questo fatto non deve assolutamente
essere indifferente alla nostra Chiesa!!!). Anche se praticamente
non ho nessun contatto con i politici di Herceg-Bosna ho cercato
di far loro pervenire l'invito di presentarsi a discutere assieme
ai rappresentanti della Repubblica Srpska al fine di salvare e
di proteggere proprietà e vite umane dall'annientamento.
Speriamo che Dio assista tutti in questo difficile compito anche
per poter finalmente lenire le grandi sofferenze a cui siamo sottoposti.
Questo è per oggi. Avrà mie notizie spero positive
al più presto. In tre parrocchie nei pressi di Banja Luka
dove ero in questi giorni la gente vive ancora nel terrore. Ci
sono dei validi motivi per questo, ma ci sono anche motivi di
speranza.
Porgo i migliori saluti in Cristo
+
Franjo Komarica
Lettera
al Card. Franjo Kuharić,
Arcivescovo di Zagabria e Presidente della Conferenza Episcopale
Croata
(Prot. n. 56/93 del 1 maggio 1993)
ESPLICITO DESIDERIO DI CONTINUARE GLI INCONTRI UFFICIALI DELLA
COMMISSIONE MISTA COMPOSTA DA RAPPRESENTANTI DELLA CHIESA CATTOLICA
E DELLA CHIESA SERBA ORTODOSSA
Eminenza
Reverendissima e caro fratello in Cristo
Mi consenta di trasmetterle le novità della mia diocesi.
Ieri mi ha telefonato da Belgrado il vescovo della chiesa ortodossa
di Bačka mons. Irenej, il quale voleva sapere come stavo personalmente
e come era la situazione dei cattolici in questa zona. Mi comunicò
anche che richieste dall'estero domandavano come stesse il vescovo
di Banja Luka e come si stava nella diocesi di Banja Luka e cosa
si sarebbe potuto fare da parte della Chiesa Serbo-ortodossa al
fine di tutelarci. Mi disse inoltre che esisteva da parte della
Chiesa Serbo-ortodossa la disponibilità a chiedere per
me personalmente maggiore tutela fisica e di intervenire in questo
senso presso i politici serbi.
Gli spiegai brevemente di come si stava qui da noi dicendogli
che per quanto riguarda la mia sicurezza e protezione non avevo
altri bisogni che quelli dei miei fedeli di fatto privati di ogni
diritto, fedeli che senza un plausibile motivo venivano uccisi
in pieno giorno o nel cuore della notte nelle proprie case, cosa
che purtroppo sono accadute anche ultimamente. Negli ultimi tempi
in tre delle mie parrocchie - Petrićevac, Dolina e Šurkovac -
6 persone anziane sono state uccise. Gli ho anche detto che la
chiesa in queste situazioni deve energicamente reagire in favore
della tutela dei popoli e dei diritti fondamentali dell'uomo,
se vuole continuare a vivere nella sacrosanta verità della
propria missione. (Una conversazione analoga l'ho avuta anche
ieri sera con mons. Jefrem, vescovo ortodosso di Banja Luka.).
In relazione a ciò il vescovo ortodosso mons. Irenej mi
ha detto, essendo impossibilitato a conferire direttamente con
Lei, di pregarla affinché venga stabilita una nuova data per
il già programmato incontro della commissione mista cattolica
- serbo-ortodossa, cioè un nuovo incontro del gruppo che
si è incontrato a fine gennaio dell'anno scorso a San
Gallo in Svizzera. Dato che ci si era già messi d'accordo
di tenere un secondo incontro a Novi Sad, ma questo poi è
saltato, egli chiede che la commissione possa riunirsi effettivamente
ora alla fine di maggio o ai primi del prossimo mese di giugno
a Novi Sad. La data esatta l'avrebbe comunicata entro il 15 di
questo mese non appena si fosse riunito il suo consiglio.
Il mio compito è pertanto di presentarle la seguente richiesta:
1) sarebbe d'accordo lei che la sopraddetta commissione - come
propongono i rappresentanti della chiesa serba ortodossa s'incontri
con Lei ai primi di maggio o ai primi di giugno a Novi Sad - evidentemente
garantendo la massima sicurezza come afferma il vescovo Irenej?
2) ciò significa che ora spetta a Lei Eminenza quale Presidente
della Conferenza Episcopale prendere una decisione e far conoscere
la sua risposta tramite il sottoscritto o direttamente alla controparte.
Anche in questa occasione voglio ringraziarla di non averci dimenticati
e di continuare a considerarci un anello vivo della Chiesa croata.
La saluto cordialmente con un sentimento di profonda fraternità
e stima in Cristo
+
Franjo Komarica
vescovo di Banja Luka.
Lettera
a Mons. Vinko Puljić, Arcivescovo di Vrhbosna (Sarajevo)
(Prot. n. 126/93 del 30 agosto 1993)
OLTRE TREMILA PROFUGHI DA KAKNJA, HALJINIĆA, E VAREŠA SONO TRANSITATI
DA BANJA LUKA
Egregio
e caro padre Arcivescovo,
Caro fratello Vinko
(...) Ieri (Lunedì) sono arrivati improvvisamente con 30
automezzi profughi da Kaknja, Haljinića e Vareš, oltre tremila
donne e bambini spossati, come pure alcune persone anziane. Tra
di loro c'è anche il reverendo Veselko. Non sapevamo affatto
che sarebbero passati di qui, tuttavia appena avuta la notizia
ci siamo affrettati a portare aiuto con cibo e bevande per i bambini
e per tutti gli altri, come pure medicinali e fasciature per bimbi
e ammalati. E' deceduta una donna anziana, per la quale abbiamo
trovato una bara; tuttavia altri stavano agonizzando, cosicché
abbiamo messo a loro disposizione la nostra ambulanza con un medico,
fino a Bosanskog Grahova e precisamente fino a Ćelebića, dove
si sono diretti passando da Prijedor e Sanski Most. Dio sa come
e quando arriveranno. Sono in viaggio da sabato mattina! Triste
e opprimente. Possa il Buon Dio aver pietà di loro e di
noi! Si dice che nei prossimi giorni dovranno passare di qui anche
altri profughi di queste zone.
Le darò ulteriori notizie di questo e di altro quando ci
incontreremo!
Auguro a te e a tutti coloro che ti circondano la forza e la consolazione
di Dio in questi giorni di prova - ti saluto fraternamente - te
devoto al Signore che non ci abbandona mai.
+
Franjo, vescovo
Lettera
a Mons. G. Montalvo, Nunzio Apostolico a Belgrado
(Prot. n. 196/93 del 9 dicembre 1993)
COLORO CHE DETENGONO IL POTERE FANNO PROMESSE MA NON MANTENGONO
NULLA
Eccellenza
Reverendissima
Non essendo facile informarla in altro modo degli eventi più
importanti, mi prendo la libertà di scriverle ancora una
volta per relazionarle la vita dei nostri fedeli nelle settimane
passate. Ritengo che sia necessario che la Santa Sede sia informata
di questi ultimi drammatici eventi che accadono in questa regione,
fatti importantissimi per il futuro della Chiesa Cattolica.
1) Sul territorio della mia diocesi di Banja Luka controllato
per la maggior parte dalle autorità serbe la situazione
generale si è leggermente rasserenata in modo che i reati,
prima quotidiani, come uccisioni, distruzioni o allontanamenti
forzati della popolazione civile innocente non avvengono quasi
più. Negli ultimi due mesi si sono verificati sevizie fisiche
e addirittura uccisioni nelle parrocchie di Vrbanjci, Dolina,
Nova Topola, Mrkonjić Grad, Stara Rijeka, Barlovci, Banja Luka
e Dragalovci. Inoltre si continua a fare pesante pressione sui
nostri fedeli per convincerli di lasciare la zona. Questo in particolare
nella parrocchia di Banja Luka, Petrićevac, Barlovci, Ivanjska,
Stratinska, Budžak, Presnače, Bosanska Gradiška, Stara Rijeka.
Si cerca di mandare i nostri uomini nel servizio militare serbo
e di conseguenza direttamente sul fronte (Doboj, Odžak). Sono
comunque riuscito a sospendere questa azione. In cambio molti
dei nostri fedeli devono svolgere lavori forzati, subendo pesanti
maltrattamenti e umiliazioni come molti di loro mi hanno raccontato
in modo particolare molte persone della parrocchia di Banja Luka,
Petrićevac, Marija Zvijezda, Barlovci, Trn, Kotor Varoš, Sanski
Most, Sasina, Ravska, Ljubija, Vrbanjci e Mrkonjić Grad. Nel corso
dei miei frequenti contatti con rappresentanti del potere locale
e anche con i rappresentanti della Repubblica Srpska ho chiesto
energicamente maggiore tutela per i miei fedeli che in loco sono
sottoposti alla rabbia dei tiranni locali. I miei interlocutori
mi hanno promesso che avrebbero adottato determinate misure che
però puntualmente rimangono solo promesse e non segue
nessun fatto. Nei frequenti contatti con i parroci, sia nelle
parrocchie o nel corso di incontri in episcopio sono sempre attento
di incoraggiarli perché non perdano la fiducia e il coraggio.
Li invito continuamente a non seguire il principio "occhio
per occhio dente per dente", ma a comportarsi come veri cristiani
anche nei confronti di coloro che vogliono loro male, dimostrando
nei loro confronti amore e perdono. E' un grande miracolo che
la maggior parte dei miei fedeli agiscano ancora secondo questi
criteri, ma mi domando veramente fino a quando ciò sarà
possibile. Di frequente mi confessano che non sopportano più
queste innumerevoli ingiustizie e la totale privazione dei diritti
più elementari che li costringe purtroppo, anche se con
molto rimpianto, a lasciare la zona. I nostri fedeli nella maggior
parte dei casi vanno nella Repubblica Croata; solo pochi decidono
di trasferirsi nella Repubblica di Herceg-Bosna. Secondo le ultime
informazioni che mi sono state fornite dai parroci ho saputo che
o definitivamente o temporaneamente si sono trasferiti quasi 41.400
fedeli da questa diocesi, ma ritengo che il numero effettivo dovrebbe
essere ancora superiore. Purtroppo specie dalla zona di Banja
Luka a causa di continue pressioni questa tendenza è in
crescendo. Quanto durerà nessuno lo sa. Senza una maggiore
garanzia degli organi ufficiali e anche dei rappresentanti del
popolo croato qui in Bosnia-Erzegovina il futuro della cittadinanza
cattolica in questa zona temo sarà sempre peggiore.
Per quanto riguarda la parrocchia di Bihać la quale purtroppo,
nonostante diversi tentativi, non sono ancora riuscito a visitare,
ho saputo da rappresentanti della UNHCR che sia i sacerdoti che
le suore per ora non sono stati toccati ma che una parte dei fedeli
è andata via da lì anche se gran parte della comunità
cristiana della zona è rimasta. Considerando il fatto che
in questa zona quotidianamente si svolgono operazioni belliche
il futuro di questa parrocchia è abbastanza incerto.
Per quanto riguarda il convento delle suore "Adoratrici del
Prezioso Sangue di Cristo" a Nuova Topola in accordo con
l'Amministrazione Provinciale e Generale dell'Ordine e con la
nostra Caritas è stato deciso di utilizzare una delle case
per aprire un centro d'aiuto per persone anziane che hanno bisogno
d'assistenza sociale. Le autorità locali purtroppo non
hanno ancora dato il proprio assenso per questo progetto, anche
se ho parlato ripetutamente con loro.
Gli organi ufficiali hanno capito che realizzare questo progetto
significa che noi intendiamo mantenere la nostra presenza in loco,
cosa che non coincide con il loro progetto di allontanarci definitivamente.
Del resto le tre suore rimaste a Nova Topola stanno bene e di
notte godono della sorveglianza della polizia. A Bosanski Aleksandrovac
ci sono ancora sei suore. Per grazia di Dio comunque non si verificano
provocazioni o casi spiacevoli.
2) Gli organi ufficiali della Repubblica Srpska ultimamente stanno
ostacolando i nostri sforzi per quanto riguarda il rifornimento
degli aiuti umanitari essenziali organizzati dalla Caritas diocesana.
Già tre convogli che settimanalmente ci portavano generi
alimentari, senza una plausibile motivazione, non hanno potuto
giungere a destinazione: l'autorizzazione da Pale non è
arrivata. Non li preoccupa minimamente il fatto che queste interruzioni
nel rifornimento colpiscono non solo i nostri, ma anche molti
dei loro fedeli che si rivolgono a noi per ottenere aiuti. Ho
parlato di questo anche con i rappresentanti degli organi ufficiali
che a loro volta hanno dato delle assicurazione, ma nell'attuale
situazione dove non si conoscono le competenze dei diversi organismi
succede purtroppo che anche l'autorizzazione concessa da un organo
superiore venga resa successivamente nulla dalla indisponibilità
di altri organi. Comunque siamo decisi a non perdere la speranza
e continuiamo a combattere perché ci vengano riconosciuti i diritti
più elementari della vita e la possibilità dell'esistenza.
Ciò potrebbe avere forse anche maggiore successo se le
organizzazioni internazionali che si occupano della tutela dei
diritti umani cominciassero ad interessarsi un po' di più
della situazione in questa zona nella quale sono colpite particolarmente
le minoranze nazionali.
3) Continuiamo ad avere contatti abbastanza regolari e frequenti,
non solo telefonici, ma anche personali con il Vescovo ortodosso
di Banja Luka mons. Jefrem e con il Mufti di Banja Luka signor
Halilović. I nostri colloqui sono improntati su un clima amichevole.
Nei limiti del possibile cerco di aiutare anche i loro fedeli
attraverso loro e attraverso le organizzazioni umanitarie. Purtroppo
in città e in tutta la zona la fame e la mancanza di tutto
diventano quotidianamente più evidenti e il malcontento
della gente cresce.
4) D'accordo con l'Arcivescovo di Sarajevo Mons. Vinko Puljić
sono andato a visitare alcune delle sue parrocchie visto che a
Lui non era possibile. Nella zona di Žepče, nella zona di Usora
e nei comuni montani di Korićani dove sono rimasti alcuni fedeli
ormai senza assistenza sacerdotale ero già stato due volte.
Mi sono recato a Dobretići e a Podmilačje, due comuni dai quali
i fedeli sono tutti fuggiti. Mentre mi è stato possibile
portare alcuni aiuti umanitari e medicine nei comuni di Korićani
e Žepče, ciò non mi è stato consentito ad Usora.
Comunque non mi scoraggerò e cercherò di ottenere
l'autorizzazione di arrivare con gli aiuti della Caritas anche
in queste zone, perché i fedeli cattolici che lì sono circa
15.000 e la popolazione mussulmana si trova in una situazione
molto critica. Sono stato anche nella parrocchia di Doboj dove
ho preso contatto con gli organi ufficiali chiedendo l'autorizzazione
a che si possa insediare colà un parroco dato che nella
parrocchia vivono ancora 1.800 cattolici. C'è una buona
possibilità che ciò si realizzi.
Basta così per oggi. Ringrazio di tutto ciò che
può fare per noi.
Con stima
+
Franjo Komarica
vescovo di Banja Luka
Lettera
al Card. Franjo Kuharić,
Arcivescovo di Zagabria e Presidente della Conferenza Episcopale
Croata
(Prot. n. 99/94 del 14 marzo 1994)
I GRAVI FATTI ATTUALI MI IMPEDISCONO DI RECARMI DA LEI
Eminenza
Reverendissima
II segretario Mons. V. Milovan mi ha trasmesso l'invito di partecipare
alla seduta primaverile della Conferenza Episcopale indetta per
i giorni 15-17 marzo '94. A parte la riconoscenza per avermi trasmesso
quest'invito sinceramente sarei stato felice di potermi incontrare
con Lei e i confratelli nell'episcopato.
Purtroppo gli eventi nefasti degli ultimi giorni m'impediscono
di recarmi da Lei. In questa situazione è mio preciso dovere
di intervenire presso i politici locali al fine di ottenere una
migliore e più efficace tutela per i fedeli che, di fatto,
sono del tutto privi di tutela e protezione, fedeli che nonostante
le quotidiane provocazioni e difficoltà continuano a permanere
nelle loro case che detengono da secoli.
Mi permetto comunque di riferirle alcuni fatti particolarmente
tristi e deplorevoli. Sono eventi diversi nella loro specie ma
comunque tutti vertono a far sì che i cattolici lascino
questa zona. In questi tentativi vengono usati anche i mezzi più
barbari e i disumani, mezzi che offendono l'onore e i diritti
umani, se si può ancora parlare di diritti umani di una
popolazione che negli ultimi due anni ha passato situazioni impossibili.
1) La minaccia della vita
Purtroppo negli ultimi tempi in alcune parrocchie si sono ripetuti
casi di minaccia alla vita di persone innocenti.
Nel comune di Dragalovci (sulla via tra Banja Luka e Doboj) nella
notte tra il 9 e il 10 febbraio Mato Barukčić di 83 anni è
stato ucciso barbaramente nella sua casa nella quale abitava da
solo. Nello stesso comune il 17 febbraio morì dopo aver
subito gravi sevizie fisiche il sessantaseienne Andro Cancar ammalato
di cuore. La casa di Pavle e Ivika Pranjić entrambi ultra ottantenni
e di Domo Pranjić dell'età di cinquantasette anni sono
state bombardate nella notte dal 10 e l'11 febbraio; questa povera
gente è fuggita all'ultimo momento dalla casa rifugiandosi
nella neve alta tra le montagne. Pochi giorni dopo il cinquantaduenne
Stipo Barukčić è stato calpestato, picchiato e derubato
delle poche cose che aveva.
Di fronte a tutti questi casi gli organi ufficiali si sono dichiarati
impossibilitati ad agire. Nella parrocchia di Barlovci nel paesino
Zalužani i soldati in uniforme nelle ore serali del 6 febbraio
hanno ucciso nella propria casa il quarantasettenne Slavko Kašljević.
Sua moglie è riuscita a fuggire da una finestra. All'arrivo
della polizia Slavko viveva ancora, ma il medico, nonostante fosse
stato chiamato tempestivamente, è arrivato solo il giorno
dopo alle 9.30 quando l'uomo era ormai dissanguato.
Nella parrocchia di Marija Zvijezda alla periferia di Banja Luka
alcune persone sono state aggredite. Il 5 marzo invece è
stato aggredito Anto Martinović, l'8 marzo è stata mitragliata
la casa di Zvonko Martinović e nello stesso giorno è stata
colpita da una fucilata di una mitragliatrice anche la casa di
Anto Aračić (vetri e finestre sono stati infranti). Il 10 marzo
alle ore 19.00 è stata rubata la macchina di Anto Matošević.
E' stata poi lanciata una bomba sulla casa di Anto lanjic dopo
di che è stata depredata. La casa di Josip Ulmer e quella
di Tonka e Franje Pajić sono state depredate. Anna Kezić ha subito
furti. A Lada Bilić hanno invece incendiato il fieno. Le finestre
della casa di Jozo Ćosić sono state frantumate. La casa di Ivica
Lipovac è stata presa a fucilate. La stalla e le strutture
accessorie della vecchia Ruža Ćosić sono state incendiate.
Ultimamente nei nostri uffici vengono quasi quotidianamente persone
in lacrime perché sottoposte o direttamente o nei confronti dei
propri familiari a gravi sevizie fisiche senza contare il clima
di terrore in cui vivono per le continue minacce. Anche le minacce
telefoniche che vengono fatte (anche a me direttamente) si sono
ultimamente moltiplicate. Dicono che ci uccideranno tutti, che
in questa regione non c'è posto per noi, che nemmeno gli
aerei della Nato (= aerei cattolici) non ci avrebbero potuto salvare,
ecc.
La popolazione è veramente terrorizzata e ne ha motivo.
Voglio indicare alcune motivazioni:
2) la popolazione viene allontanata con violenza dalle proprie
case dai propri appartamenti.
A quanto pare non si vuole smettere di buttare fuori dalle proprie
case di proprietà e dagli appartamenti in affitto nella
zona i nostri fedeli di Banja Luka. Non so quante volte in questi
ultimi giorni mi sono recato dal sindaco di Banja Luka il signor
Badie per fargli presente i gravi reati che vengono commessi quotidianamente
nei confronti della popolazione, reati che purtroppo vengono tollerati
senza che gli organi ufficiali facciano qualcosa di concreto per
fermare questi soprusi. La gente viene effettivamente buttata
sulla strada senza che vengano adottate delle misure per sistemare
queste persone in qualche modo. Tra queste persone ci sono spesso
anziani privi di qualsiasi mezzo, ammalati e disperati.
Abbiamo l'impressione che siano le armi a comandare e chi possiede
le armi ha anche il diritto. L'azione di cacciare la popolazione
dagli appartamenti e case è un sistema veramente deplorevole
per realizzare una pulizia etnica sistematica contro la parte
di popolazione indesiderata, la popolazione non serba.
I miei numerosi interventi, dato che non c'è nessun altro
che si occupa della tutela di questa povera gente, in linea di
massima sono rimasti purtroppo senza risultato. Purtroppo, vedendo
tutta questa povera gente la quale non posso in concreto aiutare,
mi duole l'anima.
La situazione è identica nella zona di Kotor Varoš dove
negli ultimi tempi - a prescindere dai continui soprusi fisici
- quasi tutte le sere si tende a cacciare anche quella minuscola
parte di cattolici che sono ancora rimasti, una dozzina in tutto.
Alla fine di gennaio Mato e Ruža Mandić sono stati terribilmente
colpiti picchiati nella propria casa; la stessa cosa è
successo a Anto Vujičić. Nella notte del 5 febbraio sono stati
malmenati e poi depredati nella propria casa Iva e Kata Maljur.
La stessa notte è stata malmenata anche Maria Mandalo.
Nella notte del 26 febbraio è stata malmenata Ana Pranjić
e la casa è stata depredata; la stessa cosa è successa
nella notte del 12 marzo a Luca Jurić.
Tutta questa gente e anche i loro vicini non hanno più
il coraggio di dormire nelle proprie case, ma preferiscono passare
le notti all'addiaccio o in fienili o in altri ricoveri di emergenza
e di fortuna nonostante che ultimamente sia nevicato di nuovo.
Le autorità locali sono perfettamente a conoscenza di tutte
queste situazioni, ma nessuno prende una qualche iniziativa per
fermare questi soprusi.
I parrocchiani vivono nel terrore e tentano di fuggire altrove
per salvare almeno la loro povera vita. E a quanto pare anche
gli stessi organi ufficiali sono d'accordo con questa pulizia
etnica su tutto il territorio comunale.
3) Richiamo forzato alle armi e assoggettamento ai lavori forzati.
A metà febbraio più di 130 cattolici la maggior
parte croati, in prevalenza di provenienza dal comune di Banja
Luka, a partire dall'anno 1938, sono stati chiamati a prestare
il servizio militare. Sono stati chiamati alle armi anche coloro
che non hanno mai prestato servizio militare, cioè coloro
che erano inabili o addirittura ragazzi delle scuole medie. Evidentemente
ho immediatamente protestato presso gli organi competenti perché
vengano ritirati questi ordini di chiamata al servizio militare
e le persone possano ritornare nelle loro famiglie. Ciò
non ha portato gran vantaggio anzi la situazione è precipitata.
Anche in questi giorni si sta svolgendo una campagna di chiamata
alle armi nella zona del comune di Banja Luka di Prnjavor e Doboj.
La gente viene catturata come bestie, se i poveretti non riescono
a nascondersi in tempo. Purtroppo le persone non possono nascondersi
per giorni e giorni. Le famiglie sono nel terrore: non c'è
nessuno che li possa difendere, che possa spiegare cosa accade,
perché ci si comporta così... Vengono da noi nella nostra
casa piangono amaramente e sperano che noi possiamo difenderli,
trovando loro un rifugio da qualche parte. Facciamo il possibile
per tranquillizzarli e soccorrerli, ma siamo molto lontani da
una situazione accettabile.
Oltre alla violenta mobilitazione per il loro impiego sulla linea
di combattimento specie nella zona di Doboj e di Maglaj la popolazione
non-serba viene chiamata spesso per lavori forzati a scopo bellico.
Ultimamente vengono impiegati spesso per scavare trincee a Doboj
Bosanski Šamac e Orašje, nelle vicinanze dei combattimenti. Testimoni
oculari affermano che gli stenti, le umiliazioni fisiche e psichiche
sono spesso cosi disumane da non essere sopportate da una persona
normale. La gente ci implora di salvarli da questo inferno in
qualunque modo. Negli ultimi giorni sono intervenuto molte volte
al fine di ottenere che questa gente venga salvata da questo
trattamento schiavizzante. Purtroppo non conosco l'esito di questi
interventi e non credo che qualcuno abbia potuto godere di un
trattamento migliore in conseguenza a questi.
Tutta questa mobilitazione per l'impiego militare e il trattamento
disumano che viene riservato condannandoli ai lavori forzati è
solo un modo per demoralizzare e umiliare ulteriormente i nostri
fedeli. E' quindi comprensibile che queste persone e i loro congiunti
cerchino di salvarsi con la fuga dalle case dai paesi che per
secoli hanno abitato.
4) Nuovi attacchi ai centri parrocchiali.
Alla periferia di Banja Luka negli ultimi venti giorni sono stati
continuamente attaccati i nostri centri di assistenza.
Nella notte del 25 febbraio il centro assistenziale della parrocchia
di Trn è stato attaccato per la trentunesima volta con
armi pesanti: anche questa volta i danni sono stati ingenti.
Il 3 marzo verso sera è stato attaccato il centro assistenziale
della parrocchia di Barlovci, provocando gravi danni. C'è
stato anche un tentativo di furto.
Quel che non è riuscito il 3 marzo è stato poi tentato
il 12 e il 13 marzo nel centro assistenziale della parrocchia
di Banja Luka - Budžak. Dopo dieci attacchi armati e gravi danneggiamenti
il centro assistenziale di questa giovane parrocchia già
un anno fa ha dovuto sospendere qualsiasi attività parrocchiale
e liturgica, anche perché i nuovi arrivati, in combutta con la
polizia locale, hanno cacciato con la forza delle armi i cattolici
dalle loro case, abitandole al loro posto, al che nessun altro
ha più il coraggio di opporsi a loro. Uno di questi "eroi"
in questi giorni ha occupato il terreno già riservato per
la costruzione della nuova chiesa parrocchiale. Tutti i miei interventi
non sono serviti un granché. I nostri fedeli sono veramente disorientati,
abbattuti e impossibilitati a fare qualcosa per la loro difesa.
A coloro che dovrebbero non importa nulla delle nostre disgrazie.
5) La sospensione delle forniture organizzate dalla Caritas.
Fino ad oggi i nostri fedeli sono riusciti in qualche modo a sopravvivere
specialmente grazie al continuo aiuto della Caritas diocesana.
Negli ultimi tempi gli organi locali ci hanno impedito di prelevare
da Zagabria gli aiuti che una persona ci aveva fatto recapitare
colà. Nonostante che la nostra Caritas in tutto questo
tempo della sua attività abbia sempre aiutato i numerosi
serbi e mussulmani come anche una gran quantità di istituzioni
locali (convitti ospedali, scuole, centri di assistenza, ecc.),
gli organi locali, che ben sanno degli aiuti che noi forniamo,
impediscono senza motivo il quanto mai urgente rifornimento di
questi generi di sussistenza e dei medicinali di cui c'è
urgente necessità.
Questo atteggiamento è veramente incomprensibile e purtroppo
nonostante i nostri numerosi interventi non riusciamo ad ottenere
una valida risposta.
Non smetterò di continuare a chiedere le autorizzazioni
per la fornitura e distribuzione di generi di prima necessità
a tutta questa popolazione in pericolo, indistintamente dalla
religione e dall'etnia. Mi rincresce in modo particolare che non
mi venga permesso di portare medicine e alimenti ai nostri fedeli
nella diocesi di Sarajevo come pure in altri luoghi particolarmente
esposti come per esempio la parrocchia di Usora e nella zona
tra Doboj e Teslić.
6) Profanazione di cimiteri e sepolcri
Devo comunicare purtroppo un altro evento molto triste Si moltiplicano
le violazioni a danno di cimiteri e sepolcri in molte delle nostre
parrocchie. File intere di pietre tombali vengono asportate, spesso
anche con il consenso delle autorità di polizia. Nelle
parrocchie di Marija Zvijezda e Petrićevac di Banja Luka e a Barlovci
e Trn nelle vicinanze di Banja Luka e a Vrbanjci a Kotor Varoš
Dragalovci Prnjavor Mahovljani e Bosanska Gradiška molte tombe
sono state dissacrate e distrutte. E tutto questo negli ultimi
tempi. Non parlo nemmeno delle distruzioni avvenute in precedenza.
Eminenza reverendissima,
In questi giorni così importanti per il destino della comunità
cattolica a Banja Luka il dramma non è ancora concluso.
Anche se all'inizio di questa guerra a noi imposta abbiamo cercato
con tutta la nostra forza di evitare tutti i conflitti armati
e di salvare il maggior numero possibile di vite umane (cosa che
sia da parte serba come da parte croata e mussulmana mi è
stata riconosciuta) come ricompensa i miei sacerdoti, le mie
suore, il mio popolo privato di qualsiasi diritto ed io stesso
devo vivere alla mercé dell'anarchia e della spietata distruzione.
Chiedo ad ogni uomo, a chi si crede tale: "siamo uomini anche
noi? Abbiamo diritto anche noi ai diritti fondamentali umani?"
Il comportamento degli attuali detentori del potere dimostra chiaramente
che non abbiamo questi diritti!
Sarebbe forse possibile che la Chiesa cattolica croata con un
proprio intervento presso le più alte cariche del Governo
croato o presso le autorità di qualche altro Stato influente
possa ottenere dei risultati più concreti in modo che noi
come uomini e come cattolici veniamo tutelati dall'anarchia e
dai soprusi per non essere più vittime della legge della
violenza e del sopruso di coloro che vogliono decidere sul futuro
della nostra diocesi senza di noi cattolici? Sono comunque fiducioso
che Lei Eminenza, nostro Cardinale, voi miei confratelli i vescovi
croati e voi vescovi di tutto il mondo non ci abbandonate in questa
nostra grande incertezza e che non ci lascerete al nostro destino.
Fino ad adesso vi siete sempre interessati di questa nostra gloriosa
via crucis e Lei, Eccellenza, rappresentava per noi il prezioso
Simone di Cirene. La prego a nome di tutti coloro ai quali, per
seguire Cristo nostro divino maestro, viene addossata questa pesante
croce causa dei nostri ed altrui peccati continui ad offrirci
come una Veronica questo drappo nella forma della solidarietà,
della preghiera e di altri mezzi utili affinché possiamo avere
la forza di portare la croce fino alla cima del Calvario assieme
ad altri uomini per l'eterna gloria della Chiesa.
La prego di apprezzare anche i sentimenti di una profonda riconoscenza
e stima.
La saluto cordialmente, come anche i miei confratelli nell'episcopato
che sono attorno a Lei
Suo fratello in Cristo
+
Franjo Komarica
vescovo di Banja Luka
Lettera
al Santo Padre Giovanni Paolo II
(Prot. n. 466A/94 del 25 agosto 1994)
SANTO PADRE GRAZIE DI NON AVERCI DIMENTICATI!
Santo
Padre,
La comunità religiosa della diocesi di Banja Luka nella
Provincia Ecclesiastica di Vrhbosna così gravemente colpita
dalle conseguenze degli ultimi avvenimenti bellici in questi
giorni è unita in grande gioia in modo particolare nella
preghiera e nella speranza comune. Il motivo è la notizia
della sua visita pastorale nella nostra Chiesa bosniaca e nella
città di Zagabria in occasione del novecentesimo anniversario
della fondazione della diocesi di Zagabria, centro della Chiesa
Cattolica croata.
Ringraziamo il buon Dio che ci permette di vedere esaudita - almeno
parzialmente - la nostra fervente preghiera che Lei possa visitare
le nostre diocesi. L'invito Le fu rivolto il 12 gennaio 1993 a
nome dell'intera Regione Ecclesiastica in occasione della visita
"Ad limina".
Conosciamo bene il suo sincero e profondo desiderio di venire
tra noi, per portare alla nostra popolazione, così gravemente
provata ma sempre fedele, la sua benedizione e la sua consolazione
divina e contemporaneamente di contribuire ad una riconciliazione
ponendo così le basi per una giusta pace, urgente e necessaria,
per tutti gli abitanti della nostra patria.
Sappiamo altresì che, come per altre parti del mondo, anche
per la nostra patria Lei, indiscussa guida morale dell'umanità,
si è adoperato in modo instancabile ed energico per la
tutela della dignità e dei diritti umani.
Cogliamo l'occasione per ringraziarla sentitamente e sinceramente
per tutto ciò.
Il fatto che Lei espressamente si preoccupa per queste popolazioni
così gravemente offese delle nostre diocesi, popolazioni
private dei diritti umani fondamentali, e che sia sempre in collegamento
con i pastori e il gregge della diocesi di Banja Luka è
stato per noi un prezioso conforto e un forte stimolo per superare
i momenti difficili e drammatici degli ultimi tre anni.
Ringraziamo Dio che anche in questa occasione possiamo testimoniare
come siamo riusciti con l'evidente aiuto divino a non contraccambiare
le offese con nuove offese, nonostante le grandi ingiustizie,
le più svariate forme di privazione dei diritti e tutto
il male che abbiamo dovuto subire.
Anzi ci sforziamo continuamente proprio, come detto dai comandamenti
del nostro Dio, di amare i nostri nemici, di fare del bene a coloro
ci odiano e che ci perseguitano e di pregare per coloro che ci
vogliono male e che ci maltrattano.
La nostra condotta pacifica e conseguente al messaggio evangelico
è ben nota ai nostri connazionali, ma anche a tutti coloro
che decidono sul nostro futuro. Questo nostro atteggiamento basato
sulla Sacra Scrittura ci ha aiutato ad evitare una catastrofe
e una tragedia ancor maggiore per la nostra comunità. Ciò
vale anche per tutti i nostri fedeli, per i nostri congiunti,
per i nostri vicini di altre religioni o etnie. Anche in futuro
vogliamo rimanere fermi nella nostra idea di sopportare le ingiustizie
e di non arrecare ingiustizie ad altri!
Anche attualmente vige, come ormai da anni l'ingiustizia e l'anarchia!
Quotidianamente preghiamo il nostro Dio affinché possa illuminare
le menti e provocare un cambiamento nel cuore di coloro che sono
in grado e che hanno l'obbligo di garantire l'ordine, il rispetto
dei diritti umani fondamentali e della libertà, non solo
per noi, ma per tutti coloro che vivono sul nostro territorio!
Alcune decine di migliaia di nostri fedeli (cioè più
della metà dei fedeli della diocesi) costretti alla condizione
di profughi, riescono con la forza della fede in Cristo a sopportare
e a resistere alla tentazione dell'odio. Sostenuti dai nostri
sacerdoti trovano consolazione e forza nella preghiera e nei sacramenti,
tramutando la pena in benedizione e lo spirito dell'odio in sentimenti
di pace e di fratellanza. E' questo l'atteggiamento per poter
riprendere una pacifica convivenza con altri nelle proprie antiche
dimore e siamo convinti con serie motivazioni d'avere tutto il
diritto di ritornare nelle nostre terre.
Santo Padre, noi sappiamo che Lei personalmente considera un Suo
compito attuare le parole rivolte da Cristo al Suo primo apostolo
San Pietro "conferma i tuoi fratelli" (Luca 22, 32)
anche in relazione a noi qui nella dimenticata diocesi di Banja
Luka che Lei non ha né dimenticato né cancellato dalla carta della
Chiesa cattolica affidata alla sua guida. La ringraziamo perciò
di tutto cuore! Un chiaro segno della sua paterna preoccupazione
per noi e il nostro futuro e anche questa visita da tempo attesa
di Sua Santità in luoghi a noi vicini: a Zagabria, nel
centro dell'antichissima diocesi della Chiesa croata a cui apparteneva
per diversi secoli anche gran parte della nostra diocesi e a
Sarajevo, nella zona profondamente bosniaca con la quale negli
ultimi due secoli e mezzo formiamo un'unità di fede. Nutriamo
la sicura speranza che il Signore, anche grazie alle Sue preghiere
e al Suo pensiero, ci consenta di onorare il nome di Cristo e
di difendere il vero volto della chiesa cattolica anche nei prossimi
secoli.
Anche se a causa delle obbiettive difficoltà i nostri fedeli
dispersi in chissà quali zone non potranno vederLa, ci
rimane comunque la possibilità di sollevare i nostri cuori
con questo scritto a Lei, rappresentante di Cristo sulla terra.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, annunciatore
della giustizia divina, dell'amore della speranza e della pace!
Nella preghiera, nella speranza e nella continua ricerca che la
legge divina possa riacquistare terreno su questo martoriato
continente e in tutto il mondo.
La preghiamo inoltre sentitamente anche in questa occasione di
"confermare" nella fede tutti i fedeli della nostra
diocesi e tutti coloro che continuano a vivere nella loro secolare
patria e che vogliono rimanervi, come pure coloro che portano
conforto a tutte queste persone con la loro preghiera nel tentativo
di rafforzare l'unità, l'amore e la pace con tutti gli
uomini. Preghiamo Sua Santità di inviarci l'Apostolica
benedizione per noi e per tutti i nostri concittadini e connazionali
affinché anche noi possiamo diventare benedizione gli uni per
gli altri!
Il Suo devoto in Cristo
+
Franjo Komarica
Lettera
al Santo Padre Giovanni Paolo II
(Prot. n. 110/94 del 27 novembre 1994)
SANTITÀ COSA POSSO FARE PERCHÉ LA GENTE DELLA NOSTRA CHIESA,
DELLA MIA DIOCESI POSSA CONTRIBUIRE ALLA MAGGIORE GLORIA DI DIO?
Santo
Padre,
Come vescovo di Banja Luka e portavoce della Conferenza Episcopale
di Vrhbosna La ringrazio di cuore per la sua paterna preoccupazione
per questa provincia così martoriata e da Lei tante volte
ricordata. Anche il Suo ultimo gesto della nomina dell'Arcivescovo
e Metropolita Vinko Puljić a Cardinale conferma la Sua costante
preoccupazione per noi e ci riempie di grande gioia e immensa
riconoscenza.
In occasione di un soggiorno concessomi da nostro Signore nella
città eterna mi permetto di sottoporre a Sua Santità
una situazione creatasi nella mia diocesi.
1) Dall'inizio dei tragici scontri in Bosnia-Erzegovina assieme
ai miei confratelli ho sempre cercato di allentare le tensioni,
ammonendo continuamente i fedeli a non prendere in mano le armi
per non minacciare o mettere in pericolo la propria vita e la
vita altrui. Con il chiaro aiuto divino siamo riusciti ad evitare
sanguinosi scontri e persecuzioni che sono invece avvenute in
altre zone.
2) II nostro costante e chiaro comportamento pacifico nei confronti
dei nostri connazionali sia serbi che mussulmani è obbiettivamente
e generalmente riconosciuto da tutti. Per grazia divina noi,
appartenenti a questo popolo e a questa Chiesa possiamo presentarci
a Lei, Santo Padre, ai nostri connazionali e a tutta la comunità
internazionale con la coscienza pulita. Preferiamo subire ingiustizie
piuttosto che recarle ad altri. Inoltre cerchiamo quotidianamente
di tradurre in fatti i comandamenti di Cristo che ci comanda di
amare il nostro nemico, di pregare per lui e di pregare per coloro
che ci perseguitano: fate del bene a coloro che vi odiano.
3) Fermamente ho continuato a cercare di mantenere e di migliorare
i già buoni rapporti con i Vescovi della Chiesa serbo-ortodossa
come anche con il Muftì mussulmano di Banja Luka. Siamo
riusciti con l'aiuto di appelli congiunti ai nostri rispettivi
fedeli e ai responsabili politici ad arginare le disastrose ripercussioni
degli eventi bellici.
4) Nonostante ciò nella zona controllata dai serbi, che
è circa l'80% del territorio e della popolazione della
mia diocesi, continua la sistematica pulizia etnica. Fino ad oggi
due terzi dei miei fedeli hanno dovuto lasciare la diocesi; il
50% delle chiese è distrutto nonostante non ci fossero
state delle battaglie; un altro 23% è stato danneggiato
gravemente e un 20% danneggiato parzialmente. Due sacerdoti sono
stati uccisi e un altro è morto in seguito a detenzione
e maltrattamenti anche se tutti, secondo le affermazioni degli
organi locali, erano innocenti! Grazie all'impegno dei nostri
sacerdoti vivono qui ancora 26.000 fedeli. Essi sono comunque
totalmente privi di qualsiasi diritto, umiliati e minacciati nella
loro stessa vita e senza alcuna prospettiva politica chiara. Come
vescovo devo prendermi cura di loro e non solo a livello spirituale:
sono l'unico uomo che cerca dì tutelarli, di difenderli,
di portar loro cibo e assistenza medica, di procurar loro vestiario
e di provvedere all'insegnamento scolastico. Nonostante l'enorme
impegno e sforzo fatto dalla mia Caritas, ultimamente i mezzi
diventano sempre più scarsi e non sono più in grado
di garantire a questa gente un futuro umano e una permanenza nelle
loro antiche dimore. Nessuno dei politici né a Sarajevo né a Zagabria
si è preso cura di noi. Pare che non apparteniamo più
a nessuno?!
5) Negli ultimi tempi rappresentanti della Chiesa Serbo-ortodossa,
il Patriarca serbo Pavle e anche di altri Vescovi ortodossi della
Bosnia e della Croazia dimostrano un crescente interesse ad incontrarsi
con noi al fine di collaborare ad una soluzione dei gravi problemi
che riguardano i nostri rispettivi fedeli. Evidentemente sono
aperti a qualsiasi azione costruttiva. Quotidianamente vengono
da me molti serbi e mussulmani in cerca d'aiuto!!!
6) Santità, mi permetto di chiedere indicazioni in merito
a cosa ora dobbiamo fare affinché i fedeli della mia diocesi possano
contribuire alla gloria di Dio e la diocesi stessa possa crescere
qualitativamente e quantitativamente, cosicché possiamo continuare
in futuro ad educare efficacemente uno spirito più ecumenico
con la Chiesa Serbo-ortodossa e mantenere un dialogo fruttuoso
i Mussulmani bosniaci. Fino ad ora tutti noi sacerdoti, religiosi
e i fedeli abbiamo dimostrato di essere in grado di convivere
con gli altri in pace. La prego, ci aiuti affinché questo atteggiamento
possa perdurare. Sono a Sua disposizione per illustrare a voce
alcuni particolari e discuterne i passi da intraprendere.
Implorando la Sua benedizione apostolica
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Cardinale Franjo Kuharić,
Arcivescovo e Metropolita di Zagabria
(Prot. n. 2/95 del 2 gennaio 1995)
ESPLICITO DESIDERIO DI DUE VESCOVI DELLA CHIESA SERBO-ORTODOSSA
PER UN INCONTRO CON I VESCOVI CATTOLICI IN CROAZIA
Eminenza
Reverendissima,
Con il Nuovo Anno di Redenzione 1995 auguro di cuore abbondante
benedizione divina e conforto a Lei personalmente ed a tutti
i fedeli della Chiesa di Cristo affidati alla Sua premura e guida
pastorale. Allo stesso tempo desidero calorosamente ringraziarLa
per le consolanti parole ricolme di speranza e di amore che, in
occasione del Santo Natale a noi tanto caro, Lei ha indirizzato
a me ed a quanti risiedono nella mia diocesi tanto provata. Che
il Signore La ricambi infinitamente!
Mi sia consentito informarla in merito all'incontro insperabilmente
realizzato ieri presso la sede vescovile di Banja Luka con il
Metropolita ortodosso per l'area di Zagabria-Lubiana, Rev. Jovan,
e con il Vescovo ortodosso di Banja Luka, Mons. Jefrem.
Verso sera mi chiamò il Mons. Jefrem pregandomi di recarmi
da lui. Lì si trovava già il Metropolita Jovan in
compagnia di due monaci giunti dall'Italia (uno italiano, l'altro
serbo). I colloqui si protrassero per due buone ore. Il Metropolita
parlò a lungo del suo recente soggiorno a Zagabria e cosi
pure della necessità di disporre di un luogo sicuro ove
poter stabilire il suo domicilio quando egli giunge a Zagabria
e successivamente quando egli visita la parte della sua provincia
ecclesiastica nel territorio della Nazione croata. A tal proposito
egli mi ha pregato che anch'io mi adoperi, se mai sia possibile,
della sua richiesta affinché gli siano messi a disposizione i
locali del piano sottostante alla sede della parrocchia ortodossa
al Nr. 7 di Via Ilica, nell'edificio tra l'altro sede della Chiesa
Serbo-ortodossa. Gli ho assicurato di rivolgermi per iscritto
al Primo Ministro della Repubblica di Croazia, Signor Nikica Valentić,
nel caldeggiare tale sua richiesta. La copia di questo mio intervento
è allegata alla presente. Ad avviso dei miei due interlocutori,
una decisione favorevole in merito al problema del Metropolita
sarebbe "un grosso ed assai prezioso passo in direzione di
un vicendevole avvicinamento e per porre fine alla diffidenza
sin qui invalsa".
Il Metropolita ha accolto la mia esortazione di riconsiderare
il desiderio e la risoluzione (al momento congelati) dei massimi
rappresentanti delle nostre due Chiese mediante la ripresa degli
incontri delle Commissioni bilaterali già istituite. Per
parte sua egli auspica che Lei proponga per iscritto al Patriarca
Pavle la ripresa di tali incontri. Il prossimo 27 gennaio, giorno
di S. Sava, egli si propone di incontrarsi a Zagabria con il Vescovo
Kokša, il quale potrebbe così consegnargli la Sua proposta
scritta da recapitare personalmente al Patriarca. Egli si dichiara
pure rammaricato che non si sia potuto finora realizzare alcun
incontro, precisando di averne proposto uno per l'8 maggio, ma
di aver atteso un'intera giornata senza che qualcuno si sia fatto
vivo. Egli valuta che non sarebbe bene se gli esponenti politici,
incontrandosi ed intavolando trattative a fini di pace, precedessero
i rappresentanti religiosi, restando questi ultimi in posizione
defilata di indugio.
Mi sono sforzato di far sapere ai miei due interlocutori che per
parte nostra siamo sempre stati disposti a contatti costruttivi,
senza però ottenere dagli altri risposte adeguate. Non
ha però alcun senso rinfacciarsi gli uni con gli altri
chi abbia più o meno colpa. Dovremmo piuttosto prestare
attenzione ai suggerimenti spirituali che ci giungono anche dal
Santo Padre ed adoperarci con la necessaria umiltà e con
tutte le nostre forze, lavorando e pregando affinché siano sanate
nei fedeli di entrambe le Chiese le evidenti gravi ferite nell'anima
e nello spirito, a ben vedere molto più serie di quelle
corporali.
In altri termini, benché solo il Signore sia in grado di leggere
nel cuore di ciascun uomo, ritengo personalmente che dovremmo
tenere in considerazione questi recentissimi segnali degli interlocutori
ed il loro manifesto desiderio di incontrarsi, mettendoci in contatto
ed avviando colloqui, senza attendere chissà quale altro
mediatore europeo. Iddio vede e dà la sua benedizione.
Dopo i recenti atroci avvenimenti subiti dai miei fedeli specie
nei dintorni di Banja Luka, la nostra gente è piena di
terrore e di incertezza. Da nessuna parte giunge concreta assicurazione
che la nostra gente sarà difesa dall'arbitrio dei "potentati"
locali. Noi confidiamo in Dio e che Egli veda e provveda. Quanto
a noi, faremo quello che possiamo per tranquillizzare la gente
ed infonderle una qualche speranza, sebbene gli avversari facciano
insistente propaganda fra i nostri fedeli e con la sobillazione
li inducano a non prestare ascolto ai Sacerdoti ed al Vescovo.
Di fatto, solo la nostra fede e la nostra fiducia in Dio ci danno
costante sostegno e non abbiamo finora perso il coraggio malgrado
la difficile situazione, così anche la grande maggioranza
non si lascia deprimere dalla disperazione. Iddio disporrà
per il meglio, ne sono certo! Le rinnovo viva riconoscenza per
le prove di amore nei nostri confronti, per le Sue preghiere,
per la Sua premura nello starci a fianco e per la Sua sollecitudine
nel motivare altri a non abbandonarci alle forze del male!
Né io, né alcun sacerdote abbiamo a tutt'oggi ottenuto l'autorizzazione
a lasciare questa regione. Pur tuttavia spero che questo scritto
giunga nelle Sue mani! (...)
Con rispettosa deferenza La saluto fraternamente di cuore.
Suo devoto in Gesù e Maria
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Card. Josef Tomko,
Presidente della Congregazione per la diffusione della Fede
(Prot. n. 44/95 del 27 marzo 1995)
DA
BEN TRE LUNGHI ANNI SOPPORTIAMO DEL TUTTO INCOLPEVOLI LA SCIAGURA
CHE S'E' RIVERSATA SULLA NOSTRA PATRIA
Eminenza
Reverendissima,
I fedeli della mia Diocesi in Bosnia scontano da ormai tre lunghi
anni la sciagura della guerra che si è riversata sulla
nostra Patria. Noi non abbiamo mai voluto la guerra, né mai abbiamo
combattuto e, malgrado ciò, abbiamo sofferto brutalità,
ingiustizie, assassini, distruzioni di proprietà e la perdita
di vite umane. Giorno dopo giorno ci vengono sottratti i beni,
dobbiamo sottostare a maltrattamenti fisici e psichici e la nostra
gente viene costretta a lasciare le proprie dimore, luoghi ove
noi risiediamo da secoli.
Dobbiamo alla protezione del Signore ed alla forza della fede
se siamo riusciti a resistere alle brutte tentazioni dell'odio,
della vendetta, degli assassini e delle distruzioni. Preferiamo
sopportare l'ingiustizia. Ci sforziamo di diffondere il Verbo
del Signore, il comandamento dell'amore e del perdono verso coloro
che ci fanno del male e d'essere perseveranti in questo nostro
contegno.
Molti dei nostri edifici ecclesiali (Chiese, Centri d'assistenza
spirituale, Canoniche) sono stati completamente distrutti o gravemente
danneggiati, benché nella nostra regione non vi siano stati scontri
bellici. Tre quarti dei fedeli della nostra Diocesi sono stati
cacciati o espulsi. L'esodo dei nostri fratelli ed i maltrattamenti
ad essi inflitti continuano senza sosta. Abbiamo l'impressione
che ci sia stato davvero inflitto un pesante castigo e che i potenti
del mondo, i nostri come a quelli degli altri Paesi, ci abbiano
condannati a morire. Nessuno dei politici intende proteggerci.
Nemmeno i più stoici e tenaci di noi sono in grado di sopportare
oltre tale situazione. Ma dove dobbiamo andare se nessuno ci vuole?
I sacerdoti ed i religiosi di cui dispongo sono rimasti con grandi
sacrifici tra i fedeli e fanno di tutto per aiutarli.
Ci rendiamo conto di non poter organizzare un esodo, tanto più
verso regioni ignote, ma d'altra parte non possiamo certo trattenere
i fedeli con la forza, visto che molti di loro vogliono andarsene.
Abbiamo ribadito innumerevoli volte quanto ci addolori il popolo
che soffre situazioni di cosi inaudita gravita.
E' di grande aiuto per noi se di quando in quando arriva qualcuno
a farci visita, specie nel caso di Personalità della Chiesa.
Queste visite non sono purtroppo tanto frequenti. Noi speriamo
per lo meno che gli uomini della Chiesa vogliano rendersi partecipi
della nostra grande e gravosa prova attraverso segni dì
cristiana solidarietà.
Mi sia concesso rivolgere a Vostra Eminenza la preghiera di riservarci,
nonostante i Suoi molti compiti ed impegni, alcuni giorni, così
da poterci far visita, prima che sia troppo tardi.
Lo spargimento di sangue è quotidiano. Se la situazione
non cambia al più presto, per noi, indifesi come siamo,
potrebbe realmente essere troppo tardi.
La nostra diocesi non esiste più, pur non avendo fatto
del male a nessuno, né aver cacciato o minacciato alcuno. Non
riusciamo a credere che debba essere così, che questa
sia la volontà di Dio. Crediamo al contrario di aver a
che fare con l'imperdonabile modo di agire e con il pieno disinteresse
di coloro che non ci hanno aiutato, mentre avrebbero potuto farlo.
A noi compete il dovere di rivolgerci supplici a tutti i nostri
fratelli, specie ai fratelli nella fede, indirizzando la loro
attenzione sulla situazione in cui vertiamo. Il Signore non ci
ha dimenticati! Ma i fratelli?
Posso assicurarLe che per Lei, quale Presidente della nostra Congregazione
e nostro Superiore ecclesiastico, non sussisterebbe alcun pericolo
qualora abbia in animo di farci visita.
Noi preghiamo il nostro buon Dio che faccia venire Vostra Eminenza
il più presto possibile da noi, perché per noi ogni giorno
conta.
La ringraziamo per tutto quello che ha fatto finora per noi, per
la Sua premura e per l'aiuto concesso: in ogni nostra preghiera
raccomanderemo al Signore di proteggerLa in tutti i Suoi viaggi
apostolici.
Concludo professandoLe profonda venerazione e fraterno amore in
Cristo, con un cordiale saluto.
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
all'Arcivescovo di Zagabria, Card. Franjo Kuharić
(Prot. n. 45/95 del 28 marzo 1995)
INTERVENGA AFFINCHE' I VESCOVI DELLA CHIESA SERBO-ORTODOSSA OTTENGANO
L'AUTORIZZAZIONE A VISITARE LE DIOCESI ORTODOSSE DI CROAZIA
Eminenza
Reverendissima,
malgrado il blocco del sistema delle comunicazioni desidero e
devo rivolgermi a Lei almeno con alcune parole.
Venerdì scorso ero con tre sacerdoti nelle due parrocchie
di Bijeljina e di Brčko facenti parte dell'Arcidiocesi di Vrhbosna
(Sarajevo). In ognuna di queste due parrocchie risiedono ancora,
secondo dati ufficiosi, alcune centinaia di fedeli. Per la prima
volta dopo tre anni dovevamo celebrare la S. Messa e somministrare
i Sacramenti. Per il nostro arrivo era interceduto anche il Vescovo
ortodosso per il Distretto di Zvornik-Tuzla, Rev. Vasilije Kačavenda.
Grazie alle sue sollecitazioni avevamo ottenuto l'autorizzazione
a recarci da quelle parti ed era stato inoltre disposto "ufficialmente"
che gli intonaci staccatisi dal soffitto, le immondizie ed i
frantumi dei vetri delle finestre venissero sgombrati dalla chiesa,
provvedendo perfino all'installazione di nuove porte...
A causa dell'offensiva in corso e dei molti morti e feriti a Bijeljina
i nostri fedeli non osarono avvicinarsi alla Chiesa e, men che
meno, assistere alla Messa. Stante la situazione molto tesa, il
Vescovo ortodosso intendeva disdire la nostra visita, ma le linee
telefoniche erano fuori uso. Mi trovai cosi da lui. Aveva un'aria
molto depressa. Discutemmo circa la necessità di un incontro
dei rappresentanti ecclesiastici. Egli esitò nella sua
risposta. Mi disse che anche loro avrebbero avviato presto un
incontro e avrebbero considerato se e quando trovarsi con noi,
presumibilmente in Bosnia Erzegovina. Egli mi ha però pregato
di prospettare a Lei il desiderio che i Vescovi ortodossi di
Croazia possano ottenere l'autorizzazione a visitare i territori
delle loro Diocesi. Due Vescovi ortodossi, quello di Pakrac, Rev.
Lukijan, e un altro, credo australiano, sono stati incaricati
dal Santo Sinodo di visitare i territori delle Diocesi ortodosse
in Croazia. Da quanto mi ha precisato, questi due Vescovi non
hanno ottenuto il visto d'ingresso. Personalmente si recherebbe
ben volentieri a Slavonski Brod, per visitare la tomba di sua
madre morta di recente, ma egli prega che si possa anzitutto far
qualcosa per l'autorizzazione ai due citati Vescovi, solo dopo
egli inoltrerà la propria richiesta. Egli si attende da
me e da Lei che Ella si adoperi presso le Autorità di Zagabria
per il consenso alla visita dei due Vescovi ortodossi.
Vostra Eminenza vorrà verificare cosa si può ottenere,
a gloria del Signore e per la propagazione del Regno di Cristo!
Con un cordiale saluto, Le assicuro di ricordarLa nelle mie preghiere.
+
Franjo Vescovo
Lettera
alta Madre Provinciale delle Suore
"Adoratrici del Prezioso Sangue di Cristo", sr. Tarcisia
Medven
(Prot. n. 306/95 del 6 maggio 1995)
DEPORTAZIONE ANCHE DELLE ULTIME SUORE DAI CONVENTI DI BOSANSKI
ALEKSANDROVAC E DI NOVA TOPOLA
Reverenda
Sorella Tarcisia,
1. Quanto è successo due giorni fa, il 4 di maggio, con
le Sorelle dei Conventi di Bosanski Aleksandrovac e di Nova Topola
Le è già stato comunicato dalle Suore ed anche noi
ci siamo scambiati verbalmente le informazioni essenziali. Grazie
a Dio tutto si è risolto bene, come ho potuto apprendere
con mio grande sollievo da Lei personalmente e dal mio Vicario
a Zagabria, Dr. Miljenko Aničić, nonché da Sua Eminenza il Cardinale
Franjo Kuharić, informati personalmente dalle Suore.
Poiché la vita della Chiesa deve andare avanti anche in quella
regione, si rende necessario che noi, ognuno nel proprio ruolo
e con le proprie facoltà, ci poniamo il problema di come
poter contribuire affinché la vita e l'operato della Chiesa si
realizzino nel modo più fruttuoso possibile. Ritengo perciò
indispensabile informarLa circa l'attuale situazione nei due
Conventi.
2. La metto però prima al corrente della notizia completamente
falsa, diffusa, per quanto è dato di sapere, dal Ministro
per il Culto della Repubblica Srpska, secondo la quale le suore
verrebbero trasferite per loro esplicita richiesta sotto la sovranità
della Repubblica di Croazia, della qual cosa egli avrebbe informato
il Vescovo! Da quanto mi risulta, la cosa è stata diramata
come circostanza autentica anche da alcune Agenzie internazionali,
ma si tratta in realtà di una spudorata menzogna. Prego
perciò che le suore provvedano a dare una smentita, inoltrandola
quindi alle Agenzie accessibili, IKA ed HINA (che sperabilmente
la diffonderanno), ed a me personalmente, cosi da poterla estendere
alle Istituzioni locali.
3. Secondo informazioni che mi sono giunte durante gli arresti
domiciliari, fanno capo al Convento di Nova Topola - consapevoli
e consenzienti le Autorità locali di Bosanska Gradiška
- un'ambulanza ed un ospedale per i profughi ammalati della Slavonia
occidentale. Nel Convento si trovano attualmente un medico e
due infermiere. E' stato lì il Signor Stio, si è
presentato ed ha aiutato a trovare le chiavi per le porte, eco.
Riferisce che nei suoi confronti si sono comportati bene. Il
Signor Duro si preoccupa ora per i beni del Convento, gli animali
ed il giardino. Al Signor Stipo è stato detto che egli
deve sistemare tutti gli effetti delle Suore in scatoloni per
poi deperii in un determinato luogo. Noi cerchiamo di mettere
al sicuro il Santo Sacramento dell'altare. Fino a nuovo ordine,
nella Chiesa locale non potrà essere celebrata alcuna Messa.
A me, ai sacerdoti ed ai religiosi non è consentito di
visitare il Convento.
Nella mia lettera di ieri al Ministro per il Culto della Repubblica
Serba ho chiesto di rendere possibile una spedita presa di contatto
con gli incaricati dei Comuni di Bosanska Gradiška e di Laktaši
che hanno preso illegalmente possesso del Convento. Gliene estendo
copia in allegato.
4. Malgrado i miei numerosi interventi, è stato possibile
solo oggi a mezzogiorno visitare Bosanski Aleksandrovac. Si sono
recati sul posto Suor Melitta, Suor Saveria, il Rev. K. Višaticki,
il Rev. Blahomir Prucha, il Vice Ministro per il Culto ed il Comandante
della Polizia di Laktaši. Ci sono informazioni secondo le quali
il Convento è rimasto aperto e nessuno fino ad oggi lo
ha sorvegliato. Il Signor Rudi si occupa del bestiame, una vicina
delle Suore munge le vacche e due custodi sorvegliano il Convento
che adesso è chiuso. Non è stato possibile ispezionare
il Convento, ma, a quanto pare, nelle camere è tutto in
ordine. L'Amministrazione locale di Bosanski Aleksandrovac è
stata incaricata dal Comune di Laktaši di curarsi del Convento.
Lunedì si dovrebbe sapere cosa accadrà. Le persone
chiave, responsabili del futuro destino del Convento sono il rappresentante
dell'esercito, Signor Milorad Vrhovac, Capo del Distretto militare
di Laktaši, il rappresentante del Comune, Signor Stevo Jović,
Sindaco di Laktaši ed il Sindaco di Bosanski Aleksandrovac, Signor
Stojan Lukač.
5. La prego di farmi conoscere quanto serva riguardo alle Sue
intenzioni e quant'altro riguardi il futuro dei due Conventi,
in modo che possa essere adeguatamente al corrente nei futuri
colloqui con i rappresentanti ufficiali in merito alle esigenze
ed ai progetti. Mi attendo parimenti che Lei designi una o più
delle suore del posto, le quali, per conto dell'Amministrazione
Provinciale, si mantengano costantemente al corrente di tutti
gli eventi relativi ai due Conventi.
Sarà mia premura tenerLa informata di tutti gli sviluppi
relativi ai due Conventi ed alle altre Comunità di religiose
e, per parte mia, attendo che qualcuno della Sua Amministrazione
e dell'Amministrazione Generale mi faccia visita.
Ieri, in base a quanto convenuto con Lei, ho inviato un sacerdote
con autovettura per porre al sicuro le suore della Parrocchia
di Šimići nel Convento "Nazareth e nell'Ordinariato. Lei
non si è attenuta alle mie disposizioni, adducen-do a motivo
che "Se il Vescovo non si sente sicuro, può venire
tranquillamente da noi". Suppongo che la situazione in zona
non sia attualmente così drammatica da doversi mettere
al sicuro. Se però la situazione dovesse peggiorare, esigo
che le suore si rechino in un posto sicuro.
Nell'attesa di un Suo sollecito riscontro, La saluto cordialmente.
Desidero pregarla di salutare specialmente i "profughi"
più anziani e di dire loro che non li dimentichiamo! Iddio
benedica tutti loro in modo particolare!
Suo in Cristo
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Inviala
per conoscenza a:
- Amministrazione Generate della Comunità delle Suore "Adoratrici
del Prezioso Sangue di Cristo"
-Nunzio apostolico in Bosnia Erzegovina - Roma
- Presidente della Conferenza Episcopale di Bosnia Erzegovina,
Cardinale Vinko Puljić - Sarajevo
Lettera
al Santo Padre Giovanni Paolo II
(Prot. n. .64/95 del 13 maggio 1995)
SANTO PADRE, LA NOSTRA AGONIA E'GIUNTA AL CULMINE!
Santo
Padre,
In questi giorni della più recente grave prova per l'intera
famiglia diocesana che mi è affidata, sono per noi particolarmente
preziose le preghiere e l'aiuto di Vostra Santità e la
solidale vicinanza della Santa Sede.
La ringrazio di tutto cuore per le Sue recentissime prove di paterna
premura e per il Suo amore verso tutti noi della Diocesi di Banja
Luka in relazione alla pretestuosa deportazione delle nostre suore
dai loro antichi Conventi di Bosanski Aleksandrovac e di Nova
Topola, della distruzione delle Chiese di Petrićevac, Vujnovići,
Šargovac e Majdan e di un antico Convento dei Francescani, nonché
alla deportazione degli stessi Frati, ai maltrattamenti di religiosi
ed alla morte brutale dell'anziano ed ammalato confratello Sac.
Alojzije Atlija. Al tempo stesso sono però a comunicarle
con bruciante dolore una batosta, una nuova tribolazione, che
ci ha appena colpiti.
Sono stati questa volta incendiati i locali adibiti ad ufficio
nella Parrocchia di Banja Luka - Presnače dove si trova pure il
Santuario diocesano "Santa Teresa del Bambino Gesù",
con il feroce assassinio del Parroco e custode del Santuario,
Rev. Filip Lukenda, e della sua coadiutrice pastorale, la suor
Cecilija Grgić dell'Ordine di S. Vincenzo de Paoli. L’atroce
misfatto è stato consumato nelle prime ore del mattino
di ieri, venerdì 12 maggio. (L'altra suora, sorella Agnes,
pure essa collaboratrice nell'assistenza spirituale, era in quel
momento amma-lata e degente in Convento). Il Centro pastorale
è stato distrutto dalle fiamme ed il meraviglioso Santuario,
al tempo stesso Chiesa parrocchiale, è stato raso completamente
al suolo.
Ora disponiamo di notizie complete riguardo al martirio di questi
inviati nel campo del Signore, oltremodo preziosi e fedeli, veri
testimoni della fede in Cristo e della fedeltà alla sua
Chiesa. Alla stregua degli altri Sacerdoti e Religiosi della mia
Diocesi, messa davvero a dura prova, il parroco Filip e suor Cecilija
erano impavidi nel loro spirito di sacrificio - "a costo
di dover versare il proprio sangue " - ogni qual volta si
trattava di riservare amore ed assistenza spirituale ai fedeli
ad essi affidati, ma anche ai non cattolici che richiedono aiuto
spirituale e materiale. Per queste due ultime vittime, il parroco
e la suora, come per gli altri quattro religiosi della mia Diocesi
uccisi in precedenza, posso testimoniare che essi sono indistintamente
vittime del tutto innocenti, le quali sono andate incontro al
sacrificio della loro vita ricolme di amore e di fedeltà
a Dio, dedite con abnegazione alla missione ad esse affidata
nella Chiesa di Cristo.
Ultimamente constatiamo più che mai come le parole del
Signore "Eliminerò i pastori e le pecore si disperderanno"
(Mc 14, 27) si avverano testualmente. Si vuole assolutamente rendere
orfani di guida i nostri fedeli, vessandone ed uccidendone i
pastori e distruggendo le loro Chiese, i loro conventi ed i centri
pastorali. Si ha l'impressione che tutto ciò sia opera
di Satana. I nostri fedeli sono tremendamente oppressi e sconvolti:
le violenze ad essi inferte non hanno fine ed il loro futuro è
del tutto imprevedibile. Il loro unico conforto sono la costante
presenza e l'amore dei sacerdoti e dei religiosi, vittime pure
essi di deportazione violenta e di eliminazione. Con le parole
delle Lamentazioni (La 5, 2.5.7.8.10) potremmo anche noi prorompere
nel pianto del nostro dolore, ma ci guardiamo bene dal farlo!
Desideriamo piuttosto assicurale, Santo Padre, che, se è
nella volontà di Dio che sulla comunità pacifica
dei nostri fedeli, sacerdoti, religiosi e sullo stesso Vescovo,
si riversino altri spargimenti di sangue in aggiunta alla violenze
ed ai sacrifici fin qui subiti, salda sarà la nostra lealtà
al Comandamento di Cristo, al Comandamento del perdono, della
riconciliazione e dell'amore. Noi tutti, fino a questo momento
tuttora residenti in questa nostra Patria secolare, non disposti
a far del male ad alcuno, ma intenzionati a ricambiare il male
col bene, crediamo che Cristo abbia bisogno di noi proprio qui,
quali testimoni e messaggeri nella sua vigna. Non vogliamo essere
costretti ad ammettere che i nostri fratelli ortodossi, i politici
serbi locali (ed alcuni altri), vogliano effettivamente estirparci
da questa terra dove noi cattolici (Croati ed altri) siamo residenti
da oltre un millennio, fermamente intenzionati a vivere in pace,
in concordia ed amore vicendevole con tutti.
Malgrado frequenti aggressioni della più varia natura,
la cui forza distruttiva è giunta fino alle radici della
nostra presenza cattolica in questa regione e tuttora persiste
in tutta la sua violenza, oso rivolgermi all'intera mia Comunità
diocesana con le parole del Salmo: "Mi si scuote al punto
di farmi cadere, ma il Signore mi assiste. Il Signore è
la mia forza ed il mio inno, Egli è il mio Salvatore. Il
Signore mi castiga duramente, ma Egli non mi abbandona alla morte"
(Sai 118 13-14.18).
Santo Padre, questi sono proprio giorni fatidici per noi, cattolici
della Diocesi di Banja Luka, e per il nostro futuro in questa
terra. La nostra agonia, in atto ormai da tre lunghi anni, volge
ora al culmine. Siamo legittimati a chiederci se proprio nessuna
delle influenti Personalità della comunità umana
e civile sia disposta a venirci in aiuto. Mentre noi ci raccomandiamo,
nelle nostre fervide preghiere alla bontà e alla protezione
del Signore, facciamo però anche appello, chissà
quante volte e sempre consegnati alla speranza, ai nostri fratelli
nella stessa Chiesa di Cristo di soccorrerci nelle preghiere e
con azioni concrete, affinché non soccombiamo nella lotta contro
il Male, che vuole sopraffare i nostri cuori e trionfare brutalmente
su di noi, e la gloria del Signore divenga bensì più
grande grazie alla nostra perseveranza, in modo che il più
grande numero possibile di persone abbiano a conoscere la sua
bontà e la sua disponibilità al perdono e possano
così salvare le loro anime.
A nome di tutti i sacerdoti, i religiosi e di quanti ancora sopravvivono
nella mia comunità diocesana e stanno vivendo il loro tragico
Venerdì Santo, dico personalmente grazie a Vostra Santità,
con cuore riconoscente per il davvero grande amore paterno e per
le Sue preghiere e la Sua benedizione. Noi tutti La preghiamo
devotamente di volerci coinvolgere anche in futuro nella Sua apostolica
benedizione.
Con devota deferenza a Vostra Santità nel Signore, nostro
Buon Pastore.
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Card. Franjo Kuharić, Arcivescovo e Metropolita di Zagabria
(Prot. n. 119/95 del 28 agosto 1995)
TUTTE LE NOSTRE PARROCCHIE VENGONO SISTEMATICAMENTE SOPPRESSE
CON AZIONI ILLEGALI E VIOLENTE
Eminenza
Reverendissima,
Sono trascorse due intere settimane da quando Le ho fatto pervenire
le mie ultime informazioni scritte sulla situazione dei Cattolici
nella mia Diocesi di Banja Luka. Con questa terza che sta iniziando,
esse verranno iscritte nella storta come il periodo più
drammatico di questi ultimi Ire secoli per i fedeli della Chiesa
cattolica in questa regione. Dai tempi della guerra di Vienna
sul finire del 17° secolo, i Cattolici non avevano più
sperimentato quanto è loro successo in queste due ultime
settimane: la sistematica deportazione di massa dalle loro secolari
dimore. Da quanto mi è dato di apprendere, tutte le nostre
parrocchie del Decanato di Banja Luca vengono totalmente distrutte
con brutalità: Petrićevac, Motike, Barlovci, Ivanjska,
Šimići, Stratinska, Presnače, Budžak, la Comunità dei Trappisti
"Marija Zvijezda" e, da quanto so, nella Parrocchia
centrale, sono rimasti ancora qualche centinaio di Cattolici.
Nel Decanato di Prnjavor, i Comuni di Sokoline, Vrbanjci e Kulaši
sono completamente deserti, nel Comune di Dragalovci e in quello
un tempo popoloso di Kotor Varoš i Cattolici sono ormai in numero
esiguo, nel Comune di Prnjavor ancora qualche centinaio appena.
Nel Decanato di Bosanska Gradiška, i fedeli delle parrocchie di
Bosanska Gradiška, Dolina, Nova Topola e Bosanski Aleksandrovac
in questi ultimi giorni vanno tutti via, mentre resiste ancora
qualche centinaio di fedeli nella parrocchia di Trn a ridosso
di Banja Luka. Nei giorni scorsi, le autorità civili locali
(e la Croce Rossa del posto) hanno avviato la registrazione e
la deportazione dei fedeli delle parrocchie del Decanato di Prijedor:
Šurkovac, Ljubija, Prijedor, Ravska, Sanski Most e Sasina. Le
Parrocchie di Bosanska Dubica, Bosanska Kostajnica e Bosanski
Novi sono da tempo deserte.
Ci sono del tutto sconosciute le condizioni in cui vertono le
residue rappresentanze dei nostri fedeli nel Decanato di Jajce,
segnatamente nelle Parrocchie di Mrkonjić Grad, Ključ e Liskovica.
Nel frattempo, la notte del 18 agosto, la grande chiesa "Ascensione
della Benedetta Vergine Maria" a Sanski Most, l'unica rimasta
in tutta la regione, è stata distrutta facendola saltare
in aria. Malgrado la carenza di carburanti e di ordigni bellici,
non son mancati macchine e carburanti per far sparire ogni traccia
dell'edificio distrutto, addirittura asportando le sue fondamenta
dal suolo! Nella notte del 24 agosto, il giovane parroco Tomislav
Matanović è stato prelevato dal suo ufficio parrocchiale
e portato in "luogo sicuro"; nella stessa notte, il
grande e non ancora completato centro pastorale, nel quale venivano
celebrati regolari riti religiosi dopo la distruzione della chiesa
parrocchiale di S. Giuseppe nel settembre 1992, è stato
distrutto dall'artiglieria pesante, facendo quindi sparire le
macerie. Il parroco Matanović si trova tuttora agli arresti domiciliari
nella casa dei suoi genitori, completamente saccheggiata alla
stregua della canonica!
Il 25 di questo mese, a Mrkonjić Grad, per ordine delle Autorità
comunali, il Rev. Parroco Adolf Višaticki è stato cacciato
dalla sua canonica. Poiché negli scantinati dell'edificio era
stato allestito, ad uso dei fedeli rimasti, un locale per la messa,
ora essi non hanno più alcuna possibilità di incontro
religioso. Pure nei Comuni di Motike, Barlovci, Kulaši e Stratinska
hanno costituito oggetto di devastazione e di saccheggio chiese
e canoniche (oltre a fabbricati rurali).
Temiamo che altrettanto accada con gli altri nostri edifici ecclesiastici
rimasti. In questa terra la Chiesa cattolica viene sistematicamente
e del tutto eliminata, benché in tutto questo tempo sventurato
i suoi fedeli siano stati perseveranti nel loro trasporto di pace,
di remissione e di amore verso i loro avversari.
Ora, pervia della situazione che precipita, anche i nostri Sacerdoti,
che, con indicibili sacrifici personali e sotto costante pericolo
per la propria vita, sono rimasti fra la gente ad essi affidata,
sono di fatto costretti ad abbandonare le loro parrocchie distrutte
ed a mettersi sulla via di quasi tutti i nostri fedeli: la via
dell’esilio.
In questi ultimi giorni, giornali e radiotelevisioni locali hanno
ripetutamente accusato i nostri sacerdoti, e di conseguenza la
Chiesa cattolica, di organizzare l'evacuazione dei nostri fedeli
dalle parrocchie e dalle loro case. Al proposito, a pagina 2 dell'edizione
del 25 agosto scorso del giornale "Kozarski vjesnik",
è dato tra l'altro di leggere: "Riferiamo i nuovi
intrighi del clero cattolico della Cancelleria di Kuharić. Ad
essi (i sacerdoti) è stato ingiunto dal supremo Capitolo
di abbandonare senza indugi e subito, o - come essi costumano
dire - alla prima occasione che si offre, le loro residenze e
le rispettive parrocchie. E', ancora una volta, uno degli sporchi
trucchi dell'ineffabile Signor Franjo Kuharić, poiché, con la
dismissione delle rispettive parrocchie, i preti di estrazione
cattolica indirizzano i restanti fedeli dove vogliono loro".
Insinuazioni dello stesso tenore vengono fatte anche a Prnjavor
e a Kotor Varoš (...). Molte altre volte in questi tre anni ci
siamo sentiti rivolgere simili calunniosi addebiti. Tutto ciò
lo abbiamo sopportato in quanto consapevoli di essere servi di
Cristo, il Cristo fatto oggetto della massima ingiuria, quel Cristo
che è stato umiliato, spogliato di ogni diritto, fatto
bersaglio di sputi, ripudiato e calpestato. Rincuorati dalla Sua
grande misericordia, restiamo intenzionati a proseguire con tutte
le nostre forze per il Suo Regno, là dove Egli ha bisogno
di noi nella Sua Chiesa!
Oltre al gruppo di sacerdoti e religiosi che se ne sono andati
una settimana fa al seguito di un certo numero di fedeli, un altro
gruppo si dispone in questi giorni a lasciare la nostra terra
e la nostra Diocesi (è da sperare che si tratti di una
dipartita provvisoria).
A prescindere dalla vicenda dei fratelli Francescani, riguardo
alla quale ho pregato il Superiore Provinciale, Rev. Padre Petar
Anđelović, di volerli far procedere nella cura spirituale della
comunità e di chiedere al Vescovo locale di voler impartire
le direttive del caso, mi permetto di rendere noti a Vostra Eminenza
i nomi dei religiosi che sono già giunti da Lei, successivamente
di coloro che giungeranno nei prossimi giorni nella giurisdizione
della Sua Arcidiocesi. La prego, allo stesso tempo, di voler
conferire con il mio Vicario competente per le questioni degli
esiliati e profughi, Rev. Miljenko Aničić, e con il Vicario Generale,
Rev. Anto Orlovac, in ordine alle possibilità di affidamento
ai Religiosi di responsabilità di assistenza spirituale
fra i nostri fedeli che, adesso come in precedenza, confluiscono
nella sfera della Sua Arcidiocesi, con le disposizioni che Lei
riterrà opportune.
Le elenco qui i religiosi: Rev. Anto Orlovac; Rev. Blahomir Blagoš
Prucha; Rev. Berislav Grgić; Rev. Josip Jerković; Rev. Božo Pinjuh;
Rev. Milan Begić; Rev. Vladimir Tomić; Rev. Anton Marijan; Rev.
Marijan Stojanović e Rev. Kazimir Višaticki. Per adesso non posso
dire chi di loro rimarrà nel contesto della Sua Arcidiocesi.
Si vedrà.
Eminenza Reverendissima, noi tutti che ci sentiamo radicati nella
Diocesi di Banja Luka vogliamo augurarci che la nostra Diocesi
sopravviva, fosse anche in forma rimpicciolita. A nostro avviso,
sarebbe un grosso e fatale errore se, proprio in queste critiche
circostanze, le Personalità più influenti della
Chiesa cattolica e del popolo croato non avessero a riservare
in sufficiente misura la loro attenzione al futuro del Cattolicesimo
in questa regione!
Per quanto mi riguarda, mi propongo di rimanere assolutamente
al mio posto, per quanto non disponga di alcuna garanzia per me
personalmente e per quel che concerne il cuore della Diocesi.
Al momento sono ancora presenti sei sacerdoti diocesani, cinque
francescani, tre Religiosi trappisti e due venerabili Fratelli
dello stesso Ordine. Ad essi vengono ad aggiungersi ancora dieci
suore. Tutto ciò secondo la volontà del Signore!
Nell'occasione ringrazio di cuore Sua Eminenza per la nobile intensità
con la quale Lei compartecipa ai nostri dolori ed alle nostre
speranze! Dio La ripaghi infinitamente per questo!
Le esprimo la mia sincera venerazione con un fraterno cordiale
saluto, Suo in Cristo, Buon Pastore.
+
Franjo,
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Card. A. Sodano, Segretario di Stato presso la Santa Sede
(Prot. n. 698/95 del 4 settembre 1995)
CONSIDERO MIO DOVERE RESTARE QUI, NEL CUORE DELLA MIA DIOCESI
Eminenza
Reverendissima,
Mi permetto di ragguagliarla sulla più recente situazione
nella mia Diocesi. Già da ben tre settimane, nella maggior
parte della mia Diocesi, che versa sotto il controllo dei Serbi
bosniaci, si registra una pulizia etnica su vasta scala a carico
dei cattolici rimasti (e della restante popolazione non serba).
Notizie di sicuro fondamento fanno stimare in 15 mila il numero
dei nostri fedeli che, nell'arco di tempo or ora indicato, sono
stati costretti all'esodo. Dei nostri fedeli, anche quelli più
stoici, che hanno remissivamente subito in questi tre anni innumerevoli
ingiustizie e maltrattamenti, ora non hanno più altra scelta
che quella di abbandonare le loro case, i loro paesi, i loro insediamenti
e le rispettive parrocchie. La maggior parte delle loro case
viene saccheggiata senza pietà e nessuno vi dimora più.
I profughi di nazionalità serba giunti dalla Croazia (Krajina),
e da alcuni Comuni della Bosnia occidentale, rimangono in parte
qui: essi giovano in primo luogo come pretesto alle Autorità
locali per cacciare di qui con forza quello che resta dei nostri
fedeli. I nostri fedeli devono andarsene perché cosi hanno deciso
i reggitori attuali e "perché lo hanno concordato i nostri
Governi" - come mi ha fatto espressamente sapere il 5 agosto
scorso il responsabile del Comando della Repubblica Srpska preposto
all'accoglienza dei profughi, Signor Gojko Kličković. Le Organizzazioni
internazionali assistono a questo delitto inaudito che ha per
vittima la popolazione innocente, quasi che un siffatto comportamento
avesse dell'"umano".
Che io sappia, da parte delle Personalità e delle Istituzioni
politiche competenti nessuno protesta contro quest'ultima palese
violazione di uno dei fondamentali diritti umani dei cattolici
innocenti ed inermi, Croati e non, di questa regione: il diritto
alla propria casa ed alla propria Patria. Noi, rappresentanti
ufficiali della Chiesa cattolica, ci troviamo purtroppo soli,
in balìa ad una valanga travolgente di disumana crudeltà.
Le nostre preghiere di aiuto e per la tutela dei valori basilari
della civiltà europea e le invocazioni di soccorso che
noi abbiamo incessantemente indirizzato a tutti coloro che ci
avrebbero potuto e dovuto aiutare hanno di solito incontrato orecchie
sorde e cuori insensibili, con l'eccezione del nostro Santo Padre
Giovanni Paolo II, della Santa Sede, di alcune Conferenze episcopali
e di nostri fratelli Vescovi. A tutti i menzionati e, in particolare,
a Sua Santità noi dobbiamo immensa riconoscenza per l'aiuto
assiduo ed oltremodo prezioso, specie per quello che c'è
stato riservato sotto forma di preghiere, ma anche per ogni altra
forma di sostegno. Questo aiuto è stato e viene avvertito
dai nostri Sacerdoti, religiosi e fedeli nei loro sforzi sovrumani
di annunciare il Vangelo in presenza di coloro che ci fanno del
male e - seguendo l'appello del Papa per il suo viaggio programmato
a Sarajevo ed in occasione della visita da lui effettuata a Zagabria
- nel dare testimonianza vissuta di amore, perdono e riconciliazione.
A causa della sistematica, violenta espulsione dei restanti nostri
fedeli per ordine degli Organi ufficiali dei Comuni locali e con
la conseguente loro deportazione dal territorio della nostra
Diocesi, il loro numero si fa sempre più piccolo. Attualmente,
nelle singole Parrocchie, si trovano grosso modo dai dieci a cento
fedeli, con lievi differenze da un caso all'altro.
Nelle parrocchie di Prnjavor, Bosanska Gradiška, Dolina, Ključ,
Ivanjska e Šimići e, nel distretto di Banja Luka, nelle parrocchie
di Budžak e "Marija Zvijezda" (dei Frati trappisti),
così come nella parrocchia del Duomo, i nostri Sacerdoti
restano accanto ai loro fedeli. Per talune di queste parrocchie,
con la prossima settimana la situazione andrà certamente
a peggiorare.
Il parroco di Prijedor è agli arresti domiciliari già
da dodici giorni nella casa dei propri genitori ed è impedito
in qualsiasi contatto con i suoi parrocchiani, il cui numero si
riduce in modo impressionante di giorno in giorno. Stiamo facendo
di tutto per averlo libero e poterlo alloggiare nell'Episcopio.
Nella giornata di ieri, sabato, i parroci che avevano dovuto lasciare
le loro Parrocchie rifugiandosi nell'Episcopio, sono riusciti
a ricontattare le loro comunità in Trn, Ljubija, Šurkovac,
Stara Rijeka e Sasina ed a celebrare la S. Messa con i fedeli
residui, per quanto le chiese siano da lungo tempo distrutte.
Oggi un altro gruppo di cinque parroci - tre Sacerdoti diocesani
e due francescani - si è incamminato alla volta della
Croazia. Essi si sono incaricati nel servizio di assistenza spirituale
al seguito dei nostri fedeli espulsi in quelli che saranno i
luoghi nei quali scontare l'emigrazione. Se ne sono partite anche
due suore della Comunità "Adoratrici del Prezioso
Sangue di Cristo". Ne restano qui da noi altre 11 con 9 sacerdoti
diocesani, 6 francescani e 5 Trappisti. Per disposizione dei
politici croati, una parte dei nostri fedeli esiliati si stabilirà
provvisoriamente nell'ambito della nostra parrocchia di Glamoč
nel Decanato di Livno, l'unico attualmente sotto controllo dei
Croati bosniaci. Da quella parrocchia tutti i nostri fedeli erano
stati fatti sgombrare già nel 1992. Il parroco, che era
stato crudelmente torturato, venne imprigionato a Knin, mentre
la chiesa parrocchiale e la canonica sono state completamente
distrutte. Negli ultimi giorni sono giunte nuovamente in quella
località (e pare che ne giungeranno ancora altri) alcune
centinaia di cattolici, componenti della precedente comunità
o provenienti dalle file di nostri deportati locali.
Ci sostiene la ferma speranza che, all'atto delle future decisioni
politiche circa il futuro della Bosnia Erzegovina, venga stabilito
necessariamente ed in forma vincolante, da un lato che i nostri
politici in sede locale ed ai superiori livelli dovranno permettere
e rendere possibile a tutti gli esiliati e profughi e, quindi
anche, ai nostri fedeli qualora lo desiderino, di far ritorno
nella loro Patria, nei loro luoghi natali e di abituale residenza;
dall'altro lato che la Comunità internazionale possa concretare
adeguati controlli. Credo corrisponda allo spirito della dottrina
della Chiesa intercedere con fermezza per il rispetto e la tutela
dei principi fondamentali della nostra civiltà: i diritti
umani e civili, le libertà della singola persona e di ogni
gruppo etnico, religioso o di altra natura.
Considero mio dovere rimanere qui, nel cuore della mia Diocesi
- in vista del necessario, augurabile e sollecito rientro nelle
loro parrocchie dei molti nostri fedeli deportati, ma anche per
il necessario sostegno morale a tutti gli altri miei compatrioti
che, bisognosi di aiuto morale e materiale, bussano ogni giorno
alla mia porta. Pongo in ogni caso nelle mani del Signore la mia
vita e le mie azioni, invocando la Sua benedizione e la Sua protezione
per tutti gli appartenenti alla mia Diocesi decimata, e mi raccomando
alla Sua intercessione nell'essere ricordato!
Porgo a Sua Eminenza il mio saluto, con rispetto e devozione nel
Signore.
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
a Mons. F. Monterisi, Nunzio Apostolico in Bosnia Erzegovina
(Prot. n. 596/95 del 25 agosto 1995)
LE FORZE DISTRUTTRICI DEL MALE CONTINUANO AD ANNIENTARCI
Eccellenza
Reverendissima,
Ancora nuove e purtroppo solo tragiche notizie dalla nostra Diocesi,
in questi giorni drammatici.
Dalla maggior parte delle parrocchie rimaste nella realtà
di Banja Luka, in questi ultimi dieci giorni sono dovuti andarsene
quasi tutti i fedeli. Entro il territorio comunale di Prijedor,
nelle parrocchie di Prijedor, Ljubija, Šurkovac e Ravska erano
rimasti, sparsi qua e là, ancora qualche centinaio di fedeli,
in questi ultimi giorni portati via con degli autobus. Ora è
la volta dei Comuni di Sanski Most e di Mrkonjić.
Ieri ed oggi i nostri parroci hanno vissuto ore molto incresciose.
Il parroco e decano di Mrkonjić, Rev. Adolf Višaticki, è
stato espulso con violenza per disposizione delle Autorità
comunali dalla sua canonica, nella quale, a seguito della distruzione
della Chiesa parrocchiale, erano stati allestiti dei locali per
la celebrazione della Messa e per la Caritas locale. Cacciato
letteralmente sulla strada, egli si trova ancora fra i suoi fedeli,
per i quali, in questi giorni, rappresenta -come tutti i nostri
Sacerdoti - l'unico conforto. Da quanto apprendiamo, egli ha subito
anche altre molestie. Iddio continui ad assisterlo.
Ieri, e non per la prima volta, anche il Parroco di Kotor Varoš,
il fratello Ivan Franjić, ha avuto disavventure con le autorità
locali. Tutto ha però ha un limite. Precedentemente egli
aveva subito torture in prigionia e non è affatto da meravigliarsi
che egli non sia più in condizione di tener duro nella
sua posizione. In questi giorni, i restanti fedeli di quella Parrocchia
un tempo vasta devono lasciare la loro Patria e seguire gli altri
in esilio.
Apprendiamo or ora che il Centro pastorale non ancora ultimato
della Parrocchia di Prijedor, il quale veniva adibito anche per
incontri religiosi e per la distribuzione degli aiuti della Caritas,
è stato completamente distrutto questa notte con grossi
ordigni bellici. Al momento non conosco quanto sia capitato al
Rev. Tomislav Matanović, ma farò di tutto per saperlo al
più presto.
Le forze distruttrici del male proseguono nell'annientamento della
Chiesa di Cristo al servizio della pace in questa martoriata regione.
Sia fatta la volontà di Dio. Con un fraterno rispettoso
saluto.
+
Franjo Vescovo
Lettera
al Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato presso la Santa Sede
(Prot. n. 137/95 del 7 ottobre 1995)
MALGRADO L'ASSOLUTA INCERTEZZA RESTIAMO SALDI NELLA FEDE E NELLA
SPERANZA
Eminenza
Reverendissima,
La Sua amabile lettera del 5 settembre u. sc. ha procurato grande
gioia, non solo a me, ma anche ai sacerdoti e religiosi al mio
seguito, ai quali ne ho riferito il contenuto. La ringrazio di
cuore per la premura che Lei si da in ordine all'attuale situazione
ed alle prospettive future dei fedeli della Chiesa cattolica tuttora
riscontrabili sul territorio controllato dai Serbi bosniaci nella
mia Diocesi di Banja Luka.
Sono stato finora impossibilitato a rispondere, informandoLa della
nostra presente situazione, in quanto tutti i nostri collegamenti
con il mondo esterno erano interrotti a causa delle operazioni
militari dello scorso settembre. Lo faccio ora, pregandoLa di
considerare il mio resoconto e di voler opportunamente informarne
lo stesso Santo Padre. Abbia fin d'ora il mio più vivo
ringraziamento.
1. Da quanto ho potuto apprendere, nella seconda metà d'agosto
e nei primi giorni di settembre sono stati deportati approssimativamente
20.000 cattolici fra quelli ancora presenti nelle nostre parrocchie
nei dintorni di Banja Luka.
Attualmente, nelle 11 parrocchie del decanato di Banja Luka, permangono
ancora 4.926 cattolici, di cui ci sono note le generalità:
in cinque parrocchie del decanato di Bosanska Gradiška risiedono
ancora 370 cattolici e nelle quattro del decanato di Prnjavor
all'incirca 750 (in due parrocchie dello stesso decanato non se
ne registra più nemmeno uno!). Per nove parrocchie del
decanato di Prijedor non ci è dato esattamente sapere quanti
cattolici siano rimasti dopo l'ultima ondata di persecuzioni,
e ciò in quanto ci è stato impossibile stabilire
un qualsivoglia contatto con questa regione. Nella regione dell'Arcidiocesi
di Vrhbosna (Sarajevo), pure sotto il controllo dei Serbo-bosniaci,
la parrocchia di Teslić, dove permane - unico in tutto il territorio
occupato - un sacerdote dell'Arcidiocesi, si registra ancora la
presenza di circa 1.200 cattolici. Non disponiamo purtroppo di
alcuna informazione riguardo a quanti cattolici, dei pochi rimasti
in altre località dell'Arcidiocesi di Vrhbosna (Sarajevo),
a Doboj, Brod, Derventa, Modriča, Odžak, Šamac, Brčko e Bijeljina,
hanno dovuto andarsene incalzati dall'ultima ondata di pulizia
etnica.
Con certezza si può dire che in questa regione sono ancora
presenti 7.300 anime di fede romano-cattolica, cui si aggiungono
all'incirca 5.000 fedeli greco-ortodossi, distribuiti su sette
parrocchie del decanato bosniaco della Diocesi di Križevci.
Sul nostro territorio, oltre al sottoscritto ed ai cattolici ancora
rimasti, sono presenti 9 sacerdoti diocesani, 9 religiosi (6 francescani
e 3 trappisti), un sacerdote diocesano a riposo e due fratelli
trappisti. Abbiamo ancora qui 11 suore della Comunità "Adoratrici
del Prezioso Sangue di Cristo".
Ci è possibile celebrare la S. Messa solo in otto delle
complessive 40 parrocchie di questa regione (incluse pure alcune
dell'Arcidiocesi di Vrhbosna - Sarajevo - dove, da quanto sappiamo,
sono presenti dei cattolici). Anche nelle cinque comunità
greco - cattoliche vengono ufficiati i riti religiosi, a cura
degli unici cinque Sacerdoti greco - cattolici presenti.
2. Sono rammaricato di dover dire che in questa regione l'operato
della Chiesa cattolica viene sistematicamente intralciato. Non
bastasse il fatto che molti nostri edifici ecclesiali sono stati
distrutti, che la nostra gente è stata deportata e che
gli edifici religiosi rimasti saccheggiati, annientati e confiscali
con violenza, ai nostri sacerdoti non è permesso di contattare
i fedeli rimasti ed a questi è proibito di radunarsi per
la Messa domenicale e di far visita ai cimiteri. Non so proprio
dove porterà questo accanito atteggiamento antireligioso
degli attuali esponenti dello Stato, ma l'esperienza mi fa presagire
niente di buono! Che sia effettivamente impossibile al superiore
livello interecclesiale o politico fare qualcosa per garantire
a noi di qui che vengano tutelati per lo meno i diritti umani
fondamentali, inclusi quelli che ci spettano come gruppo religioso
ed etnico, rispettivamente i diritti delle minoranze?!
3. Un mese e mezzo fa, la Polizia ha prelevato dalla sua canonica
un sacerdote della mia Diocesi, Tomislav Matanović, Parroco di
Prijedor, sottoponendolo dapprima agli arresti domiciliari nella
sua casa paterna e quindi portandolo via, il 19 settembre, assieme
ai suoi genitori, senza che sia trapelalo dove queste persone
sono state relegate. Tutti i miei sforzi presso le Autorità
locali e presso l'IRK, intesi ad ottenere la liberazione del sacerdote,
assolutamente innocente, sono rimasti finora infruttuosi! Potrebbe
la Sante Sede, attraverso la nostra Nunziatura, intraprendere
qualche passo affinché i nostri sacerdoti possano essere messi
al più presto in libertà? Non sono fin troppi i
nostri sacerdoti che, sebbene del tutto innocenti, sono stati
maltrattati ed uccisi? Poco tempo fa, il 15 settembre, il parroco
di Šimići, mentre andava dai suoi fedeli superstiti, è
stato colpito alla testa da un cecchino. Solo grazie ad un prodigio
divino egli è sopravvissuto. Questa è, voglia o
non si voglia, la realtà con la quale abbiamo a che fare.
Giorno per giorno ci tocca sottostare alle mazzate del male e
dell'ingiustizia. Ringraziamo Dio che ci infonde forza nel proseguire
con determinazione nel nostro proposito di diffondere e testimoniare
giorno per giorno, proprio qui, dove predominano l'odio e l'ingiustizia,
lo spirito dell'amore e la legge divina della giustizia e del
perdono.
4. Ci è giunta informazione, per quanto non ufficiale,
in merito al progetto di sgombrare la residua popolazione cattolica
dal territorio che sarà sottoposto al dominio serbo - bosniaco.
Non possiamo credere che ciò accada realmente, con il consenso
dei responsabili politici internazionali, delle persone e delle
organizzazioni umanitarie. Il diritto alla propria casa ed alla
propria Patria, vale a dire la possibilità di rientro di
esiliati e profughi, dovrebbe trovare ancoraggio in tutti gli
accordi internazionali sul futuro di questo tormentato Paese!
Come nativo di Banja Luka e quale Vescovo cattolico della Diocesi
rimarrò in tutti i casi in questa città, a meno
che il Santo Padre non disponga diversamente o sia costretto
con l'illegalità e con la forza a rinunciare! E' il 157°giorno
con oggi che, cittadino di questa città, mi trovo relegato
agli arresti domiciliari. In tutto questo periodo non mi sono
allontanato da casa e dal cortile della mia abitazione e della
cattedrale, eccetto il breve attraversamento dell'attiguo giardino
dell'episcopio ortodosso per rendere visita al Nunzio Apostolico,
Mons. F. Monterisi. Solo Dio sa quali siano le mie angustie in
questo coatto impedimento, che mi vieta di esercitare il mio ministero
pastorale nel contesto delle Parrocchie ancora rimaste! Dovesse
però essere nei piani divini che io, nel mio tormento,
contribuisca alla pace ed alla riconciliazione, me ne faccio carico
di buon grado! Credo che, diversamente, la Santa Sede si adopererebbe
presso le Autorità Serbe perché mi fosse concessa e garantita
libertà di movimento per il normale esercizio della mia
missione di Vescovo in tutte le Parrocchie ove non si registrano
scontri armati.
5. Benché da lungo tempo ci tocchi vivere giorni e notti sempre
più difficili, perseveriamo nelle fede e nella speranza
che il nostro Buon Dio ci difenda e ci protegga ancora, valendosi
di noi come Suo strumento. L'aver potuto finora restare qui,
senza sfidare o provocare alcuno, ma prestando servizio alla Chiesa
e, in suo nome, ai nostri connazionali è da ascrivere indubbiamente
a un dono divino. Avvertiamo e ci da forza il sostegno sia del
Santo Padre sia della Santa Sede, come pure quello di molti altri
fratelli e sorelle in tutto il mondo che, con le loro preghiere,
ci aiutano a resistere, guidati dalla luce del Vangelo di Cristo,
in questa angosciosa oscurità del male, dell'illegalità
e del peccato, scongiurando che noi veniamo sopraffatti da queste
rovinose tenebre.
Siamo convinti, Eminenza Reverendissima, che l'augurio della Sua
ultima lettera "II nostro Dio è il dominatore della
storia, capace di umiliare i potenti e di esaltare gli umiliati
quando meno ce lo attendiamo" si tradurrà in realtà.
Accolga anche questa volta le espressioni del mio devoto rispetto.
Suo in Cristo, nostro Buon Pastore
+
Franjo Komarica,
Vescovo di Banja Luka
Lettera
a Mons. F. Monterisi, Nunzio Apostolico in Bosnia Erzegovina
(Prot. n. 138/95 del 7 ottobre 1995)
MI TROVO ANCORA AGLI ARRESTI DOMICILIARI
Eccellenza
Reverendissima,
Mi permetto di farLe pervenire le più recenti informazioni
circa l'attuale nostra situazione, pregandola, al tempo stesso,
di voler inoltrare la mia risposta alla lettera del Cardinale
Sodano del 5 settembre scorso, pervenutaci per Suo gentile tramite,
con nostra grande gioia.
1. Noi siamo ancora ai nostri posti: qui con me in casa, oltre
a quattro sacerdoti e al guardiano del convento, si trovano un
religioso a riposo, due suore, 14 cattolici in esilio, tre musulmani
ed una signora di fede ortodossa. Quattro francescani che hanno
dovuto abbandonare le loro parrocchie nei dintorni di Banja Luka
si trovano nel convento "Nazareth", assieme a cinque
suore e ad alcuni dei nostri fedeli profughi. Cinque trappisti
sono nel loro convento "Marija Zvijezda". Può
darsi che dei parroci siano rimasti con restanti fedeli in Ivanjska
ai margini di Banja Luka, a Bosanska Gradiška ed a Prnjavor. Il
Rev. Tomislav Matanović, parroco di Prijedor, pure lui rimasto
fra i suoi parrocchiani, è stato dapprima messo agli arresti
domiciliari nella casa paterna e quindi - da quanto abbiamo potuto
apprendere - portato il 19 settembre verso luogo ignoto assieme
ai suoi genitori. Vani sono stati purtroppo i miei tentativi di
ottenerne la liberazione. Potrebbe forse Lei, per le vie ufficiali
ed in nome della Santa Sede, consultare politici serbi o croati
affinché egli possa essere al più presto liberato, stante
la sua piena innocenza ed avendo egli aiutato tutti, specie i
Serbi del posto!?
2. Dopo l'esodo imposto con violenza ai Parroci di alcune nostre
Parrocchie, gli edifici ecclesiali sono stati confiscati (Motike,
Kotor Varoš, Budžak-Derviši, Kulaši, Dolina e Šimići), devastati
o distrutti (Barlovci, Dragalovci, Vrbanjci, Dolina: la canonica,
Šimići: la chiesa, Mrkonjić Grad: la canonica), mentre non è
disponibile alcuna notizia riguardo al Decanato di Prijedor, essendo
impossibile accedervi. Ci viene ora prospettata la pretesa di
ospitare profughi nei nostri due unici Conventi rimasti "Nazareth"
e "Maria Zvijezda". Non sappiamo se questo stia anche
a significare l'incombente sfratto forzoso da questi unici edifici
religiosi che ci sono rimasti!
3. Venti giorni fa, le autorità locali di Banja Luka hanno
sequestrato presso la Caritas diocesana i due unici autocarri
e rispettivi rimorchi. La Caritas è stata così privata,
come al solito, di ogni possibilità di distribuire generi
alimentari e qualsiasi altra elargizione umanitaria. Noi siamo
in tutto e per tutto dipendenti dall'aiuto che ci può provenire
dalla UNHCR o dalla Croce Rossa Internazionale e quando loro,
che hanno qui i propri uffici, ci conferiscono qualcosa possiamo
elargirlo ai fedeli che contano su di noi, ma anche ad altri che
abbisognano del nostro aiuto quotidiano. E' ben naturale che,
per quanto possiamo, aiutiamo tutti senza distinzione. E' inimmaginabile
la gioia che proveremmo se ci fosse possibile aiutare tutti coloro
che si rivolgono a noi.
4. Poiché mi trovo tuttora agli arresti domiciliari, impedito
ad oltrepassare il cortile della mia residenza e della Cattedrale,
e posso men che meno pensare di recarmi ancora a Zagabria, sono
desolato di non poter accogliere il paterno appello del Santo
Padre per l'incontro in calendario per giovedì, 17 ottobre
p.v., di tutti i Vescovi diocesani dell'ex Jugoslavia, come Lei
ebbe ad informarmi. Ho pregato il mio Vicario Generale, Rev. Ante
Orlovac, recatesi a Zagabria con l'ultimo gruppo di Sacerdoti
al tempo della deportazione dei nostri fedeli, di rappresentarmi
in questo importante incontro, lo posso accompagnarLa solo nelle
mie preghiere, auspicando che si realizzi la giusta e tanto agognata
pace per tutti gli uomini ed i popoli tormentati di questa nostra
Patria dissanguata. Le è ben noto il nostro intendimento,
malgrado le molte vessazioni ed ingiustizie da noi subite nelle
nostre secolari comunità parrocchiali, di rimanere qui,
dove siamo di casa, dando dimostrazione a tutti i nostri vicini
del nostro pacifismo e del nostro rispetto nei loro con fronti.
Finora abbiamo pur dato dimostrazione che si può vivere
con tutti nel rispetto e nella pace. Ci auguriamo solo che altrettanto
venga concesso pure a noi: che ci sia permesso di vivere in pace
e ci vengano riconosciuti le libertà ed i diritti umani
e civili, inclusi quelli etnici e religiosi appartenenti alle
minoranze. Questo dovrebbe essere ovviamente garantito a tutti
gli individui ed ai gruppi nazionali e religiosi, con i necessari
adeguati controlli mediante dispositivi a livello internazionale.
5. Amabile e venerata Eccellenza, desidero nell'occasione esprimerle
il più sentito grazie per le cordiali espressioni di augurio
indirizzatemi per il mio onomastico. La ringrazio delle preghiere
per tutti gli appartenenti alla mia straziata diocesi e del Suo
magnanimo augurio che "il calvario abbia a concludersi al
più presto, in una prospettiva di pace che si risolva a
gloria del Signore per il bene di tutti gli uomini". Voglia
il Signore esaudire le Sue preghiere ed i Suoi desideri! Nel rendermi
interprete anche dei confratelli Sacerdoti, dei Religiosi e della
residua comunità dei fedeli, Le confermo ancora una volta
la mia viva riconoscenza in Cristo, nostro Redentore.
Suo
+
Franjo Komarica

Lettera
al Card. Franjo Kuharić, Arcivescovo di Zagabria
(Prot. n. 158/95 del 3 novembre 1995)
SEMPRE FERMA E' LA NOSTRA DECISIONE DI RIMANERE QUI
Eminenza
Reverendissima,
stimatissimo e caro Arcivescovo e Padre,
ho appreso all'ultimo momento che esiste la possibilità
di scriverle almeno alcune righe sulle attuali nostre condizioni.
Desidero anzitutto ringraziarla di cuore per la Sua costante amorevole
premura e per la Sua intercessione a favore di "quest'ultimo
scampolo" di Cattolicesimo da noi rappresentato nella regione
di Banja Luka. Ogni notizia che filtra e ci raggiunge, testimoniandoci
che qualcuno intercede per noi e si da concretamente da fare
affinché si concluda al più presto la nostra agonia e venga
il giorno del rispetto verso Dio e verso il prossimo, è
per noi di grande consolazione.
Posso solo ribadire quanto ebbi a riferirle già precedentemente
e, cioè, che i nostri fedeli - e noi possiamo esserne convinti
giorno per giorno - sono risoluti nella decisione di restare qui,
e non con nel cuore l'odio o il desiderio di una qualche vendetta
(che Dio lo scongiuri ora e sempre), ma con la disposizione a
perdonare ed a passar sopra alle molte ingiustizie ed atrocità
che hanno subito ed ancora sopportano giorno dopo giorno. Rimaniamo
uniti e saldi nelle nostre preghiere quotidiane e nella speranza
che la bontà divina finirà col trionfare sulle forze
delle tenebre, del male e della distruzione e che lo spirito dell'amore
e della riconciliazione, in definitiva la vita!, avranno partita
vinta. Finora siamo stati con tenacia fedeli all'anelito di recare
il costruttivo contributo dei cattolici all'auspicabile convivenza
con gli altri che, come preordinato dalla Divina Provvidenza,
sono il nostro prossimo. Abbiamo dato prova ai nostri vicini ed
a tutto il mondo che noi siamo intenzionati ed in grado di accettare
gli altri con le loro specificità e con la loro diversità
e siamo ancora capaci di perdonare il loro egoismo e la loro discriminazione
sociale nei nostri confronti. Ci attendiamo dagli altri che ci
accettino per lo meno come persone umane.
Una settimana fa mi ha telefonato per la prima volta il Signor
Nikola Koljević, Vicepresidente della Repubblica Srpska e nel
colloquio intercorso gli ho chiesto: "Di cos'è manchevole
il nostro atteggiamento nei Suoi confronti e cosa avremmo trascurato
di fare secondo Lei, visto che Lei ancora non ci considera persone
con le quali si possa vivere e con le quali dovrebbe bensì
essere auspicabile poter vivere?" Egli mi ha risposto di
sperare che possano giungere giorni migliori dopo le trattative
in America. Dio solo sa cosa ci riservano i potenti del mondo
e i nostri di qui! Affidiamo il tutto alla volontà del
Signore!
Resto come sempre convinto, e torno a ripeterlo, che a Dio compete,
per il tramite della Sua Chiesa, un "diritto di cittadinanza"
tanto in Banja Luka quanto in questa intera regione, dove i Cristiani
preesistevano ai Croati già da lungo tempo, fin dal quarto
secolo.
La situazione continua immutata. I nostri vengono tuttora quotidianamente
espulsi dalle loro abitazioni e dalle loro case e cacciati sulla
strada nel vero senso della parola. L’arbitrio dell'illegalità
e la legge del più forte continuano ad imperversare e lo
comprovano i fatti, non solo a Banja Luka, ma nell'intera regione
di Kotor Varoš, dove si sono registrati alcuni omicidi e incidenti
con lesioni gravi, per non parlare di incubi e turbe psichiche.
So con assoluta certezza che ne sono complici le autorità
(locali e nazionali) e che tutto succede nella piena consapevolezza
e sotto la regia degli organi di sicurezza. A noi succede proprio
come ai topi negli artigli di un gatto scatenato che li tratta
facendosene gioco con indicibile crudeltà. Non è
possibile descrivere in poche parole nemmeno una briciola del
nostro vivere quotidiano. Mi fanno un'enorme pena i nostri poveri
fedeli che osano accedere in cattedrale, l'unica chiesa rimasta,
e vengono immancabilmente inseguiti, come ai tempi della Polizia
Segreta Jugoslava. Al momento del loro ritorno a casa, li si
preleva puramente per essere stati in chiesa e li si percuote
o li si caccia via di casa. Il bersaglio sono loro, per il solo
fatto di essere cattolici, senza necessariamente essere Croati
(...).
Nei casi più penosi e gravi facciamo di tutto per riservare
accoglienza, ma gli indigenti sono talmente tanti che le nostre
possibilità non bastano. Come Lei sa, i Serbi hanno confiscato
brutalmente la maggior parte (15) delle nostre chiese, dei conventi
e dei 25 edifici ospitanti centri pastorali, talvolta sistemandovi
la loro gente, tal altra saccheggiando e devastando gli edifici
posti sotto sequestro. Negli ultimi tempi sono stati distrutti
circa dieci edifici abitativi della Chiesa ed alcuni dei nostri
immobili, che abbiamo dovuto dismettere perché incalzati con la
violenza, li abbiamo concordatamente resi disponibili per i profughi
serbi, nella speranza di poterli così riacquisire. In un
recente colloquio con un esponente delle autorità - dopo
una mancanza di contatti che durava da ben sei mesi - ho rammentato
la questione degli edifici ecclesiali confiscati illegalmente.
L’incaricato ebbe a dirmi che tale questione sarà
regolata contestualmente a quella degli edifici religiosi della
Chiesa serbo-ortodossa espropriati od evacuati nel territorio
controllato dai Croati. Così vengono ricambiati, come Lei
comprende, i nostri intendimenti pacifici. Veniamo messi sullo
stesso piano di coloro che hanno cacciato molti altri dei loro
vicini -Croati- distruggendone i santuari ed i possedimenti.
Sono lieto che la nostra Chiesa insiste con fermezza sulla tutela
delle proprietà dei cittadini serbi che vivono in Croazia
ed in Bosnia Erzegovina e, specialmente, sulla salvaguardia dei
loro edifici sacri. Che abbia ad essere così.
Le dico ancora grazie di tutto cuore, Eminenza reverendissima,
per tutto quello che Lei fa per noi. Il Signore La ricompensi.
Egli sia lodato per la Sua opera al servizio della verità!
+ Franjo,
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Card. Franjo Kuharić, Arcivescovo di Zagabria
(Prot. n. 159/95 del 4 novembre 1995)
INTERPONGA I SUOI BUONI UFFICI AFFINCHE' LA POPOLAZIONE DELLA
REGIONE DI BANJA LUKA OTTENGA L'ENERGIA ELETTRICA URGENTEMENTE
NECESSARIA
Eminenza
Reverendissima,
Mi consenta di rivolgermi a Lei, pregandola, se sarà in
qualche modo possibile, di un Suo autorevole intervento. Ho ricevuto
in visita oggi, nell'Episcopio inviati ufficiali delle Autorità
della Repubblica Srpska. In un franco discorso attorno ai problemi
attuali che qui sussistono, mi hanno chiesto di rivolgermi a Lei
quale esponente più influente della Chiesa cattolica nella
Repubblica di Croazia, pregandola di intervenire presso le Autorità
di quella Repubblica in relazione ad un problema molto grave che
investe tutto il nostro territorio, quindi l'intera popolazione.
Si tratta della questione relativa alla possibilità di
prelevare energia elettrica dalla centrale di Bočac, sita tra
Banja Luka ed Jajce. Richiamandosi ai colloqui in corso di svolgimento
in America, nel contesto dei quali - come mi è stato detto
- si discute anche in ordine alla cessione di energia elettrica
quale aiuto umanitario urgentemente necessario, i miei interlocutori
si appellano a me ed a Lei quale influente(!?) rappresentante
della Chiesa, affinché Lei metta in moto, tramite gli emissari
del Governo della Repubblica Croata ed augurabilmente al più
presto possibile, un incontro ad hoc dì due delegazioni
politiche, le quali sì adoperino per una soluzione del
problema in questione, come anche di altri problemi, in forma
soddisfacente per ambo le parti.
Eminenza Reverendissima sa la mia sostanziale e decisa disposizione
a prestare aiuto, comunque e quanto possa, nello spirito del dettato
di Cristo (Le 6,27), indistintamente a tutti, sventando e cercando
di arginare, se solo mi è possibile, sciagure e disgrazie,
se non altro per ridurle al minimo. Così mi sono espresso
anche nei confronti dei miei interlocutori, dopo aver loro assicurato
che Le avrei subito scritto, pregando Lei personalmente e, per
Suo gentile tramite, anche le competenti autorità di Zagabria,
di aiutare noi e tutta la gente di questa regione bisognevole
di aiuto. Qui da noi la situazione è proprio resa ancora
più drammatica dalla mancanza di corrente elettrica, e
non tanto perché vertiamo tutti nella più completa oscurità,
quanto piuttosto perché ne soffrono particolarmente i bambini,
i vecchi e gli ammalati.
Quando ebbi a descrivere ai miei interlocutori la penosa situazione
dell'esiguo numero di cattolici, croati e non, superstiti in
questa regione, informandoli che due miei sacerdoti, il Rev. Ratko
Grgić, parroco di Nova Topola scomparso già nel giugno
del 1992 (!) ed il Rev. Tomislav Matanović, parroco di Prijedor
sparito nell'agosto del 1995, sono stati portati via verso destinazione
ignota, essi mi hanno dato ferma assicurazione di fare di tutto
affinché entrambi i casi vengano chiariti al più presto
e nel contempo migliori, nel profilo della sicurezza ed in termini
generali, la situazione dei cattolici che sono rimasti sul nostro
territorio.
Nell'attesa che i miei interlocutori concretizzino effettivamente
le loro promesse, La prego nuovamente di volersi adoperare presso
le autorità competenti, affinché il processo di desistenza
dagli scontri armati, Dio voglia il più celer-mente possibile,
si metta in moto, lasciando il posto alla riconciliazione anche
fra i politici croati e serbi, su un piano concreto (e non solo
con l'aiuto degli Americani a casa propria).
Eminenza Reverendissima, sa bene che noi abbiamo qui propagato
lo spirito della non violenza, di un pacifismo convinto e dell'amore
cristiano verso tutti e, ciononostante, continuiamo ad essere
vittime. Ci può essere finalmente consentito di confidare,
oltre che sulla misericordia divina, che non ci è mai mancata,
anche su quella degli uomini? La speranza non ci ha del tutto
abbandonati.
Le anticipo di cuore il mio sentito grazie per l'appoggio che
Lei ci riserverà anche in questa circostanza!
Con devozione e rispetto, Suo nel Signore, nostro Buon Pastore.
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza a:
- Vicepresidente della Repubblica Srpska, Prof. Dr. Nikola Koljević

Lettera
a Mons. F. Monterisi, Nunzio Apostolico in Bosnia Erzegovina
(Prot. n. 167/95 dell'11 novembre 1995)
LA MIA DIOCESI E' RIDOTTA A RELIQUIARIO
Reverendissimo
Nunzio Apostolico,
Mi faccio nuovamente vivo con le ultime notizie dalla sede della
mia Diocesi, purtroppo ridotta a reliquiario. Spero che con la
benevola condiscendenza della venerabile Nunziatura Apostolica
in Belgrado Lei possa prendere conoscenza degli scritti e comunicazioni
da me inoltrati alla medesima.
1. Sistematicamente, ogni giorno, i nostri fedeli vengono cacciati
con gravi angherie fisiche e psichiche dalle loro abitazioni e
dalle loro case di Banja Luka e Kotor Varoš. Anche questa settimana
uno dei nostri anziani benemeriti fedeli di Banja Luka centro
(classe 1912) è morto in conseguenza delle gravi lesioni
ed alcune vittime sono state ricoverate in ospedale per gravi
violenze. Qui imperversa la legge del più forte e non
abbiamo nemmeno il diritto di lamentarci. Se lo facessimo sarebbe
ancora peggio. I patimenti inauditi che vengono inferti a persone
innocenti ed inermi della nostra città e delle regione
circostante oltrepassano proprio ogni limite di sfogo sadico
di basso istinto! Le compassionevoli vittime mi fanno una pena
straziante, ma purtroppo non posso essere loro molto di aiuto.
Cosa si potrebbe mai fare?
2. Nelle due ultime settimane sono venuti a trovarmi rappresentanti
ufficiali della Repubblica Srpska. Era in discussione la possibilità
di dare ospizio nei locali dei nostri tre unici edifici, nel Vescovado
e nei due residui conventi, ad esiliati e perseguitati di Banja
Luka. Da detti rappresentanti ufficiali ho preteso la necessaria
protezione di queste case e delle persone da ricoverarvi. Nel
Vescovado si trovano già 22 esiliati e mi sono visto costretto
a liberare due stanze dell'infermeria per renderle disponibili
a questi sventurati. Al momento stazionano nei due Conventi 25
fedeli fuggiaschi, prevalentemente persone provenienti dalle
Parrocchie di Sasina e di Sanski Most. Fra di noi ci sono ancora
molti esiliati indigenti che, nelle forme più svariate,
hanno a che fare con il problema dell'alloggio e noi li aiutiamo,
al meglio che ci sia possibile, con vestiario e generi alimentari
(...). Nei giorni scorsi, un gruppo di nostri fedeli è
stato "trasferito" verso il sud, nel territorio della
Herceg-Bosna; parecchi di essi, attraversando la Sava, si sono
recati in Croazia. Abbiamo cognizione di un consistente numero
di persone senza tetto, alle quali si dovrebbe concedere la possibilità,
o di far ritorno alle loro case, o di recarsi in un qualche posto,
che riservi ad essi almeno una minima possibilità di vita.
Chi potrebbe aiutarli in simile situazione, visto che le competenti
Istituzioni, vuoi quelle politiche, vuoi quelle statali ed umanitarie,
fanno orecchi da mercante?
3. Nei menzionati colloqui con i rappresentanti ufficiali della
Repubblica Srpska, essi mi hanno pregato di intervenire, per il
tramite del Cardinale Kuharić in Zagabria, presso le autorità
della Repubblica di Croazia, affinché a Banja Luka ed alla regione
ad essa circostante venga accordato l'aiuto umanitario del rifornimento
di energia elettrica. Lo ho fatto volentieri, allo stesso tempo
pregando i miei interlocutori di rendere dal canto loro possibile,
qui da noi, una vita umanamente degna di questo nome. In particolare,
ho richiesto ad essi (dopo chissà quante altre volte!)
che venga rimesso in libertà il Rev. parroco Tomislav Matanović,
imprigionato senza alcun procedimento giudiziario e senza sentenza.
Allo stesso tempo ho chiesto che ci venga finalmente indicato
dove si trovi il Rev. parroco Ratko Grgić di Nova Topola, da lungo
tempo sequestrato, e che si possa sapere in quali condizioni egli
verta. Gli interlocutori mi hanno promesso di fare tutto ciò
che potranno, ma non vi è stato finora alcun riscontro!
4. Quattro giorni fa, l'8 di novembre, le nostre suore "Adoratrici
del Prezioso Sangue di Cristo" hanno dovuto abbandonare il
loro convento di S. Antonio (fondato nel 1898) su ingiunzione
della Protezione civile di Bosanska Gradiška. Hanno potuto portare
con sé solo gli effetti strettamente personali. Esse si trovano
ora presso di me, mentre nei locali del loro convento si sarebbe
acquartierato l'esercito. Sull'arbitraria confisca del convento
le autorità hanno semplicemente sorvolalo, senza minimamente
conferire con me, né con l'Amministrazione di quella comunità
religiosa.
5. Ieri mi ha fatto visita in Vescovado l'inviato speciale del
governo degli Stati Uniti, Vice Ministro per gli Affari Esteri
e competente in materia di diritti umani, Signor John Shattuck.
In un colloquio di circa 20 minuti, mi ha fatto sapere di essere
aggiornato sulla nostra situazione e di aver senz'altro intenzione
di sostenerci nei nostri sforzi di pace e nella nostra crociata
in favore delle fondamentali libertà umane e civili. Egli
ha posto espressamente l'accento sul fatto che "anche il
Vescovo e tutti i suoi fedeli devono rimanere qui" e che
"a tutti gli esiliati vittime della violenza deve essere
consentito di rientrare e di vivere non come schiavi, ma come
persone libere". Il Signore faccia sì che ciò
diventi realtà!
6. Eccellenza reverendissima, mi consenta di rivolgerLe ancora
una volta il mio più sentito grazie per la costante premura
che Lei riserva a tutti noi della Diocesi di Banja Luka. Per Suo
gentile tramite desidero ringraziare di tutto cuore pure il Santo
Padre Giovanni Paolo II e tutte le Personalità della Santa
Sede che ci hanno a cuore e pregano per noi e, incoraggiandoci
incessantemente a non cedere malgrado le persistenti devastazioni,
ma a sopportare anche stoicamente l'ingiustizia, sforzandoci
per il sopravvento della riconciliazione e del perdono, auspici
che in questa nostra terra il Regno del Signore non venga annientato!
In comunità d'intenti - viribus unitis - e in fratellanza
col Signore riusciremo certamente anche in questo! Sia lodato
il Signore, ora e sempre! Mi consideri come sempre Suo devoto
in Cristo
+ Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
alla Madre Superiore Generale della Comunità dell'ordine
di "S. Vincenzo" suor A. T. Sutra
(Prot. n. 170/95 del 13 novembre 1995)
GRAZIE ALLE NOSTRE "BIANCHE SORELLE"
Reverendissima
madre Agneta,
Ho appena appreso che lei si è messa in viaggio per visitare
le sue benevoli consorelle, prodigatesi per la Chiesa nella diaspora.
Colgo questa occasione per poterle "raggiungere" almeno
in questo modo.
Siccome tra Lei e noi i collegamenti e le strade sono sempre ancora
difficili, quasi impossibili, non mi è riuscito di scriverle
prima. In ogni modo desidero ringraziare nuovamente di tutto cuore,
Lei personalmente e le nostre care "bianche sorelle"
che sono rimaste qui da noi fino all'ultimo e che poi ci hanno
lasciato fisicamente, ma, come credo, non con il pensiero. So
che Lei personalmente e tutte le vostre comunità dell'ordine
non ci dimenticate, specialmente al cospetto del Signore. Come
potreste dimenticarci, visto che qui da noi in questo periodo
la nostra indimenticabile e benevola suor Cecilija, vera martire
dell'amore e del sacrificio, testimoniò addirittura con
il proprio sangue, la sua fedeltà a Cristo e alla Sua Chiesa,
mediante il suo servizio nel vostro Ordine? Il suo sacrificio
è per noi santuario e impegno! La sua figura e il suo lavoro
non possono essere abbandonati all'oblio! Sono convinto che dal
suo innocente sacrificio, donato per Cristo, germoglieranno preziosi
frutti spirituali sia per l'Ordine che l'ha fatta "nascere",
che per tutta la Chiesa. Se Dio vorrà presto verranno tempi
in cui beneficeremo di tutto ciò di cui siamo debitori
verso la cara deceduta martire (e al nostro parroco martire).
Fino ad allora persevereremo nella fede, nella speranza e nell'amore
verso il Signore e i nostri fratelli. In questo ci danno sostegno,
per noi prezioso, proprio le Vostre meravigliose consorelle, qui
dove vi trovate ora! Voglia Iddio contraccambiarle cento volte.
Noi non siamo in grado di ringraziarle sufficientemente.
Il loro convento, qui, è quello che è. Ci stanno
certe persone dentro. Dio solo sa fin quando questo rimarrà
così. Se si dovesse arrivare a qualche cambiamento di
rotta o simile, mi premurerò di farvelo sapere in ogni
caso.
La prego di salutare molto tutte le care sorelle dell'Ordine,
specialmente quelle che sono là, come pure quelle che erano
qui da noi.
Mentre raccomando ulteriormente alle sue sante preghiere e sacrifici
me stesso e tutti gli altri intorno a me, La saluto personalmente
di tutto cuore.
In Dio devoto
+
Franjo, Vescovo
Lettera
al Cardinale V. Puljić, Arcivescovo di Vrhbosna (Sarajevo)
(Prot. n. 177/95 del 17 novembre 1995)
TUTTI CI HANNO LASCIATI IN PREDA AI TIRANNI E ALL'ILLEGALITA'
Eminenza
Reverendissima,
caro Fratello Vescovo,
Mi sono pervenuti via fax alcuni Tuoi scritti, del 29 e 31 ottobre
e cosi pure le note di numero 190, 191 e 192, tutte dell'8 novembre
scorso. Te ne ringrazio e ne prendo atto. Per tutte le intenzioni
ed i progetti che esponi in tali scritti Ti auguro la migliore
riuscita, a gloria del Signore e per la salvezza delle anime!
Colgo l'opportunità per informarTi della nostra attuale
situazione, che purtroppo non accenna a migliorare. Si continua
a perseguitare le ormai poche persone qui rimaste, torturandole
fisicamente e, soprattutto, psichicamente. In seguito a maltrattamenti
così bestiali è morto in questi giorni il Signor
Skočibušić, consigliere che ben conoscevi e cristiano esemplare.
Molta nostra gente, che è stata gravemente ferita, è
ora sottoposta a cure mediche. Che Dio abbia misericordia!
Le nostre tre case sono affollate di profughi e perseguitati,
in parte del posto e in parte dalla regione di Sanski Most e di
Sasina. Disponiamo qui di troppo poco posto per ricoverare tutti
coloro che sono ignudi e senza tetto! Nessuno che s'interessi
di questi compassionevoli esseri umani: né le autorità
locali, né gli esponenti politici del popolo Croato muovono un
dito per questi infelici! Veniamo maltrattati in forma veramente
sadica! Tutti ci hanno abbandonato, lasciandoci in preda dell'illegalità
e della bieca tirannia! Che Dio abbia misericordia di noi!
Una settimana fa sono state cacciate delle suore dalla loro Casa
in Bosanska Gradiška e, tre giorni or sono, il Tuo successore
è stato aggredito da tre uomini armati in uniforme che
lo hanno malmenato e derubato della sua auto.
Quanto al parroco T. Matanović, l'ultimo pronunciamento "ufficiale"
darebbe ad intendere che la Repubblica Srpska lo ha rilasciato
attraverso Teslić (!) il 10 ottobre scorso! Nessuno sa qualcosa
in proposito! Nei giorni scorsi mi è stata fatta visita
dapprima da parte del Signor Shattuck su incarico degli Stati
Uniti, quindi da parte del Signor Pedoaje su incarico dell'UNPROFOR.
Voglia il Signore che queste visite fruttino qualcosa per coloro
che ne hanno più bisogno!
Non so se la prossima settimana Ti recherai a Roma per la seduta
sinodale. La mia libertà di movimento è tuttora
circoscritta allo spazio fra la mia residenza e la Cattedrale!
Se andrai a Roma, salutami tutti, Ti raccomando tutti e ringraziali
di pensare a noi. Con un fraterno saluto
+ Franjo,
Vescovo
Lettera
al Santo Padre, Giovanni Paolo II
(Prot. n. 183/95 del 28 novembre 1995)
SANTO PADRE, SONO PROFONDAMENTE COMMOSSO DAL SUO AMORE PATERNO
E PER LA SUA COSTANTE SOLIDARIETA'NEI NOSTRI CONFRONTI!
Santo
Padre,
Mi è giunta la consolante notizia, tramite la venerabile
Nunziatura Apostolica di Belgrado, che, per espresso desiderio
di Vostra Santità, S. Eco. Mons. Francesco Monterisi,
Nunzio Apostolico in Bosnia-Erzegovina, verrà al più
presto in visita allo sparuto, fedele "piccolo gregge"
degli angariati fedeli della mia Diocesi, sconvolta da sciagure
indicibili.
Prego il buon Dio che questa visita possa effettivamente aver
luogo!
Nella presente circostanza, come già molte volte in passato,
sono profondamente commosso per il Suo paterno amore e per la
Sua costante solidarietà nei confronti nostri e di tutte
le persone che vengono fatte tremendamente soffrire dalle forze
delle tenebre e del male. Malgrado le innumerevoli preoccupazioni
nell'affrontare i grandi problemi attuali sia della Chiesa nel
suo complesso che dell'umanità, il Suo cuore è rivolto
pure a noi, che siamo stati messi nel dimenticatoio da molti che
ci sono fisicamente molto più vicini e quasi del tutto
abbandonati da altri che sarebbero tenuti, per dovere d'ufficio,
a tutelare i diritti umani e le libertà del singolo individuo
quanto quelle delle Comunità etniche e religiose.
Santo Padre, mi mancano le parole per esprimerle la profonda riconoscenza
e l'amore che tutti noi della Diocesi di Banja Luka nutriamo nei
Suoi confronti, fedeli seguaci dell'insostituibile Vicario di
Cristo su questa terra. A nome di tutti i componenti della tormentata,
ma fedele comunità della mia Diocesi, i quali sono profondamente
grati al Signore, posso anche questa volta testimoniarle che noi
continuiamo giorno per giorno nel tenace impegno di tradurre nel
concreto il Dettato della Sacra Scrittura, consegnati all'incitamento
"Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano"
(Lc 6,27) e al proposito "Non intendiamo amare con la parola
e la favella, ma nell'agire e nella verità" (Gv 3,18),
come pure in aderenza al desiderio di perdono e di riconciliazione
espresso da Vostra Santità lo scorso anno nei messaggi
indirizzatici a Sarajevo ed a Zagabria.
Dichiarando la mia fedeltà filiale a Vostra Santità,
La prego di impartire la Sua santa apostolica benedizione ai miei
appassionati e devoti collaboratori, sacerdoti e religiosi, che
con la loro abnegazione ci testimoniano piena lealtà a
Cristo ed alla sua Chiesa, ed a tutti i fedeli della mia comunità
diocesana, vuoi qui residenti, vuoi confinati in esilio, nell'ardente
aspettativa di poter far ritorno nelle loro parrocchie e nelle
loro secolari dimore.
Sempre riconoscente a Vostra Santità, Suo in Cristo, nostro
Buon Pastore.
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Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
a Mons. F. Monterisi, Nunzio Apostolico in Bosnia Erzegovina
(Prot. n. 188/95 del 1 dicembre 1995)
NON POSSIAMO STARE A GUARDARE IN SILENZIO COME GLI ALTRI DECIDONO
SUL NOSTRO FUTURO
Eccellenza
Reverendissima,
L’annuncio che Lei verrà fra poco da noi a Banja
Luka ci ha colmati di gioia. Ho subito compiuto i passi necessari
presso le competenti autorità locali, in modo che le stesse
siano avviate per tempo e rilascino l'occorrente autorizzazione.
C'è stato fatto sapere, come probabilmente sarà
già noto anche a Lei sulla scorta della comunicazione da
noi fornita alla Nunziatura in Belgrado, che il permesso per la
Sua venuta è da considerarsi subordinato alla condizione
che al Vescovo ortodosso Rev. Atanasije sia riservata la possibilità
di raggiungere l'Erzegovina, in visita pastorale ai luoghi, ai
Santuari ed ai fedeli. Questo ci fa ricordare analogo "stratagemma"
di sei mesi fa, quando Lei aveva pure l'intenzione di recarsi
da noi, senza però ottenere la relativa autorizzazione.
Ho pregato le competenti autorità del governo dell'Herceg-Bosna
di fare quanto è nelle loro possibilità affinché
Lei non incontri ostacoli di sorta nel realizzare il Suo progetto
e perché possa concretarsi l'esplicito desiderio del Santo Padre.
Non ho ancora ricevuto risposta, né dall'Erzegovina, né dal Governo
serbo di Pale. Pur tuttavia spero che giunga presto un riscontro
positivo e che noi - com'è nella volontà di Dio
- possiamo rallegrarci con Lei e con i Suoi stimati accompagnatori.
Ieri ci ha fatto visita la corrispondente speciale delle Nazioni
Unite, Signora Elisabetta Rehn, in merito alla questione dei diritti
umani nell'ex-Jugoslavia. Ella ci ha fatto presente che, dopo
la visita a Mostar, intende recarsi a Roma e che desidererebbe
entrare in contatto con Personalità della Santa Sede. Per
parte mia l'ho pregata, tra l'altro, di voler pure lei sollecitare
che il nostro innocente e pio sacerdote Tomislav Matanović, parroco
di Prijedor, venga posto in libertà e che si possa finalmente
saper qualcosa del destino del nostro sacerdote sequestrato,
il parroco di Nova Topola Rev. Ratko Grgić. Spero che Lei sia
realmente in grado di compiere qualche passo concreto affinché
venga chiarita la situazione dei nostri due religiosi, che sono
dei veri Martiri.
Due giorni fa, in un colloquio avuto con uno dei politici serbi
locali - un Deputato del Parlamento delle Repubblica Srpska -
ho insistito anch'io che vengano liberati i nostri due religiosi
fatti sparire illegalmente. Egli ha promesso di vedere cosa si
può fare. Non sussiste dubbio alcuno circa la colpevolezza
delle Autorità locali nella struggente tragedia dei nostri
due religiosi, riconosciuti da tutti pacifici e colpevoli solo
di aver fatto del bene alle persone che li circondavano. Quelli
sanno cosa sia capitato ai due Religiosi e dove essi attualmente
si trovino, così come erano al corrente delle sventure
che hanno colpito altri nostri Religiosi, i nostri fedeli e le
nostre istituzioni religiose.
Negli ultimi giorni, nei media locali sono state sempre più
frequenti le affermazioni fondate su dispacci di agenzie estere,
secondo le quali, nel contesto dei Comuni di Mrkonjić Grad e di
Šipovo - che vertono sotto il controllo della Federazione della
Bosnia Erzegovina, ma devono essere restituiti alla Repubblica
Srpska - le proprietà della popolazione serba vengono distrutte.
Ho ottenuto conferma che ciò accade realmente. Ritengo
mio dovere protestare contro i delitti che vengono compiuti da
gruppi e da singoli irresponsabili allo sbando. Questi misfatti
sono deleteri per la nostra pacifica gente rimasta laggiù
e per i nostri fedeli che hanno riportato grandi dolori, ma volevano
assolutamente rimanere nelle loro parrocchie e nella loro Patria
secolare. Ora può succedere che atrocità dispotiche
o compiute, con la tolleranza dei responsabili per la tranquillità
e l'ordine pubblico, da chiunque arrivi dall'esterno soppiantino
la permanenza dei nostri fedeli su quei territori. Ho la chiara
impressione che alcuni rappresentanti politici del popolo croato
in Erzegovina assumano, proprio senza alcun riguardo, decisioni
circa il futuro della Chiesa cattolica in quella regione, nella
quale essa è presente da secoli.
Non possiamo solo stare a guardare in silenzio quanto altri, a
dir poco incompetenti, vanno decidendo del nostro futuro. Sebbene
nella prassi quotidiana abbiamo fin qui dato prova di essere intenzionati
e in grado di vivere in pace con i vicini ed altresì capaci
e pronti a perdonare ed a costruire con essi ex novo un futuro
migliore, ci domandiamo perché si voglia intenzionalmente, con
siffatti ed analoghi altri metodi illeciti, rendere impossibile
tutto ciò! Sarebbe forse il caso che da parte di qualche
istanza superiore, nella fattispecie da parte della Santa Sede,
venisse chiesto agli influenti politici locali perché si proceda
così.
Ho prospettato oggi questa problematica anche a Sua Eminenza il
Cardinale Puljić - per il quale una presa di contatto con le autorità
politiche locali si rende più facile che non per il sottoscritto
- in modo da impedire che si compiano altri "misfatti"
che potrebbero risultare deleterie per il futuro della Chiesa
cattolica in Bosnia-Erzegovina.
Venerata Eccellenza, nella ferma speranza che, a Dio piacendo,
ci vedremo prossimamente qui e avremo la possibilità di
discutere su questo ed altro, Le dico grazie per tutto il bene
che ci fa, salutandola cordialmente nel Signore!
Suo
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Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
