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AL CLERO E AI FEDELI
Messaggio del vescovo Franjo in occasione
della giornata mondiale per la pace, 1 gennaio 1992
VOGLIAMO LA PACE O LA GUERRA?
Dopo
una messa festiva dedicata alla pace, il Vescovo, alla presenza
dei rappresentanti di altre confessioni e della commissione di
osservatori europei, alla fine di un breve resoconto sul contenuto
del messaggio papale sulla giornata della pace e dello scritto
comune del rappresentanti religiosi, ha trasmesso anche il suo
messaggio.
Cari fedeli, egregi concittadini.
Come vostro confratello nella fede, vostro vicino e concittadino,
desidero augurarvi una giornata benedetta, per la preghiera comune,
a favore della pace nella nostra città e nel nostro paese
ed indirizzarvi le seguenti parole.
Uno dei problemi più grandi della storia umana sta nel
fatto che il concetto "Amore e Potere" viene inteso
normalmente come l'uno opposto all'altro. Si interpreta l'amore
con il rifiuto dell'impiego del potere e della violenza ed il
potere invece con la repressione e il rifiuto dell'amore. E' necessario
capire che il potere senza l'amore è pericoloso poiché
si può abusarne e che l'amore senza il potere resta sentimentale
e non costruirà niente.
Nel suo significato più vero il "potere" è
"amore" che rifiuta tutto ciò che si mette contro
l'amore.
Sta davanti a noi un grave interrogativo in merito al destino
della nostra città e del nostro paese: vogliamo la pace
o la guerra? Vogliamo una pacifica vita comune basata sul rispetto
e sull'assistenza reciproca o vogliamo una incommensurabile distruzione
di tutti i ponti, i contatti e gli orrori della guerra in cui
perderemo tutto ciò che abbiamo, per il presente e per
le generazioni future, particolarmente tutti quegli elementi di
gran valore per la coesistenza nel nostro giardino comune di questa
nostra cara patria.
Sono convinto che né fra i credenti né fra gli altri concittadini
della nostra città ci sta una sola persona, mentalmente
sana, che desideri la guerra e la distruzione della nostra pacifica
convivenza e del nostro futuro. Se ci sono persone irresponsabili
che auspicano questo - purtroppo ci sono, Dio volesse evitarlo
- per nessuna ragione si può lasciar decidere loro del
destino individuale e collettivo di tutte quelle persone che sono
oneste e che intervengono con nobili sentimenti a favore della
pace.
Per quanto mi riguarda posso affermare con certezza questo: se
per una qualche eventualità - Dio non voglia - dovesse
accadere che tutti i fedeli cattolici della nostra città
e del nostro paese decidessero per l'impiego della forza, per
azioni violente reciproche e per l'imposizione di qualche interesse
effimero, transitorio ed egoistico, sarebbe mio compito gridare
con i miei ad una voce ammonendo tutti: "Fratelli avete
scelto la strada ed il mezzo sbagliati! Ciò che fate è
dannoso, disumano e abietto". Ringrazio però Iddio
che i nostri fedeli e, come credo, anche tutti gli altri concittadini
sono effettivamente, per la maggior parte, sostenitori di una
vera convivenza umana e pacifica fra di noi.
Da questo posto della nostra città Banja Luka, dove ci
siamo riuniti per la prima delle tre riunioni di preghiera interconfessionale,
invito i miei cari fratelli e sorelle nella fede e tutti i miei
adorati concittadini ad usare instancabilmente, in caso di possibili
contrasti, tutti i possibili sistemi efficaci e veri per cercare
le soluzioni più adeguate.
Mi appello a tutti i responsabili della nostra città, della
Regione e dello Stato affinché, seguendo le loro nobili qualità
umane e la loro convinzione religiosa, non si lascino condizionare
da angusti interessi di partito o di gruppo etnico, nell'espletamento
del loro compito oltremodo importante e fondamentale: mantenere
la pace ed impedire l'espansione degli orrori e delle sofferenze
belliche fra di noi.
A tutti i responsabili del destino di molti connazionali dico:
mettete fine alla guerra e allo spargimento di sangue, non prolungate
la guerra sul nostro territorio! Vogliamo la pace! Anche se come
ipoteca sulle esistenti macerie della guerra, iniziate finalmente
anche voi a ricostruire una pace con assoluto rispetto della libertà
e dei sacrosanti diritti di ogni persona e di ogni popolo. Possa
Iddio assistere voi e noi che siamo qui riuniti, tutti i nostri
concittadini e le persone di buona volontà della nostra
patria, in modo che questo nuovo anno, l'anno del Signore 1992,
possa diventare per noi e per tutti un anno migliore, più
pacifico e fortunato ed infine, anche per le nostre anime immortali,
un anno più fruttuoso. Amen.
Dr.
FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka
Saluto
pasquale del Vescovo ai fedeli nella diocesi e in esilio
(Protocollo n. 961/93 del 7 aprile 1993)
IL DIO DELLA PACE SIA CON TUTTI VOI
Cari
fratelli sacerdoti, religiosi, religiose e miei cari fedeli!
Mi rivolgo a voi, come vescovo, in occasione del più grande
giorno di festa per noi cristiani, la Pasqua, una celebrazione-commemorazione
della Sofferenza, Morte e Resurrezione gloriosa del nostro Redentore
Gesù Cristo!
Mi rivolgo a voi che siete ancora nelle vostre case, nei vostri
focolari, come a coloro che a causa della sventura di questa guerra
sono stati costretti a trovare rifugio all'estero!
Questa volta mi rivolgo a voi soprattutto con le parole del Santo
Vangelo che saranno una luce celeste nell'oscurità e nella
nebbia delle nostre vite. Queste parole, che sono allo stesso
tempo espressione della verità dell'amore di Dio per noi
e del nostro valore ai suoi occhi, possono portare chiarezza.
Quanti di noi negli scorsi mesi sono stati testimoni della verità
delle parole del salmo: "Se il Signore non fosse stato con
noi, ci avrebbero inghiottiti vivi!" (Sai 124,1.3). Fortunatamente
comunque, come è detto in un altro salmo, "N Signore
è intorno al suo popolo ora e sempre. Egli non lascerà
pesare lo scettro degli empi sul possesso dei giusti, perché i
giusti non stendano le mani a compiere male" (Sai 125,2.3).
E' un grande dono di Dio il fatto che con il suo aiuto non abbiamo
risposto al male con il male come ci invita l'Apostolo Pietro
(1 Pt 3,9). E quando pensiamo alle difficoltà attuali sotto
le quali non dobbiamo soccombere è importante ricordare
le parole confortanti del profeta Osea che dice "Venite,
ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà." (0s 6,1)
Ripetiamo a noi stessi e a quelli intorno a noi le parole improntate
alla speranza e all'ottimismo dell'Apostolo Paolo nella lettera
ai Romani, "Se Dio è per noi, chi sarà contro
di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha
dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme
con lui?" (Rom 8,31 -32).
Come San Paolo nella sua lettera ai Corinzi, io, nella qualità
di vostro vescovo, "Ringrazio continuamente il mio Dio per
voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in
Cristo Gesù" (1Cor 1,4). E San Paolo dice ancora nella
sua lettera ai Romani: "se veramente partecipiamo alle sue
sofferenze, è per partecipare anche alla sua gloria"
(Rom 8,17).
Come fece San Paolo nelle sue lettere ai Colossesi e ai Tessalonicesi,
io auguro a tutti voi che, in questo tempo nel quale le forze
del male e del peccato ci dominano, "La pace di Cristo regni
nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo
corpo" (Col 3,15) e che "non continuate ad affliggervi
come gli altri che non hanno speranza" (1 Tes 4,13). Restate
fedeli alla vostra fede e speranza in tutto il bene, particolarmente
nella battaglia contro il male dentro e fuori di voi e "Non
lasciatevi vincere dal male, ma vincete con il bene il male"
come San Paolo raccomanda ai Romani (Rom 12:21). Continuate ad
aderire agli insegnamenti ed alle leggi di Cristo che abbiamo
accolto dagli apostoli e dai nostri fedeli progenitori come San
Paolo che dice: "Vi ho annunciato e che voi avete ricevuto,
nel quale restate saldi" (1Cor 15,1).
Come San Paolo scrisse ai Romani, io vi dico che "la fama
della vostra obbedienza è giunta dovunque" e "io
mi rallegro di voi", (Rom 16,19), obbedienza che continua
da San Pietro fino al nostro attuale Papa Giovanni Paolo 11! Come
segno particolare di amore e attenzione patema per la nostra diocesi
e per ognuno dei suoi membri, ovunque possano essere in questo
momento, il Santo Padre ci consegnò un grande cero pasquale
in gennaio di quest'anno durante la preghiera comunitaria ad Assisi,
cero che ricorderà Cristo quale vincitore sul male, sul
peccato e su ogni ingiustizia. Accenderemo questo cero nella nostra
cattedrale di San Bonaventura il giorno di Pasqua!
Preghiamo il Cristo risorto affinché "11 Dio della pace sia
con tutti voi" (Rom 15,33) e ad ognuno di voi sia dato un
periodo pasquale rigenerante per lo spirito, cantando il nostro
antico salmo pasquale in onore della nostra Madre Celeste:
"Che il dolore se ne vada dal tuo volto cara Madre,
tuo figlio morto è pieno di gloria!
Con Maria, la madre di Dio, andiamo a Cristo nostro Re:
Egli governa, egli governa! Amen! Alleluia!"
Vi saluto tutti sinceramente e chiedo per voi la benedizione di
Dio e la protezione della Santa Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani
e Regina della pace.
Il
vostro Vescovo Franjo
Intervento
del vescovo Franjo nel giornale della diocesi di Banja Luka n.
1/94
"SONO IO, NON TEMETE" (GV 6,20)
La
nostra comunità diocesana può leggere nuovamente
il GIORNALE DELLA DIOCESI DI BANJA LUKA!
Dopo ventisette anni dalla sua pubblicazione (1919-1945) questo
giornale, come altre stampe religiose, fu soppresso al tempo del
vescovo Friar Jozo Gariæ subito dopo la seconda guerra mondiale,
all'inizio del nuovo sistema antireligioso dello stato.
In una lettera al clero e ai fedeli, il mio predecessore scrisse
fra altre cose nel giornale del febbraio 1945- che doveva essere
l'ultimo numero pubblicato:
"II terribile evento di questa inaudita guerra non ha risparmiato
la nostra povera diocesi. Furono distrutte innumerevoli chiese,
bruciate numerose canoniche , torturati ed uccisi, effettivamente
sacrificati nella loro missione, molti curati. Sono dei veri martiri!
Le nostre parrocchie sono spopolate. I fedeli sono sparpagliati
in tutti i punti cardinali, paesi furono distrutti e bruciati
e le dimore delle persone frugate. Ovunque guardiamo vediamo la
terribile immagine della devastazione. Tutti i cuori sono sopraffatti
dal dolore e dalla tristezza. E in questa emergenza oltremodo
pesante dalla loro bocca esce solo: "Sia ringraziato Dio!
Avvenga la Sua volontà". Questo è un miracoloso
esempio di pazienza e di forza cristiana che ricorda quella dei
primi cristiani. In ciò vediamo veramente l'ascesi della
persona cristiana che in tutte le sue scelte si sottomette a quella
di Dio" (Jozo Gariæ, vescovo di Banja Luka, nel febbraio
1945 nel "Giornale della diocesi di Banja Luka" a pag.
1-2).
Come risultato di quella guerra, un terzo delle nostre parrocchie
sparì completamente, tutte le parrocchie rimaste furono
colpite in un modo o nell'altro mentre molte istituzioni della
Chiesa furono distrutte o chiuse.
Comunque già allora Gesù Cristo non si dimenticò
della sua gente nelle zone della diocesi di Banja Luka. Ancora
una volta le parole ai suoi discepoli divennero realtà:
"Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io
ho vinto il mondo!" (Gv 16,33).
"Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra .....
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"
(Mt 28,18-20).
Veramente le radici approfonditesi negli anni ricominciano a produrre
nuovi giovani germogli e a rinnovare l'albero della Chiesa di
Cristo. I nostri fedeli, guidati dagli insegnamenti dei loro
ferventi pastori, hanno vissuto il messaggio mandato tramite il
Santo Vangelo: "Infatti Dio è fedele e non permetterà
che siate tentati oltre le vostre forze" (1 Cor 10,13).
Le ultime tentazioni e le calamità dovute alla guerra,
alle quali la nostra diocesi è stata esposta, non sono
riuscite a spegnere la nostra fede nella Trinità e la nostra
speranza nel suo aiuto e nella sua protezione. Inoltre, molti
sono ritornati alla fede dei loro progenitori. Essi hanno rafforzato
la loro fede con la preghiere e i santi sacramenti. Hanno mostrato,
tramite le loro azioni, che non desideravano fare affidamento
alle proprie forze umane durante queste difficoltà ma mettere
la loro vita nelle mani di Dio. Per questo motivo la maggior parte
dei nostri fedeli è riuscita e sta ancora riuscendo a non
cadere sotto il peso del male. Sono pronti a subire il male e
l'ingiustizia e tuttavia non causano sofferenza ad altri, stanno
provando veramente a seguire il più difficile comandamento
di Cristo: "Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro
che vi odiano" (Lc 6,27).
Questo atteggiamento mantenuto dai nostri sacerdoti, ministri,
suore e dalla maggior parte dei fedeli della nostra diocesi, non
potrà non richiamare la benedizione di Dio sulla Chiesa
di Cristo in queste regioni!
Anche se stiamo vivendo la nostra Via Crucis, sappiamo che prima
di noi l'ha percorsa il Figlio di Dio, il più giusto di
tutti e il più grande martire. Quando noi soffriamo, lui
soffre con noi e per noi! E' così che lui partecipa alla
nostra sofferenza che dobbiamo sopportare a causa dei nostri
peccati e dei peccati degli altri. Gesù Cristo con il Suo
esempio ci da la speranza e la certezza che dopo la sofferenza
e il Venerdì Santo verrà, inevitabile, il giorno
della resurrezione per tutti noi che crediamo in Dio e che abbiamo
speranza nel suo amore e nella sua misericordia!
Così il rianimato Giornale della Diocesi di Banja Luka
si augura che voi, membri della nostra diocesi, confermiate la
fede dei vostri padri, rafforzata dalla speranza di giustizia,
e che siate uniti nell'amore a Cristo, alla Chiesa e al vostro
prossimo. Speriamo di realizzare tutto questo tramite:
- regolari messaggi del Santo Padre e dei vescovi locali;
- catechismo, messaggi teologici e spirituali per propagare la
fede e accrescere la nostra conoscenza teologica e la nostra
vita spirituale;
- rapporti sugli eventi religiosi e sulle feste liturgiche che
saranno celebrate nella nostra diocesi;
- notizie sugli avvenimenti attuali riguardanti la Chiesa e il
mondo;
- resoconti storici sulle nostre parrocchie e sui nostri conventi.
Per tutti coloro che sono stati costretti a lasciare temporaneamente
o permanentemente la nostra diocesi, a lasciare le parrocchie
delle loro origini, dove sono nati o hanno vissuto per molto tempo,
il nostro GIORNALE vuole essere un importante collegamento con
la patria, i ricordi e la gente che è ancora rimasta.
Ringraziarne il buon Dio di aver reso possibile questa impresa
in questi momenti decisivi per la diocesi di Banja Luka. Solo
mediante la provvidenza divina e la protezione della Santa Vergine
Maria, San Giuseppe, San Bonaventura e il servo di Dio, Ivan Merz,
vi offriamo questo "GIORNALE DELLA DIOCESI DI BANJA LUKA"!
Chiedo la benedizione di Dio particolarmente per i nostri ferventi
fratelli nel sacerdozio della diocesi, per le nostre suore che
parteciperanno alla realizzazione del giornale e per tutti coloro
che lo leggeranno, nella nostra diocesi e in qualsiasi altro posto!
A tutti i sacerdoti, le suore, il popolo di Dio della mia diocesi
- all'interno di essa o dovunque si trovi - e a tutti i nostri
benefattori, così come a tutti i Cristiani, io auguro che
la pace del nostro Cristo risorto sia nei loro cuori e che un
gioioso Alleluia sia sulle loro labbra!
Franjo
Vescovo di Banja Luka
Lettera
pastorale ai fedeli rimasti nelle parrocchie della diocesi di
Banja Luka
(Prot. N. 922/93 del 27 marzo 1993)
NON LASCIATEVI INFLUENZARE DALLE MENZOGNE, DIFFAMAZIONI ED INGANNI
DEI MEDIA PUBBLICI
Miei
cari fedeli,
In questi ultimi tempi abbiamo sentito ripetutamente che i media,
la TV ed i quotidiani hanno diffuso strane notizie sulla Chiesa
Cattolica di Banja Luka, il suo vescovo ed i fedeli della diocesi.
Si tratta di accuse maligne e di menzogne senza scrupoli nei confronti
del Vescovo, dei religiosi e di altri appartenenti alla nostra
diocesi che fanno sorgere nuove profonde inquietudini e rendono
ancor più pesante l'oppressione psichica che grava su molti.
Così anche le notizie, messe in onda nei notiziari trasmessi
dalla TV di Banja Luka e dall'ente televisivo della Serbia domenica
21 c.m., come pure da alcune emittenti radiofoniche e dal quotidiano
"Glas Srpski" pubblicato a Banja Luka di lunedì
22 c.m., secondo le quali, a quanto si dice, è stata preparata
e organizzata una emigrazione di massa dei Cattolici della nostra
parrocchia in Bosanska Krajina, che si presume si faccia su richiesta
della Chiesa cattolica e si realizza sotto la guida del loro vescovo
e dei loro religiosi, sono grossolane e per niente innocue menzogne,
diffamazioni intenzionali di tutti noi e un vergognoso inganno
della comunità.
Questo vi sarebbe dovuto essere chiaro subito poiché conoscete
sia l'atteggiamento della Chiesa cattolica, alla quale apparteniamo,
come pure il mio e quello di tutti i nostri religiosi!
Tuttavia queste false informazioni, menzogne e insinuazioni hanno
provocato in alcuni di voi, a causa dell'atmosfera generale di
propaganda bellica che sentiamo anche qui, un certo nervosismo,
insicurezza, inutile panico e, in certi casi, perfino reazioni
ingiustificate come progetti di fuga e di emigrazione.
Non deve meravigliare che, con questi folli e per nulla giustificati
contrasti bellici fra vicini che succedono nel nostro spazio vitale,
ai quali noi Cattolici non partecipiamo e non vogliamo nemmeno
partecipare, si svolga anche una strana lotta su base di menzogne
e false informazioni nei media pubblici.
È perciò tanto più necessario che tutti cerchino
di avere informazioni esatte in modo da non arrivare a false considerazioni,
non crearsi pregiudizi e non compiere passi falsi.
A proposito delle citate menzogne e diffamazioni, che rispecchiano
solo una parte della rafforzata campagna condotta ultimamente
contro la Chiesa cattolica in generale e in particolare contro
la sua presenza su questo territorio, come vostro vescovo, vi
posso dire quanto segue:
Non abbiate paura! Abbiate ulteriore fiducia in Dio che è
Signore di ogni vita umana, di tutta la storia umana e quindi
anche della nostra Chiesa cattolica. Essa è rimasta qui
stabile per 17 lunghi secoli nonostante vi siano stati tempi ancora
più burrascosi dì quelli che stiamo vivendo ora!
Rimarrà qui ancora in seguito, se Dio vorrà, cosa
della quale non esiste alcun motivo di dubbio.
Avete i vostri religiosi che sono rimasti con voi e rimarranno
con voi finché ci sarà anche un solo unico fedele nella
loro parrocchia. Avete anche un vescovo che non reputa suo compito
fuggire, alla vostra testa o con voi, dalle nostre secolari dimore,
dall'unica patria che abbiamo.
Anche i nostri gloriosi antenati hanno vissuto più di una
volta simili tempi tempestosi! Sappiamo molto bene che non raramente
sono stati veri martiri misericordiosi: oppressi, umiliati, privati
dei diritti e diffamati, sono rimasti nelle loro dimore e hanno
vissuto la loro vita, fedeli al vangelo di Cristo e all'insegnamento
della Chiesa, amando Dio, il loro prossimo e perfino i loro nemici!
Io, vostro Vescovo, non posso decidere del vostro futuro domicilio
e non lo possono nemmeno i vostri sacerdoti! Questo lo potete
fare solo voi nella vostra libertà. Ciò che invece
possiamo e dobbiamo fare, lo facciamo e lo faremo anche in futuro!
Possiamo e dobbiamo invocare Dio nelle nostre preghiere, affinché
vi protegga tutti e vi avvicini a Lui dovunque vi troviate! Possiamo
e dobbiamo appellarci a tutte le personalità influenti
affinchè considerino ognuno di voi, qui nelle nostre case,
come persone a cui vengono riconosciuti tutti i diritti fondamentali,
compreso il diritto di una convivenza civile e il diritto di una
propria dimora.
Il mio compito e quello di tutti i miei sacerdoti, mentre trasmettiamo
con la parola e l'esempio l'insegnamento divino, è quello
di allontanarvi dal peccato e di avvicinarvi alla grazia di Dio
in modo che, con l'aiuto di Cristo, possiamo infine condurvi,
dopo le pene e le sofferenze di questo mondo segnato dal peccato,
alla festa della risurrezione nel paradiso eterno.
Ad un altro o diverso "allontanamento" - come malignamente
si afferma e ci viene attribuito - non pensiamo nemmeno lontanamente.
Mentre nelle preghiere chiedo per voi tutti la copiosa benedizione
della Santa Trinità e la protezione materna della Santa
Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani e Regina della pace, mi commiato
con un cordiale e fraterno saluto per tutti voi.
Il
vostro vescovo Franjo
N.B.
Si prega di leggere questa lettera per prima all'inizio di tutte
le messe domenica prossima davanti ai fedeli
Lettera
pastorale pasquale del vescovo
(Prot. n. 112/94 del 30 marzo 1994)
"SIATE PRONTI A SOPPORTARE IL MALE PIUTTOSTO CHE PROVOCARE
IL MALE AGLI ALTRI"
Cari
fratelli nella responsabilità pastorale, confratelli, consorelle
e cari fedeli,
Anche quest'anno ci avviciniamo alle festività pasquali
in un clima di guerra e di sofferenze, sopportando umiliazioni
quotidiane e pericoli conseguenti alla guerra. Tuttavia anche
per il futuro siamo pieni della fondata speranza e della convinzione
che Cristo, Figlio di Dio, Liberatore di questo mondo e Capo della
Chiesa alla quale apparteniamo, non ha dimenticato la parte del
Suo popolo che vive nella diocesi di Banja Luka. Anche questa
volta si è dimostrato vero ciò che Egli disse ai
Suoi discepoli:
"Nel mondo patirete tormenti. Ma consolatevi, io ho vinto
il mondo" (Gv 16,3) e "Mi è stato dato ogni potere
in cielo e sulla terra", "sono con voi, tutti i giorni,
fino alla fine del mondo" (Mt 28,18-20).
"Il terribile evento di questa inaudita guerra non ha risparmiato
la nostra povera diocesi. Furono distrutte innumerevoli chiese,
bruciate numerose canoniche, torturati e uccisi, effettivamente
sacrificati nella loro missione molti curati. Sono dei veri martiri!
Le nostre parrocchie sono spopolate. I fedeli sono sparpagliati
in tutti i punti cardinali, paesi furono distrutti e bruciati
e le dimore delle persone frugate. Ovunque guardiamo vediamo la
terribile immagine della devastazione. Tutti i cuori sono sopraffatti
dal dolore e dalla tristezza. E in questa emergenza oltremodo
pesante dalla loro bocca esce solo: "Sia ringraziato Dio!
Avvenga la Sua volontà". Questo è un miracoloso
esempio di pazienza e di forza cristiana che ricorda quella dei
primi cristiani. In ciò vediamo veramente l'ascesi della
persona cristiana che in tutte le sue scelte si sottomette a quella
di Dio". Queste parole le ha scritte il mio predecessore
Jozo Gariæ, vescovo di Banja Luka, nel febbraio 1945 nel "
Messaggero della diocesi di Banja Luka " (pag. 1-2).
A causa degli eventi bellici di allora furono cancellate un terzo
delle nostre parrocchie, e delle parrocchie restanti è
rimasta solo una parte mutilata. Tuttavia dal ceppo secolare e
sano rimasto sono nati giovani germogli. Il tronco dell'albero
della Chiesa di Cristo sul territorio della nostra diocesi si
è rinnovato, attraverso la fedeltà agli insegnamenti
dei loro zelanti parroci, alle parole della Sacra Scrittura che
ci ricordano che "Dio è fedele e non permetterà
che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione
vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla"
(1 Cor 10,13).
Anche queste prove più recenti che sono state imposte alla
grande famiglia della nostra diocesi negli ultimi due anni di
tumulti bellici non poterono soffocare la fede nel Dio Uno e Trino
e la speranza nel Suo aiuto e nella Sua protezione. Anzi molti,
proprio in questi tempi così duri, si sono rivolti nuovamente
alla fede viva ed efficace dei loro genitori e progenitori e l'hanno
rafforzata con la preghiera e i sacramenti. Praticamente hanno
dimostrato che non vogliono fare affidamento solo sulle proprie
forze e le loro capacità ma che cercano innanzi tutto aiuto
e protezione presso il nostro buon Dio. Sono pronti piuttosto
a sopportare il male che a fare del male ad altri e si adoperano
addirittura ad adempiere sinceramente al più pesante comandamento
di Cristo, cioè: "Amate i vostri nemici, fate del
bene a coloro che vi odiano!" (Lc 6,27)
Poiché intimamente siete disposti a tale atteggiamento e vi comportate
in modo conforme, certamente anche qui da noi non mancherà
la benedizione di Dio per voi e per la sua Chiesa.
Anche se stiamo sempre vivendo questa strana via crucis, dove
dobbiamo subire false accuse e ingiustificate punizioni e dove
la nostra dignità e i nostri diritti umani fondamentali
vengono costantemente calpestati, comprendiamo e sappiamo che
il Figlio di Dio fatto uomo, il più giusto di tutti ed
il più grande dei martiri, è e cammina con noi.
Egli sopporta con noi e per noi, dando un senso anche al nostro
patire, se sopportiamo coscientemente assieme a Lui ed espiamo
le nostre colpe e quelle degli altri. Ci dà la fondata
speranza e certezza che sulla via del Golgota e del Venerdì
Santo per tutti quelli che credono in Dio e sperano nel Suo amore
e nella Sua misericordia verrà inarrestabile la gloriosa
resurrezione. Perciò il fragore delle armi ed il rumore
della guerra non potevano né possono soffocare in noi la gioia
del canto pasquale: "Alleluia - il Signore è risorto,
è veramente risorto, Alleluia!".
In questo credo e in questa speranza, a tutti voi miei cari fratelli
nella responsabilità pastorale, miei confratelli e consorelle
e miei cari fedeli, a voi che siete qui sul territorio della nostra
diocesi, a voi che a causa della emergenza bellica vi trovate
da qualche altra parte, auguro di tutto cuore la pace di Cristo
risorto nel cuore e un gioioso alleluia sulle labbra! Dividiamo
questa pace di Cristo anche con tutte le altre persone che se
la augurano!
+
Franjo Vescovo
Un
intervento del Vescovo Franjo nel "Giornale della diocesi
di Banja Luka", n. 2/94
PIÙ' CHE DI PANE E DI VESTITI, ABBIAMO BISOGNO DELLO SPIRITO
DI DIO
Noi
siamo di proprietà di Dio. La nostra vita è nelle
mani di Dio. Lui si prende cura della nostra gioia eterna. Ci
mostra in vari modi che ci ama. Purtroppo, dal momento che ci
è stata data una libera volontà, noi siamo in grado
di rifiutare l'amore di Dio, disdegnando le sue cure e così,
invece che vivere felici, ci procuriamo disgrazie e distruzioni,
momentanee o eterne!
Gesù si definisce l'unico vero testimone e annunciatore
dell'amore di Dio (Gv 5,19-20): Egli manifesta questo compito
con le sue opere, ma in modo speciale, unico e glorioso con la
sua gloriosa resurrezione! Tuttavia ci sono ancora oggi persone
che non credono in lui. Per loro sfortuna e per quella degli altri!
Coloro che hanno permesso che fosse loro insegnata la legge di
Dio e che hanno accettato nella fede l'insegnamento e l'esempio
di Gesù sono nella condizione di testimoniare la verità
di Dio, la fedeltà e il suo amore verso l'umanità.
Nel loro cuore si può trovare lo Spirito Santo. Essi sono
pieni dei suoi sette doni. Questo Spirito di Dio - lo Spirito
di Cristo risorto - ci permette di chiamare Dio nostro Padre e
ci rende tutti fratelli. Ci permette di partecipare al suo regno,
di servire la legge di Dio e di essere benedetti in questa vita
e nella vita eterna. Questo ci è garantito da Gesù
Cristo stesso, (cfr. Gv 17,20-24).
Questa verità è testimoniata dai discepoli di Gesù
dagli inizi della Chiesa - la prima Domenica di Pentecoste - fino
ai giorni nostri. La Chiesa esiste ed è attiva fruttuosamente
in tutte le parti del mondo, grazie alla presenza e all'azione
dello Spirito Santo. Conscia della sua dipendenza dallo Spirito
Santo, la Chiesa gli rivolge costantemente la sua preghiera:
"O
luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la Tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa".
(Inno allo Spirito Santo)
Veramente
noi possiamo testimoniare la puntuale presenza distruttiva della
forza del male - Satana in quei cuori in cui le opere pacifiche
e salvifiche dello Spirito Santo sono state rifiutate e "sfrattate"!
I discepoli di Cristo, grazie alla loro esperienza, conoscono
questi continui pericoli e, forti nella fede, si oppongono al
Diavolo, riconoscendo l'opera dello Spirito Santo, che giunge
loro attraverso la voce delle loro coscienze o le circostanze
della vita. Questo è il motivo per il quale essi pregano
ogni giorno in unione con la Chiesa: "Con fa luce del tuo
Spirito Dio hai insegnato ai cuori dei tuoi fedeli che attraverso
di lui noi possiamo vedere ciò che è vero e gioire
di questo dentro di noi!"
Nell'ambiente in cui viviamo, in questi tempi segnati dalla distruzione
e dall'opera dello spirito del Male, sentiamo che, più
che di pane e di vestiti, abbiamo maggiormente bisogno dello Spirito
di Dio!
Continuiamo a pregare lo Spirito Santo affinché, nella disperazione
che ci circonda, possiamo pensare adeguatamente a Dio, a noi stessi,
agli altri e a come possiamo essere meritevoli della protezione
e del conforto di Dio, dei quali abbiamo goduto fino ad ora. Gioiamo
ancora con Dio e siamogli grati!
Vescovo
Franjo
Intervento
del vescovo Franjo nel "Giornale della diocesi di Banja Luka"
N. 3/94
SENZA TIMOR DI DIO NON C'È' GIUSTA PACE FRA GLI UOMINI
Come
altri vescovi della Chiesa di Cristo, anche noi vescovi delle
diocesi bosniache, non possiamo né abbiamo il diritto di tenerci
da parte disinteressati quando si tratta dell'onore di Dio e del
valore dell'uomo. Siamo consapevoli della nostra responsabilità
"davanti a Dio e Gesù Cristo che sarà giudice
dei vivi e dei morti" (2 Tm 4,1) come pure davanti alla Chiesa
alla quale apparteniamo e che guidiamo come "pastori posti
dallo Spirito Santo" (At 20,28). Perciò è nostra
cura, sia personalmente che collettivamente, di testimoniare,
"a tempo opportuno e inopportuno" (2 Tm 4,2), la verità,
la giustizia, l'amore e la misericordia di Cristo davanti a tutti
gli uomini.
Ogni qualvolta ci è riuscito, in questi ultimi due anni,
di riunirci in una assemblea plenaria delle nostre diocesi, ci
siamo rivolti ai nostri fedeli e alle persone di buona volontà,
in un messaggio pubblico e chiaro, nel quale si esortava a sospendere
le attività belliche, a cessare lo spargimento di sangue,
a far tacere le armi, a far smettere nelle loro azioni coloro
che sono immersi nel sangue e nel male e ad avviarsi finalmente
alla creazione della tanto agognata pace. La pace è un
valore universale che deve necessariamente contenere il rispetto
dei comandamenti di Dio e dei diritti umani d'ogni persona e
d'ogni comunità etnica o religiosa.
Questo l'abbiamo fatto anche in occasione della nostra ultima
assemblea generale, tenuta il 6 maggio di quest'anno sull'isola
di Braè, nel locale convento domenicano, dove viene ospitato continuamente
il seminario sacerdotale della nostra diocesi e dove i nostri
seminaristi portano a termine i loro studi teologici.
Nella nostra dichiarazione, indirizzata questa volta ai nostri
religiosi e fedeli, come all'opinione pubblica del nostro paese
e a quella internazionale, abbiamo rivolto, fra l'altro, "a
tutti coloro che stanno a capo del potere politico" la richiesta
di "elaborare ponderati accordi, di suggellarli con accortezza
e, conseguente-mente, di metterli in pratica". Abbiamo nuovamente
richiamato tutti voi, nostri fedeli, "ad un'umile e perseverante
preghiera, in modo che il nostro Dio misericordioso dia a tutti
la necessaria illuminazione perché trovino e mettano in opera
soluzioni ottimali per la creazione di una giusta pace in Bosnia
Erzegovina" cioè sul territorio comune della nostra
diocesi.
Purtroppo dobbiamo notare che, come sembra nella fase delle attuali
trattative politiche in base agli accordi raggiunti, l'integrità
della nostra diocesi viene messa in discussione e che, in conseguenza
della fatale guerra, ognuna delle nostre quattro diocesi deve
registrare perdite intorno al 40-80% sia in forma di spopolamento
delle nostre parrocchie che in forma di distruzione delle chiese,
strutture o altre proprietà ecclesiastiche. Se così
accadesse, non sarebbe accettabile né per noi, vescovi di queste
diocesi, né per la Chiesa cattolica universale!
Abbiamo di nuovo alzato la nostra voce energicamente per la difesa
ed il ripristino dei diritti umani fondamentali e delle libertà,
sia per i fedeli cattolici che per tutte le altre persone che
sul nostro territorio ne sono state private. Abbiamo inoltre preteso
da tutte le attuali forze politiche {serba, croata e musulmana)
che si impegnino più energicamente e coraggiosamente per
la soluzione di ogni forma di discriminazione e ingiustizia che
continua in gran parte della diocesi di Banja Luka nei confronti
della popolazione cattolica.
"In quelle regioni della Bosnia Erzegovina dove è
possibile il ritorno dei profughi, chiediamo alle autorità
competenti:
- di assicurare il loro libero ritorno a casa;
- di rendere effettivamente sicura la fornitura e la giusta distribuzione
degli aiuti umanitari alla parte della popolazione più
a rischio;
- di cominciare la ricostruzione e, tramite questo, di creare
le condizioni per l'occupazione, permettendo cosi alla gente di
mantenere le proprie famiglie;
- che gli elementi influenti (autorità civili, mezzi di
comunicazione, guide religiose, persone di cultura) siano più
decisi nel creare un clima favorevole nel quale sarà possibile
guarire con successo le profonde ferite fisiche e psicologiche
della guerra.
Sappiamo che molti cattolici che sono stati espulsi o sono fuggiti
dalle regioni controllate dai serbi in Bosnia Erzegovina vogliono
tornare pacificamente alle loro case. Chiediamo alle autorità
serbe e a quelle internazionali di permettere questo al più
presto possibile.
Ringraziamo ancora una volta i nostri sacerdoti e le nostre suore
che sono rimasti con eroica fatica, a rischio delle proprie vite,
a fianco dei fedeli loro affidati, nutrendoli con cibo concreto
e cibo spirituale, proteggendoli, motivandoli, sollevandoli dal
deserto creato da questa orribile guerra piena di peccato e di
veleno.
Li invitiamo ad inchinarsi alla forza dello Spirito Santo e a
perseverare nella fede in Cristo e nella Sua Chiesa, alla quale
sono così necessari."
Abbiamo ringraziato nuovamente i membri della conferenza episcopale
croata e delle altre conferenze episcopali in tutto il mondo per
lo spirito d'amore e di solidarietà con cui hanno partecipato
alla nostra sofferenza.
Anche questa volta, come già sempre nel passato, con il
mio caro fratello nell'episcopato, l'arcivescovo e metropolita
di Vrhbosna (Sarajevo) Mons. Vinko Puljiæ, il vescovo di Mestar
e l'amministratore apostolico di Trebinje - Mrkan Mons. Ratko
Periæ e il vescovo ausiliare di Vrhbosna (Sarajevo) Mons. Pero
Sudar, "raccomando i nostri sacerdoti, le nostre suore, tutti
i religiosi, la gente da Dio affidata alla loro cura pastorale,
tutte le persone di buona volontà e i nostri amici e benefattori
all'Amore di Dio e alla protezione della Santa Vergine Maria,
Madre della Chiesa e Regina della pace."
Il
vostro vescovo Franjo
Intervento
del vescovo Franjo nel "Giornale della diocesi di Banja Luka",
n. 4-5/94
"SENZA DI ME NON POTETE FAR NULLA" (GV 15,5)
Siamo
sopraffatti da un enorme, sporca ondata di sconvolgimento sociale,
politico ed economico, che crea una situazione di confusione generale
dalle imprevedibili conseguenze negative. Quest'ondata è
portata avanti con un'enorme quantità di distruzioni,
di inganni e di disgrazie.
Speriamo che quest'onda cessi di accrescerei e di turbare ma che
inizi presto a diminuire.
E dopo?
Scopriremo di aver conservato il nostro sano giudizio, la nostra
salute spirituale e la pace nei nostri cuori oppure, Dio non
voglia, saremo posseduti da coscienze turbate, cuori avvelenati,
da mani e bocche coperte dal male, dal peccato e dalle macchie
della disumanità?
Sappiamo che unendoci al male e all'inganno possiamo perdere facilmente
le nostre basi sia per la nostra felicità terrena come
per la nostra salvezza eterna. Gesù ci avverti, "Perché
là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo
cuore." (Mt 6,21). "L'uomo buono trae fuori il bene
dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo
tesoro trae fuori il male." (Lc 6,45).
Sentii un anziano chiedere ad un giovane: "Se Dio è
nostro padre, come la fede cristiana ci insegna, perché allora
non da ad ognuno di noi la stessa porzione di pane?"
La domanda è astrusa e non sincera perché non cerca realmente
una risposta ma piuttosto cerca di minare e confondere la fede
del giovane.
Questa domanda di completa uguaglianza ha provocato l'umanità
fin dall'inizio dei tempi. Molto è stato scritto sull'argomento
nel corso degli anni, prima e dopo Cristo. Tuttavia c'è
solo un posto su questa terra nel quale possiamo realizzare una
vera uguaglianza tra tutti. Questa è la mensa eucaristica
di Cristo. Ognuno può venire a questa tavola senza distinzione
d'età, sesso, classe sociale, prestigio, professione,
nazionalità o ricchezza. Ognuno riceve lo stesso cibo a
questa mensa: il Corpo del Figlio di Dio nella forma del pane.
Questa è l'uguaglianza di Dio Padre nei confronti di tutti
sulla terra. Un'altra uguaglianza è nell'aldilà
e ci è già stata presentata da Cristo nel racconto
del ricco e del povero Lazzaro (Lc.16,19-31).
Le persone la cui unica mira è il piacere e la ricchezza
di questo mondo, così come coloro per i quali sono importanti
solo le cose materiali, non realizzano l'unica e vera uguaglianza.
Questo non è strano. L’unica e vera uguaglianza è
stata creata da Dio nel suo regno spirituale. Il regno di Dio
non è di questo mondo. Nell'altro mondo questa uguaglianza
deve essere realizzata dall'uomo a cui il Creatore consegnò
il mondo e la sua ricchezza da amministrare. Gli diede la ragione,
una libera volontà e abbastanza grazia per il suo comportamento
e per l'amministrazione dei beni terreni per essere giusto nei
confronti di ognuno. La' dove la giustizia umana non può
essere raggiunta, l'amore riempirà le fratture e le carenze
della giustizia umana.
Perché allora l'uomo non ha realizzato l'uguaglianza su questa
terra? Perché non può creare questa uguaglianza necessaria
lui, il cui compito e la cui responsabilità su questa terra
è di amministrare questa uguaglianza? La risposta è
semplice in quanto l'uomo non possiede la giustizia e l'amore
necessari che fanno parte di Dio, della Giustizia eterna e dell'Amore
eterno.
La gente, singola o a gruppi, che rifiuta Dio e la sua legge,
non è in condizioni di rendere felice le persone attorno
a sé, nemmeno i più cari a sé. Anche di questo siamo testimoni,
sia nel passato che nel presente. Ogni volta che la legge di Dio,
che rende l'umanità felice, viene rifiutata, emerge necessariamente
il diritto del più forte di privare il più debole
dei suoi diritti o di opprimere la dignità di altri esseri
umani e i loro diritti, come individui o come nazione. Ciò
conse-guentemente nega il diritto alla vita, ad una patria, ad
una casa, ad un lavoro, ad una giusta divisione dei frutti del
lavoro, ad allevare i propri figli, all'uguaglianza nazionale,
razziale e sociale.
La fede e l'insegnamento cristiani ci dicono che noi siamo stati
creati a somiglianza di Dio. Siamo tutti invitati alla vita eterna.
Gesù Cristo ha redento tutti noi senza pretese. Noi siamo
tutti figli di un Padre celeste e questo è il motivo per
il quale siamo fratelli e sorelle in Gesù Cristo. Questo
è il fondamento della nostra uguaglianza e del diritto
alla totale uguaglianza con gli altri uomini.
Noi, come cristiani, offriamo queste verità a chiunque
affinchè i problemi sociali, politici ed economici si possano
risolvere con equità, illuminati dall'eterna giustizia
di Dio e con reciproco amore che è riverbero dell'amore
eterno di Dio. Coloro che rifiutano la giustizia o l'amore agli
altri, sono stati abbandonati da Dio, fonte della felicità
individuale e collettiva.
Qui nel nostro continente e in questa parte del mondo, dove abbiamo
ancora una volta cercato di costruire la fatale torre di Babele
(Prov.11,1-10), possiamo correttamente constatare che l'attuale
cataclisma politico, sociale ed economico e la povertà
spirituale della maggioranza dei nostri compatrioti sono causati
dal rifiuto di Dio.
Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, è l'unica vera felicità
per gli uomini e l'umanità intera. Infatti Egli disse:
"Senza di me non potete far nulla" (Gv 15,5). Questo
significa che, prima di intraprendere qualsiasi alleanza per l'unità
o per una giusta pace fra gli uomini, sia fra persone che fra
nazioni, deve esserci un'alleanza dell'uomo con Dio. Dio ci disse
attraverso il suo profeta Isaia: "Se non crederete, non avrete
stabilità" (Is 7,9). Se noi uomini cesseremo di essere
uniti a Lui con la nostra fede, la nostra preghiera e l'osservanza
dei suoi comandamenti, Dio non morirà. Tuttavia noi cesseremo
di essere uomini quando non avremo più un interesse per
Dio, o quando negheremo il nostro legame con Lui! Se noi non riusciamo
ad essere uomini come Lui ci ha insegnato e come voleva noi fossimo,
allora è meglio non essere per nulla uomini perché saremmo
violenti per noi stessi e per quelli che ci circondano.
Chi tra noi, o tra i nostri fedeli, desidera essere così?
Sono certo di poter dire con certezza: "Nessuno!". Grazie
a Dio per questo!
+
Vescovo Franjo
Intervento
del vescovo Franjo nel "Giornale della Diocesi di Banja Luka",
n.7/94
ABBIAMO ATTESO IL SANTO PADRE L'ABBIAMO ACCOLTO
Il
10 e l'11 settembre, nell'anno del nostro Signore 1994, saranno
scritti a lettere d'oro. In questi prossimi giorni registreremo
uno degli eventi più gloriosi dei tredici secoli di storia
della Chiesa fra la nostra gente:
LA VENUTA E LA VISITA del Vicario di Cristo, PAPA GIOVANNI PAOLO
II.
La venuta del Santo Padre è stata desiderata ardentemente
in questi giorni turbolenti di guerra, come il sole nel gelo o
come la pioggia nella siccità. Molti hanno desiderato ascoltare
Lui, il più grande operatore di pace e instancabile difensore
dei diritti umani: i giovani e i vecchi, quelli colpiti dalle
disgrazie della guerra, quelli che vivono nelle città e
nei villaggi (semi) distrutti e i profughi nei vari campi di raccolta.
Le comunità cattoliche della Regione Ecclesiastica di Vrhbosna
hanno desiderato particolarmente vedere il loro pastore, la loro
guida, il loro maestro, specialmente nella città di Sarajevo,
simbolo di tutte le nostre sofferenze e del male in questa guerra
assurda, città che il Papa desiderava visitare il giorno
della Festa della Nascita della Vergine Maria, l'otto settembre.
Per giorni ci preparammo spiritualmente prima di attendere con
bramosia l'incontro del Padre con i suoi figli, del Fratello con
i suoi fratelli. E non solo noi Cattolici ma anche tutte le altre
persone di buona volontà attesero con trepidazione e speranza
l'arrivo dell'angelo della pace.
"Invece della gioiosa e ardente attesa", dovremmo "condividere
la nostra pena con la popolazione Croato Cattolica della nostra
diocesi". Fu resa impossibile la visita del Santo Padre
e la realizzazione del suo "grande desiderio" di visitare
fisicamente il centro della nostra regione. Invece di far cessare
la calamità della guerra, i potenti del mondo impedirono
la visita di questo sicuro operatore di pace! Tuttavia con lo
spirito, la preghiera e il messaggio inviato personalmente a
noi Cattolici e non Cattolici, Lui era presente a Sarajevo, in
tutta la nostra diocesi e in Bosnia-Erzegovina. Assieme ad altri
operatori di pace, egli espresse il suo sincero sostegno e invitò
tutte le persone di buona volontà, indipendentemente dalla
loro etnia o religione, a "cercare decisamente la pace e
la giustizia e a favorire ogni valore umano fra noi". La
pace è possibile se ammettiamo il primato dei valori morali
rispetto alle menzogne e alle richieste ingiuste di varie etnie
e forze". Le parole del Papa che riportiamo nelle prossime
pagine non hanno alternativa per quanto riguarda la felicità
e il futuro di noi tutti! Voglia Dio che le sue parole trovino
terreno fertile!
Solo due giorni dopo il suo "non arrivo", il Santo Padre
arrivò finalmente fra "i suoi cari croati" nel
centro di una delle più antiche e famose fra le nostre
(arci)diocesi: Zagabria! Questa è stata una "missione
di pace, di fede, di speranza e d'unità" come il
Papa stesso la definì. Era atteso da un milione di fedeli
"con il cuore ardente e te braccia aperte".
Anche se per ovvie ragioni solo una piccola parte dei nostri profughi,
sacerdoti e suore delle nostre diocesi potè essere presente
a questo storico incontro con il Papa, molti di voi lo videro
in televisione o ascoltarono le sue parole alla radio quando disse:
"Oggi sono qui nella terra dei Croati, a mani vuote, come
un pellegrino del Vangelo, Vangelo che è la proclamazione
dell'amore, dell'armonia e della pace. Sono lieto di poter salutare
quest'amata nazione e tutta la sua popolazione. Il mio saluto
comunque va molto più lontano, verso la Bosnia-Erzegovina
..."
A Zagabria il primate della Chiesa Croata, il locale arcivescovo
card. Franjo Kuhariæ, salutò commosso il Santo Padre, "sia
benedetto questo momento nel quale possiamo dimostrarle la nostra
fedeltà e il nostro amore ed esprimere ancora una volta
a lei, nostro Santo Padre, la nostra fede nonostante tutte le
tentazioni che ci sono state poste davanti".
In tutti i messaggi paterni di pace e riconciliazione del Papa
emergevano spesso le parole di Cristo "Rimetti a noi i nostri
debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori!".
In questo modo il Santo Padre da a tutti i membri della Chiesa
Croata, specialmente in questi difficili momenti di guerra, il
compito di essere le "guide nel dare il perdono e nel chiederlo
agli altri, in quanto questa è una condizione indispensabile
per una pace vera e duratura per tutti gli abitanti di queste
regioni".
"La pace nei Balcani non è un'utopia! Ma la pace si
sta imponendo come una realtà storica!"
Presentando ai suoi vescovi e al clero "il pesante compito"
e "l'urgente dovere" di "riconciliare gli uomini
con Dio e l'uomo con se stesso", il Papa nel suo messaggio
a Zagabria e in quello preparato per Sarajevo chiede ai nostri
cuori di farsi carico del difficilissimo compito "di avere
il coraggio di perdonare e di accettare il nostro vicino".
Può una persona ben intenzionata in mezzo a noi non capire
o non accettare questa pace ecumenica ed evangelica offerta dal
Papa come una delle più importanti condizioni che sta
alla base per una vita più civilizzata, sia per le presenti
generazioni che per quelle future in queste regioni, così
come per il rinnovamento e il rifiorire dei principi morali ed
etnici della cristianità e per una vita giusta nella nostra
società, qualunque essa sia?!
Noi abbiamo atteso impazientemente il Santo Padre e lo abbiamo
accolto! Grazie a Dio e al Papa! Il suo arrivo e la sua permanenza
tra noi furono un dono prezioso del cielo stesso! I suoi messaggi
pieni di Spirito Santo avranno un valore duraturo e costituiranno
per tutti noi un impegno: essere costantemente testimoni e costruttori
del regno di Dio su questa terra, di una pace giusta e di un futuro
migliore per ogni essere umano.
+Vescovo
Franjo
Intervento
del vescovo Franjo nel "Giornale della Diocesi di Banja Luka",
n. 8/94
"GUARDATE SEMPRE AVANTI!" (Giovanni Paolo II)
Nell'ultimo
numero di "Glasnik", nelle nostre osservazioni sulla
breve visita del Papa da noi, evento storico per la nostra chiesa
locale, abbiamo scritto, non senza ragione, anche questo: "II
suo arrivo e la sua permanenza tra noi furono un dono prezioso
del cielo stesso! I suoi messaggi pieni di Spirito Santo avranno
un valore duraturo e costituiranno per tutti noi un impegno".
Di questo impegno sono consapevoli anche i nostri vescovi. In
una lettera collettiva ai loro fedeli hanno dato rilievo, tra
l'altro, a quanto segue: Nel soggiorno del Santo Padre a Zagabria
- specialmente a riguardo della fatica per Lui, convalescente
- emergeva il profondo legame fra la nostra Chiesa ed il Successore
di S. Pietro. I disagi ai quali il Santo Padre si è sottoposto
per noi, la Sua preghiera per la pace e le Sue parole di incoraggiamento
per tutti coloro che operano per ristabilire una giusta pace in
Bosnia Erzegovina hanno un grande significato ed una efficacia
nella disgrazia che ci è capitata addosso e che ancora
ci opprime. Siamo appartenenti ad un'unica Chiesa alla cui guida
Gesù ha posto l'apostolo Pietro e i suoi successori, quali
maestri e guide nello spirito dell'amore.
Perciò accogliamo il messaggio del Santo Padre con profondo
rispetto ed attenzione. Ciò era evidente già durante
i discorsi del Santo Padre, assenso e approvazione si dimostrarono
sia nell'ascellare attentamente sia negli applausi spontanei,
perfino in passaggi che apparentemente sembravano più ostili
alla logica del mondo. Specialmente quelli che hanno sofferto
maggiormente, le decine di migliaia di nostri profughi, i Croati
e quelli della Bosnia-Erzegovina riuniti nell'ippodromo, dimostrarono
la loro volontà di ricominciare pacificamente e liberamente
la vita a casa loro, di iniziare una nuova vita e "costruire
una giusta società, i cui membri sono concordi e solidali",
come formulò il Santo Padre.
"Scacciare le persone con la forza dalle loro centenarie
dimore è assolutamente inaccettabile, poiché siamo consci
che non può esser fatta giustizia con l'ingiustizia..."
I discorsi del Santo Padre - visti complessivamente - sono fonte
di luce e guida per la nostra Chiesa e per tutto il nostro popolo.
Si deve continuamente rileggerli, meditarli continuamente, ricavarne
conclusioni e scelte corrispondenti per la vita personale e sociale.
Questi preziosi documenti della fede e della morale cristiana
dovrebbero trovare la massima espansione nel nostro popolo.
È' perciò evidente che anche noi, nel nostro "Glasnik",
ritorneremo continuamente su singole parti dei discorsi papali
per trame conclusioni e contenuti per il cammino della nostra
vita.
Questa volta vorrei intrattenermi con voi sulle parole che emanano
molta forza e che il Santo Padre ci ha rivolto al Suo commiato
all'aeroporto di Zagabria. Ricordiamole:
"... Cari Croati, guardate sempre avanti! Abbiate il coraggio
di perdonare il vostro prossimo e di accettarlo... Perdonare significa
liberare il cuore da sentimenti di vendetta che non sono compatibili
con la creazione di una cultura dell’amore, per la quale
collabora ogni persona di buona volontà dando il proprio
contributo. Premessa per la pace è che alla base di ogni
iniziativa per una leale volontà di dialogo ci sia l'attenzione
ai diritti di ogni singola persona, come pure delle minoranze
etniche, e la ricerca della tolleranza tra persona e persona.
In conclusione, siate fermamente convinti che il bene della pace
sta nel cuore di Dio stesso. Voi stessi avete dovuto imparare,
ingiustamente, in quale smarrimento può sprofondare una
società alla base della quale ci siano il rifiuto di Dio
ed il disprezzo dei Suoi comandamenti. Dove succede questo, la
persona non è più un valore centrale della società
bensì oggetto e strumento per il conseguimento di mete
disumane. Il passato e la storia contemporanea c'insegnano che
la vera fede in Cristo offre il migliore punto di partenza, quando
si tratta della salvaguardia e del sostegno dei valori umani.
Anche voi, in quanto feriti, orfani, vedove, profughi e fuggitivi
siete vittime della guerra: siate fedeli a Cristo, il Martire!...
Così, come i vostri antenati trovarono la forza nella
ricchezza della fede per superare tutte le difficoltà,
trovate anche voi, da Cristiani, idee e forza per ricostruirvi
un futuro nelle parole di Cristo!".
Il Santo Padre ci indirizza a Gesù Cristo, che solo può
rendere felici noi uomini, a Colui che di sé stesso dice: "Mi
è stato dato ogni potere in cielo e in terra" (Mt
28,18) e: "chi crede in me, anche se muore, vivrà"
(Gv 11,25).
Credere a Gesù Cristo, incarnato e venuto in terra, significa
immergersi con sicurezza nella pienezza della vita e possedere
tutto ciò che lo Spirito Santo ci promette attraverso le
parole dell'apostolo Paolo: "Per coloro che Lo amano, Dio
ha preparato quello che nessun occhio ha mai visto, nessun orecchio
udito e nessun cuore umano ha desiderato". Ciò significa
che quelli che hanno a cuore la parola di Cristo e seguono il
Suo esempio hanno la possibilità di udire le parole più
belle e più importanti per il loro destino dal Giudice
Divino dei vivi e dei morti: "Venite, benedetti del Padre
mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin
dalla fondazione del mondo... .Ogni volta che avete fatto queste
cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete
fatto a me". (Mt. 25,34.40)
Se in questo ultimo mese liturgico, durante la visita alle tombe
delle persone a noi più care, da Ognissanti e dalla festa
di Cristo Re, la festa del Re del creato, riflettiamo più
frequentemente sul contenuto, il senso e lo scopo della nostra
vita personale, cercheremo di far diventare slogan per la nostra
vita quelle splendide e significative parole di Izidor Poljak,
che dicono:
"I miei giorni non devono scorrere tenebrosi verso il fiume
dell'eternità... Su tutte le mie strade voglio propagare
raggi di luce dorata!"
+ Franjo,
Vescovo

Intervento
del vescovo Franjo nel "Giornale della Diocesi di Banja Luka",
n. 9/94
"SI SONO MANIFESTATI LA BONTÀ' DI DIO, SALVATORE NOSTRO,
E IL SUO AMORE PER GLI UOMINI" (TT 3,4)
L'inizio
dell'anno della Chiesa prende avvio con l'Avvento. La parola stessa
parla di una venuta. Noi cristiani sappiamo che fa parola indica
quell'attesa e soprattutto quell'indispensabile venuta del Salvatore
del mondo, il figlio di Dio, Gesù Cristo. Molte generazioni,
nella lunga catena della storia umana, hanno atteso la sua venuta.
Nelle tenebre della disperazione, senza nessuna risposta ai fondamentali
interrogativi riguardanti l'esistenza umana e lamentandosi sotto
il peso funesto del peccato e della morte, la razza umana invocava
"Stillate, cieli, dall'alto e le nubi facciano piovere la
giustizia; si apra la terra e produca salvezza". (Is. 45,8).
Questa salvezza per la stirpe umana fu promessa ai nostri progenitori
dopo la loro fatale caduta e il loro rifiuto e arrivò finalmente
a noi, "esuli figli di Eva". Egli è venuto per
la volontà, l'amore di Dio, l'adesione, la collaborazione
della creatura più divina, l'immacolata Vergine Maria!
La gente che fino ad allora aveva camminato nell'oscurità
del peccato e della morte vide l'inestinguibile luce dell'amore
di Dio per l'umanità! "Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo" (Gv 1,9). Egli venne per evidenziare
l'amara realtà della povertà dell'uomo, per scaldare
il cuore gelido, per renderlo capace di amare Dio e gli altri
uomini.
Con la sua incarnazione e la sua nascita nella notte di Natale,
il Figlio di Dio ci fece conoscere molto chiaramente la cura che
Dio ha per noi.
Mandando il suo unico Figlio per noi sulla terra, Dio Padre cancellò
la maledizione di questo mondo e costruì un ponte indistruttibile
tra noi, un ponte d'amore e d'amicizia, rendendo possibile la
felicità eterna.
Dio per noi quindi fece tutto quello che era in suo potere. Ora
tocca a noi. È importante comprendere la sua preziosa offerta
e rispondere ad essa con tutto il nostro cuore.
Quando il Figlio di Dio nacque sulla terra gli angeli invitarono
gli uomini a dare "Gloria a Dio nel più alto dei cieli"
perché ci potesse essere "pace in terra per gli uomini che
egli ama" (Le 2,14).
Chiunque accetta Dio, che ama l'uomo, ama anch'egli l'uomo. Chiunque
rende grazie a Dio per la sua misericordia, non può essere
crudele nei confronti del suo vicino.
Il fondamento della vera felicità per l'uomo, sia come
individuo che per tutta la comunità umana, non può
essere trovato che nella proclamazione di Dio, Salvatore nostro,
che ha "manifestato la sua bontà e il suo amore per
gli uomini". (Tt 3,4).
Gesù Cristo, il Salvatore del mondo, venne veramente a
noi 2.000 anni fa. La sua venuta riguarda l'umanità ed
ognuno di noi perché:
- non siamo più orfani, disperati e abbandonati allo sconforto;
- non siamo condannati alla distruzione e all'annientamento;
- non dobbiamo più vagare nelle tenebre del peccato, dell'egoismo,
dell'odio e della morte spirituale;
- non dobbiamo più maledire il giorno della nostra nascita
a causa della nostra nullità, i nostri desideri inappagati
o la mancanza di significato delle nostre vite!
Gesù bambino, appena nato in una stalla a Betlemme, ci
fa sapere che Dio Onnipotente si è messo dalla parte dell'impotenza
umana;
- e sebbene ancora deboli, peccatori e indegni del suo stesso
Figlio, noi possiamo chiamarlo "Padre" e "Padre
Nostro";
- il nostro comune rivolgerci a Dio come Nostro Padre deve creare
in noi reciproci sentimenti fraterni, reciproca accettazione,
armonia e solidarietà;
- le nostre relazioni sociali devono essere corrette così
che l'intera società nella quale viviamo possa essere ancor
più umana e benevola nei confronti dell'uomo.
Nella sua indimenticabile omelia all'ippodromo di Zagabria l'11
settembre 1994, il Santo Padre ci ha detto chiaramente:
"II "Padre Nostro" contiene i principi essenziali
per creare una società che non solo escluda qualsiasi forma
di violenza ma sia in grado di sviluppare principi di solidarietà
fraterna. Il risultato è quello di una società che
assume l'immagine di una grande famiglia nella quale ogni individuo
ed ogni gruppo non subiscono nessuna discriminazione e possono
essere rispettati ed amati".
Grati al Salvatore per il suo amore nei confronti degli uomini,
amiamo anche noi seguendo gli insegnamenti di Cristo. La nostra
comunità diocesana ha tentato, anche in quest'anno che
sta volgendo al termine, di mettere in pratica le parole del Papa
ancor prima che fossero dette. Abbiamo cercato continuamente di
escludere dai nostri comportamenti, nei confronti di coloro che
ci stanno attorno, qualsiasi atto di violenza e, allo stesso
tempo, abbiamo portato avanti una fraterna solidarietà
nei confronti dei nostri vicini, specialmente nei confronti di
quelli in difficoltà, sia fisiche che spirituali, indipendentemente
dalle nostre differenze.
Ricordiamoci di quanto scritto nel primo numero del nostro "GIORNALE"
(pg. 3), cioè che i nostri fedeli erano pronti ad affrontare
sofferenze e ingiustizie piuttosto che infliggerle agli altri;
hanno anche cercato di seguire il più difficile dei comandamenti
di Cristo: "Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro
che vi perseguitano" (Lc 6,27). Grazie a Dio possiamo dire
la stessa cosa anche dopo gli ultimi drammatici avvenimenti delle
scorse settimane e degli ultimi mesi. Siamo grati a Lui, l'unico
e solo Dio, per questo incommensurabile dono nei nostri cuori
di fede, speranza, amore e perdono e per la possibilità
di offrire questa ricchezza ai nostri vicini e a coloro che più
ne hanno bisogno.
Questo è il motivo per cui, nelle tenebre del peccato che
ci circonda, ci viene fatto dono nei nostri cuori delle luci celesti
della notte di Natale che segna la nascita del Re della pace e
che augura ad ognuno di noi un Natale santo e gioioso. Che la
Santa nascita di Gesù ci dia speranza, che la pace e la
giustizia di Dio siano su di noi e su tutti coloro che ci circondano
e che il nuovo anno, il 1995, sia un anno benedetto.
+ II
vescovo FRANJO
Intervento
del vescovo Franjo nel "Giornale della Diocesi di Banja Luka",
n. 1/95
"DATE TESTIMONIANZA E SIATE COSTRUTTORI DI PACE"
(Giovanni Paolo II)
Iniziarne
un nuovo anno, il millenovecentonovantacinquesimo dalla nascita
di Cristo, nostro Salvatore. Per noi e per tutti gli altri uomini
dovrebbe essere un anno di liberazione. Si verificherà
veramente? Cosa dobbiamo fare affinché divenga per noi un anno
benedetto ed estremamente benefico?
Il far risalire la numerazione, anche questo anno, al dato storico
della venuta nel mondo del Figlio di Dio fatto carne, significa
che crediamo fermamente che la persona di Gesù Cristo non
è solo significativa in relazione al dato cronologico ma
incide anche sull'organizzazione e sull'uso del tempo concessoci
dal Creatore e Signore della vita. Nella venuta del Figlio di
Dio, si esprime l'offerta divina della pace a noi uomini! Nell'Incarnazione
di Suo Figlio, Dio ha teso la mano per riconciliare noi, figli
peccatori d'Adamo ed Eva.
La venuta nel nostro mondo di Cristo, Messia di pace, viene annunciata
nell'Antico Testamento anche con le parole: "A suo tempo
dovrà fiorire la giustizia ed esserci grande pace"
(Sai 72,7) ed il profeta Isaia nella sua profezia chiama Cristo
"Principe della pace" (Is 9,5).
Pur non avendo motivo di dubitare della verità di queste
affermazioni della Sacra Scrittura, l'esperienza quotidiana ci
mostra che, pur essendo passati 2000 anni dalla venuta di Cristo,
in questo mondo non regna ancora l'agognata pace tra gli uomini
e tra i popoli.
Perché è così?
È così perché questo Principe di pace, nel rispetto
della libertà d'ogni uomo, non vuole imporre a nessuno
- né singola persona, popolo o etnia - la Sua pace con la forza.
Anche se Lui resta indiscutibilmente il Principe della pace, unico
ed universale, la pace regnerà sulla terra solo quando
tutti gli uomini riconosceranno Cristo liberamente e, con cuore
sincero, faranno proprio il Suo comandamento d'amore, di verità,
di giustizia e di pace. Ciò significa che, quando tutti
accetteranno Cristo e si comporteranno secondo il Suo comandamento
di perdono, riconciliazione e d'amore, solo allora l'urgente
e necessaria pace arriverà per ognuno di noi, per il nostro
prossimo e per tutto il nostro paese. Se e fino a che punto in
futuro ci sarà pace in noi e nel nostro paese, dipende
in gran parte anche da ciascuno di noi, dalla nostra disposizione
ad operare fin da ora come attivi costruttori di pace, con verità,
giustizia, amore e libertà. Per riuscire a ciò,
dobbiamo innanzi tutto allontanarci dai nostri falsi desideri,
dai peccati e rifiutare ogni scorciatoia verso la pace, offerta
da elementi sospetti, discutibili capi e false ideologie.
Come potremo raggiungere questa meta nel modo più certo?
Se rispettiamo i diritti inalienabili d'ogni uomo, si formerà
in noi una crescente consapevolezza della corresponsabilità
nei bisogni del nostro prossimo. Ci preoccuperemo davanti alle
molte ingiustizie attuali nel nostro paese. Soffriremo anche personalmente
quando dovremo assistere, impotenti, alle emergenze del nostro
prossimo, spiritualmente o politicamente oppresso, e che non può
tutelare i propri diritti fondamentali.
In tale situazione può anche accadere molto facilmente
di essere soggetti a contestazioni, di rinunciare quindi alle
proprie responsabilità di cristiani oppure di percorrere
strade sbagliate, qualora ci lasciassimo andare senza speranza,
depressi, pigri ed amareggiati, commettendo ogni tipo di errori
e dandoci a svariati vizi, buttandoci nell'alcool, non essendo
sinceri, saccheggiando e agendo, brutalmente, seguendo discutibili
capi o adorando falsi idoli. Nulla di tutto ciò ci farà,
né potrà renderci felici e nulla di tutto ciò ci
porterà né potrà portare nel nostro cuore e nel
nostro mondo la necessaria pace.
Cosa dobbiamo dunque tenere presente e fare?
Il santo apostolo Pietro insegna: "comportatevi con timore
nel tempo del vostro pellegrinaggio. Voi sapete che non a prezzo
di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati
dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con
il sangue prezioso di Cristo" (1 Pt 1,17-19).
Ricordiamoci anche dei suggerimenti densi di significato e precisi
che ci ha dato poco tempo fa il successore di S. Pietro, Giovanni
Paolo II:
"Miei amatissimi, Gesù Cristo è la verità
che può dare senso alla vostra vita e speranza al vostro
futuro. Anche oggi Egli ripete il Suo messaggio pasquale a voi,
alle vostre famiglie e al vostro popolo: "La pace sia con
voi!" (Gv 20,19). La pace è un grande dono di Dio.
Per accoglierlo dobbiamo convertire il nostro cuore e permettere
che Dio sia per sempre al primo posto nella nostra vita. Quando
un uomo rifiuta Dio e lo mette per ultimo, succede inevitabilmente
che egli sia schiavo di idoli senza valore. Succede addirittura
che adori gli idoli di una nazione, di una razza o di un partito
e, nel loro nome, giustifichi poi l'odio, la discriminazione e
la violenza. Solo Dio è base sicura per la vita e per l'inviolabilità
del valore d'ogni singolo uomo. Cristo vi chiede di contrastare
tale mentalità. Vi chiama addirittura ad essere testimoni
e costruttori di pace!"
Un programma migliore o più adatto di quello dateci dall'Apostolo
Pietro e dal nostro Papa non ce lo potremmo augurare! Anche il
nostro "Glasnik" desidera contribuire con le sue pagine
affinché, quest'anno possibilmente molti membri della nostra diocesi
e lettori del nostro giornale riempiano la loro vita col significativo
programma di quest'anno!
+
Franjo, Vescovo
Messaggio
del Vescovo per la festa Di Pentecoste
(Prot. N. 201/94 del 17 maggio 1994)
"NON TEMERE, PICCOLO GREGGE, PERCHE' AL PADRE VOSTRO E' PIACIUTO
DI DARVI IL SUO REGNO" (LC 12,32)
Cari
fratelli sacerdoti e sorelle del clero, gente di Dio nella diocesi
di Banja Luka!
In occasione di questo giorno della Festa di Pentecoste, cinquanta
giorni dopo la Resurrezione, assieme ad una moltitudine di fratelli
e sorelle nella fede, celebriamo, con gioia e gratitudine, una
grande e significativa festa che segna l'inizio della Chiesa di
Cristo. La nostra festa raggiunge il suo apice con !a celebrazione
della Santa Messa. L'anima della messa è il Salvatore del
mondo, risorto ed eterno: Gesù Cristo. Dopo la sofferenza
e la morte che ha subito per noi, è risuscitato gioiosamente
dalla morte e si è fatto riconoscere dai suoi discepoli.
Egli venne a loro e apparve in mezzo a loro mentre erano ancora
colpiti dall'orribile dramma che accadde il Venerdì Santo
quando il male trionfò e colpi Lui, il loro Maestro, e
loro stessi, suoi discepoli. Cosa disse loro quando apparve vivente?
Cosa fece? Disse, "Pace a voi!" (Gv 20,19). Egli diede
loro lo Spirito Santo, il Consolatore (Gv 20,22-23; 16,7-8) per
guidarli alla verità perché potessero essere i primi discepoli
di Cristo (Gv 15,26-27).
La pace era molto importante per i discepoli di Gesù: pace
per i loro cuori spaventati, per le loro menti confuse e per le
loro forze esauste! Gesù ricordò loro le sue prime
parole e disse che stava arrivando il tempo del male, quando sarebbe
stato difficile essere suoi discepoli, fino al punto di perdere
la loro vita. Questo è il destino dei cristiani e quelli
che li uccideranno, li opprimeranno, li priveranno della loro
dignità e dei loro diritti crederanno di servire Dio (Gv
16,2). Inoltre li invitò a non preoccuparsi del futuro
se lo amavano ma a diffondere i suoi insegnamenti perché Egli
stesso avrebbe pregato il Padre Celeste ed Egli avrebbe dato loro
un altro Consolatore che sarebbe rimasto con loro fino alla fine
del mondo. Questo Consolatore è lo Spirito di verità
che il mondo non può ricevere in quanto non può
essere visto o conosciuto. Solo i veri discepoli di Cristo possono
conoscere lo Spirito perché Esso è con loro e dentro di
loro (Gv 14,16-17).
Questo Spirito Consolatore, lo Spirito di saggezza e di fortezza,
rafforzerà e consolerà tutti i discepoli di Cristo
di tutte le generazioni e dovunque essi si trovino!
Il Cristo morto e risorto garantisce questo!
Questa verità e questa promessa devono essere meditate
sempre da tutti i discepoli e dai cristiani di tutte le generazioni
per sempre, specialmente quando si riuniscono nel Suo nome per
celebrare la Santa Messa, memoriale del Suo sacrificio, morte
e resurrezione!
Ricordare l'affermazione e la promessa di Gesù, così
come credere in Lui e nella Sua Parola, è di vitale importanza
per tutti quelli che lodano il Suo nome e che sono ora suoi discepoli,
se vogliono continuare ad essere cristiani ed amati da Lui!
Ogni discepolo di Cristo deve sapere, sulla base della Sua Parola,
che tutte le nazioni e tutti gli uomini appartengono a Lui, il
Signore del cielo e della terra, e che anche coloro che guidano
questo mondo e le sue nazioni devono servirlo! Anche noi gli apparteniamo,
così come gli attuali governanti d'ogni popolo della terra!
Dio ci conosce tutti, sa come siamo e quello che facciamo. Nonostante
la quantità di male attorno a noi che distrugge l'anima
e il corpo, lo Spirito di pace e d'amore di Cristo sarà
vincitore ogni qual volta l'uomo aprirà il suo cuore alla
Sua opera. Ciò si può vedere in molte situazioni
in mezzo a noi, per esempio nei nostri sacerdoti, nelle nostre
suore e nella moltitudine di voi, cari fedeli, che nella nostra
diocesi siete rimasti fedeli a Cristo! Voi siete testimoni di
Cristo con la vostra lotta quotidiana contro il male, nell'opporvi
ai pensieri, alle parole e alle azioni del male di cui siete tentati
dal nostro peggior nemico, Satana! Invece di rispondere all'odio
con l'odio, dal quale siete stati colpiti senza nessuna ragione,
voi perdonate e pregate per quelli che vi fanno del male e vi
odiano! Invece di rispondere con parole ed azioni malvagie, voi
diffondete parole ed opere d'amore e di bontà!
Siete turbati per il fatto che ultimamente, nelle vostre chiese
o nelle vostre vicinanze, non potete vedere i volti dei vostri
cari e dei vostri vicini perché, posti di fronte a troppe pressioni
del male e della violenza nella nostra terra, hanno lasciato i
propri affetti, le proprie chiese e la propria diocesi! Forse
vi chiedete cosa sarà di noi? Il pensiero dell'insicurezza
occupa i vostri cuori e le vostre menti!
Questi sono pensieri umani naturali che non possono essere cancellati!
Anche a questo potete trovare sostegno nella fede in Cristo, nostro
Salvatore, e nella fedeltà al compito di essere suoi testimoni.
Con la venuta dello Spirito Santo, promesso ai discepoli di Gesù,
e l'inizio dell'annuncio del Vangelo di Cristo la fede emerge
dentro le circostanze attuali e in una vita feconda per la Chiesa!
Allora c'erano solo dodici apostoli di Cristo e in mezzo a loro
c'era la Santa ed Immacolata Madre Maria. Ma erano certi di non
essere soli! Non erano preoccupati di essere pochi! Essi conoscevano
bene le parole di Gesù: "Non temere, piccolo gregge,
perché al Padre vostro è piaciuto darvi il suo regno".
(Le 12,32). Dunque è molto importante che Dio ci ami e
ci abbia dato il Suo Spirito con la forza del quale troveremo
la pace, saremo al sicuro, lieti e benedetti, quali testimoni
autentici della verità, dell'amore e della misericordia
di Dio!
Fratelli e sorelle, discepoli di Cristo, anche in un altro drammatico
anno di guerra per la nostra terra siamo con gratitudine di fronte
alla verità del nostro Battesimo in Cristo, quando diventammo
figli di Dio, e preghiamo tutti assieme in unità con lo
Spirito Consolatore:
"Cristo Signore nostro, vieni nei nostri cuori e in quelli
dei nostri vicini, sia attuali che precedenti, nei cuoi dei nostri
connazionali e compatrioti e fa che il Tuo Regno sia nel cuore
di ognuno:
- un regno di verità, che cancellerà la menzogna,
- un regno di giustizia, che distruggerà l'ingiustizia,
- un regno di santità, che eliminerà la maledizione
del peccato,
- un regno di pace, che farà cessare tutte le guerre, grandi
e piccole,
- un regno d'amore e di perdono nel quale vivremo tutti liberi
dall'odio, dalla vendetta e da ogni disperazione!
Cristo nostro Salvatore, inviando lo Spirito Santo, ci ricorda
che noi siamo legati a questo mondo e ai suoi abitanti, specialmente
a quelli attorno a noi! Noi non vogliamo fuggire dalle nostre
responsabilità perché ciò sarebbe un peccato e metterebbe
in dubbio la nostra salvezza! Aiutaci ad essere pronti al servizio
dove siamo pochi, dove c'è molto bisogno di noi e dove
Tu ovviamente ci vuoi utilizzare come Tuoi testimoni, attraverso
i quali hai il diritto di proclamare il Tuo Santo Nome e di salvare
tutte le anime immortali!
Mentre Ti preghiamo e cerchiamo con sincerità il Tuo regno,
noi crediamo che ci venga concessa ogni grazia necessaria per
la nostra vita, secondo la Tua volontà (Lc 12,31). Sentiamo
veramente di non essere soli e di non essere stati lasciati in
balia della disperazione, dell'insicurezza e del dolore! La Tua
Chiesa, diffusa su tutta la terra, prega con noi e siamo sicuri
che la nostra Madre Maria, Madre della Chiesa e Regina del Cielo,
sta pregando con noi! Anche Tu sei con noi, Dio Uno e Trino, Padre,
Figlio e Spirito Santo, la cui benedizione è scesa su di
noi e rimane con noi per sempre! Amen! Alleluia!"
+
Il vostro fratello e vescovo Franjo
P.S.
Questo "Messaggio" dovrebbe essere letto ai fedeli,
al posto dell'omelia, a tutte le messe a partire dalla domenica
di Pentecoste!
Ordinariato
del Vescovo Banja Luka
Messaggio
del Vescovo per Pasqua
(alla vigilia della Domenica delle Palme del 1995)
VIVENDO E ABBRACCIANDO LA CROCE VERSO LA CELEBRAZIONE DELLA PASQUA!
Cari
fratelli e sorelle!
Nella storia dei discepoli di Cristo si vede abbastanza spesso
che momenti critici e periodi fortunati, sofferenza e ricompensa
sono tra loro strettamente e reciprocamente collegati.
Durante i tre anni in cui i discepoli hanno seguito Gesù,
hanno affrontato una serie di momenti critici fino ai drammatici
eventi del primo Venerdì Santo, quando i potenti della
terra condannarono Gesù e lo crocifissero. Come ci ricorda
la Sacra Scrittura, i discepoli persero ogni speranza. Tutte le
loro aspettative furono annientate. Erano completamente confusi.
"Noi speravamo..." (Lc 24,21) dicevano fra di loro,
scoraggiati com'erano, mentre fuggivano, preoccupati per le loro
vite, dal luogo dove Gesù era stato torturato e ucciso.
Tuttavia Gesù non sarebbe stato il figlio di Dio e il Salvatore
se non avesse trasformato ognuno di questi momenti difficili in
una possibilità divina efficace e reale di avere la vita
eterna. Sconfiggendo vittoriosamente la dura sofferenza e la morte
stessa, il Cristo risorto insegna ai suoi discepoli, "Non
bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare
nella Sua gloria?" (Lc 24,26).
Anche se i potenti del mondo e gli uomini malvagi condannarono
duramente Gesù, lo umiliarono brutalmente, lo torturarono,
abusarono di Lui e poi lo crocifissero nonostante la Sua innocenza,
Egli utilizzò in sua difesa un metodo completamente diverso.
Egli disse chiaramente a Pietro, il Suo primo discepolo, quando
cercò di difenderlo, "Rimetti la spada nel fodero
perché tutti quelli che mettono mano alla spada, di spada periranno":
(Mt 26,52). Mentre pendeva dalla croce soffrendo terribilmente,
prima dell'ultimo respiro, pregò il Padre Celeste per i
suoi torturatori: "Padre, perdonali, perché non sanno quello
che fanno" (Lc 23,34).
Anche nei momenti più drammatici Gesù è rimasto
fedele alle sue prime parole: "Quale vantaggio, infatti,
avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero e poi
perderà la propria anima?" (Mt 16,26-27). Con tutta
la sua vita, particolarmente durante la passione e la morte in
croce, consapevole della Sua innocenza, Gesù porta alla
luce tutto il male e la miseria spirituale di coloro che vogliono
eliminarlo perché Lui conosce molto bene cosa c'è nel cuore
d'ogni uomo (Gv 2,25). Gesù non da ai suoi persecutori
e ai suoi avversari la più piccola possibilità di
confonderlo o di distoglierlo dalla Sua missione di "rendere
testimonianza alla verità" (Gv 18,37) a quell'amore
di Dio per il mondo che non ha risparmiato il Suo unico Figlio
ma Lo ha dato per la salvezza di tutti gli uomini (Rom 8,32).
Nonostante la sofferenza fisica che sta subendo, Gesù mostra
che in Lui esiste una parte che non può essere minacciata
da nessuna forza terrena, da nessuna arma o forma di brutalità.
Con la sua totale fedeltà alla volontà del Padre
(Lc 22,42) e il suo sacrificio volontario, Egli redime e libera
le anime che non possono essere danneggiate da nessuna sofferenza
corporea, nemmeno dalla morte.
Questo lo si può vedere nel grande coraggio degli Apostoli
che, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo promesso come dono importante
del Cristo risorto, furono pronti a affrontare qualsiasi sofferenza,
fino alla morte, pur di non rinnegare Gesù e i suoi insegnamenti.
L’apostolo Paolo esprime il frutto della passione, morte
e resurrezione di Gesù così: "Se anche il nostro
uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di
giorno in giorno. Siamo tribolati da ogni parte ma non schiacciati;
siamo sconvolti ma non disperati; perseguitati ma non abbandonati;
colpiti ma non uccisi. Siamo convinti che Colui che ha risuscitato
il Signore Gesù risusciterà anche noi con Gesù
e ci porrà accanto a Lui" (2 Cor 4).
La resurrezione di Cristo è veramente l'evento centrale
della storia umana e un'importante verità per ognuno di
noi. Dio ci mostrò attraverso questo immenso miracolo che
agli uomini non solo da la sua vita ma anche il suo amore incommensurabile.
La vittoria della vita sulla morte, del perdono e della riconciliazione
sulla vendette, dell'amore sull'odio, realizzate nella passione,
morte e resurrezione gloriosa di Gesù Cristo, ha segnato
sulla nostra terra macchiata dal peccato e dalle sue terribili
conseguenze, l'inizio di un nuovo percorso glorioso del Figlio
di Dio.
Affidandosi al Salvatore e seguendolo, i discepoli di Cristo,
uniti nella visibilità della Sua Chiesa, nell'unità
di fede, speranza e carità, con la forza data loro da Cristo
stesso, hanno lavorato proficuamente e instancabilmente, nei secoli
passati, per rinnovare la faccia della terra.
Il Concilio Vaticano Secondo sottolinea che: "La Chiesa "prosegue
il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni
di Dio", annunziando la croce e la morte del Signore fino
a che Egli venga (1 Cor 11,26). Dalla virtù del Signore
risuscitat