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IV -
AI RAPPRESENTANTI
DI ALTRE RELIGIONI
Lettera
al Vescovo ortodosso di Bihać-Petrovac, Rev. Crisostomo
(Prot. n. 307/92 del 29 aprile 1992)
VENGA IN SOCCORSO AFFINCHE' SI CONCLUDA IL CALVARIO DEI NOSTRI RELIGIOSI
IMPRIGIONATI
Reverendissimo
Vescovo, caro Fratello in Cristo,
La ringrazio moltissimo per la Sua gentile telefonata di ieri, ammirato
e grato per la Sua premura pastorale, indice di grande sensibilità
verso i religiosi ed i fedeli imprigionati delle nostre due Chiese
sorelle. Gesù Cristo, nostro Buon Pastore, La contraccambi
infinitamente!
Dopo molti tentativi sono riuscito recentemente a mettermi in contatto
telefonico con l'Arcivescovo di Vrhbosna (Sarajevo), il quale,
in conseguenza del bombardamento di Sarajevo, è solito, sul
far della sera, prender ricovero negli scantinati. Mi ha fornito
una notizia che gli è giunta prima di mettersi al riparo.
Gli è stato comunicato che lo scambio del religioso Don Zvonimir
e di padre Perković, nonché del parroco ortodosso di Tomislavgrad
si realizzerebbe domani, giovedì 30, attorno alle ore 11.
Si è recato per questo a Knin anche il capo della delegazione
di osservatori europei a Spalato, signor Voltman. Da quanto riferisce
l'Arcivescovo, non sussiste finora alcun riscontro all'interrogativo
se il Generale Mladić convenga sulla data dello scambio.
La prego pertanto di tentare, se solo Lei ha dei contatti con Knin,
di influire sul Generale Mladić affinché si dichiari d'accordo sulla
data convenuta e metta finalmente la parola fine al Calvario dei
nostri religiosi. Confido che Lei riuscirà anche in questo.
Domani sera cercherò di rimettermi in contatto con Lei per
sapere l'esito dello scambio previsto in giornata.
Le confermo tutta la mia più sincera considerazione.
Suo Confratello in Cristo
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera accompagnatoria al Vescovo ortodosso di Banja Luka, Rev.
Jefrem, del documento informativo "Distruzione di edifici cattolici
nella Diocesi di Banja Luka" (settembre 1991 - febbraio 1993).

(Prot.
n. 569/93 del 18 febbraio 1993)
MOLTI DEI NOSTRI EDIFICI DI CULTO SONO STATI DANNEGGIATI ED I FEDELI
VERTONO NELL'ASSOLUTA INCERTEZZA SUL LORO FUTURO
Vescovo
Reverendissimo, caro Fratello in Cristo,
Mi permetto di renderla partecipe della mia grande apprensione riguardo
alla parte della Chiesa di Cristo che mi è affidata in Banja
Luka. Questa dannata guerra non risparmia nemmeno la mia diocesi,
per quanto, assieme ai miei sacerdoti, religiosi e fedeli, abbia
fatto di tutto affinché il male che si è riversato sulla
nostra gente non dilaghi!
Come evidenziato nell'allegato che qui Le estendo, molti dei nostri
edifici di culto sono stati danneggiati e i fedeli mancano ormai
di qualsiasi certezza sul loro futuro!
La ringrazio per la Sua disponibilità a comprendermi e per
ogni fraterno aiuto da parte Sua.
Suo devoto in Cristo
+ Franjo
Vescovo di Banja Luka
Lettera ai Mussulmani, ai quali esprime la sua solidarietà
conseguentemente alla distruzione della più importante Moschea
di Banja Luka

(Prot.
n.1071A/93 del 7 maggio 1993)
ANCHE NELLA NOSTRA CITTA' HANNO FATTO LA LORO COMPARSA VANDALI E
DISTRUTTORI SENZA SCRUPOLI
Stimatissimo
Hadži Halilović, Muftì di Banja Luka,
egregi Fedeli Musulmani,
La tristissima notizia che, unitamente a quella della distruzione
della chiesa cattolica nel locale quartiere di Novakovići, mi è
toccato di apprendere è stata quella della delirante e criminale
distruzione della Vostra secolare Casa di Dio, la sontuosa Moschea
Ferhadija e Arnaudija, prezioso tesoro non solo della Vostra Comunità
dì fede islamica, ma anche per tutti gli abitanti della città
e per l'intero nostro Paese.
Sono addolorato nel profondo del cuore, e non solo per l'incresciosa
circostanza che i più antichi luoghi di culto della nostra
città, dell'intera nostra regione e del circondario sono
stati distrutti, ma anche perché emergono in mezzo a noi distruttori
senza scrupoli, veri e propri vandali, capaci, senza ragione né
motivo, di compiere intenzionalmente, in forma sistematica e sprezzante,
simili delitti.
Con questi atti vandalici che, da quanto Voi affermate, si sono
palesemente verificati in contemporanea e dopo lunghi preparativi
malgrado il turno di polizia, si riversa nuovamente un'onta irrimediabile
su tutti coloro il cui compito consiste nell'impedire i misfatti
che, complici le tenebre, vengono consumati nella nostra città
e sul circostante territorio.
A nome della Chiesa Cattolica della diocesi di Banja Luka, dell'Ordinariato
Diocesano e mio personale, condanno nel modo più severo questa
nuova ondata di delittuosi assalti agli edifici religiosi ed alle
comunità religiose della nostra città!
In nome della giustizia e della legge, in nome della nostra cultura
e civiltà, in nome del comune buon senso ed in nome di tutti
i nostri concittadini di nobili sentimenti, i quali si stimano e
si rispettano vicendevolmente a prescindere dalla rispettiva confessione
religiosa o dalla appartenenza a popoli diversi, chiedo e mi attendo
da tutte le Istituzioni e persone responsabili in questa nostra
città e comunità che si diano da fare nel ricercare
coloro che hanno compiuto questi nuovi delitti e che vengano prevenute
con rigore altre azioni disumane di questo genere.
Mentre rimetto alla giustizia di questo mondo la punizione di tali
delitti, prego il nostro clemente e misericordioso Iddio che ci
preservi dal diventare noi stessi schiavi dì questo perverso
modo di fare o di finire coll'essere eventuale oggetto di nuove
azioni sataniche!
A Lei personalmente ed agli stimati fedeli della comunità
religiosa islamica auguro sinceramente che in questi gravi momenti
troviate conforto nelle parole del Corano:
"E se giunge il tempo di una seconda minaccia, disporremo in
modo che i vostri volti vengano risparmiati dalla tribolazione e
dal dolore, dovessero ancora irrompere come la prima volta nel Tempio,
distruggendo tutto quello che conquistano.
E il vostro Signore avrà nuovamente misericordia di voi.
Se voi incominciate nuovamente, noi faremo altrettanto. E con l'inferno
abbiamo predisposto per gli infedeli un carcere a vita" (Al-Isra
XVII, 7-8).
Condividendo con Lei nel più profondo del mio cuore tutta
la grande angoscia, ma, al tempo stesso, l'irremovibile speranza
e assicurandoLe tutta la comprensibile solidarietà da parte
nostra e dei fedeli cattolici, La saluto in fraterna comunione!
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

Lettera
al Patriarca Pavle della Chiesa Serbo-ortodossa
(Prot. n. 130/95 del 20 febbraio 1995)
RICHIESTA D'INCONTRO CON UNO DEI COMPONENTI DEL SANTO SINODO DELLA
CHIESA SERBO-ORTODOSSA
Vostra
Santità,
Mi rivolgo a Lei su richiesta di Sua Eminenza il Cardinale Vinko
Puljić, Arcivescovo e Metropolita di Vrhbosna (Sarajevo) e Presidente
della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina. Egli si trova
in questi giorni a Roma, ma sabato prossimo, 25 febbraio, egli dovrebbe
giungere assieme al Vescovo di Mostar e Duvno, Mons. Ratko Perić,
a Banja Luka dove si svolge una riunione della Conferenza Episcopale.
Quali inviati della Conferenza Episcopale croata, dovrebbero giungere
anche Mons. Srećko Badurina, Vescovo di Šibenik e Vice Presidente
di quella Conferenza Episcopale e Mons. Želimir Puljić, Vescovo
di Dubrovnik e membro del Consiglio permanente della Conferenza
Episcopale croata.
Al Cardinale Puljić non è riuscito, malgrado i molti tentativi,
di realizzare un contatto con il Rev. Vescovo Nikolaj, Metropolita
di Sarajevo, in vista di un'intesa per l'incontro, preventivato
già lo scorso anno, dei Vescovi ortodossi e cattolici della
Bosnia-Erzegovina. Mi ha perciò incaricato di mettermi in
contatto con il Rev. Vescovo Nikolaj, che in questi giorni è
ancora fuori sede e vi farà rientro, da quanto apprendo,
mercoledì prossimo.
Poiché il Cardinale Puljić mi fa presente che egli ha "uno
speciale messaggio per il Metropolita, rispettivamente per il Santo
Sinodo e per più alti Dignitari della Chiesa, egli prega
allo stesso tempo che venga uno dei componenti del Santo Sinodo,
per un incontro con lo stesso Cardinale e con i Vescovi presenti.
A seguito di un colloquio con il Vescovo ortodosso di Banja Luka,
Rev. Jefrem, mi permetto di proporre come data per il nostro incontro
il pomeriggio di lunedì 27 febbraio o il giorno successivo.
Il Vescovo ortodosso, Rev. Jefrem ed io concorderemo gli aspetti
particolari di natura pratica.
Spero che la benevolenza di Nostro Signore renderà possibile
questo auspicabile e necessario incontro fraterno di atti esponenti
delle nostre due Chiese sorelle, a gloria del Suo santo nome e quale
contributo sulla via di una pace autentica e per la salvezza delle
anime immortali. Anticipo a Vostra Santità il mio grazie
per lo spirito di fraterno amore che Lei diffonde; con un cordiale
fraterno saluto nello spirito di Gesù Cristo, nostro Buon
Pastore, Suo Confratello
+
Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Vice Presidente della Conferenza episcopale
della Bosnia-Erzegovina
Inviata
per conoscenza a:
- Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina
P.S.:
mi permetto, Vostra Santità, di farLe pure pervenire copia
di una mia lettera inoltrata al Rev. Metropolita Nikolaj.

Lettera
al Patriarca della Chiesa Serbo-ortodossa Pavle
(Prot. n. 312/95 del 9 maggio 1995)
FACCIA SENTIRE ANCORA UNA VOLTA LA SUA VOCE E CI PROTEGGA!
Vostra
Santità,
Quale nativo di Banja Luka e Vescovo cattolico della relativa Diocesi
desidero porgerle un cordiale benvenuto per la Sua venuta a Banja
Luka e nella nostra regione quale successore degli Apostoli di Cristo
e amato fratello in Cristo. Come tutte le altre, anche questa Sua
visita alle Sue comunità locali della Chiesa Serbo-ortodossa
si pone nello spirito di servizio alla verità divina, all'amore,
al perdono ed alla pace, valori tutti - la verità, l'amore,
il perdono e la pace - di cui, nelle presenti circostanze, tutti
gli uomini di questa città e di questa regione abbisognano
più di ogni altra cosa.
Negli ultimi tempi, l'odio e la vendetta si sono purtroppo riversati
nuovamente su di noi come un'eruzione vulcanica.
Nel territorio della Slavonia occidentale, molte persone innocenti
ed i loro stretti congiunti sono stati colpiti dalla violenza di
furiosi eventi bellici. I misfatti di cui essi sono state vittime
ci hanno colpito profondamente! Anche questa volta proviamo profonda
compassione per queste vittime innocenti, preghiamo con fervida
solidarietà per loro e siamo mossi dal sincero desiderio
di poterli aiutare.
L'onda distruttiva travolge purtroppo da alcuni anni il nostro spazio
vitale. Mentre noi, cattolici della diocesi di Banja Luka, ci prodigavamo,
tenaci e coerenti, con tutte le nostre forze per la pace, il perdono
e la vicendevole benevolenza anche nei confronti di coloro che,
nella loro cecità spirituale ci fanno del male, abbiamo avuto
la batosta, specie negli ultimi giorni, d'altre azioni distruttive
e di odio. In alcun modo le abbiamo provocate, salvo forse con la
nostra resistenza passiva, il nostro atteggiamento pacifista, la
nostra bontà e la nostra disponibilità al perdono.
Va detto anzitutto che lo scorso 4 maggio, all'interno dei nostri
due vecchi conventi di Bosanski Aleksandrovac e di Nova Topola,
per i quali era interceduto anche il venerato Confratello, Vescovo
ortodosso di Banja Luka, Rev. Jefrem, le suore lì residenti
sono state brutalmente prelevate e quindi cacciate. In merito al
grave e del tutto ingiustificato sopruso alle innocenti suore, per
lo più donne anziane e grandi benefattrici di tutta la popolazione
dei dintorni e al raggiro dell'opinione pubblica da parte del Ministro
per il Culto del Governo della Repubblica Srpska, con una versione
secondo la quale le Rev. de suore sarebbero state trasferite per
loro espresso desiderio sul territorio dello Stato della Croazia,
mi sia concesso, Vostra Santità, di estenderle in allegato
un'energica smentita ufficiale dell'amministrazione provinciale
di quella comunità di suore in Zagabria.
Fino ad oggi (!) ai miei sacerdoti non è stato ancora concesso
di accedere agli edifici dei due conventi e all'attigua chiesa parrocchiale;
d'altra parte neppure a noi è stata data la possibilità
di entrare in contatto con qualche rappresentante delle autorità
locali o di quelle alle stesse sovraordinate!
Nelle ore serali dello stesso giorno lo Studio Banja Luka della
Radiotelevisione Srpska ha propagato alla propria utenza - chissà
quante volte - gravi addebiti e diffamazioni riferite al Vescovo
di Banja Luka ed al suo presunto attivismo. Questo era, com'è
ora lampante, il preludio di gravi eventi che si sarebbero verificati
di lì a poco!
Il 5 maggio venne incendiata la chiesa succursale a Vujnovići (Parrocchia
Petrićevac) alla periferia di Banja Luka.
Il successivo 6 maggio, in località Šargovac, è stata
distrutta con una carica esplosiva un'altra chiesa succursale appartenente
alla parrocchia di Petrićevac.
Nella notte del 6 maggio Frati francescani e suore sono stati brutalmente
malmenati nello storico convento Petrićevac ed un fratello attempato
e malato, il religioso Alojzije Atlija, è andato incontro
alla morte. Si tratta della quarta vittima innocente di questa guerra
nel novero dei sacerdoti della mia diocesi! I religiosi sono stati
poi deportati ed il loro convento dato alle fiamme; le nuove grandi
chiese, quella del convento e quella della parrocchia S. Antonio,
santuario per l'intera regione di Banja Luka, così come la
grande torre campanaria, sono stati completamente distrutti con
cariche esplosive.
Pertanto, nel giro di appena tre giorni, una delle nostre più
grandi comunità parrocchiali di Banja Luka ha perso tutti
i suoi luoghi per i servizi religiosi e la chiesa cattolica del
circondario di Banja Luka è ora spoglia di un altro grande
convento, epicentro culturale di questa regione.
Già il giorno successivo, nella notte del 7 maggio, è
stata incendiata e distrutta l'unica chiesa fino a quel momento
integra della mia diocesi, situata in località Majdan, presso
Mrkonjić Grad, a sud di Banja Luka.
Si ha l'impressione che forze veramente diaboliche siano intenzionate
a persistere nella distruzione della chiesa cattolica nella mia
diocesi, tra l'altro colpendola proprio nel suo cuore, a Banja
Luka, mia città natale. Vostra Santità, ben sa quanto
gravemente abbiano sofferto non solo i credenti ortodossi, ma anche
i cattolici della nostra regione già nella seconda Guerra
mondiale, quando un terzo delle comunità parrocchiali della
nostra diocesi furono eliminate per sempre. Nel corso dell'attuale
spaventosa guerra in Bosnia-Erzegovina, malgrado lo zelo assolutamente
pacifico dei nostri sacerdoti e religiosi e l'altrettanto pacifica
indole di grandissima parte dei fedeli della mia diocesi, abbiamo
scontato e tuttora scontiamo maltrattamenti terribili e insopportabili.
Siamo stati privati di quasi tutti i fondamentali diritti umani
e civili e di qualsiasi libertà. Sono stati assassinati nelle
proprie case oltre 400 civili cattolici, espulsi oltre due terzi
dei cattolici (più di 55.000), completamente distrutti quattro
grandi conventi (le cui comunità religiose superavano il
centinaio di persone), oltre 40 chiese più o meno gravemente
danneggiate e molte tombe profanate.
Malgrado il Calvario sperimentato in ormai tre lunghi anni, noi
non desistiamo dall'incoraggiare i nostri fedeli al perdono, allo
spirito di pace ed al concreto amore (Caritas) del prossimo. Instancabilmente
abbiamo elevato la nostra voce a favore dei fondamentali diritti
umani e civili e delle libertà d'ogni singolo individuo e
d'ogni comunità religiosa od etnica. In comunione con i nostri
sacerdoti, religiosi e fedeli abbiamo implorato il Signore, traducendo
in pratica i precetti della nostra fede cristiana. Solo il Signore
Iddio, che legge nel cuore di ogni uomo, sa che noi abbiamo voluto
e praticato il bene non solo per noi stessi, ma per tutte le persone
che ci circondano.
In nessuna occasione abbiamo predicato il detto veterotestamentario
"Occhio per occhio, dente per dente" e meno che meno
- Dio ne sia testimone - lo abbiamo messo in pratica!
Anche in occasione delle recenti drammatiche vicende toccate alla
popolazione serbo ortodossa nella Slavonia occidentale, ho rivolto
parecchi inviti ed appelli a politici, esponenti della Chiesa ed
organizzazioni umanitarie - come già molte altre volte durante
questa guerra - in difesa di tutta la popolazione, specie dei civili
innocenti ed inermi. Le accludo le allegate risposte dei massimi
rappresentanti della Chiesa Cattolica e delle autorità centrali
della Repubblica Croata datate 5 maggio 1995, nelle quali si evidenzia,
da un lato la decisa presa di posizione della Chiesa Cattolica "per
il rispetto dei diritti umani dei cittadini di nazionalità
serba", dall'altro lato la risoluta fermezza dei leaders politici
e delle istituzioni dello Stato di Croazia "nel garantire piena
protezione ai Serbi della Slavonia occidentale".
Nella nostra regione di Banja Luka, dove per decenni è stato
coltivato un ben risaputo rapporto d'amicizia d'impronta ecumenica
fra cattolici e ortodossi, da parte tanto dei rappresentanti ufficiali
delle nostre due Chiese sorelle, quanto dei fedeli in generale,
l'intero potere è da tre anni nelle mani dei politici della
popolazione serbo-ortodossa. Sono perciò tanto più
inconcepibili e tragiche le perduranti atroci persecuzioni dei
cattolici, con indicibili efferatezze e la completa cancellazione
di ogni traccia della chiesa cattolica, ancorché non vi sia stata
la benché minima provocazione da parte nostra. Ma è proprio
possibile che quegli stessi politici serbi che dicono di essere
"fervidi combattenti per la difesa della chiesa ortodossa"
ed affermano di "coinvolgere regolarmente nelle decisioni i
Ministri della chiesa serbo-ortodossa" non vogliano tener conto
degli appelli e degli energici interventi di questi sacerdoti per
la tutela dei fondamentali diritti umani, ivi compresi anche i diritti
religiosi e le libertà della locale comunità cattolica
decisamente fautrice della pace? Ma può esser mai vero che,
in nome dell'ortodossia, essi intendano fare con la chiesa cattolica
sul territorio della mia diocesi quello che, in molti secoli di
ininterrotta presenza della Chiesa, non è riuscito ai non
cristiani ed agli infedeli, di volerla cioè estirpare del
tutto? Non sarebbe questa una ignobile vergogna per l'ortodossia
serba e, allo stesso tempo, un peccato orribile al cospetto di
Dio, che è Padre e Giudice di tutti noi?
Rammento ancora le Sue paterne parole, le Sue riflessioni pastorali
incentrate sul Vangelo di Gesù Cristo, rivivendo il nostro
fraterno incontro dello scorso autunno nella nostra città.
Ero felice e riconoscente al Signore per il fatto di esserci trovati
in piena consonanza di sentimenti e d'intenti (cfr. Fil 2,2). Sono
certo che Vostra Santità è votata, adesso come allora,
allo spirito di Cristo, lo spirito dell'amore a Dio e verso gli
uomini, e che Vostra Santità è instancabile nell'ergersi
a difensore della dignità che promana da Dio in tutte le
sue forme e dei diritti che Dio ha conferito agli uomini, diritti
generalmente validi per il singolo individuo e per l'intera umanità.
Per questo mi permetto, Vostra Santità, di chiederle, nello
spirito di Gesù Cristo, nostro Buon Pastore, di far sentire
ancora una volta la Sua voce, tanto nelle suppliche a Dio, quanto
attraverso autorevoli esortazioni agli influenti politici locali
per la tutela della popolazione cattolica, decimata e completamente
diseredata, residente nella diocesi di Banja Luka e, non da meno,
per la tutela di tutte le altre persone diseredate del posto, nonché
di quanti sono dediti al servizio religioso e delle Istituzioni
della chiesa cattolica. Abbia per certo che, dal canto loro, i rappresentanti
della Chiesa Cattolica si battono con coerente fermezza per la
piena salvaguardia dei diritti dei fedeli della Chiesa Serbo-Ortodossa
e di ogni persona. Mi conforta la certezza che Lei, partecipe dei
dolori e delle privazioni del Suo popolo serbo ortodosso, non è
insensibile ai non certo minori patimenti dei Suoi fratelli cattolici
del tutto innocenti della Diocesi di Banja Luka, perché noi tutti
siamo figli dello stesso ed unico Padre che è nei Cieli!
Che l'amore di Gesù Cristo, il quale è stato martirizzato,
ucciso e crocifisso per i nostri peccati, continui ad illuminarci
e a tenerci uniti!
Indipendentemente dal futuro comportamento nei nostri confronti
dei nostri Fratelli cristiano ortodossi, dei nostri vicini Serbi,
noi non mancheremo di dar loro dimostrazione del nostro amore e
della nostra volontà di far loro solo del bene!
Nel professare a Vostra Santità la mia profonda considerazione
e nel raccomandare me stesso e quanti fanno parte della Comunità,
distrutta quasi in toto, dei fedeli della mia diocesi alle Sue fervide
preghiere, Le porgo il mio cordiale saluto. Fratello Suo in Cristo,
nostro Redentore
+ Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
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Allegati
Inviata
per conoscenza a:
- Nunziatura Apostolica - Sarajevo (Roma)
- Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina
- Sarajevo
- Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria

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