Autore:
Dr Franjo Komarica

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Documenti del Vescovo di Banja Luka durante gli anni della guerra 1991-1995


- IV -
 AI RAPPRESENTANTI DI ALTRE RELIGIONI

 

Lettera al Vescovo ortodosso di Bihać-Petrovac, Rev. Crisostomo
(Prot. n. 307/92 del 29 aprile 1992)

VENGA IN SOCCORSO AFFINCHE' SI CONCLUDA IL CALVARIO DEI NOSTRI RELIGIOSI IMPRIGIONATI

Reverendissimo Vescovo, caro Fratello in Cristo,
La ringrazio moltissimo per la Sua gentile telefonata di ieri, ammirato e grato per la Sua premura pastorale, indice di grande sensibilità verso i religiosi ed i fedeli imprigionati delle nostre due Chiese sorelle. Gesù Cristo, nostro Buon Pastore, La contraccambi infinitamente!
Dopo molti tentativi sono riuscito recentemente a mettermi in contatto telefo­nico con l'Arcivescovo di Vrhbosna (Sarajevo), il quale, in conseguenza del bombardamento di Sarajevo, è solito, sul far della sera, prender ricovero negli scantinati. Mi ha fornito una notizia che gli è giunta prima di mettersi al riparo. Gli è stato comunicato che lo scambio del religioso Don Zvonimir e di padre Perković, nonché del parroco ortodosso di Tomislavgrad si realizzerebbe domani, giovedì 30, attorno alle ore 11. Si è recato per questo a Knin anche il capo della delega­zione di osservatori europei a Spalato, signor Voltman. Da quanto riferisce l'Arci­vescovo, non sussiste finora alcun riscontro all'interrogativo se il Generale Mladić convenga sulla data dello scambio.
La prego pertanto di tentare, se solo Lei ha dei contatti con Knin, di influire sul Generale Mladić affinché si dichiari d'accordo sulla data convenuta e metta finalmente la parola fine al Calvario dei nostri religiosi. Confido che Lei riuscirà anche in questo.
Domani sera cercherò di rimettermi in contatto con Lei per sapere l'esito dello scambio previsto in giornata.
             Le confermo tutta la mia più sincera considerazione.
             Suo Confratello in Cristo

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

             Lettera accompagnatoria al Vescovo ortodosso di Banja Luka, Rev. Jefrem, del documento informativo "Distruzione di edifici cattolici nella Diocesi di Banja Luka" (settembre 1991 - febbraio 1993).

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(Prot. n. 569/93 del 18 febbraio 1993)

MOLTI DEI NOSTRI EDIFICI DI CULTO SONO STATI DANNEGGIATI ED I FEDELI VERTONO NELL'ASSOLUTA INCERTEZZA SUL LORO FUTURO

Vescovo Reverendissimo, caro Fratello in Cristo,
Mi permetto di renderla partecipe della mia grande apprensione riguardo alla parte della Chiesa di Cristo che mi è affidata in Banja Luka. Questa dannata guerra non risparmia nemmeno la mia diocesi, per quanto, assieme ai miei sa­cerdoti, religiosi e fedeli, abbia fatto di tutto affinché il male che si è riversato sulla nostra gente non dilaghi!
Come evidenziato nell'allegato che qui Le estendo, molti dei nostri edifici di culto sono stati danneggiati e i fedeli mancano ormai di qualsiasi certezza sul loro futuro!
La ringrazio per la Sua disponibilità a comprendermi e per ogni fraterno aiuto da parte Sua.
             Suo devoto in Cristo 

+ Franjo
Vescovo di Banja Luka

             Lettera ai Mussulmani, ai quali esprime la sua solidarietà conseguentemente alla distruzione della più importante Moschea di Banja Luka

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(Prot. n.1071A/93 del 7 maggio 1993)

ANCHE NELLA NOSTRA CITTA' HANNO FATTO LA LORO COMPARSA VANDALI E DISTRUTTORI SENZA SCRUPOLI

Stimatissimo Hadži Halilović, Muftì di Banja Luka,
egregi Fedeli Musulmani,
La tristissima notizia che, unitamente a quella della distruzione della chiesa cattolica nel locale quartiere di Novakovići, mi è toccato di apprendere è stata quella della delirante e criminale distruzione della Vostra secolare Casa di Dio, la sontuosa Moschea Ferhadija e Arnaudija, prezioso tesoro non solo della Vostra Comunità dì fede islamica, ma anche per tutti gli abitanti della città e per l'intero nostro Paese.
Sono addolorato nel profondo del cuore, e non solo per l'incresciosa circo­stanza che i più antichi luoghi di culto della nostra città, dell'intera nostra regione e del circondario sono stati distrutti, ma anche perché emergono in mezzo a noi distruttori senza scrupoli, veri e propri vandali, capaci, senza ragione né motivo, di compiere intenzionalmente, in forma sistematica e sprezzante, simili delitti.
Con questi atti vandalici che, da quanto Voi affermate, si sono palesemente verificati in contemporanea e dopo lunghi preparativi malgrado il turno di polizia, si riversa nuovamente un'onta irrimediabile su tutti coloro il cui compito consiste nell'impedire i misfatti che, complici le tenebre, vengono consumati nella nostra città e sul circostante territorio.
A nome della Chiesa Cattolica della diocesi di Banja Luka, dell'Ordinariato Diocesano e mio personale, condanno nel modo più severo questa nuova onda­ta di delittuosi assalti agli edifici religiosi ed alle comunità religiose della nostra città!
In nome della giustizia e della legge, in nome della nostra cultura e civiltà, in nome del comune buon senso ed in nome di tutti i nostri concittadini di nobili sentimenti, i quali si stimano e si rispettano vicendevolmente a prescindere dalla rispettiva confessione religiosa o dalla appartenenza a popoli diversi, chiedo e mi attendo da tutte le Istituzioni e persone responsabili in questa nostra città e comunità che si diano da fare nel ricercare coloro che hanno compiuto questi nuovi delitti e che vengano prevenute con rigore altre azioni disumane di questo genere.
Mentre rimetto alla giustizia di questo mondo la punizione di tali delitti, prego il nostro clemente e misericordioso Iddio che ci preservi dal diventare noi stessi schiavi dì questo perverso modo di fare o di finire coll'essere eventuale oggetto di nuove azioni sataniche!
A Lei personalmente ed agli stimati fedeli della comunità religiosa islamica auguro sinceramente che in questi gravi momenti troviate conforto nelle parole del Corano:
"E se giunge il tempo di una seconda minaccia, disporremo in modo che i vostri volti vengano risparmiati dalla tribolazione e dal dolore, dovessero ancora irrompere come la prima volta nel Tempio, distruggendo tutto quello che conqui­stano.
E il vostro Signore avrà nuovamente misericordia di voi. Se voi incominciate nuovamente, noi faremo altrettanto. E con l'inferno abbiamo predisposto per gli infedeli un carcere a vita" (Al-Isra XVII, 7-8).
Condividendo con Lei nel più profondo del mio cuore tutta la grande ango­scia, ma, al tempo stesso, l'irremovibile speranza e assicurandoLe tutta la com­prensibile solidarietà da parte nostra e dei fedeli cattolici, La saluto in fraterna comunione!

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

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Lettera al Patriarca Pavle della Chiesa Serbo-ortodossa
(Prot. n. 130/95 del 20 febbraio 1995)

RICHIESTA D'INCONTRO CON UNO DEI COMPONENTI DEL SANTO SINODO DELLA CHIESA SERBO-ORTODOSSA

Vostra Santità,
Mi rivolgo a Lei su richiesta di Sua Eminenza il Cardinale Vinko Puljić, Arcivescovo e Metropolita di Vrhbosna (Sarajevo) e Presidente della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina. Egli si trova in questi giorni a Roma, ma sabato prossimo, 25 febbraio, egli dovrebbe giungere assieme al Vescovo di Mostar e Duvno, Mons. Ratko Perić, a Banja Luka dove si svolge una riunione della Conferenza Episcopale. Quali inviati della Conferenza Episcopale croata, dovrebbero giungere anche Mons. Srećko Badurina, Vescovo di Šibenik e Vice Presidente di quella Conferenza Episcopale e Mons. Želimir Puljić, Vescovo di Dubrovnik e membro del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale croata.
Al Cardinale Puljić non è riuscito, malgrado i molti tentativi, di realizzare un contatto con il Rev. Vescovo Nikolaj, Metropolita di Sarajevo, in vista di un'intesa per l'incontro, preventivato già lo scorso anno, dei Vescovi ortodossi e cattolici della Bosnia-Erzegovina. Mi ha perciò incaricato di mettermi in contatto con il Rev. Vescovo Nikolaj, che in questi giorni è ancora fuori sede e vi farà rientro, da quanto apprendo, mercoledì prossimo.
Poiché il Cardinale Puljić mi fa presente che egli ha "uno speciale messaggio per il Metropolita, rispettivamente per il Santo Sinodo e per più alti Dignitari della Chiesa, egli prega allo stesso tempo che venga uno dei componenti del Santo Sinodo, per un incontro con lo stesso Cardinale e con i Vescovi presenti.
A seguito di un colloquio con il Vescovo ortodosso di Banja Luka, Rev. Jefrem, mi permetto di proporre come data per il nostro incontro il pomeriggio di lunedì 27 febbraio o il giorno successivo. Il Vescovo ortodosso, Rev. Jefrem ed io con­corderemo gli aspetti particolari di natura pratica.
Spero che la benevolenza di Nostro Signore renderà possibile questo auspicabile e necessario incontro fraterno di atti esponenti delle nostre due Chiese sorelle, a gloria del Suo santo nome e quale contributo sulla via di una pace autentica e per la salvezza delle anime immortali. Anticipo a Vostra Santità il mio grazie per lo spirito di fraterno amore che Lei diffonde; con un cordiale fraterno saluto nello spirito di Gesù Cristo, nostro Buon Pastore, Suo Confratello

 + Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka
Vice Presidente della Conferenza episcopale
della Bosnia-Erzegovina

Inviata per conoscenza a:
             - Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina

P.S.: mi permetto, Vostra Santità, di farLe pure pervenire copia di una mia lettera inoltrata al Rev. Metropolita Nikolaj.

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Lettera al Patriarca della Chiesa Serbo-ortodossa Pavle
(Prot. n. 312/95 del 9 maggio 1995)

FACCIA SENTIRE ANCORA UNA VOLTA LA SUA VOCE E CI PROTEGGA!

Vostra Santità,
Quale nativo di Banja Luka e Vescovo cattolico della relativa Diocesi deside­ro porgerle un cordiale benvenuto per la Sua venuta a Banja Luka e nella nostra regione quale successore degli Apostoli di Cristo e amato fratello in Cristo. Come tutte le altre, anche questa Sua visita alle Sue comunità locali della Chiesa Ser­bo-ortodossa si pone nello spirito di servizio alla verità divina, all'amore, al per­dono ed alla pace, valori tutti - la verità, l'amore, il perdono e la pace - di cui, nelle presenti circostanze, tutti gli uomini di questa città e di questa regione abbiso­gnano più di ogni altra cosa.
Negli ultimi tempi, l'odio e la vendetta si sono purtroppo riversati nuovamen­te su di noi come un'eruzione vulcanica.
Nel territorio della Slavonia occidentale, molte persone innocenti ed i loro stretti congiunti sono stati colpiti dalla violenza di furiosi eventi bellici. I misfatti di cui essi sono state vittime ci hanno colpito profondamente! Anche questa volta proviamo profonda compassione per queste vittime innocenti, preghiamo con fervida solidarietà per loro e siamo mossi dal sincero desiderio di poterli aiutare.
L'onda distruttiva travolge purtroppo da alcuni anni il nostro spazio vitale. Mentre noi, cattolici della diocesi di Banja Luka, ci prodigavamo, tenaci e coe­renti, con tutte le nostre forze per la pace, il perdono e la vicendevole benevo­lenza anche nei confronti di coloro che, nella loro cecità spirituale ci fanno del male, abbiamo avuto la batosta, specie negli ultimi giorni, d'altre azioni distrutti­ve e di odio. In alcun modo le abbiamo provocate, salvo forse con la nostra resistenza passiva, il nostro atteggiamento pacifista, la nostra bontà e la nostra disponibilità al perdono.
Va detto anzitutto che lo scorso 4 maggio, all'interno dei nostri due vecchi conventi di Bosanski Aleksandrovac e di Nova Topola, per i quali era intercedu­to anche il venerato Confratello, Vescovo ortodosso di Banja Luka, Rev. Jefrem, le suore lì residenti sono state brutalmente prelevate e quindi cacciate. In merito al grave e del tutto ingiustificato sopruso alle innocenti suore, per lo più donne anziane e grandi benefattrici di tutta la popolazione dei dintorni e al raggiro dell'opinione pubblica da parte del Ministro per il Culto del Governo della Repubbli­ca Srpska, con una versione secondo la quale le Rev. de suore sarebbero state trasferite per loro espresso desiderio sul territorio dello Stato della Croazia, mi sia concesso, Vostra Santità, di estenderle in allegato un'energica smentita uf­ficiale dell'amministrazione provinciale di quella comunità di suore in Zagabria.
Fino ad oggi (!) ai miei sacerdoti non è stato ancora concesso di accedere agli edifici dei due conventi e all'attigua chiesa parrocchiale; d'altra parte neppu­re a noi è stata data la possibilità di entrare in contatto con qualche rappresen­tante delle autorità locali o di quelle alle stesse sovraordinate!
Nelle ore serali dello stesso giorno lo Studio Banja Luka della Radiotelevisione Srpska ha propagato alla propria utenza - chissà quante volte - gravi addebiti e diffamazioni riferite al Vescovo di Banja Luka ed al suo presunto attivismo. Que­sto era, com'è ora lampante, il preludio di gravi eventi che si sarebbero verificati di lì a poco!
Il 5 maggio venne incendiata la chiesa succursale a Vujnovići (Parrocchia Petrićevac) alla periferia di Banja Luka.
Il successivo 6 maggio, in località Šargovac, è stata distrutta con una carica esplosiva un'altra chiesa succursale appartenente alla parrocchia di Petriće­vac.
Nella notte del 6 maggio Frati francescani e suore sono stati brutalmente malmenati nello storico convento Petrićevac ed un fratello attempato e malato, il religioso Alojzije Atlija, è andato incontro alla morte. Si tratta della quarta vittima innocente di questa guerra nel novero dei sacerdoti della mia diocesi! I religiosi sono stati poi deportati ed il loro convento dato alle fiamme; le nuove grandi chiese, quella del convento e quella della parrocchia S. Antonio, santuario per l'intera regione di Banja Luka, così come la grande torre campanaria, sono stati completamente distrutti con cariche esplosive.
Pertanto, nel giro di appena tre giorni, una delle nostre più grandi comunità parrocchiali di Banja Luka ha perso tutti i suoi luoghi per i servizi religiosi e la chiesa cattolica del circondario di Banja Luka è ora spoglia di un altro grande convento, epicentro culturale di questa regione.
Già il giorno successivo, nella notte del 7 maggio, è stata incendiata e di­strutta l'unica chiesa fino a quel momento integra della mia diocesi, situata in località Majdan, presso Mrkonjić Grad, a sud di Banja Luka.
Si ha l'impressione che forze veramente diaboliche siano intenzionate a per­sistere nella distruzione della chiesa cattolica nella mia diocesi, tra l'altro col­pendola proprio nel suo cuore, a Banja Luka, mia città natale. Vostra Santità, ben sa quanto gravemente abbiano sofferto non solo i credenti ortodossi, ma anche i cattolici della nostra regione già nella seconda Guerra mondiale, quando un terzo delle comunità parrocchiali della nostra diocesi furono eliminate per sempre. Nel corso dell'attuale spaventosa guerra in Bosnia-Erzegovina, malgrado lo zelo assolutamente pacifico dei nostri sacerdoti e religiosi e l'altrettanto pacifica indole di grandissima parte dei fedeli della mia diocesi, abbiamo scontato e tutto­ra scontiamo maltrattamenti terribili e insopportabili. Siamo stati privati di quasi tutti i fondamentali diritti umani e civili e di qualsiasi libertà. Sono stati assassinati nelle proprie case oltre 400 civili cattolici, espulsi oltre due terzi dei cattolici (più di 55.000), completamente distrutti quattro grandi conventi (le cui comunità reli­giose superavano il centinaio di persone), oltre 40 chiese più o meno gravemen­te danneggiate e molte tombe profanate.
Malgrado il Calvario sperimentato in ormai tre lunghi anni, noi non desistiamo dall'incoraggiare i nostri fedeli al perdono, allo spirito di pace ed al concreto amo­re (Caritas) del prossimo. Instancabilmente abbiamo elevato la nostra voce a favore dei fondamentali diritti umani e civili e delle libertà d'ogni singolo individuo e d'ogni comunità religiosa od etnica. In comunione con i nostri sacerdoti, religio­si e fedeli abbiamo implorato il Signore, traducendo in pratica i precetti della nostra fede cristiana. Solo il Signore Iddio, che legge nel cuore di ogni uomo, sa che noi abbiamo voluto e praticato il bene non solo per noi stessi, ma per tutte le persone che ci circondano.
In nessuna occasione abbiamo predicato il detto veterotestamentario "Oc­chio per occhio, dente per dente" e meno che meno - Dio ne sia testimone - lo abbiamo messo in pratica!
Anche in occasione delle recenti drammatiche vicende toccate alla popola­zione serbo ortodossa nella Slavonia occidentale, ho rivolto parecchi inviti ed appelli a politici, esponenti della Chiesa ed organizzazioni umanitarie - come già molte altre volte durante questa guerra - in difesa di tutta la popolazione, specie dei civili innocenti ed inermi. Le accludo le allegate risposte dei massimi rappre­sentanti della Chiesa Cattolica e delle autorità centrali della Repubblica Croata datate 5 maggio 1995, nelle quali si evidenzia, da un lato la decisa presa di posizione della Chiesa Cattolica "per il rispetto dei diritti umani dei cittadini di nazionalità serba", dall'altro lato la risoluta fermezza dei leaders politici e delle istituzioni dello Stato di Croazia "nel garantire piena protezione ai Serbi della Slavonia occidentale".
Nella nostra regione di Banja Luka, dove per decenni è stato coltivato un ben risaputo rapporto d'amicizia d'impronta ecumenica fra cattolici e ortodossi, da parte tanto dei rappresentanti ufficiali delle nostre due Chiese sorelle, quanto dei fedeli in generale, l'intero potere è da tre anni nelle mani dei politici della popola­zione serbo-ortodossa. Sono perciò tanto più inconcepibili e tragiche le perdu­ranti atroci persecuzioni dei cattolici, con indicibili efferatezze e la completa can­cellazione di ogni traccia della chiesa cattolica, ancorché non vi sia stata la benché minima provocazione da parte nostra. Ma è proprio possibile che quegli stessi politici serbi che dicono di essere "fervidi combattenti per la difesa della chiesa ortodossa" ed affermano di "coinvolgere regolarmente nelle decisioni i Ministri della chiesa serbo-ortodossa" non vogliano tener conto degli appelli e degli energici interventi di questi sacerdoti per la tutela dei fondamentali diritti umani, ivi compresi anche i diritti religiosi e le libertà della locale comunità catto­lica decisamente fautrice della pace? Ma può esser mai vero che, in nome dell'ortodossia, essi intendano fare con la chiesa cattolica sul territorio della mia diocesi quello che, in molti secoli di ininterrotta presenza della Chiesa, non è riuscito ai non cristiani ed agli infedeli, di volerla cioè estirpare del tutto? Non sarebbe questa una ignobile vergogna per l'ortodossia serba e, allo stesso tem­po, un peccato orribile al cospetto di Dio, che è Padre e Giudice di tutti noi?
Rammento ancora le Sue paterne parole, le Sue riflessioni pastorali incen­trate sul Vangelo di Gesù Cristo, rivivendo il nostro fraterno incontro dello scor­so autunno nella nostra città. Ero felice e riconoscente al Signore per il fatto di esserci trovati in piena consonanza di sentimenti e d'intenti (cfr. Fil 2,2). Sono certo che Vostra Santità è votata, adesso come allora, allo spirito di Cristo, lo spirito dell'amore a Dio e verso gli uomini, e che Vostra Santità è instancabile nell'ergersi a difensore della dignità che promana da Dio in tutte le sue forme e dei diritti che Dio ha conferito agli uomini, diritti generalmente validi per il singolo individuo e per l'intera umanità.
Per questo mi permetto, Vostra Santità, di chiederle, nello spirito di Gesù Cristo, nostro Buon Pastore, di far sentire ancora una volta la Sua voce, tanto nelle suppliche a Dio, quanto attraverso autorevoli esortazioni agli influenti poli­tici locali per la tutela della popolazione cattolica, decimata e completamente diseredata, residente nella diocesi di Banja Luka e, non da meno, per la tutela di tutte le altre persone diseredate del posto, nonché di quanti sono dediti al servi­zio religioso e delle Istituzioni della chiesa cattolica. Abbia per certo che, dal canto loro, i rappresentanti della Chiesa Cattolica si battono con coerente fer­mezza per la piena salvaguardia dei diritti dei fedeli della Chiesa Serbo-Ortodossa e di ogni persona. Mi conforta la certezza che Lei, partecipe dei dolori e delle privazioni del Suo popolo serbo ortodosso, non è insensibile ai non certo minori patimenti dei Suoi fratelli cattolici del tutto innocenti della Diocesi di Banja Luka, perché noi tutti siamo figli dello stesso ed unico Padre che è nei Cieli!
             Che l'amore di Gesù Cristo, il quale è stato martirizzato, ucciso e crocifisso per i nostri peccati, continui ad illuminarci e a tenerci uniti!
             Indipendentemente dal futuro comportamento nei nostri confronti dei nostri Fratelli cristiano ortodossi, dei nostri vicini Serbi, noi non mancheremo di dar loro dimostrazione del nostro amore e della nostra volontà di far loro solo del bene!
             Nel professare a Vostra Santità la mia profonda considerazione e nel raccomandare me stesso e quanti fanno parte della Comunità, distrutta quasi in toto, dei fedeli della mia diocesi alle Sue fervide preghiere, Le porgo il mio cordiale saluto. Fratello Suo in Cristo, nostro Redentore 

+ Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

 3 Allegati

Inviata per conoscenza a:
             - Nunziatura Apostolica - Sarajevo (Roma)
             - Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina - Sarajevo
             - Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria

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AI RAPPRESENTANTI DI ALTRE RELIGIONI

VENGA IN SOCCORSO AFFINCHE' SI CONCLUDA IL CALVARIO DEI NOSTRI RELIGIOSI IMPRIGIONATI

MOLTI DEI NOSTRI EDIFICI DI CULTO SONO STATI DANNEGGIATI ED I FEDELI VERTONO NELL'ASSOLUTA INCERTEZZA SUL LORO FUTURO

ANCHE NELLA NOSTRA CITTA' HANNO FATTO LA LORO COMPARSA VANDALI E DISTRUTTORI SENZA SCRUPOLI

RICHIESTA D'INCONTRO CON UNO DEI COMPONENTI DEL SANTO SINODO DELLA CHIESA SERBO-ORTODOSSA

FACCIA SENTIRE ANCORA UNA VOLTA LA SUA VOCE E CI PROTEGGA!

 

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