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IX -
ALLE
AUTORità E ALLE ISTITUZIONI DELLA comunità INTERNAZIONALE
Ricorso
agli Intermediaci Internazionali C. Vance e D. Owen
(Prot. n. 822/92 del 25 settembre 1992)
"NONOSTANTE
IL NOSTRO COMPORTAMENTO PACIFICO CI SONO STATI PRESI I DIRITTI FONDAMENTALI
DELL'UOMO"
Egregie
Eccellenze, Sig. C. Vance e Sig. David Lord Owen,
Come capo religioso di quasi 130.000 cattolici della diocesi di
Banja Luka che si estende nella parte nord-ovest della Bosnia desidero
ringraziarvi per il Vostro impegno nella missione umanitaria per
la creazione di una pace giusta fra i popoli di questa regione e
particolarmente perché siete venuti da noi a Banja Luka.
Nella mia diocesi vivono cattolici già dal lontano quinto
secolo. A parte i croati, che formano la maggior parte della popolazione
cattolica, mi occupo anche di piccoli gruppi di cattolici italiani,
polacchi, cechi e sloveni cosi come di cattolici ucraini.
Il numero dei cattolici della mia diocesi durante la seconda guerra
mondiale fu ridotto di più di 10.000 unità, praticamente
venne completamente annientato un terzo della diocesi.
La politica della violenza e dell'anarchia, che conduceva alla folle
guerra fra fratelli in tutta la Bosnia ed Erzegovina e quindi anche
nella regione della diocesi di Banja Luka, portò presto a
delle conseguenze terribili.
Personalità molto importanti del potere civile e militare,
con le quali negli ultimi tre mesi ho avuto dei colloqui, hanno
riconosciuto il contributo molto costruttivo della Chiesa cattolica
nella riduzione degli scontri in questa regione e hanno messo in
rilievo il carattere pacifico nella maggior parte dei credenti della
mia diocesi e la loro volontà per una convivenza umana in
questa regione con appartenenti ad altre religioni e popoli.
Tuttavia è stato appurato dalle mie stesse osservazioni e
da sicure informazioni provenienti dalla gran parte della mia diocesi
nel territorio della Bosanska Krajina, che la popolazione cattolica
di qui, la maggior parte si tratta di Croati, nonostante questo
loro comportamento pacifico hanno perso quasi tutti i diritti umani
fondamentali.
In particolare ho messo in rilievo la privazione e la soppressione
dei seguenti diritti e libertà:
1. il diritto alla parità di trattamento senza considerare
l'appartenenza etnica e religiosa
2. il diritto al sostentamento per l'esistenza e all'alimentazione
come beni irrinunciabili
3. il diritto al lavoro e ad una onesta divisione dei frutti del
lavoro
4. la libertà di coscienza, che è stata e viene ferita
e minacciata
5. il diritto alla libertà di pensiero e di parola
6. il diritto all'inviolabilità della persona
7. il diritto alla scelta libera del lavoro
8. il diritto all'autodeterminazione dell'educazione e formazione
dei propri figli
9. il diritto alla libera associazione e alla partecipazione alla
vita politica e sociale
10. il diritto alla buona reputazione.
Poiché queste persone non possono esigere i loro legittimi diritti
dai rappresentanti politici da loro eletti, perché senza eccezione
alcuna è stato reso loro impossibile qualsiasi attività
- infatti sono stati arrestati, e alcuni di loro sono stati persino
uccisi (Kotor Varoš, Prijedor, Ljubija, Sanski Most, Mrkonjić Grad,
Bosanska Gradiška) - chiedono a me come vescovo, loro capo spirituale,
che di difenderli dalle note sopraffazioni che regnano in tutta
la regione della Bosanska Krajina e di proteggerli dai supplizi
insopportabili, dalle espulsioni, dai soggiorni forzati per più
mesi nei campi di concentramento e dai saccheggi di tutti i loro
averi (in particolare a Prijedor, Ljubija, Bosanska Gradiška, Laktaši,
Ključ, Kotor Varoš, Sanski Most e Mrkonjić Grad).
Da alcune parti della mia diocesi, specialmente nelle parrocchie
di Bosanska Gradiška, Prijedor, Sanski Most, Ključ, Kotor Varoš,
Laktaši, e Mrkonjić Grad così come anche a Banja Luka, migliaia
di persone non possono più sopportare l'orribile pressione
psicologica, e spesso anche fisica, che da mesi perdura e mi domandano
di rendere possibile attraverso la Caritas diocesana o qualsiasi
altra istituzione, il poter scappare da questo inferno, per lo
più con le mani vuote in modo da poter salvare almeno la
loro "nuda" vita.
Il loro numero aumenta ogni giorno, da un lato a causa della totale
minaccia sociale e della messa in pericolo della vita e dall'altra
a causa l'incertezza riguardo una vita sicura e un'altra esistenza
nella loro patria secolare.
Senza un motivo o una ragione molti civili sono stati ammazzati
(il numero che conosco io ruota in giro a 150). Fra questi ci sono
purtroppo anche il parroco di Nova Topola, rev. Ratko Grgić, che
era stato sequestrato dal suo appartamento il 16 luglio 1992, così
come un membro del consiglio diocesano e del parlamento di Herceg-Bosna,
Ing. Marijan Vištica di Bosanska Gradiška rapito il 3 agosto 1992.
Nella mia diocesi negli ultimi tre mesi sono stati distrutte, o
incenerite, più del 40% delle chiese. Gli assalti armati
ai conventi femminili di Bosanski Aleksandrovac e Nova Topola che
perdurano da più mesi come pure le recenti minacce alla vita
delle suore che vivono là e gli ultimati imposti loro per
l'immediata partenza costringono decine di suore a lasciare per
sempre i loro conventi secolari.
Nonostante i locali organi statali - le autorità civili e
militari - dichiarino ufficialmente di essere contro la pulizia
etnica, la violenza fisica e gli attentati alla vita e ai beni della
popolazione non-serba, in realtà non vogliono adottare tutte
le misure necessarie per porre fine all'illegalità e all'uso
della violenza esercitate da gente armata. Tollerano ogni genere
di azioni (e le appoggiano anche, come a Prijedor per esempio!).
A questo si aggiunge anche, che non si danno da fare perché la gente
colpita o messa in pericolo possa di nuovo godere dei diritti, che
sono stati loro tolti. Ciò coinvolge diecimila persone private
dei loro diritti (io parlo a nome della popolazione cattolica) e
ormai ai limiti della sopportazione fisica e spirituale.
La condizione drammatica di questi uomini viene aggravata dal fatto
che non possono andare in altri stati, nei quali si recherebbero
volentieri, in particolare verso la Croazia o la Slovenia, oppure
l'Austria e la Germania o in Svizzera {in questo momento il viaggi
verso la Croazia sono totalmente proibiti).
Mi permetto egregie eccellenze, in nome di tutti i fedeli cattolici
minacciati, di proporre che vengano avviati i seguenti provvedimenti:
1. che immediatamente tutti quelli che combattono siano obbligati
in modo definitivo a sospendere ogni operazione militare;
2. che da tutti i campi di concentramento e da tutte le prigioni
nella Bosnia-Erzegovina vengano rilasciati, senza eccezioni, rinchiusi
pur essendo innocenti e vengano portati in luoghi più sicuri,
3. che vengano immediatamente disarmati tutti coloro che non sono
soggetti al controllo delle istituzioni legali;
4. che siano sostituite tutte le autorità locali, che non
sono in grado o non vogliono, difendere la popolazione innocente;
5. che si proceda con azioni concrete alla restituzione dei diritti
umani fondamentali a tutti coloro che ne sono stati privati e che
venga posta immediatamente fine alla pulizia etnica;
6. che in tutta questa regione sia resa di nuovo possibile una normale
distribuzione dell'energia elettrica e che venga riaperta e assicurata
la circolazione stradale, ferroviaria, delle poste e delle comunicazioni;
7. che le organizzazioni umanitarie si impegnino ulteriormente per
far venire con urgenza l'aiuto necessario per tutti coloro che sono
socialmente a rischio o bisognosi di cure;
8. che i politici croati che sono al potere a Sarajevo in particolare
quelli di Zagabria si occupino maggiormente della drammatica situazione
e del futuro completamente incerto del loro popolo;
9. e che venga assolutamente creata una Commissione Internazionale
il cui compito sia quello di controllare la realizzazione di tutte
le scelte concordate e porre fine alla situazione drammatica della
popolazione non-serba della Bosanska Krajina
Io stesso, con i capi della Chiesa ortodossa e della Comunità
islamica di questa regione, cercavo di ottenere, di fare tutto ciò
che era in mio potere per ridurre il più possibile la grande
disgrazia della guerra che ci è stata imposta con la forza
e alla quale la maggioranza dei miei fedeli non vuole partecipare.
Sono pronto ad appoggiare ogni iniziativa che serva al bene comune
di tutti gli abitanti di questa regione e di tutta la regione della
Bosnia-Erzegovina.
Io ringrazio Lor Signori e tutti gli altri che ci possono maggiormente
aiutare e con più efficacia!
Franjo
Komarica,
Vescovo di Banja Luka
Appello
drammatico alle Autorità ecclesiali e politiche all'interno
e all'estera
(Banja Luka, 17 febbraio 1993)
NON
APPESANTITE LA VOSTRA COSCIENZA CON L'INDIFFERENZA NEI CONFRONTI
DELLA NOSTRA SCIAGURA
Il vescovo
e i sacerdoti della diocesi di Banja Luka, che si sono riuniti il
17 febbraio 1993 nell'episcopio a Banja Luka per un incontro dedicato
alla preghiera e al lavoro pastorale, insieme si sono occupati
anche della situazione attuale della diocesi. In considerazione
delle informazioni concrete sulla drammatica situazione, che peggiora
ogni giorno drasticamente, in cui si trova la maggiore parte della
diocesi, accanto alla preghiera rivolta al Signore, nella consapevolezza
della nostra responsabilità davanti a Dio, alla Chiesa e
alla storia, nella custodia dei credenti che ci sono affidati e
di tutte le persone di questa regione che vivono in Spirito di fede,
di amore e di speranza, Vi rivolgiamo un appello comune e una preghiera
insistente di aiuto e protezione.
1. Memori di ciò che noi, come discepoli di Cristo, dobbiamo
coltivare nel rapporto con il nostro prossimo (l'attenzione reciproca,
la concordia, il dialogo e la pace), instancabilmente ancora pretendiamo
e esigiamo in forma silenziosa e pacifica e con perseveranza, di
fare in modo che sia concessa la dignità a cia-scun gruppo
religioso ed etnico e questa sia rispettata, cosi che in queste
regioni, dove si sono incontrati popoli, culture, religioni e costumi
diversi, per tutti sia possibile ancora in futuro una convivenza
pacifica, per coloro che supereranno i dolori terribili della guerra,
la crudele espulsione dalle case e l'annientamento, dettato dall'odio
distruttivo, di tutti quei valori importanti per l'uomo.
2. E' risaputo che fin dall'inizio della guerra nel territorio della
Bosnia-Erzegovina tutti assieme, con tutte le nostre forze, abbiamo
fatto sì che i fedeli affidati alla nostra cura pastorale
non arrivassero alla tentazione di alzare le armi contro i loro
vicini, fossero essi membri della stessa etnia o diversa, così
da minacciare la vita, la proprietà degli altri oltre che
la propria. E' una grazia di Dio che ci siamo riusciti in quasi
tutte le nostre comunità parrocchiali.
3. Tuttavia noi tutti, sacerdoti, religiosi ed in particolare i
nostri fedeli abbiamo sperimentato sulla nostra pelle molteplici
e gravi violazioni dei diritti umani e la loro soppressione, nonostante
lo spiccato comportamento pacifico della gran parte dei credenti
della nostra diocesi e la loro disponibilità per una convivenza
con gli altri in spirito di concordia, di pace, di stima e di attenzione
reciproca.
Permetteteci di descrivere gli avvenimenti:
- l'assassinio e il pestaggio con manganelli di civili innocenti:
vecchi, donne, bambini e uomini; i sequestri in campi di concentramento
di alcune centinaia di civili così come di cinque sacerdoti,
di cui uno è morto dopo le torture patite nella prigionia
e altri due sono stati prima picchiati e poi uccisi;
- i gravi maltrattamenti psichici e fisici di suore e la cacciata
violenta dai loro conventi e lo stupro di donne e ragazze;
- le profanazioni e distruzioni eseguite senza motivo di più
del 93% della totalità delle nostre chiese e il 33 % degli
altri edifici ecclesiastici, con danni più o meno gravi;
- i continui incendi dolosi e le distruzioni di numerosi appartamenti
e negozi dei nostri credenti, la drammatica espulsione di alcune
decine di migliaia di fedeli da molte delle nostre comunità
parrocchiali (alcune comunità parrocchiali fino alla partenza
dell'ultimo membro) e la continua pratica della pulizia etnica con
la quale si è allontanato il nostro popolo dalle sue dimore
secolari;
- la pratica diffusa del licenziamento dei nostri fedeli dal loro
posto di lavoro e la continua minaccia per la vita della gran parte
dei nostri fedeli, in particolare nell'ambito della città,
i frequenti arruolamenti forzati degli stessi attraverso le autorità
attuali e i modi violenti con i quali vengono costretti a combattere
contro il loro stesso popolo o quello degli altri, la loro esclusione
dalle scelte politiche sul loro stesso destino e il fatto che alla
gran parte degli uomini adulti è stata tolta ogni libertà
di azione,
- la minaccia per la salute a causa dell'impossibilità di
pagare visite o altri tipi di servizi sanitari, medicine, ecc.
4. Nonostante l'anarchia, che continua già da dieci mesi,
e la grave negazione dei propri diritti, il nostro popolo non ha
ricambiato il male con il male. Vogliamo sperare che anche in futuro
non usi alcuna vendetta. A dire il vero siamo già arrivati
più o meno alla fine delle nostre forze! Molti dei nostri
fedeli sono affranti psichicamente ed ancor più fisicamente.
Temiamo che alla fine si arrivi a quello contro cui abbiamo impiegato
tutte le nostre forze, ad un disperato tentativo di superare ad
ogni costo l'attuale situazione in molti casi realmente insopportabile.
Un simile fatto, per noi tutti, potrebbe avere conseguenze ancor
più drammatiche e pericolose.
5. Nella seconda guerra mondiale un terzo delle nostre parrocchie
è stato distrutto e queste non sono mai più risorte.
Ora ancor più, attraverso la violenza e le decisioni politiche,
per altro senza interpellarci, continua il processo del totale sterminio
della chiesa cattolica nella regione della nostra diocesi, che esiste
già fin dal 17.mo secolo!
- In questo momento, per noi vitale, ci appelliamo a tutte le Autorità
ecclesiali e civili nel territorio della nostra diocesi, nelle file
del popolo croato e in tutto il mondo e vi preghiamo di farvi carico
seriamente della nostra situazione e di non permettere il perpetrarsi
dei terribili delitti contro le singole persone, contro un popolo
e contro l'umanità!
6. Non possiamo accettare che illegalità e anarchia, violenza
e malvagità diventino legge e misura per la vita, il comportamento
e le decisioni sul destino dei singoli uomini o di un popolo o di
una religione!
- Nel nome della giustizia divina, nel nome dell'amore per l'uomo
e nel nome dei più sacrosanti principi umani e cristiani
della nostra civiltà europea ci appelliamo a tutti quelli
che si trattano da uomini e che possono aiutare in modo costruttivo
e vi scongiuriamo: non appesantite la Vostra coscienza con l'indifferenza
nei confronti della nostra sciagura! Non vogliamo che la nostra
disgrazia diventi la vostra disgrazia, quando l'Onnipotente, davanti
al quale tutti noi dobbiamo rispondere delle nostre azioni, ci
giudicherà.
Proteggeteci, aiutateci, prima che sia troppo tardi!
Franjo
Komarica,
vescovo di Banja Luka
con i suoi sacerdoti
Lettera
al Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa, sig.
Cornelio Samaruga
(Prot. n. 189/93 del 24 novembre 1993)
SENZA
ATTENZIONE RECIPROCA E SENZA RESTITUZIONE DEI DIRITTI AD OGNI POPOLO
DELLA BOSNIA NON CI SARA' NESSUNA PACE GIUSTA SUL SUOLO DELLA BOSNIA-ERZEGOVINA
Egregio
signor Presidente,
Con gioia sincera e gratitudine La saluto dalla mia città
natale Banja Luka. Con profondo rammarico devo comunicarLe che non
mi posso incontrare con Lei per poter parlare almeno un po' assieme,
poiché durante la sua preziosa permanenza a Banja Luka sono assente
in veste ufficiale e lontano alcune centinaia di chilometri da
Banja Luka. Non potevo rimandare questo viaggio per un incontro
con altri vescovi già programmato da molto tempo. Per questo
mi permetto di farLe arrivare attraverso i miei rappresentanti
questa breve relazione scritta.
1. Innanzitutto desidero dirle il mio sentito grazie per la preziosa
presenza degli uffici della Croce Rossa Internazionale nella nostra
città, nel centro. La prego di provvedere che ciò
venga mantenuto anche in futuro, a prescindere da una possibile
e raccomandabile apertura di succursali degli stessi, in altri posti
vicini (Doboj, Tešanj, Žepče...)
2. La mia diocesi di Banja Luka comprende la parte nord-ovest della
Bosnia-Erzegovina, un territorio di 15.600 Kmq con 27 comuni. Prima
di questa guerra vivevano in questa regione, divisa in 47 comunità
parrocchiali, circa 120.000 cattolici, soprattutto croati, accanto
ad alcune minoranze (Italiani, Polacchi, Cechi). Durante la guerra
la maggior parte della mia diocesi, 38 comunità parrocchiali,
passò sotto la sovranità serba. Otto parrocchie si
trovano in regioni di sovranità croata e una sotto quella
musulmana. Qualcosa come più di 41.000 fedeli dovettero
lasciare il territorio sotto la sovranità serba, nel quale
prima della guerra abitavano più di 71.000 di loro: furono
espulsi, deportati oppure uccisi, nonostante non ci fossero stati
scontri bellici. L'uso della pulizia etnica è sistematico
e continua incessante! Nonostante tutti i miei sforzi pacifici di
fermare questo metodo fascista contro il nostro popolo completamente
innocente, questi fatti disumani continuano e molti indizi indicano
una elaborazione accurata e una pianificazione del tutto! Sono state
completamente distrutte più del 40% delle mie chiese e il
restante buon 50% danneggiato in modo più o meno grave, con
il chiaro intento di "ripulire", attraverso ciò,
più velocemente il circondario dalla popolazione cattolica!
Quasi il 100% dei nostri uomini sono già stati licenziati
dai loro posti di lavoro e ininterrottamente vengono spinti con
pressioni sia fisiche che psicologiche ad andarsene dai loro appartamenti
e dalle loro case che da secoli abitano.
3. Sono molto felice e grato a Dio, di poterle comunicare che il
mio popolo non ha fatto del male a nessuno degli altri gruppi o
minacciato qualcuno, né Serbo-ortodossi né Musulmani. Possono guardare
in faccia ogni uomo come persone d'onore!
Come parte del popolo civile che vive sul suolo della Bosnia-Erzegovina
riteniamo che sia un nostro diritto naturale, sia per gli aspetti
storici sia per la situazione attuale, mantenere la nostra religione
e rimanere nelle nostre abitazioni, dove siamo residenti da secoli
e anche in futuro vivere qui pacificamente e dignitosamente! Con
l'attuale evolversi della situazione, dopo aver sperimentato la
pulizia etnica, la legge della violenza e il potere dei più
forti, sarà difficile poter realizzare ciò! Con questa
lettera anche davanti a Lei e alle istituzioni da lei rappresentate
alzo il mio grido contro ogni pulizia etnica e tutte le altre forme
di soppressione dei diritti umani fondamentali e delle libertà,
indipendentemente da chi ne è la causa! La Comunità
internazionale attraverso le sue istituzioni competenti deve trovare
una via per costringere i più forti, ad una salvaguardia
delle minoranze e dei più deboli. Detto in altri termini:
senza un'accoglienza reciproca e la difesa dei diritti per ogni
popolo che vive in Bosnia non ci sarà nessuna pace giusta
sul suolo della Bosnia-Erzegovina dove, come Lei sa bene, ci sono
popoli, culture, religioni e civiltà intrecciati uno con
l'altro.
Mi appello a Lei, Signor Presidente, perché faccia tutto quello
che è in suo potere, affinché alle singole persone e alle
minoranze siano riconosciuti e garantiti nuovamente i fondamentali
diritti umani e civili e le libertà e che venga messo fine
alla pulizia etnica e che tutti gli espulsi e profughi possano ritornare
e condurre una vita pacifica nella loro patria!
4. Della popolazione cattolica, della quale mi devo occupare anche
materialmente, soprattutto attraverso la Caritas diocesana dì
Banja Luka, sia fedeli della mia diocesi qui rimasti, sia fedeli
del territorio vicino dell'Arcidiocesi di Vrhbosna (Sarajevo), contano
in totale circa 65.000 persone! Fino ad ora con i miei sforzi e
con l'aiuto, che ottenevamo dalla Croce Rossa Internazionale e dall'UNHCR,
potevamo salvare la vita di migliaia di uomini! Negli ultimi tempi
accade sempre più spesso che le autorità della Repubblica
Srpska non permettono che i convogli vadano alla Caritas di Zagabria
per prendere i viveri assolutamente necessari! Io La prego, riguardo
a ciò di esserci d'aiuto con adeguati interventi! La ringrazio
sinceramente per tutto
Pieno di stima
Franjo
Komarica
vescovo di Banja Luka
Lettera
al Presidente della Commissione dell'Unione Europea, Jacques Santer
(Prot. n. 37/95 del 13 marzo 1995)
NONOSTANTE
LA NOSTRA TRANQUILLITÀ, I CATTOLICI IN BANJA LUKA VENGONO
IGNOBILMENTE PUNITI
Egregio
Signor Presidente,
E' stato molto gentile a voler programmare un appuntamento con me
per giovedì 9 marzo a Bruxelles.
Purtroppo però ciò coincide con un incontro che avevo
precedentemente programmato a Bonn.
La mia intenzione era quella di chiedere un aiuto ai politici Europei
per trovare una soluzione ai conflitti bellici che affliggono il
mio paese, la Bosnia-Erzegovina, e la possibilità di ripristinare
i diritti umani della gente della mia diocesi di Banja Luka, alla
quale viene negato qualsiasi diritto. Nonostante il nostro atteggiamento
esplicitamente pacifico, noi cattolici di Banja Luka siamo stati
terribilmente puniti per i nostri sforzi e siamo stati abbandonati
da tutti i politici più influenti sia locali che internazionali.
Considero un mio dovere rendere noto dell'evolversi disumano degli
eventi nella mia città e in altre regioni sotto il controllo
dei Serbo-bosniaci a coloro che hanno sensibilità e hanno
la responsabilità di mantenere i principi base della civiltà
in Europa.
Sono certo, sulla base delle conoscenze che ho della sua persona,
che Lei saprà intraprendere iniziative decisive al fine di
introdurre alcune forme di controllo internazionale in questa regione,
controlli che sono stati fino ad ora in questo senso negati dal
mio paese, la Bosnia-Erzegovina.
Per tutto quello che saprà fare a riguardo di queste problematiche,
La voglio ringraziare dal più profondo del mio cuore anche
per conto delle tante migliaia di persone senza diritti della mia
diocesi e del mio paese, la Bosnia-Erzegovina, oltre a tutta la
ex-Jugoslavia.
Invoco la benedizione del Signore che possa sempre essere con Lei
durante il Suo mandato alla Comunità Europea.
La saluto con reverenza per la Sua bontà e per il Suo cuore
cristiano.
Rispettosamente.
Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
agli Uffici dell'UNHCR e della Croce Rossa Internazionale in Banja
Luka
(Prot. n. 299/95 del 4 maggio 1995)
I
MIEI APPELLI SONO STATI SEMPLICEMENTE UN PIANTO NEL DESERTO
Caro
Signore/Signora,
Voi e l'ampio pubblico siete ben coscienti che io in qualità
di Vescovo cattolico di Banja Luka, in molte occasioni - specialmente
di recente - ho alzato la mia voce in difesa della gente innocente
derubata dei propri diritti ed in difesa d'ogni essere umano senza
riguardo all'appartenenza etnica o religiosa.
Purtroppo i miei appelli sono stati quasi sempre un "inutile
pianto nel deserto" che nessuno ha voluto ascoltare.
Ciononostante continuerò ad appellarmi a tutti gli uomini
della mia patria ed all'estero sia che siano membri d'organizzazioni
umanitarie o partiti politici o persone in posizioni di potere,
perché facciano la loro parte nel proteggere tutta quella gente
indifesa nella Repubblica Croata e nella Bosnia-Erzegovina.
Gli ultimi eventi drammatici con la popolazione Serba nella regione
Croata della Slavonia occidentale, e così come con la popolazione
Croata a Banja Luka non possono lasciare nessuno indifferente, e
ancor più dopo il fatto di oggi, quando le nostre suore cattoliche,
per la maggior parte sorelle anziane sono state costrette con la
forza e portate in un luogo sconosciuto lontano dai loro conventi
di Bosanski Aleksandrovac e Nova Topola, come siete stati informati
da questa lettera dell'Ordinariato del Vescovo e delle autorità
locali.
Perciò ancora una volta mi appello a tutte le persone responsabili
e alle istituzioni per assicurare che a tutte le persone, specialmente
quelle completamente senza protezione, siano garantiti i fondamentali
diritti umani e civili e le libertà, soprattutto il diritto
alla vita, alla casa, alla patria, ed alla proprietà.
Che non ci si possa mai stancare nella nostra umana battaglia per
la protezione di ogni persona oppressa o senza diritti, indipendentemente
dall'etnia o dalla religione!
Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
"Appello
ai Politici, alla Chiesa, alle Organizzazioni Umanitarie, in seguito
alla distruzione del monastero e della chiesa di Petrićevac, della
chiesa di Šargovac e dell'uccisione del frate francescano padre
Alojzije Atlija"
(Prot. n. 309/95 del 9 maggio 1995).
DRAMMATICO
PEGGIORAMENTO DELLA SITUAZIONE PER I CATTOLICI IN BANJA LUKA E NEI
SUOI DINTORNI
Il giorno
seguente la forzata espulsione delle suore rimaste nell'antico convento
di Bosanski Aleksandrovac e di Nova Topola, il 4 maggio di quest'anno,
un incendio è scoppiato nella chiesa di Vujnovići nella periferia
di Banja Luka.
La grande chiesa del monastero di Petrićevac è stata completamente
distrutta da un gran quantitativo di esplosivo, la notte tra il
6 e il 7 maggio, mentre anche il monastero dei francescani veniva
incendiato.
Uno dei frati morì per infarto cardiaco, mentre la notte
stessa un'altra chiesa in un sobborgo di Banja Luka è stata
rasa al suolo.
La paura ed il panico hanno colto i cattolici locali anche in conseguenza
al loro completo isolamento e quindi a causa della mancata protezione
contro gli estremisti serbi.
I cattolici sono attualmente tenuti in ostaggio e minacciati di
genocidio o d'espulsione di massa.
La situazione è decisamente drammatica anche a causa del
mancato controllo della situazione da parte delle autorità
locali, dimostrando così l'assoluta insicurezza per le comunità
cattoliche che vivono a Banja Luka e in tutte le regioni circostanti.
Noi preghiamo tutte le forze Politiche, locali ed internazionali,
anche quelle nella Chiesa, nonché le Organizzazioni Umanitarie di
prevenire ed evitare il verificarsi di nuove gravissime offese,
atrocità, uccisioni e pulizie etniche di intere popolazioni
cattoliche indifese e completamente in balia di se stesse.
Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Cancelliere Tedesco, sig. Helmut Kohl
(Prot. n. 67/95 del 17 maggio 1995)
L'AGONIA
DEL POPOLO NON-SERBO NEL NORD OVEST DELLA BOSNIA STA CONTINUANDO
DA TRE ANNI
Spettabile
Cancelliere,
Mi permetta ancora una volta di rivolgermi a Lei.
Sono ormai tre anni che la popolazione non-serba, attorno a Banja
Luka e nel nord-ovest della Bosnia, sopporta una situazione orribile
e agonizzante; in particolare le popolazioni croata e bosniaca che
vivono in questa regione controllata dai serbi.
In conseguenza dell'insopportabile molestie e della violazione (da
parte dei Serbi) di tutti i nostri fondamentali diritti umani e
delle libertà, una gran parte della popolazione (80/90%)
è stata obbligata ad abbandonare le proprie case e a vivere
come rifugiati e come gente senza patria in varie nazioni europee
compresa la Germania, senza un futuro certo.
Non c'erano conflitti bellici in questa regione e noi eravamo piuttosto
pacifici e non abbiamo arrecato danno ai nostri vicini. Nonostante
ciò non veniamo trattati come degli esseri umani. Durante
l'intero periodo della nostra agonia nessuno si è preoccupato
di aiutarci nonostante tutte le nostre grida d'aiuto. Siamo stati
abbandonati da tutti i politici e dagli attivisti dei diritti umani!!!
Per giunta, in quanto vescovo cattolico, devo guardare impotente
l'agonia della mia gente qui nella mia città natale e vedere
i miei preti, le mie suore, i miei fedeli venire barbaramente uccisi.
Sono stato costretto a vedere chiese, conventi, monasteri e altri
edifici ecclesiastici venire distrutti e la mia diocesi affievolirsi.
Solo negli ultimi due giorni sono stati uccisi due preti e una suora
nei centri parrocchiali o nei conventi. Le suore di due diversi
conventi furono sfrattate oltre che espulse da quest'intera regione.
Un gran numero di chiese parrocchiali e quattro chiese secondarie
sono state demolite; molte di esse erano un luogo di pellegrinaggio
per i nostri fedeli.
L'intenzione è di cancellarci completamente e cancellare
anche qualsiasi traccia della Chiesa Cattolica da ogni parte di
questa terra. Senza alcuna ragione, completamente indisturbati,
qui sono stati commessi il genocidio, l'etnocidio, il culturicidio
e la volontaria distruzione della Chiesa Cattolica, che come istituzione
religiosa più antica di queste regioni era sopravvissuta
all'attacco dei Mongoli, dei Tartari, dei Turchi e persino degli
atei comunisti!! Ora i cechi leaders estremisti dei Serbo-bosniaci
stanno brutalmente espellendo e distruggendo i cattolici e i bosniaci
mussulmani "in difesa dell'ortodossia serba".
Il nostro comportamento pacifico e la pratica dell'ecumenismo verso
i nostri vicini - Serbo-ortodossi e Musulmani - hanno dimostrato
la nostra buona volontà e capacità di vivere in pace
in questa nostra madre patria, rispettando i diritti degli altri.
Perché siamo cosi brutalmente puniti?
Perché nessuno tra coloro i quali detengono il potere ci aiuta in
questo insopportabile tormento?
Perché vengono permessi un fascismo e un razzismo così brutali
e perché nessuno si interessa di ciò che sta realmente accadendo
qui?
Ho cercato spesso di attirare l'attenzione dei responsabili politici
della Croazia e dell'Europa sulla nostra situazione senza alcun
esito. I politici bosniaci tempo fa mi hanno detto che "non
c'è niente che noi possiamo fare!" Tutti i miei sforzi
per avere appuntamenti sono stati privi di risultati positivi.
Siamo arrivati al punto in cui ci troviamo costretti a dire: "Qualcuno
ci deve proteggere, reintegrando i nostri diritti e le nostre libertà
o permettendo a queste persone esauste di partire e di crearsi una
nuova vita in una nuova patria!"
Sto parlando per conto di 35.000 cattolici (croati ed altri) e circa
40.000 bosniaci!
La prego, Signor Cancelliere, non finga di non sentire questo grido
di aiuto di un vescovo cattolico di una Diocesi europea, in nome
della promessa da Lei fatta l'anno scorso a Dresda al "Katholikentag"
secondo la quale si sarebbe offerto come mio avvocato.
E' passato molto tempo! La prego di fare qualche cosa affinché una
commissione internazionale possa indagare sulla nostra realtà!
A nome di tutta la mia gente che è stata privata di tutti
i propri diritti qui a Banja Luka e dintorni La ringrazio in anticipo
dal profondo del mio cuore.
Distinti saluti.
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Capo degli Affari Civili alle Nazioni Unite, Sig. M. Moussali
(Prot. n. 82/95 del 15 giugno 1995)
CONTINUIAMO
ANCORA A PERDONARE
Spettabile
Eccellenza,
La ringrazio sinceramente per la Sua lettera del 1 giugno 1995.
Io credo che tutte quelle parole così umane e nobili che
avete scritto riflettano realmente il Suo amore per gli esseri
umani, oltre che la Sua ferma intenzione per favorire i movimenti
che si propongono di proteggere i nostri fondamentali diritti umani
e civili e la nostra libertà ogni qualvolta essi vengano
messi in discussione o violati come lo sono nel nostro caso.
Egregia Eccellenza, nella Sua lettera ha scritto che era "in
una posizione tale da seguire attentamente e riportare con energia
circa l'irragionevole violazione dei diritti umani contro la comunità
croata nelle regioni di Banja Luka" e che l'irragionevole e
umiliante violazione dei diritti umani sta continuando nonostante
i Suoi "chiari inviti e accorate richieste di pietà".
La Sua prontezza, così come quella dei Suoi alleati, ad aiutarci
in futuro e nel modo più efficace possibile, così
come quella di aiutare la popolazione locale priva di diritti -
come ha sottolineato nella Sua lettera - ci da un'ulteriore speranza
che questo grido rivolto ai cieli porrà termine finalmente
all'illegalità di questi tiranni contro i cittadini privi
di colpa della regione di Banja Luka e dintorni.
Le forze di pace delle Nazioni Unite dovrebbero apertamente, pubblicamente
e ripetutamente rendere noti i nomi di coloro che hanno commesso
crimini contro la razza umana e soprattutto quelli di coloro che
hanno progettato e ordinato di commettere tali misfatti, essi dovranno
rispondere per i loro crimini di fronte alla comunità internazionale
e subirne le conseguenze. Nessun uomo può rimanere indifferente
venendo pubblicamente accusato di crimini di guerra e se è
reso consapevole che l'intera comunità prima o poi lo giudicherà
per i suoi crimini.
Noi stiamo facendo quanto è nelle nostre possibilità
affinché il male termini o venga almeno limitato. In quanto cattolici
noi ci affidiamo alla nostra fede in Cristo e al Suo Vangelo. Continueremo
a perdonare fermamente coloro che ci tormentano spietatamente solo
perché vorremmo vivere con i nostri vicini in pace. E un dono del
Signore il fatto che noi non abbiamo fatto male a nessuno. Ecco
perché riteniamo che non dovremmo essere così duramente puniti
solo perché desideriamo vivere con le altre popolazioni, religioni
e culture nei nostri antichi focolari in pace e nel reciproco rispetto
come persone e non come schiavi.
Dato che con fervore ci appelliamo a tutti coloro, il diritto e
il dovere dei quali è di applicare la legge internazionale
in questa parte del nostro continente europeo, affinché non desistano
nella loro decisiva e considerevole applicazione di questa legge
in tutti i casi di evidente violazione dei diritti e delle libertà
umane o nei casi di atrocità continuamente commesse contro
una popolazione innocente. Le vittime devono essere protette contro
l'illegalità di uomini senza scrupoli e dall'anarchia dei
tiranni. I principi della civiltà e dell'umanità europea
non possono essere messi in questione in questa parte d'Europa,
non si può permettere che siano completamente negati. Lei
e tutti i Suoi alleati dovete essere una garanzia evidente e sicura
per questo!
Spettabile Eccellenza, La prego di accettare la mia sincera espressione
di gratitudine e stima anche da parte di tutte le persone senza
diritti che mi circondano, a nome delle quali vi scrivo oltre che
a nome mio personale.
FRANJO
KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

Lettera
al Settore Internazionale per i diritti umani - Sezione della Germania
(Prot. n. 80/95 del 16 giugno 1995)
IL
NOSTRO PIÙ GRANDE BISOGNO E' IL DIRITTO DI VIVERE
Miei
rispettabili amici!
Desidero ringraziarvi dal profondo del mio cuore per la vostra gradita
lettera del 13 maggio 1995, nella quale mi informate della vostra
solidarietà significativa ricca di valore pronta e disponibile
ad aiutarci nella nostra grande sventura.
Come potete immaginare le nostre esigenze più urgenti sono
cibo, fabbisogni quotidiani e medicine per parecchie decine di migliaia
di persone che vivono nella ristrettezza, non solo Croati Cattolici,
ma anche altri (Bosniaci, Serbi e altri) che aspettano tutti il
nostro aiuto.
Ma più del cibo ancora noi abbiamo bisogno del nostro diritto
alla vita, alla nostra proprietà, ad una casa, alla terra,
il diritto di una vita degna di un essere umano! Perdonatemi, ma
persino gli animali necessitano di cibo e attenzioni mediche, noi
desideriamo una vita come persone! Anche gli schiavi hanno bisogno
di cibo, noi non vogliamo essere schiavi!
E ciò che più conta è che, basandoci sulla
nostra fede e sull'affiliazione culturale, noi desideriamo essere
instancabili difensori della pace, mantenuta con lo scopo di confermare
i nostri più alti principi sui quali è basata la nostra
civiltà europea!
Perciò vi chiediamo di aiutarci costruttivamente nella nostra
risolutezza a fare del bene, a difendere i nostri diritti umani
fondamentali e le nostre libertà!
Per quanto riguarda la vostra offerta di beni materiali, mi permetto
di chiedervi di contattare il mio vicario in Zagabria, Sig. Miljenko
Aničić e prendere accordi sui dettagli precisi concernenti i beni
di prima necessità, quali i medicinali e i generi alimentari.
I numeri di telefono e di fax a Zagabria sono: +3385 1 454-934 o
275-695 o 426-767 (casa).
Se per voi non è troppo inconveniente vi prego per favore
di diffondere questo appello ai politici e a quanti ritenete opportuno.
Vi ringrazio di cuore!
Con gratitudine vi mando i miei saluti.
FRANJO
Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
all'Ambasciatore austriaco, Sig. Franz Bogen in Bosnia-Erzegovina
(Prot. n. 473/95 datalo 22 giugno 1995)
DRAMMATICA
SITUAZIONE E TOTALE INCERTEZZA PER IL FUTURO DEI CROATI CATTOLICI
E ALTRI NELLA REGIONE DI BANJA LUKA SOTTO IL CONTROLLO SERBO
Sua Eccellenza!
Illustre Sig. Ambasciatore Bogen!
A nome dei cattolici della diocesi di Banja Luka, Le do il benvenuto
a Banja Luka. La Sua presenza è un raggio di speranza che
ci mostra che non siamo interamente dimenticati e lasciati alla
mercé di ostinati fascisti tiranni che spesso si atteggiano verso
noi come se fossimo schiavi!
Come già sa, i cattolici, principalmente croati così
come altri, in questa regione sono i più antichi gruppi
religiosi o etnici. Per i principi fondamentali della nostra religione
i nostri antenati furono spinti a sopportare molte ingiustizie inflitte
da coloro che furono più potenti o da altri brutali confinanti.
Nonostante la distruzione delle nostre radici culturali e religiose,
esili ed espulsioni fondati sul nostro comportamento pacifico e
sulla fede cristiana, siamo riusciti a vivere e rivivere i valori
della vita culturale e della civiltà europea in questa regione!
Noi speriamo di farcela anche nel futuro!
Ma come?
Come Lei sa, i Serbo-bosniaci, attraverso la loro forza militare
e con l'approvazione di autorevoli europei e potentati economici
mondiali, hanno condotto una campagna fascista e razzista di pulizia
e una distruzione totale della nostra comunità etnica e religiosa
in tutte quelle regioni che essi occupavano nel 1992.
Tre-quarti della diocesi di Banja Luka nel nord-ovest della Bosnia
(quasi 16.000 Km quadrati e quasi 120.000 fedeli) sono ora controllati
da un violento ed estremista governo serbo. Secondo le parole e
le azioni degli ufficiali rappresentanti dei Serbi bosniaci, tutti
i non-Serbi non hanno niente da cercare qui!
Se nonostante ciò, queste persone desiderano ancora rimanere
nei loro appartamenti, case, città e decidono di vivere in
pace con le altre persone e rispettarle allora essi sono messi
nelle condizioni di sentirsi come se non fossero neppure cittadini
di seconda o terza classe.
Spesso sono trattati peggio degli animali! E' incredibile, ma purtroppo
è vero!
Per il quarto anno stiamo vivendo nell'unica patria che abbiamo,
ma come stranieri e senza nessun diritto.
Nonostante ciò non abbiamo colpa e siamo stati pacifici e
pronti ad aiutare chiunque, perfino quelli che ci odiano senza nessuna
ragione, noi siamo stati tormentati, disonorati e abusati in vari
modi.
C'è un innumerevole numero di casi per provare questo punto!
Spesso nella mia posizione di Vescovo, poiché non c'è nessun
altro che potrebbe rappresentarci politicamente, devo alzare la
mia voce contro le autorità serbe e croate o bosniache così
come contro i politici europei in difesa dei nostri diritti o piuttosto
il ripristino di quei diritti sottrattici.
Nonostante la nostra tragica e insopportabile situazione sia ora
abbastanza nota ai politici locali e internazionali, nessuno ha
finora preso misure effettive per cambiare ciò.
Perché?
Perché non possiamo continuare a vivere qui allo stesso modo delle
altre persone da cattolici e croati, le cui radici sono profondamente
radicate in questa terra?
E' veramente intenzione di tutti permettere che razzismo e fascismo
pongano basi in queste regioni così che si possano giustificare
che simili passi siano intrapresi nei vicini stati di questo continente
europeo?
Se questa è veramente la realtà né io né le persone
che ancora mi circondano potremo mai accettare e approvare questi
fatti.
Continueremo in futuro a domandare di ottenere tutto quello che
i potenti commercianti si aspettano, il rispetto delle libertà
e dei diritti umani universali; la cessazione del genocidio e del
culturicidio; la cessazione dei tentativi di sradicare la nostra
antica comunità religiosa.
Noi domandiamo una vita degna di tutta l'umanità, domandiamo
il ritorno di tutti i rifugiati con la garanzia che resti intatta
la loro religione, l'identità culturale e nazionale.
Domandiamo che la comunità internazionale e per prima la
comunità europea ci permetta e ci aiuti, qui nella nostra
patria, a far presente gli obiettivi umani e positivi conseguiti
dalla civiltà e dalla cultura europea.
Speriamo che le persone nobili, sincere ed umane dell'Europa riconoscano
i nostri desideri e ci sostengano nella nostra risolutezza per stabilire
una civiltà basata sull'amore e una vita unita, specialmente
in questa complessa regione del continente europeo.
Vi ringrazio per avermi permesso di esprimere i miei pensieri.
Sinceramente invio i miei saluti con speciale stima.
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Capo dell'Ufficio di Banja Luka dell'UNHCR, sig. V. Čurko
(Prot. n. 539/95 del 6 agosto 1995)
PUÒ
ESSERE FATTO QUALCOSA PER FERMARE L'ESPULSIONE DEI CATTOLICI DI
BANJA LUKA?
Egregio
Sig. Čurko!
Le includo una lettera al Sindaco di Banja Luka, Sig. P. Radić,
che lo avvisa della positiva risposta mandata dal Governo della
Repubblica di Croazia a riguardo della richiesta di aiuto umanitario
per tutte le Organizzazioni Umanitarie, via Zagabria a Banja Luka.
Ne era già informato dalla nostra recente conversazione telefonica.
Devo purtroppo dire tuttavia che solo negli ultimi due giorni, secondo
le nostre fonti (domenica 6 agosto 1995 circa alle ore 18.00),
alcune centinaia di famiglie croate sono state sfrattate dalle loro
case a Banja Luka e che gli sfratti e le espulsioni stanno continuando.
Le autorità ufficiali (sig. Kličković) affermano di non aver
alcun ordine ufficiale per tali azioni disumane verso i cittadini
della Repubblica Srpska, vale a dire il popolo indigeno Croato.
Cosa succederà a questi profughi Croati? Può essere
fatto qualcosa per salvarli e fermare questo esodo al quale è
legata strettamente allo stesso tempo la questione vitale degli
aiuti ai rifugiati Serbi?
Per favore fate quanto è in vostro potere per aiutare entrambi
i gruppi.
Sono a vostra disposizione assieme ai miei compatrioti.
Distinti saluti.
FRANJO
KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

Lettera
agli Uffici di Banja Luka dell'UNHCR e della Croce Rossa Internazionale
(Prot. n. 542/95 del 9 agosto 1995)
L'ESPULSIONE
DEI CROATI E' STATA CONDOTTA CON LA CONOSCENZA E SOTTO LA GUIDA
DELLE AUTORITÀ
Egregi
Signori!
Tre giorni fa vi ho avvisati che secondo le nostre informazioni
alcune centinaia di famiglie croate della regione di Banja Luka
sono state recentemente sfrattate con forza dalle loro case.
Adesso devo informarvi che, secondo fonti non ufficiali, il numero
è cresciuto a più di un migliaio di famiglie.
Secondo i rapporti e le spiegazioni di queste persone, gli sfratti
hanno luogo con la piena consapevolezza delle autorità o
degli ufficiali degli uffici della comunità locale. Le persone
allontanate con forza dalle proprie case sono cittadini di questa
città e sono ora del tutto senza protezione e difesa.
La nostra Caritas diocesana non ha cibo, né tanto meno la facoltà
di prendersi cura di questa gente in un posto sicuro e protetto.
Mi rivolgo a voi affinché nella vostra posizione prendiate tutti
i provvedimenti necessari per risolvere questo problema urgente
e molto serio.
Vi ringrazio a nome di tutti.
FRANJO
KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

Lettera
al Comitato Internazionale della Croce Rossa
(Prot. n. 150/95 del 20 ottobre 1995)
A
CHI APPARTENIAMO REALMENTE?
Cari
Signori,
Nato a Banja Luka e ora vescovo della diocesi di Banja Luka, mi
prendo la libertà di trasmettere a voi l'incerta situazione
dei circa 7.000 cattolici rimasti nella più estesa regione
di Banja Luka. Mi appello a voi per trovare aiuto e protezione.
1) La pulizia etnica della popolazione non-serba e dei cattolici
rimasti sta continuando. Per quanto ne so nell'area interna della
stessa città di Banja Luka negli ultimi giorni molte centinaia
di famiglie cattoliche sono state espulse forzatamente dalle loro
case. Questa gente, amante della pace, non può aspettarsi
nessuna protezione dalle autorità locali.
Che cosa capiterà a questa gente innocente? Chi può
e chi dovrebbe curarsi di loro? A chi apparteniamo realmente?
2) Negli scorsi 10 giorni, tre persone totalmente innocenti sono
state uccise a Banja Luka: un attempato signore di 83 anni, una
signora di 61 anni e un giovane di 18 anni. Oltre a questi incidenti
è stata persa ogni traccia di molti uomini. Circolano voci,
che possiamo ritenere vere, che furono tutti uccisi.
Enormi paure e sentimenti d'insicurezza stanno opprimendo i nostri
concittadini, i non-serbi.
Molti disperatamente si chiedono che cosa devono fare. Forse sono
i prossimi sulla lista.
3) Noi siamo specialmente preoccupati per parecchie centinaia di
fedeli rimasti nelle nostre parrocchie di Sanski Most, Sasina,
Stara Rijeka, Ravska, Ljubija, Šurkovac, Prijedor, Stratinska e
Bosanski Novi - Novi Grad. Sappiamo che parecchie decine di loro
sono detenute nel campo di prigionia serbo in Omarska. Secondo resoconti
di testimoni oculari molti uomini furono uccisi in questo campo.
Che cosa succederà a questa gente? Come possiamo aiutarli
a sopravvivere, proteggerli dar loro del cibo...?
4) Ancora una volta e con grande preoccupazione vi presento un appello
in favore del nostro parroco rapito in Prijedor, padre Tomislav
Matanović, che è stato preso con la forza dalla sua casa
oltre due mesi fa e dopo qualche tempo trascorso agli arresti domiciliari
insieme con i suoi genitori, sparì del tutto il 19 settembre.
Noi sappiamo che le autorità locali (il sindaco e il capo
della polizia) sono fautori di questo rapimento. Per favore intervenite
con le autorità serbe riguardo a questo prete rapito.
Siamo inoltre profondamente preoccupati per i nostri sacerdoti rimasti.
I parroci di Šimići, P. Č. e di Ivanjska, P. T. J. sono scappati
alla morte solo per miracolo dopo essere stati insultati e minacciati
con armi da fuoco.
Noi vogliamo di nuovo vivere in pace nelle nostre città natali,
come abbiamo fatto fino ad ora e desideriamo aiutare tutti quelli
che possiamo.
Abbiamo grande speranza per questo!
Con speciali saluti e omaggi.
FRANJO
KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

Lettera
all' Incaricato Speciale dell'UNHCR per l'ex-Jugoslavia, A. W. Bijeleveld
(Prot. n. 753/95 del 1 novembre 1995)
LA
SITUAZIONE E' DIFFICILE ED INSOPPORTABILE
Egregio
signor Bijleveld!
Ho sentito che Lei è attualmente a Belgrado, ho preso, così,
questa opportunità per fare appello a Lei di ascoltarci
qui a Banja Luka. Noi non ci conosciamo.
Il suo personale coinvolgimento e gli sforzi dell'intero UNHCR,
per il quale Lei è responsabile in questa particolare regione,
ha messo in grado molta gente di questa regione di sopravvivere
in qualche modo. Ancora una volta La ringraziarne sinceramente
per questo.
1) La situazione in cui si trova attualmente molta gente è
proprio difficile ed incerta. Molti profughi in questa regione hanno
bisogno di appropriata assistenza solamente per sopravvivere.
2) In aggiunta a questo, molti non serbi, la popolazione locale,
sono ancora esposti alla violenza e al terrore. Essi sono sfrattati
dalle loro case ogni giorno senza nessuna possibilità dì
prendere alcun effetto personale con loro né essi sanno dove stanno
andando. La maggioranza di quelle costruzioni sacre ancora rimaste
è stata messa a disposizione dei profughi serbi (le autorità
serbe hanno anche forzatamente confiscato molte altre costruzioni
dalle quali essi hanno sfrattato preti e suore; sfortunatamente
molti più edifici sacri sono stati distrutti). Nei rimanenti
due edifici, un convento e un monastero, e nella residenza del vescovo
stesso noi desideriamo alloggiare i non - serbi; comunque noi vorremmo
qualche garanzia di sicurezza dalle autorità locali.
Per essere in una posizione di offrire un aiuto materiale a questi
profughi, abbiamo bisogno urgentemente di assistenza dalle Organizzazioni
Internazionali Umanitarie per cibo, vestiti ed articoli igienici.
Un problema particolare è posto dal riscaldamento: non c'è
combustibile, legna o carbone per riscaldamento. Se noi non riusciamo
a fornire questi mezzi, sarà più difficile per questa
gente superare l'inverno poiché la maggioranza dei rimanenti è
gente anziana. Il Suo aiuto è tanto più necessario
perché le attività della nostra Caritas diocesana sono state
limitate o piuttosto proibite dalle locali autorità, perciò
io vorrei chiedere che mentre Lei considera la nostra situazione
completamente incerta e drammatica, cerchi le soluzioni appropriate
per noi qui.
Ancora una volta vorrei chiedere che Lei ci assista primariamente
nel reintegrare i nostri diritti umani, includendo i diritti delta
minoranza, soprattutto il diritto alla vita, alla casa, a una patria,
il diritto a muoversi liberamente, il diritto alla salute e l'attenzione
al benessere ecc.
Lei è già consapevole che noi siamo stati estremamente
calmi in queste regioni verso i nostri vicini e piuttosto decisi
di rimanere qui, così che noi possiamo contribuire per stabilire
una coesistenza pacifica. Giustamente aspettiamo il Suo sostegno
ed aiuto per questo scopo.
Accetti la nostra sincera gratitudine per tutto quello che Lei ha
fatto fino ad ora.
I miei personali saluti ed ossequi.
Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
all'Assistente del Segretario di Stato degli Stati Uniti, Signor
J. Shattuck
(Prot. n. 166/95 del 11 novembre 1995)
IO
LA SUPPLICO DI USARE LA SUA INFLUENZA PER LIBERARE TUTTI I DETENUTI
Eccellenza!
Mi permetta ancora una volta di ringraziarla sinceramente per la
Sua preziosa visita alla mia città natia di Banja Luka e
a me personalmente. In particolar modo La ringrazio per la Sua chiara
conferma e sostegno a favore dei nostri consistenti e durevoli sforzi
per il rispetto dei diritti umani e civili e della libertà
per tutta la gente nella regione di Banja Luka, come pure in qualsiasi
altro luogo questi diritti possano essere messi in pericolo e violati.
La Sua chiarissima assicurazione che non ci dimenticherà
e l'intera regione di Banja Luka da a me ed ai miei collaboratori
un obbligo aggiunto di continuare un'instancabile battaglia per
la difesa della dignità umana e l'affermazione dell'umanità
e di altre positive realizzazioni dentro la nostra civiltà
e cultura europea.
Prendo la libertà ancora una volta di chiederLe di prendere
misure per il rilascio immediato di questa gente, croati e altri,
della cui sorte noi non sappiamo ancora niente. Ecco già
due nomi di miei preti che furono portati via dai serbi della Bosnia
dalle loro case e del cui alloggio noi ancora non sappiamo niente.
Essi sono: Padre Ratko Grgić (DOB. 1944) parroco di Nova Topola
(Bosanska Gradiška) che è stato rapito il 16 giugno 1992
e Padre Tomislav Matanović (DOB. 1992), parroco di Prijedor che
è stato rapito il 24 agosto 1995. Tutti i nostri sforzi fino
ad oggi di scoprire la sorte di questi preti, entrambi conosciuti
come gente estremamente pacifica, non sono serviti.
Sua Eccellenza accetti i miei più sinceri ossequi.
Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
all'Incaricato Speciale per la Commissione dei diritti umani dell'ONU,
Signora E. Rehn
(Prot. n. 189/95 del 1 dicembre 1995)
CI
AIUTI NEI NOSTRI TENTATIVI UMANI
Egregia
Signora Rehn,
Mi permetta di ringraziare Lei e i suoi collaboratori per la visita
a casa mia ieri e alla comunità cattolica (Croati ed altri),
della quale io sono a capo come Vescovo cattolico. I Suoi sforzi
per avere una conoscenza approfondita della nostra attuale situazione,
come pure le Sue intenzioni di aiutarci in futuro per stabilire
la pace e i diritti umani per tutti i cittadini di Banja Luka, sono
certamente degni di uno speciale ringraziamento.
Lei si è sicuramente resa conto delle nostre afflizioni e
della nostra tragedia, così come delle nostre speranze e
dei nostri desideri di non permettere il trionfo né per un breve
periodo né permanentemente, del male il quale distrugge l'individuo
e la società alla quale noi apparteniamo.
Mi piacerebbe ancora una volta insistere che, come credenti, noi
siamo disposti e capaci di contribuire positivamente allo sviluppo
di un futuro migliore per le genti di questa regione e paese. Abbiamo
esercitato questo in tutti i nostri sforzi di perdonare e rimanere
in pace. Tutto questo è in uno sforzo di cercare e creare
una atmosfera di riconciliazione, perfino durante la guerra.
Noi ci aspettiamo che Lei e tutti i gruppi umanitari in Europa e
nel mondo ci aiutino nei nostri sforzi umani per il rispetto durevole
della dignità umana dei diritti e delle libertà umane
fondamentali (inclusa quella etnica e quella religiosa) per ogni
persona nella nostra patria sofferente.
Ancora una volta a nome di tutti quelli che sono stati spogliati
della loro dignità umana e i cui diritti non sono rispettati
affatto, Le chiedo di non dimenticarci.
Prego accetti i miei ossequi,
Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
ad Amnesty International, Londra
(Prot. n. 205/95 del 8 dicembre 1995)
A
NOME DI TUTTE LE VITTIME INNOCENTI DELLA INSENSATEZZA E ILLEGALITA',
VI CHIEDO DI AIUTARCI
Rispettabili
Signori.
Come Vescovo cattolico della diocesi di Banja Luka situata nel nord
ovest della Bosnia, mi rivolgo a Voi con la richiesta di aiutarci
a trovare e liberare due parroci della mia diocesi.
Fino ad oggi, i miei molti interventi ed appelli ai serbi bosniaci,
così come ad altri politici rappresentano i Croati nella
Bosnia - Erzegovina, non hanno avuto risultati positivi. Non desidero
e non posso stancarmi di cercare questa gente completamente innocente
portata via senza nessuna ragione. A differenza di altri cinque
preti e di una suora che, sebbene fossero completamente innocenti,
furono uccisi o morirono a causa delle ferite riportate durante
la detenzione, nutriamo ancora qualche speranza che questi due preti
siano ancora vivi!
1) Padre Ratko Grgić (DOB. 1944) di Vareš era in servizio nella
parrocchia di Nova Topola, Bosanska Gradiška, dove egli fu preso
con la forza dalla sua canonica da 4 uomini in uniforme ed armati
il 16 giugno 1992, alle 9.30 circa. Sebbene io sia intervenuto immediatamente
quello stesso giorno presso il sindaco di Bosanska Gradiška, il
signor Nebojša Ivaštanin e il capo della polizia, il signor Vesić,
così come presso il comandante dell'esercito, signor Raca,
essi confermarono solamente che "Padre Grgić era un uomo pacifico"
e che "non c'era nessuna ragione per la sua cattura o prigionia".
Tutti i miei interventi seguenti con le autorità civili
e con i militari nella Repubblica Srpska si sono imbattuti nel silenzio
oppure ho ricevuto risposte dal significato "noi stiamo investigando
il caso del prete rapito". È mia ferma opinione che
i funzionari serbi sanno dove si trova il mio prete Padre Grgić
e che cosa sia avvenuto a lui.
Io mi appello ardentemente a Voi, aiutateci con ulteriori richieste
ai Serbi Bosniaci, così che questo prete completamente innocente
il quale manca praticamente da 3 anni e che è forse stato
illegalmente detenuto dai tiranni, sia trovato e faccia ritorno.
2) Padre Tomislav Matanović (DOB. 1962) di Prijedor, che era il
parroco in Prijedor, è stato preso forzatamente dalla sua
casa, dalla polizia locale il 24 agosto 1995, alle 23.00 circa,
e portato in primo luogo alla Stazione di Polizia di Prijedor, e
poi posto agli arresti domiciliari insieme ai suoi genitori nella
loro casa. Lì egli rimase fino al 18 settembre 1995. Poi
è stato prelevato dalla sua casa e ogni traccia di lui e
dei suoi genitori è svanita.
Non c'era nessuna causa legale contro padre Matanović, né le autorità
ufficiali hanno avuto qualche sospetto che egli "abbia commesso
un crimine contro qualunque legge". Ognuno conosce, sia le
autorità sia i suoi concittadini, che egli era un umanista
estremamente gentile e pacifico che aiutava tutti durante l'intero
periodo della guerra.
La persona più responsabile di questo rapimento è
il signor Simo Drljača, capo della polizia in Prijedor, così
come il presidente del consiglio di guerra per la municipalità
di Prijedor, il signor Srđo Srdić. I miei numerosi interventi presso
i serbi bosniaci e le autorità croate nella Bosnia - Erzegovina,
la Croce Rossa Internazionale e la Santa Sede, non hanno avuto nessun
risultato positivo. Le autorità ufficiali in Prijedor sanno
dove sono padre Matanović e i suoi genitori. Queste stesse autorità
sono responsabili di questo crimine contro l'umanità.
Prego aiutateci in questo caso e quello di padre Grgić così
che noi possiamo far rilasciare queste persone innocenti. Le nostre
ultime indicazioni sono che padre Matanović e i suoi genitori siano
detenuti in un centro di prigionia a Prijedor, nel quale a quanto
pare ci sono un numero abbastanza alto di altri croati e bosniaci.
A parte questi due casi, ci sono molti altri casi non spiegati nella
regione di Banja Luka dove la gente è stata rapita, portata
via, detenuta o solamente sparita! Fino ad ora, come sapete, non
ci sono stati accessi a questa regione per le Organizzazioni Internazionali
che si occupano dei diritti e libertà umane e civili. Noi
speriamo che con la firma dell'accordo di pace di Parigi il 14 dicembre
1995, tutte le Organizzazioni che lo desiderano potranno venire
in questa regione per constatare la verità di queste violazioni,
le quali hanno continuato per troppo tempo e dove virtualmente non
esistono i diritti e le libertà umane.
Ancora una volta, a nome di tutte queste vittime innocenti di questa
guerra insensata e di tutte quelle che sono illegalmente e senza
ragione detenute, inclusi i preti e tutta la mia gente senza diritti,
io Vi imploro ad aiutarci. Speriamo che i nostri sforzi di aiutare
questa gente senza diritti non saranno inutili, e che ritornerà
ritornerà la nostra dignità e tutti i nostri diritti
e le nostre libertà umane e civili dove essi ci sono stati
presi senza alcuna ragione.
Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka

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