|
-
VIII -
AI POLITICI DELLA REPUBBLICA CROATA
Lettera
al vice Primo Ministro delle Repubblica Croata, Dr. M. Granić
(15 ottobre 1992)
IN
CAMPO VIENE CONDOTTA UNA SISTEMATICA PULIZIA ETNICA
Egregio
Signore!
Per la prima volta colgo l'occasione per lasciare la Bosanska Krajina,
dopo praticamente un anno e mezzo, per partecipare alla Conferenza
Episcopale Croata a Zagabria e poter mettere in rilievo la difficilissima
situazione affrontata da 120.000 fedeli (per lo più Croati)
in queste regioni.
L'ho fatto in numerose occasioni, tutte le volte che mi è
stato possibile. Ho richiamato l'attenzione di varie istituzioni
all'estero, alle quali ho potuto far arrivare le mie parole e la
mia voce. Allo stesso tempo ho chiesto di parlare alle attuali autorità
Serbe, sia civili che militari, di Banja Luka stessa, come pure
ai maggiori rappresentanti dei Serbi della Bosnia-Erzegovina. L'ho
considerato come l'unico metodo per salvare la mia gente che ha
perso i propri legittimi rappresentanti politici e che quindi ancora
di più si aspetta un qualche aiuto dalla Chiesa. Posso costatare
con piena soddisfazione che la nostra gente, in gran parte della
Bosanska Krajina, ha fatto di tutto per non entrare in guerra. Ciò
ci è confermato dalle autorità Serbe che dichiarano
che non hanno problemi per quanto riguarda i Croato-Cattolici.
Nonostante le continue provocazioni la nostra gente, in generale,
ha fatto in modo di rimanere estremamente tranquilla, ma questo
non l'ha salvata dal terrore, dalle uccisioni e dalla distruzione.
Ho richiamato l'attenzione delle autorità civili e militari
delle municipalità della Krajina su questi avvenimenti e
quasi sempre hanno risposto ai miei avvertimenti. Ad ogni modo,
di fatto, viene ancora effettuata una pulizia etnica sistematica.
Con l'aiuto della polizia militare sono riuscito a far visita a
tutte le zone abitate da Croati e da altri Cattolici, che non sono
state raggiunte dai conflitti bellici. Sulla base delle mie visite
e delle impressioni che ho potuto raccogliere, posso dire che la
pulizia etnica è praticamente completata. Questo significa
che la maggior parte dei fedeli Cattolici hanno lasciato le loro
case, mentre quelli rimasti lo faranno con molta probabilità
non appena verrà data loro l'opportunità. Nella municipalità
di Banja Luka, dove prima della guerra c'erano praticamente 30.000
Croati, la situazione è ancora buona in quanto non ci sono
state uccisioni e distruzioni in massa. La pulizia etnica, tuttavia,
viene effettuata sistematicamente attraverso forme di violenza individuale,
detenzioni, distruzione, condisca delle proprietà o anche
uccisioni di civili. Una forma particolare di pressione, esercitata
ormai da mesi, è quella economica. Praticamente tutti i Croati
di questa regione sono stati licenziati dai loro posti di lavoro
e attualmente non c'è alcun segno che questa situazione stia
migliorando o meglio che questo diritto umano fondamentale venga
ripristinalo.
Gli insegnanti Croati sono stati licenziati dalle scuole e l'unica
lingua insegnata è il serbo. Il settore sanitario sta sperimentando
lo stesso fenomeno con medici e altro personale medico sollevati
dall'incarico semplicemente per il fatto di essere Croati.
Fuori dalla municipalità di Banja Luka, nei comuni di Prijedor,
Sanski Most, Ključ, Mrkonjić Grad, Kotor Varoš, Prnjavor, Bosanska
Gradiška, Laktaši, la situazione affrontata dalla popolazione Croata
è molto peggiore. Praticamente 200 civili sono stati uccisi
nelle loro case e il numero di quelli detenuti o portati nei campi
di lavoro è molto più alto di quelli a cui è
stata confiscata, danneggiata o distrutta la proprietà. Ad
esempio abbiamo avuto sei paesi completamente distrutti, come Briševo
dove 68 case sono state bruciate completamente assieme alla chiesa.
Il paese di Šurkovac invece è stato completamente saccheggiato
ed è stato portato via tutto ciò che si poteva. Questa
gente "desidera" trasferirsi, perché non vede possibile
una vita futura con i propri vicini in questa regione. Quando la
popolazione si è incontrata con i maggiori rappresentanti
dei Serbi, in occasione dell'incontro che sono riuscito ad organizzare
recentemente, questa situazione è stata esposta apertamente
agli attuali capi politici. Questi ed altri crimini che hanno fatto
soffrire la popolazione Croata sono stati commessi senza alcuna
ragione o provocazione, perché i Croati di queste regioni non hanno
armi, né desiderano combattere. Abbastanza spesso dei gruppi para-militari
vengono accusati di queste azioni e le autorità locali tentano
apparentemente di prevenire questi incidenti. Ad ogni modo noi non
riusciamo ad intravedere alcun miglioramento.
Una forma particolare di pressione sulla gente è quella di
detenere i suoi sacerdoti e distruggere i luoghi di culto. Un gran
numero di sacerdoti sono stati detenuti in campi di concentramento.
Alcuni di loro rimarranno invalidi per il resto della loro vita.
Di un sacerdote (padre Ratko Grgić) non si sa niente da tre mesi.
Più del 40 % degli edifici sacri della nostra diocesi è
stato distrutto, mentre più del 50 % ha subito danni di vario
grado.
Riportando questi fatti di cui Lei probabilmente è al corrente,
in qualche misura, desidero anche riproporre i miei pensieri e
le mie domande: Dobbiamo essere lasciati liberi di agire come vogliamo?
Può la Croazia,
che ha molti figli originari di queste regioni, aiutare i Croati
della Bosanska Krajina a rimanere in queste regioni? Non vale la
pena comunque per la Chiesa tentare di costringere questa gente
a rimanere qui, se non riceviamo un maggiore appoggio da parte del
governo Croato. E1 ancora più insensato per noi fare qualsiasi
tentativo, se è stato predisposto un "piano X"
che prevede l'estinzione dei Croati di queste regioni. Questi pensieri
sono nel cuore di ogni Croato della nostra regione, poiché lo sviluppo
della situazione non sembra poter prospettare niente di diverso.
Prescindendo da queste esibizioni giornaliere di violenza inflitte
alla nostra gente, che rappresentano il motivo principale della
loro fuga (se ciò continua, la Croazia può aspettarsi
di avere decine di migliaia di rifugiati in più), che ci
toccano enormemente e che ci stanno portando alla completa povertà,
come sopravviverà all'inverno la nostra gente, se la pulizia
etnica avrà successo, cosa si può aspettare per il
futuro la nostra gente?
A parte l'aiuto ricevuto dalla Caritas, vorremmo che il governo
Croato offrisse alla nostra gente un aiuto concreto: la fornitura
ai Croati a Bosanska Krajina del carburante per permettere loro
di lavorare e seminare i campi? Crediamo che questo assicurerebbe
cibo alla nostra gente per il prossimo anno. Attenuerebbe anche
la paura e la tensione a cui sono sottoposti ogni giorno. Questo
può evitare, per ora, che decidano di fuggire. Se potessero
almeno seminare i loro campi, forse metterebbero da parte i brutti
pensieri per un po' di tempo.
Sinceramente vostro, con dovuto rispetto e gratitudine.
FRANJO
KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

Lettera
del Vicario Episcopale, Mons. M. Aničić,
al Primo Ministro della Repubblica Croata della Bosnia-Erzegovina,
Dr J. Prlić
(Prot. n. V-1334/94 del 28 febbraio 1995)
CONTINUA
DEPORTAZIONE DI CROATI NELLA REGIONE DI BANJA LUKA
Egregio
Signore!
Un'ora fa ho ricevuto notizie di un'ulteriore deportazione della
nostra gente. Gli edifici diocesani sono affollati da persone colte
dal panico, donne e bambini.
Alcuni giorni fa il Vescovo Le ha scritto in merito alla deportazione
effettuata dai Serbi 15 giorni fa, con la scusa che era stata approvata
dal Vescovo. Alcuni di questi uomini deportati sono stati mandati
a Žepče, gli altri Dio sa dove. Avevamo ragione di sospettare che
i Serbi avessero agito in accordo con alcuni personaggi importanti
in Bosnia-Erzegovina, specialmente a Žepče. Ora si è dimostrato
che i nostri sospetti erano giusti. Alcune persone della nostra
gente, che erano state deportate, sono ritornate da Žepče invalidi.
Ci hanno detto che gli ufficiali locali, I. Lozančić, A. Marinčić
e altri, sostenevano di compiere la deportazione assieme ai Serbi
e che il Vescovo ne era al corrente. Dopo tutti i tentativi di proteggere
i suoi fedeli, si merita il Vescovo di essere calunniato con tali
menzogne da alcuni membri della sua stessa gente?
Lozančić ha anche parlato ai nostri riguardo all'idea pazza di spostare
di nuovo le nostre famiglie dalla regione di Banja Luka. Dove? Non
l'ha spiegato. Forse Lei ha qualche idea? E' strano che gente come
questa possa occupare una posizione così alta, malgrado non
abbia alcun rispetto per il destino di cosi tante vite.
Il Vescovo teme per quelle famiglie, i cui membri sono stati deportati
così crudelmente e mandati a Žepče. La sua paura non è
ingiustificata, come si è visto due giorni fa alla televisione
di Banja Luka, quando si è posta la questione: cosa stanno
facendo a Žepče i Croati di Banja Luka e in che esercito stanno
combattendo? Questa è un'ulteriore incertezza per la nostra
gente - per i nostri anziani, le donne e i bambini che rimangono
a casa.
Mi rivolgo a Lei per conto del Vescovo impossibilitato a farlo al
momento. Mi rivolgo a Lei come ad uno dei maggiori responsabili
in Bosnia-Erzegovina, convinto che Lei sia cosciente della Sua
responsabilità verso l'intera nazione e che non farà
orecchi da mercante di fronte alle urla della nostra gente, ma farà
tutto ciò in suo potere per aiutarla.
La ringrazio per i Suoi tentativi fatti finora e Le invio la mia
più sincera manifestazione di rispetto.
MILJENKO
ANIČIĆ
Vicario Diocesano
Inviala
per conoscenza a:
1. Card. Franjo Kuharić, Arcivescovo e Metropolita di Zagabria
2. Nunziatura Apostolica - Zagabria

Memorandum
al Prof. Pejo Ćošković, Membro del Parlamento, Bosnia-Erzegovina
(Prot. n. 47/94 del 26 marzo 1994)
QUAL'E'
E NELLE MANI DI CHI STA (DI DIO) IL FUTURO DEI CATTOLICI DELLA DIOCESI
DI BANJA LUKA IN QUELLE REGIONI CONTROLLATE DAI SERBI BOSNIACI?
Egregio
Prof. Ćošković,
mi prendo la libertà di rivolgermi a Lei in qualità
di delegato eletto per la regione di Banja Luka nel Parlamento
della Bosnia-Erzegovina. Siccome spero che Lei parteciperà
alla prossima sessione dell'Assemblea Costituzionale il 28 di questo
mese a Sarajevo, mi aspetto che come legittimo rappresentante della
popolazione Croata locale prenderà la parola e porterà
l'attenzione sulla situazione drammatica vissuta qui dalla nostra
gente e sull'incertezza del futuro.
- Lei è pienamente consapevole della mancanza di protezione
per la nostra gente e del fatto che è stata privata dei propri
diritti umani - il diritto alla vita, alla casa, alla patria, al
lavoro, ad una giusta condivisione dei frutti del proprio lavoro,
alla libertà di movimento, alla libertà di pensiero,
alla libertà di riunirsi in assemblea, di educare i propri
figli e avanti così......
- Lei è al corrente che noi qui siamo, sia come comunità
civile che religiosa, la più anziana e quella di origini
più antiche!
- Lei sa del pesante e drammatico passato affrontato dai Cattolici
in questa regione, in modo particolare la tragedia vissuta dalla
diocesi di Banja Luka durante la Seconda Guerra Mondiale quando
un terzo della nostra diocesi venne praticamente distrutto e mai
più ricostruito!
Ciò che Lei dovrebbe sapere in modo particolare è
il fatto che nonostante il nostro atteggiamento pacifico, praticamente
43.000 Cattolici sono stati o espulsi o sono fuggiti da quelle regioni
della nostra diocesi che sono sottoposte al controllo della Repubblica
Srpska. Il 99,5% di queste persone erano sicuramente Croati. ATTUALMENTE
CI SONO ANCORA, secondo dati della metà di marzo, più
di 27.000 Cattolici dislocati in 37 parrocchie e in 15 municipalità.
La maggior parte di loro si trova nella municipalità di Banja
Luka -15.381 (non comprendendo la parrocchia di confine di Trn
- 1.373). Il numero effettivo dei Croati è ovviamente maggiore
rispetto a quello presente nelle nostre liste!
Di quelli dislocati attualmente fuori dalla nostra diocesi, secondo
le informazioni, 8.000 sono riusciti a barattare le loro case o
appartamenti con qualche posto nella Repubblica Croata o nella Repubblica
Croata della Bosnia-Erzegovina. Gli altri, praticamente 35.000 dei
nostri Croato-Cattolici, sono stati espulsi come profughi e rifugiati
- e sono destinati a far ritorno alle loro case. Molti dei nostri
rifugiati e dei nostri profughi chiedono impazientemente quando
saranno in grado di ritornare nella loro patria?! Chi prenderà
questa decisione? Cosa succederà a questa gente, cosa succederà
realmente a quelli che sono ancora qui e non hanno alcun diritto.
Vengono gravemente umiliati e non hanno più alcuna dignità,
ma la loro tolleranza è giunta alla fine e non possono più
aspettare che i politici Croati assumano una posizione più
decisa e diano loro un appoggio più efficace?!
Come Lei ben sa, fino ad ora è stata compiuta una campagna
molto perfida per permettere il compiersi di una sistematica pulizia
etnica attraverso un metodo di "decapitazione" e "abbattimento"
delle persone più ricche ed influenti da parte dei circoli
intellettuali della nostra società in un tentativo di togliere
l'apporto economico e il potere alla nostra gente. Se continuiamo
ad essere lasciati liberi di fare quello che vogliamo, non c'è
da meravigliarsi se altri prenderanno decisioni riguardanti il nostro
destino politico, economico, culturale e religioso e cercheranno
di "farci stare in un letto che non abbiamo fatto e che non
soddisferà le nostre aspettative".
Chiedo inoltre che come legittimo rappresentante della nostra gente
in questa regione, alla prossima sessione parlamentare prenda sicuramente
la parola a nome di tutti quelli che rappresenta: sia coloro che
sono ancora qui, sia quelli che sono stati temporaneamente costretti
a partire. Deve chiedere IL DIRITTO AD UNA VITA NORMALE E AD UN
FUTURO UMANO PER LA NOSTRA GENTE NELLE PROPRIE DIMORE CENTENARIE!
Ci deve essere un modo per reintegrare queste persone prive di diritti
e ridare loro i diritti e le libertà umane e civili, inclusi
i diritti religiosi ed etnici.
Questi tempi saranno lontani da raggiungere per quanto riguarda
le decisioni sul futuro della nostra gente. Queste decisioni sono
prese da altri, senza di noi! Abbiamo cercato di agire come umani
civili, salvandoci la faccia, quella della nazione e quella della
Chiesa. Dovremmo essere puniti ora per aver preso questa posizione
e dovremmo essere cancellati completamente dall'immagine della terra
tracciata sulle prossime cartine geografiche?!
Qualsiasi cosa potevo fare, l'ho fatta attraverso i rappresentanti
della gente Srpska e i politici Croati, per tentare di proteggere
la mia gente che ho il dovere di aiutare. Dio sa (come molta gente)
che ho cercato continuamente di aiutare tutti quelli che ne avevano
bisogno e di salvarli tutti da un male ancora più grande!
So che le mie capacità sono limitate per quanto riguarda
le decisioni politiche prese dagli altri su di noi e per noi. Tuttavia
non sono rimasto in silenzio, né desidero rimanere in silenzio "come
un cane che non abbaia" quando i ladri entrano nella sua casa.
Mi aspetto che gli attuali uomini politici che rappresentano la
gente Croata parlino finalmente in modo più chiaro e decisivo
a nome dei loro compatrioti e soprattutto a nome di quelli che hanno
offerto loro la loro fiducia alle ultime elezioni libere, in modo
che non passino alla storia come egoisti miopi e traditori degli
interessi della loro gente! Tra le persone responsabili per noi
Lei c'è sicuramente!
Sono certo che il sostenerci Le conferirà dignità
e che ci rappresenterà fedelmente in questa sessione parlamentare
e in tutte le prossime.
Le offro la benedizione di Dio!
Con il dovuto rispetto e sinceri saluti.
FRANJO
KOMARICA
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Presidente della Repubblica della Croazia, Dr F. Tuđman
(Prot. n. 54/94 del 7 aprile 1994)
"NOI
DESIDERIAMO RIMANERE QUI! PER QUANTO NE SO QUESTO E' ANCHE IL SUO
DESIDERIO"
Rispettabilissimo
Signor Presidente!
Mi prendo la libertà di scriverLe in quest'occasione a nome
dei fedeli rimasti (quasi 27.000) nella decimata diocesi di Banja
Luka, in quelle regioni controllate dalle autorità Serbe.
I fatti fino ad oggi e gli sviluppi dei vari avvenimenti accaduti
qui Le sono noti soprattutto per le nostre numerose conversazioni
degli ultimi mesi. Le sono grato, a nome della nostra gente, privata
dei propri diritti, per la Sua volontà ad essere prontamente
informato sulla nostra non invidiabile situazione e per la Sua prontezza
nell'aiutarci dove possibile.
Lei sa della nostra pazienza, paragonabile a quella di Giobbe e
garantitaci da Dio stesso, e del nostro tentativo di sopportare
innumerevoli ingiustizie, umiliazioni, mutilazioni, abusi, espulsioni
e anche omicidi nelle nostre stesse case per la sola ragione che
siamo Croati, o meglio Cattolici! Sa anche che in questa regione
noi Croati non mettiamo in pericolo le vite dei nostri vicini, né
provochiamo loro ingiustizie - siano essi Serbi che Musulmani.
Infatti, grazie agli aiuti, derivanti da donazioni di gente generosa,
che siamo riusciti a distribuire per mezzo della Caritas diocesana,
abbiamo diviso il cibo con i nostri vicini, anche con quelli che
ci tormentavano!
In numerose conversazioni avute con le autorità locali e
militari ho cercato in modo sempre gentile di rimproverare loro
la costante oppressione dei diritti umani fondamentali; ho chiesto
che prendessero le distanze dalle attività criminali e dalle
decisioni inflitte alla nostra gente, altrimenti sarebbero stati
loro a sporcarsi con il marchio infamante della disumanità.
Non dico che in seguito ai miei interventi non ci siano stati dei
risvolti positivi, ma sono stati insignificanti se paragonati all'intenzione,
deliberatamente programmata, di ridurre al massimo, se non addirittura
di annientare completamente, la nostra entità nazionale e
religiosa in quelle regioni in cui è esistita per secoli.
Lei è al corrente anche della nostra decisione, nonostante
tutte le disgrazie sperimentate, di rimanere nelle nostre vecchie
dimore, nutrendo l'indistruttibile speranza che i rappresentanti
dei Croati ci aiutino e ci sostengano nel nostro legittimo desiderio
di esercitare i nostri diritti umani fondamentali!
Nelle ultime settimane ho contattato i capi dei Croato-Bosniaci
in Bosnia-Erzegovina o meglio in Herceg-Bosna in numerose occasioni.
Ho chiesto che si impegnassero energicamente a nostro vantaggio
in tutti i possibili contatti con istituzioni nazionali ed internazionali.
Abbiamo chiesto che uno dei nostri politici trovi il modo di venire
qui a parlare alle autorità Serbe locali in merito alla condizione
della nostra gente senza diritti, confusa e abbastanza turbata.
Personalmente faccio quello che posso per calmare gli spiriti inquieti
e per mettere in guardia le autorità sul fatto che ciò
che stanno facendo è sbagliato. Comunque niente di tutto
questo è e può essere abbastanza!
Ogni giorno si vedono nuove forme di oppressione della nostra gente;
bombe gettate sulle loro case, abusi fisici - anche agli anziani
- fino ai limiti della morte (nelle regioni di Banja Luka, Prnjavor,
Kotor Varoš, Laktaši); uccisioni di civili innocenti nelle loro
case (Prijedor, Prnjavor); violenti inseguimenti giornalieri e
deportazioni dei nostri uomini nell'esercito della Repubblica Srpska;
orge sadiche a scapito di molta della nostra gente, costretta a
lavorare in "campi di lavoro" disumani, spesso nelle immediate
vicinanze delle prime linee come Doboj, Donji Vakuf e le regioni
di Bihać, Bosanski Brod, Šamac e Orašje; licenziamenti dai posti
di lavoro per il piccolo numero di insegnanti, medici e altri lavoratori
Croati; frequenti telefonate provocatorie in cui si dice "Ustashi,
cosa state facendo ancora qui!", "vi uccideremo tutti
come pulci!"; sfratti continui, vengono gettati letteralmente
sulla strada e ancora più spesso, adesso, buttati fuori dalle
loro case private. Queste sono solo alcune delle realtà con
cui dobbiamo convivere oltre al fatto che non c'è nessuno
a cui possiamo rivolgerci per chiedere protezione, perché, più
o meno, non abbiamo nessuno dei nostri politici e non vale la pena
rivolgersi a quelli Serbi. Tutto questo ci mette in una posizione
non certo invidiabile! Il nostro unico sostegno è la Chiesa,
il nostro unico conforto è la fede in Dio e l'osservare le
leggi del Signore.
Non penso di aver drammatizzato eccessivamente la situazione, lo
è già abbastanza! Le può essere chiaro, rispettabilissimo
Signore, che la scelta che ci si pone in merito al nostro futuro
in queste regioni è senza possibilità di cambiamento
- siamo decisi nella nostra intenzione a rimanere qui! So che questa
è anche la Sua opinione! Molta della nostra gente, costretta
a lasciare queste regioni (praticamente 49.000), desidera ritornare
alle proprie case e ci chiede continuamente di essere aiutata in
questa sua richiesta al governo Croato e alle autorità locali!
Sembra che ora la situazione politica generale sia migliorata leggermente
rispetto ai mesi precedenti! Per questo mi prendo la libertà
di chiederLe più seriamente di fare dei passi importanti.
Si possono intraprendere delle azioni più efficaci per il
bene della nostra gente? Possiamo pensare di avere un consolato
Croato dislocato qui a Banja Luka? E' possibile che l'Ufficio della
Repubblica di Croazia a Belgrado, aperto recentemente, possa fare
qualcosa per noi qui a Banja Luka? Posso finalmente vedere i rappresentanti
politici Croati in Bosnia-Erzegovina sedersi con le autorità
Serbe ed iniziare a negoziare per noi e la nostra attuale difficilissima
situazione o discutere del nostro futuro?!
La prego ascolti l'urlo dei Suoi compatrioti che non Le hanno procurato
nemmeno un mal di testa e ci aiuti come farebbe con altri Croati,
senza guardare dove sono dislocati!
La ringrazio sinceramente da parte di tutti noi!
FRANJO
KOMARICA
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Presidente del Consiglio della Repubblica Croata della Bosnia-Erzegovina,
Dr J. Prlić
(Prot. n. 61/94 del 18 aprile 1994)
SIAMO
STATI ABBANDONATI AI CAPRICCI E ALL'INSOLENZÀ DI COLORO CHE
RISPETTANO SOLO LA LEGGE DELLA FORZA - AIUTATECI!
Signor
Presidente!
La ringrazio sinceramente per la lettera del 14 aprile di quest'anno,
nella quale fa riferimento alla mia numerosa corrispondenza e in
cui sottolinea tutti i tentativi intrapresi con le autorità
Serbe per garantirci una minima protezione.
Grazie da parte di molti per il Suo intervento. E' indubbio che
senza il Suo contributo le nostre condizioni sarebbero molto peggiori.
Questa è la conferma che QUALCUNO deve fare veramente qualcosa
per questa parte della nostra popolazione che, senza nessuna colpa
da parte sua, è stata abbandonata ai capricci e al disprezzo
di coloro che non hanno rispetto per la legge. A questa gente non
dovrebbe essere permesso di rimanere a capo dei politici di una
nazione o di un universo con l'aspirazione di diventare uno stato
legittimo! Nessuno ha il diritto attraverso le proprie azioni di
macchiare l'immagine della nazione a cui appartiene!
In risposta alla Sua relazione mi permetta di fornire altri dettagli
in merito alle attuali condizioni in cui si può trovare la
mia gente in quelle regioni della mia diocesi sottoposte al controllo
Serbo.
1. Non dubito che i Suoi interlocutori abbiano dichiarato che il
loro comportamento verso la nostra gente è stato sempre corretto.
La realtà comunque non è proprio quella che loro presentano!
Se vengono commesse delle atrocità contro una nazione intera
irreprensibile, questo avviene sicuramente con la consapevolezza
e il tacito assenso delle attuali autorità. Se si trattasse
del caso contrario allora questo "governo" non sarebbe
in carica, ma vorrebbe dire che qualcun altro avrebbe il potere
nelle proprie mani! Perché nessuno finora ha preso pubblicamente
le distanze dalle atrocità commesse e che continuano a ripetersi?
Il governo dovrebbe sapere quello che succede e se ha la coscienza
pulita e desidera sinceramente la pace e un futuro più felice,
perché non lo dimostra in campo e con le azioni? Il governo da l'impressione
di approvare questa forma di terrorismo contro la popolazione non-serba.
Possiamo ignorare questo fatto?
2. Secondo le mie informazioni un gran numero dei miei "parrocchiani"
deportati sono stati autorizzati a ritornare a casa "per una
pausa, a condizione che passati alcuni giorni ritornino alle loro
unità militari". Non so quanti siano ritornati a casa,
ma conosco il numero delle donne e delle madri che vengono da me
chiedendomi di proteggere i loro uomini, perché non siano costretti
ad andare in guerra, vedendo che non desiderano imbracciare delle
armi contro qualcuno fin dall'inizio della guerra.
Nel frattempo, proprio l'altro giorno, un gruppo di 9 uomini è
stato deportato a Kulaši (tra Banja Luka e Doboj), seguiti da altri
3. Secondo il resoconto di quelli rimasti, gli uomini sono stati
condotti al fronte di Doboj. Agli uomini deportati è stato
detto che "dovevano indossare un uniforme e prendere delle
armi". Altri 50 uomini sono stati deportati nel paese vicino
di Dragalovci (municipalità di Doboj) più di un mese
fa e da allora di nessuno di loro si sono avute notizie! La deportazione
ufficiale viene condotta all'interno della municipalità di
Banja Luka stessa da uomini che si presentano come polizia militare.
Pattugliano deliberatamente le strade a caccia di uomini. Se prendono
qualcuno, spesso lo portano a forza ad una destinazione sconosciuta.
Madri e mogli vengono da me dicendo che sono state dalle autorità
civili e militari, le quali hanno risposto semplicemente che questo
non ha niente a che fare con loro. La gente mi dice che non sa chi
è peggio - questi tiranni che vanno in giro a cacciare la
gente e la deportano a forza o in realtà gli ufficiali di
polizia che dovrebbero proteggerli da questo tipo di atrocità!
Sono duri specialmente nei confronti della polizia di Budžak e di
Ivanjska. La nostra gente chiede i propri diritti fondamentali,
al momento nessuno che fa parte delle autorità civili offre
loro protezione! Vengono sottoposti ogni giorno a pressioni finché
alla fine cedono e abbandonano queste regioni per sempre, cioè
lasciano ogni cosa che possiedono e vanno chissà dove - "tra
i loro Ustashi". E' triste sentir raccontare le loro sventure!
Mi chiedo come sia per loro! Ci sono ancora tantissimi uomini a
Dragočaj, Barlovci, Kuljani, Šargovac, Priječani, Česma, Delibano
Selo e Debeljaci che rimangono nascosti per paura di essere catturati
durante un'incursione e inviati a combattere chissà dove.
3. L'ultimo rapporto dalle regioni di Mrkonjić Grad e Kotor Varoš,
ricevuto oggi da fonti molto attendibili, dimostra che il comportamento
disumano nei confronti della nostra gente da parte delle autorità
locali continua ancora! E' veramente urgente fare qualcosa nella
regione di Mrkonjić Grad, affinchè la poca gente rimasta
venga salvata dalle orge sadiche dei potenti locali che trattano
questa gente peggio che se fossero delle bestie. E' triste e poco
dignitoso per qualsiasi razza civile!
Le propongo un rapporto ricevuto dalla regione di Kotor Varoš nella
sua interezza:
"Gli attacchi alle case e alla persone si sono intensificati.
Spesso vengono inflitte gravi ferite, portato via il denaro, o meglio,
qualsiasi cosa possa essere spostata viene portata fuori dalle case
e ne seguono sempre minacce di morte e richieste di abbandonare
la Repubblica Srpska. Gli attacchi sono inaspettati e abbastanza
sistematici; vengono attaccate una o due famiglie in un paese e
poi gli assalitori si spostano in un altro paese e cosi via, seminando
così paura tra i Cattolici Croati.
- A tutte le case croate è stato staccato il telefono senza
spiegazione.
- Sono stati tutti richiamati per svolgere mansioni obbligatorie
senza ricompensa. Devono portarsi il loro cibo, i loro attrezzi
e i loro vestiti. Spesso vengono fatte togliere loro le tegole e
i materiali di costruzione dalle case croate abbandonate.
- Le rapine e i saccheggi in realtà sono legali. In pieno
giorno vengono portati via dalle case mobili e materiali da costruzione
senza alcun intervento da parte della polizia. Cibo - patate, verdure,
grano, bestiame vengono sottratti regolarmente e per i proprietari
è meglio che avere dei ladri che entrano nelle loro case.
- L'ultimo caso a Novo Selo: Marko e Ljubica Grgić sono stati pestati.
Nella notte tra il 13 e il 14 aprile sono stati portati in ospedale
a Banja Luka per farsi dare dei punti di sutura. I banditi sono
venuti in cerca di denaro e hanno chiesto ai due di sgomberare la
casa. Per tutto il tempo i due sono stati percossi con assi di legno
e spranghe di ferro che hanno procurato loro delle ferite gravi.
- Trasferimenti nelle case abbandonate: si stabiliscono nella casa,
la saccheggiano e poi si spostano in un'altra.
- Levano tutto dalle case abbandonate (tegole, materiale da costruzione)
- tutto viene trasportato via (mobili, sanitari, impianti elettrici,
pavimenti in legno, assi del pavimento, rivestimenti, ecc.)
- Cimiteri dissacrati - pietre tombali rubate (Cimitero Rokovo,
Čepak, Bilice). Quanto durerà? Non c'è protezione
da nessuna parte".
4. Sono riuscito a ricevere un rapporto, garantito come attendibile
e datato 12 aprile 1994, dalla regione di Bosanska Gradiška per
la parrocchia di Dolina. Eccone alcune citazioni:
"Venerdì notte, l'8 di questo mese, da qualche parte,
tra le 21.00 e le 22.00, Viktor Kalizan (figlio di Ivo, DOB 1957)
è stato ucciso a Gornja Dolina dove risiedeva. L'uomo era
intelligente e aveva terminalo la scuola per sordomuti a Sarajevo....
Questa è la quinta vittima innocente in quella parrocchia!
Gli abitanti sono sopraffatti dalla paura e dal panico ed è
necessario offrire loro sicurezza, perché non si sono mai ingaggiate
battaglie in questa zona e durante tutto il periodo della guerra
la gente non ha mai preso in mano le armi. Ci sono duecento Croati
cattolici nella parrocchia, la maggior parte anziani e malati.
24 adolescenti, o meglio giovani, sono stati portati via per mansioni
di lavoro. Negli ultimi giorni quattro si sono ammalati, ma non
c'è assistenza medica.
- Ci sono già state rapine e saccheggi prima di questo. Tuttavia,
da metà gennaio di quest'anno, questo fenomeno è aumentato
al punto da risultare insopportabile. Ogni notte e ogni giorno la
genie viene derubata, i loro averi portati via, le proprietà
confiscate, i materiali da costruzione portati via dalle case abbandonate.
Le famiglie relativamente benestanti possono vantare il possesso
di due o tre galline ...
E' già diventato normale che per ogni Cattolico Croato che
riceve aiuto dalla Caritas, altri due Serbo-ortodossi vengano aiutati.
Gli aiuti vengono distribuiti regolarmente ai bisognosi di Laminci
(un paese Serbo). Rilevante è l'aiuto fornito in medicine....
Nonostante questi fatti la Croce Rossa a Bosanska Gradiška protesta
che "ci comportiamo in modo sbagliato nei confronti della popolazione
Serba per quanto riguarda la distribuzione degli aiuti! .....Se
siamo indesiderati nella nostra stessa patria, dove viviamo dei
frutti del nostro lavoro, allora le autorità dovrebbero
dirlo apertamente e aprirci la strada per permetterci di emigrare
e stabilirci altrove. Se ci vengono garantiti il diritto alla vita
e gli altri diritti fondamentali, allora le autorità militari
e civili dovrebbero dircelo pubblicamente, affinchè si stabilisca
la sicurezza, la legge e l'ordine nei limiti concessi dalla guerra.
In questa parrocchia come in tutta la regione la gente non ha imbracciato
le armi e secondo tutte le leggi internazionali ha diritto ad una
vita tranquilla".
Signor Presidente, questa è sola una piccola parte della
vita quotidiana dei miei fedeli Cattolici in queste regioni! Per
Sua informazione! Manteniamo ancora qualche speranza per il futuro,
ma sta svanendo per molti! La prego ci aiuti!
Con rispetto!
FRANJO
KOMARICA
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Presidente della Repubblica Croata, Dr F. Tuđman
(Prot. n. 689/94 del 12 dicembre 1994)
CHIEDIAMO
UNA COSA SOLA: CHE GLI ALTRI CI TRATTINO COME ESSERI UMANI
Caro
signor presidente!
Mi rivolgo ancora a lei in queste circostanze molto drammatiche
per i Cattolici Croati nella zona di Banja Luka.
Nei nostri molteplici colloqui con lei e ì suoi collaboratori,
dopo l'esplosione della guerra in Bosnia Erzegovina, lei ci ha sempre
consigliato di perseverare e rimanere nelle nostre terre (cosa che
noi desideravamo con tutte le nostre forze). Mi assicurò
anche che non ci avrebbe dimenticati e che ci avrebbe dato la massima
protezione. Lei sa che io volevo crederle veramente e che io non
volevo mettere in dubbio la sincerità dei suoi consigli
e delle sue promesse.
La nostra gente, che ha molta fiducia nel suo vescovo e nei suoi
sacerdoti e che ha sempre dato valore ai nostri consigli, era anche
pronta a sacrificarsi e ad affrontare umiliazioni, privazioni di
diritti e altre oppressioni pur di rimanere nella propria terra.
Là essi potevano mantenere le loro profonde radici nazionali
e religiose in questo territorio dove i loro antenati hanno vissuto
per secoli. Hanno creduto che il loro atteggiamento pacifico, i
loro sacrifici e le loro sofferenze sarebbero servite per la popolazione
cattolica nel suo insieme e per la comunità cattolica di
queste zone.
Lei è sicuramente al corrente del pensiero del Santo Padre
e della Santa Sede secondo il quale la diocesi di Banja Luka deve
essere protetta nella misura più completa possibile. Io,
vescovo in carica di Banja Luka, i miei sacerdoti, il clero e le
suore siamo sempre stati pronti al più grande sacrificio,
anche a quello di sacrificare le nostre stesse vite, come mostrano
i nostri sacerdoti che sono stati uccisi, cosa di cui lei è
al corrente. E tutto nell'intento di assolvere al compito che ci
è stato assegnato tramite la Chiesa di Cristo.
Con il nostro comportamento attuale noi, che siamo rimasti in queste
zone controllate dai serbi, abbiamo mostrato ai nostri vicini, a
voi, alla Chiesa e a tutto il mondo che siamo pacifici e che siamo
capaci di coesistere con altre popolazioni attorno a noi. La sola
cosa che ci aspettiamo è che la nostra pace non sia una pace
di schiavitù, ossia un tormento insopportabile caratterizzato
da una completa mancanza di diritti e di qualsiasi prospettiva per
il futuro.
Il nostro destino è deciso da altri, senza che nessuno ci
chieda quello che vogliamo e come stiamo? Era proprio necessario
risolvere questi problemi in questa maniera? Se i nostri politici
e coloro che programmano il nostro futuro non ci considerano come
persone, speriamo ancora che siamo pensati come persone almeno dai
nostri politici a capo dei quali si trova lei! Il comportamento
dei politici serbi sinora è stato quello di prendere ogni
tipo di provvedimento per rendere più squallida possibile
la vita della maggior parte dei nostri compatrioti. E sembra che
nemmeno questo sia sufficiente per loro! Questo può essere
riscontrato nelle ultime azioni rivolte contro la nostra gente.
Diverse centinaia di nostri compatrioti sono stati mobilitati forzatamente
e portati sulle prime linee più pericolose, sui campi di
battaglia di Doboj, Orašje, Bihać e Kupres. Alcuni sono stati là
per gli scorsi venti giorni, altri per un centinaio di giorni e
altri ancora per addirittura cinquecento giorni circa: sono quindi
esausti fisicamente e psicologicamente. La maggior parte di essi
sarà probabilmente invalida per la vita, incapace di vivere
indipendentemente. Nei miei molti appelli ho pregato lei e le autorità
serbe locali di intervenire presso le sedi appropriate affinché
fossimo trattati più umanamente. Purtroppo fino ad ora non
è stato fatto nulla di concreto da parte di nessuno! Perché?
E cosa ci si propone di fare di noi, con questo comportamento brutale?
La recente "caccia" delle scorse settimane ai nostri uomini,
che sono stati fatti ostaggi al fronte di Glamoč e Grahovo, e gli
abusi orribili e sadici nei loro confronti e in quelli delle loro
famiglie, anche se nessuno è colpevole di nulla, temo li
abbiano portati molto vicino alla decisione di andarsene da queste
zone, dove di fatto la Provvidenza di Dio ha voluto che vivessero.
L'assoluta incertezza e il destino di diverse centinaia di persone
letteralmente rapite, compresi anziani, malati, invalidi, persone
portate via dalle loro famiglie solo parzialmente vestite, in aggiunta
alla completa mancanza di interesse per questa situazione veramente
drammatica e critica da parte dei nostri politici della Bosnia-Erzegovina
e della Croazia, avranno sicuramente conseguenze negative per la
continuazione dell'esistenza della nostra gente in queste regioni.
Si crede che tutto quello che sta accadendo a noi sia stato pensato
nell'intento di confonderci e di costringerci semplicemente ad andarcene.
Sappiamo da tempo che alcuni dei nostri "vicini" vogliono
questo per noi: nell'ultimo raid molti dei nostri uomini (compreso
mio fratello che è stato picchiato davanti agli occhi della
mia anziana madre!) sono stati trascinato fuori dalle loro case
nella notte nell'assoluta incertezza e gli sono state dette le
parole: "Se non ve ne andate finalmente dal vostro Tuđman,
allora non ci resterà altro da fare che uccidervi tutti!".
Questo, comunque, sarebbe ancora più doloroso se pensassimo,
anche solo per un momento, che questi "progetti" sono
supportati da qualcuno dei funzionari politici Croati!
Signor presidente,
Io chiedo a lei che è la figura politica più importante
della nazione Croata, cosa intente fare veramente per noi? Chi dirà
a questa parte di gente croata, che non hanno in nessun modo macchiato
il loro nome di croati, tutta la verità sul suo futuro e
sulle intenzioni dei politici mondiali? Questa parte della nostra
popolazione ha il diritto che qualcuno dei politici croati in Bosnia
Erzegovina o in Croazia inizi ad occuparsi di loro? Per quanto tempo
dovremo sentirci come bambini adottati nella nostra nazione, stranieri
nelle nostre case, non voluti anche se siamo stati vicini ideali
per tutti? Per quanto saremo oppressi senza alcun diritto di appellarsi
a qualcuno? Cosa e chi fa in modo che la nostra gente sia uccisa
e marcisca sul campo di battaglia? Quando arriverà il giorno
in cui uno dei nostri rappresentanti politici ufficiali chiederà
finalmente che cosa sta succedendo alla mia gente in queste regioni?
Cosa gli manca? Di che cosa hanno bisogno? Che cosa ancora dobbiamo
fare affinché voi, politici croati, ci accettiate finalmente come
vostri compatrioti, non meno importanti di quelli che si trovano
in qualsiasi altra regione dove i croati si possano trovare?
Per favore si renda conto che sto parlando per conto di almeno 35.000
croati senza diritti, la maggior parte cattolici, appartenenti alla
mia diocesi di Banja Luka e a parte dell'Arcidiocesi di Vrhbosna,
che ancora rimangono in queste zone attualmente controllate dai
serbi (dove, come lei sa, una volta eravamo in molli di più),
che non hanno altri portavoce e i cui pianti non possono essere
sentite da lontano. Chiediamo solo una cosa, che è certamente
qualcosa che lei stesso desidera, che siamo trattati come persone
con il diritto di godere dei nostri diritti umani e civili fondamentali
e delle nostre libertà! Ci aspettiamo che i futuri negoziati
su di noi e sul nostro futuro in queste regioni siano trattati senza
ambiguità e che le nostre richieste siano prese in considerazione.
Non dite che stiamo chiedendo troppo e che coloro che decidono il
nostro futuro hanno fatto quello che potevano! Dio e la storia giudicheranno
tutti noi, le nostre azioni e le nostre negligenze! Stiamo facendo
la nostra parte affinché questo giudizio sia il più clemente
possibile!
Approfitto ancora di questa opportunità per esprimere la
mia gratitudine per tutto quello che ha fatto per noi e per tutto
quello che farà in futuro! Confido di avere qualche cosa
per cui ringraziarla in futuro!
I mie rispetti!
Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza a:
1. al Nunzio Apostolico, mons. Francesco Monterisi - Roma
2. al Nunzio Apostolico - Zagabria
3. all'Arcivescovo e Metropolita di Vrhbosna, card. Vinko Puljić
- Sarajevo
4. all'Arcivescovo e Metropolita di Zagabria, card. Franjo Kuharić
- Zagabria

Lettera
al Primo Ministro della Repubblica Croata, sig. N. Valentić
(Prot. n. 4/95 del 2 gennaio 1995)
RACCOMANDAZIONE
PER LA CONCESSIONE DI UNA SISTEMAZIONE PROVVISORIA PER IL METROPOLITA
DI ZAGABRIA, SIGNOR JOVAN (PAVLOVIĆ)
Caro
signore!
In una conversazione recente, lei mi assicurò che il governo
della Croazia era pronto a riparare la residenza demolita appartenente
al metropolita di Zagabria e a riportarla al suo stato originale.
La ringrazio ancora per la sua promessa!
Ieri, il primo giorno del nuovo anno, ho avuto l'opportunità
di parlare con il metropolita di Zagabria, il signor Jovan, qui
a Banja Luka nella residenza del nostro metropolita, signor Jefrem.
Abbiamo discusso dei nostri interventi comuni come rappresentanti
di entrambe le Chiese per tentare di normalizzare l'intera situazione
che vive la nostra gente sia nella Repubblica Croata che in Bosnia
Erzegovina. Il signor Jovan ha fatto notare come, durante la sua
visita recente a Zagabria in occasione della festa di S. Nicola
(19 dicembre 1994), abbia riscontrato un'atmosfera più favorevole
e come speri fortemente di un ulteriore consistente miglioramento.
Fra le altre cose ha espresso il suo desiderio e la sua necessità
di eseguire visite più frequenti a Zagabria o almeno a quelle
zone della Repubblica Croata nelle quali si trova la sua diocesi.
Allo stesso tempo, però, ha detto che fino ad ora questo
non è stato possibile in quanto la sua residenza di Zagabria
è in uno stato tale da non poter essere utilizzata finché
non siano realizzate consistenti sistemazioni.
Per questa ragione ha proposto un'altra soluzione e mi ha chiesto
di suggerirla al governo della Croazia affinché questo suggerimento
sia considerato seriamente.
Il secondo piano dell'edificio in via Ilica n.7 a Zagabria (che
appartiene alla Chiesa serbo-ortodossa) ospita la sede della comunità
ortodossa di Zagabria. Il primo piano dello stesso edificio attualmente
è utilizzato come deposito di attrezzature sportive. Questa
sede potrebbe essere concessa alla Chiesa serboortodossa e essere
resa disponibile per il metropolita di Zagabria mentre la sua sede
sarà resa agibile. Questa sistemazione, come affermato dal
metropolita, sarebbe ideale per la sua vicinanza alfa principale
chiesa ortodossa di Zagabria e questo con particolare riferimento
alla sua sicurezza personale e per le necessità relative
alla sua attività pastorale. Nel 1993 egli inoltrò
la stessa richiesta al presidente del parlamento in carica in quel
periodo, ma non ha mai ricevuto risposta.
Conseguentemente a questa richiesta di Sua Eminenza il metropolita
di Zagabria, signor Jovan, e alla sua ulteriore richiesta di una
mia personale raccomandazione presso il governo croato, mi prendo
la libertà di rivolgermi direttamente a lei in quanto mi
assicurò che il suo governo era pronto a collaborare con
i rappresentanti della Chiesa ortodossa serba dove possibile. Una
sua risposta positiva a questa richiesta sarebbe un'altra dimostrazione
della sincerità della sua volontà, come alto funzionario
del governo croato, di riportare la normalità nelle relazioni
con la Chiesa serbo-ortodossa in tutte le zone della Repubblica
Croata. Questo non rimarrà sicuramente senza positive ripercussioni
per la Chiesa cattolica dovunque queste ripercussioni sarebbero
auspicabili e, con il suo aiuto, possibili!
Sono profondamente convinto che lei invierà una risposta
urgente a Sua Eminenza con un riscontro positivo alla sua richiesta
e voglio esprimerle personalmente la mia gratitudine, nella speranza
sincera che questo gesto contribuisca alla realizzazione di una
pace giusta per la popolazione della Croazia (così come per
la mia decimata diocesi di Banja Luka!)!
La prego di accettare la mia espressione di rispetto!
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza:
1. a card. Franjo Kuharić, Arcivescovo e Metropolita di Zagabria,
Presidente della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria
2. al sig. Jovan, Metropolita di Zagabria-Lubiana e Italia
3. al Santo Sinodo della Chiesa serbo-ortodossa - Belgrado
4. al sig. Jefrem, Vescovo di Banja Luka

Lettera
al sig. K. Zubak, Presidente del Consiglio Presidenziale della Repubblica
Croata di Bosnia Erzegovina
(Prot. n. 24/95 del 7 febbraio 1995)
"CHE
COSA HANNO FATTO CONCRETAMENTE I POLITICI CROATI PER PERMETTERCI
DI RIMANERE NELLE NOSTRE CASE?"
Caro
signor presidente!
Le ultime notizie che arrivano dalle mie parrocchie nella zona di
Banja Luka e particolarmente da Šimići e Ivanjska mi costringono
a rivolgermi ancora a lei. La gente di un certo numero di villaggi
in queste due parrocchie, situate nella periferia della municipalità
di Banja Luka (cosi come in altre parrocchie vicine) vogliono andarsene
e abbandonare la propria terra. Fino ad ora hanno cercato di resistere
in qualche modo, tutti nella speranza di qualche miglioramento.
Ora sembra che il panico abbia colpito molti di loro vista la completa
mancanza di protezione e il susseguirsi di furti, aggressioni e
minacce da parte di bande armate, oltre al consistente muro di silenzio
costruito dai politici croati riguardo la nostra situazione molto
drammatica.
Abbastanza spesso i nostri dirigenti politici croati (nella Repubblica
Croata) mi hanno assicurato che è opinione generale fra questa
classe politica che la popolazione della Bosnia Erzegovina rimanga
presso le proprie case, lo le chiedo senza nascondere il mio dolore,
in quanto l'ho già chiesto abbastanza ai mie altri interlocutori,
che cosa hanno fatto effettivamente i politici croati per permettere
alla nostra gente di rimanere nelle proprie case, cosa che è
loro diritto e vostro dovere di fronte alla vostra nazione e di
fronte alla comunità internazionale?! Quante volte negli
scorsi tre anni avete alzato la vostra voce per proteggere la nostra
gente completamente indifesa? Chi è nella realtà che
ci rappresenta e chi dobbiamo ascoltare? Negli ultimi tempi sembra
che dobbiate essere voi! Grazie!
Non è mia intenzione farle domande alle quali so già
che non può rispondere. Come vescovo locale (e membro della
nazione croata) non ho ceduto nello spirito e non intendo smettere
di alzare la mia voce sia pregando Dio che scrivendo appelli a tutte
le persone di buona volontà affinché possano aiutarci ad
ottenere i nostri diritti umani fondamentali! E' per questo che
mi rivolgo ancora una volta ai dirigenti politici della Repubblica
croata di Bosnia e Erzegovina, affinchè mantengano le promesse
che furono fatte dai signori Bender, Marković e Kordić durante la
mia recente visita a Mostar, tutti intenzionati a preparare una
delegazione che potesse venire a visitare Banja Luka per discutere
la nostra situazione attuale con le autorità serbe locali.
Naturalmente mi aspetto che lei non faccia orecchie da mercante
al mio appello, in quanto questo è un argomento dal quale
dipende il futuro della nostra popolazione croata cattolica!
Rispettosamente!
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza:
1. alla Conferenza Episcopale della Bosnia Erzegovina - Sarajevo
2. al Nunzio Apostolico - Sarajevo

Lettera
al Presidente della Repubblica Croata, Dr. F. Tuđman
(Prot. n. 332/95 del 22 maggio 1995)
E'
CON LA SUA APPROVAZIONE CHE SIAMO MINACCIATI DALLA DISTRUZIONE COMPLETA
DELLE DECINE DI MIGLIAIA DI CROATI CATTOLICI (E ALTRI) CHE RIMANGONO
NELLA VASTA REGIONE DI BANJA LUKA?
Caro
signor Presidente!
Nelle mie numerose conversazioni avute con lei personalmente e con
i suoi più vicini collaboratori negli scorsi tre anni, e
nei messaggi e appelli che ho mandato ai governanti della Repubblica
Croata e ai rappresentanti politici della gente croata in Bosnia
Erzegovina tramite i miei colleghi più vicini, o nei miei
scritti dal 1991, lei è stato continuamente informato dell'attuale
situazione vissuta dai croati cattolici e dagli altri nella zona
della mia diocesi di Banja Luka. La nostra situazione, particolarmente
in quelle zone nelle quali i serbo-bosniaci hanno avuto il controllo
per tutto il tempo, e che costituiscono la maggior parte della mia
diocesi, così come nella zona di Bihać che è sotto
il controllo dei musulmani, è stata sempre insicura e talvolta
drammatica. E ora il dramma sta raggiungendo il suo culmine!
Lei sa che i croati del luogo, circa 80.000, furono lasciati senza
la maggior parte dei loro rappresentanti politici legalmente eletti
e quindi senza nessuna concreta protezione e guida. Questi rappresentanti
politici, che non sono stati uccisi, cacciati e che non sono fuggiti,
per quanto ne so non hanno avuto nessun contatto, e men che meno
nessun appoggio da parte di nessun altro partito, istituzione politica
o organo statale rappresentativo della gente croata, né dalla zona
della Repubblica Croata di Bosnia Erzegovina, ne dalla Repubblica
Croata (!)
Tutto il peso e la responsabilità relativa alla nostra gente,
indifesa e privata dei suoi diritti è stata presa dalle nostre
suore, dai nostri sacerdoti e dal vescovo locale. Con il loro sacrificio
continuo in favore dei loro fedeli e dei loro cittadini, nonostante
le minacce dirette per le loro vite e l'oppressione (il primo sacerdote
è caduto vittima il 16 giugno del 1992, mentre l'ultimo,
il sesto in totale, è stato ucciso il 12 maggio 1995), e
con la loro instancabile predicazione sulla pace, la non violenza
e il perdono, i nostri sacerdoti hanno salvato molte vite, e non
solo fra i croati, ma anche fra i serbi e gli altri.
Nonostante il nostro atteggiamento eccezionalmente pacifico, del
quale i nostri vicini sono al corrente, così come i nostri
compatrioti nelle altre zone della Bosnia Erzegovina, nella Repubblica
Croata, e lei stesso, in questo periodo dall'attacco alla Repubblica
Croata nell'estate del 1991 fino ad ora siamo stati esposti, come
croati e cattolici, al terrore più vario e brutale, a partire
dalla tremenda pressione al fine di portarci a combattere contro
i nostri fratelli in Croazia, fino ad essere privati dei nostri
diritti umani fondamentali: il diritto alla vita, ad una casa, al
lavoro, all'assistenza sanitaria e sociale e altri. Come risultato
di questa grande, continua e insopportabile pressione, circa 55.000
cattolici hanno lasciato temporaneamente le loro case, la loro terra,
e se ne sono andati non solo in Croazia ma da qualche parte in Europa
e altrove. Molti di loro vogliono tornare ai loro affetti ancestrali,
tramite il vicariato della diocesi di Banja Luka a Zagabria, e osservano
con attenzione gli sviluppi della situazione nella nostra regione
in attesa dell'opportunità di tornare.
Per mezzo della nostra Caritas diocesana, abbiamo indirizzato tutti
i nostri sforzi per fornire alla popolazione locale rimasta l'assistenza
medica e le cose di prima necessità. Grazie all'impegno straordinario
di quei dottori e infermiere croati rimasti (per i lavoro dei quali
nessuna istituzione politica o statale croata è stata pronta
a pagare!) abbiamo realizzato nell'ordinariato vescovile una clinica
medica dove sono state curate più di 70.000 persone nell'ultimo
anno.
- La nostra situazione, purtroppo, è peggiorata drammaticamente
e non per qualsiasi responsabilità da parte nostra, ma piuttosto
a causa della pressione ben organizzata che le autorità serbe
locali ci hanno imposto al fine di sradicarci completamente dalle
nostre terre!
- Molte volte ho richiamato l'attenzione delle autorità serbo-bosniache,
dei rappresentanti politici della popolazione croata in Bosnia Erzegovina
e in Croazia, dei politici europei e dei rappresentanti delle organizzazioni
umanitarie sul loro dovere di un comportamento umano e civile nei
confronti della popolazione croata che, come detto, è estremamente
pacifica. Allo stesso tempo ho implorato tutti loro affinché non
permettano che siano commesse atrocità contro di noi, contro
l'umanità, contro i nostri fondamentali diritti umani e civili
e le nostre libertà.
- La più grande comprensione e il più grande supporto
che abbiamo ricevuto è venuto dal Santo Padre, papa Giovanni
Paolo II, dalla Santa Sede e dai rappresentanti della Chiesa cattolica
di altri stati. Tutti gli altri, fino ad ora, ci hanno offerto solo
promesse invece di azioni concrete che noi crediamo avrebbero potuto
e dovuto fare.
- Purtroppo la drammatica e burrascosa storia dei croati cattolici
in questa zona si sta ripetendo! Grazie all'indifferenza e ai loro
interessi personali, i nostri antichi vicini dalla seconda metà
del XV secolo (1460) hanno fatto orecchi da mercante alle drammatiche
implorazioni di aiuto dei capi della nostra gente prima dell'attacco
degli invasori e sterminatori dei cattolici di tutta questa regione.
Questo ha avuto, come sa, tragiche conseguenze per la popolazione
croata e per la Chiesa Cattolica. Siamo stati quasi completamente
cancellati da queste regioni. Questo ha influito sulla situazione
generale dei croati e della Chiesa cattolica in Croazia da allora
fino ad oggi.
- I circa 27.000 cattolici rimasti (soprattutto croati) nell'intera
area di Banja Luka negli ultimi mesi hanno dovuto affrontare una
situazione che li porta a lasciare quella che è stata la
loro terra per secoli in quanto vivono senza nessuna protezione,
subendo una pressione crudele che ha lo scopo di costringerli ad
andarsene e questo tramite la distruzione delle ormai poche chiese,
conventi, monasteri e santuari rimasti e, in pratica, di qualsiasi
traccia del loro passato e della loro identità religiosa,
nazionale e culturale e tramite l'esilio e l'uccisione di coloro
che sono le loro sole guide, i loro difensori e coloro che gli procurano
il cibo, i sacerdoti e le suore. La loro presenza persistente e
pacifica fino ad ora ha dato speranza a quelli che sono stati cacciati
precedentemente e che desiderano fortemente di fare ritorno alle
loro case. Ora questa speranza sta svanendo rapidamente e c'è
l'ulteriore minaccia della distruzione fatale e di vasta portata
della Chiesa cattolica e della parte dell'etnia croata che vive
nella zona della mia diocesi, la Bosnia del nord-ovest, che fino
ad alcuni secoli fa era definita "CROATIA TURCICA", la
Croazia turca.
Noi vogliamo rimanere ancora nella nostra terra a Banja Luka e nelle
zone circostanti come persone uguali alle altre attorno a noi, godendo
di tutti i nostri diritti e delle nostre libertà e quindi
della nostra identità nazionale e religiosa cattolica. Consideriamo
che questo sia uno dei nostri diritti inalienabili che non può
e non deve essere messo in discussione in nessuna decisione o disegno
politici! Se nel far riconoscere questi diritti non siamo assistiti
dai nostri fratelli nella fede, nel sangue e nella lingua, temiamo
che nessun altro ci aiuterà!
Signor Presidente, dopo il primo orribile e premeditato colpo contro
la nostra esistenza in queste regioni (nel 1992), io non sono venuto
né da lei né da nessun altro alla guida di un corteo di profughi,
i miei compatrioti e fedeli. Quelli che allora furono cacciati dalla
loro patria, furono accolti dai miei collaboratori più vicini
che li aiutarono e li raccomandarono ad altri fratelli di fede e
di sangue affinché potessero andare nella Croazia libera o in altri
posti.
Mi sono rivolto a lei, ad altri vicino a lei e in tutto il mondo
per procurare pane e vestiario per quelle "Povere anime"
lasciate indietro. Il mio pensiero principale è stato quello
di trovare comprensione e appoggio nei confronti del nostro persistente
desiderio di rimanere nella nostra terra, non come schiavi né nelle
nostre tombe, ma come persone degne di dignità, diritti,
e libertà che sono garantiti a tutti nel mondo civilizzato.
Ora non voglio altro per loro! Il timone della nave della mia vita
è qui e non intendo lasciarlo a meno che un potere più
alto non disponga diversamente. Solo la morte mi distoglierà
da questo! Assieme ai miei preti e alle mie suore, come ho fatto
fino ad ora, condividerò il destino della mia gente sofferente
privata dei propri diritti. Continueremo a diffondere amore, perdono
e uno spirito multi-culturale e multi-religioso che è insito
nella nostra gente croata e particolarmente fra i membri della Chiesa
cattolica. Continueremo a stare con la nostra gente, i nostri fedeli
dalla coscienza pulita e dallo spirito incorruttibile!
Comunque, tutto questo non è sufficiente in questo momento
particolare! La situazione è sovraccarica di effettiva e
grave ingiustizia, insoddisfazione e incertezza! Abbiamo URGENTEMENTE
bisogno di un'assistenza corretta e concreta per riconquistare
i nostri fondamentali diritti umani e civili e le nostre libertà!
E' necessario che qualche persona competente fra i politici croati
dica a questa gente quello che sarà di loro, se saranno sacrificati
o salvati!
Imploro ancora una volta: CI AIUTI! Il tempo stringe! Lei, il capo
politico della popolazione croata, trovi il modo di occuparsi di
noi e di prendere in considerazione il nostro destino presente
e futuro! Lo faccia prima, Dio non voglia, che sia troppo tardi,
per noi e per lei!
Io credo che lei ci aiuterà, non solo a parole ma con effettivi
interventi! Io e i miei confratelli la ringraziamo sinceramente!
I miei rispetti!
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza:
1. al Nunzio Apostolico - Sarajevo (Roma)
2. al Presidente della Conferenza Episcopale Croata, Card. Franjo
Kuharić - Zagabria
3. al Presidente della Conferenza Episcopale delta Bosnia Erzegovina,
Card. Vinko Puljić - Sarajevo

Lettera
del Vescovo al Presidente del Consiglio Presidenziale
della Repubblica Croata di Bosnia Erzegovina, Signor K. Zubak
(Prot. n. 152/95 del 23 ottobre 1995)
"DOVE
SONO QUI LE AZIONI DI TUTTI QUESTI DIFENSORI DEI DIRITTI FONDAMENTALI
DELL'UOMO IN GIRO PER TUTTO IL MONDO?"
Egregi
Destinatari di questa lettera,
1. Sicuramente avrete già saputo dal mio Vicario a Zagabria,
che il nostro sacerdote, il rev. Tomislav Matanović, parroco a Prijedor,
nella notte fra il 24 e il 25 agosto è stato prelevato con
la violenza dal suo appartamento parrocchiale da organismi della
polizia ufficiale della Repubblica Srpska, portato dai suoi genitori
e sottoposti agli arresti domiciliari. Dal 19 settembre non c'è
più alcuna traccia né di lui e né dei suoi genitori. Tutti
i nostri sforzi e i numerosi interventi presso le autorità
competenti e i rappresentanti delle organizzazioni umanitarie internazionali
hanno fruttato solo delle risposte evasive da parte dei collaboratori
ufficiali della Repubblica Srpska (Jovo Turanjanin rispettivamente
Srđo Srdić): "II parroco si trova al sicuro", "il
parroco è già stato scambiato", cioè si
trova sotto la protezione delle autorità croate. Da parte
loro nessuno ci ha informati di questo!
Io La prego perciò nuovamente, di insistere nei colloqui,
che Lei ha, con i rappresentanti delle autorità della Repubblica
Srpska per lo scambio degli arrestati, dei prigionieri e dei sequestrati
con la violenza, perché venga assolutamente liberato questo parroco,
persona molto meritevole e amante della pace.
Così pure non sappiamo ancora niente del parroco di Nova
Topola prelevato brutalmente dalla sua canonica già il 16
luglio 1992. Il rev. Ratko Grgić! Molte volte ho pregato i rappresentanti
ufficiali del Repubblica Croata di Bosnia Erzegovina, di pretendere
dalle autorità serbe la restituzione del nostro parroco,
ma non abbiamo avuto ancora nessun tipo di risposta! Perciò
io rivolgo di nuovo la mia richiesta a Lei sia relativamente al
sacerdote Grgić come per il sacerdote Matanović! Sono convinto che
in questa questione può essere fatto molto di più
degli esiti che hanno avuto coloro che ufficialmente negoziano lo
scambio dei Cattolici e dei Croati che sono in potere dei Serbo-bosniaci!
2. Desidero pregarla inoltre di pensare all'attuale grande incertezza
esistente, riguardo ad un centinaio di fedeli - cattolici croati
- nella regione delle parrocchie di Sanski, Most e Prijedor, i quali
sono stati fermati nelle loro case durante scontri armati accaduti
recentemente in quella regione, tra l'esercito serbo e quello bosniaco-musulmano.
Qui da noi sono filtrate soltanto delle notizie incerte secondo
le quali un certo numero di queste povere persone sarebbero trattenute
in condizioni difficili all'interno di campi-profughi nelle regioni
di Omarska e Bronzani Majdan. Una parte di questi uomini si trovano
anche qui e là a Banja Luka e nel circondario della città.
Per avere, in particolare i sacerdoti della Caritas, la possibilità
di contattattare queste persone abbiamo pregato i rappresentanti
locali delle organizzazioni umanitarie internazionali impegnarsi
in modo adeguato, ma non abbiamo ricevuto nessun tipo d'informazione
a riguardo. Siamo preoccupati in modo particolare per la sorte
di quei fedeli che sono rimasti in questa regione e che appartengono
alle nostre parrocchie di Sasina, Sanski Most, Stara Rijeka, Ljubija,
Ravska, Šurkovac, Prijedor e Bosanski Novi. La prego perciò
di fare tutto il possibile a riguardo dello scambio previsto di
tutti i prigionieri e i dispersi attraverso i contatti ufficiali
con la parte serba, perché queste persone degne di compassione vengano
salvate! Se non lo fa Lei, purtroppo nessun altro potrà
aiutarle!
3. Nel territorio della città di Banja Luka l'espulsione
con la forza della nostra popolazione dai loro appartamenti e dalle
loro case che proseguiva, ma in maniera ridotta, è aumentata
fortemente negli ultimi tempi e prosegue rispetto a prima in modo
ancor più brutale e senza alcun riguardo. Alcune centinaia
delle nostre persone di qua non hanno più domicilio e nemmeno
la minima sicurezza, mancano delle premesse fondamentali per una
vita umanamente dignitosa. Solo in questi giorni sono venute da
noi circa 20 persone, la maggior parte uomini anziani, per essere
medicati, poiché durante l'espulsione violenta dai loro appartamenti
o case - "andatevene entro cinque minuti" - sono stati
maltrattati e picchiati pesantemente. Due dei nostri fedeli sono
morti e altri tre, fra i quali un ragazzo di 17 anni sono stati
ammazzati! Noi potevamo alloggiare al sicuro solo un paio di dozzine
di questi uomini in alcuni dei nostri edifici rimasti a metà
strada (nonostante anche noi stessi non ci sentiamo al sicuro!).
Cosa dobbiamo fare con il rimanente di queste povere persone, che
non hanno alcuna protezione e non possono andare da nessun'altra
parte, per sfuggire a questo pesante dolore?! Ho pregato i rappresentanti
delle organizzazioni umanitarie internazionali di fare qualcosa
senza nessun esito!
Dove sono qui le azioni di tutti quei difensori dei diritti fondamentali
dell'uomo sparsi per tutto il mondo, che frequentano anche altre
regioni nella Bosnia-Erzegovina e nella Repubblica Croata? Perché
non si richiede e si rende possibile che qualcuno venga ufficialmente
da noi, in modo da vedere la nostra agonia già fin troppo
lunga e veniamo riconosciuti come esseri umani, la cui unica "colpa"
è quella di trovarsi nella propria patria secolare e di cercare
ancora di non far del male a nessuno?!
La prego di intraprendere qualcosa di pratico e concreto perché
la nostra gente rimasta qui - cattolici croati - (in tutto il distretto
della regione Banja Luka siamo all'incirca 7500) siano aiutati efficacemente!
Se Lei lo desidera riuscirà sicuramente ad aiutarci! Non
vogliamo dubitare della sua volontà, di aiutare anche noi
qui, perché possiamo sopravvivere da uomini fino a quando verranno
tempi di pace con più legalità e maggior attenzione
ai diritti fondamentali degli uomini e dei cittadini e tutela delle
libertà.
La ringrazio anticipatamente con la più profonda stima
Franjo
Komarica,
Vescovo di Banja Luka
P.S.:
Poiché abbiamo imparato dalle esperienze finora molto negative,
La preghiamo nell'interesse della sicurezza di tulle le nostre
persone che vivono qui, di non consegnare questa lettera ai Mass
Media ufficiali!
Inviata
per conoscenza a :
1. al Vice Primo Ministro della Repubblica Croata, Prof. Dr. Ivica
Kostović - Zagabria
2. al Nunzio Apostolico - Sarajevo (Roma)
3. alla Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina
- Sarajevo
4. alla Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria
Lettera
al Presidente del Consiglio Presidenziale della Repubblica Croata
della Bosnia-Erzegovina,
Signor K. Zubak
(Prot. n. 172/95 del 15 novembre 1995)
"PRETENDA
CHE CI SIA GARANTITO DI POTER CONDURRE UN'ESISTENZA
UMANA!"
Egregio
Presidente Zubak,
Nuovamente La prego, per l'ennesima volta, di intercedere nella
Sua qualità di politico supremo nella Bosnia-Erzegovina
in modo più energico e più efficace per noi, che ancora
resistiamo sotto il dominio dei Serbi bosniaci nella nostra patria
da tanti secoli.
1. Due dei nostri parroci (accanto ad altri cinque sacerdoti e ad
una suora che sono stati assassinati), sono stati prelevati dalle
loro canoniche, portati in una destinazione sconosciuta, e non si
sa ancora niente di loro! Si tratta del rev. Ratko Grgić, parroco
a Nova Topola (comune di Bosanska Gradiška) e Tomislav Matanović,
parroco a Prijedor. Le autorità serbe sanno dove si trovano
i sacerdoti e sono responsabili di loro. Sia noi che le autorità
sappiamo che questi sacerdoti sono uomini completamente innocenti
e che sono stati dei grandi benefattori verso il prossimo e famosi
portatori di pace. Tutti i miei sforzi fino ad ora non hanno portato
a nessun risultato pratico.
2. Quotidianamente si continua a scacciare con la forza dai loro
appartamenti e case alcuni dei nostri fedeli rimasti (la maggior
parte sono vecchi e bisognosi). Le autorità non trovano nessun
provvedimento efficace per impedirlo! La scorsa settimana abbiamo
assistito di nuovo all'uso della violenza contro una vittima innocente,
un noto cittadino di Banja Luka da tempo domiciliato qui, lo abbiamo
portato alla tomba. Lui è l'ottantesima vittima fra la popolazione
civile del comune di Banja Luka e sono più di un centinaio
i fedeli che sono stati ammazzati, in una regione nella quale non
c'erano mai stati nessun tipo di scontri armati. Che cosa dobbiamo
fare con i nostri fedeli, che sono abitanti di Banja Luka, ed ora
stanno sulla strada, se non possiamo trovare per loro nessuna possibilità
di alloggio? In Episcopio ci sono anche alcune dozzine di fedeli
che sono stati cacciati dalle regioni di Sanski Most e Prijedor
e dei quali ci prendiamo cura!
La prego, ci aiuti! Pretenda che ci sia garantito di poter condurre
un'esistenza umana, in queste regioni, che noi consideriamo la
nostra patria e dove non minacciamo mai i nostri vicini, ma al contrario
li aiutiamo instancabilmente, anche se ci fanno il male!
Resto con molta stima.
Franjo
Komarica,
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Vice del Primo Ministro e Ministro degli Esteri della Croazia,
Dr. Mate Granić
(Prot. n. 182/95 del 25 novembre 1995)
IL
FUTURO DEI CROATI (CATTOLICI) SITUATI NELL' EPISCOPATO DI BANJA
LUKA NELLA REGIONE DELLA "REPUBBLICA SRPSKA" – DOPO
LA CONCLUSIONE DEL TRATTATO DI PACE
Egregio
signor Vice Primo Ministro,
In linea con il nuovo trattato di pace di Dayton (USA) che fra breve
dovrà essere ratificato anche ufficialmente, verranno poste
definitivamente sotto l'amministrazione diretta dei Serbo-bosniaci
anche più dei due terzi delle parrocchie della mia diocesi
di Banja Luka.
Lei conosce bene il nostro comportamento, finora continuamente pacifico,
che produceva effetti molto consolanti verso i nostri vicini, poiché
la loro vita, le loro proprietà, le loro chiese e la loro
identità non sono mai state minacciate da noi, Con perseveranza
abbiamo mostrato concretamente che siamo capaci di vivere assieme
agli altri nel pieno rispetto delle loro peculiari tradizioni, dei
loro diritti e libertà.
Ma quale è stata la conseguenza di tutti questi nostri sforzi?
Come ne siamo ripagati? Davanti agli occhi dell'opinione pubblica
sia interna che estera siamo stati rinchiusi da un recinto all'altro
e trasformati in mandrie, che si è deciso di eliminare, qui
ne va non solo del nostro sterminio fisico, ma anche della cancellazione
delle tracce, delle impronte che testimoniano che noi qui abbiamo
vissuto come comunità ecclesiale organizzata e come parte
del popolo croato!
Prima della sua partenza per le trattative a Dayton il Vice Presidente
della Repubblica Srpska, prof. Dr. Nikola Koljević mi ha telefonato
(per la prima volta!). Nel breve colloquio gli ho chiesto fra le
altre cose quali fossero le intenzioni dei Serbi nei nostri riguardi,
che cosa dovevamo fare noi cattolici croati, nel caso avessimo tralasciato
qualcosa, e come dovevamo comportarci perché i nostri concittadini
serbi e vicini, cominciassero finalmente a riconoscerei come uomini,
con cui vivere assieme è una cosa desiderabile. Mi è
rimasto debitore della risposta, disse: "Al mio ritorno dagli
USA...".
Il trattato di pace concluso prevede, da quello che ho potuto costatare
poi, "Protezione continua per tutti i diritti dell'uomo e libertà
umane su tutto il territorio della Bosnia-Erzegovina", quindi
anche nella regione occupata dalla Repubblica Srpska. Poiché tuttavia
nella Repubblica Srpska in pratica non siamo per niente trattati
come uomini, può facilmente accadere che questa parte del
trattato da noi non trovi nessuna applicazione! Considero il comportamento
di tutti quei politici e uomini di stato, sia nostri che esteri,
che con le loro firme e la loro autorità garantiscono il
riconoscimento e la protezione dei diritti fondamentali e delle
libertà di tutti gli uomini di questa regione, una cosa da
prendere con tutta serietà. Tuttavia una riflessione logica,
rispetto alle amare esperienze fatte finora in nome di tutti quelli
che ti privano dei diritti, m'induce a farmi una domanda, come dev'essere
accettata tutta la forma e se dalle parole si passerà anche
ad una pratica tangibile. Se non si inserisce in questa regione
della Bosanska Krajina e nella regione della Repubblica Srpska,
in generale abitata da Croati, un solo politico rappresentante del
popolo croato, mi chiedo, chi lo dovrebbe fare I Forse un politico,
che è bosniaco, o una commissione internazionale o in caso
estremo i nostri vicini serbi?
I nostri fedeli mi dicono che hanno intenzione anche in futuro di
comportarsi in modo pacifico, di perdonare e di offrire altri sacrifici,
ma non si sentono chiamati (e neanche obbligati) ad essere trattati
come mucche rinchiuse, ciò equivale a venire macellati,
eliminati e sterminati totalmente. Mi pregano di rivolgermi ancora
ai politici che stanno alla guida del popolo croato per chiedere
che cosa ne sarà di noi? Chi difenderà gli interessi
più elementari della popolazione croata rimasta qui, cosi
come quelli di coloro che sono stati cacciati da qui ma che vogliono
ritornare nelle loro case, nelle loro parrocchie, nelle loro città?
Mi permetto di chiederLe, di comunicarci a quale dei politici croati
del momento, che ha l'intenzione ed è in grado di difenderci
e di rappresentare i nostri interessi più elementari, dobbiamo
rivolgerci. Sono lodevoli i colloqui fatti dai politici e da uomini
di stato europei ed extraeuropei da noi molto rispettati e ritenuti
influenti, che conoscono la nostra condizione e ci vogliono aiutare.
Questo aiuto necessario può realizzarsi più efficacemente
attraverso i politici croati ufficiali. Si potrà condurre
finalmente una vita normale dopo la ratificazione del trattato
di pace che si verificherà prossimamente? Nonostante fra
noi regni ancora lo scetticismo, di certo supererà di gran
lunga le nostre speranze! Noi La preghiamo di non distruggere le
nostre speranze.
La ringrazio di tutto di ciò che ha fatto per noi e di quello
che farà in futuro, rinnovo la mia stima.
Franjo
Komarica,
Vescovo di Banja Luka

Lettera
al Consiglio Presidenziale della Repubblica Croata di Bosnia-Erzegovina
- Mostar
(Prot. n. 184/95 del 28 novembre 1995)
NON
IMPORTA CHI LI ABBIA COMMESSI, SOLLEVO ENERGICAMENTE LA MIA VOCE
CONTRO I CRIMINI
Egregio
destinatario di questo scritto,
In questi giorni i mass media di Banja Luka diffondono affermazioni
di agenzie di stampa straniere, secondo le quali formazioni militari
croate distruggono sul territorio da loro controllato nei comuni
di Mrkonjić Grad e Šipovo, le proprietà abbandonate della
popolazione serba.
Da qui, Banja Luka, non possiamo controllare se questo sia vero
o no.
Come conseguenza logica del nostro comportamento pacifico e del
nostro deciso intervento in favore del fatto che vengano difesi
e rispettati indifferentemente la persona e la proprietà
di ogni uomo, alziamo anche questa volta pubblicamente e decisamente
la nostra voce a difesa degli uomini e della proprietà del
popolo serbo, nei territori nominati e altrove quando queste persone
e la loro proprietà siano minacciati.
Voi sapete che finora i vescovi cattolici, sia della Bosnia Erzegovina
come pure della Croazia, finora ogni volta che era di attualità,
hanno alzato chiaramente e con estrema energia la loro voce contro
i crimini, non importa da che parte siano stati commessi, e a difesa
di ogni singola persona minacciata e ogni comunità etnica
e religiosa.
Parto dal presupposto che sia suo desiderio impedire, nel territorio
da Lei controllato, ogni offesa dei diritti umani e delle libertà.
La prego perciò o di confutare le suddette accuse divulgate
da media stranieri e locali oppure di intervenire contro la condotta
d'individui irresponsabili o gruppi che si nascondono dietro formazioni
militari croate e che con le loro azioni macchiano l'onore di un
popolo.
Con la massima stima!
Franjo
Komarica
vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza a:
1. Governo della Repubblica Croata di Bosnia-Erzegovina - Mostar
2. Governo della Repubblica Srpska - Sarajevo (Pale)
3. Mass media
4. Segreteria del Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina
- Sarajevo

Lettera
aperta al signor Ivan Milas
(Prot. n. 197/95 del 6 dicembre 1995)
NON
AVETE IL DIRITTO DI ESPRIMERVI IN NOME DI TUTTI I NOSTRI ESPULSI
Egregio
signor Milas,
Ieri sera, in una trasmissione televisiva "II grande progetto"
moderato dal signor Jozo Ćurić messa in onda su HRT, che abbiamo
potuto vedere anche qui a Banja Luka, uno spettatore ha posto a
Lei, quale partecipante della stessa, una domanda (qui fedelmente
riportata): "Che ne sarà di quegli espulsi dalla Bosnia
Erzegovina che, secondo il trattato di Dayton, dovrebbero rientrare
nelle loro abitazioni e territori situati sul territorio nazionale
della Repubblica Srpska?" lei affermo a tal proposito: "Nessuno
degli espulsi vorrà vivere sotto un governo e rispettivamente
sotto un esercito e una polizia stranieri." Dal senso delle
sue parole emerge il concetto che Lei, signor Milas, sappia meglio
dei nostri stessi interessati, quello che vogliono o non vogliono,
meglio anche dei loro sacerdoti e vescovi che sono con loro giorno
e notte, che dividono con loro il positivo e il negativo e che per
loro versano anche il proprio sangue e offrono la loro vita. (....)
Mi assumo la responsabilità di dichiarare che Lei non ha
alcun diritto di esprimersi a nome di tutti quegli espulsi e che
questi per un diritto umano prestabilito e fondamentale, hanno il
diritto di non rinunciare alla propria patria! Noi, che abbiamo
resistito a casa durante tutta questa sventurata guerra e anche
quelle migliaia di nostri credenti croati cattolici della Bosanska
Krajina, che rivolgono giornalmente ai loro sacerdoti la domanda
di quando potranno ritornare nella loro patria, ci opponiamo con
decisione alla sua presa di posizione pubblicamente manifestata
a riguardo della domanda sul "volere o non volere"! Siamo
per la convivenza pacifica e dignitosa con gli altri e con rispetto
reciproco.
Anche se Lei è un eminente personaggio, molto stimato della
Repubblica Croata, non credo che queste sue dichiarazioni pubbliche
corrispondano all'opinione ufficiale dei dirigenti dello stato
croato, poiché sono a conoscenza di assicurazioni e di proposte
completamente opposte, da parte delle più alte sfere statali
della Repubblica Croata.
Se dunque un estraneo sa confezionarci un cappello senza aver preso
le misure della nostra testa, tanto più dovrebbe fare Lei
come nostro uomo di stato, dal quale ci aspettiamo, con diritto,
che ci riconosca come persone degne di rivendicare i diritti umani
costituzionali ai quali appartengono anche il diritto di una casa,
di un paese natio, di una patria, come pure il diritto alla libertà
di movimento e il diritto di decidere responsabilmente di se stessi.
Noi, persone completamente innocenti, ne abbiamo già abbastanza
di essere sottomessi e maltrattati dagli uni e spinti verso "l'oblio"
dalla propria gente. Almeno Lei non dovrebbe privare ulteriormente
noi, già abbastanza martoriati, dei nostri diritti, e "DARCI"
il resto..... distruggerci del tutto! Ciò non porterebbe
né a lei, né a coloro che rappresenta, fortuna e benedizione.
Anche se lei non ci vuole aiutare, in quanto uomini che hanno dignità
e si sforzano di onorare sia il loro popolo croato come pure la
loro chiesa cattolica, la prego, in nome delle molte decine di migliaia
di credenti della mia diocesi (come pure in nome di molti altri)
per lo meno di non ferirci con dichiarazioni come quelle di ieri
sera.
Distintamente
Franjo
Komarica
vescovo di Banja Luka

|
|