Autore:
Dr Franjo Komarica

  I. capitolo II. capitolo III. capitolo IV. capitolo V. capitolo VI. capitolo VII. capitolo VIII. capitolo IX. capitolo X. capitolo  
Documenti del Vescovo di Banja Luka durante gli anni della guerra 1991-1995


- VII -
A
I POLITICI DELLA REPUBBLICA SRPSKA

 

Lettera al Capo dei Serbi di Bosnia, Dr. R. Karadžić
(Prot. n. 578/92 del 12 agosto 1992)

 "NON POSSIAMO E NON DOBBIAMO ACCONSENTIRE AD ALCUNA FORMA DI PULIZIA ETNICA NE' ALLA SOPPRESSIONE DEI DIRITTI UMANI FONDAMENTALI"

Dr. Karadžić!
Come vescovo cattolico di Banja Luka, cioè capo religioso di più di 110.000 fedeli cattolici che vivono nel settore nord-ovest della Bosnia-Erzegovina, mi prendo la libertà di scriverle.
Questa sventurata guerra, che sono sicuro la maggior parte dei fedeli della diocesi di Banja Luka non vuole, ha travolto molte delle nostre parrocchie negli ultimi tre mesi ed ha causato enormi danni e disgrazie con tragiche ripercussio­ni.
Anche se non c'è ragione né motivo (infatti nessun attacco armato o combattimento è stato intrapreso da Cattolici in qualche modo organizzati), ciò nonostante, per quanto ne sappiamo, più di 150 civili sono stati uccisi, comprese donne, bambini e persone anziane. Sono state bruciate e distrutte chiese mal­grado non vi sia mai stata nessuna battaglia nelle vicinanze di Glamoč, Kotor Varoš, Bosanska Dubica, Bosanska Kostajnica, Bosanska Krupa, Donja Ravska, Prnjavor, della chiesa greco-cattolica di Kulaši, Briševo, Čatrnja, Kozarac e Liskovica, mentre altre 25 chiese sono state danneggiate a vari livelli!
Senza nessuna colpa, come era stato detto anche a loro, i miei parroci sono stati rinchiusi in campi di concentramento dove sono stati pesantemente ingiu­riati (e realmente torturati!). Uno è stato detenuto per 12 giorni e un altro per 62 giorni, un terzo è stato rinchiuso in un campo dal 15 giugno di quest'anno, men­tre un quarto è stato sequestrato dalla sua parrocchia il 16 giugno di quest'anno e noi non sappiamo ancora nulla di dove sia o se sia ancora vivo. Dei numerosi casi di violenza contro preti, suore e un gran numero di fedeli, voglio solo ricor­dare gli ultimi attacchi armati contro il convento di Bosanski Aleksandrovac così come le orge sadiche di cui sono state vittime le suore di Nova Topola, il 16 e il 17 giugno di quest'anno, da parte di soldati armati.
A seguito dei numerosi, gravi e disgustosi incidenti a me occorsi per opera di soldati e di civili armati, nel tentativo di uccidermi, il comandante del l° Corpo d'Armata di Krajina, Generale Momir Talić, mi ha offerto una scorta della polizia militare così da poter far visita a quelle mie parrocchie di cui non avevo notizie da qualche tempo. Ho organizzato la visita ad una decina di parrocchie nelle regioni di Prijedor, Kotor Varoš, Bosanska Gradiška e Prnjavor e ora posso dire che:
1. Cattolici sono molto spaventati in tutte queste regioni a causa dei frequenti casi di violenza e delle non rare uccisioni di massa (Briševo, Kotor Varoš), a causa delle molte deportazioni in campo di concentramento (Stara Rijeka, Vrbanjci, Kotor Varoš, Mrkonjić Grad, Sanski Most, Briševo) e a causa dei saccheggi e incendi di case (Ravska, Briševo, Kotor Varoš, Vrbanjci).
2. Molte persone sono in campi profughi ormai da parecchi mesi (Šurkovac, Ljubija, Sanski Most, Liskovica, Vrbanjci).
3. Come conseguenza delle torture, degli atti di violenza e dell'anarchia, molte persone sono in una condizione di terrore e, o stanno già andandosene, o desiderano farlo pur di potersi salvare la vita. Questo è il caso di Kotor Varoš, Vrbanjci, Sanski Most, Sasina, Šurkovac, Prijedor, Prnjavor, Dolina, Bosanska Gradiška, Kulaši, Dragalovci, Mrkonjić Grad, Liskovica, Ključ, Bosanski Novi, Mahovljani, Nova Topola, Bosanski Aleksandrovac, come pure per un gran numero di fedeli nella zona di Banja Luka dove ci sono dieci parrocchie. In alcune parrocchie (Dolina, Bosanska Gradiška, Bosanski Aleksandrovac, Kotor Varoš) parecchie persone in uniforme, che si presentavano come ufficiali del governo, costringevano i Cattolici a tra­sferirsi.
4. Sentimenti di completa insicurezza mancanza e soppressione dei diritti umani fondamentali hanno indotto un gran numero di fedeli delle citate par­rocchie, così come altre, a sentirsi come animali cacciati e allontanati dalle loro antiche dimore. Cosa che non era riuscito a fare nemmeno l'infame Impero Ottomano.
Sono costretto ad informarLa di un fatto che avrà gravi ripercussioni a lungo termine: la maggioranza della diocesi di Banja Luka (già più di un terso delle nostre parrocchie furono distrutte in seguito alla catastrofe della Seconda Guer­ra Mondiale) scomparirà ora del tutto se l'attuale anarchia e prepotenza di certi individui e di certe bande non verrà fermata.
-   Lei è sicuramente al corrente degli ottimi rapporti esistenti qui a Banja Luka e nell'intera regione di Bosanska Krajina sia tra i più alti rappresentanti della Chiesa Cattolica e quelli della Chiesa Serbo-ortodossa sia tra la mag­gioranza dei rispettivi fedeli!
-   Sono sicuro che a questo punto Lei si è convinto dell'enorme spirito paci­fico proprio della parte cattolica della popolazione in questa regione che è stata frequentemente vessata da capi militari e governativi!
-   Comprenderà inoltre facilmente che io, come maggior responsabile della Chiesa Cattolica in questa regione, non posso più rimanere indifferente al destino delle mie parrocchie, cioè della diocesi di Banja Luka!
-   Non possiamo e non dobbiamo accettare alcuna forma di pulizia etnica o di quotidiana soppressione dei diritti umani fondamentali non solo per i fedeli Cattolici ma anche per tutte le altre persone che ci circondano, in modo particolare i Serbi che potrebbero essere facilmente accusati di fascismo, raz­zismo o genocidio.
-   Sono convinto, per la grande familiarità che ho con i miei fedeli di cui mi fido, che la maggior parte di loro desidera veramente la pace ed è pronta e capa­ce a vivere, come ha fatto finora, con persone di altre etnie e religioni, rispet­tando il loro credo, i loro diritti e le loro peculiarità.
-   Il futuro dei fedeli della mia diocesi dipende ampiamente da Lei, dalla Sua umanità e dal Suo aiuto. Questo è stato confermato abbastanza spesso dai miei interlocutori, responsabili di organi ufficiali locali sia militari che governa­tivi.
Mi prendo inoltre la libertà, per conto delle decine di migliaia di fedeli (le cui capacità politiche sono state rese nulle) che aspettano una risposta da me di chiederle di rispondere a quanto segue:
1. Che intenzioni ha il Governo che Lei rappresenta nei confronti di noi Catto­lici nella regione sottoposta alla Sua autorità?
2. Che diritti sono garantiti ai Cattolici (Croati, Ucraini, Polacchi, Italiani, Cechi e altri) che vivono nella regione sottoposta alla Sua autorità?
3. Che cosa Si aspetta che faccia io come vescovo, i miei parroci, le mie suore e i miei fedeli, affinché questa orribile guerra, a cui non abbiamo preso parte e che non abbiamo voluto, possa arrivare ad una rapida conclusione? Si può affermare un clima di eguaglianza e di pace per ridare tranquillità ai rapporti umani tra i nostri popoli già così scossi?
               Aspetto una Sua risposta e La ringrazio anticipatamente!
               Con rispetto!

FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

 Inviata per conoscenza a:
               1. Nunziatura Apostolica - Belgrado
               2. Primo Ministro della Repubblica Srpska, Dr. Branko Đerić
               3. Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina
               4. Segreteria della Conferenza Episcopale della Croazia

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Lettera al Presidente della Repubblica Autonoma di Bosanska Krajina, Signor V. Kuprešanin
(Prot. n. 717/92 del 11 settembre 1992) 

UNA CONTINUA OPPRESSIONE E UNA GRANDE INCERTEZZA PER I CATTOLICI A BOSANSKA KRAJINA - FINO A QUANDO?

Signor Presidente!
Un mese fa, mentre il Presidente della Repubblica Serba della Bosnia Erzegovina, Dr Radovan Karadžić, e il primo Ministro della Repubblica Serba della Bosnia Erzegovina, Dr. Branko Đerić, erano a Banja Luka, ho sottoposto una richiesta al Suo gabinetto di poter almeno, come vescovo di Banja Luka, incon­trare i politici sopraccitati. Mi è stato assicurato che l'incontro sarebbe stato organizzato ma, senza alcuna ragione, ciò non è avvenuto. Sono stato costretto a scrivere ad entrambe queste due persone, che sono ampiamente responsabili del futuro o meglio del destino di più di 100.000 fedeli cattolici nella diocesi di Banja Luka, nel tentativo di informarle del grave e incerto futuro che dovrà af­frontare il mio popolo!
Fino ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta ufficiale da nessuna di queste due persone!
Signor Kuprešanin, Lei ha avvisato il mio ufficio per telefono (io ero assente) che il Presidente Karadžić aveva autorizzato Lei a parlare al suo posto riguardo ai contenuti della lettera citata, cioè delle attuali questioni collegate alla comunità religiosa della diocesi di Banja Luka.
La ringrazio per la Sua benevolenza.
Mi prendo la libertà di informarLa di almeno una parte dell'enorme incubo che sta preoccupando non solo me ma parecchie delle decine di migliaia di cattolici della mia diocesi nella regione di Bosanska Krajina.
Non essendo in grado di ottenere una protezione e i loro legittimi diritti attra­verso i loro politici legalmente eletti, perché a questi è stata proibita ogni attività politica o sono stati in alcuni casi perfino uccisi (Kotor Varoš, Prijedor, Ljubija, Sanski Most, Bosanska Gradiška, Ključ, Mrkonjić Grad), questi cattolici mi stanno chiedendo, in qualità di vescovo, di proteggerli da queste insopportabili torture, saccheggi e oppressioni e ancora una volta di garantire loro i fondamentali diritti umani. Diritti che sono stati per lo più sottratti o violati (il diritto all'eguaglianza senza badare all'etnia o alla confessione religiosa, il diritto ai beni necessari di sostentamento e al mantenimento personale, il diritto ad un impiego e a una giusta divisione dei frutti del proprio lavoro - più del 90% sono stati licenziati! - il diritto all'educazione e alla crescita dei propri figli, il diritto ad associarsi libera­mente e a partecipare alla vita sociale e politica, il diritto a una buona reputazio­ne, il diritto ad una libera coscienza e alla libertà di pensiero e di espressione: sono solo alcuni dei diritti che vengono garantiti ad ogni uomo nei Paesi civili!). In alcune parti della mia diocesi - Bosanska Gradiška, Prijedor, Ljubija, Sanski Most, Ključ, Kotor Varoš, Banja Luka stessa e altre ancora - i fedeli non riesco­no più a sopportare le dure prove, le pressioni che continuano da parecchi mesi e la grande oppressione sociale e mi chiedono perciò di aiutarli a partire, non ha importanza per dove: molti partono verso la totale incertezza! Si sentono spes­so come animali braccati senza alcuna possibilità di essere protetti dalle autori­tà costituite.
Nell'ultimo mese e mezzo sono riuscito, con grande difficoltà, a far visita a tante delle mie parrocchie nei comuni di Banja Luka, Laktaši, Bosanska Gradiška, Prnjavor, Čelinac, Kotor Varoš, Mrkonjić Grad, Sanski Most, Prijedor ed ho po­tuto vedere in prima persona la reale situazione in cui si trovano i miei fedeli, i religiosi e le proprietà della Chiesa. Ho fatto quello che ho potuto per parlare con le autorità locali e con la popolazione terrorizzata nel tentativo di calmarli e alle­viare la loro drammatica condizione. Mi è stato detto da dei funzionari che i Cat­tolici erano per lo più pacifici e non avevano causato nessun vero problema (...). I miei sacerdoti ed io, come gran parte dei miei fedeli, abbiamo fatto quello che abbiamo potuto per evitare che i venti di guerra spingessero il male in queste regioni e che i Cattolici di questa regione sentissero il peggiorare della terribile tragedia di una guerra che c'è stata imposta.
Nonostante i nostri sforzi molti civili sono stati uccisi (più dei 150 di cui sappiamo) e vengono tuttora uccisi (Ljubija, Šurkovac) senza alcun processo o sentenza. Vengono bruciate case da uomini in divisa armati che poi ne saccheg­giano le proprietà. Vengono portate via delle persone di cui poi non si sente più parlare (ad esempio il signor Marijan Vištica, un membro del comitato della chie­sa di Bosanska Gradiška). Un problema particolare è nato con la distruzione e la profanazione di chiese e altre strutture ecclesiali. Negli ultimi tre mesi, senza alcuna ragione e in luoghi dove non vi erano scontri bellici, più del 40% delle chiese cattoliche sono state bruciate o distrutte mentre un altro 50% è stato danneggiato più o meno gravemente! Cinque sacerdoti, detenuti in vari campi di concentramento per periodi che vanno dai 12 agli 80 giorni senza processo o sentenza, adesso sono più o meno invalidi. Del parroco di Nova Topola, padre Ratko Grgić, rapito dalla sua casa il 16 giugno di quest'anno, non si è più saputo nulla e, nonostante il mio intervento in molte occasioni, non sappiamo niente del suo destino.
Signor Kuprešanin, come uomo a cui è stata affidata una grande responsa­bilità in questi "tempi corrotti" dal clima di guerra e in regioni di convivenza centenaria, mi rivolgo a Lei a nome dei miei molti fedeli e ancora una volta Le faccio le stesse domande che ho posto ai signori Karadžić e Đerić.
- Cosa intende fare per noi Cattolici, sia Lei personalmente che le istituzioni che rappresenta? Quando riceveremo una risposta chiara?
- Che diritti intende dare a noi Cattolici, Croati, Ucraini, Polacchi, Italiani, Cechi e quando?
- Cosa dovrei dire alle molte migliaia di fedeli senza protezione e senza diritti che sono ai limiti della resistenza fisica e psichica? E come dovrei comportarmi in futuro?
- Sono convinto che Lei ha compreso le mie pene e quelle dei miei fedeli e che tenterà seriamente di risolvere questi problemi tenendo presenti tutte le ripercussioni a lungo termine delle Sue azioni.
               La ringrazio in anticipo della Sua risposta!
               Con rispetto!

 FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

 Inviata per conoscenza a:
               1. Comandante del l° Corpo d'Armata della Krajina - Banja Luka
               2. Nunziatura Apostolica - Belgrado
               3. Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina
               4. Segreteria della Conferenza Episcopale della Croazia

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Appello al Capo dei Serbi Bosniaci, Dr. P. Karadžić
(Prot. n. 591/93 del 23 febbraio l993) 

NON SIATE QUELLI DA ACCUSARE PER LE NOSTRE SFORTUNE

Signor Presidente!
Mi prendo la libertà di sottoporLe una lunga lista di edifici sacri nella diocesi di Banja Luka che negli ultimi mesi sono stati completamente distrutti o danneg­giati più o meno gravemente, nonostante questi edifici fossero collocati in zone non interessate da conflitti armati (grazie all'atteggiamento e al comportamento pacifico della maggioranza dei miei fedeli). La lista comprende il 93% di tutte le chiese della mia diocesi e il 33% di tutti gli altri edifici sacri!
Allego una copia della mia lettera, datata 19 febbraio 1993, al sindaco di Banja Luka, signor Radić, riguardante il continuo peggioramento della dramma­tica e insopportabile situazione che i fedeli cattolici sono stati costretti ad affron­tare nel nostro Comune. Allego anche una lettera al Sindaco di Ključ, signor Banjac, del 11 febbraio 1993, riguardante la vandalica distruzione della chiesa parrocchiale nel centro di Ključ.
Inoltre non può non essere a conoscenza delle informazioni che ho regolar­mente sottoposto a Lei e ai suoi colleghi circa la situazione catastrofica, la com­pleta mancanza di diritti e di protezione e le calamità che hanno dovuto affronta­re i cattolici negli ultimi dieci mesi, o quasi, nella diocesi di Banja Luka e nei Comuni di Prijedor, Sanski Most, Bosanska Gradiška, Laktaši, Bosanska Dubica, Mrkonjić Grad, Kotor Varoš, Prnjavor, Bosanski Novi, Doboj, Glamoč. Tutti i po­litici locali hanno sempre confermato che i cattolici - che sono una minoranza in tutti questi paesi - non sono coinvolti in alcun conflitto con i Serbo-ortodossi. Tuttavia, nonostante la loro innocenza, sono stati uccisi, licenziati dai loro impie­ghi, hanno perso le loro proprietà, per non citare il fatto che non è loro ricono­sciuto alcun diritto umano! Quando chiedo a questi politici perché i nostri diritti umani vengano violati o ci vengano tolti, spesso ricevo la risposta "abbiamo ricevuto degli ordini e siamo impotenti al riguardo" (!?)
Signor Presidente, chi può dare questi ordini razzisti se Lei è l'autorità politi­ca responsabile dell'intera regione? Se sta combattendo con coscienza per i diritti del nostro stesso popolo allora può sicuramente capire ed essere d'accor­do che altre persone hanno diritto a mantenere la loro identità e la loro dignità, ossia il legittimo diritto ad aver riconosciuti tutti i fondamentali diritti umani.
Non posso credere che Lei, come Cristiano-ortodosso, possa deliberata­mente desiderare di distruggere una larga parte di una diocesi cattolica, la mia, quella di Banja Luka - cosa che sta realmente accadendo! Mentre non posso, né come uomo né come cristiano, approvare la soppressione della vita e della proprietà di un singolo uomo, di popoli e di comunità religiose, a maggior ragione non posso approvare che tutto ciò avvenga alla nostra sorella, la Chiesa Orto­dossa, e devo e continuerò ad alzare la voce in ogni occasione contro ogni vandalismo e ogni crimine. Mi aspetto anche che tutti i responsabili e le persone influenti della nazione Serba e della Chiesa Serbo-ortodossa alzino le loro voci contro i crimini commessi ad altre persone, in questo caso contro di noi, Catto­lici della Repubblica Srpska.
La situazione attuale della mia diocesi è veramente drammatica! Pratica­mente metà dei miei fedeli sono già stati costretti a lasciare le loro case a causa della "pazza" ideologia di pulizia etnica di queste regioni! L'altra metà è ai limiti della tolleranza a causa del costante pericolo di vita, della completa mancanza di diritti e anche della concreta minaccia della fame, avendo le autorità locali bloccato la consegna degli aiuti umanitari della Caritas diocesana! Ho paura che né io né i miei sacerdoti riusciremo, con i nostri instancabili tentativi, a calmare questi animi terrorizzati!
Le posso assicurare che la maggioranza dei miei fedeli è veramente capace e desiderosa di vivere in pace, in armonia e nel reciproco rispetto delle altre etnie e comunità religiose inclusa quella Serbo-ortodossa. Non permetta, come maggior rappresentante dei Serbi della Bosnia-Erzegovina, di essere segnato con la vergogna e la colpa di aver espulso ed eliminato parecchie migliaia di Cattolici per il solo motivo che Lei non appartiene a questa religione. Non avrà né pace né benedizione da Dio per un crimine così orribile contro l'umanità!
Un tempo Lei mi aveva assicurato che avrebbe personalmente preso delle misure in grado di risolvere positivamente questo problema che sta preoccu­pando i Cattolici nella regione sottoposta alla Sua autorità. Vorrei poterLe essere grato per i Suoi sforzi. Purtroppo, con la sola eccezione di pochissime confor­tanti azioni, abbiamo soprattutto sperimentato l'opposto delle promesse e, spes­so, nella forma peggiore!
La prego ancora di non essere, almeno per il futuro, la sola persona da accu­sare per le nostre impreviste e inesorabili disgrazie! E' Sua responsabilità fer­mare i molti crimini che vengono commessi ogni giorno contro di noi nelle città di Bosanska Gradiška, Banja Luka, Laktaši, Prijedor, Sanski Most, Prnjavor, Doboj, Kotor Varoš e Bosanski Novi. In questo modo Lei offrirebbe il migliore servizio possibile al Suo popolo!
Io e i fedeli della mia decimata diocesi possiamo avere ancora qualche spe­ranza che Lei dimostrerà di essere un uomo che si comporta nei nostri confronti come un cristiano che "teme Dio e fa ciò che è giusto e a Lui gradito " (At 10,35)?
               Aspetto una Sua risposta positiva!
               Con rispetto!

 FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

 Inviato per conoscenza a:
               1. Nunziatura Apostolica - Belgrado
               2. Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria
               3. Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina - Sarajevo

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Lettera al Primo Ministro della Repubblica Srpska - Dr. Vladimir Lukić
(Prot .N. 611/93 datala 25 febbraio 1993) 

ANCORA UNA VOLTA DEVO ALZARE LA VOCE CONTRO GLI ULTIMI CRIMINI COMMESSI VERSO I CATTOLICI NEL DISTRETTO DI BOSANKA GRADIŠKA

Egregio Signore!
Ho ricevuto di recente notizie particolarmente allarmanti dalle mie parroc­chie di Dolina e Bosanska Gradiška nel distretto di Bosanska Gradiška. I catto­lici rimasti nelle loro case, solo un terzo di ciò che erano, nonostante le dure prove e abusi durati mesi, chiedono ora aiuto e una qualche forma di protezione per la loro vita, la dignità e le proprietà.
Continuamente giorno e notte, persone armate e in uniforme, individualmen­te o in gruppi, entrano nelle case dei cattolici e abusano fisicamente di loro, spesso sfrattando violentemente i proprietari con l'intenzione di occupare essi stessi le loro case.
Singoli "Eroi" arrivano addirittura a violentare donne e ragazze. Ci sono stati molti rapporti riguardo questi casi. L'ultimo stupro ha avuto luogo la notte tra il 16 e il 17 di questo mese nel villaggio di Gornja Dolina e la vittima era un'anziana signora, T. J., di oltre 60 anni. Gli stupratori erano soldati, lei ha riportato l'acca­duto ai loro superiori. Non sono a conoscenza di cosa essi abbiano fatto al riguardo. Comunque sembra che non sia stato preso nessun provvedimento, poiché solo qualche giorno dopo, il 19 febbraio di quest'anno, un altro soldato ha tentato un crimine simile nello stesso villaggio contro S. J.. E' solo grazie ad una coincidenza che il crimine non è stato portato a compimento.
Una settimana prima, il 9 febbraio di quest'anno, in Bosanska Gradiška, due persone armate ed in uniforme sono penetrate nel convento terrorizzando le suore (anziane) in modo assolutamente abominevole e, dopo due ore di orge, se ne sono andati via portando con loro due bombole di gas. Nonostante abbia­no minacciato di tornare, una volta che le sorelle hanno denunciato l'incidente, le stesse persone non sono più tornate. Comunque altre persone non identificate lo hanno fatto, cosa che certamente ha sconvolto le suore, poiché queste per­sone intendevano entrare nel convento con la forza.
Durante la notte tra l'8 e il 9 di questo mese, la chiesa succursale di S. Antonio nel villaggio di Mičije, nella parrocchia di Šimići, è stata minata e in gran parte danneggiata.
Ancora una volta durante la notte tra il 24 e il 25 di questo mese, la chiesa della Natività della Vergine Maria a Čatrnja, nella parrocchia di Bosanska Gradiška, è stata rasa al suolo. Nel novembre 1992 era stata minata e seria­mente danneggiata tanto da renderla da allora inagibile. Questa volta sono stati danneggiati anche altri edifici sacri adiacenti.
Tutti questi drammatici eventi contro i Cattolici sono condotti come azioni premeditate con lo scopo di ripulire etnicamente dai fedeli della Chiesa Cattolica queste regioni, dove essi hanno vissuto per molti secoli, dimostrando durante questi ultimi conflitti, di essere dei vicini estremamente pacifici nei riguardi di tutti. Questo è un fatto noto a tutte le autorità civili e militari ed è stato spesso affermato anche pubblicamente.
Gli ultimi orribili crimini contro i Cattolici in questo distretto (il rapimento e impietoso omicidio di un sacerdote innocente, parroco di Nova Topola, Padre Ratko Grgić, i bestiali attacchi di persone armate contro le nostre anziane suore nel convento di Nova Topola, il rapimento e l'uccisione di un membro della Chie­sa in Bosanska Gradiška, il signor Marijan Vištica, come dozzine di altri inno­centi Cattolici, l'espulsione forzata di due terzi dei Cattolici che ha avuto luogo negli ultimi due anni circa e le ultime "operazioni" compiute volontariamente - o ordinate! -) sono un'evidente continuazione della persecuzione contro i Cattolici destinata a proseguire fin tanto che i Cattolici rimangono qui. Sia la mia comunità sia i miei delegati, i parroci delle parrocchie, i diaconi e il sottoscritto, abbiamo più volte fatto richiesta di una protezione per la nostra gente senza diritti e indifesa. Purtroppo le autorità locali non possono o non vogliono proteggerci - cosa evi­dente dalle precedenti esperienze.
C'è qualcuno che può effettivamente aiutare queste persone completamen­te indifese, innocenti e prive di protezione? Possono le loro vite e i loro beni essere protetti? E' concesso loro di condurre una vita degna? C'è qualcuno che può evitare la continua intollerabile oppressione dei Cattolici nel distretto di Bosanska Gradiška? Potrà e vorrà Lei, personalmente, o chiunque nel Governo della Repubblica Srpska, ascoltarci?
Non posso far altro che alzare ancora una volta la voce per i ripetuti crimini contro i miei fedeli e allo stesso tempo inoltrare un appello a Lei signor Karadžić e a tutte le persone ed istituzioni politiche che possono effettivamente fermare le pesanti ingiustizie contro gli innocenti cattolici- ed altri - nel distretto di Bosanska Gradiška!
Sono ancora convinto che ragione ed umanità saranno vittoriose, almeno tra le persone più responsabili delle nostre popolazioni sopra le quali, ovviamente, Lei si trova.
               Aspettiamo tutti la Sua risposta positiva.
               Distinti saluti 

FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

 Inviata per conoscenza:
               1. al Presidente della Repubblica Srpska, Dr. R. Karadžić
               2. al Presidente del Parlamento della Repubblica Srpska, sig. M. Krajišnik
               3. al Comandante del P Corpo d'Armata della Krajina, gen. M. Talić alla Nunziatura Apostolica - Belgrado
               4. alla Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia Erzegovina - Sarajevo
               5. alla Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria.

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Lettera al Capo dei Serbi di Bosnia Dr. R. Karadžić
(Prot. n. 920/93 del 26 marzo 1993) 

DAVVERO I NOSTRI FRATELLI ORTODOSSI VOGLIONO DISTRUGGERE LA CHIESA CATTOLICA IN QUESTE REGIONI?

Signor Presidente!
Ho appena ricevuto la Sua lettera che è la prima risposta al mio fascicolo ufficiale di appunti indirizzato a Lei e a Suoi colleghi. Grazie! E' un segno di speranza per me ma anche per molti altri. E' un'indicazione che le nostre dram­matiche grida d'aiuto e di assistenza per i fedeli della diocesi di Banja Luka stanno di fatto raggiungendo le vostre orecchie e i cuori di coloro che sono attualmente responsabili delle decisioni riguardanti il nostro futuro, che ovvia­mente include anche voi.
1) Nella Sua lettera Lei esprime dispiacere per il fatto che la ragione del mio scriverLe sia il "sentimento di insicurezza e paura per la mia stessa vita dovuto alle minacce di morte ed agli insulti da me ricevuti". Lei richiede che io includa "maggiori dettagli e più precisi particolari circa gli indicati incidenti nello sforzo di scoprire i colpevoli di questi eventi criminali" con "lo scopo di proteggere non solo me ma tutti i cittadini della Repubblica Srpska". Questi particolari, come Lei dice, "sono necessari anche perché Lei non può sempre distinguere, a partire dalle mie lettere, se questi sono casi della mia osservazione soggettiva incitati dalle attuali attività nemiche o se sono un realistico riflesso della situazione cor­rente così come io l'ho presentata, che sarebbe in tal caso abbastanza allar­mante". Alla fine Lei sottolinea che, "sia che io includa o meno questi dettagli, Lei provvedere affinché la situazione venga esaminata così da scoprire i colpevoli e da metterli a confronto con la giustizia per ridarci tranquillità e sicurezza".
2) A riguardo della richiesta da Lei inoltratami di includere dettagli riguardanti i vari incidenti, attività criminali e vere atrocità contro la popolazione civile nella mia diocesi (così come contro altre persone in questa parte della Repubblica Srpska), mi prendo la libertà di riportare i seguenti fatti per ora.
3) Già in precedenza, ma particolarmente fin dallo scoppio di questa sciagu­rata guerra in Bosnia-Erzegovina nel 1992, ho cercato di utilizzare nei frequenti incontri con i miei parroci e fedeli come con i rappresentanti della Chiesa Orto­dossa Serba e della Comunità Islamica e con le legittime autorità locali ogni opportunità per contribuire a perseguire la pace e la pacifica convivenza in que­ste regioni. Allo stesso tempo ho avuto molli incontri con i rappresentanti del I° e II° Corpo d'Armata Krajina. Con la buona volontà e l'impegno dei militari, sono stato in grado di visitare quasi tutti i distretti dove ci sono le mie parrocchie. Sono stato personalmente testimone della condizione dei fedeli affidati alla mia guida pastorale. Negli innumerevoli incontri con le attuali autorità, ho fornito loro infor­mazioni sull'attuale situazione in cui si trovano i Cattolici nei singoli distretti, sulla negazione dei loro diritti e sulla loro oppressione. Essi erano di solito al corrente delle provocazioni in atto nei loro territori e della sventura che è caduta sui nostri cattolici ritenuti, dalle stesse autorità, amanti della pace. I miei interlocutori erano soprattutto i sindaci dei vari comuni, i membri dei comitati esecutivi, i presidenti dei centri di crisi, i capi della polizia e i comandanti della pubblica sicurezza.
Questi sono solo alcuni dei nomi dei miei interlocutori nei singoli distretti:
1. Banja Luka: P. Radić, Sindaco; A. Ružić, vice presidente del Comitato Esecutivo; V. Tutuš, capo dei Centro per la Pubblica Sicurezza.
2. Laktaši: S. Jović, Sindaco e presidente del Centro di Crisi; B. Kovačević, presidente del Comitato Esecutivo; S. Dobrijević, capo dei Centro per la Pubblica Sicurezza.
3. Bosanska Gradiška: N. Ivaštanin, Sindaco; B. Todorović, presidente del Comitato Esecutivo; V. Vesić, capo del Centro per la Pubblica Sicurezza.
4. Prnjavor: N. Vasić, Sindaco; anonimo, capo del Centro per la Pubblica Sicurezza.
5. Prijedor: M. Stakić, Sindaco / Centro di Crisi; D. Kurnoga, neo-eletto Sin­daco; N. Savanović vice Sindaco; S. Drljača capo del Centro perla Sicurezza; D. Taranjac, presidente del Centro Crisi - Ljubija; D. Bajić, capo della Polizia - Ljubija.
6. Sanski Most: N. Rašula, Sindaco / Centro di Crisi; V. Vrkeša, Sindaco; M. Vrućinić, capo del Centro per la Pubblica Sicurezza.
7. Ključ: J. Banjac, Sindaco; N. Tomić, presidente del Comitato Esecutivo.
8. Glamoč: P. Subašić, Sindaco; J. Herceg, capo del Centro per la Pubblica Sicurezza.
9. Kotor Varoš: N. Đekanović, Sindaco / Centro di Crisi; Z. Pejić, capo del Centro per la Pubblica Sicurezza.
10. Mrkonjić Grad: D. Arežina, Sindaco; Lj. Vasalić, neo-eletto Sindaco.
11. Bosanska Dubica: D. Krnjajić, Sindaco; anonimo, vice Sindaco.
12. Bosanski Novi: D. Kutlija, capo del Centro per la Pubblica Sicurez­za; M. Vuković, capo della Polizia; anonimo, capo della Polizia - Bosanska Kostajnica.
13. Doboj: anonimo, capo della Polizia - Stanari (per la nostra parroc­chia di Dragalovci).
Oltre i frequenti incontri che ho avuto a causa del clima in cui vivevano i miei fedeli, specialmente nei comuni di Banja Luka, Bosanska Gradiška, Prijedor, Sanski Most, Laktaši, Kotor Varoš, Prnjavor e Ključ, sono stato costretto a scri­vere a molte Autorità (Radić, Ivaštanin, Vesić, Stakić, Kurnoga, Rašula, Jović, Dobrijević, Đekanović, Vasić) chiedendo loro di agire in modo più efficace per la salvaguardia dei diritti dei fedeli, dei sacerdoti e degli edifici sacri nelle zone sotto la loro autorità. Ho informato verbalmente degli eventi in atto sul campo di battaglia il signor Vojo Kuprešanin, dopo la nomina nel settembre 1992 (fino allo­ra presidente della Repubblica Autonoma di Bosanska Krajina) a Suo delegato per le questioni riguardanti i fedeli della mia diocesi e gli ho anche presentato numerosi rapporti riguardanti la situazione in continuo deterioramento affrontata dai miei fedeli, il cui pacifico comportamento è stato più volte da lui elogiato. Egli deve averVi informato, come posso solo supporre, dei miei attuali interventi, appelli e proteste.
4) Ho anche regolarmente informato il comandante del l° Corpo d'Armata della Krajina, il Generale M. Talić, circa l'incombente pericolo per la vita e le proprietà della Comunità Cattolica, specialmente in alcuni distretti (Prijedor, Sanski Most, Bosanska Gradiška, Laktaši, Ključ, Banja Luka, Prnjavor, Kotor Varoš e Mrkonjić Grad). Queste informazioni le ho anche trasmesse ai suoi assistenti, - i signori Bogojević, Bogdanić, Tešić, Vejnović, Vukelić, Peulić, Arsić, Simić - richiedendo che proteggano ed aiutino tutti coloro che sono oppressi e spogliati dei loro diritti. In molte occasioni mi sono anche rivolto, in merito alla stessa problematica, ai Capi della Sicurezza a Banja Luka, i signori S. Župljanin e S. Marković. Tutti i miei interventi scritti alle citate persone sono stati regolarmente spediti per posta alle più alte autorità della Repubblica Srpska, al Governo, al Parlamento e a Lei personalmente.
5) Pertanto, per quanto riguarda i Cattolici nella mia diocesi tutte "le necessarie informazioni, inclusi i numerosi ed espliciti dettagli rilevanti per scoprire i gruppi colpevoli degli eventi incriminati" che Lei ha richiesto, sono in possesso di per­sone influenti e di funzionari dei citati comuni. Abbiamo loro indicato sia i nume­rosi e frequenti casi in cui la vita umana e le proprietà sono messe a repentaglio sia i casi in cui venivano lesi i diritti fondamentali: il diritto alla vita, il diritto ad una casa, il diritto all'eguaglianza, indipendentemente dall'appartenenza etnica o re­ligiosa, il diritto ad un equo salario e ai beni necessari alla vita, il diritto ad una libera coscienza, il diritto ad educare e allevare i propri bambini, il diritto alla libertà di pensiero e di espressione, il diritto alla cura della salute e della prospe­rità, il diritto alla libertà di movimento, il diritto ad una buona reputazione, il diritto ad associarsi liberamente e a partecipare alla vita pubblica. Loro sono obbligati a darli a Lei e sono nella posizione di poterlo fare! Se dovessi darLe i necessari e già noti dettagli ci vorrebbero dozzine e dozzine di pagine. Poiché questo non è un mio dovere lascio questo specifico compito alle autorità e agli organi com­petenti.
6) Tutti i funzionari governativi, sia civili che militari, le centinaia dei miei fedeli e molti dei loro connazionali sono coscienti delle molteplici sventure e del tragico destino di molti Cattolici (e altri civili innocenti) nella mia diocesi, delle famiglie, dei gruppi religiosi, di villaggi, di sobborghi, di interi vicariati e decanati. Molti sono a conoscenza dei principali fautori di questi crimini e di coloro che danno loro gli ordini.
Essi sono anche a conoscenza dei luoghi e dei nomi di coloro che sono stati uccisi, mutilati, torturati o che hanno subito abusi fisici - erano tutti cittadini inno­centi - in particolar modo nei distretti di Prijedor, Bosanska Gradiška, Kotor Varoš, Sanski Most, Bosanski Novi, Prnjavor, Banja Luka, Laktaši, Bosanska Dubica, Ključ, Glamoč, Mrkonjić Grad, Doboj. Questi funzionari conoscono gli esatti particolari di coloro che sono stati attaccati, delle proprietà distrutte e depredate, di dove e di chi è stato licenziato perché lui, o un membro della sua famiglia, si è rifiutato di essere arruolato e mandato al fronte (in alcuni comuni siamo alle cen­tinaia), di coloro i cui diritti alla salute e alla protezione gli sono stati negati. San­no anche dove un intero autobus pieno di persone è stato fatto sgombrare, dove non vengono dati i biglietti per l'autobus perché si è Cattolici o Croati o dove i bambini non possono godere della loro istruzione religiosa Cattolica a scuola come i loro compagni Ortodossi. Hanno inoltre notizie di tutte quelle centinaia di persone che sono state uccise - nonostante fossero assolutamente senza col­pa - solo perché ciò piaceva in quel momento a qualcuno con una pistola ed un'uniforme, perché nessuna autorità si prende disturbo di porre fine a ciò, dove si trovino le persone politicamente impegnate di etnia croata o non-serba che sono state forzatamente rimosse dal loro ufficio o chi sono gli uomini armati che hanno violentato donne e ragazze dove e quando ne avevano voglia (...)
E' un fatto noto a tutti che gli ufficiali e molti cittadini sono a conoscenza degli attacchi, del tutto ingiustificati, che troppo spesso sono finiti in omicidi (Prijedor, Bosanska Gradiška, Doboj), della confisca di proprietà dei nostri sacerdoti, suore e altro personale religioso o dei danni e delle distruzioni (condotti sistematica­mente!) a quasi tutti gli edifici sacri nella nostra diocesi nella maggioranza dei comuni di questa regione - il 95% delle chiese e il 40% degli altri edifici ecclesiali - nonostante l'esplicito divieto a tali atti del Comandante del 1° Corpo d'Armata della Krajina.
In merito alle atrocità contro la vita umana e le proprietà dei membri della Chiesa Cattolica (così come altre situazioni simili in questa regione), commis­sioni ufficiali avrebbero dovuto investigare e raccogliere importanti dettagli che avrebbero dovuto essere sottoposti alle autorità.
Le autorità, perciò, sono perfettamente a conoscenza di questi incidenti!
Lo sa anche la gente e anche noi. Ogni giorno sentiamo di nuovi incidenti con le più drammatiche conseguenze! Voglio ancora una volta sottolineare in questa sede il fatto che - a differenza delle altre zone della Bosnia-Erzegovina - non ci sono stati episodi di guerra in questa regione tra Cattolici e altre etnie, eccetto alcuni casi isolati di cui Lei è a conoscenza! Noi Cattolici qui non abbia­mo minacciato nessuno! "Abbiamo ancora speranza di pace, ancora non c'è bontà" (Is 8,15)
- Perché ci sta succedendo questo se non siamo colpevoli di niente? Perché veniamo oppressi e banditi senza processo o giustizia?
- Potrà o vorrà qualcuno, alla fine, mettere un freno all'anarchia, alla legge della violenza, alla brutalità, al disprezzo mostrato da singoli tiranni che hanno gettato la tragedia sul loro stesso popolo e su altri in questa regione?
Queste e molte altre domande mi vengono poste dai miei fedeli e, come tali, io le inoltro a Lei.
7) Nelle mie precedenti lettere L'ho informata del fatto che molti membri della mia diocesi (così come di altre) si sono rivolti ai parroci delle proprie parrocchie o direttamente a me, in qualità di loro vescovo e loro unico "conforto", chiedendo il mio intervento presso le autorità locali e a livello governativo perché i loro delegati, legalmente eletti, sono stati o uccisi, o rapiti, o imprigionati, o costretti a fuggire, come nei casi di Prijedor, Sanski Most, Bosanska Gradiška, Kotor Varoš, Mrkonjić Grad e Laktaši.
Siamo consapevoli della nostra eminente missione spirituale e del nostro compito tra i fedeli. Nonostante ciò, le molteplici disgrazie che hanno colpito i nostri fedeli e le pesanti ingiustizie che hanno dovuto sopportare in questi mesi senza alcuna colpa non devono essere ignorati e le loro grida d'aiuto e protezio­ne per salvare la loro vita non possono cadere nel vuoto senza aver ricevuto ascolto! Dopo tutto, attraverso la storia della nostra Chiesa, anche noi oggi, in qualità di guide spirituali, dobbiamo e desideriamo condividere con loro (e con altri) "gioia e speranza, tristezza e paura" (Concilio Vaticano II GS1). Lo stesso Gesù Cristo ci obbliga a questo con il suo esempio, i suoi insegnamenti e i suoi comandamenti (Mt. 28,20).
Di certo Lei sapeva anche prima che io, negli incontri citati (e anche in molte altre occasioni), ho regolarmente cercato di non drammatizzare ulteriormente la situazione ma piuttosto di lenire l'attuale tragica situazione dei miei fedeli. Ho considerato necessario avvertire i miei interlocutori che presto o tardi avrebbe­ro dovuto rispondere di tutti gli incidenti criminali, sarebbero stati processati e condannati, e quindi sarebbe stato opportuno prevenire il tutto con mezzi legali. La Sacra Bibbia ci dice che chi "concepisce malizia e genera sventura nel suo seno alleva delusione" (Gb 15,35).
Credo che ci fossero buone intenzione da parte dei miei interlocutori per fermare l'anarchia ma ciò non è stato sufficiente e certamente non attuato nello stesso modo ovunque! Un male come questo non solo non era previsto ma in alcune zone, nelle scorse settimane, è aumentato considerevolmente: assassi­nio di innocenti (Prnjavor, Sanski Most, Bosanski Novi, Doboj, Banja Luka), distruzione di chiese e case civili, saccheggio di proprietà (Banja Luka, Bosanska Gradiška, Prnjavor, Ključ, Sanski Most, Prijedor) e ovunque paura per la propria vita e per essere sotto la costante minaccia di massacri, spostamenti, pulizia etnica; questa ultimamente è stata annunciata attraverso i mass media con per­fide bugie e calunnie sul conto del vescovo e della Chiesa Cattolica secondo le quali lo stesso vescovo e la Chiesa Cattolica (!) stanno preparando una specie di piano d'azione col quale desiderano portare via dalle loro antiche case, in qualche luogo completamente sconosciuto, tutti i fedeli cattolici.
8) Subendo e soffrendo per le innumerevoli calamità in tutte le nostre parroc­chie, per non menzionare le repressioni, gli spostamenti, l'essere costretti a fuggire e le frequenti violazioni dei diritti umani, molti dei fedeli della mia decimata diocesi mi pongono (o piuttosto chiedono a Lei) l'urgente, disperata e inevitabile domanda: "In queste condizioni può esserci una vita normale, umana, civile per i cattolici nella diocesi di Banja Luka (nei comuni di Banja Luka, Laktaši, Bosanska Gradiška, Bosanska Dubica, Srbac, Prnjavor, Bosanski Novi, Prijedor, Sanski Most, Bosanska Krupa, Ključ, Bosansko Grahovo, Drvar, Bosanski Petrovac, Glamoč, Mrkonjić Grad, Šipovo, Jajce, Čelinac e Kotor Varoš), in quelle regioni in cui i nostri antenati hanno preservato i loro cuori, tradizioni, fede, identità reli­giosa e etnica, anche in periodi turbolenti, vivendo con le altre etnie e religioni?"
Personalmente non credo che un essere umano possa volerci distruggere e bandire dai nostri antichi focolari, noi che non abbiamo nessuna colpa. Non pos­so accettare questo disumano e incivile metodo della pulizia etnica per nessuno e tanto meno per i miei fedeli cattolici perché ciò significherebbe accettare la più grande atrocità, non solo di questo secolo, ma di questo millennio, cioè la com­pleta distruzione della Chiesa Cattolica in questa regione in cui esiste da più di 17 secoli. La Chiesa ha resistito qui nonostante gli sforzi per devastarla e per bandire i suoi membri durante le persecuzioni anti-cristiane e gli attacchi di Unni, Mongoli, Turchi e più recentemente dei Comunisti. Ora sembra che essa possa realmente scomparire perché ciò è quanto i nostri fratelli Cristiano-Ortodossi, i nostri vicini, gli amici e, in alcuni casi, i parenti stessi sembrano volere?!
Perciò credo, e non è solo la mia opinione ma anche quella dei miei sacerdo­ti, delle mie suore e della maggioranza dei miei fedeli, che una risposta negativa da parte dell'attuale leader polito della Repubblica Srpska sarebbe estrema­mente dolorosa, orribilmente devastante per tutti noi e profondamente immorale e disumana per coloro che la appoggiano e la difendono con le armi e nell'anar­chia!
9) Le Sue parole verso la fine della lettera, quando ha promesso di fare "tutto nel Suo potere per indagare l'intera questione dei possibili (?!) colpevoli e per presentarli alla giustizia e ridarci pace e sicurezza", sono davvero confortanti! La ringrazio sinceramente per queste parole! Senza alcuna vera ragione è stato commesso troppo male contro i nostri fedeli, i sacerdoti e le suore e tutto questo non può assolutamente continuare. Per quanto mi riguarda come vescovo di Banja Luka, delle minacce alla mia persona e delle disgustose ed infamanti ca­lunnie dei mass media (reali, non immaginarie come Lei ha detto), note anche alle autorità civili e militari di Banja Luka, non desidero entrare nel merito. Esse sono solo un'ulteriore dimostrazione dell'immoralità di chi sta dietro queste azio­ni. Credo che Lei non sia coinvolto in questi atti, tuttavia voglio avvertirla delle possibili ripercussioni negative per Lei e per coloro che La circondano se que­ste azioni - Dio non voglia - dovessero continuare!
In questo caso condivido la Sua opinione che sia giunto il momento di creare una commissione ben rappresentativa per indagare su ogni singola situazione, personale o collettiva, in cui i Cattolici, nelle citate regioni, sono condannati. Mi aspetto vivamente che le autorità competenti nella Repubblica Srpska ci voglia­no dare affidabili garanzie che anche noi abbiamo diritto di intervenire in merito al nostro futuro e che siamo degni di rispetto e di godere dei fondamentali diritti umani e della libertà. Non siamo dei semplici argomenti od oggetti come siamo disgraziatamente considerati dal ministro nel nostro governo R. Bođanin ("Glas Srpski", Banja Luka datato 20 marzo 1993, pag. 1).
Questo Le chiedo per tutti quelli che ancora vivono nelle loro case, per quelli che, senza alcuna loro colpa, hanno dovuto lasciare le loro dimore per fuggire dall'anarchia di quest'ultimo periodo ed ora desiderano ritornare nelle proprie abitazioni! Tutte le persone di questa nostra unica Patria di sicuro hanno il diritto, in quanto persone civili, ad una giustizia e ad una vita degna di una insigne civiltà.
Ancora una volta, come finora ho sempre fatto cercando legittimamente aiu­to e protezione per i miei fedeli e per la nazione alla quale appartengo, alzo la mia voce perché i diritti che ci sono stati strappati vengano ristabiliti in quanto sono diritti di ogni essere umano e di ogni membro della Nazione Srpska, indipenden­temente dalla religione o dall'etnia! E ciò lo chiedo anche per i fedeli della Chiesa Serbo-ortodossa.
Come cristiano, Lei deve certamente conoscere le parole di Cristo, nostro Salvatore e Giudice di tutti gli uomini, "Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro!" (Lc 6,31 )
Ci aspettiamo che queste parole di Cristo vengano prese in considerazione e messe in pratica tra di noi e anche da Lei!
Come è riuscito già una volta a farci arrivare liberamente un carico di aiuti umanitari - tramite la Caritas Diocesana - per il quale La ringrazio anche a nome delle decine di centinaia di persone che dipendono da questo aiuto, credo anche che Lei cercherà di fermare questo male che ci ha sopraffatti tutti e che mi ha costretto a scriverLe, di attenuare gli attacchi e di riaffermare l'amore per l'uomo secondo il Vangelo!
               Distinti saluti.

FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

 Inviata per conoscenza:
               1. Nunzio Apostolico - Belgrado
               2. Segretaria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina - Sarajevo
               3. Segretaria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria
               4. Sinodo della Chiesa Serbo-ortodossa - Belgrado

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Lettera al Vice Primo Ministro della Repubblica Srpska, Dr. Vitomir Popović
(Prot. n. 1081/93 del 11 maggio1993)

 PRENDETE DELLE MISURE EFFICACI PER FERMARE LA STRAGE DI PERSONE INNOCENTI!

Egregio Signore,
Durante la nostra ultima conversazione sull'attuale situazione dei fedeli della mia diocesi nel territorio della Repubblica Srpska, Lei mi ha chiesto di presentarle un rapporto scritto sui problemi più urgenti e più difficili.
Mi prendo ora la libertà di fare questo.
L'ho già informata sull'uccisione, in alcune delle nostre parrocchie, di molti civili innocenti nelle loro stesse case.
Ecco i loro nomi (riguardo al periodo successivo il mio incontro con il sig. M. Krajišnik, presidente del Parlamento della Repubblica Srpska, che si è tenuto il 10 aprile 93): 

DOLINA (Bosanska Gradiška):
1. Matković Ilija
2. Matković Julka
Entrambi anziani - uccisi nella notte del 18/19 aprile di quest'anno nella loro casa. Prima di tutto questo, Ilija Martinović venne assassinato e bruciato nella sua casa.

PETRIĆEVAC:
1. Barušić Juro (membro del Consiglio Pastorale) - ucciso il 26 aprile 1993 nella sua casa; prima di questo incidente le seguenti persone vennero uccise nelle loro abitazioni:
2. Jerković Marko - ucciso il 15 dicembre 1992
3. Jerković Borka - uccisa il 15 dicembre 1992. Marko e Borka erano marito e moglie.
4. Kezić Adolf - ucciso il 14 aprile 1993
5. Anto Josipović - 8 gennaio 1993
6. Marić Miroslav - ucciso il 7 ottobre 1992. 

ŠURKOVAC:
1. Jurić Mirko
2. Jurić Ana
Ana e Mirko erano marito e moglie.
3. Šolaja Ana
4. Tukarić Stipica
5. Jurić Ilija
6. Gavranović Mande
Tutti sono stati uccisi nelle loro case. 

BARLOVCI:
1. Bumbar Janja, un'anziana signora di 80 anni, uccisa nella sua abitazione il 25 aprile 1993, all'1.30 circa.
2. Vidaković Stjepan
3. Vidaković Marija
Stjepan e Marija sono stati uccisi il 25 marzo 1993 alle 16.00 circa nella loro casa, più precisamente nel loro giardino.
4. Bartulović Ivo
5. Anušić Tomo
6. Anušić Vid
Uccisi il 24 marzo 1993
7. Lukenda Stipo
Rapito il 2 febbraio 1993 - ucciso e bruciato
8. Lipovac Anto
9. Anušić Joso, mutilato nella sua abitazione il 1 novembre 1992 - è morto un mese dopo il suo ferimento.

 JAJCE:
1. Šimunović Drago
2. Pranjko Vilma e Franjo, anziani - uccisi il 10 aprile 1993.

MOTIKE:
1. Kovačević Manda, madre
2. Kovačević Niko, figlio
Uccisi l'8 maggio 1993 (!) nella loro abitazione.
Questi sono gli ultimi assassini che hanno turbato la popolazione locale.
Oltre queste uccisioni, le sparatorie a case ed appartamenti continuano, specialmente in alcune zone particolari del comune di Banja Luka; questo è un fattore aggiuntivo che contribuisce a far si che la nostra gente prenda la decisio­ne di lasciare questa regione.
In conformità con ciò che Lei pensa, con la costituzione della Repubblica Srpska e con le promesse che mi ha dato, (anzi, il sig. Krajišnik), La prego quindi di prendere misure più efficaci perché le persone innocenti e pacifiche, membra della Chiesa Cattolica, possano davvero sentirsi cittadini a pieno titolo i cui diritti umani sono garantiti.
Questo porterà sicuramente il bene di tutti nella nostra città e nell'intera re­gione. Rispettosamente vostro

 FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

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Lettera al Ministro del Culto della Repubblica Srpska
(Prot. n.1220/93 del 25 agosto 1993).

 CHIESA PARROCCHIALE DI SASINA, VICINO SANSKI MOST, DISTRUTTA DALLE MINE - ATTACCO ARMATO AGLI EDIFICI ECCLESIASTICI NEL COMUNE DI BANJA LUKA

Egregio Signore,
E' con grande rincrescimento che devo informarLa dell'attuale serie di atti vandalici e distruttivi contro gli edifici ecclesiastici nella mia diocesi.
Nella mattinata del 28 giugno 1993, la grande chiesa parrocchiale di "SS. Pietro e Paolo" a Sasina, vicino a Sanski Most, è stata praticamente rasa al suolo. Questo è accaduto nonostante le ripetute assicurazioni da parte delle autorità che i nostri edifici sacri sarebbero stati protetti e nonostante vi sia una stazione militare nelle vicinanze. Questa è la nostra quarta chiesa ad essere distrutta nel comune di Sanski Most, un'area dove, secondo le dichiarazioni delle stesse autorità locali, non c'erano conflitti tra cattolici e membri delle altre comunità religiose o etniche né i cattolici erano preoccupati.
Dovrebbe essere facile per Lei comprendere il grande dolore e la difficoltà per i fedeli a rimanere in quest'area. Essi hanno già sofferto molto anche prima di questo fatto ed un certo numero di essi sono stati uccisi senza alcuna ragione o colpa!
Sto chiedendo, ancora una volta, a tutte le autorità della Repubblica Srpska che facciano scelte decisive per proteggere i fedeli della mia diocesi (completa­mente senza protezione) e le proprietà della Chiesa Cattolica.
Sto facendo questo in nome della mia gente, costantemente minacciata, specialmente nelle regioni di Stara Rijeka (comune di Sanski Most), Dolina, Bosanska Gradiška, Barlovci e Petrićevac (comune di Banja Luka) dove, negli ultimi dieci giorni, le chiese di Kuljani e Novakovići sono state distrutte.
Posso finalmente, insieme ai miei sacerdoti ed ai miei fedeli, sperare che le competenti autorità pongano fine a quest'orribile e distruttiva anarchia, dimo­strata da individui e particolari bande che hanno distrutto e danneggiato circa il 90% dei nostri edifici sacri, che hanno direttamente minacciato e messo in peri­colo la vita di migliaia di fedeli? Soltanto questo ci darà un senso di sicurezza e la certezza che saremo in grado di vivere da cattolici in questa regione dove la nostra fede ha resistito attraverso i lunghi e turbolenti secoli?! Attendo una Sua risposta!
Rispettosamente Suo!

 FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

 Inviata per conoscenza a:
               1. Vice Ministro del Cullo, G. J. Turanjanin - Banja Luka
               2. Centro di Pubblica Sicurezza - Banja Luka
               3. Nunziatura Apostolica - Belgrado
               4. Segretaria della Conferenza Episcopale della Bosnia Erzegovina - Sarajevo
               5. Segretaria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria

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Lettera al Vicepresidente del Governo della Repubblica Srpska, Dr. V. Popović
(Prot. n. 1389/93 del 25 agosto 1993) 

PERICOLO COSTANTE PER LA VITA E LE PROPRIETÀ DEI CATTOLICI – LA LEGGE DELLA VIOLENZA E DEL PIÙ FORTE REGNA ANCORA!

Egregio Signore!
Nelle mie innumerevoli conversazioni con Lei degli ultimi mesi le ho accen­nato, tra le altre cose, alle attuali sofferenze e disgrazie subite dai cattolici della diocesi di Banja Luka nel territorio della Repubblica Srpska. Mi ha prontamente ascoltato e ha accolto le mie dichiarazioni, assicurandomi un aiuto e una prote­zione definitiva per tutti i miei fedeli oppressi, i sacerdoti, le suore e gli edifici ecclesiastici. Mi ha inoltre chiesto di informLa per iscritto di ogni possibile inci­dente che coinvolga la gente e le proprietà della Chiesa Cattolica in questa re­gione.
Con questo memorandum desidero chiedere ancora una volta a nome dei miei fedeli una maggiore protezione della loro vita e delle loro proprietà oltre ad una garanzia che anche ad essi siano concessi i diritti umani e civili fondamen­tali e la libertà.
Spero vivamente che come Governo cosciente della propria responsabilità siate più decisi in questo campo e sappiate creare uno stato di diritto in queste regioni.
1. Negli ultimi mesi si sono verificati (purtroppo) attacchi armati contro mem­bri della Chiesa presso la canonica della parrocchia di Šurkovac, a Mrkonjić Grad; presso Vrbanjci, a Kotor Varoš e al convento di Nova Topola. Grazie a Dio non ci sono state serie conseguenze! Ogni volta le autorità locali e la polizia sono state informate immediatamente. Voglio credere che essi adotteranno le misure necessarie per una migliore protezione verso questa gente nelle nostre regioni.
2. Disgraziatamente riceviamo ogni giorno racconti di dolore da parte dei nostri fedeli che subiscono violenze fisiche per opera di bande armate. Queste bande vanno in giro attaccando la gente per i propri scopi ed interessi. A volte gli attacchi finiscono in uccisioni e morti, specialmente a Kotor Varoš, Bosanska Gradiška, Laktaši, Prijedor, Banja Luka e più recentemente nei distretti di Mrkonjić Grad e Ključ. Abbiamo resoconti dettagliati dalle autorità.
3. La distruzione ingiustificata delle nostre chiese e dei nostri edifici sacri, purtroppo, sta ancora continuando. Questo è sempre più spesso accompagna­to dalla violenza contro i nostri fedeli. Lei già sa che durante lo scorso anno, anche se qui non vi sono stati scontri bellici, più del 40% delle nostre chiese sono state completamente distrutte. Ed un ulteriore 50% sono state in vario modo danneggiate. Il 30% degli altri edifici di proprietà della Chiesa sono stati distrutti o danneggiati. Recentemente questo numero è cresciuto drammaticamente con le seguenti chiese che vanno aggiunte alla lista: Sasina (Sanski Most) e Kotor Varoš, la chiesa sussidiaria di Drenova (Prnjavor), Mačkovac (Bosanska Gradiška) per non citare la chiesa di Mahovljani, fortemente devastata. Il centro pastorale di Nova Topola (Bosanska Gradiška), che venne ristrutturato due anni fa, è stato raso al suolo, il convento e le fattorie dei dintorni danneggiati, la chiesa parrocchiale di Barlovci (Banja Luka) e di Trn (Laktaši), il centro pastorale di Šurkovac (Prijedor) e di Mahovljani (Laktaši) distrutti.
4. Molte case e beni materiali appartenenti ai cattolici sono stati danneggiati o distrutti. Questo comprende anche quelle abitazioni che di solito sono vuote perché i loro proprietari lavorano all'estero. Ma questo non incide in modo signi­ficativo perché solitamente vengono prese di mira le case dove la gente ci vive. Questo accade soprattutto a Bosanska Gradiška, Laktaši, Banja Luka, Prijedor, Sanski Most, Kotor Varoš, Mrkonjić Grad e Ključ.
5. Anche se nel contesto generale vi sono segnali di calma nella tempesta, nelle retrovie la legge della violenza è ancora usata troppo spesso! Questo sta creando un sentimento costante d'agitazione per un gran numero di persone, appartenenti alle minoranze etniche in queste regioni! Conoscendo la Sua posi­zione, così come quella del Governo della Repubblica Srpska, a riguardo del futuro di ogni cittadino di queste regioni dove abbiamo vissuto per secoli, mi appello con franchezza ancora una volta a Lei a nome dei miei fedeli oppressi perché con la Sua autorità, quando sia in grado di farlo, realizzi le Sue promesse cioè quei principi che l'Europa civilizzata ha proclamato e che Lei desidera sta­bilirei
La ringrazio per il Suo contributo, nel ripristinare la pace e la giustizia e nel ridare dignità ad ogni uomo!

 FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka

 Inviata per conoscenza a:
               1. Nunziatura Apostolica - Belgrado
               2. Segretaria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina - Sarajevo
               3. Segretaria della Conferenza Episcopale della Croazia - Zagabria

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Lettera al Primo Ministro della Repubblica Srpska, Dr. V. Lukić
(Prot. n. 213/94 del 20 maggio 1994) 

FATE QUALCOSA PER FERMARE LA VIOLENZA CONTRO I CATTOLICI

Egregio Signore!
Nella Sua lettera n. 01-214/94 del 21.04.1994 al Primo Ministro della Repub­blica Croata di Bosnia-Erzegovina, Dr. Jadranko Prlić, della quale mi ha spedito una copia, Lei ha scritto che, "malgrado i momenti difficili e le azioni di guerra ancora in atto, è nostro desiderio che ogni croato nella Repubblica Srpska sia davvero sicuro .... cosi richiedo che Voi presentiate dettagli e casi specifici dove la posizione dei Croati nella Repubblica Srpska è stata violata e che queste informazioni siano presentate al Governo della Repubblica Srpska così che possiamo intraprendere le necessarie misure".
Purtroppo gli eventi che si sono verificati recentemente sembrano indicare esattamente l'opposto. Metterò in evidenza alcuni esempi che illustrano chiara­mente la difficoltà e la posizione poco invidiabile dei croati che risiedono nel territorio della Repubblica Srpska.
1. Massacri, assassini, violenze
a) II 15 maggio alle 22.30 circa è stata attaccata la casa di proprietà di Anto Kuzek nel distretto di Kotor Varoš. La casa era occupata da Anto e Anica Kuzek. Durante l'attacco, persone non identificate sono entrate nell'abitazione. Anto ha ricevuto gravi ferite alla testa e alle braccia mentre Anica è stata ferita legger-mente.
b) Lo stesso giorno, alle 22.45 circa, ancora una volta nel distretto di Kotor Varoš, un attacco è stato subito dall'abitazione di Marijan Kljajić dove viveva con i suoi cinque familiari. Marijan, Kate e Mara Kljajić hanno subito violenze fisiche da parte di persone armate. Marijan e Kate hanno ricevuto gravi ferite alla testa mentre Mara è stata ferita lievemente. Gli aggressori hanno portato via il loro denaro ed i loro beni. Questa famiglia era stata attaccata e derubata già nel novembre dello scorso anno.
c) Circa venti giorni fa, Anto Anić è stato aggredito nella sua abitazione in via David Srbac a Banja Luka ed il suo corpo è stato mutilato. Gli aggressori lo hanno colpito alla testa ed hanno tagliato a piccoli pezzi il suo corpo.
d) Il 15 maggio di quest'anno, alle 21.00 circa, Zvonko Dujmenović è stato ucciso nella sua abitazione in via Majevička a Banja Luka. Sua moglie è in con­dizioni critiche ed in punto di morte a causa delle ferite che ha ricevuto durante l'aggressione. Zvonko era padre di tre bambini. Suo figlio Zoran è stato colpito alla testa. Secondo le notizie ricevute, Zvonko è stato colpito con una spranga di ferro usata anche per colpire la moglie.
2. Cattolici e campi lavoro - Mobilità
Nonostante le frequenti rassicurazioni che i Croati non verranno coinvolti nella guerra o in quelle regioni dove ci sono conflitti in corso e che essi saranno trattati umanamente nei campi lavoro, i fatti dimostrano esattamente il contrario.
Molti vengono mandati a scavare trincee nelle prime linee dove sono degra­dati in vario modo e la loro stessa vita è esposta quotidianamente al pericolo. Non è rado che anche i malati e gli anziani vengano trascinati nei campi di lavo­ro. Ancora una volta sottolineo che i miei fedeli non sono contro i campi lavoro che sono umani, fino ad un certo punto.
I frequenti raid sono un metodo per prelevare la gente dalle loro case senza alcuna spiegazione; spesso la famiglia non conosce dove i loro congiunti siano e come stiano.
Io ricevo ogni giorno reclami e racconti di dolore da parte di coloro che han­no subito umiliazioni durante il "lavoro obbligatorio".
Sono anche a conoscenza che molti dei miei fedeli sono stati obbligati ad arruolarsi nell'esercito della Repubblica Srpska, nonostante le varie dichiarazio­ni che le "autorità si occuperanno del problema dell'arruolamento dei Croati caso per caso e cercheranno adeguate soluzioni.
A questo proposito, il 27 aprile 1994, ho spedito al Ministro della Difesa della Repubblica Srpska, Gen. Kovačević, la comunicazione n. 146/94, della quale non ho fino ad ora ricevuto alcuna risposta.
3. Sfratti dagli appartamenti
Lo sfratto dei cattolici dagli appartamenti che hanno acquistato con il loro duro lavoro continua. Le assicuro che il problema non è quello di "razionalizzare la distribuzione delle abitazioni", motivo spesso adottato come giustificazione da parte delle autorità locali con l'assicurazione che nessuno sarà lasciato sulla strada. Il risultato di queste azioni: molte persone sono finite nelle strade ed anche i pochi rimasti nei loro appartamenti dovranno affrontare ben presto que­sto trattamento.
4. Saccheggio e confisca della proprietà privata
Non so se sia necessario fare menzione dei numerosi casi di furto, saccheggio oppure di confisca delle proprietà appartenenti ai cattolici. Questo ac­cade ogni giorno in tutti i comuni o, per meglio dire, in tutte le parrocchie della mia diocesi. La gente si considera fortunata se, durante i furti, non viene picchiata, mutilata o addirittura uccisa.
I nuovi arrivati sono stati accettati dai cattolici come vicini di casa con ango­scia ma è stata loro offerta assistenza, specialmente attraverso la Caritas della nostra Diocesi. Ora questi hanno iniziato a confiscare i boschi ed i campi dei loro vicini cattolici che sono stati minacciati e costretti a lasciare la "terra serba" ed a dirigersi verso il "loro Tuđman".
Sarei davvero pazzo di gioia se potessi scrivere al mondo intero che i catto­lici della Repubblica Srpska sono davvero "sicuri". Purtroppo questi incidenti sono soltanto un piccolo spaccato di ciò che vivono quotidianamente i miei fedeli.
Le scrivo nella convinzione che Lei non cambierà la Sua sensibilità umanistica e che farà qualcosa per fermare la violenza contro i cattolici che, come ben sa, non meritano questo tipo di trattamento. Come Le ho scritto, odo le urla di gente innocente caduta vittima dì tiranni che non hanno riguardo per niente e per nessu­no e che credono che la dignità ed i diritti degli uomini non valgano nulla.
Distinti saluti!

 FRANJO KOMARICA
Vescovo di Banja Luka
IVICA BOŽINOVIĆ
Cancelliere

 Inviata per conoscenza a:
               1. Presidente della Repubblica Srpska, Dr. R. Karadžić - Sarajevo
               2. Governo della Repubblica Croata di Bosnia-Erzegovina - Mestar
               3. Nunziatura Apostolica - Belgrado
               4. Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina - Sarajevo
               5. Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria

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Lettera al Ministro del Culto della Repubblica Srpska, Sig. Dragan Davidović
(Prot. n. 716A/94 del 28 dicembre 1994). 

POSSO SOLTANTO ESPRIMERE IL MIO STUPORE E RINCRESCIMENTO NEI CONFRONTI DELLA SUA LETTERA

Egregio Signore!
Ho ricevuto il Suo cosiddetto "Biglietto di Natale", cioè la Sua lettera numero 208/94 del 24 dicembre 1994. Essa serve come risposta ad un messaggio spe­dito da questo Ordinariato nel quale Le abbiamo chiesto di concretizzare le Sue promesse circa le garanzie e la protezione dei diritti e delle libertà religiose per i Cattolici della Repubblica Srpska per svolgere senza ostacoli le attività della Caritas della Diocesi di Banja Luka.
Esprimo la mia gratitudine per il fatto che Lei abbia risposto al mio messag­gio!
Nonostante ciò non posso far altro che esprimere il mio stupore e rammarico per il contenuto della Sua lettera.
Stupore perché non riesco a capire come abbia potuto confondere un pro­blema umanitario e religioso con questioni di politica ed esercito. Non posso credere che Lei si riferisca a me, Vescovo Cattolico, come ad un rappresentante politico o militare della Repubblica Croata. Lei mi scrive come se fossi respon­sabile delle decisioni in atto prese dai politici della Croazia e della Repubblica Croata di Bosnia-Erzegovina! Perché fa questo a me quando è a conoscenza di ciò che ho vissuto in questi tempi, sia come uomo che come Vescovo Cattolico di questa Diocesi, dove la Provvidenza di Dio ha voluto che vivessi i miei giorni? Nonostante avessi provato a rendere meno duri questi drammatici momenti per tutti i nostri abitanti per far sì che il male diminuisse e avessi usato tutto ciò che fosse in mio potere per contribuire alla convivenza pacifica tra i membri della Chiesa Cattolica e chi li circonda, compresi i Serbi (Ortodossi ed altri), anche con gli innumerevoli ostacoli postimi davanti, se Lei non è stato in grado di vede­re ciò, allora non c'è davvero nient'altro che io possa fare o dire per convincerLa. Il fatto che la maggioranza delle mie richieste non sia stata presa in considera­zione o, piuttosto, che la distruzione ed il male non siano ancora stati fermati non è certo colpa mia ma piuttosto delle responsabilità e delle azioni di molti altri "tiranni" di questo povero paese dominato dal male, dall'odio e dal peccato.
Io ho sperato e spero ancora che Lei, figura eminente del Governo in carica della Repubblica Srpska, sia in grado di distinguere quali siano i veri problemi affrontati dalla nostra gente in queste zone. Allo stesso tempo mi aspetto che Lei si occupi adeguatamente di loro, specialmente in quanto è Lei, e non io, come avrà notato, la persona che ha ricevuto questa particolare busta ed in quanto Lei saprà sicuramente chi si occupi, negli altri Governi, come quello della Repubbli­ca Croata di Bosnia-Erzegovina e della Repubblica Croata, dei nostri stessi compiti.
Il mio rammarico è provocato principalmente dagli eventi delle ultime setti­mane accaduti nelle zone di Grahovo e Glamoč. Sebbene non sia la prima volta che simili fatti accadono, come è a conoscenza, sia come uomo che come umanista per la fede (e non per ideologia o scelte politiche) ho sempre alzato la mia voce contro tutto il male, anche sulla stampa straniera (DT/KNA). "Il Vesco­vo intende protestare vivamente contro il Presidente della Croazia se sono fon­date le rivendicazioni fatte dai Serbi circa crimini commessi contro di loro da parte dei Croati." (Città del Vaticano, 20 dicembre 1994).
Provo un profondo rammarico perché la mia protesta ancora una volta non è stata diffusa pubblicamente come invece mi era stato assicurato sia da parte dei media sia da coloro che hanno maggior responsabilità nel farlo. Dio sa il perché ed è Lui che ci giudicherà per le nostre azioni o piuttosto per il nostro non-agire!
Il male non è diminuito né si sono evitati nuovi crimini, soprattutto contro coloro che non hanno alcuna relazione con chi altrove commette i crimini! Que­sto male che è stato inflitto ai cattolici di questa zona nelle più svariate forme, sta continuando da due anni e mezzo, nonostante la nostra assoluta "pacificità", e non può essere in alcun modo giustificato da chi possiede l'autorità o piuttosto da coloro che arbitrariamente sì considerano responsabili dei fondamentali diritti umani. Siamo continuamente attaccati da entrambi i lati; non abbiamo una terza persona a cui rivolgerci per ottenere giustizia e poter dire - come Cristo - a coloro che ci attaccano:" Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?" (Gv 18,23).
Ancora una volta esprimo il mio rammarico (e non lamento!) per il fatto che il Suo comportamento nei miei confronti è come quello del lupo con l'agnello della famosa favola. Mentre io ho tentato in molte occasioni di organizzare un incontro con Lei o con i Suoi delegati, sia tramite richieste scritte che verbali, attraverso il signor Jovo Turanjanin, Suo delegato qui a Banja Luka, non solo non ho mai ricevuto una Sua risposta alle mie richieste, nonostante sia stato in città, ma mi ha addirittura fatto sapere che "è offeso perché non ho trovato il tempo per ri­spondere alla Sua offerta"! Qualsiasi altro commento sarebbe ridicolo!
Esprimo anche il mio rammarico per l'ultima parte della Sua lettera dove mi accusa dei peccati di qualcun altro e mi giudica senza alcuna ragione! In nome di Dio, è questa la libertà di religione, è questa la libertà della Repubblica Srpska per permetterci di compiere indisturbati i nostri doveri pastorali nella Chiesa Cattolica di Roma in questa zona?! Non posso credere che questa sia la posizione ufficiale del Governo della Repubblica Srpska! Se fosse vero, Dio non voglia, la situazione per i cattolici di questa zona sarebbe addirittura peggiore di quella dei periodi più neri quando i Cristiani erano oppressi dall'Impero Turco o più recentemente da parte del Regime Anti-Ecclesiale ed Anti-Religioso!
Credo che questo "biglietto di Natale" sia stato scritto per ordine di qualcuno e sembrerebbe che quella particolare persona non desideri alcun bene né per i Cattolici, né per Lei. E' un vero peccato per Lei, signor Davidović, che questo biglietto sia archiviato ufficialmente sotto forma di "biglietto di Natale" per i Catto­lici locali che sono particolarmente pacifici come è stato spesso mostrato e riconosciuto anche dai rappresentanti dei Serbi Ortodossi della Repubblica Srpska.
Comunque, non desidero considerare il Suo "biglietto" come l'introduzione all'ultimo atto dei tormenti fisici e psicologici per la nostra gente che si era riunita la mattina di Natale per celebrare la Messa e l'amore di Dio. Ciò che è stato fatto a questi innocenti quel giorno da parte della polizia e dell'esercito della Repubbli­ca Srpska non è solo triste ma completamente inammissibile perché mostra il lato fascista del Regime che sta distruggendo la nostra gente e il nostro futuro!
In seguito ai miei numerosi appelli, per non menzionare tutte le mie richieste per fermare il genocidio nei nostri confronti, tutti quanti vani, non sono più sicuro che ci sia una persona in questo Paese alla quale possa rivolgermi per chiedere almeno i nostri diritti fondamentali e la protezione della nostra vita e delle nostre proprietà!
In conclusione cosa posso dire ancora se non: faccia ciò che può, sempre che Dio lo permetta!
Se mi è possibile Le augurerei una cosa: possa lo Spirito Santo illuminare la Sua mente affinchè possa fare il bene di tutti! Desidero la stessa cosa per me!
Distinti saluti!

 Franjo Komarica,
Vescovo di Banja Luka

 Inviata per conoscenza a:
               1. Primo Ministro della Repubblica Srpska - Pale
               2. Vescovo Ortodosso di Zvornik-Tuzla, signor Vasilije - Bijeljina
               3. Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina - Sarajevo

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Lettera al Centro per la Sicurezza Pubblica e per il Comandante del I Corpo d'Armata di Krajina a Banja Luka
(Prot. n. 300/95 del 4 maggio 1995)

 PROTESTO ANCOR PIÙ' ENERGICAMENTE CONTRO I GRAVI CRIMINI COMMESSI CONTRO IL CLERO CATTOLICO RESIDUO E LE LORO PROPRIETÀ

Egregi Signori!
A seguito della nostra recente conversazione telefonica nella quale Vi ho informato sul rapimento forzato occorso questo pomeriggio alle suore cattoliche degli antichi conventi dì Bosanski Aleksandrovac e Nova Topola, Vi ripeto ciò che è avvenuto in forma scritta. Siete ben consapevoli della drammatica situa­zione vissuta dalle monache in questi due conventi dal 1992 ad oggi, situazione che, per il vostro intervento, si è calmata piuttosto tardi.
L'ultimo atto di violenza contro queste del tutto innocenti suore, la maggior parte delle quali molto anziane, ha turbato seriamente la popolazione cattolica dell'intera regione. Ho paura che questo porti conseguenze negative non solo per noi (cattolici rimasti ancora nella zona) ma anche per le attuali autorità. Per­ciò esprimo la mia più energica protesta per questa grave atrocità contro le suore cattoliche e le loro proprietà (gli antichi conventi) mentre io mi impegno a prendere tutte le misure atte a proteggere quelle persone serbo-ortodosse non in grado di proteggersi che provengono dalla Slavonia occidentale chiedo che anche ad esse siano garantiti da parte delle autorità e delle istituzioni i diritti umani e civili fondamentali e la libertà, inclusi il diritto alla vita, ad una casa, alla proprietà, ad una patria.
Allo stesso tempo i cattolici della mia diocesi, delle zone di Banja Luka e di Bosanska Gradiška, devono affrontare anche nemici e minacce più grandi nei confronti delle nostre vite e proprietà. Siamo stati banditi dalle nostre antiche terre, noi che non abbiamo creato alcun problema a nessuno.
Mi aspetto che prendiate in modo efficace misure adeguate per la protezione della vita e delle proprietà di tutti i cittadini della Repubblica Srpska tra i quali ci siamo noi cattolici, i croati ed altri ancora. Vi chiediamo di fare tutto quello che potete per fermare la violenza e per prevenire qualsiasi altra malvagità.
               Distinti saluti!

 Franjo Komarica
Vescovo di Banja Luka

 Inviata per conoscenza a:
               1. Ministro del Culto della Repubblica Srpska
               2. Quartier Generale dell'Esercito della Repubblica Srpska - Pale
               3. Ministro dell'Interno della Repubblica Srpska - Pale
               4. Nunziatura Apostolica - Sarajevo (Roma)

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Lettera al Ministro del Culto della Repubblica Srpska, Mr. Dragan Davidović
(Prot. n. 303/95 del 5 maggio 1995)

 PERMETTETECI DI ACCEDERE AI NOSTRI CONVENTI DI NOVA TOPOLA E BOSANSKI ALEKSANDROVAC

Egregio Signore!
L'ho già informata circa il rapimento forzato delle suore dai loro antichi con­venti di Bosanski Aleksandrovac e Nova Topola. Oggi abbiamo scoperto, trami­te una telefonata con il Sig. Vesić, capo della polizia di Bosanska Gradiška, che "Le suore dei due conventi sono state portate da alcuni gruppi di persone al ponte che attraversa il fiume Sava e mandate a piedi dall'altra parte, nella Re­pubblica Croata. Non sono state trattate male. La polizia di Bosanska Gradiška ha tentato di bloccare questo ma senza successo. Comunque siamo a cono­scenza che il convento di Nova Topola è usato come casa per rifugiati, anziani, malati e tutti coloro che hanno il permesso delle autorità locali. Non siamo a conoscenza di ciò che è accaduto al convento di Bosanski Aleksandrovac".
Le autorità locali hanno reso noto che "non è consigliabile" che io personal­mente e qualcuno dei miei sacerdoti "proviamo a visitare i due conventi".
In un dialogo con il Suo deputato, sig. J. Turanjanin, ho riferito la complessità e le possibili ripercussioni di questo incidente. Il modo in cui questo &egra