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VI -
AI POLITICI LOCALI
Lettera
al Sindaco di Banja Luka, Signor P. Radić
(Prot. n. 450/92 del 15 giugno 1992)
NUOVA
AGGRESSIONE ARMATA AL CENTRO CATTOLICO COMUNITARIO DI ASSISTENZA
SPIRITUALE NELLA PARROCCHIA DI BANJA LUKA - BUDŽAK
Egregio
Signor Sindaco,
E' con grande afflizione e preoccupazione che mi vedo costretto
a rivolgermi nuovamente a Lei quale massima autorità nel
nostro Comune di Banja Luka per difendere dal pericolo di morte
i collaboratori pastorali della fede e preservare i beni di proprietà
della Chiesa cattolica.
Le rimetto in allegato un rapporto del parroco Rev. Karlo Višaticki
sulla ormai terza aggressione armata alla sua persona, al personale
della parrocchia ed alla proprietà della parrocchia di Banja
Luka - Budžak.
A suo tempo ebbi a pregarLa di fare per parte Sua in modo che gli
Organi ufficiali preposti alla protezione delle persone e degli
edifici di Comunità religiose intervengano o sia permesso
ai fedeli di difendersi legalmente per proprio conto. Lei ebbe a
dirmi che era da preferire che ciò venisse assicurato dagli
appositi incaricati, al qual riguardo mi trovai consenziente. Stante
le ripetute aggressioni a complessi religiosi ed a collaboratori
della Chiesa cattolica, si riporta l'impressione che ciò
che è stato da Lei richiesto e disposto non viene attuato.
Ora, cosa dobbiamo fare per difenderci dalla sventura di maggiori
ed imprevedibili conseguenze per la nostra città e per la
rispettiva Comunità?
Riceviamo tra l'altro informazioni che, in forza di una qualche
disposizione degli Uffici od Istituzioni del nostro Comune (sono
convinto che è stato certo a Sua insaputa e senza la Sua
autorizzazione) sono previsti l'abbattimento, la messa fuori uso
o la distruzione sul nostro territorio comunale di 700 (diconsi
settecento) edifici?!! Lei certamente sa che alcuni edifici religiosi
della Chiesa cattolica sono già bersaglio d'aggressioni distruttive
da parte di gruppi o di singoli malfattori. Quest'ultimo increscioso
misfatto alla vigilia della solenne ricorrenza cattolica della
SS. Trinità e delle festività della Cresima nella
parrocchia di Banja Luka - Budžak ha molto amareggiato quei parrocchiani
ed i cattolici di tutta la regione.
Signor Sindaco, dobbiamo con tutte le forze della ragione salvaguardare
la pace che, nelle file della popolazione cattolica di quel rione
cittadino, è profondamente scossa.
La prego di concedermi al più presto l'opportunità
di un colloquio con Lei. La comunità dei fedeli della parrocchia
di Banja Luka - Budžak lo auspica e se lo aspetta..
La ringrazio anticipatamente per tutto quello che Lei farà
perché cessi una buona volta la furiosa, disumana persecuzione delle
persone e della Comunità della Chiesa cattolica nella nostra
città.
La saluto con rispetto!
Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
Allegato:
rapporto del parroco sull'aggressione armata
Lettera
ai presidii di Polizia a Banja Luka ed a Bosanska Gradiška
(Prot. Nr. 495/92 del 6 luglio 1992)
SEQUESTRO
DEL PARROCO DI NOVA TOPOLA, REV. R. GRGIĆ, BESTIALI SEVIZIE ALLE
SUORE CATTOLICHE ED ATTENTATO AL PATRIMONIO NEL CONVENTO DI NOVA
TOPOLA
Ancorché
la questione sia Loro nota sulla scorta dei nostri ripetuti interventi
verbali dell'ultimo periodo, essa non è stata finora né chiarita,
né risolta. Mi trovo perciò costretto a rivolgermi a Loro
per iscritto, chiedendo che sia ricercato il religioso ammalato
che è stato sequestrato e sia disposto che gli Organi competenti
in materia di quiete e di ordine pubblico adottino ogni misura possibile
per la sicurezza delle suore e dei loro beni nel convento di Nova
Topola.
Per memoria, ecco qui il riepilogo dei dolorosi episodi nella parrocchia
e nel convento di Nova Topola:
1. Verso le 9.20 del 16 giugno, quattro sconosciuti armati hanno
rapito, nell'Ufficio parrocchiale di Nova Topola, il parroco Ratko
Grgić, deportandolo verso il paese di Laminci. A riscontro dell'interessamento
da me interposto lo stesso giorno presso il posto di Polizia di
Nova Topola e presso il sindaco di Bosanska Gradiška, Signor Nebojša
Ivaštanin, mi e stato precisato che agli Organi ufficiali del Comune
non risultava alcun motivo a giustificazione dell'arresto e dell'allontanamento
del parroco. Mi è stata data contestuale assicurazione che
sarebbe stato fatto immediatamente di tutto per ritrovare il parroco
sequestrato e riportarlo a casa, dando in pari tempo incarico ai
funzionari del posto di Polizia responsabili della sicurezza pubblica
di sovrintendere ancora meglio alla sicurezza delle suore del convento,
comprensibilmente angustiate per la sparizione del parroco.
2. La sera dello stesso giorno, verso le ore 22, il medesimo quartetto
armato ha fatto violenta irruzione nel convento. Gli incursori pretesero
che tutte le suore (22), in gran parte donne anziane fra gli 80
e i 90 anni, si recassero in un locale. Lì cominciarono a
maltrattare le suore, prima tutte assieme, poi singolarmente, con
armi, mani, ingiurie e parole oscene. In particolare si sono scagliati
in modo sadico e molto brutale su alcune suore più giovani,
tanto bestialmente da meritare la più assoluta condanna!
Negli annali della secolare storia della Chiesa cattolica in questa
regione mai si è registrato misfatto tanto inaudito!
Quei disumani maltrattamenti delle suore innocenti ed indifese e
lo sfogo su di esse di biechi istinti durarono fino alle 4.30 del
mattino seguente! Nel frattempo non si è fatta viva alcuna
pattuglia della Polizia malgrado le disposizioni di servizio date
ai funzionari.
Verso la sera di quel 17 giugno, subito dopo aver appreso il grave
fatto, ho provveduto ad informare di quel brutale e scellerato delitto
gli Organi competenti per la sicurezza pubblica in Banja Luka, Nova
Topola e Bosanska Gradiška. Venne nuovamente assicurata una più
stretta protezione per le Suore e per il convento. E' da rammentare
che le suore versarono in grave stato di shock e che alcune di esse
hanno riportato danni psicofisici.
Nella stessa notte, dopo esservi penetrati con violenza, sono stati
devastati e saccheggiati l'ufficio parrocchiale ed il domicilio
del parroco di Nova Topola.
3. Malgrado le assicurazioni date, nella notte del 22 giugno, ignoti
hanno fatto irruzione nel cortile del convento, hanno scassinato
ed rimosso il chiusino della cisterna dell'olio combustibile per
il riscaldamento centrale, asportando quello che era rimasto dopo
il prelievo di maggiore quantitativo effettuato alcuni giorni prima
dai funzionari del posto di Polizia di Bosanska Gradiška.
4. Nella notte del 27 giugno, uno o più malfattori ignoti
hanno incendiato il fabbricato rurale del convento (con le stalle
per le mucche, i maiali e gli animali da cortile), mandando in fumo
una grande quantità di fieno e di legna da ardere.
In merito a questi delittuosi eccessi Loro dispongono delle comunicazioni
dei rispettivi collaboratori, dal momento che noi li abbiamo ripetutamente
informati in via verbale.
Poiché nella mia qualità di dignitario ecclesiastico sono
responsabile della vita e dei beni di queste suore e del parroco,
devo richiamare la Vostra attenzione sul fatto che, fino a questo
momento, non dispongo di alcun elemento concreto in merito agli
accertamenti degli Uffici di Polizia di Bosanska Gradiška e di Banja
Luka circa il destino del parroco Grgić e le prospettive di sicurezza
per le suore di Nova Topola che lì si sono succedute da ormai
oltre 100 anni nei quotidiani rapporti di vita e di lavoro con
la locale popolazione, in spirito di pace e di concordia.
Vi prego perciò, stimati destinatari di questo mio scritto,
di riservarmi adeguate indicazioni sul da farsi da parte mia per
le suore ed il parroco Grgić.
Rimango in attesa di una Vostra risposta!
Franjo
Komarica,
Vescovo di Banja Luka
Inviala
per conoscenza a:
- Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina
- Sarajevo
- Nunziatura Apostolica - Belgrado
- Segretariato della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria
Lettera
alle Autorità di Polizia e Militari in Banja Luka
(Prot. n. 523/92 del 22 luglio 1992)
AGGRESSIONE
ARMATA AL CONVENTO DI SUORE "MARJANOVAC" A BOSANSKI ALEKSANDROVAC
Da quanto
ci comunica la superiora del convento "Marijanovac" in
Bosanski Aleksandrovac, si. Maristella Hećimović, nella notte del
22 luglio - da mezzanotte e trenta alle una e successivamente attorno
alle tre - è stato compiuto un attacco armato con arma da
fuoco leggera sul convento e sulla chiesa di S. Giovanni Battista
in Bosanski Aleksandrovac.
Numerosi colpi hanno centrato la facciata ed il tetto del convento
e della chiesa ed alcuni hanno mandato a pezzi le finestre delle
camere delle suore mettendo per conseguenza in pericolo la vita
di quelle attempate Sorelle.
Poiché non lontano dal convento, lungo la strada provinciale di
Banja Luka - Bosanska Gradiška, è situata una postazione
di Polizia, gli uomini di servizio hanno certamente potuto sentire
e vedere tutto e dare notizia del brutale attentato alle autorità
civili e militari.
Preghiamo nuovamente Loro di agire con risolutezza, così
da evitare che si verifichino ancora più tragici attacchi
a questa antica Istituzione della Chiesa cattolica, Istituzione
che non reca male a nessuno, ma ha bensì aiutato ed aiuta
assiduamente e nelle più diverse forme numerose persone,
vuoi abitanti del posto, vuoi provenienti dall'esterno.
Con giusta ragione, ci attendiamo che nel contesto del Comune di
Laktaši vengano garantiti ordine e legalità per tutti, anche
per noi cattolici e per le suore del convento - "Marijanovac"
di Bosanska Gradiška. - fin troppo spesso attaccato.
Rispettosamente!
Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Sindaco di Banja Luka, Signor P. Radić
(Prot. n. 552/92 del 3 agosto 1992)
CRESCENTE
DISCRIMINAZIONE GIURIDICA E FUTURO SEMPRE PIU' INCERTO PER LA COMPONENTE
CATTOLICA DELLA POPOLAZIONE DI BANJA LUKA
Egregio
Signor Sindaco,
E' trascorso ormai un mese e mezzo da quando Le ho rivolto la preghiera
di un colloquio sull'attuale situazione dei fedeli cattolici sul
territorio del nostro Comune. La ringrazio per avermi ora dato
la possibilità di incontrarmi personalmente con Lei, così
da esporLe, nella sua qualità di massimo esponente del nostro
Comune, tutta la gravita delle problematiche relative al presente
ed al futuro dei Cattolici.
Nel mese e mezzo trascorso la situazione è complessivamente
peggiorata, malgrado il Suo impegno nel reagire contro le devianze
anarchiche di singoli e di gruppi armati. Come certamente saprà,
tutto questo tempo ha visto la Chiesa cattolica, in città
e nel nostro Comune, impegnata a preservare la fragile pace, tanto
nelle file dei propri fedeli, quanto sull'intero territorio fra
i nostri amati concittadini e vicini. Credo che certamente non
ignori neppure le molte provocazioni, angherie e violazioni a danno
dei beni e della vita dei nostri fedeli cattolici. Da quanto mi
risulta non vi sono però mai state ritorsioni per le ingiustizie
subite. Sia ringraziato Dio! Ci sono però molte questioni
scottanti, delle quali Lei è probabilmente a conoscenza,
questioni per le quali, indipendentemente da tutte le incombenze
politiche e di altro tipo, dobbiamo cercare soluzioni soddisfacenti
e di non breve periodo. Quanto affermo trova corrispondenza nella
Sua lodevole dichiarazione che io ho appreso e nella quale Lei
ha affermato che, fin tanto che Lei rivestirà l'attuale posizione,
si adopererà che le Sue parole trovino ascolto e vengano
considerate. Nella sicura consapevolezza del Suo impegno umanitario
verso tutte le persone che Le sono affidate e rientrano nella Sua
sfera di competenza, sono certo che Lei presterà attenzione
anche ai problemi di seguito esposti, che per sottoporLe a nome
dei Fedeli cattolici nel nostro Comune di Banja Luka, e che Lei
avrà cura di risolvere in modo soddisfacente.
1. Nei due mesi trascorsi, si sono registrate sempre più
frequenti minacce per la vita dei sacerdoti, dei religiosi e delle
suore (è il caso del parroco di Budžak, dei conventuali di
Petrićevac, delle suore del convento in Via Martićeva).
2. Si sono fatti più frequenti i danneggiamenti e le profanazioni
di edifici religiosi e di culto (vedasi il centro pastorale di
Budžak per ben quattro volte, il convento Petrićevac; quindi il
convento delle suore, la chiesa parrocchiale ed i garages degli
uffici parrocchiali, tutti in Via Martićeva; colpi di arma da fuoco
sulla torre campanaria della cattedrale).
3. Ci sono state, al di fuori di una presumibile ordinanza, le arbitrarie
perquisizioni d'immobili religiosi (il centro pastorale di Budžak,
il convento di Petrićevac, il convento dei Trappisti, l'Ordinariato
Diocesano ed il palazzo vescovile, i locali della Caritas).
4. Sono stati rubati medicinali e materiale sanitario procurati
tramite la Caritas internazionale e destinati alle Istituzioni
sanitarie di Banja Luka e dell'intera regione.
5. E' stato reso impossibile il lavoro della Caritas diocesana a
causa del sequestro di otto autocarri che servivano per il trasporto
di medicinali e di generi alimentari.
6. E' stato angariato il personale della Caritas e quanti (parecchie
centinaia) la Caritas intendeva aiutare a lasciare in maniera legale
Banja Luka (profughi, studenti, ammalati, lavoratori con rapporti
d'impiego all'estero).
7. E' stato bocciato un contratto ormai concluso tra l'Ordinariato
Diocesano, il Comune e l'impresa edile "Vrbas" di Laktaši
per la costruzione di un edificio della Caritas nell'invaso di una
preesistente costruzione, su un fondo di proprietà dell'Ordinariato
Diocesano in Via Martićeva.
Devo inoltre constatare, assieme a molti membri della chiesa cattolica
in questo Comune, che ad un grande numero di tali fedeli sono stati
lesi o temporaneamente sottratti determinati diritti umani fondamentali
e la libertà personale. Si tratta delle seguenti violazioni
di legge:
1. Violazione del diritto all'equiparazione, senza discriminazione
d'etnia e di fede religiosa;
2. Violazione del diritto alla vita ed ai beni necessari al sostentamento
personale;
3. Violazione del diritto al lavoro ed alla giusta ripartizione
dei frutti del lavoro (più del 90% dei cattolici sono stati
licenziati);
4. Violazione del diritto alla proprietà privata;
5. Violazione ed insidie alla libertà di coscienza e violazione
del diritto alla libertà di pensiero e di parola;
6. Violazione del diritto all'inviolabilità della persona;
7. Violazione del diritto alla libera scelta della professione;
8. Violazione del diritto all'educazione ed alla formazione dei
propri figli;
9. Violazione del diritto d'associazione e di partecipazione alla
vita pubblica e sociale;
10. Violazione del diritto alla reputazione personale.
In merito a molti dei punti sopra esposti abbiamo abbondanti elementi
di prova; per alcuni punti specifici (diritto al lavoro, alla libertà
di coscienza, alla proprietà privata, all'educazione ed
alla formazione dei figli) ne abbiamo nostro malgrado fin troppi!
Questa sostanziale discriminazione di atteggiamento verso la componente
cattolica della nostra popolazione, componente per la maggior parte
Croata (in concorso con Ucraini, Sloveni, Italiani, Austriaci, Cechi
ed altri) ha generato forti squilibri sociali e comprensibile disagio,
malgrado la spiccata indole pacifica nell'agire e nel comportarsi
di queste persone. A fronte delle nostre esortazioni, instancabilmente
pronunciate in tutti gli incontri religiosi, volte a convincere
che ci si deve comportare cristianamente e che non si può
ripagare il torto subito con la stessa moneta, i nostri fedeli si
attendono da noi, loro guide spirituali, maggiore aiuto e protezione.
Poiché le strutture politiche del popolo croato sono impedite ad
agire, la gente viene dal Vescovo e si aspettano che egli provveda
per più di 2800 licenziati dal loro posto di lavoro dimostrabilmente
per motivi di coscienza o per renitenza alla leva. Dietro queste
persone stanno - come esse stesse assicurano - più di 12.000
componenti familiari, socialmente del tutto indigenti!
Signor Sindaco, non Le è né possibile né lecito sorvolare
su questa penosa quanto grave circostanza, tralasciando di far sì
che a queste persone tanto provate venga incontro una positiva soluzione!
La maggior parte di queste persone, cattolici in condizioni assolutamente
precarie dal punto di vista della sopravvivenza, non intende replicare
a tutte queste azioni arbitrarie con la ribellione, ma, come ben
si dimostra, cercano di eludere la crescente anarchia andandosene
definitivamente, Signor Sindaco, quale guida spirituale di tutti
i cattolici nel nostro Comune (sono in oltre 30.000), devo richiamare
la Sua attenzione, come quella di tutti gli Organi istituzionali
del nostro Comune tenuti alla tutela ed al rispetto di tutti i diritti
fondamentali dei nostri cittadini, sul fatto che ciò che
sta succedendo attualmente con i cattolici (riguardo agli altri
non sono autorizzato a fare dichiarazioni) equivale ad una vera
e propria forma di razzismo e a una sorta di genocidio! Costretti
ad abbandonare i posti dove per secoli sono stati di casa, i cattolici
interpretano ciò come una cacciata della Chiesa cattolica
da questa città, una città ove essi sono sempre riusciti
a tirare avanti nei tempi duri della dominazione turca e nella quale
essi hanno concorso costruttivamente, civilmente e culturalmente
allo sviluppo dell'intera regione.
Questo è, allo stato attuale, un problema di grossa e grave
portata, che deve essere positivamente risolto! Sono convinto che
Lei e, con Lei, molte altre persone lungimiranti e responsabili
in questa città ed in questa regione faranno tutto ciò
che è nelle loro forze, affinché l'incubo che angoscia i
cattolici del nostro Comune rientri il più presto possibile.
Mi permetto di porLe ancora alcune domande:
- Cosa progetta Lei e cosa si ha in animo di fare nel prossimo futuro
riguardo ai cattolici croati e non?
- Quali diritti si intende garantire al proposito?
- Quale massimo esponente civile del nostro Comune, può Lei
organizzare un sollecito colloquio collegiale con i rappresentanti
della Chiesa cattolica, le altre Istituzioni del popolo croato (ed
ucraino) ed autorevoli rappresentanti di altre Istituzioni responsabili
del nostro Comune?
- Cosa ci sarebbe da fare da parte nostra, da parte mia quale Vescovo,
da parte dei sacerdoti, dei religiosi e delle suore e da parte di
tutti i fedeli appartenenti alla Chiesa cattolica, perché si possa
contribuire ad una soluzione ragionevole, soddisfacente per tutti,
dei molti problemi che attualmente ci opprimono?
Nella speranza che Lei abbia ben compreso il nostro travaglio, ma
anche il nostro sincero desiderio di concorrere assieme a Lei nella
soluzione di tutti i problemi che angustiano la popolazione della
nostra città, Le esprimo il mio grazie e La saluto, pure
a nome delle molte persone che mi pregano di rappresentarle presso
di Lei!
Franjo
Komarica
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza a:
- Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina
- Sarajevo
-Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria
- Nunziatura Apostolica - Belgrado
Lettera
al Sindaco Di Prnjavor, Nemanja Vesić
(3 agosto 1992)
FERMATE
LA VIOLENZA CONTRO I MEMBRI DELLA CHIESA CATTOLICA E LE SUE PROPRIETA'
NELLA MUNICIPALITA' DI PRNJAVOR
Signor
Sindaco!
Come guida della Chiesa cattolica nella regione di Bosanska Krajina,
ho avuto diversi incontri con le autorità civili e militari
di più alto livello di Banja Luka e della Bosanska Krajina,
per quanto riguarda i problemi che fronteggiano ogni giorno e la
volontà di contribuire, come credenti, a raffreddare le passioni
infuocate nella speranza di mantenere la pace in queste zone. Con
questo intento e in collaborazione con altre comunità religiose,
abbiamo cercato di essere attivi sul campo, dove, nonostante le
condizioni di pace, si può sentire molta paura e tensione.
Posso dire con soddisfazione e gioia che, come è stato riconosciuto
dalle più alte autorità civili e militari, i cattolici
in queste regioni non stanno creando alcun problema contro una convivenza
pacifica. Questo è vero per i cattolici e per le loro guide
religiose in tutta la regione.
Allo stesso tempo, queste stesse autorità ci hanno assicurato
che proteggeranno i nostri diritti, la nostra sicurezza e tutte
le proprietà della Chiesa cattolica.
Sono stato quindi preso ancor più alla sprovvista dalla violenza
contro i miei fedeli, i sacerdoti e le proprietà ecclesiali
che si è verificata nella nostra regione. Gli ultimi esempi
sono la demolizione della chiesa greco-cattolica a Prnjavor, della
chiesa romano-cattolica a Kulaši, l'irruzione violenta nella chiesa
secondaria di Štivor e la confisca dell'automobile del parroco
di Prnjavor.
Ancor più sorprendente è l'indifferenza mostrata dal
corpo di Polizia nel tentativo di risolvere questi crimini e di
assicurare i colpevoli alla giustizia. Per quanto riguarda la demolizione
della chiesa a Kulaši, la Polizia ha addirittura minacciato il prete
che denunciò loro l'accaduto (!).
Io Le chiedo, "Che cosa hanno fatto i fedeli e le guide religiose
del suo comune per meritarsi questo trattamento? Che cosa possiamo
aspettarci da queste persone dopo questi incidenti? Ci sarà
un'altra forte ondata di distruzione e di espulsioni? Cosa stanno
facendo le autorità ufficiali per calmare queste persone?"
Ci piacerebbe credere che gli incidenti citati non siano stati concordati
con la Polizia delle attuali autorità, ma che siano state
azioni di singoli individui e bande irresponsabili. Così
come ci aspettiamo giustamente che gli stessi corpi di Polizia
prendano concrete iniziative per trovare e punire i colpevoli di
questi eventi e di altri simili e che questi crimini siano prevenuti
con misure legislative attuabili. Se queste regioni vedranno una
situazione giusta, e dovranno vederla, le sue fondamenta dovranno
essere poste ora. Questa forma di anarchia non giova a nessuno.
Come persona di responsabilità, non è necessario che
Le spieghi le enormi ripercussioni che questi eventi possono avere
per il futuro della nostra esistenza comune in queste regioni.
Per questo motivo invio a Lei e ad altre personalità ufficiali
questo appello e mi aspetto da Lei azioni concrete in virtù
della posizione che Lei occupa e della responsabilità che
ne consegue. Sono convinto che Lei vorrà provare e sarà
in grado di raggiungere una soluzione a questi problemi per conto
delle persone che rappresenta.
Rispettosamente!
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza a:
- Polizia di pubblica sicurezza - Banja Luka
- Nunziatura Apostolica - Belgrado
- Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia Erzegovina
- Sarajevo
- Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria
Lettera
al Sindaco di Bosanska Gradiška, Sig. Nebojša Ivaštanin
(Prot. n. 566/92 del 7 agosto 1992)
ESPULSIONE
FORZATA DALLE AUTORITA' MUNICIPALI DEI CATTOLICI DELLA PARROCCHIA
DI DOLINA
Signor
Sindaco!
Ho ricevuto una nota ufficiale secondo la quale il 5 agosto 1992
un consistente gruppo dì Polizia militare appartenente all'unità
territoriale di Bosanska Gradiška ha ispezionato tutti e tre i villaggi
della parrocchia di Dolina: Gornja Dolina, Donja Dolina e Novo Selo.
In quest'occasione comunicarono alla popolazione locale un ultimatum
secondo il quale doveva immediatamente lasciare questa regione e
non più tardi del primo di settembre in quanto questa deveva
risultare una zona etnicamente pulita. È stato inoltre loro
detto che se non avessero utilizzato questa possibilità
per andarsene sani e salvi attraverso il ponte sul fiume Sava, sarebbero
stati gettati nel fiume. Ad alcuni di loro fu ordinato di redigere
una lista delle cose che avevano in casa e di preparare la loro
evacuazione.
La stessa nota stabiliva che se non si fosse agito immediatamente,
qualcosa di orribile sarebbe successo a questa gente. Il mio intervento
si è quindi reso necessario.
Poiché non sono stato in grado di contattarla, nonostante l'incontro
programmato per discutere di questo problema, dopo la mia visita
a Dolina ho potuto incontrare solo il segretario del Comune di
Bosanska Gradiška, signor Dušan Radić. Egli mi disse che il Consiglio
Municipale di Bosanska Gradiška non aveva nessun regolamento secondo
il quale qualcuno poteva legittimamente attuare un tentativo cosi
mostruoso di espellere una parrocchia intera da queste regioni
nelle quali ha sopravvissuto per secoli.
Sono stato testimone delle molte ingiustizie vissute dalla popolazione
cattolica della parrocchia di Dolina durante questa guerra e non
sono quindi sorpreso che questa minaccia abbia creato così
tanta inquietudine fra la gente. Caro signor Sindaco, io mi aspetto
quindi da Lei, in quanto persona più responsabile in questa
municipalità, che entro il 10 agosto 1992 fornisca una dichiarazione
dal più alto livello del suo consiglio secondo la quale questo
ultimatum relativo ai detti residenti nella parrocchia di Dolina
sia ritenuto non valido e che non possa essere definito in nessun
altro modo se non come un atto fascista indegno per il nostro tempo
e per le nostre regioni e che non può essere approvato né
da noi né da tutto il mondo civile.
Io mi aspetto da Lei una risposta ufficiale, così potrò
fornirla al gen. Talić, comandante del 1° Corpo d'Armata della Krajina,
il quale mi ha chiesto personalmente di calmare la situazione fra
i miei fedeli ovunque si renda necessario.
Con rispetto!
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza a:
- Polizia di pubblica sicurezza - Banja Luka
- Nunziatura Apostolica - Belgrado
- Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia Erzegovina
- Sarajevo
- Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria
Lettera
al Generale Momir Talić, comandante del 1° Corpo d'Armata della
Krajina
(Prot. n. 623/92 del 22 agosto 1992)
FERMATE
QUALSIASI ULTERIORE CRIMINE CONTRO I CATTOLICI NELLA ZONA DI LJUBIJA
(MUNICIPALITA' DI PRIJEDOR)!
Comandante!
Come probabilmente sarà stato informato dal Suo rappresentante,
colonnello Vojinović, dall'incontro tenutosi il 21 agosto 1992
a Ljubija con i rappresentanti delle autorità civili, signori
Đoko Taranjac e Milenko Jelisavac, con il parroco Šurkovac, frate
Josip Božić e con il sottoscritto vescovo di Banja Luka, è
risultato che più di 500 fedeli della parrocchia di Šurkovac,
vicino a Giubija sono stati costretti ad un'evacuazione "volontaria"
(!).
II colonnello Vojinović allora ha spiegato chiaramente la sua posizione
contro ogni evacuazione, specialmente forzata, e la delegazione
di Giubija-Šurkovac ha richiesto che un altro incontro sia realizzato
al più presto per discutere di questo problema. All'incontro
potrebbe partecipare Lei o il Suo rappresentante colonnello Arsić,
il capo della Polizia, il signor Drljača comandante del battaglione
di Bilbija, il sindaco dottor Stakić, il comandante della stazione
di Polizia di Ljubija signor Bajić e i signori Taranjac e Jelisavac.
Mi hanno chiesto dì venire oggi e di spiegare alla gente
che ha già iniziato ad andarsene di rimanere nelle loro case
e che le autorità civili e militari avrebbero fatto qualsiasi
cosa per garantire loro completa sicurezza.
All'incontro di oggi i due rappresentanti delle autorità
civili di Ljubija non si sono visti (mi è stato detto che
avevano paura della gente del loro stesso gruppo etnico). Comunque
c'erano circa 200 persone molto spaventate e preoccupate per il
loro futuro. Da tre mesi non possono dormire nelle loro case a causa
dei continui spari sulle loro abitazioni da parte di persone in
uniforme di una particolare unità militare di Bosanski Novi
che si fa chiamare "Suha Rebra". Più di 200 case
sono state saccheggiate. La gente non ha nulla di cui vivere. Il
panico ha preso il sopravvento e la gente teme un grande massacro
contro innocenti come quello realizzato nel vicino villaggio di
Briševo, dove diverse dozzine di persone, comprese donne e bambini,
sono state massacrate. Sono stati ancor più spaventati dalle
parole che le autorità civili hanno detto loro due giorni
fa: "Fino ad ora vi abbiamo protetti, ma presto i "cani"
saranno sciolti dalle loro catene e per voi sarà la fine.
Questa è la vostra ultima possibilità (riferendosi
all'evacuazione)! Avete visto cosa è successo a Briševo!"
Le stesse persone mi hanno detto che hanno ricevuto molte promesse,
ma che non possono più credere a nessuno. Comunque, dopo
aver parlato con me, hanno deciso di non andarsene a condizione
di essere protetti da un'unità militare comandata dal generale
Talić. Questo è abbastanza facile da realizzare con l'accordo
dei due rappresentanti delle autorità civili e la disponibilità
del colonnello Vojinović.
Vorrei dirle brevemente che sono turbato dal comportamento strano
quanto arrogante del comandante di battaglione, il signor Bilbija
il quale oggi ci ha assicurato che non ci sono problemi nelle aree
da lui controllate. Ha parlato anche di Šurkovac, affermando che
in questa regione non è stato toccato nessun edificio religioso.
Quando l'ho informato del fatto che la situazione sta raggiungendo
il culmine, cosa che può essere detta anche delle parrocchie
di Ljubija e Stara Rijeka, che la chiesa e la canonica di Briševo
sono stati completamente rasi al suolo e che la nuova chiesa di
Ljubija è stata bruciata e saccheggiata più di 20
giorni fa, egli mi ha risposto che quella era la prima volta che
aveva notizia di questi fatti (!!!). Vedendo il suo comportamento,
come quello di alcuni suoi fedeli collaboratori, sono molto preoccupato
che questa notte o nei prossimi giorni possa accadere un crimine
ancor più atroce di quelli già successi.
Generale Talić, io Le chiedo e mi appello a Lei affinché prenda
tutte le misure necessarie per prevenire tutti i crimini contro
gli uomini e gli incresciosi eventi che i cattolici nella regione
di Ljubija, e cioè nelle parrocchie di Šurkovac, Ljubija,
Stara Rijeka e Ravska, non hanno provocato in alcuna maniera.
Sono certo che Lei ci aiuterà (con la mia modesta assistenza
naturalmente) in questo caso concreto, nel tentativo di proteggere
queste persone innocenti e di permettere un futuro sicuro e più
felice per tutti i residenti delle dette regioni!
Con rispetto!
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Gen. M. Talić, comandante del 1° Corpo d'Armata della Krajina
(Prot. n. 640/92 del 29 agosto 1992)
QUINDICI
CHIESE CATTOLICHE DISTRUTTE NELLE REGIONI FUORI DALLE ZONE DI GUERRA:
PERCHE'?
Generale!
Durante la notte fra il 28 e il 29 agosto scorsi la chiesa di San
Giuseppe a Prijedor è stata minata e rasa al suolo completamente.
Questa chiesa era stata costruita più di cento anni fa. Il
campanile della chiesa è stato costruito nel 1970 e ha subito
gravi danni e c'è un serio pericolo che crolli. La chiesa
era piena di oggetti liturgici preziosi (altari, statue, pitture
ecc.). Tutto è stato completamente distrutto.
Oggi sono stato scortato dalla Polizia militare al Suo comando e
ho visitato il posto di questi eventi e ho potuto vedere di persona
la scandalosa distruzione di questi edifici sacri molto preziosi.
Ho potuto rilevare anche i gravi danni alla canonica, al centro
pastorale e a tutti i dintorni della chiesa.
Secondo il racconto di testimoni, i colpevoli arrivarono dopo le
22.30 e tentarono di sfondare la porta della chiesa. Quando il
parroco sentì il frastuono, chiese loro chi fossero e cosa
stessero facendo. La risposta fu, "meglio che tu te ne vada,
prete, o ti uccideremo!". Il parroco telefonò immediatamente
alla polizia dove registrarono la chiamata e gli assicurarono che
stavano per arrivare. Comunque, siccome non arrivò nessuno
il sacerdote telefonò altre tre volte e alla fine gli dissero,
"Ok, siamo a conoscenza di questo fatto". I colpevoli,
nel frattempo, ruppero un vetro vicino alla porta d'ingresso e
posizionarono l'esplosivo nella chiesa. I vicini sentirono il frastuono,
videro due macchine cariche di persone e chiamarono a loro volta
la polizia. Non arrivò nessuno lo stesso! La guardia militare,
che era in servizio solo a poche dozzine di metri dalla chiesa,
sapeva che lì c'era quella gente e quali erano le loro intenzioni.
Secondo il racconto di una delle guardie in servizio, uno dei colpevoli
disse semplicemente ad uno dei soldati, "Lasciateci soli, dobbiamo
fare un lavoro qui questa notte!"
Gli esplosivi scoppiarono intorno all' 1.00. Appena prima il parroco
provò a chiamare almeno i pompieri, ma nessuno rispose al
telefono!
Ho saputo che la demolizione di questa chiesa è avvenuta
con la piena consapevolezza della polizia e delle guardie militari
che si trovavano poco lontano dalla chiesa stessa. La polizia fu
chiamata diverse volte quella notte, ma nessuno ha risposto!
Ho saputo che fino alle 14.00 del giorno successivo non venne nessuno
delle autorità ufficiali per incontrare il parroco, per vedere
cosa era successo a lui e al suo inquilino, o per redigere un rapporto
sull'accaduto. E nessuno informò il parroco su quelli che
erano i suoi diritti e i suoi doveri, e su quello che avrebbe dovuto
fare nei confronti dei suoi parrocchiani i quali erano, piuttosto
comprensibilmente, scioccati da questo fatto.
Ho anche saputo che la persona armata e in uniforme, incaricata
dalle autorità cittadine di "fare la guardia alle rovine
della chiesa" (?) davanti all'entrata dell'ufficio parrocchiale,
dove sono stato personalmente in compagnia della polizia militare,
bestemmiava e insultava il parroco locale con linguaggio molto offensivo
e urlava, "II prete doveva essere ucciso, io ucciderò
il prete!"
Alla stazione dì Polizia di Prijedor nessuno fu in grado
di darmi una spiegazione per la demolizione della chiesa e la sicurezza
del parroco e della sua abitazione, perché "il capo aveva vietato
che chiunque all'infuori di lui facesse qualche dichiarazione".
Dopo due ore chiesi nuovamente di poter parlare con il capo della
Polizia e mi fu permesso di parlargli solo tramite un telefono interno
dalla sala d'aspetto. Il capo, signor Simo Drljača, era piuttosto
confuso e mi disse "che prendeva le distanze da questa azione
vandalica che condannava personalmente", e inoltre che "se
il parroco fosse stato ucciso, avrebbe condotto personalmente un'inchiesta"
(!!).
Mentre uscivo dalla stazione di Polizia, una persona in uniforme
e armata che lasciava la stazione nello stesso momento, chiese a
uno dei poliziotti che mi scortava: "Sei uno di quelli che
accompagna questo prete-vescovo?". Il mio accompagnatore rispose:
"Sono un accompagnatore ufficiale"; e l'altro aggiunse:
"Perché non uccidi questa merda e basta?!".
Generale Talić, gli ufficiali ai quali mi sono rivolto indossavano
o l'uniforme della Polizia o quella dell'esercito! Sinceramente
non sono così dispiaciuto per l'umiliazione e per il linguaggio
sporco diretti a me personalmente, o al mio sacerdote e ai suoi
parrocchiani, ma piuttosto perché la Polizia e l'esercito si sono
abbassati a questo livello! La mia gente innocente deve essere lasciata
in balia di questi delinquenti? E non c'è nessun pubblico
ufficiale che possa porre fine a questa illegalità o per
lo meno denunciarla pubblicamente?!
Cosa devo fare dopo che tutte queste chiese e queste costruzioni
ecclesia-stiche sono state distrutte, anche se non c'è stato
nessun conflitto nelle zone di Prijedor, Bosanska Dubica Bosanska
Kostajnica, Bosanski Novi, Kozarac, Donja Ravska, Briševo, Bosanska
Krupa e Ljubija? Mi è stato detto che la chiesa parrocchiale
di Šurkovac e quella di Prijedor sono state fatte saltare con 300
Kg di esplosivo. Sarà risparmiata una chiesa cattolica? Posso
chiedere a Lei, Comandante del 1° Corpo d'Armata della Krajina,
"chi ha dato gli ordini (il 23 giugno di quest'anno) secondo
i quali nella mia diocesi non doveva essere toccato o profanato
alcun oggetto religioso?". In quelle zone dove non c'era nessun
conflitto di guerra (!) sono state distrutte o rese inagibili più
di 15 chiese (?!) e questo dopo che i suoi ordini sono stati impartiti
(!).
Generale, può fare qualche cosa, assieme alle forze di Polizia,
per prevenire l'ulteriore intensificazione di questa orribile violenza
contro una popolazione innocente nella nostra regione? Inizierà
finalmente a stabilirsi una situazione giusta qui nella nostra
terra che ora è guidata dall'anarchia, dal disprezzo, dal
male e dalle armi?!
I miei rispetti!
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza a:
- Polizia di Pubblica Sicurezza - Prijedor
- Nunziatura Apostolica - Belgrado
- Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia Erzegovina
- Sarajevo
- Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria
Lettera
al Gen. Momir Talić, Comandante del 1° Corpo d'Armata della Krajina
(Prot. n. 650/92 del 3 settembre 1992)
CONTINUI
CRIMINI CONTRO I MEMBRI DELLA CHIESA CATTOLICA NELLA REGIONE DI
BOSANSKA KRAJINA
Generale!
Con riferimento al mio accordo con Lei e i suoi rappresentanti,
mi prendo la libertà di sottoporre un rapporto sulle situazioni
più urgenti fronteggiate dai miei fedeli cattolici in alcune
delle parrocchie della mia diocesi sotto la Sua autorità.
1. Il 16 giugno 1992, cioè due mesi e mezzo fa, quattro persone
armate rapirono il parroco di Nova Topola, Ratko Grgić in pieno
giorno e lo portarono via in direzione del villaggio di Laminci.
La macchina e le persone armate furono viste dai vicini. Anche se
abbiamo avuto qualche indicazione, a tutt'oggi non sappiamo cos'è
stato di padre Grgić. Sembra che le autorità, sia civili
che militari, non vogliano trovare veramente padre Grgić. Le chiedo
ancora una volta, Generale, di informarsi su questo fatto doloroso,
cosicché Lei possa intraprendere qualche azione decisiva per risolvere
questo caso che macchia certamente le autorità sia civili
che militari in carica in questa regione o, piuttosto, in questa
municipalità.
2. Per quanto riguarda la situazione dei cattolici a Bosanska Gradiška,
nonostante i miei molteplici interventi presso le autorità
locali per ottenere per lo meno la minima difesa dei diritti umani
per queste persone, ulteriori repressioni indegne di qualsiasi
umanità, continuano ad essere portate avanti. Io credo fermamente
che Lei non sia al corrente della reale situazione di Bosanska Gradiška
e Nova Topola, particolarmente nella parrocchia di Dolina e nei
suoi villaggi di Gornja e Donja Dolina, e Novo Selo, dove si sono
stabilite diverse unità militari e la popolazione locale
è al limite della propria pazienza. Loro mi chiedono di
tirarli fuori da quell"'inferno" a qualsiasi costo. Per
favore mandi al più presto un suo rappresentante, che possa
rendersi conto della situazione e tentare di calmare la gente, in
quanto io ho già fatto tutto ciò che potevo. Chiedo
inoltre che la vita dei miei parroci di Dolina e Bosanska Gradiška
sia protetta. Essi hanno già ricevuto diverse minacce secondo
le quali "le loro šteste sarebbero state tagliate, proprio
come quella del sacerdote di Nova Topola"!?
3. Nella municipalità di Laktaši, esistono due chiese parrocchiali:
a Mahovljani e a Bosanski Aleksandrovac. A Bosanski Aleksandrovac
c'è anche un antico convento. Anche se c'è un posto
di guardia vicino alla chiesa e al convento di Bosanski Aleksandrovac,
sulle strade fa Banja Luka e Bosanska Gradiška, spesso ci sono incidenti
con spari attorno alla chiesa e al convento e contro i parrocchiani
che vanno alla chiesa. Gli stessi soldati di guardia si rivolgono
spesso con linguaggio volgare nei confronti delle suore, di chiunque
vada a trovarle o vada in chiesa, cosicché molto spesso queste persone
evitano di andare ancora là. Quanto durerà ancora
questa situazione crudele.? Le suore raggiungeranno il punto in
cui, a causa della continua pressione alla quale sono sottoposte
dalla scorsa estate, saranno costrette a lasciare il loro convento,
uno dei più antichi in Bosnia Erzegovina, mettendo cosi certamente
in discussione la futura esistenza delle parrocchie in questa zona?
Il 23 settembre 1991, la chiesa di Mahovljani (conosciuta come la
chiesa italiana) è stata colpita con tre ordigni esplosivi,
di provenienza militare, e danneggiata per più di 20.000
marchi tedeschi. Da allora fino alla metà di luglio di quest'anno,
quando l'esercito si è accampato nelle vicinanze della chiesa,
la situazione è stata abbastanza calma. Diverse case appartenenti
ai nostri fedeli sono state minate e qualcuno è stato fatto
vittima di violenza. Comunque, dopo questo periodo, la chiesa, la
canonica e l'amministratore della proprietà (la chiesa è
circondata da una tenuta appartenente alla diocesi di Banja Luka)
sono stati attaccati in diverse occasioni da persone in uniforme
e recentemente, in assenza dell'amministratore, è cominciato
il saccheggio e tutto ciò che era trasportabile è
stato portato via e il resto distrutto. L’interno della chiesa,
recentemente ristrutturata, è stato completamente distrutto,
mentre tutte le finestre, il tetto e la facciata sono stati danneggiati.
Più di 15 metri cubi di legno da costruzione, destinati ad
un ampliamento degli edifici della tenuta, sono stati portati via.
Il frutteto è stato distrutto, gli alberi del giardino e
del bosco sono stati tagliati. Tutto questo è successo sotto
gli occhi dell'esercito che stava apparentemente controllando le
strade che arrivano alla chiesa, alla canonica e alla tenuta. È
possibile che l'esercito collabori in questa faccenda disgustosa?
Che cosa abbiamo fatto per meritarci questo? Possiamo almeno mettere
al sicuro quel poco che rimane con il permesso dei militari? Questa
chiesa incontrerà lo stesso destino del 1942, quando assieme
al presbiterio e alla scuola fu rasa al suolo?
4. Nella zona di Prijedor, diversi giorni fa, la chiesa parrocchiale
di Prijedor è stata distrutta. Prima di quella fu distrutta
la chiesa di Kozarac. A Giubija la chiesa è stata bruciata,
tuttavia fortunatamente una parte si è salvata. Il nuovo
centro pastorale, comunque, è stato completamente distrutto
all'interno. A Donja Ravska la chiesa secondaria è stata
bruciata. L'evento più tragico si è registrato a Briševo,
dove la chiesa e la canonica sono stati bruciati assieme ad un centinaio
di case, e dove sono stati uccisi una novantina di civili innocenti,
per la maggior parte bambini e anziani, come mi è stato riferito
da diversi testimoni oculari e da rappresentanti dell'esercito.
È certo e noto anche al comandante di battaglione Bilbija,
che nelle atrocità di Briševo e Ljubija erano implicate alcune
unità militari speciali. La popolazione cattolica di tutta
quella zona vive nel terrore a causa dei continui attacchi nei loro
confronti e del continuo saccheggio di tutto ciò che è
di loro proprietà: essi mi chiedono di toglierli da questa
situazione insopportabile, lo non sono in grado di farlo, ma chiedo
alle autorità civili e militari di proteggere questa popolazione
innocente. Non c'è nessuno in questa zona che possa veramente
o per lo meno in parte porre fine a queste azioni ostinate e orribili
di alcuni individui o bande? E' possibile che il suo comando militare
sia al corrente di tutti questi fatti e non stia facendo nulla,
anche dopo le assicurazioni che ho ricevuto recentemente in risposta
ai miei interventi?
5. Una situazione simile è stata vissuta dalla popolazione
cattolica di Ključ che è stata espulsa oppure uccisa! Chi
comanda in quella regione? È possibile per la popolazione
innocente ricevere qualche forma di protezione e che la pulizia
etnica sia fermata?
Generale, questi sono alcuni dei casi più urgenti che richiedono
un suo intervento immediato. Purtroppo ci sorto molti altri casi
dei quali Le riferirò la prossima volta, lo e migliaia di
miei fedeli cattolici nella diocesi di Banja Luka ci aspettiamo
concreti interventi da parte sua. La ringrazio in anticipo!
I miei saluti!
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Lettera
al Capo del centro per la pubblica Sicurezza di Banja Luka, signor
Stojan Župljanin
(Prot. n. 715/92 del 11 settembre 1992)
PERCHE'
NON PRENDE PRECISI PROVVEDIMENTI PER PROTEGGERE I SUOI PACIFICI
CITTADINI CATTOLICI, I SACERDOTI E LE COSTRUZIONI RELIGIOSE NELLA
REGIONE DI BOSANSKA KRAJINA?
Egregio
Signore,
Come vescovo cattolico di Banja Luka, mi rivolgo a Lei che è
la persona dì più alta responsabilità per quanto
riguarda l'ordine pubblico e la pace in tutta la regione di Bosanska
Krajina, nella quale è situata la maggior parte della mia
diocesi.
Fin dall'inizio dell'orrore dì questa guerra senza senso,
che purtroppo non è finita in queste zone, le minacce nei
confronti di molti dei miei cattolici sono aumentate.
Lei sa molto bene che la maggioranza dei cattolici di questa regione
non ha imbracciato le armi, non ha voluto questa guerra e si è
concretamente opposta con tutte le sue forze al suo dilagare in
queste zone. Comunque, nonostante non siano colpevoli di nulla,
molti sono stati fatti oggetto di violenze, molti torturati e più
di 150, questo a me è noto, sono stati uccisi. Questo è
avvenuto specialmente delle zone di Prijedor, Ključ, Kotor Varoš
e Bosanska Gradiška.
Lei sa anche che il parroco di Nova Topola, il rev. Ratko Grgić,
è stato rapito in pieno giorno il 16 giugno 1992 dalla sua
casa da un gruppo di persone in uniforme e che, nonostante i miei
interventi sia presso le autorità civili che militari e
ovviamente anche presso di Lei, dì lui fino ad ora non si
sa nulla!
Lei dev'essere sicuramente a conoscenza che i miei sacerdoti il
parroco di Kotor Varoš fra Ivan Franjić, il parroco di Dragalovci
rev. Marko Šalić, il parroco decano di Stara Rijeka mons. Ilija
Arlović, e il parroco di Ljubija rev. Stipo Šošić, pur non essendo
colpevoli di nulla, sono stati fatti oggetto di orribili violenze
fisiche e psicologiche, in centri di detenzione e in campi di concentramento
per periodi compresi fra i 12 e gli 80 giorni. Ora essi sono chi
più chi meno, invalidi o peggio destinati ad una morte imminente.
Lei sa che le suore dei conventi di Bosanski Aleksandrovac e Nova
Topola non hanno infastidito nessuno e che non hanno disturbato
gli abitanti di quelle zone con i quali vivono da più di
cento anni; tuttavia alcuni mesi fa alcune persone in uniforme
e sconosciute hanno messo direttamente in pericolo le loro vite
e le hanno attaccate con oscenità e sadismo nonostante l'esplicita
assicurazione da parte della polizia che le avrebbe protette!
Lei sa che per nessuna ragione, in quanto non c'è stato nessun
combattimento nelle vicinanze, e nonostante il chiaro divieto del
comandante del 1° Corpo d'Armata della Krajina, negli scorsi tre
mesi in questa zone sono state distrutte molte delle mie chiese,
il 40% per essere precisi. Un altro 50% di queste è stato
gravemente danneggiato.
Lei sa sicuramente che nel territorio sotto la Sua autorità,
persone armate e in uniforme compiono terribili incursioni (distruggendo
edifici civili, case, proprietà...) con saccheggi in molti
villaggi abitati da cattolici che non hanno nessun mezzo per difendersi
e spesso sono costretti a fuggire. Sono stati cacciati come animali
selvatici. Questo è accaduto soprattutto a Prijedor, Ljubija,
Ključ, Kotor Varoš, Bosanska Gradiška e Sanski Most.
Lei dev'essere sicuramente a conoscenza del fatto che persone in
uniforme e armate conducono delle perquisizioni, specialmente in
case di proprietà di persone che sono regolarmente in contatto
con la comunità parrocchiale, o sono membri di comitati parrocchiali,
di cori o delle Caritas parrocchiali.
Essi sono molestati continuamente ed è evidente che il loro
crimine è quello di essere collegati alla Chiesa e così
possono essere fatti oggetto di violenze, derubati, rapiti e addirittura
uccisi?! A questo riguardo, desidero menzionare solo un episodio
di un componente di un comitato parrocchiale, un vero difensore
della pace e cittadino modello, il signor Marijan Vištica di Bosanska
Gradiška, che sotto gli occhi della polizia (?!) è stato
trascinato fuori da un autobus da alcuni civili e portato in qualche
posto sconosciuto. Sì dice in giro che sia stato ucciso immediatamente
e che il suo corpo sia stato gettato nel fiume Sava!
È interessante notare come i suoi subordinati non siano quasi
mai stati interessati alla soluzione di questi casi e di altri
simili quando venivano loro denunciati. Voglio menzionare solo
i casi della distruzione della chiesa di Prijedor, Kulaši o le aggressioni
condotte contro la cattedrale di Banja Luka, o la chiesa parrocchiale
di Mahovljani, o Nova Topola, o Ljubija...
Ogni giorno, molti dei miei fedeli che riescono a venire da me mi
raccontano le loro storie penose di insicurezza nelle loro case,
mentre molti altri mi chiamano al telefono e mi chiedono protezione
(!) dal saccheggio continuo e dalle minacce delle loro vite! In
questi ultimi giorni diversi civili sono stati uccisi nelle parrocchie
di Ljubija e Šurkovac!
Decine di migliaia di miei fedeli premono su di me per potersi trasferire
perché la sensazione d'impotenza è troppo forte per essere
ancora sopportata. Questo soprattutto nelle parrocchie di Prijedor,
Bosanska Gradiška, Kotor Varoš, Ključ, Sanski Most, Mrkonjić Grad
e sempre più nella stessa zona di Banja Luka.
Signore, in una delle risposte ad una protesta che ho presentato
al riguardo dell'oppressione contro i sacerdoti e le strutture cattoliche
in questa regione, il comandante del 1° Corpo d'Armata della Krajina,
il Gen. Talić, scrisse tra altre cose: "Purtroppo ritengo che
le autorità ufficiali non stiano intervenendo in maniera
sufficientemente decisa. Per questo Le chiedo di contattare, menzionando
il mio nome, il signor Župljanin, cosicché venga coinvolto urgentemente
e prenda le iniziative necessarie per risolvere questi problemi."
Io mi rivolgo a Lei dopo essere riuscito, scortato dalla Polizia
militare, a visitare la maggior parte di queste zone, dove ho potuto
vedere personalmente le distruzioni ed i saccheggi avvenuti nella
mia diocesi, lo Le chiedo di rendersi contro direttamente o tramite
suoi incaricati, della situazione reale nella quale vive la popolazione
cattolica sotto la "Sua autorità" e di prendere
i provvedimenti necessari ad assicurare un minimo di sicurezza e
di protezione contro i crimini commessi da alcuni individui o bande
che stanno distruggendo e uccidendo dove possono! O costruiremo
giustizia e verità sulle nostre rovine per assicurare un
futuro migliore alla nostra gente, o lasceremo tutto questo a qualcun
altro! Se siamo in una qualsiasi posizione di responsabilità
che ci permette di prendere posizioni ufficiali, dobbiamo comportarci
responsabilmente entrambi, Lei ed io!
Aspetto la Sua risposta e provvedimenti decisivi!
I miei rispetti!
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza a:
- Comandante del 1° Corpo Militare della Krajina - Banja Luka
- Sindaco - Banja Luka
- Nunziatura Apostolica - Belgrado
- Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia Erzegovina
- Sarajevo
- Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria
Lettera
al Sig. Vojo Kuprešanin, rappresentante del presidente della Repubblica
Srpska
(Prot. n. 1379/92 del 15 novembre 1992)
IL
DRAMMATICO DETERIORAMENTO DELLA SITUAZIONE VISSUTA DAI CATTOLICI
NELLA REGIONE DI BOSANSKA KRAJINA
Signor
Kuprešanin!
Come risposta alla mia lettera del 12 agosto 1992 sulla drammatica
situazione nella quale si trovano i cattolici della mia diocesi
di Banja Luka nella regione della Bosanska Krajina, il presidente
della Repubblica Srpska, il dott. R. Karadžić mi informò
di averla autorizzata a prendere dei provvedimenti allo scopo di
prevenire la soppressione dei diritti umani fondamentali e l'ingiustizia
contro la popolazione cattolica innocente di questa regione. Lei
si è occupato coscienziosamente della situazione e ci sono
stati alcuni importanti miglioramenti.
Purtroppo, solo per un breve periodo!
Sono costretto a rivolgermi ancora a Lei con un urgente appello
affinché le autorità in carica nelle zone menzionate facciano
veramente quello che dovrebbero, e lei confermò che potrebbero
farlo, nel tentativo di prevenire e fermare qualsiasi ulteriore
peggioramento in questa situazione veramente drammatica per i cattolici
in molte delle nostre parrocchie.
Devo dire con rammarico che in quanto cattolici siamo esposti al
più serio dei pericoli affrontati nel corso della nostra
esistenza in queste zone, fin dalla nascita della diocesi di Banja
Luka, e certamente alla più grande minaccia e all'azione
più disastrosa fin dall'esistenza della Chiesa Cattolica
qui, che è un periodo di molti secoli!
1. La difficoltà derivante dall'ingiustizia contro di noi
dura da mesi e cresce drammaticamente giorno dopo giorno e si concretizza
in:
- massacri e uccisione di civili (Sanski Most - Škrljevita, Poljak,
Kruhari, Šimići, Kotor Varoš - Bašćina), addirittura la morte di
un sacerdote a Ravska, vicino a Ljubija, padre Ivan Grgić. Lei
ha constatato di persona l'innocenza di questa gente!
- violenze e mutilazioni di giovani, di malati e di vecchi (Stara
Rijeka, Prijedor, Sasina, Tomašica, Stranjani, Bosanska Gradiška,
Dolina, Čatrnja, Ljubija, Banja Luka, Kulaši, Dragalovci);
- l'attentato dinamitardo contro la nuova grande chiesa parrocchiale
di Stara Rijeka, l'incendio della chiesa parrocchiale di Mrkonjić
Grad, i colpi di arma da fuoco contro le chiese di Sanski Most,
Barlovci, Budžak, Prnjavor, Štivor, Ralutinac, Kulaši, Majdan, Ključ,
Bosanski Aleksandrovac, Trn e Čelinac che spesso hanno messo in
pericolo la vita di persone;
- la demolizione di case e di edifici rurali e il saccheggio delle
proprietà (Stara Rijeka, Sasina, Sanski Most, Briševo, Šurkovac,
Bosanska Gradiška, Dolina, Kulaši, Kotor Varoš, Liskovica, Ključ,
Prijedor, Bosanska Dubica, Petrićevac, Barlovci, Nova Topola, Prnjavor).
- Purtroppo tutti questi fatti sono amari e gravi non solo per tutti
coloro che sono stati direttamente minacciati e colpiti, ma anche
per coloro che hanno permesso che questi avvenimenti accadessero
e che non hanno preso sufficienti provvedimenti per prevenire quest'oppressione
violenta e senza senso e questa distruzione di vite e di proprietà.
In nessuno dei casi citati c'è stato il minimo accenno di
provocazione da parte nostra!
Lei stesso ha potuto vedere assieme a me la condotta dei miei fedeli
e dei sacerdoti in diverse parrocchie delle zone di Sanski Most,
Prijedor e Kotor Varoš, e le loro scarse richieste! Lei assicurò
personalmente a loro, come fecero le autorità locali e militari,
che lei avrebbe intrapreso "il massimo sforzo al fine di proteggere
tutti i cittadini di queste municipalità senza distinzione
di appartenenza etnica o religiosa...". Ci sono stati alcuni
risultati, almeno in parte e in alcuni posti. Purtroppo il risultato
complessivo è ancora piuttosto negativo, e questo è
riscontrabile nella consistente evacuazione dei miei fedeli particolarmente
dalle zone di Sanski Most e di Prijedor nel tentativo dì
salvare almeno le loro vite!
2. Fra la popolazione cattolica, i croati e altre etnie minoritarie
in tutta l'area della Bosanska Krajina un'ulteriore inquietudine
e una giustificata preoccupazione per la stessa esistenza è
stata causata dalla mobilitazione e dalla chiamata alle armi obbligatoria
(sembra che sia la quinta), anche se è ben noto il fatto
che noi non vogliamo imbracciare le armi e che siamo piuttosto decisi,
anche per il futuro, in questo atteggiamento! Nei miei numerosi
colloqui con il comandante del primo corpo militare della Krajina,
il gen. M. Talić, così come con i suoi rappresentanti, con
lei stesso e con altri politici che governano nella nostra zona,
ho sempre sentito descrivere con apprezzamento il nostro comportamento
pacifico nei confronti dei serbi, nei confronti delle altre persone
e, ovviamente, della nostra gente croata. Ma allora, secondo quali
criteri o ordini i corpi ufficiali, sia comunali sia altri, molestano
ancora non solo coloro che sono idonei al servizio militare, ma
anche coloro che sono a loro vicini (i genitori, le mogli e anche
il vescovo stesso!!) per il fatto di non aver risposto a questa
chiamata?! Queste persone sono state licenziate dai loro posti di
lavoro (se non lo erano già state), cacciate dalle loro case
e anche le loro esistenza è stata minacciata direttamente!
3. Questi mesi di violenza brutale fisica e psicologica e di privazione
dei più fondamentali diritti umani e civili e libertà
hanno costretto, per quanto siamo a conoscenza, decine di migliaia
di fedeli della mia diocesi devastata e bruciata a lasciare le loro
case (più di un terzo dei miei fedeli). Lei stesso mi disse
che i cattolici, i croati e altri, nella Bosanska Krajina, non hanno
costituito nessuna minaccia alle autorità serbe nella Repubblica
Srpska! Ciò nonostante, siamo tuttora obiettivo di una perfida
campagna, che ultimamente è cresciuta in intensità,
e di un programma fascista di pulizia etnica e di espulsione dalle
nostre case!
Personalmente non riesco a capire come le autorità che rappresentano
i serbi, con i quali abbiamo vissuto per diversi secoli, vogliano
far sparire tutti i croati cattolici dall'intera regione della Bosanska
Krajina e che questo sia veramente la "volontà e il
desiderio della popolazione serba"!
Nonostante le encomiabili azioni di singoli componenti delle autorità
civili e militari dirette a proteggerci e a permetterci di vivere
normalmente, generalmente sembra esserci una mancanza di volontà
e d'imparzialità o un'incapacità di intervenire per
prevenire e fermare la violenza diretta contro di noi! Si crede
veramente che questo metodo disumano, applicato esclusivamente con
la forza dell'illegalità, della violenza e dell'intolleranza
di una popolazione, i serbi, possa incontrare l'accordo e il sostegno
delle altre nazioni civilizzate dell'Europa e del mondo? Qualcuno
crede veramente che queste azioni possano essere benedette con
la felicità e la misericordia promesse da Dio, il nostro
comune Creatore, Salvatore e Giudice?!
Signor Kuprešanin, quello che chiedo per la mia gente e per i miei
fedeli nella mia diocesi è la stessa cosa che io desidero
per tutta le persone delle altre comunità religiose! Credo
ancora che le richieste della mia gente, dei miei fedeli alle autorità
in carica non saranno vane! In caso contrario per noi sarebbe fatale,
ma per tutti voi sarebbe un disonore e una sconfitta totale!
Prego Dio affinché non permetta che questo accada, né a voi, né
a noi!
Con rispetto, attendo una Sua risposta!
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza:
- al Presidente della Repubblica Srpska, dr. R. Karadžić - Pale
- al Presidente del Parlamento della Repubblica Srpska, signor M.
Krajišnik - Pale
- alla Segreteria della Conferenza Episcopale
- alla Nunziatura Apostolica - Belgrado
Lettera
al Sindaco di Prijedor, dottor M. Stakić
(Prot. n. 2030/92 del 23 dicembre 1992)
IMPEDITE
L'ILLEGALE CONFISCA DELLE PROPRIETA' ECCLESIASTICHE NELLA PARROCCHIA
DI PRIJEDOR
Signor
Sindaco!
Dopo l'atto vandalico di distruzione della chiesa di Prijedor, lei
mi inviò un messaggio di "rammarico e di decisa condanna
per questo fatto ripugnante", assicurandomi allo stesso tempo
"che le autorità avrebbero posto in essere tutte le
azioni necessarie per trovare i colpevoli ed assicurarli alla giustizia".
Lei espresse inoltre la Sua disponibilità "ad aiutarci,
una volta raggiunta la pace, nella ricostruzione della chiesa di
Prijedor e, finché questa non fosse raggiunta, a provvedere alla
necessaria sicurezza della chiesa e del parroco".
Io accolsi molto sinceramente le sue assicurazioni e le parole umane
che facevano seguito a questo grave fatto, a questa reale atrocità
commessa nei confronti della comunità cattolica nella zona
di questa municipalità. Ma questa preziosa chiesa fu distrutta
senza alcuna ragione così come fu danneggiata seriamente
l'adiacente canonica e il centro pastorale.
Purtroppo le parole pronunciate da Lei, la persona investita di
maggior autorità nella municipalità di Prijedor,
non hanno originato nessun risultato positivo. Infatti è
vero il contrario e da allora è stato distrutto il campanile
della chiesa prima che i fedeli potessero raccogliere e salvare
gli oggetti preziosi che potevano essere trovati fra le rovine
della chiesa. L'ordinariato episcopale di Banja Luka non fu avvisato
ufficialmente della distruzione del campanile (lo stesso conteneva
diverse campane). E' inutile che Le dica che quest'atto vandalico
ha aumentato i già consistenti danni della chiesa.
Le ultime informazioni ricevute dalla parrocchia di Prijedor hanno
fatto un po' di luce sull'incidente e particolarmente sul comportamento
tenuto dalle autorità municipali e locali nei confronti della
popolazione cattolica in questa zona. Prima che qualsiasi notizia
fosse data al parroco cattolico di Prijedor o all'ordinariato episcopale
di Banja Luka, un'organizzazione di Prijedor, che era apparentemente
(o realmente) autorizzata dalle autorità, portava via dalle
rovine tutto il materiale che poteva essere recuperato e che era
ancora utilizzabile. Questo procurò grande malcontento e
disapprovazione nella popolazione locale, che era già abbastanza
turbata e che era stata privata di ogni diritto di cittadini di
quella municipalità.
Quest'ultimo misfatto e saccheggio della Chiesa Cattolica e delle
sue proprietà con la (possibile) approvazione delle autorità
ufficiali è un vergognoso "saluto" per i cattolici
alla vigilia della festa più celebrata e più cara
per tutti i cristiani, e non solo per i cattolici, ma anche per
i nostri fratelli ortodossi: la festa della nascita di Cristo.
Noi non possiamo e non vogliamo accettare il fatto che noi cattolici
in questa città, nella quale viviamo per lo meno dallo stesso
tempo dei nostri fratelli ortodossi e nella quale le nostre reciproche
relazioni sono sempre state ad un livello invidiabile, ora siamo
condannati, nonostante la nostra mitezza, alla distruzione non solo
delta nostra chiesa parrocchiale, ma anche della nostra amicizia
nei confronti dei nostri fratelli di etnia serba.
Signore, io chiedo a lei che sicuramente desidera essere umano,
è possibile che tutto quello che ci sta succedendo accada
con la Sua consapevolezza e con la Sua approvazione? E' possibile
che il sindaco di Prijedor non abbia l'autorità o la possibilità
di evitare queste ultime azioni d'ingiustizia che ci sono state
imposte e che allo stesso tempo non servono all'onore di nessuno?
Tuttavia posso sperare, assieme ai cattolici della parrocchia di
Prijedor, che le Sue parole citate all'inizio della mia lettera
non rimarranno vane?
Attendo una Sua risposta, come la attende un grande numero dei miei
fedeli di Prijedor, che sono anche Suoi concittadini!
FRANJO
KOMARICA,
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza:
- al Presidente del Parlamento della Repubblica Srpska, Sig. M.
Krajišnik - Pale
- alla Nunziatura Apostolica - Belgrado
- alla Segreteria della Conferenza Episcopale
Lettera
al Sindaco di Ključ, Sig. Jovo Banjac
(Prot. n. 470/93 del 11 febbraio 1993)
LA
CHIESA PARROCCHIALE DI KLJUČ MINATA SU ORDINE DELLE AUTORITA'
Caro
Sindaco Banjac!
Nonostante i miei numerosi tentativi di contattarLa sia per iscritto
che verbalmente, non sono riuscito nel mio intento. Tuttavia non
perderò la speranza che Lei, la persona più importante
nella municipalità di Ključ, mi accoglierà e ascolterà
i continui appelli fatti dai rappresentanti della Chiesa Cattolica.
Lei sa molto bene che i cattolici nella zona della sua municipalità
non hanno in nessuna occasione infastidito i loro concittadini,
e tanto meno li hanno minacciati. Tuttavia, dozzine di persone
della nostra gente sono state uccise o detenute in campi di concentramento
o sono stati costretti ad abbandonare le loro case, cose delle quali
lei è sicuramente al corrente. Le nostre ripetute richieste
di spiegazioni scritte per sapere il motivo per il quale nessuna
delle autorità sta facendo qualche cosa per questa situazione
hanno incontrato quasi esclusivamente sordità, che è
di per sé una risposta! Si ha l'impressione di essere di fronte
ad un azione programmata dagli intenti estremamente disumani, che
non può essere definita altrimenti che una pulizia etnica
fascista. Questa è stata approvata silenziosamente e riaffermata
nell'immotivato evento accaduto nella notte fra l'1 e il 2 febbraio,
quando la chiesa della "Santa Madre di Dio" è stata
data alle fiamme. Tutto ciò che poteva prendere fuoco fu
bruciato. Appena prima del rogo, dei bambini, ovviamente istigati
(certamente non cattolici!), ruppero diverse finestre della chiesa
che il parroco sostituì puntualmente nel tentativo di salvaguardare
l'unico luogo sacro che abbiamo in questa città.
Il 10 febbraio di quest'anno, nelle ore pomeridiane, diverse persone
in uniforme, soldati e poliziotti, posizionarono della dinamite
sotto la chiesa demolendo il campanile e le pareti. Ogni tentativo
del parroco e mio rappresentante padre F. Krešić, di salvare la
chiesa fu vano. Nessuno spiegò le ragioni di questa azione
al parroco che fu anche oggetto di maltrattamenti. Ogni suo tentativo
di telefonare per riferire dell'incidente alle autorità
civili e militari di Ključ e per richiedere protezione non ottennero
nessun risultato positivo. Ai nostri interventi presso le competenti
autorità civili e militari qui a Banja Luka, tra le quali
c'era il signor Tomić, il presidente del comitato esecutivo del
consiglio cittadino di Ključ, e il signor Marjanović, un rappresentante
dell'esercito, fu data una risposta stupita secondo la quale una
cosa del genere non sarebbe potuta accadere.
Come vescovo della diocesi di Banja Luka, che copre 23 municipalità
nella Bosanska Krajina, devo contattare abbastanza spesso le autorità
locali con l'intento di calmare la situazione drammatica causata
dai conflitti nelle varie zone della nostra terra. Frequentemente
mi è stato detto dai miei interlocutori, sia civili che militari,
come i cattolici in queste zone siano stati pacifici e come abbiano
contribuito concretamente a che la situazione non fosse peggiore
di quanto non fosse. Questo è ancora più incomprensibile
e doloroso per noi cattolici e ancora più disumano e umiliante
da parte delle sue autorità, e non solo nella sua municipalità
ma ovunque, considerando particolarmente quello che sta succedendo
attualmente ai cattolici, lo non posso credere che la municipalità
di Ključ sia comandata da quella gente che anche con il suo silenzio
supporta queste atrocità incivili e disumane rivolte contro
i suoi concittadini la cui volontà di pace è stata
spesso provata.
Signore, posso aspettarmi che Lei prenda pubblicamente le distanze
da questi crimini disgustosi che sono stati commessi contro alcuni
membri e le proprietà della Chiesa Cattolica nella sua municipalità
e che troverà il modo di tranquillizzare gli impauriti fedeli
cattolici rimasti e i loro sacerdoti, che sono testimoni di relazioni
ecumeniche e di amicizia con i serbi ortodossi e gli altri concittadini?
I miei rispetti!
FRANJO
KOMARICA
Vescovo di Banja Luka
Inviata
per conoscenza:
- al Comandante del 1° Corpo d'Armata della Krajina, gen. M. Talić
- Banja Luka
- al Capo della polizia - Banja Luka
- al Presidente della Repubblica Srpska, Dr R. Karadžić - Pale
- alla Nunziatura Apostolica - Belgrado
- alla Segreteria della Conferenza Episcopale Croata - Zagabria
- alla Segreteria della Conferenza Episcopale della Bosnia Erzegovina
- Sarajevo
Lettera
al Sindaco di Banja Luka, signor Predrag Radić
(Prot.570/93 del 19 febbraio 1993)
PIU'
FREQUENTI GLI ATTACCHI AGLI EDIFICI RELIGIOSI E ANCOR PIU' DRAMMATICA
LA SITUAZIONE PER LA CHIESA CATTOLICA NELLA ZONA DELLA MUNICIPALITA'
DI BANJA LUKA
Sindaco!
Nel mese e mezzo appena trascorso abbiamo potuto riscontrare un
peggioramento della sicurezza nella nostra municipalità.
Purtroppo questo può essere confermato sulla base dell'accresciuta
frequenza degli attacchi armati contro le strutture religiose della
nostra città, particolarmente gli attacchi armati che hanno
luogo letteralmente ogni notte con contestuali violenze nei confronti
dei nostri fedeli.
1. Attraverso le nostre molteplici conversazioni Lei è sicuramente
informato dei provvedimenti che ho preso, assieme ai miei sacerdoti
e alle suore, per fare in modo che i membri della Chiesa Cattolica
nella nostra città e nella nostra municipalità (e
ce ne sono ancora circa 30.000) siano e rimangano un reale fattore
positivo per la nostra coesistenza pacifica. Questo è cosi
prezioso particolarmente durante l'imperversare in tutta la Bosnia-Erzegovina
dei venti di questa guerra. Ringrazio Dio che la nostra volontà
e la determinazione dei nostri sforzi abbia generato dei frutti
prosperosi e che i cattolici nella nostra municipalità non
abbiano minacciato la vita o le proprietà di nessuno. In
diverse occasioni mi sono appellato a Lei e ho sollecitato Lei e
altri rappresentanti della Polizia e dell'esercito nella nostra
municipalità, affinchè si provvedesse a garantire
il minimo necessario di sicurezza per la vita e l'esistenza di
tutti i nostri cittadini. Mi diceste tutti che era legittimo e realistico
quello che io e i miei fedeli vi chiedevamo. Mi assicuraste, più
e più volte, che avreste riportato l'ordine e la legge, e
che avreste posto sotto controllo l'illegalità e la violenza,
lo non metto in dubbio la Sua intenzione sincera e personale di
mettere in pratica quanto detto. Comunque, il drammatico peggioramento
della sicurezza e l'aumento dell'incertezza riguardo al futuro dei
cattolici in questa città ci porta alla conclusione che le
persone in posizioni di responsabilità nella nostra città
o non sono abbastanza determinanti o sono deboli nelle loro volontà
e nei loro desideri umani.
2. Lei è sicuramente al corrente dei molteplici (nove!) attacchi
armati al nuovo centro pastorale parrocchiale, con minaccia alla
vita del parroco, del gruppo pastorale e dei fedeli nella parrocchia
di Budžak-Derviši. Gli aggressori sono stati ovviamente incoraggiati
dall'inoperosità degli organi competenti per la legalità
e l'ordine e noi siamo stati costretti, con grande dispiacere di
molti dei nostri parrocchiani, a chiudere il centro pastorale fino
a nuovo ordine. La messa non può quindi essere celebrata
in questo luogo e nessun insegnamento religioso può essere
impartito ai bambini e ai giovani. Chiediamo legittimamente fino
a quando Lei e quelli al potere tollererete nella nostra municipalità
questo vergognoso disonore che non può essere giustificato
in nessun modo e che ha reso impossibile lo svolgimento delle nostre
attività religiose in una delle nostre parrocchie?!
Lei è stato informato del bagordo armato da parte di una
consistente banda di persone che ha sparato diverse migliaia di
pallottole contro la nostra cattedrale di "San Bonaventura"
in occasione della festa del Natale e del nuovo anno ortodossi e
di quanti inestimabili danni materiali sono stati causati, particolar-mente
all'unica vetrata dipinta e al nuovo campanile, che sono gioielli
veramente preziosi per la nostra città.
E' stato anche informato dell'aggressione armata contro il convento
francescano di Petrićevac ripetutasi in due occasioni: ancora nulla
è stato fatto contro i colpevoli. Solo un miracolo di Dio
risparmiò una delle suore e alcuni frati dall'uccisione
poiché gli spari erano diretti contro di loro volontariamente. La
notte scorsa purtroppo si è ripetuto un attentato dinamitardo
contro il convento e i risultati sono stati ovviamente consistenti
danni materiali.
E' stato sicuramente avvisato dell'attacco con armi automatiche
alla chiesa parrocchiale in via Martićeva e della rottura di numerosi
vetri del convento dell'ordine di "S. Vincenzo de Paoli"
nella stessa via commessi da concitati ragazzi e ragazze dei quali
ho conosciuto l'inciviltà e la rozzezza nel corso di una
visita ufficiale alle sorelle del convento.
Gli ultimi attacchi all'ordine delle "Serve di Maria immacolata
" al numero 17 di via Gocce Delčeva a Budžak nelle notti fra
il 15 e il 16 e fra il 18 e 19 di questo mese con i quali sono stati
causati danni consistenti, e il triplice tentativo di barbara aggressione
al convento "Novi Nazareth" delle "Adoratrici del
Prezioso Sangue di Cristo" al numero 8 di via V. Vitjuka (anche
questo a Budžak) nelle notti fra ili 6 e il 17, fra il! 7 e il 18
e fra il 18 e ili 9 di questo mese, confermano ulteriormente l'incresciosa
serie di aggressioni distruttive contro edifici religiosi e contro
persone innocenti e indifese che utilizzano e vivono in questi edifici.
Sappiamo molto bene, sia io che Lei, come questi attacchi vandalici
e coloro che li hanno ordinati hanno deliberatamente come obiettivo
la Chiesa e i suoi fedeli. Il risultato è un colpo diretto
alla parte più sensibile del cuore della comunità
religiosa, in questo caso la Chiesa Cattolica.
Prendo posizione contro la dissacrazione, la distruzione, l'oppressione
della gente e delle proprietà di qualsiasi comunità
religiosa, indipendentemente dal luogo e dai colpevoli, e non posso
non far presente la mia più forte PROTESTA CONTRO LA TOLLERANZA
DEI SUDDETTI CRIMINI COSI' DISUMANI E INCIVILI CONTRO I CATTOLICI,
SUOI CONCITTADINI!
Conoscendola come persona umana e dallo spirito culturalmente elevato,
mi rivolgo a Lei affinchè prenda pubblicamente le distanze
da questi crimini e che li condanni nel tentativo di prevenire qualsiasi
azione fatale da parte, come Lei stesso li ha definiti, di delinquenti
a Lei noti nella nostra municipalità. Io La supplico di
non permettere loro di trascinarLa in nessun gioco disonorevole
che si concretizza purtroppo con questa pazzia nella nostra casa
comune che è stata colpita da questo conflitto.
3. Ancor più drammatica è la situazione nella quale
si sono trovati gli stessi cattolici della nostra città e
della nostra municipalità. Questo è particolarmente
riscontrabile in alcune parti della nostra città: Paprikovac,
via Rudarska, via J. Savinovića, Budžak III, Česma, Šargovac, Budžak
I. Questo non significa che altre zone della città siano
state risparmiate dall'arbitrio di bande armate che hanno fatto
irruzione ogni notte nelle case dei nostri cattolici e hanno usato
violenza contro di loro. Per come sono informato diverse centinaia
delle nostre famiglie hanno subito aggressioni fisiche sotto la
minaccia delle armi. Alcune anche in più occasioni. Non
dovrebbe essere difficile per Lei capire l'orribile panico di questa
gente completamente indifesa e priva di aiuto, che non è
colpevole di nessun crimine e che spesso quando chiama la polizia
chiedendo protezione si sente rispondere: "Che cosa state aspettando?
Perché non ve ne andate? Che cosa state cercando ancora qui?"
Avendo perso la speranza di ottenere dagli amministratori politici
di questa città gli interventi urgentemente necessari per
proteggere le loro vite, queste povere persone, ormai senza alcun
diritto, si rivolgono ai loro parroci e al loro vescovo chiedendo
e supplicando di salvarli. Quando le indirizziamo presso le autorità
competenti e presso le forze di sicurezza, che continuano ad assicurarci
che tutte le persone hanno diritto alla protezione, la nostra gente
non vuole andare. Essi sono delusi e sanno che tutto ciò
a cui sono stati sottoposti è avvenuto non solo con la connivenza
delle autorità locali, ma anche con la loro approvazione.
Ho fatto tutto quello che ho potuto per tranquillizzare queste persone
che sono comprensibilmente preoccupate e turbate. Allo stesso tempo
ho chiesto alle autorità competenti nel territorio della
nostra municipalità che facessero in modo di evitare il peggio,
che lei stesso ha definito come la pulizia etnica della nostra città
e della nostra municipalità.
Grazie alla mancata protezione da parte vostra della popolazione
residente nella nostra municipalità, compresi i cattolici,
in quanto loro vescovo sono diventato, agli occhi dei miei fedeli,
"il colpevole" delle loro numerose pene e per la completa
incertezza del loro destino!
Secondo Lei, che è la persona più responsabile nella
nostra città e municipalità, devo guidare una lunga
colonna di miei fedeli cattolici in una marcia che ci porti fuori
da questi luoghi, i nostri luoghi natali, dove le nostre radici
si sono inserite almeno per lo stesso tempo di quelle dei nostri
concittadini, se non più a lungo?! Se questo non è
nemmeno da prendere in considerazione, allora ci dica, può
e vuole aiutarci a proteggere effettivamente in maggior misura le
nostre vite e quelle dei nostri concittadini in questa città?
Se anche questo è fuori discussione allora le chiediamo,
come essere umano, cosa dobbiamo fare per salvare le nostre vile
senza per questo minacciare la vita e la dignità sua e quella
dei nostri concittadini?
4. Lei è sicuramente informato della prontezza del vescovo
di Banja Luka, tramite la nostra Caritas diocesana, nell'aiutare
tutti compreso Lei e altri in posizioni di responsabilità
nella nostra municipalità (e in altre municipalità
della nostra zona) nel tentativo di ridurre la povertà che
ha colpito la popolazione. Negli scorsi mesi, la Caritas ha potuto,
anche grazie al Suo aiuto, fare del bene per diverse migliaia di
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