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L A C H I E S A C A T T O L I C A
VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II A BANJA LUKA
(22 giugno 2003 )
Con le stesse parole bibliche, pieno di speranza e infinitamente grato, grido anch'io a Voi, Pietro dei nostri giorni, Giovanni Paolo Magno, particolarmente caro e venerato: Avete fatto bene ad ascoltare l'ispirazione divina e venire nuovamente da noi, in questa nostra Bosnia ed Erzegovina, terra a noi tanto cara, ma anche Voi, Santità, in questa circoscrizione ecclesiastica di Vrhbosna, in questa mia diocesi natale di Banja Luka, il cui governo 14 anni fa, per disposizione divina, mi avete affidato. A nome del nostro Metropolita, il Cardinale Vinko Puljić, dei Confratelli Vescovi e sacerdoti, come pure dei religiosi, religiose e fedeli laici tutti di rito latino e greco-ucraino, come pure di tanti uomini di buona volontà di questa diocesi e terra, Vi porgo il più cordiale benvenuto: Siate il benvenuto tra noi, Pastore supremo della Chiesa universale, profeta di Dio del nostro tempo, il più grande pacificatore del mondo contemporaneo, difensore instancabile dell'onore divino e della dignità umana! Insieme a noi, qui convenuti da tutte le parti della nostra Patria, Vi esprimono il loro gioioso benvenuto anche i Confratelli Vescovi e sacerdoti e gli altri pellegrini venuti da vari Paesi europei, soprattutto dalla vicina Croazia. A questa unica solenne celebrazione sono presenti anche i nostri rispettati vicini: i rappresentanti delle altre Comunità religiose della nostra terra; i rappresentanti dello Stato, delle entità, delle contee, della città di Banja Luka, di molti altri comuni, di varie istituzioni culturali; come pure i rappresentanti della Comunità internazionale in Bosnia ed Erzegovina. Sono qui presenti anche i rappresentanti dei nostri benefattori di vari Paesi europei e americani, che di cuore ringraziamo per i generosi aiuti che finora ci hanno elargito, con la speranza che continueranno a starci vicino. Santo Padre, sono rimaste indelebili nella nostra memoria le Vostre paterne e consolatrici parole ripetute più volte in questi ultimi dieci anni della nostra pesante tragedia: "Non siete abbandonati; siamo con voi e saremo con voi sempre di più". Che ciò sia vero ce lo rende testimonianza anche questa seconda Vostra visita pastorale in soli sei anni alla nostra Chiesa e Patria, dove le profonde e dolorose ferite della recente guerra a noi imposta si stanno cicatrizzando assai lentamente e, purtroppo, non in maniera giusta. Santità, siete venuto anche questa volta nel Vostro ambiente, a Banja Luka, sul terreno della Chiesa Cattolica che è qui presente sin dai primi secoli del cristianesimo e che nel corso della sua lunga e tormentata storia ha condiviso la sorte delle diocesi vicine: Baloe e Sisak (Scoscia), Salona e Nin, Split e Knin, Vrhbosna e, soprattutto, Zagreb, alla quale è appartenuta per oltre sei secoli. Per decisione del Vostro venerato predecessore Leone XIII del 1881, nel quadro della ricostituita Gerarchia ecclesiastica ordinaria, in questa città è stata posta la sede dell'allora eretta diocesi di Banja Luka. Qui la Chiesa Cattolica nei secoli della sua crescita e fioritura ha vissuto momenti drammatici come un’autentica "Chiesa crocifissa". Per la sua fedeltà alla verità divina rivelata su Dio e sull'uomo, soprattutto in questi ultimi cinque secoli, hanno pagato con la loro vita molti suoi Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e altri fedeli cristiani. Solamente in questi ultimi 60 anni questa diocesi ha registrato, tra tutte le diocesi cattoliche croate, il più grande numero di vittime tra i suoi sacerdoti, religiosi e fedeli laici. Durante la recente tragedia bellica, non abbiamo ricambiato il male con il male, nello spirito del Vangelo e delle Vostre esortazioni. Al contrario, ci siamo sforzati tenacemente di fare del bene a tutti i bisognosi, senza distinzione della loro appartenenza religiosa o nazionale, e persino a coloro dai quali dovevamo sopportare le ingiustizie e il male. Nonostante il nostro atteggiamento pacifico, ben noto ai nostri vicini e ai rappresentanti internazionali, la Chiesa Cattolica nella più vasta regione di Banja Luka ora si trova di fronte al pericolo di un totale annientamento per volontà (permissiva) dei potenti di questo mondo. Decine di migliaia di cattolici del territorio della diocesi di Banja Luka e dell'arcidiocesi di Vrhbosna, come pure di altre parti della Bosnia ed Erzegovina, aspettano ancor sempre di poter rientrare nei propri focolari, nelle proprie parrocchie, e continuare una vita degna dell'uomo. Finora nella mia diocesi sono riusciti a rientrare solamente circa il 3% dei fedeli esuli e profughi. Sono convinto che lo sradicamento dei cattolici da queste zone non risponde alla volontà di Dio. Anche Voi, Santità, nella primavera del 1996 mi diceste personalmente che questa non è nemmeno la Vostra volontà e non deve essere nemmeno la volontà della Chiesa. Sebbene siamo profondamente feriti come diocesi e provincia ecclesiastica, anche adesso ci sforziamo di fare il bene a tutti, lavorando con perseveranza alla riconciliazione basata sulla verità, sulla giustizia e sul perdono sincero, perdonando al tempo stesso agli altri i loro misfatti e chiedendo il perdono per i misfatti compiuti da membri della Chiesa Cattolica delle generazioni passate e presenti in queste nostre regioni che sono la nostra unica e diletta patria. Come Vescovi riteniamo nostro dovere realizzare l'impegno che ci avete indicato e al quale ci avete particolarmente incoraggiato quando siete stato a Sarajevo nell'aprile del 1997, esortandoci ad alzare instancabilmente la voce profetica e a denunciare la violenza, a smascherare le ingiustizie, a chiamare col proprio vero nome il male, e a difendere con tutti i mezzi legittimi le comunità che ci sono affidate, senza farci impaurire da qualsiasi potenza di questa terra (cfr Discorso ai membri della Conferenza Episcopale, n. 3). Vogliamo essere in questa città e in questa terra un prezioso collegamento tra l'Occidente e l’Oriente cristiano, conduttori fidati del dialogo tra il cristianesimo e l'islam, costruttori credibili della pace tra i popoli di questa terra e di questa parte dell'Europa. Ma per essere davvero tutto questo, è necessario innanzitutto che possiamo esistere e sussistere nelle nostre case, nelle parrocchie e nelle diocesi e avere condizioni di vita degne dell'uomo europeo del XXI secolo. Per la nostra origine, la nostra cultura e la nostra religione, apparteniamo alla comune casa europea; perciò vogliamo - e ne siamo capaci - contribuire al suo progresso e sviluppo spirituale. Ma al tempo stesso siamo tristi e addolorati per il fatto che questa medesima Europa tuttora non riconosce in noi uomini e popoli di pari diritti con gli altri suoi abitanti. Che l'Europa diventi quanto prima Europa anche in questa parte del nostro continente, cioè riunita e di pari diritti, la quale rispetti e aiuti coloro che sono più deboli. Perciò, Santo Padre, Vi preghiamo rispettosamente e fervidamente di voler continuare ad essere la voce di tutta la gente di qui, espropriata dei suoi diritti: dei cattolici e dei non cattolici. Ascolti, Santo Padre, questa voce che grida nel deserto! Non ci dimentichi e ci aiuti, perché possiamo stare sulle nostre gambe e come società e come Chiesa! Padre Santo, in questa città, in questa diocesi e in questa terra vi è ancora una fede autentica, un’indistruttibile speranza e una carità fattiva. Vi sono qui vite riuscite di testimoni che meritano ogni rispetto. Anche questa Chiesa locale ha qualcosa da offrire alla Chiesa universale: ha la preziosa unità dei suoi sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli laici con il loro Vescovo e tra di loro. In questa Chiesa vi sono tra i sacerdoti autentici martiri: per uno di questi sette martiri nella recente guerra, il parroco Ratko Grgic, già da 11 anni non sappiamo il luogo del suo martirio. In questa diocesi e Chiesa vi sono fedeli religiosi, Frati minori francescani e Trappisti, e religiose di varie Congregazioni; vi sono genitori che si sacrificano e una gioventù di animo nobile e aperta alle ispirazioni dello Spirito di Dio nel prodigarsi per il fratello uomo, per il bene comune e per un mondo migliore. Questa diocesi offre oggi sull'altare della Chiesa uno dei suoi più gloriosi membri, un giovane fedele laico che si è distinto nel servizio del Vangelo: il Servo di Dio Ivan Merz, nato e cresciuto a Banja Luka, e morto a Zagreb. E' questo un uomo che, da una parte, con la sua profonda cultura cristiana supera le meschinità terrestri, collega popoli e stati, pacifica e riunisce il mondo della fede e della scienza, e, d'altra parte, con il suo esempio incita molti in questa diocesi, ma anche fuori di essa, specialmente nella Chiesa Cattolica in mezzo ai Croati, ad essere fedeli a Cristo e al suo Vicario in terra. Grazie, Santo Padre, per aver deciso di innalzare agli onori degli altari questo apostolo della gioventù della prima metà del secolo scorso, e di farlo proprio qui nella sua città natale, adesso, all'inizio della Giornata cattolica dell'Europa centrale, che suscita nuove speranze tra i cattolici dei paesi dell'Europa centrale! In occasione del giubileo d'argento del Vostro ministero di Vescovo di Roma, a nome di tutti i qui presenti e di tutti i cattolici della Bosnia ed Erzegovina, Vi presento i più cordiali auguri accompagnati dalla preghiera a Cristo, Buon Pastore, perché Vi conservi vivo e sano alla sua santa Chiesa affinché possiate guidare ancora a lungo il santo Popolo di Dio!
Ancora una volta grido esultante: benvenuto, Santo Padre, e grazie
di tutto cuore!
CERIMONIA DI BENVENUTO
DISCORSO
Aeroporto Internazionale di Banja Luka
Illustri Membri della Presidenza della
Bosnia ed Erzegovina,
1. Con animo riconoscente per
l’invito ricevuto, faccio ritorno dopo sei anni in Bosnia ed Erzegovina e rendo
grazie a Dio per avermi concesso di i Ringrazio i Signori Membri della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina per il cordiale saluto che mi hanno rivolto e per quanto, insieme con le altre Autorità, hanno fatto per rendere possibile la mia visita. Saluto il caro fratello Mons. Franjo Komarica, Vescovo di Banja Luka, insieme con gli altri Membri di questo Episcopato ed i fedeli tutti della Chiesa Cattolica. Saluto pure i Fratelli e le Sorelle della Chiesa Ortodossa Serba e delle altre Comunità ecclesiali, come anche i fedeli del Giudaismo e dell’Islam. 2. Sapendo che, mediante la radio e la televisione, mi è dato di entrare nelle vostre case, saluto ed abbraccio tutti voi, cari abitanti delle diverse parti della Bosnia ed Erzegovina. Conosco la lunga prova che avete vissuto, il peso di sofferenza che accompagna quotidianamente la vostra vita, la tentazione dello scoraggiamento e della rassegnazione che vi insidia. Mi pongo al vostro fianco per chiedere alla Comunità internazionale, che tanto ha già fatto, di continuare ad esservi accanto per consentirvi di giungere presto ad una situazione di piena sicurezza nella giustizia e nella concordia. Siate voi stessi i primi costruttori del vostro futuro! La tenacia del vostro carattere, le ricche tradizioni umane, culturali e religiose che vi distinguono sono la vostra vera ricchezza. Non vi rassegnate! Certo, la ripresa non è facile. Richiede sacrificio e costanza, richiede l'arte del seminare e la pazienza dell'aspettare. Ma voi sapete che la ripresa è comunque possibile. Abbiate fiducia nell'aiuto di Dio e abbiate anche fiducia nell'intraprendenza dell'uomo. 3. Perché la società assuma un volto autenticamente umano e tutti possano affrontare il futuro con fiducia, è necessario rifare l'uomo dal di dentro, curando le ferite e operando un'autentica purificazione della memoria mediante il reciproco perdono. E' nel profondo del cuore la radice di ogni bene e, purtroppo, di ogni male (cfr Mc 7,21-23). E' là che deve avvenire il cambiamento, grazie al quale sarà possibile rinnovare il tessuto sociale e instaurare rapporti umani aperti alla collaborazione tra le forze vive del Paese. Grave responsabilità, a questo proposito, spetta a quanti, per volontà degli elettori, esercitano democraticamente il governo: non desistano per le difficoltà del momento da un'opera così indispensabile, né si lascino sopraffare da interessi di parte. All'impresa comune la Chiesa Cattolica intende apportare il proprio contributo mediante l'impegno fattivo dei suoi figli, in particolare mediante le diverse iniziative di educazione, assistenza e promozione umana che le sono proprie, nel libero esercizio della sua specifica missione. 4. Fra poco, durante la celebrazione della Santa Messa, avrò la gioia di ascrivere all'albo dei Beati il giovane Ivan Merz, nato proprio qui a Banja Luka, esempio luminoso di vita cristiana e di impegno apostolico.
Con la
sua preghiera voglia egli avvalorare l'augurio del Papa per la
Bosnia ed Erzegovina; possano i problemi esistenti trovare felice
soluzione, e il Paese veda accolta positivamente la sua aspirazione
di far parte dell’Europa unita in un contesto di prosperità, di
libertà e di pace.
SANTA MESSA E BEATIFICAZIONE DEL SERVO DI DIO IVAN MERZ
Banja Luka - Domenica, 22 giugno 2003 1. "Voi siete la luce del mondo". Questa affermazione, carissimi Fratelli e Sorelle, Gesù la ripete oggi per noi, nella nostra assemblea liturgica. Non è una semplice esortazione morale. E' una constatazione, che esprime un'insopprimibile esigenza derivante dal Battesimo ricevuto. In virtù di questo Sacramento, infatti, l'essere umano è inserito nel Corpo mistico di Cristo (cfr Rm 6,3-5). L'apostolo Paolo afferma: "Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo" (Gal 3,27). Giustamente pertanto Agostino esclamava: "Rallegriamoci e ringraziamo: siamo diventati non solo cristiani, ma Cristo... Stupite e gioite: Cristo siamo diventati" (In Ioann. Evang. tract., 21, 8: CCL 36, 216). Ma Cristo è "la luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Gv 1,9). Il cristiano perciò è chiamato a diventare a sua volta riflesso di questa Luce, seguendo e imitando Gesù. Per questo egli ascolterà e mediterà la sua parola, parteciperà in modo consapevole e attivo alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa, praticherà il comandamento dell'amore servendo i fratelli, specialmente se piccoli, poveri e sofferenti. 2. Saluto con affetto il Vescovo di Banja Luka e Presidente della Conferenza Episcopale, Mons. Franjo Komarica, e lo ringrazio per le cordiali parole che mi ha rivolto all'inizio di questa Celebrazione eucaristica. Il mio deferente pensiero va, poi, agli altri Vescovi della Bosnia ed Erzegovina, in particolare al Signor Cardinale Vinko Pulijć, Arcivescovo di Vrhbosna e originario di questa diocesi, ed agli altri Cardinali e Vescovi che ci accompagnano. Un saluto nel Signore a tutti i pellegrini qui convenuti dalle diverse parti del Paese e dalle Nazioni vicine. Un fraterno saluto invio a Sua Beatitudine il Patriarca Pavle e ai Membri del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa serba. Il nuovo vigore che, in tempi recenti, ha acquistato il nostro cammino verso la mutua comprensione, il reciproco rispetto e la fraterna solidarietà sono motivo di gioia e di speranza per questa regione. Il mio pensiero si rivolge anche ai fedeli delle altre Comunità ecclesiali di Bosnia ed Erzegovina, come pure ai fedeli della Comunità ebraica e della Comunità islamica. Saluto i Signori Membri della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina e tutte le altre Autorità civili e militari. Apprezzo molto la vostra presenza e vi ringrazio per quanto avete fatto per l'organizzazione di questa mia visita alla vostra Terra. E quindi a voi, amati figli di questa Chiesa pellegrina in Bosnia ed Erzegovina, spalanco le mie braccia per accogliervi e dirvi che occupate un posto importante nel cuore del Papa. Egli porta costantemente nella preghiera davanti al Signore la sofferenza che ancora rende pesante il vostro cammino e condivide con voi nella speranza l'attesa di giorni migliori. Da questa città, segnata nel corso della storia da tanta sofferenza e tanto sangue, imploro il Signore Onnipotente affinché abbia misericordia per le colpe commesse contro l’uomo, la sua dignità e la sua libertà anche da figli della Chiesa cattolica e infonda in tutti il desiderio del reciproco perdono. Soltanto in un clima di vera riconciliazione, la memoria di tante vittime innocenti e il loro sacrificio non saranno vani, ci incoraggeranno a costruire rapporti nuovi di fraternità e di comprensione. 3. Carissimi Fratelli e Sorelle, il giusto, inondato dalla luce divina, diventa a sua volta fiaccola che risplende e riscalda. E' quanto ci insegna oggi la figura del nuovo Beato Ivan Merz. Giovane brillante, seppe moltiplicare i ricchi talenti naturali di cui era dotato ed ottenne numerosi successi umani: si può parlare della sua come di una vita ben riuscita. Ma la ragione per cui egli viene oggi ascritto all'albo dei Beati non è quella. Ciò che lo introduce nel coro dei Beati è il suo successo davanti a Dio. La grande aspirazione di tutta la sua vita, infatti, è stata quella di "mai dimenticare Dio, desiderare sempre di unirsi a Lui". In ogni sua attività, egli ricercò "la sublimità della conoscenza di Cristo Gesù" e si lasciò "conquistare" da Lui (cfr Fil 3,8.12). 4. Alla scuola della liturgia, fonte e culmine della vita della Chiesa (cfr Sacrosanctum Concilium, 10), Ivan Merz crebbe fino alla pienezza della maturità cristiana e divenne uno dei promotori del rinnovamento liturgico nella sua Patria. Partecipando alla Messa, nutrendosi del Corpo di Cristo e della Parola di Dio, egli trasse la spinta a farsi apostolo dei giovani. Non a caso scelse come il motto "Sacrificio - Eucaristia - Apostolato". Cosciente della vocazione ricevuta nel Battesimo, fece della sua esistenza una corsa verso la santità, "misura alta" della vita cristiana (cfr Novo millennio ineunte, 31). Per questo, come afferma la prima lettura, "non scomparirà il suo ricordo, il suo nome vivrà di generazione in generazione" (Sir 39,9). 5. Il nome di Ivan Merz ha significato un programma di vita e di azione per tutta una generazione di giovani cattolici. Deve continuare ad esserlo anche oggi! La vostra Patria e la vostra Chiesa, carissimi giovani, hanno vissuto momenti difficili ed ora occorre lavorare perché la vita riprenda pienamente ad ogni livello. Mi rivolgo, pertanto, a ciascuno di voi, invitandovi a non tirarvi indietro, a non cedere alla tentazione dello scoraggiamento, ma a moltiplicare le iniziative perché la Bosnia ed Erzegovina torni ad essere terra di riconciliazione, di incontro e di pace. Il futuro di queste contrade dipende anche da voi! Non cercate altrove una vita più comoda, non fuggite le vostre responsabilità aspettando che altri risolvano i problemi, ma ponete risolutamente rimedio al male con la forza del bene. Come il Beato Ivan, ricercate l'incontro personale con Cristo che illumina di luce nuova la vita. Il Vangelo sia il grande criterio che guida i vostri orientamenti e le vostre scelte! Diventerete così missionari con i gesti e le parole e sarete segni dell'amore di Dio, testimoni credibili della presenza misericordiosa di Cristo. Non dimenticate: "Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio" (Mt 5,15). 6. Cari Fratelli e Sorelle che partecipate con tanto fervore a questa Celebrazione, la pace di Dio Padre, che sorpassa ogni sentimento, custodisca il vostro cuore e il vostro spirito nella conoscenza e nell'amore di Dio e del suo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo!
E' la preghiera e l'augurio che, per
intercessione del Beato Ivan Merz, il Papa eleva oggi per voi e per tutti i
Popoli della Bosnia ed Erzegovina. ANGELUS Banja Luka - Domenica, 22 giugno 2003 1. Un sostegno importante per la vita del Beato Ivan Merz fu, insieme all’Eucarestia, la tenera devozione che egli nutriva verso la Madre del Signore. Anche noi, al termine di questa liturgia, volgiamo lo sguardo alla Vergine Maria e ci uniamo a tutta la Chiesa che, ripetendo il saluto dell’Arcangelo Gabriele, contempla il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Chiediamo a Lei di introdurci "alla contemplazione del volto di Cristo e all’esperienza della profondità del suo amore" (Rosarium Virginis Mariae, 1). 2. Saluto con affetto i pellegrini di lingua tedesca. Per intercessione del nuovo Beato, il Signore vi conceda di essere come lui forti nella fede, saldi nella speranza, operosi nella carità. Vi benedico di cuore. A voi, Fratelli e Sorelle di lingua ungherese, il mio saluto più cordiale con l'augurio che la grazia divina sostenga i vostri passi e illumini la vostra vita. Vi benedico con affetto. Nel ricordo dell’impegno del Beato Ivan Merz per l’Azione Cattolica, saluto i fedeli di lingua italiana. Il suo esempio di laico cristiano aiuti ciascuno a rispondere con coerenza alla vocazione ricevuta. Tutti di cuore benedico. Ai fedeli provenienti dalla Serbia e Montenegro il mio saluto affettuoso e la mia benedizione. Carissimi, l'intercessione della Madre del Signore e del Beato Ivan vi ottenga l’abbondanza delle grazie divine. Saluto cordialmente i pellegrini giunti dalla Croazia, che si onorano di aver dato alla Chiesa un nuovo Beato: il suo esempio vi guidi sulle strade del Signore! Con la mia benedizione. 3. Alla Madre di Dio affido la mia preghiera per tutti voi ed il mio ringraziamento vivissimo per l’accoglienza cordiale che mi avete riservato.
E un augurio finale: con
la sua potente intercessione, la Vergine Maria vi ottenga dal suo Figlio
Gesù la grazia di mantenere integra la vostra fede, salda la vostra
speranza, fervida in ogni circostanza la vostra carità. CERIMONIA DI CONGEDO DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II Spazio antistante il Convento della SS.ma Trinità a Banja Luka Domenica, 22 giugno 2003 Prima di congedarmi, carissimi Fratelli e Sorelle, desidero ancora una volta dire a tutti la mia gioia per aver potuto condividere con voi questo intenso momento di preghiera. Ringrazio i miei Fratelli Vescovi della Bosnia ed Erzegovina ed il Presidente della loro Conferenza, Mons. Franjo Komarica, Vescovo di questa Chiesa. Con lui ringrazio i collaboratori, ecclesiastici e laici, che con l’intenso lavoro di vari mesi hanno organizzato questa giornata. Desidero rinnovare il mio vivo ringraziamento anche alla Presidenza della Bosnia ed Erzegovina e alle altre Autorità civili e militari. Apprezzo molto quanto è stato fatto, a diversi livelli, perché la mia visita si potesse realizzare. Un ultimo, cordiale saluto a tutte le popolazioni di questo amato Paese, senza distinzione di etnia, cultura o religione. Ricevendo questo pomeriggio la visita di cortesia dei Presidenti della Repubblica Serba e della Federazione di Bosnia ed Erzegovina e poi dei Membri del Consiglio Interreligioso, avrò presenti tutti gli abitanti di questo Paese. Su tutti invoco le abbondanti benedizioni dell’Altissimo, al quale chiedo di suscitare nel cuore di ciascuno sentimenti di perdono, di riconciliazione, di fraternità. Sono queste le solide basi di una società degna dell’uomo e accetta a Dio. Terra di Bosnia ed Erzegovina, il Papa ti porta nel cuore e ti augura giorni di prosperità e di pace! LA CHIESA CATTOLICA NELLA BOSNIA- ERZEGOVINA Quadro storico
Benchè i cattolici oggi nella
Bosnia-Erzegovina rappresentano una minoranza, la storia della Chiesa cattolica, in questo
Paese, è molto lunga e risale addirittura ai tempi della predicazione degli
apostoli. L’apostolo Paolo menziona che il suo discepolo Tito è andato in
Dalmazia (2 Tim. 4.10). La frontiera delle province dei romani: la Dalmazia
e la Pannonia, ha div I croati si sono stabiliti nella zona della Croazia e dell’attuale Bosnia-Erzegovina nel VII secolo e si sono convertiti al cristianesimo nel IX secolo. Bisogna menzionare che la Bosnia medioevale aveva un territorio molto più piccolo di quello odierno e si stendeva soltanto nella zona più stretta della Bosnia centrale d’oggi. Oggi la diocesi più antica nella zona della Bosnia-Erzegovina è quella di Trebinje, fondata nel 1022. La diocesi Bosniaca che sicuramente esisteva già nel 1067 con sede nell’attuale Sarajevo, aveva la sua sede dal 13 secolo a Dakovo in Slavonija, fuori dalla Bosnia. Ai tempi del dominio turco, i vescovi di Dakovo non osavano venire in Bosnia. Gran parte della Bosnia-Erzegovina d’oggi apparteneva alle diocesi limitrofe della Croazia: Spalato, Knin, Orbava, Zagabria… Le comunità religiose allora presenti erano i domenicani e particolarmente i francescani i quali sono arrivati in queste regioni subito dopo la fondazione dell’Ordine e hanno guadagnato grandi meriti per la custodia della fede nei cattolici di queste regioni. Hanno costruito tanti conventi in tutta la Bosnia e in altri paesi circonvicini che allora appartenevano alla provincia della Bosnia Srebrena, nominata così per il famoso monastero a Srebrenica, la città che è stata molto distrutta in questi ultimi tempi. Con la caduta della Bosnia sotto il dominio degli ottomani (1463), e della Erzegovina (1482), sono iniziate le sofferenze della Chiesa cattolica, il proselitismo islamico, l’estensione dell’ortodossia e la scomparsa di numerose contee e dei conventi e con esso il cambiamento radicale del quadro etnico e religioso della Bosnia-Erzegovina. Per l’impossibilità dei vescovi a visitare le loro diocesi nelle zone cadute sotto il dominio turco, nel 1735 La Santa Sede ha fondato il Vicariato apostolico per i cattolici in Bosnia e delle regioni limitrofe sotto il dominio turco. Questo Vicariato nel 1846 è stato diviso ai Vicariati apostolici di Bosnia e Erzegovina e così è rimasto fino al 1881, fino a quando nella Bosnia –Erzegovina non è stata fondata di nuovo la gerarchia regolare. In quel periodo sono nate le diocesi di Banja Luka e di Mostar e l’arcidiocesi e la metropolia di Sarajevo, a cui fa parte anche la diocesi di Trebinje. Questa diocesi è diretta dal vescovo di Mostar, come il responsabile apostolico.
La Chiesa cattolica ( come
tutte le altre qui presenti) lungo la storia è stata colpita da catastrofi
naturali, molte malattie, guerre e altre disgrazie, quindi il numero dei
fedeli cambiava sempre. Le tragiche disgrazie dell’ultimo decennio del 20
secolo e l’esodo dei cattolici che non erano mai stati registrati in tutto
l’arco della storia, hanno minacciato di distruggere tutte le diocesi divise
in due parti, specialmente questo vale per la diocesi di Banja Luka, dove
sono completamente scomparse un gran numero di parrocchie e il numero dei
fedeli è ridotto ad un terzo rispetto alla situazione precedente la guerra. La situazione odierna della Chiesa cattolica in Bosnia-Erzegovina Dopo il disfacimento dello stato della Jugoslavia, negli anni novanta del secolo scorso, è nato lo stato autonomo della Bosnia-Erzegovina. La nuova realtà politica ha apportato dei cambiamenti anche nella Chiesa: nel 1994 è stata fondata la Conferenza Episcopale del nuovo Stato Bosna-Erzegovina. Essa è composta dai vescovi delle quattro (arci) diocesi di questo Stato. L’arcidiocesi Vrhbosna ha la sua sede a Sarajevo, che il Santo Padre Giovanni Paolo II ha già visitato nel 1997. Il patrono della cattedrale e dell’arcidiocesi è il Santissimo Cuore di Gesù. Sarajevo è la sede non solo dell’arcidiocesi e della metropolia, ma anche delle molte case religiose, maschili e femminili: la provincia francescana della Bosnia Srebrena, le suore Serve del Bambin Gesù, unica autoctona congregazione femminile in Bosnia-Erzegovina, fondata dal primo Arcivescovo Vrhbosanski Josip Stadler, le suore della carità di San Vincenzo dei Paoli, le suore francescane scolastiche. Qui si trovano anche due seminari maggiori: quello della diocesi Vrhbosanska e quello dei francescani con le scuole superiori di teologia. Nella zona dell’arcidiocesi operano anche due collegi ecclesiastici per i ragazzi: quello diocesano a Travnik e quello francescano a Visoko. Nelle attività pastorali dell’arcidiocesi oltre al clero diocesano operano anche molte comunità religiose: i più numerosi sono i francescani della Bosnia Srebrena e alcune parrocchie sono gestite dai padri gesuiti, salesiani e domenicani. Oltre a queste comunità religiose, nell’arcidiocesi Vrhbosanska hanno anche i loro conventi le suore carmelitane e le clarisse. Questa è, nel vero senso della parola, una città multi-religiosa e (confessionale), come del resto tutte le altre città della Bosnia-Erzegovina. Come capitale della Bosnia –Erzegovina, Sarajevo ha il privilegio anche della sede dell’Ambasciata della Santa Sede. Oggi nell’arcidiocesi vive un numero minore di fedeli in confronto a quello precedente alla guerra, cioè circa 215.000. L’istituzione ecclesiale pubblica un settimanale religioso, una rivista mensile e alcune bollettini. La Chiesa cattolica dell’attuale arcidiocesi Vrhbosanske, come del resto anche delle altre diocesi della Bosnia-Erzegovina, ha dato durante la storia tanti martiri: sacerdoti e laici, i cui nomi, purtroppo, sono in gran parte sconosciuti e dimenticati. Ci sono stati anche fedeli esemplari, per alcuni di loro è in corso il processo per la rivelazione della loro santità. Questi sono: il servo di Dio seminarista Petar Barbaric, cinque religiose della comunità delle Figlie dell’Amore del Signore, conosciute come le martiri Drinovesi (ammazzate nel 1941), il primo Arcivescovo dr. Josip Stadler, la cui causa di canonizzazione è aperta. L’arcivescovo attuale è Vinko cardinal Puljic e governa quest’ arcidiocesi dal 1991. Tre anni dopo è stato nominato cardinale. Il vescovo ausiliare è mons. Dr. Pero Sudar. Esiste anche la sede capitolare con quattro canonici. L’arcidiocesi gestisce anche cinque centri scolastici (Sarajevo, Travnik, Zenica, Tuzla e Zepce) dove studiano alunni di tutte le appartenenze etniche e religiose. La diocesi di Banja Luka (spesso si scrive Banjaluka) è stata fondata il 5 luglio 1881 con la bolla del Papa Leon XIII Ex hac augusta. La chiesa cattedrale è dedicata a S. Bonaventura. Essa comprende 45 parrocchie divise in sei decanati. L’attività pastorale è fatta da sacerdoti diocesani e dai francescani; una parrocchia è momentaneamente gestita dai trappisti del convento Maria Stella. Il numero dei cattolici è diminuito molto per le tante persecuzioni durante gli anni novanta del secolo scorso, adesso in tutta la diocesi vivono soltanto 42.000 fedeli. Qui sono accaduti tanti delitti, quindi la diocesi ha perso più di 800 fedeli, gran parte di civili innocenti sono stati ammazzati, fra loro c’erano anche sette sacerdoti e una religiosa. Abbiamo menzionato anche le comunità religiose maschili nella diocesi di Banjaluka. I trappisti hanno il convento Maria Stella, fondato nel 1869 e i francescani ne hanno tre: Petricevac, Jajce e Livno. Nella diocesi operano le seguenti comunità religiose femminili: le Suore Adoratrici del Sangue di Gesù, le suore della Carità di S. Vincenzo, le suore Francescane di S. Francesco, le Figlie dell’Amore del Signore, le Benedettine del Cuore Immacolato di Maria. Il vescovo è mons. Dr. Franjo Komarica, consacrato vescovo nel 1986. Per tre anni è stato vescovo ausiliare del defunto vescovo Alfred Pichler e ha assunto la responsabilità della diocesi nel 1989. Nella seconda guerra mondiale, come anche nei più recenti scontri del 1990 la diocesi ha dato tanti martiri e ha perso un numero più alto di cleri in confronto alle altre (arci)diocesi. Nessuno di loro è stato ufficialmente proclamato santo. Ci stiamo preparando per la prima beatificazione di un membro di questa diocesi il Servo di Dio dr. Ivan Merz. La diocesi Mostar-Duvno è stata fondata nello stesso periodo di quella di Banjaluka, nel 1881 e nel suo nome custodisce il ricordo della diocesi di allora a Duvno. Insieme alla diocesi di Trebinj, che è riuscita a sopravivere durante tutto il tempo del dominio dei turchi, compresa l’Erzegovina, cioè la parte sud dello stato Bosnia-Erzegovina. Il vescovo di Mostar dal 1890 è anche il governatore permanente della diocesi di Trebinje. Il servizio pastorale nella diocesi di Mostar è svolto dai sacerdoti diocesani e dai francescani, invece nella diocesi di Trebinje non ci sono francescani. Nella diocesi di Mostar momentaneamente vivono circa 195.000 fedeli. Nella zona della diocesi si pubblicano due riviste mensili per il popolo. Il Vescovo è mons. dr. Ratko Peric (dal 1993) che è anche il governatore apostolico della diocesi di Trebinje. (Il suo titolo ufficiale è Vescovo mostarsko-duvanjski e Governatore apostolico trebinjsko-mrkanski). Sulla diocesi di Trebinje è già stato principalmente detto tutto. E’ la più vecchia e la più piccola in tutta la Bosnia-Erzegovina. E’ stata fondata prima del 1022. Ha circa 15-20.000 fedeli. Il servizio pastorale è svolto soltanto dai sacerdoti diocesani. Il suo titolo completo è trebinjsko-mrkanska, perché nei tempi dei turchi per un periodo la sede era nell’isola Mrkan vicino a Dubrovnik. LA CHIESA CATTOLICA A BANJA LUKA Quadro storico Secondo il più recente ordinamento della Chiesa la diocesi cattolica di Banja Luka esiste già da 122 anni. E’ stata fondata dal Papa Leone XIII con la bolla “Ex hac augusta”. Fin ad oggi ha avuto cinque vescovi, con la residenza a Banja Luka e per un breve periodo è stata governata dagli (arci)vescovi delle altre sedi vescovili, che contemporaneamente gestivano anche le loro diocesi (l’Arcivescovo Josip Stadler di Sarajevo e il Vescovo Smiljan Cekada di Skoplje). Il Vescovo attuale mons. dr. Franjo Komarica governa la diocesi dal 15 luglio 1989. Tutto questo non rappresenta l’inizio della presenza cattolica in queste regioni. Anzi, il cristianesimo è arrivato in queste regioni già al tempo dell’impero romano e ha lasciato profonde radici e una sua organizzazione ecclesiale. Nella zona dove oggi si trova la diocesi di Banjaluka a quell’epoca c’era la sede di almeno una diocesi, una delle diocesi di Baloie (probabilmente vicino all’attuale Spiovo), il cui vescovo partecipò al sinodo ecclesiale di Salone nel 530. Dopo barbariche distruzioni, l’immigrazione e la conversione al cristianesimo dei Croati, questi territori, secondo la Chiesa, appartenevano alle diocesi circonvicine: di Spalato, di Nin, di Knin, di Krbava e bosniaca. Invece il territorio dell’attuale Banja Luka e tutta la parte settentrionale appartenevano alla diocesi di Zagabria. Probabilmente nel territorio dell’attuale Banja Luka si trovava la vecchia città Vrbas, la sede della contea di Vrbas. Nei documenti la città di Banja Luka si menziona per prima volta nel 1494. Sulla ricca vita della Chiesa cattolica in queste regioni, prima di cadere sotto il dominio dei turchi, testimoniano numerose chiese scoperte dei tempi medioevali e antici. Di queste chiese, per esempio, solo nel decanato di Bihac sono state ritrovate circa cento. I turchi con le loro conquiste, distruzioni e islamismo hanno inflitto il colpo più grave alla Chiesa cattolica, in tutta la Bosnia e naturalmente anche alla diocesi di Banja Luka,. Con l’immigrazione della popolazione ortodossa, dovuta ai turchi, è cambiato il quadro etnico e religioso di queste regioni. Dopo la definitiva caduta di Banja Luka sotto la dominazione dei turchi, nel 1528, il clero pastorale in queste regioni era formato esclusivamente dai francescani bosniaci. I vescovi non osavano visitare le loro diocesi che erano cadute sotto il dominio dei turchi. Per questo motivo nel 1735 invece di queste diocesi la Santa Sede ha fondato il Vicariato apostolico nella Bosnia ottomana, che comprendeva tutta la Bosnia-Erzegovina, e naturalmente anche la città di Banja Luka. Questo Vicariato era governato dal Vicario apostolico con ordine episcopale, e a svolgerlo era un frate francescano. Questa soluzione rimase fin alla fondazione della diocesi di Banja Luka nel 1881. In modo più pesante è stata colpita la Chiesa cattolica di Banja Luka al tempo della grande guerra viennese (1681-1699), specialmente nel 1737 nella cosiddetta guerra di Banja Luka, quando è stata bruciata la chiesa parrocchiale e i fedeli sono emigrati in massa. Banja Luka ha avuto già prima la sua parrocchia, naturalmente già prima del dominio dei turchi. Purtroppo, nel secondo periodo del dominio dei turchi sono sparite le tracce di molte chiese, senza parlare dei libri, dei documenti e di altri scritti parrocchiali. I più vecchi registri delle nascite, dei matrimoni e dei deceduti della parrocchia di Banja Luka “La Visitazione della Beata Vergine Maria”, datano dal 1753 e sono scritti una parte con caratteri cirillici bosniaci, in lingua croata (icavico) e una parte in latino. precedentemente al dominio dei turchi si menzionano in città le chiese di S. Marko e S. Ljudevita a Laus e una piccola chiesa della Beata Vergine Maria in Paprikovac, finche la sede della parrocchia non fu trasferita, all’inizio del 19 secolo, in un paese appartato di nome Rakovac, per proteggerla dal potere arbitrario dei turchi. Alcuni storici ritengono che qui, nella città Vrhbosanska, nel medioevo, si trovavano le chiese di San Martino e di Santa Elisabetta che sono menzionate nell’elenco dell’arcidiacono Ivan di Dubica nel 1334. Tutto questo è, purtroppo, fin a oggi inesplorato e coperto dal velo della dimenticanza. La storia del cattolicesimo a Banja Luka e dintorni, appartenente alla parrocchia di Banja Luka, possiamo meglio seguirla appena negli ultimi due secoli e mezzo, da quando esistono i primi registri custoditi dalla parrocchia. La sede della parrocchia è trasferita di nuovo nel 1859 nella città, proprio nel posto dove oggi si trova la chiesa e la casa parrocchiale. Nel luogo, dove si celebrava la liturgia, è stata utilizzata una modesta casa, bruciata nel 1876, poi si è ricostruito un'altra baracca modesta, finchè non è stata costruita l’attuale chiesa parrocchiale. Qualche anno prima (1884-1885) è stata costruita la prima cattedrale a Banja Luka, subito dopo l’arrivo del Vescovo fra Marijan Markovic nella Sua sede vescovile di Banja Luka, ed è stata dedicata a S. Bonaventura. ORGOGLIO DELLA CHIESA DI BANJA LUKA Nella sua lunga storia, la Chiesa cattolica di Banja Luka ha dato tanti importanti personaggi: vescovi, provinciali francescani, missionari, sacerdoti, religiose e fedeli laici esemplari e così ha arricchito tutta la Chiesa. Certamente di Banja Luka è il Vescovo fra Mato Benlic ( 16, secondo alcuni anche il Vescovo fra Tomo Ivkovic; alla periferia di Banja Luka è nato il Cardinale Guido Del Mestre e non lontano dalla città il Cardinale Vinko Puljic, il Vescovo mons. Franjo Komarica. Banja Luka ha dato anche celebri luminari, come fra Ivan Franjo Jukic, il provinciale francescano fra Franjo Miletic, ma il primo nome è quello di un laico: il Servo di Dio Ivan Merz, che fra poco sarà il primo beato della Chiesa cattolica in Bosnia-Erzegovina. Tutti loro hanno lasciato uno splendido esempio di vita e tracce luminose nella storia di Banja Luka. |
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